1781 con la Critica della Ragion Pura discorre sul modo di ragionare, sui limiti entro i quali il nostro intelletto legifera -conosce- giudica



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25 ottobre ’17

Kant pone l’attenzione sul discorso empiristico, alla ricerca della causa – effetto , in cui non si rinviene la causa dall’effetto, ma vi sussiste distanza.

Es : posso dire non solo che la palla si è mossa , ma anche che è stata mossa da un altr’altra palla, e non da una forza che è interna alla palla stessa .

Studia i terremoti, osserva la natura con gli occhi di un fisico, è ben attento però a non incappare nel dogmatismo .

Il sapere logico di Wolff richiama l’idea di una conoscenza circolare in cui ogni punto rimanda ed è connesso con l’altro, riesco a giustificare analiticamente e a contenere tutta la conoscenza .Locke parla di relazione. –1770: Kant realizza una dissertazione-discussione dal titolo: De mundi sensibilis atque intellegibilis forma et principiis dissertatio. Esaminerà Il problema dei razionalisti: la caduta in una vorticosità complessa, per cui ogni costruzione possibile è garantita da 3 punti saldi : principi .



1781 con la Critica della Ragion Pura discorre sul modo di ragionare , sui limiti entro i quali il nostro intelletto legifera -conosce- giudica.

1788 con la Critica della ragiona pratica pone l’attenzione sui noumeni , l’idea di dio del mondo del anima diventano i presupposti del suo agire morale.

1790 con la Critica del giudizio riflettente , tenta di mettere in sintonia i due giudizi, il determinante e il categoriale .

Nella dissertazione illustra l’intuizione dello spazio:

“ 1)Tutto ciò che esiste è in qualche luogo  dare per certa l’esistenza degli oggetti e in un secondo momento collocarli in uno spazio .

2)Tutto ciò che è in qualche luogo esiste”tutto ciò che occupa uno spazio esiste in quanto esteso

Sia l’una che l’altra ammettono una relazione tra esistenza e luogo, ma poter avere esperienza di un oggetto significa che tale oggetto esiste in un luogo. Kant realizza una vera e propria istanza critica : “ nella metafisica a differenza di tutte le altre scienze , il metodo non può essere fornito dall’uso, ma deve essere determinato indipendentemente e prima dell’uso stesso. Questo metodo deve assumere come fondamentale regola questa : i principi della conoscenza sensibile non devono varcare i loro limiti e invadere il campo della conoscenza intellettuale. Un concetto sensibile è la condizione senza la quale non è possibile la conoscenza sensibile di un concetto stesso.” Non si può affermare “tutto ciò che esiste è in qualche luogo” perché il concetto di luogo , è concetto sensibile che condiziona la conoscenza sensibile, non la conoscenza intellettuale. Si può dire infatti che tutto ciò che è in qualche luogo esiste , perché il concetto di esistenza è intellettivo che condiziona sia la conoscenza sensibile sia quella intellettuale. L’esistenza vasta sta nel mondo intellegibile, il concetto di esistenza relativa al mondo sensibile sta nel momento in cui io metto prima lo spazio e poi l’esistenza .

Lo spazio non si realizza a priori , Kant si risveglia dal sonno dogmatico grazie a Hume , mettendo in relazione il mondo intellegibile e il mondo sensibile; conosco lo spazio attraverso l’esistenza delle cose , non è un’ idea innata; rapportandomi con il mondo acquisisco quella costituzione del mondo sensibile di oggetti che sono sempre “in un qui e in un’ora” :“la sedia è nella stanza pertanto esiste” spazio e tempo come pure intuizioni, sono un attraversamento nel mezzo del quale consapevolizzo la realtà sensibile; per qualsiasi esperienza ho necessariamente bisogno di esse , e tutte le altre intuizioni possono essere definite a priori ma non pure.

Sono intrinseche all’oggetto la sua spazialità e la sua cronologia, le restanti 12 categorie possono essere attivate in modo trascendentale.

26 ottobre ’17

Per Kant conoscere una determinata sostanza significa riconoscerla nello spazio e nel tempo .

Punto di partenza : Come conosco la realtà= come si formano i giudizi?



