10 Corrente informale



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03.06.2018
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10 Corrente informale
Questa corrente, pur non raggiungendo quella densità critica di contenuti necessaria per assumere valore di codice contemporaneo, svolgerà un ruolo fondamentale per lo sviluppo di alcuni tra i futuri ...ismi, segnatamente per il decostruttivismo, che già nel clima culturale di questo periodo iniziava a sviluppare in nuce inconsueti aspetti teorici e di ricerca spaziale. Essa si propone il radicale azzeramento dell'utile e del nuovo, il recupero dei frammenti lacerati della civiltà dei consumi e il loro riutilizzo nella composizione seguendo una logica antirazionalista e casuale. Il risultato di questa scelta, compiuta per operare il massimo allontanamento dal perseguimento dell' "utilitas", connoterà la corrente informale con una vena anti-prestazionale per eccellenza.

Nella poetica dell'informale l'evento si ribella al calcolo preciso della società industriale, operazione giudicata sempre troppo fredda e asettica, e tende a dimostrare la logica del caso. Questa dimostrazione, nel ribaltare il sistema delle aspettative, apre grossi dubbi su ciò che sia da considerarsi più arbitrario: se la logica o il caso, se quei linguaggi in grado di produrre accordo e programmabilità anche esecutiva, oppure quegli altri derivanti dalla sovrapposizione fenomenologica dei materiali e delle forme appartenenti alle circostanze contingenti di ciascuna architettura. In esse la 'funzione prima', o prestazionale, non vuole essere giudicata corretta sintatticamente, preferendo esibire una totale libertà compositiva che produce una condizione di 'non finito' dell'opera.



Tutto ciò che è prevedibile, simmetrico, regolare, seriale, ripetitivo, anche se sele­zionato, viene interamente scartato. Il punto di maggiore attenzione diventa l'insieme nel quale l'architettura si relaziona: "non c'è motivo di non considerare il mondo una gigantesca pittura", dice Rauschemberg. Hundertwasser postula la destruttu­razione lingui­stica, a volte iperreale nel rapporto con la repellente realtà:
L'inabitabilità materiale dei quartieri poveri è da preferire all'inabitabilità morale di quelli funzionali… E' tempo che la gente insorga contro il fatto di essere impacchettata in costruzioni scatolari... Criminoso è inoltre l'uso della riga. Oggi viviamo in un caos, in una giungla di linee rette che ci irretisce sempre di più, come prigionieri in un carcere... Per salvare l'architettura funzionale dal disfacimento occorre gettare sulle terse pareti di vetro e sulle linde superfici di calcestruzzo un qualche prodotto della decomposizione, che vi faccia allignare il ficomiceto... Promuovere l'ammuffimento creativo; soltanto dopo nascerà un'architettura nuova, meravigliosa.... Loos... esaltava le cose liscie. Ebbene sul liscio tutto sdrucciola... Possiamo graffiare con una sbarra di ferro i muri immacolati come si usa fare nei gabinetti pubblici; che schiavitù vergognosa è la nostra, se l'ultimo residuo di libertà, di forma individualizzata, si trova nei gabinetti... Ogni architetto ha il sacro dovere di confessare che quanto ha fatto è uno scheletro miserabile, non raggiunge lo scopo e va trasformato dagli abitanti; cioè che è incapace di costruire la dimora di chicchessia.1
Simon Rodia costruisce per suo conto le Watts Towers, grandi torri coniche in ferro alla periferia di Los Angeles. Herbert Greene progetta e realizza nello Stato dell'Oklahoma presso Norman "un manufatto pauroso ma amichevole, antico ma nuovo, colossale ma a scala umana – con humor". André Bloc riparte dall'interno dello spazio archi­tettonico e procede verso una creatività plastica che non richiede geometrie e astrazioni 'dal naturale'; Reima Pietila a Dipoli realizza il club studentesco ad Otaniemi (1968) con un metodo informale che mira al raggiungimento di una composizione che si carica di eccezioni; John Johansen costruisce il Mummers Theater ad Oklahoma City (1971); Friederick Kiesler, definito il più grande architetto non costruttore del nostro tempo, passa, attraverso collaborazioni con Loos e il periodo De Stijl, ad abolire dal suo linguaggio l'uso della metodologia della scomposizione e del rimontaggio.
L'architettura intesa quale singolo blocco è esautorata. Serrata sui quattro lati, sopra e sotto, cubica o prismatica che sia, rimane sempre atmosfera sotto chiave... Per respirare, occorrono i buchi delle finestre. No! Fate vivere lo spazio, anziché guardarlo... Ci sono valli, fiumi, colline, montagne, foreste; ci sono per l'uomo, per la sua espansione. Ma l'uomo ha preferito rinunciare a questa libertà spaziale in nome delle sue scatole-cubo. Ebbene, se lo scopo della vita è la vita, lasciamo le scatole, entriamo in noi stessi, troviamo in noi la patria dell'infinito.2

