§. 1 L’arte e la vita di Andrea Camilleri


§. 1.4 La Sicilia di due commissari: Bovara e Montalbano



Scaricare 46.67 Kb.
Pagina4/4
28.05.2019
Dimensione del file46.67 Kb.
1   2   3   4

§. 1.4 La Sicilia di due commissari: Bovara e Montalbano

Prima di Montalbano, Camilleri diede vita ad un altro originale personaggio, l’ispettore Giovanni Bovara il cui rapporto con la Sicilia ricorda molto da vicino, e quindi forse anticipa, quello di Montalbano. Ne La mossa del cavallo (1999), infatti, lo scrittore siciliano scrive che Bovara è oriundo di Vigàta, ma ha vissuto quasi sempre a Genova: quando per motivi di lavoro si trasferisce nuovamente a Vigàta, allora, compie un viaggio che, parallelamente al ricordato Fofò, è anche, e soprattutto, un ritorno alle origini. Viceversa, in contrasto a La Matina, Bovara non solo è individuato subito come un corpo estraneo nel suo luogo di provenienza, ma ne viene anche immediatamente e definitivamente estromesso come elemento indesiderato, in quanto non è più identificato dai concittadini come uno di loro. Ritorna l’idea de siciliano vissuto nel ‘continente’ e, qui, rigidamente educato alla legalità il quale, però, a differenza di Fofò desidera fortemente ritornare ad essere e a sentirsi siciliano, a comportarsi, a parlare, a pensare perfino come un siciliano. Sebbene la Sicilia si mostri al commissario come una realtà del tutto estranea, Bovara rifiuta ogni tipo di privilegio e sceglie di abitare lontano dall’ufficio del capoluogo, a Vigàta, dove si può sentire il mare, in una casa che si raggiunge fiancheggiando «una strada di campagna, stretta tra due muri impennacchiati, da macchie di capperi e di saggina, piante di fico d’india, agavi, che finiva sull’orlo di un dirupo sotto il quale si stendeva la rena d’oro e s’allargava il mare turchino»27.

La casa, di non facile accesso, può essere letta come l’evidente autoesclusione del personaggio rispetto alla comunità che lo circonda, un isolamento voluto ma anche forzoso. È impossibile non rilevare alcune simmetrie tra lo sfortunato ispettore ottocentesco e la creatura più conosciuta dell’universo camilleriano, il commissario Montalbano. Tralasciando alcuni ovvi parallelismi - l’incorruttibilità, la rabbia impotente nei confronti delle prevaricazioni, l’amore per la buona cucina e per le belle donne - per ritornare sul tema del viaggio, è opportuno ricordare che anche Montalbano, nativo di Catania e vigatese solo di adozione, preferisce vivere fuori del centro abitato, a Marinella, in un villino sulla spiaggia. Sintomo, anche questo, di una volontaria emarginazione, di un sentimento di estraneità all’ambiente circostante. Inoltre, significativamente, il poliziotto privilegia gli spostamenti all’interno della Sicilia seguendo straduzze (“trazzere”) che sembrano ribellarsi al loro destino di diventare strade asfaltate e ciclicamente assumono il primigenio aspetto sconquassato e polveroso28. Montalbano, ad esempio, per raggiungere la casa di campagna dell’amico giornalista Nicolò Zito preferisce affrontare «mulattiere, polverosi viottoli che gli imbiancavano la macchina», vuole cogliere l’occasione di «ricrearsi una Sicilia sparita, dura e aspra, una riarsa distesa di giallo paglia interrotta di tanto in tanto dai dadi bianchi delle casuzze dei contadini»: è una terra mallitta, ma è la sua terra29.

Probabilmente a causa dell’irresistibile senso di sfida che ogni caso gli ispira, Montalbano non arretra neppure di fronte a viaggi di tipo temporale, nel senso che indaga anche su circostanze ormai quasi del tutto seppellite dal tempo: come ne Il cane di terracotta, in Un diario del ’43, in Meglio lo scuro30. Ma, d’altra parte, come potrebbe col suo rigoroso senso di giustizia rifiutarsi di «calarsi in quegli abissi? […] Affrontarne i dedali oscuri? Gli inestricabili grovigli? Le sotterranee caverne?» come afferma autoironicamente servendosi dei tanto odiati luoghi comuni.



Esistono, in sostanza, nella letteratura di Camilleri un viaggio reale e un viaggio immaginato che si confrontano, si scontrano e si mescolano. È un viaggio percorso da personaggi reali o meta – immaginari, un luogo della memoria e della realtà, dove la Sicilia rappresenta l’approdo finale e ultimo; un altrove dove prendono vita personaggi come Bovara e Montalbano che, come Camilleri, sentono la Sicilia, come qualcosa che gli apparteneva e che non è più del tutto loro. Resta, tuttavia, a testimonianza di una sicilianità per nulla sopita, quasi ancestrale, il linguaggio fiorito e particolare di questi protagonisti.


3 E’ la Vigata dei suoi romanzi, qui Camilleri è nato: «Per quanto piccolo era pur sempre un luogo più avanzato rispetto a Girgenti, poiché le città portuali sono sempre un passo avanti rispetto a quelle dell’entroterra». a. spataro, Tra Vigata e Montelusa - Il racconto del figlio cambiato, in «La Repubblica» (ed. di Palermo), 24 ottobre 2002.

4 Ibidem.

5 Ibidem.

6 Ibidem.

7 a. camilleri, Il corso delle cose, Lalli, Firenze, 1978 (e ristampato più recentemente, nel 1999, da Sellerio).

