1. Chi è il professionista educativo di secondo livello



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1. Chi è il professionista educativo di secondo livello

1.1: Excursus storico: nascita ed evoluzione del professionista educativo di secondo livello

La figura del pedagogista ha origini molto lontane tuttavia, nel corso della storia questa professione ha assunto significati differenti, passando da essere associato all’insegnante, al filosofo, all’esperto di educazione e formazione, fino a raggiungere, ai giorni nostri, compiti di coordinamento, valutazione e progettazione dell’attività e della sfera educativa.

In Grecia il fanciullo all'età circa di sette anni veniva sottratto alla diretta educazione materna per passare sotto la guida di un pedagogo (παιδαγωγός) o istitutore. Compito importante del pedagogo era vigilare il pupillo affinché tenesse un buon contegno ed imparasse poco a poco le regole di buona creanza. Dopo che i Romani ebbero conquistato la Grecia, venne chiamato paedagogus lo schiavo greco che, oltre ad accompagnare i bambini, insegnava loro la lingua greca. Col tempo il significato di paedagogus divenne quello di insegnante.

In epoca medioevale il pedagogo era il servo del re, si occupava dell'istruzione e insegnava a "leggere e scrivere".

Durante l’illuminismo il filosofo Rousseau, che può essere considerato uno dei più significativi pensatori dell’educazione, espone nel suo trattato “L’Emilio” la sua visione: l’educatore non si deve imporre, né deve imporre leggi e regole, deve solo permettere che il corso della natura dell’educando si possa compiere secondo il naturale cammino. Educazione naturale significa "sviluppo spontaneo". Anche l’ambiente educativo sarà nuovo, lontano e isolato dalla vita sociale, in campagna. La prima metà dell'Ottocento ha visto notevoli esperienze pedagogiche illuminate da fine sensibilità sulla psicologia infantile e sorrette da profonde intuizioni metodologiche, tra cui ricordiamo Herbart con cui la pedagogia esce dallo spontaneismo e dalla improvvisazione e si avvia ad acquisire lo statuto di scienza autonoma. Infatti quest’epoca fu caratterizzata da una grande “rivoluzione culturale” che portò poi nella seconda metà del secolo alla nascita di una pedagogia scientifica e sperimentale. È il positivismo a delinearne i modelli.

Il novecento vede la scuola subire processi di profonda e radicale trasformazione. Questo rinnovamento avvenne in seguito alla pedagogia attivista che diede vita a sperimentazioni scolastiche e didattiche. Le scuole nuove si attivarono in Europa occidentale e negli Stati Uniti. In Italia si svilupparono con Giuseppe Lombardo Radice e la “scuola serena” e successivamente con Maria Montessori.

Quello che sembra emergere è che il pedagogista fino all’età contemporanea abbia avuto più un ruolo filosofico e poco attivo: il pedagogista era colui che rifletteva sull’eduzione e proponeva nuove visioni e nuove metodologie. Eppure nel XX secolo molti, tra cui Riccardo Massa, iniziarono a pensare che il compito di questa figura non dovesse limitarsi ad un sapere astratto ma collegare questo con la prassi educativa. Il moderno pedagogista si occupa della persona per l'intero arco della sua vita. Infatti è nell’età contemporanea che l’educazione inizia ad essere vista come il fattore-chiave dello sviluppo sociale e strumento per costruire l’uomo moderno.

Possiamo dire che oggi, nella società del XXI secolo la figura del pedagogista si afferma, inizia ad acquisire una dignità e un ruolo ben definito all’interno dell’educazione. A tal proposito citiamo la legge proposta (DDL 2656 con 3247), e ora in discussione al Senato, dell’on. Vanna Iori, che si pone l’obiettivo di dare un’identità definita a questa professione. Nel testo della proposta di legge vengono specificati le funzioni che il pedagogista è legittimato ad assumere, ovvero di supervisione, consulenza, progettazione e coordinamento dei servizi educativi, e i servizi in cui opera. L’auspicio è che con l’approvazione di questa legge si faccia chiarezza circa l’identità del professionista educativo di secondo livello.

