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1 CAPITOLO 1: La linguistica è lo studio scientifico del linguaggio umano. tutti usiamo un linguaggio che chiameremo linguaggio naturale o umano. ad. ex il linguaggio dei computer, il linguaggio dei fiori... sono tutti sistemi di comunicazione che servono per trasmettere informazioni da un individuo, emittente, ad un altro, ricevente. i linguaggi sono identici nella loro funzione cioè nel fatto di permettere la comunicazione ma non è detto che siano identici nella loro struttura. La struttura del linguaggio umano è specifica e solo la specie umana ha la capacità di acquisire il linguaggio umano. La linguistica è lo studio scientifico del linguaggio umano dunque. Lo studio scientifico deve formulare ipotesi generali che spieghino molti fatti particolari, queste ipotesi inoltre devono essere fatte in modo chiaro: ciò vale anche per la linguistica. La linguistica è una disciplina descrittiva infatti che deve spiegare, usando leggi generali, ciò che effettivamente si dice. ogni lingua inoltre presenta una varietà d'uso, ogni varietà ha delle caratteristiche proprie che vanno conosciute per poter utilizzare tale varietà nei contesti appropriati. L'indicazione delle forme buone o meno buone è comunque compito della grammatica normativa invece la linguistica vuole investigare i meccanismi che stanno alla base del comportamento linguistico degli esseri umani. Il linguaggio umano è discreto mentre il linguaggio di molte specie animali [ex. api) è continuo. è discreto nel senso che i suoi elementi si distinguono per l'esistenza di limiti definiti. ad esempio [p] e [b] hanno un effetto di contrasto netto, non esistono dunque entità intermedie tra p e b. nei sistemi continui invece è sempre possibile specializzare sempre più il segnale: la danza delle api ha questa caratteristica. inoltre,una delle caratteristiche del linguaggio umano è quella di poter formulare un numero alto di segni, cioè di entità dotate di significante e significato mediante un numero molto limitato di elementi, i fonemi, che non hanno significato ma hanno la capacità di distinguere significati. questa caratteristica è chiamata doppia articolazione ed è assente nei linguaggi degli animali. un'altra differenza è che i sistemi di comunicazione animale sono caratterizzati da un numero finito di segni; le parole di origine umana invece non sono un insieme finito poiché se ne possono creare sempre di nuove, e, nel nostro parlare quotidiano facciamo uso di frasi nuove create sul momento. A questa capacità contribuisce il meccanismo della ricorsività che permette di costruire frasi nuove inserendo in una frase data,un'altra frase. partiamo da una frase semplice: "Maria mi ha colpito" usando un verbo come "dire", possiamo trasformare questa in una frase complessa, cioè formata da una frase principale e una frase dipendente: "I ragazzi dicono che Maria mi ha colpito" anche questa seconda frase può diventare dipendente da un verbo come credere: "I vicini credono che i ragazzi dicano che Maria mi ha colpito" ecc... Un altro modo per formare frasi complesse di lunghezza indefinita e ricorrere all'uso della congiunzione e. Il limite alla lunghezza delle frasi non esiste in linea di principio ma c'è un contrasto tra la capacità potenziale di produrre frasi infinite e la possibilità effettiva di realizzare tali frasi: c'è contrasto tra competenza ed esecuzione. Sono gli esseri umani gli unici a poter acquisire un sistema di comunicazione caratterizzato dal fenomeno della ricorsività. I tentativi fatti nel 1960 circa per insegnare ad alcuni gorilla una lingua 2 umana confermano questa tesi. Le scimmie non parlavano perché la loro anatomia non lo permetteva perciò si ricorse al linguaggio gestuale. Le scimmie mostrarono però di non saper ricorrere alla ricorsività. Inoltre cominciavano a comunicare solo dopo che erano state stimolate a farlo. Abbiamo dunque visto che il linguaggio umano è caratterizzato da discretezza e ricorsività. il linguaggio dell'informatica tuttavia è caratterizzato da queste due stesse proprietà ma si differenzia dal linguaggio umano. La differenza sta nella dipendenza dalla struttura. ex. "La donna che i ragazzi dicono che mi ha colpito è Maria" il verbo "ha colpito" è alla terza persona singolare e si accorda con il nome "donna" che