§. 1 L’arte e la vita di Andrea Camilleri



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CAPITOLO I
ANDREA CAMILLERI, L’UOMO E LO SCRITTORE

§. 1.1 L’arte e la vita di Andrea Camilleri

Andrea Camilleri è nato Porto Empedocle3 (Agrigento) il 6 settembre 1925, da anni, però, vive a Roma, sposato, con tre figlie e quattro nipoti. All’età di diciassette anni iniziò a lavorare come registra teatrale e a vent’anni alcune delle sue poesie furono pubblicate in un’antologia curata da Ungaretti; sempre giovanissimo cominciò a scrivere i suoi primi racconti per riviste e quotidiani come «L’Italia socialista» e «L’ora» di Palermo.

Come Pirandello, anche Camilleri da bambino subì il trauma del figlio cambiato: i genitori ricorsero a questo espediente per punirlo delle sue “vastasate”, gli dissero che era figlio di un ignoto carrettiere col quale, per errore, s’erano scambiati i figli neonati. Sì, perché il giovanotto era talmente vivace da indurre la famiglia a internarlo presso il Convitto vescovile di Agrigento dove «non facevo altro che piangere, perché dalla finestra della camerata si vedeva il porto». Per uscirne ricorse a una trovata alquanto empia: tirò un uovo contro il crocifisso e con questo gesto, enormemente blasfemo e imperdonabile, si assicurò l’espulsione da quella sorta di anacronistico reclusorio. In questo vanto degli errori infantili, probabilmente, c’è il tentativo di «non morire di quella specie di buon senso progressivo... quando si scopre, troppo tardi, che le uniche cose che non si rimpiangono mai sono i propri errori» (Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray)4.

Ripercorrendo la sua vita, Camilleri racconta di essere stato baciato da una sorte felice, fin dalla nascita. Egli, infatti, fu l’unico sopravvissuto dopo due fratelli morti in tenerissima età e venne alla luce in una fausta coincidenza: precisamente, alle ore 13 della prima domenica di settembre, giornata dedicata alla festa di San Calogero: «Uscivo dal ventre di mia madre nello stesso momento in cui San Calogero usciva dalla Chiesa matrice per la processione; per la gioia la levatrice mi espose dal balcone, nudo come m’aveva tirato, alla visione della moltitudine che seguiva il fercolo del santo»5.

Riguardo alla sua formazione scolastica, lo scrittore non sostenne mai l’esame di maturità perché a metà maggio del 1943 il preside del liceo classico di Agrigento, a Montelusa, frequentato dal futuro scrittore, decise che, a causa dell’imminente sbarco in Sicilia delle forze alleate, non c’era tempo di far sostenere ai maturandi la prova finale e che sarebbe valso il solo scrutinio. A giugno, infatti, iniziò, come ricorda lo stesso Camilleri «una sorta di mezzo periplo della Sicilia a piedi o su camion tedeschi e italiani sotto un continuo mitragliamento per cui bisognava gettarsi a terra, sporcarsi di polvere di sangue, di paura»6. Durante lo sbarco degli alleati in Sicilia Andrea Camilleri, in compagnia di alcuni amici d’infanzia, assistette ad un episodio che lo colpì profondamente: un soldato americano, che aveva i gradi nascosti da fiori, alla vista di una tomba tedesca, con un gesto inconsulto, con molta rabbia e odio, spezzò la croce che era stata posta lì con un gesto caritatevole. Quel soldato, si scoprì più tardi, era il generale Patton, militare di alto ingegno e coraggio ma definito dai suoi stessi sottoposti (di chiara origine siciliana) «un uomo fituso».

