1799 vide la luce, a Parigi, la Société des Observateurs de l'homme



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Nascita dell’antropologia
NelI'autunno del 1799 vide la luce, a Parigi, la Société des Observateurs de l'homme.

La sua fondazione avvenne per iniziativa di Louis-Francois Jauffret (1770-1850), un giovane professore di scienze naturali il quale raccolse intorno a sé un gruppo di intellettuali e scienziati che si sentivano eredi dell'illuminismo e dello spirito dell'Encyclopédie.


Jauffret e i suoi colleghi non erano antropologi nel senso moderno del termine. Ma questa dichiarazione augurale – e programmatica – costituisce probabilmente la prima vera formulazione di un piano di ricerca nel quale lo "studio dell'uomo" si delinea tanto come sapere empirico quanto come disciplina teorica; come un sapere nuovo che si inserisce in un progetto scientifico del tutto nuovo, quello dello studio comparato delle società e delle culture.
La letteratura sui «selvaggi» possedeva già dimensioni considerevoli, e non solo in Francia. C'erano innanzitutto le tradizioni della letteratura esotica e di viaggio costituita da resoconti di missionari, esploratori, mercanti e soldati. Accanto alla tradizione della letteratura esotica e di viaggio vi era quella che da Michel de Montaigne (1533-1592) a JeanJacques Rousseau (1712-1778) aveva subordinato lo sguardo sui «selvaggi» ad una critica dei valori espressi dalla società del tempo.
Il discorso sui "selvaggi" era prevalentemente legato a polemiche come quella sulla religione, la battaglia antischiavista dei filantropi e dei fisiocratici, e la critica del potere assolutistico di tipo monarchico. Erano questi infatti i temi che dominavano la scena intellettuale e caratterizzavano la polemica.
Rousseau, invitò i suoi colleghi filosofi a "viaggiare" prima di avventurarsi in speculazioni attorno alla natura umana. Ma, anche nel caso di Rousseau, lo sguardo non si soffermò mai sul "selvaggio" come soggetto sociale diverso e autonomo; lo stile di vita e le istituzioni dei popoli selvaggi non costituirono mai l'oggetto di un discorso specifico e disciplinare.
Il gesuita francese Joseph-Francois Lafitau (1681-1746) aveva pubblicato, nel 1724, “ I Costumi dei selvaggi americani comparati con quelli dei tempi più antichi. Quest'opera costituiva una specie di punto di incontro tra la tradizione della letteratura di viaggio e quella che aveva le proprie radici nel terreno della polemica ideologica.

Secondo alcuni essa rappresenterebbe l'inizio di una nuova scienza, l'etnologia (De Certeau, 1985).

I Costumi dei selvaggi americani furono infatti scritti dopo anni di permanenza dell'autore tra gli Uroni e gli Irochesi della zona dei Gradi Laghi nordamericani, tra il Canada e gli Stati Uniti attuali.

In quest'opera Lafitau adottò una specie di "metodo comparativo" al fine di dimostrare che presso tutti i popoli era presente l'idea di un essere superiore.

Il metodo adottato da Lafitau contribuì senza dubbio a distinguere la sua opera da quelle dei "filosofi". Tuttavia i Costumi si ispiravano pur sempre ad una problematica che, proprio come quella dei filosofi, nasceva sul terreno di una polemica, e cioè la disputa sulla religione.



Il progetto di una scienza nuova: la société des observateurs de i'homme
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