1.2 Percorso formativo

Il percorso formativo del professionista di secondo livello prevede il conseguimento della Laurea Magistrale in Scienze Pedagogiche. Il corso di laurea intende promuovere lo sviluppo di competenze pedagogiche specialistiche, relative alla padronanza di teorie e modelli della consulenza pedagogica, del coordinamento pedagogico dei servizi e della consulenza filosofica concernenti le aree della cura, dei servizi alla persona e alle comunità, delle problematiche presenti nei diversi contesti organizzativi. Pertanto, la preparazione che il corso di laurea fornisce è volta ad acquisire conoscenze, comprensione e abilità nell'ambito della progettazione e della valutazione dei servizi e degli interventi educativi, della capacità di leggere e interpretare i problemi presenti nei processi educativi e formativi, delle metodologie e degli strumenti per poter dare consulenze e saper gestire contesti organizzativi.

Il Corso ha, di norma, durata biennale e prevede l’acquisizione di 120 crediti formativi universitari (CFU). Nei due anni sono previsti: 12 esami, laboratori, attività di stage o ricerca e la prova finale. Le attività di laboratorio hanno l'obiettivo di consentire agli studenti di approfondire concretamente studi di caso, metodologie attive, elementi cruciali per una maggiore conoscenza e comprensione delle caratteristiche del lavoro pedagogico "in situazione". Lo spazio dato anche ad attività di project work, di tirocinio, di affiancamento in situazioni significative, di ricerca sul campo, intende permettere di proiettarsi in prospettiva nelle specificità del futuro lavoro, a partire dall'osservazione diretta dei problemi concreti del lavoro stesso, così da consentire di collegare la conoscenza delle teorie pedagogiche con la comprensione delle loro modalità di applicazione sul campo. Vengono così sviluppate abilità di predisporre un progetto di ricerca sul campo, di utilizzo di metodologie di osservazione, di conduzione di colloqui e interviste, di analisi delle normative, dei documenti -Carte dei servizi, PEI, progetti, report -, di analisi e rielaborazione del materiale di ricerca raccolto e di stesura di report di ricerca, oppure abilità di saper utilizzare metodologie innovative per la analisi approfondita delle mentalità, dei modelli sociali e culturali.

Per accedere al Corso di laurea magistrale occorre essere in possesso di una Laurea o di Diploma universitario triennale o altro titolo di studio conseguito all'estero e riconosciuto idoneo. Inoltre, per essere ammesso al Corso di laurea, bisogna possedere (DM 270/04, art 6, comma 1 e 2) la conoscenza degli elementi fondamentali del sapere pedagogico e delle sue connessioni con il sapere delle altre scienze umane e sociali, con particolare attenzione alla filosofia, alla psicologia, alla sociologia, all'antropologia, le conoscenze relative alle principali metodologie educative e alle caratteristiche dei contesti educativi e formativi, saper tradurre tali conoscenze in capacità di individuare le caratteristiche delle problematiche educative, individuare metodologie e strumenti di primo livello adatti ad affrontarli, collegare fra loro i saperi pedagogici, filosofici, psicologici, sociologici, antropologici.

Finito il corso Magistrale in scienze pedagogiche si può inoltre perfezionare e approfondire gli studi attraverso Master, Corsi di perfezionamento o attività nel campo della ricerca.

1.3. I ruoli e gli ambiti di intervento del professionista di secondo livello

Definire i ruoli di un professionista di secondo livello è, soprattutto oggi, molto complesso. Possiamo partire dal fatto che: “L’educazione funziona così: c’è chi educa, chi viene educato e chi insegna ad educare.” INSERIRE CIT.

Quindi se ci si occupa di educazione bisogna fare riferimento almeno a due ruoli fondamentali: chi educa e chi viene educato.