non è immediatamente vicino ad esso, cosa necessaria per il linguaggio informatico. Il nome "ragazzi" è più vicino al verbo "ha colpito" ma se trasformassimo "ha colpito" in "hanno colpito" la frase risulterebbe agrammaticale: "*La donna che i ragazzi dicono che mi hanno colpito è Maria" dove l'asterisco indica le combinazioni di parole che sono agrammaticali. Tenendo conto che la linguistica è una disciplina descrittiva, agrammaticale non significa scorretto ma malformato per un parlante nativo di una determinata lingua. il senso intuitivo di grammaticalità rappresenta una caratteristica essenziale della competenza dei parlante nativo di una lingua!!! Le relazioni tra parole all'interno di una frase non sono determinate dalla loro successione ma sono dipendenti dalla struttura. Con linguaggio intendiamo la capacità di sviluppare un sistema di comunicazione dotato delle caratteristiche appena accennate. Con lingua intendiamo la forma specifica che questo sistema di comunicazione assume nelle varie comunità. Le lingue sono differenti ma entro limiti ben definiti, ossia quelli del linguaggio come capacità umana specifica. Bacone, filosofo medievale, diceva che la grammatica è unica nella sostanza anche se varia accidentalmente. nel '800 si pensava invece che non ci fosse nulla in comune a tutte le lingue del mondo. nel 1950 circa si tornò invece sulla posizione di Bacone. gli universali linguistici, ossia gli elementi comuni a tutte le lingue sono ad esempio la ricorsività e la dipendenza dalla struttura. una caratteristica che distingue le varie lingue è l'ordine delle parole o meglio l'ordine degli elementi principali della frase. in italiano abbiamo soggetto-verbo-oggetto ma in arabo ad esempio verbosoggetto-oggetto. esistono dunque degli universali linguistici e delle proprietà che caratterizzano soltanto alcune lingue. CAPITOLO 2: sin dalla nascita siamo circondati da atti linguistici. una lingua è un sistema articolato su più livelli e dunque un "sistema di sistemi". i livelli linguistici sono 4: quello dei suoni, fonologia, quello delle parole, morfologia, quello delle frasi, sintassi, quello dei significati, semantica. Le unità di ogni livello sono interdipendenti. La linguistica privilegia la lingua come espressione orale piuttosto che scritta perché ad esempio il bambino impara prima a parlare che a scrivere, la lingua cambia nel tempo prima ad un livello orale infatti gli alfabeti sono spesso in ritardo rispetto all'evoluzione delle lingue. In una lingua è fondamentale la capacità distintiva dei suoni. ad esempio la vocale [a] si oppone alla vocale [e] in parole come "manto", "mento". se pronuncio però ad esempio la parola "mano" 12 volte avrò ad esempio 12 "a" diverse dal punto di vista fisico [altezza tonale, lunghezza...): vi è quindi un livello astratto dove vi è una /a/ e poi questa /a/ si può realizzare in n modi diversi. 3 c'è dunque un livello nel quale ciò che conta è l'opposizione tra i vari suoni e poi c'è un livello concreto in cui c'è molta varietà che dipende da come sono atteggiati gli organi della fonazione in quel momento. esiste così un livello astratto della lingua nel quale i fenomeni sono pertinenti! "Langue" e "parole": Saussure creò una serie di distinzioni come quelle tra sincronia e diacronia, rapporti associativi e rapporti sintagmatici, tra significante e significato e tra langue e parole. la "parole" è un'esecuzione linguistica realizzata da un individuo, è un atto individuale. Un individuo A può produrre dei suoni concreti, un atto di "parole", che è individuale. Ma un individuo non possiede tutta la lingua; questa infatti preesiste agli individui e sopravviverà ad essi. Vi è dunque una lingua della collettività, astratta: la "langue". la "langue" è il sistema di riferimento collettivo. Codice e messaggio: Jakobson distingue tra codice e messaggio. il codice è un insieme di potenzialità ed è astratto. un messaggio invece viene costruito sulla base delle unità fornite dal codice ed è un atto concreto. anche le lingue umane funzionano così: ad esempio a livello del codice esistono unità come /p,n,e,a/ e queste unità astratte possono combinarsi per formare dei messaggi come dei non messaggi: a.pane,pena b. eanp, eapn a. rispettano le regole con cui tali unità devono essere messe insieme in italiano mentre b. sono