1a lezione Le origini del consenso informato : il cambiamento del paradigma etico tradizionale



Scaricare 2.32 Mb.
09.12.2017
Dimensione del file2.32 Mb.


1a. lezione Le origini del consenso informato : il cambiamento del paradigma etico tradizionale

  • Mariella Immacolato


La medicina, la vita, la malattia

  • La malattia e la morte, esperienze inevitabili e fondatrici dell’esperienza umana, hanno da sempre suscitato la ricerca del perché, la proposta di ragioni, la necessità di spiegazioni.



La malattia e la morte hanno dato origine in tutte le civiltà a miti, riti, pratiche, relazioni, strutture, a tre diversi livelli:

  • La malattia e la morte hanno dato origine in tutte le civiltà a miti, riti, pratiche, relazioni, strutture, a tre diversi livelli:

    • 1) nei rapporti di presa in carico interpersonale e collettivo della sofferenza dell’altro;
    • 2) nella creazione di spazi adeguati a tale presa in carico, siano essi il rifugio familiare, la capanna dello sciamano, il tempio del sacerdote, la clinica, il gabinetto del medico, l’ospedale;
    • 3) la ricerca del perché, di una spiegazione.


Medicina Teurgica



Medicina razionale

  • La nascita della medicina razionale, in Grecia nell’epoca classica, al momento stesso della nascita dell’arte e della filosofia, in altre civiltà in periodi storici diversi, definisce un preciso luogo la polis, la città, e pone come elemento epistemologico discriminante la riflessione sulla causalità e sull’ordine delle cose.



La medicina razionale

  • Ciò che caratterizza la medicina razionale non è la generica ricerca delle cause, ma la riflessione teorica sui nessi logici fra causa ed effetto, fra eventi e condizioni.

  • Lo statuto epistemologico (natura del sapere) della medicina razionale è caratterizzato dal dualismo di fondo fra sapere e pratica. Lo stesso termine utilizzato per definire la medicina (iatrikè (conoscenza)  (pratica, arte), espressione resa insufficientemente in italiano con “arte medica”) comprende due nozioni: l’arte e la scienza, la pratica e la conoscenza.

  • La  si definisce in rapporto al suo opposto, il caso : « se non ci fosse l’arte del medico ... il caso reggerebbe completamente la sorte dei malati » (Ippocrate, Dell’arte medica, 6).



La medicina razionale

  • Discriminante fra il medico e il profano, la base razionale ed etica della professione (dell’arte). La  è il regno della capacità selettiva, dell’individuazione della differenza e della percezione della coerenza delle cose, della regolarità dell’ordine naturale, come delle relazioni sociali.

  • Il sapere medico iatrikè, proprio in quanto luogo di sintesi fra conoscenza e pratica, opera al tempo stesso distinzioni ed unificazioni, elabora etiologie e previsioni, ed esclude il caso, la fortuna, regno dell’indistinto e dell’imprevedibile



epistemologia della medicina

  • L’epistemologia della medicina è secondo tale accezione una filosofia della scienza speciale, che si distingue dalla filosofia della biologia e da altre filosofie della scienza speciali (della chimica, della fisica, ovvero della psicologia, delle scienze sociali ecc.) per la peculiarità del proprio oggetto: le conoscenze biomediche e la pratica terapeutica.



epistemologia della medicina

  • Proprio la dimensione terapeutica assegna alla medicina un carattere particolare rispetto alle altre scienze naturali, perché la medicina non è un’attività puramente conoscitiva, ma anche, e costitutivamente, una pratica di cura. Di qui il problema che le altre scienze naturali non si pongono, perché pensano già in partenza di aver risolto la questione della loro natura, mentre la medicina deve porsi il problema se sia “una scienza a tutti gli effetti, una scienza applicata o, come spesso si sente dire, una scienza umana”.