Date queste parole si può affermare che “chi educa, in qualche modo, ha imparato, o sta imparando, o dovrà imparare come educare” .

Educare è però un verbo intransitivo e perciò implica che bisogna imparare ad educare per questo motivo i ruoli del professionista educativo diventano tre perché il terzo rappresenta il lavoro del professionista di secondo livello.

Quindi il ruolo principale del professionista di secondo livello è quello di insegnare agli educatori come educare, basandosi su una teoria ben presente.

La figura del professionista educativo di secondo livello si declina in diversi sbocchi occupazionali:


  • Consulenti pedagogici;

  • Coordinatori di servizi educativi;

  • Consulenti nella progettazione e gestione di interventi educativi nelle Istituzioni Scolastiche, nei Servizi educativi, negli Enti locali, nell'educazione informale e non formale in genere;

  • Consulenti a orientamento filosofico.

A seconda dell'ambito in cui il professionista educativo di secondo livello opera, le azioni professionali assumono sfumature e caratteristiche diverse tra loro.

Il pedagogista svolge attività di progettazione, programmazione, organizzazione, coordinamento, gestione, monitoraggio, valutazione, consulenza e supervisione della qualità pedagogica dei servizi e dei sistemi pubblici o privati di educazione e formazione; nei comparti socio-assistenziali e socio-educativi e anche nel comparto socio-sanitario con riguardo agli aspetti socio-educativi, attività didattica, di ricerca e di sperimentazione.

Gli ambiti di intervento con cui deve fare i conti il professionista di secondo livello sono:

-programmare, gestire e verificare interventi educativi mirati al recupero e allo sviluppo delle potenzialità dei soggetti in difficoltà per il raggiungimento di livelli sempre più avanzati di autonomia;

-contribuire a promuovere e organizzare strutture e risorse sociali e sanitarie, al fine di realizzare il progetto educativo integrato;

-programmare, organizzare, gestire e verificare le proprie attività professionali all'interno di servizi socio-sanitari e strutture socio-sanitarie-riabilitative e socio-educative, in modo coordinato e integrato con altre figure professionali presenti nelle strutture, con il coinvolgimento diretto dei soggetti interessati e/o delle loro famiglie, dei gruppi, della collettività;

-operare sulle famiglie e sul contesto sociale dei pazienti, allo scopo di favorire il reinserimento nella comunità;

-partecipare ad attività di studio, ricerca e documentazione finalizzate agli scopi sopra elencati.

Tutto questo deve essere consapevolmente agito unitamente alla capacità di accompagnare la concreta pratica formativa continuamente interrogandola, problematizzandola, decostruendola, ricercandone i significati e ascoltandone le emozioni -spesso nascoste-, in un processo continuo; con un'attenzione particolare a quella che è stata denominata la “latenza affettiva”, cioè il crogiuolo di emozioni, affetti, sentimenti, dinamiche relazionali presenti in una certa situazione. Si tratta di attivare percorsi di conoscenza di sé, delle relazioni e delle situazioni che viviamo attraverso una “comprensione trasformatrice”.
2. Di cosa si occupa
2.1. Competenze

La figura educativa di secondo livello è lo specialista dei processi educativi e della formazione, un professionista che conosce la realtà educativa, la ricostruisce razionalmente, la pianifica a partire da diagnosi pedagogiche accurate dei bisogni e propone opzioni epistemologiche, metodologiche e tecniche idonee e tali da rendere possibili processi di autonomia ed una assunzione di decisioni individuali e collettive. Per un ampliamento del lavoro socio-educativo in una prospettiva organizzativa (di coordinamento), formativa, di consulenza e di progettazione, deve disporre di competenze specifiche che possiamo dividere in 4 ambiti:



a) competenze scientifiche e culturali: riconosce e comprende i cambiamenti socio-culturale e ha la capacità di interpretarne in chiave pedagogica le esigenze educative e formative in connessione alle problematiche etiche, sociali, economiche, giuridiche e politiche; possiede la capacità di discernimento nelle dinamiche relazionali nei contesti individuali, familiari, sociali, organizzativi, istituzionali; legge i bisogni (anche latenti) e le risorse (anche potenziali) insite nella persona, nei gruppi, nelle organizzazioni, nelle reti sociali; comprende in modo criticamente consapevole le realtà complesse in una prospettiva educativa e sistemica, prevedendone implicazioni e connessioni.