dei non messaggi. Competenza ed esecuzione: Chomsky fa questa distinzione. La competenza è tutto ciò che l'individuo sa della propria lingua, l'esecuzione è tutto ciò che l'individuo fa, è un atto di realizzazione e dunque concreto. La competenza è profondamente diversa dalla "langue": quest'ultima è sociale e trascende l'individuo mentre la competenza è individuale e ha sede nella mente dell'individuo. competenza è l'insieme delle conoscenze linguistiche che un parlante ha. E sono tantissime! procediamo per livelli: 1 - competenza fonologica: un parlante italiano sà che i suoni [p,n,a,e] sono suoni della sua lingua ma che suoni come [pf] non lo sono. un parlante sa anche in qualche modo che se una parola in italiano inizia con tre consonanti, la prima deve essere [s]. Sa che se deve fare il plurale di "amico" cambia automaticamente il suono [k] di amico nel suono [t] di amici. ecc.. 2 - competenza morfologica: un parlante italiano sa che in italiano le parole finiscono di norma per vocale, sa che due parole in tutto uguali tranne che per l'accento hanno significati diversi [ex. àncora/ancòra). conosce bene il vocabolario della propria lingua, sa formare parole nuove ex. da "lucido" sà formare "extralucido": cioè sa che a partire da parole semplici si possono formare parole complesse. > conosce le parole della propria lingua e le distingue da forme che non solo della propria lingua, sa distinguere tra parole possibili ma non esistenti e parole non possibili. > sa formare parole complesse a partire da parole semplici ma sa che non è sempre possibile applicare lo stesso meccanismo ex da "veloce" "*disveloce". > ad una parola come "libro" si possono aggiungere molti suffissi "valutativi" ex. librone, libresco... ma lo stesso non può avvenire per una parola come "balcone" ex. ?balconone, *balconesco > sa costruire composti ma questi non si possono formare da due parole qualsiasi ex. "uomo civetta" "uomo scimmia" funzionano ma non esiste "*uomo matita"! 4 > sa che i termini di un composto non si possono invertire liberamente. ad esempio capostazione/*stazionecapo un parlante quindi conosce le parole della propria lingua, alcuni aspetti della loro struttura e i meccanismi per formare parole complesse. 3 - competenza sintattica: i parlanti conoscono le regole della sintassi, possono formare vari tipi di frase. A partire da una frase dichiarativa semplice si può formare una frase interrogativa ad esempio. un parlante ha conoscenze sintattiche molto sottili. certe operazioni sintattiche sono possibili con certe strutture frasali ma non con tutte. 4 - competenza semantica: i parlanti di una lingua sanno riconoscere il significato delle parole e delle frasi e sanno istituire molti tipi di relazioni semantiche tra le parole ex. relazioni di sinonimia, antonimia. I parlanti sanno distinguere diversi tipi di ambiguità, sanno che esistono determinati rapporti tra le parole. Tutto ciò fa parte della grammatica dei parlanti intesa come un insieme di conoscenze che sono immagazzinate nella mente. Il bambino costruisce una grammatica a partire da dei dati che sono chiamati dati linguistici primari. una lingua è un codice e un codice è costituito fondamentalmente da due livelli: le unità di base e le regole che combinano le unità. Le regole combinano le unità più piccole per formare le unità più grandi. comunque tutte le possibilità non vengono realizzate e ciò vale non solo per il lessico e per i suoni ma anche per la morfologia e la sintassi. ad esempio le unità di suono [p-a-n-e] possono essere combinate solo in due dei 24 modi possibili: pane e pena e non ad es. nape. In un atto linguistico, i suoni vengono disposti in una sequenza lineare diventando così una catena parlata. [In quest'operazione i suoni si influenzano l'un l'altro ex. la "n" di canto è foneticamente diversa dalla "n" di anfora. ) Questi rapporti vengono definiti rapporti sintagmatici e si hanno tra elementi che sono "in praesentia", cioè co-presenti. in una parola come "stolto" tra la [s] e la vocale [o] c'è il suono [t]. al posto di [t] però possono comparire altri suoni tra [s] e [o]. i suoni che possono comparire in un certo contesto intrattengono tra loro dei rapporti di tipo paradigmatico, ma sono rapporti "in absentia": cioè se realizzo [t] non posso realizzare gli altri. Rapporti paradigmatici