1. Il modello di San Miniato come esempio per uno sviluppo integrato della Via Francigena sul territorio locale



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12.11.2018
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1.Il modello di San Miniato come esempio per uno sviluppo integrato della Via Francigena sul territorio locale

Questo case study è stato realizzato fra i mesi di giugno e agosto 2015: analizza attraverso una raccolta qualitativa e quantitativa dei dati (questionari e interviste) il “progetto” della Via Francigena nel comune di San Miniato, esempio virtuoso nonché modello esportabile a livello nazionale ed europeo grazie alla sinergia creatasi fra istituzioni, associazioni, operatori culturali e categorie eonomiche

Fondamentale per questo “progetto” è il coinvolgimento delle quattro componenti necessarie per lo sviluppo di un itinerario culturale. Tali componenti sono: 1) il dialogo fra le istituzioni (amministrazione comunale e Regione Toscana), in quanto elemento politico necessario per la validità e il progresso sostenibile della Francigena sul territorio; 2) la vivacità delle realtà associative, segno concreto di come il progetto francigeno crea sviluppo sul territorio grazie anche a strumenti quali l’accoglienza e la promozione culturale; 3) il tessuto imprenditoriale locale attraverso il potenziamento del Centro Commerciale Naturale all’interno del progetto “San Miniato nel cuore della Via Francigena Toscana”; 4) il sostegno e il supporto scientifico dell’Università di Firenze.

2.Il dialogo istituzionale quale base politica della del progetto Via Francigena

A testimonianza di questa importante componente, indispensabile alla realizzazione del progetto Via Francigena, ho raccolto quattro testimonianze di carattere locale e regionale.



1) Intervista all’assessore al turismo del Comune di San Miniato Giacomo Gozzini:

Quali sono state le politiche di sviluppo locale intraprese dal comune di San Miniato relative al progetto Via Francigena e quali altre mancano e vorresti realizzare ?”

-Risposta: “il Comune di San Miniato si è ben mosso per quanto riguarda la costruzione del percorso; dagli interventi di messa in sicurezza, alla segnaletica fino ad arrivare alle aree di sosta per i pellegrini. Ha curato con il volontariato locale la manutenzione, quindi questi anni si sono caratterizzati per il potenziamento del percorso nel nostro territorio comunale che conta molti kilometri. Vi è stato poi un lavoro molto importante che ha visto poco meno di un anno fa il taglio del nastro per l’inaugurazione della struttura di servizio dell’area archeologica di San Genesio, vera tappa della Via Francigena, menzionata anche nel diario dell’arcivescovo di Canterbury Sigerico. Tutto questo è stato possibile soprattutto grazie a una politica regionale tesa a valorizzare l’importanza di questo crocevia unico in Europa che collega il Nord del continente al Mediterraneo, per il quale la Regione Toscana ha stanziato molte risorse, ed è proprio grazie a queste che gli enti si sono potuti attivare per la promozione francigena.

San Miniato si è poi distinto per la qualità degli eventi legati alla Via Francigena. Da una bella iniziativa di commercio di vicinato legata a questa Via, fino ad arrivare a un festival musicale, il Francigena Melody Road che anche quest’anno ha visto la partecipazione di artisti molto importanti, per infine passare al Palio di San Rocco Pellegrino: un appuntamento tradizionale, il settimo, una festa di cultura, teatro, cibo e musica che si svolge proprio sulla Via Francigena.

Questi sono stati gli anni del progetto dei “Centri Commerciali Naturali” del Comune di San Miniato legato all’accoglienza dei pellegrini: quasi tutti i negozi espongono una vetrofania che recita in più lingue la dicitura “Benvenuto pellegrino!”. Questi negozi si caratterizzano anche per servizi particolari legati infatti all’accoglienza di chi percorre la Francigena: il bar che ti consente di riempire la borraccia, il negozio che si occupa di riparazioni e che quindi va incontro al pellegrino, chi consente di utilizzare il computer. Insomma, tutta una serie di piccole grandi cose!

Adesso c’è in ballo anche un progetto che prevede la riqualificazione di un fabbricato comunale da adibire all’accoglienza principalmente per l’utenza della Francigena”.

- secondo te è viva all’interno del Comune e della cittadinanza l’importanza dell’eredità spirituale europea che la Via Francigena porta con sé, e quindi può essere vista come una via di sviluppo dell’identità culturale europea?”