Sotto l’Aspetto analitico , il mondo intellegibile è esteso, e il mondo sensibile è ridotto. Tale conoscenza perché sia estesa, ovvero condivisibile e universale è necessario allo stesso tempo che sia feconda, perché il mondo sensibile porta al soggetto un contenuto ulteriore alla mia conoscenza. Nel momento in cui il soggetto si relaziona con la realtà, costruisce qualcosa che non è esteso ma è fecondo, utilizzando la logica: i principi di non contraddizione devono essere mantenuti. Le forme prime della conoscenza spazio e tempo le incontriamo nell’estetica trascendentale, (estetica = percepire) ovvero nella relazione sensibile con il mondo che è base di qualsiasi conoscenza. Siamo in cerca di certezza che sia causa effetto non probabile ma certa. Husserl nel 1924 : “Kant è l’idea di una filosofia trascendentale” non è il trascendentale delle forme, ma è l’intera qualificazione del processo fenomenologico ,mentre in Kant il termine si ritrova nelle categorie che si divino in: a priori e trascendentali , giungendo poi ad una sintesi trascendentale; Husserl ad una riduzione. Tiene il discorso durante una conferenza in cui tende ad esplicitare cosa è la conoscenza sia del mondo come totalità, che della soggettività il trascendentale. Discute la questione del mondo sensibile , l’aspetto noumenico di questa realtà , rivendica il diritto dell’esperienza sostenendo che : la nostra vita in stato di veglia è comunque sia stata e sarà un esperire completamente in mondo e la totalità della realtà. Husserl sottolinea l’imperfezione di tale conoscenza che ci spinge a ricercare sempre di più, ma il nostro stesso esperire risulta imperfetto, e cogliamo solo frammenti di mondo ed anche questi frammenti solo da lati e prospettive particolari, e il mai in modo definitivamente adeguato. Per Kant la conoscenza dell’oggetto è sempre obiettiva, sempre tenendo conto che il conoscibile e il pensabile non sono mai la stessa cosa; in Husserl il pensato e il pensabile vengono a ridursi . La sintesi a priori come risultato della conoscenza kantiana non include la cosa in sè, possiamo relazionarci agli oggetti ma più si è vicini ad essi più l’idea in sé di quegli oggetti si allontana, posso comunque agire ordinando le categorie del mio pensiero applicandole all’oggetto, facendone risultare una sintesi trascendentale : il corpo ha un peso  analitico a priori, non aggiunge conoscenza; il corpo pesa 5 grammi sintetico , ma non condivisibile immediatamente , se non è immediato non è certo, il giudizio sintetico necessita l’apriorità ,dire che il trascendentale appartiene a tutti significa che a pari modo è valido per tutti , l’io penso mediante la deduzione trascendentale , garantisce il diritto di appartenenza del oggetto a quella categoria. Es: libro . –> questo è un libro perché è in un luogo ed è ora ed è un libro di filosofia : l’io penso garantisce che le categorie usate siano quelle giuste per mantenere il contenuto, grazie al principio di non contraddizione, che è ormai principio astratto e puro . L’intelletto e il mondo sono su di una stessa bilancia , cosa influenza il mio agire ? l’esperienza ,ed il trascendentale è sempre una garanzia per un’esperienza già vissuta precedentemente. L’obiettivo è una conoscenza certa : L’io ha il compito di ordinare le categorie adeguate all’interno di “contenitori”, quindi l’io ordina a suo piacere ma nei limiti della loro forma. Vi è attività dell’io e passività del mondo, per Husserl vi è sempre attività dell’io e del mondo giungendo ad una riduzione. La conoscenza scientifica è l’unica certezza , secondo un procedimento matematico , tutti gli elementi del problema sono in relazione fra loro secondo la propria deduzione logica, mettere davanti una conoscenza certa implica bloccare il mondo della realtà che è probabile , ed è conoscibile da varie prospettive con un unico contenuto da sistemare in un contenitore .  Husserl guardando un oggetto non si preoccupa di posizionarlo in un contenitore certo. Es. : non ha esigenza di porre una penna in un problema matematico dal quale derivarne le caratteristiche della propria estensione (lunghezza, peso, colore..) per conoscerla , secondo il procedimento conoscitivo kantiano. Tale esigenza entra in contraddizione in se stessa, il mondo intellegibile deve essere connesso a quello sensibile , ma in Kant il mondo intellegibile ha assorbito in se il mondo sensibile. Il mondo sensibile è probabile e possibile, e ne deriva una conoscenza altrettanto probabile , Husserl dinanzi agli oggetti anticipa quelle conoscenze a priori, quei trascendentali necessari per una conoscenza che si adegua a vari punti di vista. Kant si pone nell’ osservare un oggetto applicando ad esso quelle categorie che sono valide, ma esclusivamente per una determinata prospettiva, penserà Husserl , la certezza non può sussistere, l’io varia la prospettiva , non è possibile arrivare ad una deduzione , ma lo è ridurre quello che io ho pensato fosse l’oggetto al primo incontro con esso , quindi il proprio metodo di anticipazione conoscitiva dell’oggetto secondo le prime categorie che sussistono nell’incontro-scontro con la realtà di tale oggetto, e l’osservazione a 360° di quest’ultimo , il mondo si dà per adombramenti, alle spalle del fenomeno non possiamo con certezza conoscere la realtà che è da tutta da scoprire. Gli errori in cui possiamo imbatterci nel catalogare la realtà successivamente all’urto con essa, non sono di carattere razionale , la ragione in sé non sbaglia nell’ordinare, ma nel sottintendere una realtà che certa. Ridurre quindi, vuol significare lasciare aperta ogni strada per continuare a relazionarmi con il mondo , Husserl ha scoperto che il mondo sensibile e intellegibile hanno una pari attività della conoscenza , non vi è subordinazione, l’io va verso il mondo ed è attivo e il mondo gli va incontro e diviene passivo, non ha intenzione di screditare le tesi Kantiane a riguardo, ma di riorientarne i procedimenti.