b) competenze metodologico–progettuali: pianifica percorsi di crescita, sviluppo, evoluzione, apprendimento, cambiamento e di promozione della persona a livello personale, familiare, comunitario, sociale, organizzativo; gestisce e sviluppa le risorse umane dei gruppi e delle organizzazioni (selezione, aggiornamento, formazione, riqualificazione e valorizzazione del personale); programma, elabora, realizza progetti d’ intervento e di trattamento e ne verifica l’iter di realizzazione anche in collaborazione con altri operatori; documenta il lavoro svolto ai fini di un’attenta opera di riflessione e di ricerca dei processi in atto in modo da cogliere le linee di tendenza ed evidenziare gli elementi innovativi.

c) competenze di orientamento e consulenza scolastica, professionale e territoriale: affronta, gestisce e media i conflitti in gruppi ed organizzazioni; riconosce le dinamiche interpersonali e intrapersonali nella relazione d’aiuto e conduce interventi di consulenza e supervisione pedagogica delle équipe educative e multiprofessionali; progetta e coordina strategie d’intervento, prevenzione e promozione a livello territoriale in una logica di ‘sistema’ o di ‘rete’ tra i diversi soggetti del pubblico e del privato sociale, del profit e del non-profit; supporta, offre consulenza e formazione ad educatori professionali e non professionali ed ad operatori socio-sanitari, socio-assistenziali e culturali.

d) competenze di sperimentazione e ricerca: individua i bisogni e gli ambiti rispetto ai quali avviene una ricerca pedagogica, quale ne sia il metodo e predispone le risorse e gli strumenti necessari per condurla; sa utilizzare i metodi, le tecniche e gli strumenti della ricerca educativa.
Inoltre, la competenza professionale presuppone una gestione autonoma del proprio sapere che significa costante rielaborazione delle informazioni rispetto a situazioni nuove e confronto con una realtà lavorativa che sollecita l’acquisizione di nuovi saperi.

Un professionista educativo di secondo livello che possiede e padroneggia le competenze sopra descritte, è in grado di assumere ruoli molto qualificati nell’ambito della consulenza, supervisione, formazione, coordinamento, progettazione. Potrà progettare ed intervenire direttamente in contesti educativi e sociali dove la sua competenza pedagogica indirizzerà l’iter formativo e riabilitativo dell’utenza e saprà coordinare o supervisionare equipe di lavoro multidisciplinari in vari ambiti e contesti.


2.2. Finalità
Il leone va alla guerra” Esopo.

Il leone, re della foresta, decise un bel giorno di fare una guerra e, come fanno tutti i re, diramò un bando fra tutti gli animali suoi sudditi.

- Gli animali - diceva il bando - vengano da ogni parte della foresta per aiutare il loro re a fare la guerra. Vengano tutti, senza nessuna esclusione, per prendervi parte.-

Vennero tutti, dai più grandi ai più piccoli. Tutti erano stati invitati perché il leone aveva detto che tutti avrebbero avuto un compito in guerra

E quando tutti gli animali furono riuniti davanti al re e ai suoi ministri, il leone cominciò ad assegnare ad ognuno il proprio compito.

Disse all’elefante: -Tu hai molta forza. Combatterai, ma porterai anche l'artiglieria e tutto quello che occorre ai tuoi compagni.

Poi disse alla volpe: -Tu che sei il più furbo degli animali, mi aiuterai ad ingannare il nemico.

-E tu- disse all'orso - che sei forte e agile, sarai utile quando dovremo assalire le fortezze; scavalcherai le mura e conquisterai in breve tempo le città.