Terminato il conflitto, Andrea Camilleri poté riprendere la sua attività di scrittore e regista, interrotta appunto dalla guerra. Tra la moltitudine di opere messe in scena ricordiamo, nel 1957, Come siamo stati di Adamov, molti lavori di Pirandello, Cosi è (se vi pare), nel 1958, La rappresentazione della favola destinata ai Giganti nel 1959; sempre in quegli anni Camilleri, uno tra i primi, portò Beckett in Italia, mettendo in scena Finale di partita nel 1958 al Teatro dei Satiri di Roma e, in seguito, nella versione televisiva con Adolfo Celi e Renato Rascel. L’anno seguente rappresentò anche Il nuovo inquilino di Ionesco.

Dal 1958 al 1965 e dal 1968 al 1970 insegnò al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma; durante il primo periodo di insegnamento mise in scena, nel 1964, Ma non è una cosa seria e l’interessante esperimento di Sei personaggi in cerca di autore rappresentato a Lisbona con allievi e attori inglesi e russi che recitavano ognuno nella propria lingua d’origine. Dal 1977 al 1997, invece, fu titolare della cattedra di regia all’Accademia Nazionale di Arte Drammatica “Silvio D’Amico” e, di quegli anni, si ricorda la regia di Le sedie (1976).

Verso la fine degli anni Settanta, Camilleri iniziò la sua attività di romanziere e pubblicò, nel 1978, Il corso delle cose7, primo della serie dei romanzi di stampo storico8; il romanzo fu pubblicato gratis presso un editore “a pagamento” con l’impegno di citare l’editore stesso nei titoli dello sceneggiato TV tratto dal libro, La mano sugli occhi; il libro però non venne notato praticamente da nessuno.

Nel 1980, quindi, fu la volta di Un filo di fumo, edito dalla Garzanti, che gli valse il premio Gela9, primo di una serie di romanzi ambientati nell’immaginaria cittadina siciliana di Vigàta, a cavallo fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Ma è nel 1992, con l’apparizione (da Sellerio, che pubblicherà la gran parte delle sue opere) de La stagione della caccia, che Camilleri diventa un autore di grande successo: i suoi libri, ristampati più volte, vendono, oggi, mediamente intorno alle 60 mila copie. Tra le sue opere più recenti citiamo, La mossa del cavallo, uscito nel 1999 per Rizzoli, con il quale Camilleri si è aggiudicato il premio Elsa Morante.

Intorno ai primi anni Novanta Camilleri inaugura la fortunata serie del commissario Salvo Montalbano: La forma dell’acqua (1994), Il cane di terracotta (1996), Il ladro di merendine (1996), La voce del violino (1998, premio Flaiano) e, da ultimo, La gita a Tindari (2000).Quasi in contemporanea con i romanzi che vedono come protagonista il famoso commissario, per Mondadori sono usciti: Un mese con Montalbano (1998), Gli arancini di Montalbano (1999) e La scomparsa di Patò (2000) che riprende il filone dei romanzi “storici”10.

Nel corso della sua lunga e prolifica attività lavorativa, Andrea Camilleri ha realizzato numerose regie di opere teatrali e di romanzi sceneggiati per la radio e la televisione; è stato autore, sceneggiatore e regista di programmi culturali per la radio e la televisione, oltre ad aver prodotto diversi programmi televisivi tra cui, ad esempio, un ciclo dedicato dalla Rai al teatro di Eduardo de Filippo e le famose storie poliziesche del Commissario Maigret di Simenon e del Tenente Sheridan. Ha inoltre collaborato a riviste italiane come «Ridotto», «Sipario», «Dramma», e straniere «Le théatre dans le monde», e dal 1995 all’«Almanacco letterario».

Sempre in prima linea, Andrea Camilleri si è pure cimentato come lettore in un programma radiofonico11 per il quale ha riadattato, Un filo di fumo; ha recitato anche nel ruolo di capo della polizia in Guerra di spie, film per la TV di Corrado Augias e nel ruolo del nonno dell’archeologo ne Il gioco della maschera, di Rocco Martelliti, di cui lo stesso Camilleri ha scritto il soggetto.




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