-Risposta:” nell’ottica della costruzione di una vera e propria cultura comune europea, che è uno degli obiettivi più alti che si trova dinanzi la politica oggi giorno, l’elemento della Via Francigena è uno dei grandi elementi attraverso i quali si può esaltare questa cultura e lo è anche per un fatto fisico, materiale, perché è oggettivamente un’unica strada che mette in collegamento paesi diversi dell’Europa e sulla quale un tempo su questa strada s’incontrava la vita e culture diverse, e questo secondo me evoca l’appartenenza a un’unica cultura europea”



2) Intervista a Giovanni D’Agliano, Dirigente nel Settore Progetti Speciali integrati di Sviluppo Turistico presso la Regione Toscana:

- “il master plan della Regione Toscana, quanto è importante saperlo esportare su scala internazionale come modello di riferimento”.

-Risposta: “di Master plan si parla dal 2009 e sicuramente esiste un modello di governance che qui ha funzionato e che ritengo possa funzionare anche fuori, al di là delle sensibilità politiche. Qui ha funzionato perché c’è stata una regia regionale molto forte, sono state allentate quelle che all’inizio sembravano prescrizioni tassative. Il master plan nasceva sostanzialmente con dei filtri progettuali unici, una serie di segmenti che poi a livello locale avrebbero creato qualche problematica di gestione; poi con il piano operativo abbiamo introdotto il finanziamento al cento per cento delle opere ritenute più strategiche. Non è possibile chiedere ai comuni di finanziare anche in parte opere legate alla Francigena, questo colliderebbe con interessi forti dei cittadini soprattutto se pensiamo a qualche anno fa quando vi erano pochi pellegrini. È stata un’ottima scelta quella di accollarsi interamente l’onere delle criticità più importanti: accogliamo le richieste che riguardano la sicurezza. Per quanto riguarda invece il tema dell’ospitalità continuiamo con la ripartizione con i comuni a 60-40. Posso sostenere che il modello ha funzionato”.

- “quali sono gli obiettivi del nuovo mandato Rossi e cosa ha lasciato per la Francigena in quello precedente?”

-Risposta: “so che il Presidente Rossi vuole continuare, dove possibile, l’opera di messa in sicurezza ed eliminare totalmente la compresenza dei pellegrini e del traffico veicolare. Possiamo sostenere che la regione Toscana è una regione dove la messa in sicurezza è stata portata avanti e per questo i risultati sono ben visibili; i difetti ovviamente si possono sempre trovare, però viene riconosciuto che questo è il tratto dove si percepisce un intervento maggiore in tal senso”.

- “a seguito dell’incontro di Saint Maurice quanto è importante avere un’unica guida europea sotto un’unica casa editrice per la Via Francigena?”



-Risposta: “ E’ oggettivamente importante! Anche stamani è arrivata una mail in cui qualcuno si lamentava del fatto che i pellegrini continuano a perdersi sulla Francigena. Semplicemente chi non è titolato a fare segni non li dovrebbe fare. Purtroppo invece molte persone si sentono nelle condizioni di poter segnare un percorso e scrivere una guida. Non possiamo permettere che venga comunicato ai pellegrini che il percorso è sicuro quando in realtà non è percorribile. Dobbiamo piuttosto informare in maniera adeguata le persone interessate a percorrere la Via, dopodiché potranno scegliere responsabilmente che percorso seguire”.

- “Cosa ne pensi riguardo la candidatura della Francigena a patrimonio dell’Unesco?”



-risposta: “ è una grande opportunità, ma dovrebbe essere l’intero percorso ad essere candidato. Un problema che sorge da questo punto di vista è proprio la chiarezza circa il percorso, soprattutto quello che da Roma arriva fino a Gerusalemme: ci sono due strade più o meno riconosciute.

Superati il problema della messa in sicurezza e della definizione del percorso, come Santiago anche la Francigena ha tutte le carte in regola per diventare patrimonio dell’Unesco: storia, bellezze naturali e paesaggistiche”.



3) Intervista all’uscente consigliere regionale con delega alla Via Francigena Paolo Tognocchi, nonché Presidente e fondatore della Francigena “Melody Road”:

-”la Via Francigena come nuovo modello di riferimento per sviluppare delle politiche regionali in ambito turistico, culturale, ambientale. Il modello della Toscana ed il Master plan sulla Via Francigena hanno avuto e stanno avendo un forte successo. Un esemio di come le scelte politiche possono influenzare enormemente lo sviluppo di territori e creare nuove opportunità”

