1. Il senso della verità



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E. Severino, La filosofia antica. Introduzione. 



1. Il senso della verità. 

Per la prima volta nella storia dell'uomo, i primi pensatori greci escono dall'esistenza guidata dal mito e la 

guardano in faccia. Nel loro sguardo c'è qualcosa di assolutamente nuovo. 

Appare cioè l'idea di un sapere che vuol essere innegabile; e innegabile non perché le società e gli individui 

vivano senza dubitare di esso, ma perché esso stesso è capace di respingere ogni suo avversario. L'idea di un 

sapere che non può essere negato né da uomini, né da dèi, né da mutamenti dei tempi e dei costumi. Un sapere 

assoluto, definitivo, incontrovertibile, necessario, indubitabile. 

I primi pensatori hanno chiamato questo sapere con antiche parole della lingua greca - le quali hanno quindi 

assunto da quel momento un significato inaudito. Queste parole sono: sophìa, lògos, alétheia, epistéme. Se 

vogliamo tradurle esse corrispondono rispettivamente a "sapere", "ragione", "verità", "scienza". Ma queste 

parole ci dicono poco se non le poniamo in relazione a quel significato inaudito. Quanto alla parola philosophía 

("filosofia"), essa significa, appunto, alla lettera (philo-sophia) "aver cura del sapere". Se si accetta l'ipotesi che 

in sophós, "sapiente" (su cui si costruisce il termine astratto sophìa), risuona, come nell'aggettivo saphés 

("chiaro", "manifesto", "evidente", "vero"), il senso di phàos, la "luce", allora "filosofia" significa aver cura per 

ciò che, stando nella "luce" (al di fuori cioè dell'oscurità in cui stanno invece le cose nascoste - e alétheia, 

"verità", significa appunto, alla lettera, "il non esser nascosto") non può essere in alcun modo negato. 

"Filosofia" significa "l'aver cura della verità", dunque - dando anche a quest'ultimo termine il significato 

inaudito dell' "assolutamente innegabile". 

Ciò non vuol dire che essi si accontentino di contemplare questa idea senza preoccuparsi di stabilire quale sia la 

verità - quali tratti abbia il suo volto. Si vuol dire che per poter affermare quali sono i tratti della verità è 

necessario che innanzitutto stia dinanzi agli occhi il senso indicato dalla parola "verità"; e i Greci per primi 

hanno guardato questo senso e si sono messi in cammino per stabilire che cosa può essere detto verità. Ma già 

all'inizio di questo cammino la filosofia vede che il mito non è verità innegabile (non è qualcosa di saphés

come dice Senofane, uno dei primi pensatori greci), ma è soltanto una leggenda in cui si crede.  





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