Scienza iatrikè e arte 

  • La radice comune alle riflessioni sulla “natura del sapere medico” e alle riflessioni sulle “dimensioni etiche della medicina” è nella medicina stessa, la quale è sia un sapere scientifico sia un’arte, che ha come oggetto la conoscenza delle malattie o, se preferisce, dei malati in vista della loro cura. Essendo la dimensione terapeutica lo scopo e la ragione stessa dell’esistenza della medicina, e rivolgendosi la cura a persone, ossia a soggetti morali, la riflessione filosofica sulla medicina non potrà che essere al tempo stesso una riflessione sulla natura del sapere medico e sui dilemmi morali sollevati dalla medicina, nella duplice dimensione di scienza e di pratica terapeutica.



Medicina Ippocratica



Il triangolo ippocratico

    • Le tre M :
        • malato, malattia, medico.
  • « Nelle malattie occorre avere presenti due cose : essere utile o almeno non nuocere. L’arte [] si compone di tre termini : la malattia, il malato e il medico. Il medico è il servitore dell’arte; occorre che il malato aiuti il medico a combattere la malattia». (Hippocrate, Epidemie 1, 2, 5).



Medicina Ippocratica

  • Per la medicina classica, da Ippocrate in poi, il ruolo del medico è quello di guida del malato e del sano, capace di suggerire il regime equilibrato o di ristabilire un equilibrio perturbato, di proporre delle regole di vita atte ad allontanare tutte le possibili discrasie, fonti di pericolo. Il medico è l’alleato del malato nella sua lotta contro la malattia. Il suo imperativo etico è quello di essere a fianco del malato e di mettere a sua disposizione la sua conoscenza per aiutarlo nella sua lotta. Il medico non può attendere la certezza filosofica per agire, ma deve intervenire in ogni caso, alla sola condizione di non nuocere al malato, anche quando la sua conoscenza non gli permette di comprendere la causa e dunque di fare delle previsioni.



Medicina Ippocratica

  • Il suo operare non ha come base esclusiva un ‘criterio di verità’ ma anche un ‘criterio di valore’ (l’utilità per il malato e l’efficacia) implicita in ogni attività pratica, in ogni . Per questo la medicina è una ‘scienza applicata’, che lega insieme conoscenza, principi etici e pratica. In quanto scienza iatrikè richiede una epistemologia, una teoria della conoscenza; in quanto ‘applicata’ richiede una teoria della congruenza fra azione e risultati possibili.



Medicina ippocratica

  • La medicina ha contenuti immediatamente antropologici e sociali in quanto portatrice, all’interno stesso della sua struttura disciplinare, di ‘criteri di verità’ e di ‘criteri etici di valore’.



Medicina Ippocratica



Medicina Ippocratica



Il giuramento di Ippocrate

  • Giuro su Apollo medico, su Esculapio, su Igiene e su Panacea, su tutti gli dei e le deesse, chiamandoli a testimone che realizzerò, secondo le mie forze e le mie capacità, il giuramento e l’impegno seguente:



L’ingresso in una ‘famiglia allargata’

  • Porrò il mio maestro sullo stesso livello degli autori dei miei giorni, condivederò con lui i miei averi, e, se si rendesse necessario, provvederò ai suoi bisogni. Considererò i suoi figli come fratelli e, se desidereranno apprendere la medicina, sarò il loro insegnante senza salario né impegno.



La partecipazione a una struttura disciplinare e sociale

  • Condividerò i precetti, le lezioni orali e il resto dell’insegnamento con i miei figli, con quelli del mio maestro e con i discepoli legati da un impegno e da un giuramento secondo la legge medica, ma con nessun altro.



L’atteggiamento verso il malato

  • Indirizzerò il regime dei malati a loro vantaggio, secondo le mie capacità e il mio giudizio, e mi asterrò da ogni male e da ogni ingiustizia.

  • Non darò a nessuno del veleno, se me lo si chiede, ne prenderò l’inizitiva di una simile proposta; allo stesso modo, non fornirò ad una donna nessun prodotto abortivo.



L’utilità del malato

  • Passerò la mia vita ed eserciterò la mia arte ( ) in innocenza e purezza.

  • Non praticherò l’operazione del taglio della pietra, la lascerò alle persone che se ne occupano.