Ad uno a uno il leone chiamò tutti gli animali e trovò per ognuno un compito preciso per la guerra che stava per cominciare.

Quando comparvero davanti al re gli asini e le lepri, i ministri e i consiglieri gli dissero:

- Questi sono animali inutili alla nostra guerra. Gli asini sono sciocchi e le lepri paurose e timide, che cosa ne facciamo? Mandiamoli via.

Ma il leone rispose ai suoi consiglieri e ministri:

- L'asino ha una voce più forte della mia. Sarà un'ottima tromba per chiamare a raccolta i soldati. La lepre è velocissima e porterà i messaggi da un luogo all'altro.

Il leone che era saggio sapeva che nessuno era inutile e disse:

- Dovete imparare che tutti sono utili se usati al momento opportuno e sfruttando le loro capacità. -

Il pedagogista è la figura professionale capace di osservare e leggere le differenze individuali che sono e rimangono la vera ricchezza della nostra società.

Essendo una figura professionale poliedrica e polivalente, più specificatamente le competenze in suo possesso sono finalizzate:

  • all’analisi critica e complessa delle situazioni individuali, familiari, lavorative, di gruppi e di comunità;

  • alla programmazione e progettazione di percorsi e protocolli educativi, formativi, di evoluzione personale e di recupero;

  • al coordinamento di équipe di lavoro;

  • alla consulenza e all’orientamento;

  • ed alla promozione di iniziative educative

  • rivolte a singoli, gruppi, organizzazioni e reti inter-istituzionali.


In estensione alla pedagogia più generale, l’accezione di “clinico” definisce la finalità educativa come azione umana di aiuto, alla persona e/o al gruppo, che ha carattere specifico e di ricerca qualitativa.

Le finalità professionali del pedagogista clinico si indirizzano al vasto panorama dei bisogni della persona con l’intento di soddisfarli attraverso modalità educative indispensabili al rafforzamento delle capacità individuali e al progresso sociale e culturale. Le finalità che governano il suo agire sono quelle di aiutare individui e organizzazioni ad aiutarsi, costruendo processi di intervento mirati ad autonomizzare e rinforzare la propria identità, producendo dislocazione di sguardi, costruendo e de-costruendo ipotesi e direzionando pensieri ed emozioni. Il pedagogista quindi ha il compito di agire a livello preventivo, creando nuove mentalità e nuovi metodi.

I modelli teorici di riferimento che il pedagogista adotta come chiavi di lettura devono intersecarsi con la cultura organizzativa del servizio educativo e con l’equipe che ne fa parte, ciò significa che chiare le finalità, stabiliti gli obiettivi dei progetti, concorrono tutti a lavorare nella medesima direzione, puntando agli obiettivi comuni, discussi e valutati.

Questo permette di valorizzare le peculiarità specifiche di ogni membro che ne fa parte, sentendosi unico e irripetibile e allo stesso tempo indispensabile all’équipe di lavoro.
Per concludere queste tesi trovano riscontro anche nella nuova proposta di legge ideata da Vanna Iori; in particolare si stabilisce che il pedagogista compie atti di

“intervento e valutazione pedagogica, indirizzati alla persona e ai gruppi, in vari contesti educativi e formativi, per tutto il corso della vita, nonché attività didattica, di ricerca e di sperimentazione” (art. 2);

e ancora:

“il pedagogista si occupa di progettazione, programmazione, organizzazione, coordinamento, gestioni, monitoraggio, valutazione, consulenza e supervisione della qualità pedagogica dei servizi e dei sistemi pubblici e privati di educazione e formazione. Si occupa inoltre di azioni pedagogiche rivolte ai singoli.” (art.10).
2.3. Azioni
Le azioni e i campi di intervento del professionista educativo di secondo livello sono molteplici e possono essere sintetizzati come segue:

