1 La competenza biblica/teologica



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01.06.2018
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II. Prospettive per la formazione diocesana e regionale
- Perché un ripensamento della formazione? A nuovo contesto culturale, nuovo paradigma della catechesi; a nuovo paradigma catechistico, nuova identità del catechista; a nuova identità del catechista, nuova formazione e nuovo modello di formazione dei catechisti. Alla fine di questa catena si può pensare un progetto di formazione delle équipe catechistiche, sia a livello diocesano che a livello regionale.
- Quale formazione dei catechisti. IL DGC (238) organizza la formazione delle competenze catechistiche attorno alle tre dimensioni classiche dell’essere, sapere e saper fare. Questa distinzione è molto utile per pensare e organizzare praticamente la formazione dei catechisti. Attorno a questi tre assi si individuano facilmente le competenze per area: la formazione alla maturità umana e cristiana (DGC 239); la formazione biblico/teologica (DGC 240); la formazione alle scienze umane (DGC 242-243); la formazione pedagogica (244).
- Le due dimensioni da non dimenticare mai. «Contribuire a promuovere identità cristiane adulte; sviluppare una competenza specifica al servizio della comunicazione della fede» (Ufficio Catechistico Nazionale, Orientamenti e itinerari di formazione dei catechisti, 1991).

Va quindi contemporaneamente perseguita la formazione alla fede adulta del catechista e la formazione alla comunicazione della fede, che costituisce il proprium del suo ministero.


- Il modello formativo. Principio fondamentale: ognuno ripete inconsapevolmente il modello formativo con il quale è stato formato. Per molti anni la formazione dei catechisti è stata condotta secondo un modello di “volgarizzazione teologica”. Dalle “scuole” per catechisti siamo passati in questi ultimi anni a dei corsi secondo un modello di “laboratorio”, «ove assieme si apprende, si riesprime e si progetta secondo itinerari formativi; ci si catechizza reciprocamente e ci si rende attenti a ciò che accade effettivamente nella catechesi in atto»1.
- Formazione di base e formazione permanente. La formazione di base: ritorna oggi fondamentale, perché le nuove generazioni di catechisti non hanno tratto beneficio della formazione post-conciliare. Sono sguarniti rispetto alla fede e ai suoi contenuti fondamentali.

La formazione permanente: imparare facendo. Il modello laboratorio.


- Tre registri:

a) narrativo: l’intreccio tra la loro storia e la storia sacra

b) kerigmatico: il cuore della fede

c) “apologetico”: capaci di “rendere ragione della speranza” (dogma e riflessione, pertinenza e significatività)


- Due obiettivi da tenere insieme. Un percorso di formazione per catechisti contemporaneamente capaci di proporre la fede (evangelizzatori) e di accompagnarne lo sviluppo e l’approfondimento (proposta della fede; cura della fede)
- Tra competenza e semplicità. Non professionisti del vangelo, ma testimoni qualificati.

Una formazione dalla durata ragionevolmente breve (un biennio di formazione di base; alcuni incontri di formazione permanente).

Una formazione che li mantiene semplici, laici, capaci di una testimonianza immediata e “calda”.
Dentro questo quadro, possiamo individuare quattro competenze sulle quali formare e formarci: biblica/teologica; culturale; pedagogica; spirituale.

1) La competenza biblica/teologica

Questa competenza consiste nella capacità di parlare della fede in modo corretto e coerente, in modo dinamico e significativo, con chiarezza e semplicità, senza mai cadere nel semplicismo. Non richiede delle grandi qualità intellettuali o una formazione specialistica, ma necessita comunque di un minimo di conoscenze di base per saper distinguere l’essenziale dall’accessorio, per poter mettere in rapporto le differenti affermazioni della fede e i diversi aspetti della vita cristiana. In concreto, il catechista deve essere capace di leggere le Scritture in modo corretto, di comprendere il dinamismo della storia della salvezza, di comprendere e saper spiegare le affermazioni fondamentali del Credo. Dovrà anche acquistare il senso del vivere la fede nella Chiesa, nelle sue dimensioni comunitaria, liturgica, sacramentale, etica e di impegno nel mondo.