  • In qualsiasi casa in cui entrerò, lo farò per l’utilità del malato, guardandomi da ogni misfatto volontario e corruttore, e soprattutto dalla seduzione delle donne e dei fanciulli, liberi o schiavi.



Il segreto medico

  • Qualsiasi cosa io veda od ascolti nella società durante l’esercizio od anche fuori dall’esercizio della mia professione, io tacerò ciò che non ha bisogno di essere divulgato, considerando in questo caso la discrezione come un dovere.

  • Se mi terrò a questo giuramento senza infrangerlo, che mi sia dato di godere felicemente della vita e della mia professione, per sempre onorato tra gli uomini; se lo violo e divento spergiuro, possa io avere la sorte contraria.



Il Malato nel paradigma Ippocratico



V Sec. a.C. Trattato di chirurgia



V Sec. Trattato di chirurgia



Erodoto, V sec. a.c., fonte “le Storie II, 84,85,86… “

  • …Fa tutto quello con calma e competenza, nascondendo il più delle cose al paziente mentre ti occupi di lui. Dà gli ordini necessari con voce lieta e serena, distogliendo la sua attenzione da ciò che gli viene fatto; qualche volta dovrai rimproverarlo in modo aspro e risentito, altre volte dovrai confortarlo con sollecitudine e attenzione, senza nulla rivelargli della sua condizione presente e futura.



Plinio il Vecchio, Historia naturalis, l. 29 23- 24 d.c.

  • « Il medico è il solo artista di cui ci si fida sulla parola; gli si crede da quando egli si dichiara medico. E tuttavia, non c’è arte in cui l’impostura abbia conseguenze più gravi. Non ci pensiamo per nulla, tanto la speranza di ritrovare la salute ci affascina. Del resto, non abbiamo alcuna legge per punire la sua ignoranza che causa la morte, alcun esempio di vendetta pubblica contro la sua temerarietà. Il medico si istruisce a nostre spese, esperimenta dando la morte. Non c’è il medico al mondo che possa uccidere un uomo con la massima impunità. Che dico? E’ lui che accusa al posto di essere accusato. Egli attribuisce l’insuccesso all’intemperanza del malato. Solo il malato è colpevole della propria morte ».



Plinio il Vecchio, Historia naturalis, l. 29

  • « Ecco cosa Catone prevedeva nella sua collera, e ciò che ha fatto che per seicento anni il senato aveva proscritto una professione così insidiosa, nella quale il medico giusto serve da copertura al ciarlatano, combattendo in questo modo le allucinazioni di qualche spirito malato che pensa che niente sia più salutare di ciò che costa caro ».



« La legge » e la regolamentazione della professione nella Grecia del IV e V sec.

  • La medicina, di tutte le professioni, è la più nobile; e tuttavia, a causa dell’ignoranza sia di quelli che la esercitano, sia di quelli che la giudicano alla leggera, essa è attualmente relegata all’ultimo posto. Un giudizio così falso mi sembra provenire principalmente dal fatto che solo la professione medica è, nelle città, sottomessa a nessuna altra pena che il discredito; ora, il discredito non ferisce le persone che ne vivono.



l’origine del consenso informato



l’origine del consenso informato: civiltà antiche egiziana, greca, romana



Civiltà greca: nasce la medicina difensiva



Civiltà greca: nasce la medicina difensiva



Alessandro Magno 356 a. C. – 323 a.C., Civiltà Bizantina395 -1453



Alessandro Magno , Civiltà Bizantina



La polis e l’origine del consenso informato



l’origine del consenso informato



l’origine del consenso informato



Il medico Cristiano



Il medico medioevale

  • In tale epoca se si dovesse ricercare il consenso, questo è implicito e coincide nella stessa richiesta di aiuto del paziente al medico. Mentre il tema dell’informazione rientra nel principio di beneficienza e quando viene data è solo per rendere meno sgradito il trattamento, per rafforzare l’obbedienza oppure è volta a salvaguardare la reputazione del medico



I due paradigmi



Paradigma ippocratico : schema o orientamento di fondo sotteso alla medicina tradizionale.