8 Alla domanda del giornalista de l’Unità, “Cos’è per Camilleri il romanzo storico”, lo stesso autore rispose: «E’ uno strumento letterario essenziale, che permette di raccontare la realtà nel suo divenire processuale, dialettico, di cogliere e delineare le sfumature dell’esistenza, di prospettare e sviluppare sui piani diversi la storia umana». s. fallica, Io Manzoni, Montalbano e Cofferati, in «L’Unità», 5 Agosto 2002.

9 Sono seguiti, sempre editi da Sellerio, La strage dimenticata, La stagione della caccia, La bolla di componende, Il birrario di Preston (premio Vittorini), La concessione del telefono.

10 A tale riguardo nello stesso romanzo Camilleri scrive: «Mi capita da tempo di scrivere dei romanzi cosiddetti “storici”, definiti così perché prendono spunto da una verità storica, poi per il resto è tutta fantasia e invenzione pure. Comincio scrivendo un episodio che mi ha suggestionato non sapendo dove poi andrò a parare e attorno ci fabbrico il romanzo. Questo spunto iniziale non so poi in quale parte del romanzo andrà a collocarsi. È un modo un poco anarchico, disordinato di scrivere». a. spataro, op. cit.

11 Per l’attività radiofonica di Camilleri si veda il volume f. malatini, Cinquant’anni di teatro radiofonico in Italia, Roma, ERI, 1981.

12 Riguardo a questo romanzo è curioso ricordare che in un liceo di Ispica un insegnante di letteratura aveva espunto dai programmi I promessi sposi, sostituendolo con il brillante romanzo storico di Camilleri Il Birraio di Preston. Tale iniziativa, ovviamente, suscitò polemiche e reazioni, e scandalizzò una parte della critica italiana. Qualcuno invece sostenne che l’idea abveva un suo fondamento nel fatto che Camilleri rappresenta, con le dovute differenze, un nuovo Manzoni, per il suo sperimentalismo linguistico, per la sua capacità di innovare la struttura narrativa del romanzo. s. fallica, op. cit.

13 Riferimenti tratti da Montalbano, La nascita del commissario Montalbano è del tutto casuale.: http://www.andreacamilleri.net/camilleri/montalbano.htlm

14 Ibidem.

15 Ibidem.

16 g. pacchiano, La rabbia di Montalbano, in «Il Sole - 24 Ore», 30 marzo 2003.

17 «Odore del porto, poiché - sottolinea lo scrittore - ogni porto ha un suo odore fatto di nafta, di cordame marcito, d´alghe fradice: cattivi odori che, fra loro mischiati, formano un buon odore». a. spataro, op. cit.

18 Sull’importanza di Vigàta nei narrativi di Camilleri, appena accennata in questa sede, cfr. s. demontis, I colori della letteratura, Rizzoli, Milano, 2001, pp. 57 - 60.

19 a. spataro, op. cit.

20 s. lodato, La linea della palma. Saverio Lodato fa raccontare Andrea Camilleri, Rizzoli, Milano, 2002, p. 80.

21 Gli otto racconti, pubblicati da «La Stampa» fra il 20/7 e il 07/09 del 1998, sono stati recentemente raccolti in un volumetto edito dalla Libreria dell’Orso, Roma, 2002, a cura di Giovanni Capecchi, corredato da un’intervista in cui Camilleri si esprime a proposito del personaggio.

22 a. camilleri, Che fine ha fatto la piccola Irene?, su «La Stampa», del 31 agosto 1998.

23 Id., Quel quaquaraquà di Capitan Caci, su «La Stampa», del 3 settembre 2000. Il racconto è il secondo della serie di tre Storie di Vigàta e dintorni, pubblicati su «La Stampa» fra il 23 agosto e il 17 settembre del 2000. Cfr. id., Il gioco della mosca, Sellerio, Palermo, 1995, pp.109 - 111.

24 Questo verso, che dà anche il titolo a questo scritto, è di Andrea Camilleri. Si tratta, infatti, dell’ultimo verso dell’ultima di cinque poesie intitolate Porto, musicate da Angelo Musco junior negli anni Quaranta (cfr. s. lodato, La linea della palma, cit., p.163)

25 a. camilleri, Il corso delle cose, cit., p. 116 (I ed. Lalli, Firenze, 1978). L’episodio viene ripreso, con lievi modifiche, in id., Piace il vino a San Calò, su «L’Almanacco dell’Altana 1998», Edizioni dell’Altana, Roma, 1997.

26 a. camilleri, Il Birraio di Preston, cit., p. 81 e p. 76.

27 id., La mossa del cavallo, Rizzoli, Milano, 1999, p. 47.

28 «Quella però era la Sicilia che piaceva al commissario, aspra, di scarso verde, sulla quale pareva (ed era) impossibile campare e dove ancora c’era qualcuno, ma sempre più raro, con gambali, coppola e fucile in spalla, che lo salutava da sopra la mula portandosi due dita alla pampèra». id., La voce del violino, Sellerio, Palermo, 1997, p. 101.

29 id., Guardie e ladri in Un mese con Montalbano, Mondadori, Milano, 1998, p. 244.

30 id., La paura di Montalbano, ne La paura di Montalbano, Mondadori, Milano, 2002, pp. 237 - 238.






Andrea camilleri, l’uomo e lo scrittore


Condividi con i tuoi amici:
1   2   3   4


©astratto.info 2017
invia messaggio

    Pagina principale