La sospensione di giudizio,( similmente alla sala di un cinema che spegne le luci all’inizio di una proiezione per facilitarne la focalizzazione- immersione nella storia), è il mettere da parte il mondo esterno per orientarsi sull’oggetto d’interesse. I nostri vissuti , i nostri schemi trascendentali, le nostre abitudini , devono necessariamente essere messi da parte, il dubbio prende il loro posto . Ridurre il nostro modo di categorizzare a seconda del contenuto rendendo l’io attivo-passivo nel rapporto con il mondo. Kant legifera, oltrepassa la sospensione di giudizio, come il legislatore che osserva una determinata situazione sociale , e fra la concatenazione di problematiche , ne individua solo quella più evidente , risolvendo una norma capace di rispondere ad un solo aspetto del disagio sociale. Descrivere la realtà significa attendere che si mostri, seppur per adombramenti, essa non si configura in un’unicità.

Coscienza : consapevolezza della propria prospettiva ,come lastra di attraversamento, si realizza nei nostri vissuti e mi rassicura nella ricerca di una conoscenza lontana dall’essere assoluta e certa. E’ possibile spingerci oltre, non accontentarci, eppure non esiste una validità ultima, non dobbiamo preoccuparci di cercarla, ma invece dobbiamo porre l’attenzione sulla verità del metodo fenomenologico . tutto ciò non comporta alcuno scetticismo o relativismo, ciò che è conosciuto lo è validamente ed è esistente realmente. La validità della conoscenza è l’esistenza. Questa ovvia e ben nota imperfezione della conoscenza, non disturba la nostra condizione secondo la quale conosciamo tramite l’esperienza il mondo stesso. Essa stessa ci dimostra originariamente ( verso l’essenza) un’esistenza reale fonte.

“L’esperienza può diventare anche discordante e farci cadere nel dubbio e nell’inganno. In ogni caso però è possibile l’istituzione della concordanza permanente del complesso dell’esperienza ; e solo in essa si compie ,come cosa ovvia una conoscenza dello stesso mondo esistente priva di dubbi in modo completo e permanente .” Husserl non intende la conoscenza scientifica del mondo sulla scia kantiana, ma la nostra conoscenza quotidiana, e a pari modo anche quella teorica come proposta dalla filosofia. “E se la teorizzazione dipende da noi , non dipende da noi l’esistenza del mondo, ciò che noi conosciamo in modo soggettivo in noi e nel nostro pensare evidente , sulla base di un’esperienza possibile, ci serve come norma per la nostra conoscenza, come norma di verità per il mondo stesso, così come esso è in sé e per se , sia che viviamo sia che moriamo, sia che lo conosciamo che non lo conosciamo.” Lo scetticismo cade: la concordanza è tra me con un certo vissuto e l’oggetto, ed è permanente in quanto l’oggetto è maniera autonoma . Non tramite delle categorie da collocare , conosco l’oggetto come esistente, in quanto esso è prescindendo dal mio approccio. Certezza è nell’incontro, e da ricercare nel metodo trascendentale.