  • paradigma è usato in un senso più ampio in quanto indica sia lo schema conoscitivo sia l’atteggiamento di fondo verso la realtà o i sentimenti o le relative passioni che le varie azioni o i diversi stati del mondo suscitano in noi.



Paradigma ippocratico : schema o orientamento di fondo sotteso alla medicina tradizionale.

  • Quali sono i cardini salienti del paradigma medico più antico e tradizionale, quello che in Occidente ha informato la pratica clinica per millenni e che oggi viene messo in crisi o scalzato dal caso Eluana?

  • Più che essere formulato in termini teorici e astratti, il paradigma emerge da una serie di indicazioni pratiche in uso in medicina che sono associate al nome di Ippocrate.



Scontro di paradigmi

  • I casi di Welby, di Eluana, non comportano uno scontro di paradigmi sul piano conoscitivo, in quanto tutti i contendenti concordano sul paradigma della medicina scientifica, e nessuno invoca il ricorso a forme di medicine complementari o alternative, o altro tipo di pensiero. Le controversie scientifiche e cliniche sono interne ad uno stesso paradigma



Scontro di paradigmi

  • Lo scontro riguarda l’aspetto emotivo del paradigma, ossia la parte che riguarda l’atteggiamento o il modo di sentire circa la vita umana, e i sentimenti e le passioni al riguardo.



Scontro di paradigmi

  • Sul piano scientifico e conoscitivo, più nessuno oggi difende l’ippocratismo. Da questo punto di vista il paradigma ippocratico è sicuramente morto e sepolto da molto tempo: ha al massimo valore di curiosità storica

  • A noi qui interessa la parte morale del paradigma, ossia quella affettiva ed emotiva che continua ad avere una forte presa sulla pratica medica.



Scontro di paradigmi

  • Di fatto, ancora oggi molti ritengono che il giuramento d’ Ippocrate sia il vertice insuperato e insuperabile dell’etica medica, la cui validità dovrebbe essere indiscussa.

  • Sul piano conoscitivo, l’ippocratismo ha l’enorme merito di aver proposto l’abbandono della concezione magica della malattia a favore dell’assunzione di un atteggiamento scientifico.



Paradigma ippocratico

  • Il fatto che la vita (umana) sia sempre stata circondata da un forte senso di mistero fa sì che il paradigma ippocratico sia pervaso dalla sacralità, da cui deriva poi l’inviolabilità e la indisponibilità della vita.



Paradigma ippocratico

  • C’è così una sorta di sinergia tra i due aspetti: da una parte il divieto assoluto di interferire o di manomettere le inclinazioni essenziali della vita umana protegge la sacralità della vita impedendo incursioni conoscitive nel mondo vitale, dall’altra parte il mistero che avvolge la vita alimenta la sacralità della stessa.



Medicina Ippocratica



Medicina Ippocratica



Medicina Ippocratica



Medico ippocratico

  • Il medico non guarda la qualità della vita, ma semplicemente è un aiutante della vita. la sua speciale conoscenza consente di individuare il finalismo e suo compito è aiutarlo.



Paradigma ippocratico

  • La presenza di divieti assoluti era peraltro aspetto comune e normale nell’etica tradizionale

  • due interpretazioni diverse del modo di intendere l’assolutezza dei divieti morali circa il rispetto della vita:



Paradigma ippocratico

  • La prima posizione interpreta l’ippocratismo come una versione medica di “utilitarismo inconscio”, secondo cui le norme morali sono il risultato di un calcolo dei costi e benefici delle diverse azioni che porta a concludere per quelle della massimizzazione. I divieti che appaiono assoluti e immutabili non sono altro che il frutto di una cristalizzazione o di un consolidamento di quei calcoli dell’utilitarismo inconscio.



Paradigma ippocratico

  • L’altra prospettiva, invece, afferma che i divieti valgono in sé, per ragioni dipendenti dalla struttura stessa della prospettiva ippocratica.

  • Avendo abbandonato in via iniziale la concezione magica della malattia, il medico ippocratico si è trovato di fronte a una varietà di fenomeni tanto intricata da lasciare letteralmente sgomenti. La vita (umana e non) è così variegata e multiforme da apparire un mistero insondabile, tanto complicato da superare le capacità dell’umano intelletto.