-Risposta: La Toscana, con oltre 43 milioni di presenze rappresenta sicuramente uno dei punti di forza del sistema turistico italiano. Nonostante questo, con grande dinamismo e lungimiranza, si dimostra capace di guardare al futuro cercando di raccogliere , in un mercato molto frammentato e diviso in nicchie, nuove opportunità. Una di queste è sicuramente la Via Francigena. Si tratta di un progetto di enorme valenza storica e culturale  costruito su di un modello estremamente avanzato che guarda alla sostenibilità, alla valorizzazione di bellezze  paesaggistiche e beni culturali ancora fuori dai grandi circuiti puntando su di   un turismo attento e consapevole. Giustamente è  considerato un esempio da imitare e ripreso da altre regioni. La scelta del Master plan con obiettivi ,azioni e  tempistiche ben definite, dell'assegnazione di  importanti risorse umane ed economiche  ha rappresentato bene questa volontà e creato nuove opportunità per i nostri territori , valorizzato nuove destinazioni e alla fine convinto tutti anche quelli che di fronte alle risorse impegnate dicevano : " Perché spendere questi soldi per poche centinaia di persone ?  " Oggi di fronte all'evidenza numerica, alla risposta dei territori interessati, al crescente impegno di Enti, Associazioni e singoli cittadini , al crescente numero di manifestazioni culturali ad essa collegate si può dire che la Francigena abbia sfondato il muro della diffidenza per entrare nel cuore delle persone”.

- “Quanto è stata importante la sinergia creatasi fra le varie regioni attraversate dalla Via Francigena nella ‘costruzione di un’identità individuale e collettiva aperta e condivisa’ in quanto principio cardine dei valori promossi dal Consiglio d’Europa? Quanto la Francigena ha bisogno della Toscana e quanto la regione Toscana ha bisogno della dimensione europea della Francigena?”

-Risposta: “senza una dimensione europea ed  un progetto comune la Via Francigena sarebbe destinata al fallimento.  A dire il vero non tutte le regioni hanno colto da subito l' importanza ed il valore di questa opportunità. Posso senz'altro affermare che, oltre al traino della nostra regione, è stato estremamente importante il ruolo di AEVF che non hai mai smesso di proporre, dialogare, cucire i rapporti fra le regioni italiane e quelle europee attraversate dal cammino. L'ottimo lavoro in particolare del Presidente Tedeschi e del suo staff è stato determinante. Ogni poi che abbiamo un Ministro, Dario Franceschini, che ci crede fortemente e che agisce direttamente a spronare le regioni vedo la concreta possibilità di procedere verso questa faticosa costruzione dell'identità Francigena. La Via Francigena deve essere un patrimonio di tutti. Il prossimo Giubileo , voluto da Papa Francesco, rappresenta un’occasione importante di fare una grande opera di condivisione e di promozione”.

- in assenza di una identità culturale europea condivisa la Francigena può rappresentare, oltre al cammino, anche il mezzo che, con la lentezza dei passi che la contraddistingue, la varietà dei paesaggi e le opere d’arte sparse lungo il cammino, è in grado di riportare i pellegrini/camminatori a una dimensione culturale unitaria che come un fil rouge lega l’Europa del Nord al Mediterraneo?”

-Risposta: “mai come oggi vediamo l' Europa tremare di fronte alle nuovi tremende sfide che l'attendono e che già sta affrontando. Quanto aiuterebbe passare dalla pura dimensione economica a quella culturale e valoriale. E’ indubbio che l' identità comune europea si costruisce anche riscoprendo la propria storia; una storia fatta anche di migrazioni, cammini, commerci, pellegrinaggi, grand tour. Fatta di  contaminazioni culturali che poi diventano patrimonio comune. Io amo la musica e penso ad esempio a Mozart che dopo avere nutrito il suo genio in Italia seppe produrre capolavori che rappresentano un patrimonio che la cultura l'Europa ha donato all'umanità intera. Sicuramente il viaggio come sfida e conoscenza rappresenta un passo in avanti verso questa consapevolezza .Per questo e importante che l'accoglienza l'ospitalità diventino un valore per i territori attraversati . Penso anche a gesti semplici come ad esempio l'aprire la porta ad un pellegrino quando piove. E non dimentichiamo che si tratta di un cammino di fede, quindi un modo per affermare le comuni radice religiose , vivendole e non solo declamandole. Penso poi che il legame con il nostro mare, il Mediterraneo, rappresenti indubbiamente un aiuto ad prospettiva di pace che leghi l'Europa e paesi dell'area mediterranea. La Via Francigena può aiutare molto ed insegna che anche i grandi tratti di strada, si fanno un passo dopo l'altro con forza di volontà , determinazione e occhio rivolto alla meta”.

4) Intervista al neo consigliere regionale Andrea Pieroni, ex Presidente della Provincia di Pisa:



- “quanto è importante e cosa rappresenta la Via Francigena per una regione come la Toscana già ampiamente conosciuta nel mondo?”