E’ per questo importante proporre ai catechisti una formazione prima di tutto biblica, e poi sui quattro grandi pilastri della catechesi così come ci sono stati consegnati nella tradizione: il Credo, i sacramenti, i comandamenti, il Padre nostro. In particolare è importante affrontare con i catechisti tutti gli articoli del Credo, che risultano loro difficili da comprendere e da comunicare.

Per il lavoro di gruppo
a) La situazione. Rispetto a questa competenza, proviamo a dire cosa sentiamo di avere (per formazione o per autoformazione) e cosa ci manca.

b) Verso una nuova formazione dei catechisti. Proviamo a dire cosa inseriremmo nella formazione dei catechisti nelle nostre diocesi per abilitarli a questa competenza, tenendo conto dei due versanti (per la loro fede adulta; per la loro capacità di comunicarla).

c) A livello regionale, questa competenza potrebbe essere coltivata in questo modo:
Sintesi per la condivisione
Riassumete in alcune righe le vostre riflessioni sui tre punti indicati.
2) La competenza culturale
La competenza biblica/teologica del deve essere accompagnata da una conoscenza del contesto socio-culturale nel quale questa catechesi si attua e dei soggetti a cui essi si rivolgono. Il catechista deve conoscere coloro a cui si rivolge: il loro ambiente di vita, la loro storia, le loro domande, i loro riferimenti, i loro gusti, le loro aspirazioni. Questo chiede al catechista di essere inserito nella vita quotidiana, di interessarsi a quello a cui si interessano i destinatari del messaggio cristiano, di farsi presente nelle loro conversazioni, come Gesù con i discepoli di Emmaus (“Di cosa parlavate nel cammino?”) o di Filippo con l’eunuco (“Capisci quello che leggi?”).

Ci si aspetta dal catechista che parli della fede o la faccia scoprire non in maniera astratta o separata dalla vita, ma facendola risuonare nel cuore della vita, nelle domande e aspirazioni fondamentali di ognuno.


Per quanto riguarda questa competenza culturale, è importante che i catechisti maturino uno sguardo sereno dell’attuale cultura, che ne facciano una lettura improntata alla speranza e non al pessimismo. Vanno aiutati non solo a non esserne depressi, ma ad essere contenti della fine della cristianità sociologica. Devono gioire per lo scenario nuovo che si apre per la fede: il tempo della libertà, della gratuità e quindi in termini del tutto nuovi della proposta, della missione evangelizzatrice. Il vangelo sta bene in una cultura plurale, sta forse più a suo agio che dentro un cristianesimo dell’obbligo, della necessità, dello scontato, del dovuto. La non necessità culturale del cristianesimo apre una stagione nuova per la fede. Le restituisce il carattere di proposta libera e di adesione libera. E per questo rilancia la testimonianza gratuita dei credenti. Ecco la prima cosa che la formazione è chiamata a trasmettere ai catechisti. Questo sguardo si trasforma infatti in empatia e simpatia per i destinatari dell’annuncio, considerati “capaci di Dio”, cercatori di Dio non meno di quelli delle generazioni passate.

Per il lavoro di gruppo
a) La situazione. Rispetto a questa competenza, proviamo a dire cosa sentiamo di avere (per formazione o per autoformazione) e cosa ci manca.

b) Verso una nuova formazione dei catechisti. Proviamo a dire cosa inseriremmo nella formazione dei catechisti nelle nostre diocesi per abilitarli a questa competenza, tenendo conto dei due versanti (per la loro fede adulta; per la loro capacità di comunicarla).

c) A livello regionale, questa competenza potrebbe essere coltivata in questo modo:

Sintesi per la condivisione
Riassumete in alcune righe le vostre riflessioni sui tre punti indicati.