Paradigma ippocratico

  • Il medico in particolare si trova a contatto diretto con la misteriosità della malattia. Era così difficile capire da che cosa dipendesse esattamente, che ancora a fine ’800 si riteneva che le malattie avessero poco a che fare con la biologia: era la rottura di un equilibrio che non è necessariamente di tipo fisico-biologico.



Paradigma ippocratico

  • Ci volle un genio come Pasteur per mostrare il contrario, anche se in molte parti del mondo il medico non studia ancora l’anatomia, ritenuta inutile per la cura dei pazienti. Questo sfondo di mistero che circonda il vivente umano si connette e alimenta la sacralità della vita, ossia l’atteggiamento che emana da un oggetto ritenuto inviolabile e intoccabile.



Paradigma ippocratico

  • La sacralità della vita fonda il divieto assoluto di interferire o manomettere le inclinazioni essenziali della vita umana, ed a sua volta è sostenuta dalla proibizione netta. Sacralità dell’oggetto (vita umana) e assolutezza del divieto sono due facce di una stessa medaglia: la sacralità riguarda il piano (o punto di vista) della conoscenza dell’oggetto, mentre l’assolutezza del divieto riguarda il piano dell’azione (morale) circa l’ambito in questione.



Paradigma ippocratico

  • L’assolutezza del divieto è il cancello eretto a protezione della sacralità, la quale a sua volta si alimenta del mistero insondabile.

  • Deve essere chiaro che la sacralità della vita non riguarda affatto la semplice uccisione delle persone, ossia il divieto di “non uccidere!”. quest’aspetto diventa palese non appena si consideri che il non uccidere è un divieto prima facie, ossia che ammette eccezioni, mentre dalla sacralità della vita discende un divieto assoluto, che non ammette eccezioni di sorta.



Paradigma ippocratico

  • L’uccisione delle persone è giustificata in varie occasioni, mentre non è mai giustificato la violazione del ‘nucleo’ della vita, quell’aspetto che il medico conosce per la particolare competenza della vita stesse.

  • La conoscenza del medico è tale per cui il medico nel suo campo sa quello che è il bene del paziente.



Paradigma ippocratico

  • Per questo c’è il paternalismo e la posizione di garanzia (della salute) che danno al medico alcuni privilegi (ad esempio il privilegio terapeutico che consente di non dire la verità circa lo stato di salute) o anche quello di intervenire senza il consenso.



Paradigma ippocratico

  • Qui sta il paternalismo medico: come il buon padre di famiglia sa qual è il bene dei figli, così il medico ippocratico conosce il bene del paziente.



Paradigma ippocratico

  • In breve, il paradigma morale ippocratico ha i seguenti tre assunti fondamendali:

      • .la vita umana è sacra ed ha sempre un valore positivo;
      • .la vita umana presenta una sorta di trasparenza che fornisce indicazioni circa la condotta;
      • .gli atti medici hanno un significato peculiare tale da giustificare uno status ‘quasi religioso’ per il medico – intervenendo su un oggetto ‘sacro’.


Il cambiamento del paradigma

  • Dopo la pubblicazione dell’importante libro di Thomas S. Kuhn, La struttura delle rivoluzioni scientifiche (1962 e 1970) è diventato comune indicare col termine ‘paradigma’ lo schema di pensiero o il modo di organizzare il discorso.



Il cambiamento del paradigma

  • Come storico della scienza, Kuhn era critico della prospettiva positivista che vede il progresso scientifico in modo lineare e per accumulazione di sempre maggiori conoscenze. Al contrario, Kuhn osservava come i maggiori avanzamenti fossero avvenuti non per crescita graduale e lineare, ma per cambiamenti bruschi di ‘paradigmi’ ossia di modi di strutturare la realtà.



Il cambiamento del paradigma

  • Il contrasto tra tolemaici e copernicani non dipendeva dal fatto che gli uni avessero meno dati empirici degli altri, ma dal diverso modo di organizzare gli dati stessi, ossia dall’assunzione di un diverso ‘paradigma’.