-Risposta: “come ben sappiamo, la Toscana costituisce una delle mete turistiche più ambite al mondo. Da ciò scaturisce l’onere di mantenere i presupposti di tale “appeal”, così come l’impegno e l’opportunità di ampliare ed arricchire la capacità di attrazione. Per questo servono scelte originali e qualificanti, così come occorrono investimenti adeguati. Ebbene, la Regione Toscana, con la Via Francigena, è riuscita a fare tutto questo! I grandi itinerari culturali e i cosiddetti “cammini spirituali” costituiscono sempre più, per una regione, quella opportunità e quel valore aggiunto in grado di offrire una alternativa vera e concreta rispetto ai circuiti turistici più tradizionali e consueti, una proposta per chi voglia andare alla scoperta o ri-scoperta di territori, luoghi e scorci meno conosciuti, per chi ricerca esperienze turistiche sostenibili ed ecologiche, per chi voglia fare del viaggio una occasione preziosa di recupero di valori essenziali e di ricerca interiore. La Via Francigena, con i suoi 380 Km immersi nella storia e nelle bellezze toscane, costituisce sicuramente una ulteriore “gemma preziosa”, un gioiello unico che pone la Toscana al centro di un’Europa tutt’altro che autoreferenziale, di un continente proiettato verso la dimensione mediterranea, la dimensione che ha segnato in maniera indelebile la nostra civiltà”.

- “quali sono le peculiarità da potenziare in ambito regionale per rendere la Via Francigena un vero “cammino” in grado di unire l’Europa del nord con le sponde del Mediterraneo?” Risposta: “L’auspicio è che l’affermarsi della Via Francigena quale itinerario culturale europeo possa favorire lo sviluppo e l’affermarsi di molti altri “sentieri” che possano connettersi l’uno con l’altro, fino a creare una vasta rete di percorsi culturali e spirituali”.

-Risposta: “la Toscana, che possiede il 40% del percorso italiano e si pone naturalmente al centro di tale itinerario, può e deve diventare un vero e proprio laboratorio-osservatorio dei grandi itinerari culturali/spirituali; un luogo di confronto delle esperienze, di maturazione di nuove idee e proposte. Occorre investire su esperienze ed iniziative volte a far crescere la cultura dell’accoglienza, dell’incontro, del dialogo, del rispetto, come si addice ad un “cammino” essenzialmente spirituale, come quello che conduceva i pellegrini dal Nord al Sud, con una direzione esattamente contraria a quella che oggi percorrono le centinaia di migliaia di persone che fuggono dal Sud del mondo. Per questo serve un balzo in avanti sul versante della disponibilità e qualità delle strutture ricettive destinate all’ospitalità dei pellegrini. Perché è anche così che si favorisce la “contaminazione” e lo scambio interpersonale ed interculturale che, auspicabilmente, vogliamo che sia la finalità della stessa Francigena”.

- quanto conta il sostegno delle politiche europee ed internazionali alla promozione della Via Francigena? Quali ulteriori azioni politiche potrebbero essere avviate?”

-Risposta:“la Via Francigena deve mantenere la sua dimensione europea! E’ un itinerario strategico per far progredire l’idea di “Europa dei popoli”. E’ un’arteria fondamentale per dare nuovo slancio ad una idea di Europa che in questi ultimi tempi deve recuperare smalto e credibilità. Lungo questa arteria deve scorrere sempre più sangue. E il sangue è rappresentato dai pellegrini, dai viaggiatori che percorrono le sue strade, animati dalla curiosità di ascoltare, conoscere, capire, sentire, immergersi in una realtà nuova, tutta da scoprire. Le politiche europee, così come le risorse, sono fondamentali, devono essere lungimiranti e pronte a sostenere i progetti che le regioni ed i territori attraversati sapranno mettere in campo. Serve un coinvolgimento ancora più forte e stretto dei soggetti associativi e culturali dei territori, occorre una promozione maggiore tra i giovani con iniziative ed eventi loro dedicati, aiuta sempre anche l’apporto dell’imprenditoria locale con azioni qualificanti, è strategico lo sviluppo di relazioni sempre più strette con le comunità attraversate da questo straordinario itinerario”.

- “si parla da qualche settimana di candidare la Via Francigena a patrimonio mondiale dell’Unesco. Un cammino lungo, ma non impossibile da raggiungere. Rappresenterebbe davvero un’ulteriore opportunità?”

