" Mi alzerò e andrò da mio padre"



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" Mi alzerò e andrò da mio padre"

INCONTRO DI PREGHIERA

PER GIOVANISSIMI DI AC

23 Novembre




CANTO: Il figliol prodigo

Ritornerò alla casa del padre mio,

e poi gli chiederò perdono perché ho sbagliato:

“Padre, non sono degno di restare qui,

ma tienimi con te, qui con te”.

Il padre che da lontano lo vide, si alzò,

e poi gli corse incontro e a lungo l’abbracciò.

“Sia fatta festa perché questo figlio che

era perduto è tornato qui”.
C: Iniziamo questo incontro di preghiera nel nome del padre e del Figlio e dello Spirito Santo, amen. “O Padre, che per mezzo del tuo Figlio operi mirabilmente la nostra redenzione”:
G: E’ con questa preghiera che apriamo la liturgia di questa sera. Il Vangelo ci parla di un padre che ama con tutto se stesso i propri figli, e di due figli che, in modi diversi amano il proprio padre; La figura del fratello maggiore ci ricorda che non ci comportiamo veramente da figli e figlie se non proviamo gli stessi sentimenti del padre.

Preghiamo, alternandoci a due cori, uno maschile e uno femminile, il Salmo 34:


Io benedirò l' Eterno in ogni tempo,

la sua lode sarà sempre sulla mia bocca.

L' anima mia si glorierà nell' Eterno;

gli umili l' udranno e si rallegreranno.

Magnificate con me l' Eterno

ed esaltiamo tutti insieme il suo nome.

ho cercato l' Eterno, ed egli mi ha risposto

e mi ha liberato da tutti i miei spaventi.

Essi hanno guardato a lui e sono stati illuminati,

e le loro facce non sono svergognate.

Quest' afflitto ha gridato, e l' Eterno lo ha esaudito

e l' ha salvato da tutte le sue avversità.

L’angelo dell' Eterno si accampa

attorno a quelli che lo temono e li libera.

Gustate e vedete quanto l' Eterno è buono;

beato l' uomo che si rifugia in Lui.

Temete l' Eterno, voi suoi santi, poiché nulla manca a quelli che lo temono


Dal Vangelo secondo Luca (15,1-3.11-32)

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: “Costui riceve i peccatori e mangia con loro”. Allora egli disse loro questa parabola: “Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si incamminò verso suo padre.

Quando era ancora lontano, il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. Il servo gli rispose: È tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. Egli si indignò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.
Riflessione del celebrante



G. Dove lo troviamo, Gesù, un padre come questo: che rispetta la libertà del figlio minore anche quando gli causa dolore, che gli dà anticipatamente un’eredità su cui non avrebbe ancora diritto? Dove lo troviamo, Gesù, un padre come questo:che attende questo figlio ed è pronto a corrergli incontro, anche se si presenta scalzo e lacero, anche se ha bruciato in poco tempo metà del patrimonio? Dove lo troviamo, Gesù, un padre come questo:che fa festa al figlio che torna, perché l’ha potuto riavere, che lo reintegra nella sua condizione, dopo tutto quello che ha fatto? No, Gesù, solo il Padre tuo ha un amore cosi smisurato, una misericordia a tutta prova, un modo di comportarsi del tutto inedito ed imprevisto... Tanto imprevisto da destare le recriminazioni del figlio maggiore che non può accettare quella che gli sembra un’ingiustizia bella e buona. Eppure non c’è nulla di strano per chi entra in questa logica nuova che non si basa sul computo delle colpe e degli sbagli, ma su un amore tanto grande, da sembrare esagerato ed inspiegabile.

Tutti

Tardi ti ho amato


bellezza tanto antica e tanto nuova,
tardi ti ho amato!

Ed ecco, tu eri dentro


e io fuori:
là ti cercavo,
e privo di forma mi avventavo
sulle belle forme da te create.

Eri con me,


e non ero con te.
Mi tenevano lontano da te
quelle cose che se non fossero in te nemmeno sarebbero.

Mi hai chiamato,


hai gridato,
hai squarciato la mia sordità.

Hai balenato,


hai brillato
e hai fugato la mia cecità.

Hai emanato la tua fragranza:


l'ho aspirata
e ora anelo a te.

Ho gustato


e ho fame e sete.
Mi hai toccato
e ardo per la tua pace. Amen

(S. Agostino)



1L: Ma leggiamo com’è andata veramente.

2L: Leggiamo di due figli (E il primo per­ché ce lo siamo scordato? Sarà che ci assomiglia troppo?) che hanno entrambi una pessima idea del padre. Il padre è una maschera, un concorrente («Devo andarmene di casa per realizzarmi» pensa il secondo), un despota («Mi tocca lavorare tutta la vita facendo il bravo ragazzo senza una piccola soddisfazione» pensa il primo), un fantoccio.