Il cambiamento del paradigma

  • Ciascuno di noi, nascendo e crescendo in un dato ambiente culturale, fa proprio il modo di vedere, di pensare e di percepire proprio della propria società e della propria epoca. Si è così avviluppati in questa concezione da essere portati a credere che questa sia semplicemente la realtà, punto e basta.



Il cambiamento del paradigma

  • ciascuno di noi parte assumendo una qualche versione di realismo ingenuo, ossia la prospettiva che la realtà è quella che è, punto e basta.

  • un “caso cruciale”, ossia una situazione tale per cui la decisione nell’uno o nell’altro senso comporta l’adesione all’uno o all’altro paradigma, ossia a quella sorta di ‘filtro’ o di ‘schema mentale’ che ci porta a vedere in un modo piuttosto che nell’altro.



Il cambiamento del paradigma

  • Che a volte il nostro modo di vedere o di percepire la realtà sia condizionato dal punto di vista assunto è confermato dagli studi fatto dagli psicologi della Gestalt, i quali hanno mostrato come la visione segua una propria ‘forma’ (in tedesco Gestalt) che in certi contesti ci porta a vedere una figura piuttosto che un’altra.



Il cambiamento del paradigma

  • Interessante è osservare come il passaggio dall’una all’altra visione avvenga immediatamente, in modo repentino: non per gradi ma con un ‘salto’, come quando si ha un’improvvisa intuizione che ci rivela la soluzione di un rebus o di un rompicapo matematico.



Il cambiamento del paradigma

    • Così, ad esempio, a seconda di come fissiamo l’attenzione nelle figure qui riportate possiamo vedere un vaso bianco su uno sfondo nero o il profilo di due persone che si guardano; oppure un anatroccolo invece di un coniglio. Interessante è osservare che vediamo o l’una o l’altra, ma non tutte due contemporaneamente, e che il passaggio dall’uno all’altro avviene istantaneamente e non per gradi, ma con un ‘salto’, come quando si ha un’improvvisa intuizione che ci rivela la soluzione di un rebus o di un rompicapo matematico.




Il cambiamento del paradigma

    • Qualcosa del genere sarebbe capitato anche a Galileo: puntando il cannocchiale verso la Luna la sera del 9 agosto 1609 ha ‘visto’ le montagne, ossia ha riconosciuto che anche quel satellite è come la Terra. Di qui l’esigenza di cambiare il paradigma, col passaggio a quello copernicano, per rendere conto del nuovo dato. Sia chiaro, avrebbe potuto rimanere nel tradizionale paradigma tolemaico, cambiando altri aspetti (aggiungendo un epiciclo, come si dice), ma il nuovo paradigma era preferibile.


Il cambiamento del paradigma

  • Il tema del processo a Galileo è stato un “caso cruciale”, perché dalla risposta al problema se sia il Sole a girare attorno alla Terra o viceversa determina l’accettazione dell’uno o dell’altro paradigma.

  • Questo sarebbe capitato a Galileo, Lavoisier, Darwin, i quali hanno appunto rivoluzionato un qualche ambito della scienza proponendo nuovi paradigmi.



Il cambiamento del paradigma

  • Se consideriamo che, prima d’ora, il paradigma ippocratico non è mai stato messo seriamente in discussione e che dall’inizio della civiltà vige pressoché incontrastato.



Il cambiamento del paradigma

  • Quello ippocratico è un paradigma (e non il paradigma), che può essere confrontato con un nuovo paradigma che sta affermandosi in campo biomedico. Quello di Eluana è un ‘caso cruciale’ perché la diversa risposta data al riguardo comporta l’adesione al tradizionale paradigma ippocratico oppure al un nuovo paradigma in via d’affermazione.



Ippocratismo

  • L’ippocratismo affonda le radici nella religiosità protonaturale in cui si dà per scontato che la realtà vera sia quella sacra, assoluta, e che il resto sia solo apparenza.



Paradigma bioetico

  • Il nuovo paradigma non ha ancora un ‘santo protettore’ riconosciuto (come Ippocrate), e per identificarlo possiamo chiamarlo paradigma bioetico.