  • Mediazione e consulenza familiare e minorile (approccio specifico di ascolto alla famiglia, mira a fornire agli utenti indicazioni pratiche volte al superamento dell’impasse che interferisce con il naturale processo evolutivo della vita di quel nucleo familiare);

  • Progettazione educativa, anche in situazione di svantaggio e handicap;

  • Orientamento scolastico e professionale;

  • Formazione aziendale e degli adulti;

  • Progettazione, coordinamento e attuazione di progetti per la formazione professionale;

  • Attività di sperimentazione, ricerca, didattica nel proprio ambito professionale;

  • Compie l'analisi dei bisogni, dei vincoli, delle condizioni di partenza;

  • Offre consulenza per la pianificazione e la gestione di servizi di rete nel territorio;

L'esercizio di tale professione comprende l'uso di strumenti conoscitivi, metodi, metodologie tecniche, tecnologie, strategie d'intervento per la prevenzione, l'anamnesi, la diagnosi, la valutazione, le attività di assistenza, di consulenza e di trattamento abilitativo e riabilitativo, di ricerca e sperimentazioni in ambito pedagogico, rivolte alla persona, alla coppia, alla famiglia, al gruppo e la società.



3. A chi si rivolge: un ruolo pluriforme

3.1 La rete di professionisti interni al servizio

Il professionista educativo di secondo livello si interfaccia con numerose figure facenti parte dell’universo educativo e con le quali si trova in uno stretto rapporto di collaborazione. “La composizione dei diversi fattori che si ritrovano in un servizio e in un’azione progettuale richiede una specifica attenzione per dare vita a processi di integrazione”1. Proprio per questo, il pedagogista si trova a rapportarsi con educatori professionali2 socio-pedagogici e socio-sanitari, operatori, oppure altri professionisti educativi di secondo livello quali coordinatori, consulenti, supervisori che cooperano, progettano e valutano insieme a lui in équipe. Esiste una relazione che connette la dimensione pedagogica a quella organizzativa. Insieme a queste altre figure, il professionista di secondo livello crea una rete di sostegno che rende il lavoro pedagogico più armonioso.

Ma che cos'è effettivamente un gruppo educativo? Quali sono le sue dinamiche?”3 : riprendiamo queste due domande di F. Lauria per introdurre il tema del rapporto che si crea tra il professionista educativo di secondo livello e l'équipe con cui lavora. Il pedagogista, oltre ad assumere una funzione essenzialmente manageriale deve gestire quotidianamente delle problematiche relative al personale4. Diventa di primaria importanza, quindi, mantenere un buon clima di gruppo: il clima è “l'insieme delle qualità dell'ambiente relazionale percepite dai membri” ed è “certamente correlato alla cultura che il gruppo sviluppa durante la sua attività”5. E' un compito che richiede non solo una capacità di fare ordine ma anche e soprattutto di valorizzare e motivare le risorse individuali6. Il pedagogista si prende cura della sua équipe educativa: viene a crearsi uno spazio “a parte” dove “tempo e relazioni sembrano essere qualitativamente diverse […] ma comunque centrate sull'esistenza concreta di chi cura e di chi è curato”7.

Ci piacerebbe citare a questo punto la teoria della leadership situazionale che afferma che “non esiste un modo giusto di “essere capo”, e non è possibile definire un solo stile di leadership che sia coerente con tutte le variabili di contesto possibili”8 ma “lo stile deve essere scelto in funzione delle diverse situazioni che il leader si trova di fatto a gestire”9 anche in maniera dinamica nell'arco del tempo. Stiamo dicendo che il  professionista educativo di secondo livello deve saper essere leader e lo deve fare in base alle contingenze (teoria della leadership situazionale). Se si trova a fronteggiare un basso livello di maturità psicologica (si intende il grado di competenza professionale e l'esperienza sedimentata nello svolgere funzioni e nel raggiungere obiettivi) e maturità professionale (è una dimensione che rimanda ad aspetti di personalità e designa la disponibilità di assumersi le responsabilità) non può fidarsi della sola collaborazione degli operatori10.