-Risposta: “sicuramente! Quali patrimoni migliori da valorizzare e promuovere se non le “infrastrutture” che mettono in contatto tradizioni e culture diverse? Dico questo, ben sapendo come sia complesso, articolato e difficile il percorso necessario al riconoscimento di sito UNESCO e quanto sia impegnativo il lavoro di gestione di tale accreditamento internazionale. Ma quando i presupposti ci sono, niente deve essere lasciato di intentato. Il “sigillo” UNESCO aggiungerebbe sicuramente ulteriore prestigio e visibilità internazionale e, nel contempo, salvaguarderebbe la Via Francigena dal rischio di divenire un prodotto turistico come tanti altri”

3. L’accoglienza, le realtà associative e la diocesi di San MiniatoL’accoglienza ai pellegrini oltre a essere il punto chiave della Via Francigena, è in tal senso anche la peculiarità del Comune di San Miniato. Infatti è facilmente riconoscibile dalla possibilità di scegliere una struttura di tipo laico o religioso. A tal proposito, le due testimonianze che ho raccolto spiegano meglio il perché di questa affermazione.

Testimonianza di un frate appartenente all’ordine francescano del Convento di San Francesco presso il comune di San Miniato, il quale si occupa dell’accoglienza dei pellegrini della Francigena: “quando si parla d’accoglienza non si parla di qualcosa d’astratto ma designa piuttosto un carattere ben preciso, e in questo caso è il non vagheggiare, ma avere a che fare con la persona; la persona che suona al Convento mi fa ricordare sempre le parole di Gesù: bussa e ti sarà aperto! Noi offriamo la disponibilità di una stanza dove dormire, nella semplicità; ci troviamo in un ambiente francescano, quindi non c’è niente di lussuoso. Lo si fa espressamente perché si crede nella persona che arriva: chi si mette in cammino ha sempre le sue buone ragioni! Diamo ai pellegrini la possibilità di partecipare alle azioni liturgiche, il coro dei frati, il vespro, la messa alla sera. La cena la condividiamo e tutto diventa piacevole, sia per noi che per loro.

Fra i pellegrini va detto che c’è chi prenota e chi no; la scorsa settimana abbiamo avuto 28 pellegrini; la nostra accoglienza si concretizza anche in questo: ti trovi da mezza pentola di brodo a preparare per altre persone che non erano previste.

Io sono un frate francescano conventurale e durante il mio cammino ho percorso la Via Francigena. Ho lavorato 11 anni in carcere: per chi arrivava ad avere la possibilità di uno sconto di pena, chiedevo al magistrato di fargli fare questo cammino, che rappresentava una sorta di trampolino di lancio per una riconciliazione con il proprio io. Facevamo il percorso che da Radicofani, un piccolo comune in provincia di Siena, arriva a Roma. Questo avveniva sempre nella prima settimana di giugno.

Alla nostra porta bussano molti olandesi, francesi, tedeschi, in questi giorni anche pellegrini provenienti dal Costa Rica. Ovviamente tantissimi italiani.

Molti di loro, ahimè, si lamentano della poca sicurezza dei percorsi, per non parlare degli alberi da scavalcare a seguito dei venti forti di marzo.

A detta dei pellegrini, c’è da fare ancora molto per questa Via. Rispetto al Cammino de Santiago de Compostela, si caratterizza meglio la Via: tanti pellegrini mi hanno raccontato che ormai Santiago è tutto un business, non esiste più l’offerta.

Noi ad esempio chiediamo una cifra simbolica , ma poi ognuno è libero di fare come crede in base al proprio stato monetario. Non siamo attaccati al centesimo, nonostante questo sia l’unico mantenimento che percepiamo”.

Testimonianza del Sig. Mario Giugni, il quale si occupa del coordinamento e dell’accoglienza dei pellegrini della Francigena presso l’ostello della Misericordia di San Miniato basso: “la mia avventura da pellegrino sulla Francigena comincia nel 2000: arrivammo fino a Roma, in piazza San Pietro; eravamo tutti molto emozionati, e se ci ripenso mi commuovo ancora. Fu un’esperienza veramente bellissima, non solo dal punto di vista spirituale, ma soprattutto perché ho avuto la possibilità di conoscere persone alle quali sono legata tutt’oggi e con le quali ho percorso la Francigena da Canterbury fino alla Puglia; un’infinità di episodi degni di essere raccontati. Mi ricordo ancora la mia prima tappa, da Canterbury a Dover. Eravamo molte persone, più di cinquanta; prima di proseguire lungo il cammino dovevamo fare una ricognizione. Io e un mio amico, in mountain bike, ci rendemmo conto che mancava la segnaletica. Siamo arrivati a percorrere una sorta di superstrada che collega Canterbury a Dover: ancora oggi mi emoziono quando ci penso, ma soprattutto mi chiedo ancora come sia stato possibile che nessuno ci abbia detto niente a riguardo! Questo episodio mi ha fatto capire l’importanza della segnaletica e di una guida unica e ufficiale, aggiornata e tradotta in più lingue. Questa problematica, purtroppo, la riscontro ancora oggi quando vedo arrivare i pellegrini con guide una diversa dall’altra: il rischio è che si snaturi la vera essenza della Via Francigena!