3) La competenza pedagogica/metodologica
Il catechista è anche un pedagogo. La sua arte è di introdurre alla fede attraverso un processo pedagogico pensato e organizzato. E’ importante che possa ricorrere a una serie differenziata di modalità pedagogiche e didattiche. A seconda dei casi, egli sarà talvolta un insegnante che trasmette un sapere, talvolta un animatore che suscita la parola, talvolta un facilitatore di apprendimenti attraverso l’accostamento corretto ai documenti della fede, talvolta un testimone, o ancora un mediatore che fa scoprire la vita ecclesiale tessendo legami tra i soggetti ecclesiali o le diverse generazioni di credenti. Sarà in particolare in grado di proporre esperienze – di preghiera, di fraternità, di celebrazione, di impegno – da cui poi trarre degli insegnamenti, con cui segnare la vita personale e costruire l’identità personale e comunitaria della fede. È per questo che parliamo oggi di pedagogia iniziatica.
Su questi aspetti la formazione dovrà aiutare il catechista a superare il semplice modello scolastico ed espositivo, abilitandolo a organizzare gli incontri catechistici con modalità partecipative e secondo una didattica trasformativa. La logica della proposta catechistica deve esser quella dell’accompagnamento, superando il semplice modello dell’insegnamento o dell’animazione. Inoltre si aiuterà il catechista a tenere costantemente unite catechesi, liturgia e carità.
Per il lavoro di gruppo
a) La situazione. Rispetto a questa competenza, proviamo a dire cosa sentiamo di avere (per formazione o per autoformazione) e cosa ci manca.

b) Verso una nuova formazione dei catechisti. Proviamo a dire cosa inseriremmo nella formazione dei catechisti nelle nostre diocesi per abilitarli a questa competenza, tenendo conto dei due versanti (per la loro fede adulta; per la loro capacità di comunicarla).

c) A livello regionale, questa competenza potrebbe essere coltivata in questo modo:
Sintesi per la condivisione
Riassumete in alcune righe le vostre riflessioni sui tre punti indicati.

4) La competenza spirituale
La quarta competenza determinante del catechista è quella spirituale. Essa designa l’attitudine a condurre l’attività catechista in uno spirito evangelico e sotto l’azione dello Spirito Santo. Questo suppone che i catechisti non vivano solamente la spiritualità comune dei cristiani (la fede, la speranza e la carità), ma che coltivino degli atteggiamenti spirituali specifici, propri dell’attività catechistica: ascolto dell’altro, rispetto della libertà, fiducia nella persona, pazienza, spirito di servizio e di aiuto reciproco, rinuncia al controllo dei risultati... Non c’è catechesi se questa non diventa un luogo di esperienza concreta del Vangelo e di accoglienza dello Spirito Santo.
Rispetto a questa competenza, nella formazione dei catechisti un testo di riferimento fondamentale è il racconto dell’incontro tra Filippo e l’eunuco (At 8,26-39) da cui possiamo trarre la grammatica della spiritualità del catechista. In questo testo infatti riconosciamo tutta la gamma degli atteggiamenti spirituali propri dell’evangelizzatore, che comprendono la docilità alla Spirito, gli atteggiamenti di ascolto e rispetto, la pazienza, la capacità di tacere, l’accompagnamento delicato, la proposta di una parola semplice, la testimonianza, la disponibilità a rifare il percorso della fede, la rinuncia al controllo, la disponibilità a sparire e a lasciare agire lo Spirito.
Per il lavoro di gruppo
a) La situazione. Rispetto a questa competenza, proviamo a dire cosa sentiamo di avere (per formazione o per autoformazione) e cosa ci manca.

b) Verso una nuova formazione dei catechisti. Proviamo a dire cosa inseriremmo nella formazione dei catechisti nelle nostre diocesi per abilitarli a questa competenza, tenendo conto dei due versanti (per la loro fede adulta; per la loro capacità di comunicarla).

c) A livello regionale, questa competenza potrebbe essere coltivata in questo modo:
Sintesi per la condivisione
Riassumete in alcune righe le vostre riflessioni sui tre punti indicati.


1 - UFFICIO CATECHISTICO NAZIONALE, Orientamenti e itinerari di formazione dei catechisti, 1991.




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