1. alla luce della parola



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Suore Orsoline di Gandino di via Masone in Bergamo, 12 marzo 2017
Catechesi di Quaresima su Amoris Laetitia

Commento ai capitoli di Amoris Laetitia

1. ALLA LUCE DELLA PAROLA


Beato chi teme il Signore e cammina nelle sue vie.

Della fatica delle tue mani ti nutrirai, sarai felice e avrai ogni bene.

La tua sposa come vite feconda nell'intimità della tua casa;

i tuoi figli come virgulti d'ulivo intorno alla tua mensa.

Ecco com'è benedetto l'uomo che teme il Signore.

Ti benedica il Signore da Sion.

Possa tu vedere il bene di Gerusalemme tutti i giorni della tua vita!

Possa tu vedere i figli dei tuoi figli!

Pace su Israele!

(Sal 128, 1- 6)


La Bibbia è popolata da famiglie, da generazioni, da storie di amore e di crisi familiari, fin dalla prima pagina, dove entra in scena la famiglia di Adamo ed Eva, con il suo carico di violenza ma anche con la forza della vita che continua (cfr Gen 4), fino all’ultima pagina dove appaiono le nozze della Sposa e dell’Agnello (cfr Ap 21,2.9).

Papa Francesco AL n.9

Nel primo capitolo della AL papa Francesco inizia la sua riflessione partendo dalle narrazioni della Bibbia sulla famiglia.

Ne emerge che la famiglia non è un ideale astratto ma un compito “artigianale” (AL 16) che si esprime nella tenerezza (cfr AL 28) ma che si è confrontato con il peccato fin dall’inizio, quando la relazione di amore si è trasformata in dominio (cfr AL 19).

Allora la Parola di Dio “non si mostra come una sequenza di tesi astratte, bensì come una compagna di viaggio anche per le famiglie che sono in crisi o attraversano qualche dolore, e indica loro la meta del cammino” (AL 22).
Questo salmo ci presenta un delizioso idilio pieno di semplicità e di freschezza. È un quadro di “felicità familiare” di una famiglia modesta nel suo intimo: in essa si vive nella pietà, nel lavoro manuale, e nell’amore filiale e coniugale.

Per Israele l’uomo “giusto” è destinato ad essere felice e ricompensato già in questa vita con la sua piena realizzazione umana.

Si tratta di una felicità troppo terra terra? Se pensiamo così è perché viviamo uno spiritualismo disincarnato.

Il pensiero biblico è invece molto realista e afferma che Dio ci ha fatto per la gioia, fin da quaggiù.

Entriamo ora nel cuore del salmo.

L’amore umano è una cosa buona, creata e voluta da Dio.

Si può pregare questo salmo in dialogo con la persona amata, pregare per la sua felicità, pregare perché essa “ami”.

Le due immagini, la vite e l’ulivo, sono evocatrici di gioia: sono i due alberi da frutto tipici del vicino oriente, che danno il vino e l’olio.

L’immagine dei figli “intorno alla tavola” può aiutarci a pregare per i nostri figli, per la loro unione fraterna, perché non si inaspriscano i conflitti tra figli e genitori.

La felicità di Gerusalemme condiziona la felicità di ogni famiglia d’Israele. Nessuna persona, nessuna famiglia deve costruire la propria felicità contro quella degli altri.

La dimensione sociale dell’esistenza umana è costantemente sottolineata nella Bibbia: io prego per il mio paese, per la città nella quale vivo, per i miei concittadini.

Questo salmo ci invita a riscoprire la lode e le preghiera gioiosa: la preghiera che si rallegra perché “le cose vanno bene” e sa dire grazie.


2. LA REALTÀ E LE SFIDE DELLE FAMIGLIE


Se il Signore non costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori. Sal 127

Il ritmo della vita attuale, lo stress, l’organizzazione sociale e lavorativa, sono fattori culturali che mettono a rischio la possibilità di scelte permanenti (AL 33).

Si teme la solitudine, si desidera uno spazio di protezione e di fedeltà, ma nello stesso tempo cresce il timore di essere catturati da una relazione che possa rimandare il soddisfacimento delle aspirazioni personali (AL 34).

Come cristiani non possiamo rinunciare a proporre il matrimonio allo scopo di non contraddire la sensibilità attuale (AL 35).

Al tempo stesso dobbiamo essere umili e realisti, per riconoscere che a volte il nostro modo di presentare le convinzioni cristiane e il modo di trattare le persone hanno aiutato a provocare ciò di cui oggi ci lamentiamo (AL 36).

Abbiamo difficoltà a presentare il matrimonio più come un cammino dinamico di crescita e realizzazione che come un peso da sopportare per tutta la vita.

Stentiamo anche a dare spazio alla coscienza dei fedeli che tante volte rispondono quanto meglio possibile al Vangelo in mezzo ai loro limiti [...]

Siamo chiamati a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle (AL 37).

Nel secondo capitolo il Papa considera la situazione attuale delle famiglie, tenendo “i piedi per terra” e affrontando alcune sfide: dal fenomeno migratorio alla negazione ideologica della differenza di sesso; dall’attenzione alle persone con disabilità al rispetto degli anziani; dalla decostruzione giuridica della famiglia alla violenza nei confronti delle donne. E lo fa insistendo sulla concretezza e sul realismo.

LA DECOSTRUZIONE DELLA FAMIGLIA


Decostruire, smontare, fare a pezzi: queste sembrano le parole d’ordine di parte della cultura contemporanea.

Si è decostruito il linguaggio: quindi è meglio p.e. parlare di “salute della donna” anziché di aborto, di “qualità della vita” anziché di eutanasia.

Si è decostruita la persona: chi sono io? Maschio, femmina o un po’ l’uno e un po’ l’altro? È la questione del gender e del transgender ma, molto più banalmente, è vivere una “sessualità mordi e fuggi”.

Si è decostruita la famiglia: ci si sta insieme finché va bene e poi ci si lascia, i figli sono un optional, meglio un cane o due gatti. E, se ci sono figli, questi impareranno ad avere due “papà”, oppure due “mamme”, nuovi ”fratelli”, una complicata rete parentale e, quando va male, essere contesi tra i due genitori.


IL PRIMATO DELLA COSCIENZA


La coscienza è la capacità che consente all'uomo di emettere un giudizio pratico circa la moralità dei suoi atti individuali.

In altre parole, la coscienza fa sentire la soddisfazione per il bene compiuto e il rimorso per il male fatto.

La coscienza però va educata e formata. Conta molto l'educazione ricevuta, l’ambiente in cui si è cresciuto e le scelte di vita fatte.

Cosa vuol dire quindi agire “secondo coscienza” per la Chiesa?



“Quanto più gli sposi cercano di ascoltare nella loro coscienza Dio e i suoi comandamenti (cfr Rm 2,15), e si fanno accompagnare spiritualmente, tanto più la loro decisione sarà intimamente libera da un arbitrio soggettivo e dall’adeguamento ai modi di comportarsi del loro ambiente” (AL 222).




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