Un altro episodio riguarda un signore al quale dovevo fare il timbro sulla credenziale; mi spiegò che non ne aveva bisogno. Aveva già percorso anni prima quel tratto in bicicletta e ora aveva provato il desiderio di ripercorrerlo a piedi. Questa persona era estremamente soddisfatta, e mi spiegò che solo ora si stava davvero godendo la Via. In bicicletta non ci si può distrarre, devi essere vigile; la stessa velocità oltre a farti perdere la bellezza di certi paesaggi ti può far perdere anche un segnale a te importante. Il vero modo di assaporare tutti gli aspetti del cammino è farlo a piedi: è molto più faticoso, ci vuole più tempo, ma da più soddisfazione. Fare il percorso a piedi significa anche socializzare e apprezzare meglio i valori del pellegrino”.



4.Interviste ai pellegrini e valutazioni sui dati empirici

prima intervista:



-domanda: “è la prima volta che percorri la Via Francigena?”

-risposta: “no, questa è la seconda volta che la percorro; ho sempre fatto pellegrinaggio in bicicletta, infatti ho fatto il Cammino di Santiago tre volte, una volta il Cammino del Nord e una volta il Cammino Francescano dal santuario di San Francesco a Todi”.

-domanda: “quali sono le motivazioni che ti hanno spinto a percorrere la Francigena?”

-risposta: “mi piace molto andare in bicicletta, e la Via Francigena si presta benissimo in questo senso: è ricca di posti bellissimi da vedere e visitare, difficili altrimenti da conoscere. C’è poi anche il piacere di durare fatica; ma anche di conoscere persone nuove provenienti da tutta Italia e non solo”.

-domanda: “com’è percorrere la Francigena in bicicletta?”

-risposta: “avendola percorsa posso dire purtroppo che si fanno troppe strade e pochi percorsi; mi è capitato di scegliere alcuni sentieri con segnaletica bianca che nella pratica erano impercorribili in bicicletta”.

-domanda: “come ti orienti sulla Francigena?”

-risposta: “adopero la guida Terra di mezzo; è stato un buon punto di riferimento non solo per la Francigena ma anche per tutti i pellegrinaggi che ho intrapreso. Sono comunque munito anche di GPS, altrimenti rischierei di perdermi. Ho notato che in Italia la Via Francigena è molto seguita a livello comunale: a Camaiore per esempio vi è molta segnaletica; resta il fatto però che in alcune zone non vi è la stessa attenzione, e la segnaletica manca d’intero punto.”

-domanda: “cosa pensi dell’accoglienza che offre la Via Francigena?”

-risposta: “ho notato che più si scende in direzione Roma più i prezzi aumentano. Gli ostelli non sono proprio quelli del pellegrino: questo della Misericordia, ad esempio, lo è. Quando ero a Lucca ho pernottato in un ostello della gioventù che non poteva considerarsi tale. Quella volta parlando con altri pellegrini, mi spiegarono che qualche kilometro prima vi era una struttura adatta al pellegrino, aperta da aprile, che purtroppo non era ancora stata segnalata in nessuna guida . Secondo me un pellegrino che percorre la Via a piedi dovrebbe avere il diritto di trovare un posto dove pernottare, ed avere la precedenza anche rispetto a me che viaggio in bicicletta; è importante salvaguardare il compito dell’accoglienza. A Santiago la prima volta che ci sono stato, nel 2000, non esisteva il concetto della prenotazione: tutti i pellegrini venivano accolti e ognuno doveva avere il proprio posto. Poi ci sono tornato nel 2004 e mi sono reso conto che le cose sono purtroppo cambiate, e questo diritto non è più tale per il pellegrino”.

-domanda: “da dove vieni?”

-risposta: “ da Como. Sono partito dal Duomo di Milano e ho incontrato la Via Francigena a Pavia; il mio obiettivo è arrivare fino a San Pietro”.

Seconda intervista:



-domanda: “è la prima volta che percorri la Francigena?”