1L: Come quel Dio in cui crediamo o non crediamo (fa ridere ma è così: un sacco di gente non crede in un Dio che non esiste!), quel Dio frustrazione dell'uomo, castrazione della libertà, quel Dio a cui rendere conto, per carità, che molti, troppi (anche cristiani!) portano nel loro cuore intristito.

2L: E leggiamo del secondo figlio, che spende tutto, che si fa dio di se stesso, che pensa che la vita è sballo. E pensa, riflette. Si pente? Leggete bene: la fame lo fa tornare, non il rimorso; lo stomaco lo guida, non il cuore. E, astutamente, si prepara la scusa: «Sai, hai ragio­ne papa, sono stato uno stupido, non merito...».

1L: No, continua a non capire nulla del padre. E leggete di quell'altro figlio, che torna dal lavoro stanco e si offende della festa. Come dargli torto? La sua giustizia è grande. Ma il suo cuore è piccolo. Ora però guardiamo al padre…

2L: Vedo un padre che lascia andare il figlio anche se sa che si farà del male. Vedo un padre che scruta l'orizzonte ogni giorno. Vedo un padre che non rinfaccia («Lo dicevo io a tua madre!»), che non accusa, che abbraccia, che smor­za le scuse (e non le vuole), che restituisce dignità, che fa festa. Vedo un padre che esce a pregare lo stizzito fratello maggiore, che tenta di giustificarsi, di spiegare le sue buone ragioni.

1L: Vedo questo padre che accetta la libertà dei figli, che pazienta, che indica, che stimola. Lo vedo e impallidisco. Allora Dio è così? Fino a qui? Così tanto?

G. Sì, ragazzi, Dio è questo e non altro. Dio è così e non diversamente. Ma il Dio in cui credo è questo? Dio è prodigo, non il figlio. Perché di esagerato, di eccessivo, in questa storia, c'è solo l'amore di Dio. E noi come rispondiamo a questo amore paterno di Dio? Riusciamo a vivere un atteggiamento filiale?

L’adesione all’Azione Cattolica può essere una risposta a questo “amore prodigo”, anzi, DEVE essere la risposta che noi rivolgiamo al nostro Padre celeste, con tutto l’amore del nostro cuore.


Per rendere ora visibile questo gesto di adesione all’AC, ciascuno di noi, preso il lumino, si recherà davanti l’Assistente, che, con la mano sulla nostra spalla, ci accenderà il lumino mentre dice:
C: “Ti accolgo, (nome), in questo abbraccio benedicente, e raccomando il tuo cammino al Padre, al Figlio, e allo Spirito Santo.”Amen
Dopo ciascuno deporrà il lumino sulla figura per formare un cuore, il cuore del Padre.

G: Concludiamo pregando tutti insieme, abbracciati, la preghiera che Gesù, nostro fratello, Figlio come noi, ci ha insegnato: Padre nostro…
C: Possa ciascuno di voi vivere questo anno associativo come il ritorno al Padre, o meglio, come la riscoperta del Padre, che è vicino a ciascuno di voi. Possiate, inoltre con l’adesione all’Azione Cattolica, allontanarvi dal Padre, non per abbandonarlo, ma per testimoniarlo nei vostri ambienti di vita, per parlare e far capire a tutti l’amore prodigo di questo padre unico.

Vi benedico ora, nel nome del Padre, e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen

Il Padre è con voi, andate, attaccate bottone!


TUTTI: Rendiamo grazie a Dio!
CANTO: E sono solo un uomo

Io lo so Signore che vengo da lontano, prima nel pensiero e poi nella tua mano; io mi rendo conto che tu sei la mia vita, e non mi sembra vero di pregarti così.



Padre d’ogni uomo, e non ti ho visto mai, Spirito di vita e nacqui da una donna, figlio mio fratello, e sono solo un uomo, eppure io capisco che Tu sei Verità.

E imparerò a guardare tutto il Mondo con gli occhi trasparenti di un bambino, e insegnerò a chiamarti Padre nostro, ad ogni figlio che diventa uomo.(x2)





Io lo so Signore che vengo da lontano

prima nel pensiero e poi nella tua mano

io mi rendo conto che Tu sei la mia vita

e non mi sembra vero di pregarti così.



Padre d'ogni uomo - e non t'ho visto mai

Spirito di vita - e nacqui da una donna

Figlio mio fratello - e sono solo un uomo

eppure io capisco che Tu sei Verità.

    E imparerò a guardare tutto il mondo

    con gli occhi trasparenti di un bambino

    e insegnerò a chiamarti Padre Nostro



    ad ogni figlio che diventa uomo. (x2)



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