"Vivre all'oblique" è il credo dell'architettura di Claude Parent. Non propriamente appartenente a questa corrente, della quale rifiuta il caos naturalistico e la plasticità incontrollata, Parent si ispira a manufatti per lo più di grandi dimensioni e obliqui per il progetto dei volumi e della città.
I fabbricati di media altezza paralizzano il traffico urbano, mentre i grattacieli inghiottono vaste aree per i servizi e i parcheggi, disintegrando il tessuto della città; è dunque indispensabile rifondere volumi abitati e circolazione, respingendo lo sviluppo orizzontale e quello verticale a favore di strutture oblique. Non più strade, ascensori e corridoi repressivamente canalizzati, ma scelta di percorsi che inducano alla felicità psico-sensoriale del movimento, del salire e scendere modificando la visione dei luoghi e la fruizione dello spazio. Una metropoli di piani inclinati rivitalizza il territorio sclerotizzato, stimola la socialità, moltiplica le superfici disponibili.
Non è ancora possibile trarre il bilancio del portato di questa corrente per due motivi: primo perché il carattere invariante di un'architettura nella quale l'uso di linguaggi contemporanei in senso classico è stigmatizzato, di fatto riduce il campo di azione e di sperimentazione anche combinatoria dei progettisti; secondo perché l'innestato processo di destruttu­razione linguistica non si conclude qui ma si riproduce oggi, sia pure con accenti diversi, nel decostruttivismo, rendendone aperta l’azione.

Tracce della corrente informale sono presenti anche nel lavoro di Bruce Goff, il quale si distacca dai linguaggi contemporanei per dar vita ai suoi progetti. Anche per lui ogni oc­casione è dimostrativa dell'impossibilità che ha l'architettura di essere codificabile e della necessità linguistica di somigliare soltanto a se stessa.

Bruno Zevi, nella sua prolusione ai lavori del Congresso Nazionale dell'In/Arch letta in sua vece il 20/01/2000 (dieci giorni dopo la sua morte), ha scritto un testo in linea con i princìpî della poetica informale, secondo un’idea che tende a vanificare non solo l'utilità del disegno ma anche quella del progetto.
Il tempo di qualsiasi "rappresentazione" è scaduto. Si recita a soggetto, in diretta.

Cade la stessa nozione di "progetto" quale si è maturata nella tradizione, e suona quasi ridicola quella "cultura del progetto" sulla quale si sono versati fiumi di parole fino alla penultima decade del XX secolo. E' come una macroscopica spazzatura di pseudoconcetti e teorie astratte, attuata nel giro di pochi giorni. Non c'è più un "progetto" da realizzare: adesso l'architettura viene progettata realizzandola, nel corso del suo formarsi.3
Ambiti problematici:

1 - Rapporti architettura/città costruita:

Netto rifiuto della città che procede per maglie urbane regolari.



2 - Leggi di crescita e di sviluppo interne al progetto:

Il progetto non è sempre necessario, non vi sono regole. La crescita avviene dall'interno.



3 - Caratteristiche linguistiche degli elementi compositivi:

Ciò che conforma i volumi è un prodotto del mondo, un pezzo usato oppure un semi-lavorato.

Questi vengono assemblati con leggi funzionali al ruolo che possono svolgere.

4 - Rapporti tra piano del contenuto e piano dell'espressione:

La ricerca del massimo rendimento derivante dall'utilizzazione di "schegge" della società

contemporanea esprime fieramente sé stessa.

5 - Caratteristiche volumetriche:

Indefinite, casuali, inaspettate.


6 - Spazio interno e rapporto con l'esterno:

Dinamico più di ogni altro codice, orizzontale e obliquo, poco verticale.



7 - Promesse:

L'arbitrarietà della logica è pari, se non superiore, a quella del caso. L'evento si libera dai programmi e il fenomeno spaziale si svincola dalla gabbia strutturale.



1 - F. Stowasser, (Hunderwasser), Manifesto dell'ammuffimento contro il razionalismo architet­tonico, in: Storia dell'arch. Moderna, Zevi. (pag. 401).

2 - Ibid. (pag. 405).

3 - Tratto dal Corriere della Sera, Mercoledì 19 gennaio 2000, (pag. 31).





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