-risposta: “si, anche se in realtà, sin da quando ero adolescente, mi sono sempre interessato a questo modo di viaggiare. Quest’anno c’è stata la possibilità di intraprendere questo cammino e ho colto l’occasione. Sono partito da casa mia, a Latina, e mi sono posto l’obiettivo di arrivare fino a Lucca per poi concludere il percorso a San Pietro”.

-domanda: “qual è la motivazione o le motivazioni che ti hanno spinto a partire?”

-risposta: “mi piace partire all’avventura, percorrere un così lungo tratto con mezzi limitati. Oltre poi a vedere posti veramente belli, stacchi dalla solita routine e ti rendi conto di com’è vivere in modo diverso, semplice. In questo modo sperimento un nuovo modo di viaggiare: ho conosciuto molte persone e, anche con loro, ho condiviso esperienze, culture e storie. E’ mettersi alla prova, anche se mi sono reso conto che è necessario partire con un buon allenamento fisico, altrimenti si rischia di non portare a termine l’obiettivo”.

-domanda: “come ti orienti sulla Francigena?”

-risposta: “ho il GPS , senza sarebbe davvero un problema; infatti il percorso ciclabile è scarsamente segnato e ho corso molte volte il rischio di ritrovarmi in percorsi pedonali con le borse cariche, e in bicicletta diventa davvero un disagio, sia per me che per i pellegrini a piedi”.

Per evidenziare le caratteristiche prevalenti del pellegrino che percorre la Via Francigena ho lasciato 20 questionari (10 in italiano, 10 in inglese) presso il punto di accoglienza per i pellegrini della Misericordia di San miniato basso. Il questionario chiedeva, oltre ai dati personali, se era la prima volta che percorrevi la Via Francigena, come ne eri venuto/a a conoscenza, quali erano i motivi che ti spingevano a fare questo tipo di percorso, se percorrevi la Via Francigena da solo o con altre persone.

A seguito di un campione di 15 questionari compilati, questi sono i dati raccolti:



  • i pellegrini che hanno compilato i questionari sono tutti italiani;

  • sono 10 maschi, 5 femmine

  • l’età media femminile (campione di riferimento: 4 femmine) è di 35 anni;

  • l’età media maschile (campione di riferimento: 7 maschi) è di 42 anni;

  • soltanto 3 persone di sesso maschile provengono dal centro Italia; i rimanenti 12 (7 maschi, 4 femmine) provengono dal nord Italia;

  • alla domanda “è la prima volta che percorri la Via Francigena?”: 3 hanno risposto NO, 12 hanno risposto SI;

  • alla domanda “come sei venuto/a a conoscenza del percorso della Via Francigena?” ( le risposte sono multiple e quindi ogni intervistato ha la possibilità di barrare più di una risposta), le risposte sono state: 7 crocette per “amici”, 6 crocette per “internet”, 5 crocette per “altro”, 3 crocette per “riviste”, 0 crocette per “televisione”;

  • alla domanda “quali sono i motivi per i quali hai scelto questo tipo di percorso?” (le risposte sono multiple e quindi ogni intervistato ha la possibilità di barrare più di una risposta), le risposte sono state: 8 crocette per “spirituali”, 6 crocette per “culturali”, 5 crocette per “paesaggistici”, 5 crocette per “altro”, 0 crocette per “economici”;

  • 13 persone hanno dichiarato di viaggiare con altre persone, 2 persone hanno dichiarato di viaggiare da soli.

5.Conclusioni

la Via Francigena in Italia attraversa 1000 Km dal Gran San Bernardo a Roma. Attraverso questo percorso ricco di paesaggi, di natura e bellezze artistiche, molti privati, in molti casi giovani, hanno avuto e stanno avendo la possibilità di creare nuovi posti di lavoro e quindi dar vita a una “nuova” forma di occupazione: formazione, turismo, ricerca, trasporti e accoglienza sono solo alcuni dei settori con i quali la Francigena riesce a creare posti di lavoro.

Non solo i privati, ma anche le imprese, gli operatori turistici e culturali hanno capito che investire sulla Francigena significa investire sul proprio territorio e sulle proprie tradizioni; è dare sviluppo alle potenzialità del luogo e della cittadinanza, in armonia con le radici e i valori che la Francigena porta con sé.

La Via Francigena presenta le caratteristiche per essere definita “brand” in continuo sviluppo, date le sue connessioni e influenze sul territorio che attraversa.

Infatti, oltre a dare il nome a tante attività di ristoro e ostelli che nascono lungo il percorso, è anche al centro di importanti progetti, eventi e festival; fra questi solo a San Miniato, è da ricordare: il Francigena Melody Road, festival musicale di alto spessore vista la partecipazione di importanti nomi del panorama musicale internazionale; Meravigliosa Francigena, alla sua prima edizione quest’anno, un festival fantasy che richiama l’opera ultima dei fratelli Taviani, un evento tra sacro e profano sulla Via dei pellegrini; il Palio di San Rocco Pellegrino di San miniato, il Festival del pensiero popolare che si svolge lungo la Via, un festival che richiama antiche tradizioni popolari.