3.2 Utenza

L’utenza che si rivolge al pedagogista può essere molto vasta, per caratteristiche e problematiche, può inoltre avere qualsiasi età (si parla infatti di educazione degli adulti, cioè apprendimento/formazione permanente), sesso e stato di salute. Tra questi possiamo individuare bambini, adolescenti, adulti,

anziani, ma anche genitori, insegnanti, educatori. Si rivolge alle singole persone, ma anche alla coppia, alla famiglia, al gruppo e alle istituzioni, con attività educative, culturali, formative e rieducative.

Proprio perché ha un ruolo pluriforme, potrà lavorare non solo nell’area socio-educativa e socio-assistenziale, ma anche in quella socio-sanitaria, scolastica e giuridica.



3.3 Il territorio
Per “territorio” si intende il luogo fisico e relazionale in cui si creano legami tra persone che abitano uno specifico contesto. Per poter svolgere al meglio le sue funzioni il professionista di secondo livello deve avere conoscenze approfondite del territorio in cui opera. Questo sapere è fondamentale in quanto egli è una figura di sistema e uno dei suoi compiti principali è quello di costruire una rete di relazioni con gli altri professionisti con cui entra in contatto. Gli ambiti in cui lavora sono molteplici e tra questi i principali sono:

- ambito sanitario  il pedagogista entra in contatto con ASA (ausiliario socio-assistenziale), OSS (operatore socio-sanitario), medici, infermieri, fisioterapisti per la riabilitazione, psichiatri e logopedisti;

-ambito scolastico  il pedagogista insieme a insegnanti, educatori e insegnanti di sostegno elabora i progetti educativi individualizzati (PEI). L’intervento del pedagogista si affianca a quello dello psicologo, il quale è molto presente in ambito scolastico. Nella struttura scolastica, inoltre, il professionista di secondo livello incontra anche i presidi degli istituti per questioni organizzative;

-ambito giudiziario  il pedagogista e la sua equipe stabiliscono rapporti con giudici, avvocati e assistenti sociali;

-ambito politico-amministrativo  il pedagogista deve essere costantemente aggiornato sulle politiche nazionali (relative alla tipologia del servizio) e locali (relative al comune in cui opera). Le figure che incontra sono il sindaco, l’assessore alle politiche sociali e gli impiegati dell’ufficio amministrativo;

-ambito della cooperazione internazionale  il professionista di secondo livello lavora con mediatori linguistici e culturali per elaborare un programma educativo di intervento.



Vista la diversità e la numerosità degli ambiti in cui opera, il pedagogista deve essere in grado di rapportarsi con le altre figure professionali con cui lavora. Certamente non è una sfida semplice, ma il professionista di secondo livello deve riuscire a gestire (anche) questa complessità.

1 Premoli S., Il coordinamento pedagogico nei servizi socioeducativi, Franco Angeli, Milano, 2008, p.185.

2 Vedi proposta di legge DDL 2656-3247 ad opera di Vanna Iori.

3 Lauria F., L’acrobata. Il coordinatore pedagogico attraverso la lente del cinema, Aracne Editore, Ariccia (RM), 2014, p.170.

4 Premoli S., Il coordinamento pedagogico nei servizi socioeducativi, op. cit., p.185.

5 Quaglino G.P., Casagrande S., Castellano A., Gruppo di lavoro lavoro di gruppo, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1995, p. 158.

6 Premoli S., Il coordinamento pedagogico nei servizi socioeducativi, op. cit., p.36.

7 Palmieri C., La cura nell’esperienza educativa in Rezzara A. e Ulivieri Stiozzi S., (a cura di) Formazione clinica e sviluppo delle risorse umane, Franco Angeli, Milano, 2004, p.116.

8 Premoli S., Il coordinamento pedagogico nei servizi socioeducativi, op. cit., p.163.

9 Ivi p.172.

10 Ivi pp.163-164.






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