27 ottobre ’17

Nel rapporto io-mondo , quest’ultimo deve essere inteso come una totalità reale, il soggetto come una soggettività trascendentale. Il mondo esiste in maniera permanente a prescindere da me, risultando attivo – autonomo. A pari modo per Kant la soggettività trascendentale appartiene al soggetto , in quanto applica ed ordina le categorie trascendentali , ma in Husserl il mondo è reale e sempre autonomo . Le nostre conoscenze iniziano a livello percettivo, se isoliamo il nostro modo di vivere questa esperienza , mettendo tra parentesi tutti gli elementi contingenti ( tutto ciò che è al di fuori , persino l’intenzione che mi ha spinto a mettermi in gioco) , ciò che rimane è il puro percepire come atto da noi vissuto e che è possibile che tutti vivano. Prendere consapevolezza del vissuto , vuol dire esaminarlo in se stesso, come atto vissuto, così com’è registrato sulla “lastra” quindi accompagnato dalla coscienza dell’atto stesso. Il vissuto percettivo come altri vissuti che possono essere isolati nell’analisi, come il vissuto rimemorativo , immaginativo , giudicativo, si presenta come un vissuto caratterizzato dall’essere “coscienza di”, cioè di essere diretto intenzionalmente verso qualcosa

immanente: la cosa è la stessa percezione interna

trascendente se è diretto su cose esterne.



Nell’atto vissuto la percezione è interna all’oggetto, il soggetto si immerge in esso , sospende il giudizio esterno: è nel momento in cui percepisce che conosce. La percezione come atto vissuto è sempre intenzionata, ha necessità della relazione con l’altro anche solo internamente (immaginando). La cosa viene colta attraverso il rapporto percepire – percepito ( noesisatto del percepire/ noemache cosa percepisco). L’oggetto esiste nel mondo , ma l’oggetto come percepito che cos’è? L’errore di Kant è l’essersi dimenticato della coscienza, focalizzandosi su una conoscenza o teorica o materiale della realtà , ma Husserl dedica l’attenzione all’atto conoscitivo, all’incontro noesis-noema. I vissuti possono essere tutti immanenti quando hanno per oggetto altri vissuti, o in modo trascendente , quando si riferiscono ad oggetti esterni. Tra tutti questi vissuti ve ne è uno che è specificatamente umano (due soggetti possono pensare ad un noema allo stesso modo) : la riflessione .Riflettere su ciò che accade nel momento in cui accade, I vissuti rispecchiano tutte le operazioni, ed esperienze, ma le connessioni di senso avvengono tra i vissuti stessi (le connessioni sono sempre vissuti), l’essere come realtà corporea e l’essere come coscienza che sono correlati ma distinti. “Io so che tu sei altro da me” , il soggetto intenzionalmente consapevolizza la volontà di conoscere l’altro, e si rivolge con la percezione riconoscendolo come oggetto trascendente a se stesso in quando diverso , e nel momento in cui si relaziona percepisce l’atto vissuto, garantendo di non aver reificato l’altro nel rispetto reciproco, e di non aver categorizzato nel mondo intellegibile ciò che appartiene al mondo sensibile. Le cose naturali ci sono date sempre secondo continui approcci percettivi e quindi per adombramenti, ma il vissuto che rivela tutto ciò è il vissuto percettivo, in sé chiaro come vissuto. Esso certamente non si adombra, perché fa parte dell’essenza della cosa spaziale darsi per adombramenti, mentre ciò che è escluso per il vissuto, quindi i vissuti si offrono allo sguardo della percezione interna e della riflessione come evidenti ed indubitabili; le cose esterne invece, sono sempre cogliibili con difficoltà e richiedono una serie di approcci. La certezza sussiste solo nell’atto conoscitivo, nel momento in cui consapevolizzo la percezione. La cosa spaziale nella sua trascendenza è conosciuta come presente in carne ed ossa, non vi è mediazione simbolica o segnica che si sostituisce alla cosa ; segno e simbolo corrispondono a particolari modalità rappresentate dai vari vissuti corrispondenti . Esperiamo imperfettamente solo frammenti di mondo, e di essi solo lati , e il lati a loro volta mai in modo definitivamente adeguato. “Certo l’essere in -sé del mondo è un dato di fatto indubitabile non è altro che una nostra asserzione, naturalmente ben fondata: più esattamente il contenuto di un nostro asserire, fondato su ciò di cui abbiamo fatto esperienza nel nostro esperire reale e possibile e che abbiamo pensato e compreso con evidenza. Ciò che viene asserito, fondato , compreso con evidenza , in breve conosciuto, ciò che è essenzialmente conoscibile, non trae forse il suo senso della conoscenza , dalla sua essenza propria, che è in tutti i suoi gradi coscienza, vivere soggettivo?”
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