Un altro progetto che coinvolge la Via Francigena, in quanto pone al centro temi come il turismo sostenibile e il rispetto delle persone e delle tradizioni locali, è il concorso “Cammini italiani”, promosso dall’Unione delle Pro Loco (UNPLI), l’Associazione Europea delle Vie Francigene e il V° Festival europeo della Via Francigena Collective Project. Un progetto che si trova perfettamente in sintonia con l’attitudine creatasi attorno alla Francigena di riscoprire e valorizzare altri cammini e sentieri meno noti, ma con importanti tradizioni alle spalle.

Altro importante festival toscano è lo Slow Travel Fest; è la naturale evoluzione del Festival della Viandanza che mostra la Francigena come strumento per ripensare lo spazio e le distanze a bassa velocità. Un festival dedicato alla cultura del viaggio lento tra escursioni, arte e natura nella splendida cornice di Monteriggioni, famosa tappa della Via.

Il 2016 sarà un anno decisivo per la Francigena; ne sono testimonianza gli incontri ai quali ho partecipato: il primo si è svolto a Fidenza dove si svolgeva il primo summit dei comuni italiani della Francigena: un summit al quale hanno partecipato oltre ai membri dei comuni interessati anche i rappresentanti delle regioni, i parlamentari dell’intergruppo della Via Francigena, della Diocesi di Fidenza, il Presidente della Provincia di Parma e i rappresentanti dell’Associazione europea delle Francigene e il suo Presidente Massimo Tedeschi. Il summit riguardava la candidatura della Francigena a patrimonio dell’UNESCO e si è concluso con l’approvazione di una mozione per impegnare Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e Regioni al supporto della candidatura della Via Francigena a Patrimonio dell’UNESCO. L’altro si è svolto a Saint Maurice, nel canton vallese in Svizzera. Era la VII riunione del Comitato tecnico interregionale dei rappresentanti di regione Lazio, Toscana, Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta, Canton Vallese e Canton Vaud per parlare di indicazioni comuni sul percorso e la segnaletica, ricettività, accoglienza e servizi lungo la Via Francigena, promozione e comunicazione. E’ stato grazie all’esperienza positiva della Regione Toscana che è stato posto l’obiettivo di inserire nei programmi regionali il progetto della Francigena e condividere un Euro Master Plan della stessa. Oltre a questi impegni potremmo assistere allo stesso boom che vide il Cammino di Santiago nel 1993 in occasione dell’anno Santo. Significherebbe un’ottima prospettiva di sviluppo per tutti quei soggetti che per vari motivi gravitano attorno alla Via; ciò varrebbe anche per i territori attraversati dalla Francigena che oltre a beneficiare della messa in sicurezza del percorso, godrebbero anche delle migliorie urbane, della pubblicità e della valorizzazione che un evento come il Giubileo porta con se’. A tal proposito si collocano in questo contesto una serie di eventi inseriti all’interno del V° Festival Europeo Via Francigena Collective project che si terrà a Roma a settembre: in tale occasione verranno aperti molti siti archeologici che si trovano nel tratto Sud della Francigena. Sarà un’ottima occasione per mostrare gli antichi percorsi di pellegrinaggio e riscoprire insieme un modo di viaggiare lungo ormai da secoli.



Per individuare le priorità della Francigena, in onore di questo evento, si terranno gli Stati Generali della Via Francigena; un forum in cui i soggetti interessati si confronteranno attraverso una serie di tavole rotonde dalle quali verranno fuori tante idee e nuovi spunti per migliorare la Via Francigena in vista del Giubileo. Tutti questi progetti vedono il coinvolgimento attivo dell’Associazione Europea delle Vie Francigene : dal 2007 AEVF è l’unico referente della Via Francigena grazie all’”habilitation à réseau porteur” del Consiglio d’Europa che gli ha permesso e gli permette di sviluppare molti progetti in ambito non solo nazionale ma anche internazionale; ultimo fra questi è uno studio, condotto dall’Università di Lille, volto ad analizzare le modalità di rappresentazione numerica del patrimonio culturale lungo l’itinerario, attraverso lo studio di elementi topografici e topologici. L’oggetto dello studio è il percorso francigeno che attraversa la regione francese del Nord-Pas-de-Calais e la parte svizzera.

Ottobre 2015


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