[…] “Ci si chiede, infine, se non sarebbe bello vedere Totò diretto da un sommo regista: da Fellini, per esempio



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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI URBINO

"CARLO BO"

FACOLTÀ DI SOCIOLOGIA

Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione



TOTÒ E LA CRITICA


Relatore Chiar.ma Prof.ssa: Tesi di Laurea:



BIANCA MARIA MARCHETTI fulvio di giuseppe

Anno Accademico 2003-2004


INDICE




INTRODUZIONE . . . . . . . . . . . . . p. 5
1. GRAZIE TOTÒ, ARTISTA COMPLETO . . . . . 7
1.1. L’incontro con Pasolini: “Uccellacci uccellini” . . 9
1.2. Il rapporto Totò – Pasolini . . . . . . . 12

1.3. La ‘svolta’: “Il comandante” . . . . . . . 17
1.4. Finalmente solo elogi: “La Mandragola”. . . . 18

2. UNA MASCHERA DI NOME TOTÒ . . . . . . 20
2.1. “Made in USA” . . . . . . . . . 20
2.2. Fu vera colpa? . . . . . . . . . 24

3. TOTÒ E IL LINGUAGGIO DEL CORPO . . . . . 26
3.1. Il miracolo di Totò . . . . . . . . . 27
3.2. Il primo Totò . . . . . . . . . 29
3.3. Totò e il futurismo . . . . . . . . . 32
3.4. “È la mia faccia che comanda me…” . . . . 34
4. TOTÒ COMICO DEL LINGUAGGIO . . . . . 36
4.1. Il “rinnovamento” di Totò . . . . . 37
4.2. “Io ho carta bianca…” . . . . . 40
4.3. “Excuse me, bitte schon, noio volevam savuar

l’indiris…” . . . . . 41
5. TOTÒ TRA CRITICA TEATRALE E CINEMATOGRAFICA 45
5.1. Rido…e non me ne vergogno . . . . . 48

6. “MIO FRATELLO È FIGLIO UNICO…” . . . . 52

FILMOGRAFIA DI TOTÒ . . . . 54
IL TEATRO DI TOTÒ . . . . 63
BIBLIOGRAFIA . . . . 67

Introduzione

Il titolo della tesi è ‘Totò e la critica’, ma avrebbe potuto chiamarsi ‘Tributo a Totò’ perché è di questo che si tratta. Un tributo ad un artista eccezionale, dalla carriera intensissima nell’arco della quale ha toccato con lodevoli risultati ambiti artistici differenti, dalla musica al teatro, dalla poesia al cinema. Ma, paradossalmente, i riconoscimenti sono giunti soprattutto grazie al medium televisivo (col quale Totò ha avuto poco a che fare da vivo, ma tantissimo da morto!), che ne ha permesso una maggiore visibilità e, importantissimo, lo ha proposto a generazioni che altrimenti non avrebbero potuto apprezzarlo e godere del suo genio.

Dov’è dunque l’importanza che sin dal titolo pare assumere la critica? E’ presto detto: la critica (cinematografica) ha assunto un ruolo importante nella carriera di Totò, operando un boicottaggio ai suoi danni, bistrattandolo costantemente in vita, per sdebitarsi poi con una rivalutazione postuma, tardiva quanto (a volte) ipocrita, che però ha il merito di offrire una sorta di ricompensa ad un attore che ha voluto anche delle vere e proprie sfide con la critica stessa.

Sfide alle quali pareva costretto per l’appunto dalla volontà di dimostrare ad una critica spietata, la capacità di interpretare ruoli in film impegnativi senza dover affidarsi ai toni macchiettistici e senza portare in scena la propria Maschera, rischiando di compromettere la ‘credibilità’ dell’interpretazione.

Il trittico di film con Pasolini, tra i quali svetta “Uccellacci uccellini”, il primo vero film che lo presenta al pubblico in un ruolo serio, “Il comandante” e l’exploit de “La Mandragola” di Lattuada, nel quale ai vari acciacchi di Totò si aggiunge una tormentata lavorazione, sono l’emblema di un attore che può allontanarsi da una visione prettamente farsesca per vestire i panni di un attore completo.

Comunque, il Totò maggiormente apprezzato dal pubblico per la capacità di divertire era senz’altro il Totò comico, che di volta in volta si trasformava in clown, burattino, costruendosi un personaggio su misura ed esaltando gli spettatori con gag irresistibili.

Un affetto del pubblico verso il Totò comico inversamente proporzionale alla stima della critica, che disprezzava senza riserve i film da Totò interpretati e manifestava una indifferenza verso questo ‘fenomeno popolare’ riempiendo le pagine dei giornali di recensioni firmate dai ‘Vice’.

Sebbene possa apparire sempre uguale a se stessa, la comicità di Totò attraversa fasi differenti, orientandosi dapprima su una comicità corporea (dagli esordi sino agli anni ’40), per avventurarsi successivamente in una comicità incentrata sul linguaggio.

La vitalità e l’estro giovanile sono inizialmente appannaggio di una fisicità irrefrenabile, che sembra disarticolare e snodare il corpo in maniera dis-umana. E’ il Totò teatrale, che viene prestato al cinema, con risultati non esaltanti per la critica.

Nell’epoca post-fascista, Totò è poi in un certo senso costretto a rinnovarsi, dovendo affrontare la concorrenza di grandi nomi della cinematografia come Peppino De Filippo o Aldo Fabrizi, che sembrano impersonare i gusti del pubblico.

La modifica della comicità di Totò è anche dettata dall’avanzare dell’età, da qualche acciacco di troppo e dalla cecità incombente, ovvero da un fisico che non può rispondere come faceva in gioventù. Così, Totò si dedica al linguaggio e crea tormentoni vari che ancora oggi lo caratterizzano, giocando molto sul suono delle parole o storpiando i nomi dei partner.

Un attore completo dunque, che ha intessuto un rapporto conflittuale solo con la critica cinematografica, facendosi invece apprezzare da quella teatrale (anche se alcuni generi teatrali non godevano di particolare attenzione da parte della stampa, al contrario dell’interesse del pubblico). Le recensioni alle opere teatrali sono costantemente un trionfo per Totò, che riceve elogi sperticati anche quando i temi portati in scena sembrano monotoni o di difficile presa sugli spettatori.



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