e sintagmatici non riguardano solo i suoni. ex. a. questo mio amico b. queste mie amiche vi sono rapporti sintagmatici tra la "o" di "questo", la "o" di "mio" e la "o" di "amico". vale lo stesso per la "e" di b. c. il libro d. questo libro e. quel libro Tra "il", "questo","quel" vi sono rapporti paradigmatici. In definitiva qualsiasi unità della lingua, intrattiene rapporti sintagmatici con le forme vicine ma anche rapporti paradigmatici con le unità assenti che avrebbero potuto essere realizzate in quel dato punto. Le lingue possono cambiare nel corso del tempo. lo studio del cambiamento linguistico è detto diacronico ed è lo studio di un fenomeno attraverso il tempo. Una lingua può essere studiata anche escludendo il fattore tempo. In questo caso si parla di studio sincronico. Un fenomeno sincronico è un 5 rapporto tra elementi simultanei, un fenomeno diacronico è la sostituzione di un elemento con un altro nel corso del tempo. Una parola è segno e un segno è l'unione di un significato e un significante. il significante è la forma sonora mentre il significato è la rappresentazione mentale del segno, il concetto. il segno ha varie proprietà tra cui: a) - la distintività: ad esempio il segno "notte" si distingue dal segno "botte" o dai segni "lotte"... b) - la linearità: il segno si estende nel tempo, se orale, e nello spazio, se è scritto. ciò implica una successione, un prima e un dopo. Ad esempio "al" ha un significato diverso da "la" così come "rami" ha un significato diverso da "mira". c) - l'arbitrarietà: il segno è arbitrario nel senso che non esiste alcuna legge di natura che imponga di associare al significante [libro] il significato "libro". L'associazione tra il significato e il significante deriva da una specie di accordo sociale convenzionale. ci sono eccezioni all'arbitrarietà del segno costituite soprattutto da forme onomatopeiche per esempio "sussurrare". nel corso del tempo l'evoluzione cui sono soggette le lingue può eliminare però la motivazione del segno ex. il latino "pipio", piccione, era onomatopeico ma l'italiano "piccione" ha perso la motivazione originaria. i segni possono essere sia linguistici che non linguistici. Un vestito nero (significante) può voler dire lutto (significato). Mentre i segni linguistici sono tipicamente lineari, quelli non linguistici non sono lineari: in un cartello di divieto di accesso non è importante se è stata realizzata prima la parte in rosso o quella in bianco. La disciplina che studia i segni in generale è la semiotica. Per Jakobson sono 6 le componenti necessarie per un atto di comunicazione linguistica: parlante; ciò di cui si parla cioè il referente; il messaggio; il canale attraverso cui passa la comunicazione; il codice; l'ascoltatore. Il referente è ciò cui l'atto linguistico rimanda cioè la realtà extra-linguistica invece il canale è di norma l'aria ma può essere anche una linea telefonica ecc... a ciascuna di queste componenti Jakobson fa corrispondere una funzione linguistica: 1) La funzione emotiva è quella che riguarda il parlante e si realizza quando il parlante esprime stati d'animo, quando il parlare è più inteso a esprimere che a comunicare qualcosa a terzi. 2) La funzione referenziale è informativa, neutra. Ex. una frase come "il treno parte alle sei". Riguarda il referente. 3) La funzione fàtica si realizza quando vogliamo controllare se il canale è aperto e funziona regolarmente. Espressioni come "mi senti?" "ci sei?" spiegano bene questa funzione. Riguarda il canale. 4) La funzione metalinguistica si realizza quando il codice viene usato per parlare del codice stesso. Riguarda il codice. 5) La funzione poetica si realizza quando il messaggio che il parlante invia all'ascoltatore è costruito in modo da costringere l'ascoltatore a ritornare sul messaggio stesso per apprezzarne il modo in cui è formulato. se il parlante ha costruito un messaggio del tipo "nel mezzo del cammin di nostra vita", l'ascoltatore dovrà sospendere la funzione referenziale e tornare sul messaggio per decifrarlo, per capire come è costruito. [cosa vuol dire "nel mezzo del cammin di nostra vita"?). Riguarda il messaggio. 