Paradigma bioetico

  • Infatti, caratteristica centrale della bioetica è l’interdisciplinarità, criterio che sottrae l’ambito biomedico all’esclusiva competenza degli addetti ai lavori (gli operatori sanitari) facendo sì che il loro atteggiamento quasi religioso si confronti con altri atteggiamenti provenienti dalla società civile, col risultato di operare una sorta di secolarizzazione della vita.



Paradigma bioetico

  • Se vale l’interdisciplinarità, allora il medico non ha più il privilegio di sapere (per specifica competenza) sin dall’inizio qual è il finalismo e il bene del paziente che è insito nella vita stessa, ma deve confrontarsi con le altre esigenze perdendo così la regalità o supremazia: la sua posizione è una tra altre, e può capitare che debba cedere il passo ad altre considerazioni.



Paradigma bioetico

  • Per queste ragioni strutturali il nuovo paradigma bioetico si contrappone al tradizionale paradigma ippocratico.



Paradigma ippocratico

  • la caratteristica fondamentale che distingue i due paradigmi è la seguente: nel paradigma ippocratico è la vita stessa che ‘parla’ ed indica, se guardata in filigrana, le proprie richieste, per cui la moralità medica affonda le radici nelle indicazioni offerte dalla vita stessa, dalla natura.



Paradigma ippocratico

  • La moralità è, quindi, un’istituzione naturale, cioè dettata dalla natura: i divieti morali essenziali sono immutabili e assoluti perché inscritti sin dall’inizio nella natura delle cose.

  • Non dipendono da alcun legislatore né da qualche volontà umana, ma l’uomo li deve solo riconoscere per quel che sono, ed alcuni ‘esperti’ (teologi e medici nello specifico) hanno una specifica competenza per farlo, avendo una peculiare conoscenza dei dinamismi naturali.



Paradigma ippocratico

  • I divieti individuati vanno rispettati di per sé, senza considerare eventuali conseguenze: la loro violazione o sequela produrrà anche effetti positivi o negativi, ma il rispetto è dovuto perché asseconda la bontà di fondo della natura.



Paradigma bioetico

  • Nel paradigma bioetico, invece, la moralità è un’istituzione sociale costituita dai valori e norme che nelle diverse circostanze storiche garantiscono (assieme ad altri istituti) la coordinazione sociale necessaria per avere un adeguato livello di ‘qualità della vita’, ossia di benessere e di autorealizzazione



Paradigma bioetico

  • La moralità diventa qualcosa di analogo ad una lingua: come non esiste la lingua ‘naturale’, immutabile e data una volta per tutte, così non esiste la morale ‘naturale’, con divieti assoluti e immutabili.



Paradigma bioetico

  • La nuova concezione della moralità si estrinseca in altre forme specifiche che riguardano:

      • .lo sfaldamento della sacralità della vita umana;
      • .la distinzione tra mera ‘vita biologica’ e ‘vita biografica’;
      • .l’irrilevanza del finalismo;
      • .la perdita della quasi religiosità degli atti.


Paradigma bioetico

  • Oggi la sacralità della vita umana è in crisi non per la malvagità delle persone, ma perché gli straordinari progressi della conoscenza biomedica vengono a illuminare il mistero che sino a ieri ha avvolto la vita.



Paradigma bioetico

  • La medicina ha compiuto un balzo straordinario facendo più progressi negli ultimi 40 anni che nei precedenti 40.000. C’è stata una vera e propria ‘esplosione delle conoscenze’, la cui applicazione ha prodotto risultati inaspettati. Collegandosi più strettamente con la biologia è diventata biomedicina, aumentando notevolmente la capacità di controllo della vita come confermato dagli interventi di ‘ingegneria genetica’.



Paradigma bioetico

  • Grazie all’ausilio delle tecnologie informatiche ed elettroniche la biomedicina ha dato l’avvio ad una vera e propria ‘Rivoluzione biomedica” che è sotto gli occhi di tutti: trapianti d’organo, fecondazione assistita, cellule staminali con la prospettiva di una ‘medicina riparativa’, e via dicendo.