6) La funzione conativa si realizza sottoforma di comando o esortazione rivolta all'ascoltatore perché modifichi il suo comportamento. Riguarda l'ascoltatore. ogni tipo di testo realizza prevalentemente una delle funzioni di Jakobson: un manuale di chimica per esempio realizzerà soprattutto la funzione referenziale, le liriche di Petrarca la funzione emotiva... ~ In Italia si parla una lingua ufficiale che è l'italiano e una quantità enorme di dialetti. Un parlante porta 6 con sé una certa patina che ne denuncia la provenienza. si parla di italiani regionali. Esistono tre grandi italiani regionali: quello del Nord, quello del centro, e quello del sud. L'italiano regionale è una varietà di italiano parlata in un'area corrispondente ad una delle tre principali aree geografiche dell'Italia. L'italiano regionale costituisce un tramite tra il dialetto e l'italiano standard. ogni lingua è inoltre stratificata sia socialmente che geograficamente. La stratificazione è la seguente: italiano scritto italiano parlato formale italiano parlato informale italiano regionale dialetto di koinè dialetto del capoluogo di provincia dialetto locale Il parlato informale è quello che usiamo nelle situazioni non controllate, è piuttosto rapido e conterrà molti regionalismi. Il dialetto di koinè identifica una regione dialettale. In uno stesso luogo possono coesistere diversi registri linguistici e i parlanti possono passare dall'uno all'altro. Una lingua è stratificata in registri stilistici. molto importante sottolineare che un dialetto è un sistema linguistico a tutti gli effetti. La differenza tra lingua e dialetto è solo una differenza socio-culturale. Qualcuno pensa che siano esistite lingue primitive con sistemi fonologici... poco sviluppati e che da queste lingue si siano evolute le lingue complesse. In realtà lingue di questo tipo non sono attestate. Altri invece pensano che vi siano lingue per eccellenza "logiche" ex. greco. In realtà tutte le lingue hanno una loro logica interna. CAPITOLO 3: Le lingue sono circa 6000 al mondo. Il numero aumenta se consideriamo i vari dialetti. alcune lingue sono parlate da milioni di persone, altre da poche centinaia. è possibile fare una classificazione delle lingue ad esempio dal punto di vista dei parlanti. Un'organizzazione, la Linguasphere, ha proposto sulla base del numero dei parlanti un indice di classificazione secondo 10 ordini di grandezza che vanno da 9 [lingua con più di un miliardo di parlanti) a 0 [lingue estinte).La lingua più parlata è il cinese mandarino.L'italiano appartiene all'ordine di grandezza 7 con più di 10 milioni di parlanti ma meno di 100 milioni. Non è particolarmente significativo dal punto di vista linguistico classificare le lingue in base al numero dei parlanti. Alcune lingue sono più vicine tra loro che non a certe altre. Esistono 3 modalità di classificazione per stabilire questa vicinanza: genealogica, tipologica, areale. Si dice che due lingue fanno parte dello stesso raggruppamento genealogico se derivano da una stessa lingua originaria ex. lingue romanze. A loro volta le lingue romanze fanno parte di una unità genealogica più ampia, quella delle lingue indoeuropee, che costituiscono una famiglia linguistica. La famiglia è l'unità genealogica massima. Le unità genealogiche di livello inferiore alla famiglia sono chiamate gruppi: quindi una famiglia linguistica contiene abitualmente diversi gruppi che a loro volta si articolano in sottogruppi o rami e così via. Si dice che due lingue sono tipologicamente correlate se manifestano una o più caratteristiche comuni. quindi visto che l'inglese e il cinese manifestano alcune caratteristiche comuni, possono essere considerate tipologicamente correlate. una lingua può essere tipologicamente correlata ad un'altra per quanto riguarda determinate caratteristiche e correlata ad una terza per quanto riguarda altre 7 caratteristiche. Il punto di vista areale coglie quelle affinità che si creano fra lingue genealogicamente irrelate ma che hanno sviluppato caratteristiche strutturali comuni in quanto sono parlate in una stessa area geografica. In casi di questo genere si dice che le lingue formano una lega linguistica. ad esempio le lingue della lega balcanica hanno delle caratteristiche comuni. È difficile stabilire che più lingue derivano tutte dalla stessa lingua. Il problema c'è quando non vi è alcuna lingua attestata che possa essere ritenuta la lingua originaria di un determinato gruppo di lingue. Le famiglie linguistiche più studiate sono