Paradigma bioetico

  • L’aumento delle conoscenze ha spogliato gli astri del loro manto sacrale e la aumentata capacità di controllo del mondo inorganico ha favorito la Rivoluzione industriale con un radicale cambiamento delle relazioni umane. Questo grandioso processo si estende ora alla vita: la Rivoluzione biomedica è la continuazione della Rivoluzione industriale.



Paradigma bioetico

  • Il metodo scientifico non è né neutrale né innocente rispetto ai paradigmi etici. Non solo la sua rigorosa applicazione al mondo organico sta sfaldando il mistero e la sacralità della vita, ma ancor di più perché presuppone (o incorpora) in sé il principio di indifferenza della natura. Il ricercatore che studia la vita, in quanto scienziato, parte assumendo che non sia né buona né cattiva e prescinde da giudizi di valore.



Paradigma bioetico

  • Il principio d’indifferenza della natura sotteso al metodo scientifico ha anche un’altra enorme conseguenza. Per l’homo religiosus la vita (come la realtà) è satura d’essere e quindi buona in sé. Per lo scienziato che applica il principio d’indifferenza, invece, la vita (umana e non) è buona se, e solo se, ha contenuti positivi che sono intrinsecamente buoni e la rendono intrinsecamente buona. In altre parole, la vita è buona se (e solo se) il soggetto interessato ha esperienze positive.



Paradigma bioetico

  • Questo ci porta a distinguere la mera vita biologica dalla vita biografica: la prima non ha alcun valore intrinseco, perché questo valore è proprio della vita biografica che ha contenuti: come diceva Amleto, Non c’è né bene né male, ma è il pensiero che lo rende tale.



Paradigma bioetico /consenso informato

  • Quello individuato è un punto cruciale perché spiega la centralità assunta dal consenso informato. Se la vita è di per sé satura d’essere e buona, il medico sa che basta assecondare le inclinazioni della vita per realizzare il bene del paziente, e non c’è bisogno di chiederglielo. Se, invece, ad essere buona è solo la vita biografica, per sapere quando c’è vita buona è necessario chiederlo all’interessato. Di qui l’esigenza del consenso informato.



Paradigma ippocratico: atto medico

  • la differenza profonda tra il paradigma ippocratico che affonda le radici nella concezione dell’homo religiosus e il paradigma bioetico informato al principio d’indifferenza della natura.

  • Anche l’atto medico aveva un intrinseco significato quasi-religioso, dal momento che interveniva su quel particolare oggetto sacro che è la vita (umana), cosicché il medico si coniugava col sacerdote – assumendo appunto una valenza quasi-religiosa.



Paradigma bioetico: atto medico

  • Per chi oggi pratica la medicina scientifica la situazione è completamente diversa. Gli organi umani e le loro funzioni hanno perso il tradizionale valore religioso. L’oggetto ‘vita’ è stato spezzettato in mille frammenti ed ha perso l’aura di sacralità che aveva all’origine. Inoltre, lo stesso atto medico non è più esclusivo né unitario: viene praticato da figure diverse (che vanno poi coordinate) ed è parcellizzato in una serie di analisi su aspetti specifici. Infine, è ormai un atto che non rimanda più alla dimensione cosmica ed ha perso ogni dimensione simbolica.



Il ruolo del consenso nella medicina di oggi.

  • . L’idea che si sta realizzando è che oggi vale non più la vita in sé, ma la vita buona. Per quanto riguarda l’assegnazione di bontà abbiamo due criteri. Il primo è quello individualistico che fa riferimento al consenso. Questa è la strada seguita negli Stati Uniti e ora anche in Italia. L’altra è quella seguita in Gran Bretagna nel caso Tony Bland: non importa la volontà ma il fatto che ormai la vita è meramente biologica.



Il ruolo del consenso nella medicina di oggi.

  • Qui sta la questione della qualità della vita. La vita non è più buona in sé, ma va giustificata.











Condividi con i tuoi amici:


©astratto.info 2019
invia messaggio

    Pagina principale