le seguenti: I - famiglia indoeuropea II - famiglia afro-asiatica: Africa settentrionale, medio oriente, Africa orientale. A questa famiglia appartengono l'egiziano antico, l'arabo e l'ebraico. III - famiglia uralica: Europa orientale e Asia centrale e settentrionale. a questa famiglia appartengono il finlandese o finnico, l'estone e l'ungherese. IV - famiglia sino-tibetana: a questa appartengono il cinese mandarino, il tibetano e il lolo-birmano. V - famiglia nigerkordofaniana: comprende la maggioranza delle lingue parlate nelle nazioni africane a sud del Sahara. VI - famiglia altaica: comprende altre lingue dell'Asia centrale come il mongolo e il turco. altre famiglie linguistiche sono: quella dravidica, quella austro-asiatica e quella austronesiana. Vi sono poi altre famiglie linguistiche minori che comprendono un numero limitato di lingue. vi sono infine anche lingue isolate di cui non è dimostrabile la parentela con altre ad ex. il basco. nella prima metà del '900 il danese Pedersen avanzò l'ipotesi che la famiglia indoeuropea, afro-asiatica, nigerkordofaniana e uralica potessero far parte di un'unica grande famiglia detta nostratica. Dei primi decenni del '800 si scoprì che un'antica lingua dell'India, il sanscrito, ed alcune lingue europee come il latino e greco erano genealogicamente apparentate. Nel 1830 per indicare questa famiglia linguistica fu coniato il termine indoeuropeo. La famiglia indoeuropea si suddivide nei seguenti gruppi e sottogruppi: 1) - gruppo indo-iranico, suddiviso in due sottogruppi: indiano ed iranico. All'indiano appartengono varie lingue antiche, ex. vedico, sanscrito; e moderne derivate dai cosiddetti dialetti pracriti ex.hindi, urdu. L'iranico è suddiviso in due rami: lingue iraniche occidentali e lingue iraniche orientali. Tra le lingue antiche del ramo occidentale ricordiamo il persiano antico e l'avestico; tra le lingue moderne ricordiamo il persiano moderno e il curdo. 2) - gruppo tocario:è rappresentato da due lingue estinte indicate come "tocario A" e "tocario B" documentate da alcuni testi risalenti al primo millennio dopo Cristo 3) - gruppo anatolico:comprende le lingue diffuse nel secondo e nel primo millennio a.C. nell'Anatolia o Asia minore e oggi estinte: quella più documentata è l'ittita. 4) - il gruppo armeno è rappresentato da una sola lingua, l'armeno, attestato sino dal quinto secolo d.C. 5) - il gruppo albanese è rappresentato da una sola lingua attestata dal XV d.C. 6) - il gruppo slavo diviso in tre sottogruppi: slavo orientale, comprendente russo bielorusso e ucraino; slavo occidentale, comprendente polacco ceco slovacco; slavo meridionale comprendente bulgaro macedone serbo-croato e sloveno. Le prime attestazioni delle lingue slave sono i testi religiosi in antico slavo ecclesiastico che risalgono al IX secolo d.C. 7) - il gruppo baltico comprende il lituano e il lettone e varie lingue oggi estinte tra cui il prussiano antico. Le prime attestazioni di queste lingue risalgono al XVI secolo 8) - il gruppo ellenico rappresentato da una sola lingua, il greco le cui prime attestazioni risalgono al 8 secondo millennio a.C. 9) - il gruppo italico che si divide in due sottogruppi: italico orientale e italico occidentale. L'italico orientale, comprendente alcune lingue dell'Italia antica come l'osco, l'umbro e il sannita, si è estinto mentre l'italico occidentale comprende il latino attestato dalle 600 a.C. circa che ha dato origine alle lingue romanze. Le lingue romanze ufficiali sono: il portoghese, lo spagnolo, il francese, l'italiano e il romeno. Altre lingue romanze che hanno un riconoscimento ufficiale regionale sono il galego, il catalano e le diverse varietà del ladino. Di grande importanza è anche il provenzale fondamentale nel medioevo. 10) - il gruppo germanico diviso in tre sottogruppi: germanico orientale, germanico settentrionale e germanico occidentale. L'unica lingua attestata sufficientemente del sottogruppo orientale è il gotico, oggi estinto. Il sottogruppo settentrionale comprende le lingue nordiche cioè lo svedese, il danese, il norvegese, l'islandese e il feroico. Il sottogruppo occidentale si divide in due rami: anglo-frisone e neerlando-tedesco. Al primo appartengono il frisone e inglese; al secondo appartengono l'olandese e



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