2° Linee di interpretazione della Nota pastorale cei sulla parrocchia IL volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia”



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Diocesi di Piacenza-Bobbio
Ufficio Stampa: Servizio Documentazione
Centro Pastorale La Bellotta di Pontenure

Corso residenziale per i sacerdoti
moderatori delle Unità Pastorali




Programma della “tre giorni” svolta nei giorni 25 -26-27 ottobre


Giorno

Tema e relatore

Audio

File

Lunedì 25 ottobre – mattino

Inizio dei lavori – “Introduzione” del Vescovo mons. Luciano Monari.

MD251004

MD251004

Lunedì 25 ottobre - pomeriggio

Scambio sulla programmazione nelle Unità Pastorali. Esperienze in atto con particolare riferimento al programma 2004-2005.

no

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Martedì 26 ottobre - mattino

“Linee di interpretazione della Nota pastorale CEI sulla parrocchia”. Relazione di Mons. Eliseo Segalini (Prima parte).

OM1261004

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Martedì 26 ottobre - mattino

“Linee di interpretazione della Nota pastorale CEI sulla parrocchia”. Relazione di Mons. Eliseo Segalini (Seconda parte).

OM2261004

OM2261004

Martedì 26 ottobre - mattino

Lavori di gruppo:

-Pastorale integrata (n. 11).

-Promozione delle figure ministeriali. Dalla collaborazione alla corresponsabilità (n. 12).

-La parrocchia di fronte a coloro che “non hanno rinunciato a sostare nelle sue vicinanze” (nn. 13 e 2).



no

no

Martedì 26 ottobre pomeriggio

“Ripartire dal primo annuncio: scelte e atteggiamenti” (nn. 6 e 13) – “Introduzione” del Vescovo mons. Luciano Monari.







Martedì 26 ottobre pomeriggio

Dibattito: intervento degli uditori e risposta del Relatore.







Martedì 26 ottobre pomeriggio

Comunicazioni di vita diocesana.







Martedì 26 ottobre sera

Concelebrazione Eucaristica – Presiede il Vescovo







Mercoledì 27 ottobre mattino.

Comunicazioni:

- La Caritas nelle Unità Pastorali

- Indicazioni sull’Anno eucaristico e sul Congresso eucaristico di Bari.








Mercoledì 27 ottobre mattino.

Conclusione del Vescovo.









25 Ottobre 2004

Linee di interpretazione della Nota pastorale CEI sulla parrocchia
”Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia”


Seconda parte del Documento
Mons. Eliseo Segalini

La terza linea interpretativa

1. “La parrocchia cerca se stessa al di fuori di se stessa”


M’introduco al n. 10, che è “la parrocchia cerca se stessa al di fuori di se stessa”. E cito Giovanni Paolo II che nel 1986 ai parroci di Roma ha detto questa espressione, che poi si è persa un po’ nel tempo, però è estremamente efficace: “La parrocchia cerca se stessa al di fuori di se stessa”.

Il segno della fecondità del Vangelo nel territorio”, è il titolo del n. 10 che stiamo analizzando, e si vede nella presenza della parrocchia. Se voi notate questo numero ricalca e richiama molto sul concetto di “presenza”: “la presenza è…”. In concreto a me sembra che questa presenza della parrocchia debba – però i nostri vescovi propongono, quindi è chiaro che si fa quello che si può – tenere presenti quattro ambiti che troviamo nel n. 10.


Primo ambito di presenza della parrocchia


Tessere rapporti diretti (da persona a persona) con tutti gli abitanti cristiani e non cristiani” (n. 10). Quindi, come si fa nei diretti rapporti (ma non ho tempo da sviluppare il punto).

Secondo ambito di presenza della parrocchia


Sollecitudine verso i più deboli e gli ultimi” (n. 10). Quindi viene ricordato tutto il discorso della Caritas.

Terzo ambito di presenza della parrocchia


Interloquire con gli altri soggetti sociali nel territorio. La cultura del territorio è composizione di voci diverse”; “ma per il bene di tutti bisogna che ci sia la voce cristiana” (n. 10).

Lo diciamo sempre anche noi: “Ma io chi ci mando? Chi ci va? Non c’è nessuno preparato? Non abbiamo nessuno?”.

Però questo (e veniva fuori anche ieri) è il luogo della comunicazione, cioè:

interloquire con le amministrazioni, con le “istituzioni amministrative”, con le “istituzioni sanitarie”, con i luoghi di lavoro, con le strutture sociali”, con i soggetti sociali” (n. 10).

È molto facile dire: “Ci pensino loro! Perché ciascun ambito, noi come possiamo farlo?…”. Ma la linea che viene tirata fuori qui è diversa. Certo rimane il problema: a chi tocca? Chi ci mando? Però nell’indice del mio foglio finisco con l’ultima riga con il dire: “Più che di iniziative abbiamo bisogno di persone dedicate e idonee”; è provocatoria però rende l’idea: sono le persone e non le iniziative che devono attrarre il nostro impegno.

Quarto ambito di presenza della parrocchia


E questo è nuovo.

Il radicamento della parrocchia nel territorio si esprime anche nel servizio che essa deve rendere alla gente per aiutarla ad affrontare, con sguardo evangelico – il “discernimento comunitario” di cui abbiamo detto –, il discernimento dei fenomeni culturali che orientano la vita sociale” (n. 10).

Questo è nuovissimo, secondo i vescovi fa parte di un dovere della parrocchia.

Le parrocchie, con il supporto della diocesi, possono assumere un ruolo di mediazione nell’ambito del “progetto culturale” (n. 10).

Poi c’è tutto il discorso dell’”Annuncio” attraverso la comunicazione sociale, e quindi usare i linguaggi della cultura.

E c’è il grande suggerimento nuovo:

A sostegno di questo compito ci dovranno essere animatori della cultura e della comunicazione, ma anche strumenti propri…” (n. 10).

“Avvenire”, il “Nuovo Giornale”, il “sito parrocchiale”, “Internet”… tutti questi mezzi obiettivamente sono efficaci.

E per riuscire, parlano di presenza. E chiaramente qui se non ci sono i laici credo che noi “non possiamo farci in quaranta”, perché per noi “tenere i piedi” dentro queste realtà…

Però non è che sono tranquillo semplicemente “perché annuncio il Signore dall’altare, e non ho tempo a fare”. Tu non devi dire: “Non ho tempo...”. Ecco, tu devi riuscire a trovare la persona da…



La quarta linea interpretativa

Il n. 11 della Nota, è la famosa “pastorale integrata”, intesa come stile della parrocchia missionaria.

(…) non deve reggere solo il rapporto tra le parrocchie, ma ancor prima quello delle parrocchie con la Chiesa particolare”.

1. Il Programma diocesano


Poi nel mio indice dico una provocazione. “Al centro della pastorale integrata non stanno le unità pastorali ma il programma diocesano”. Questa formulazione è volutamente provocatoria perché so di dare un “pugno sullo stomaco”. Però, se ho capito bene, nella Nota c’è dentro questo pensiero, e adesso lo andiamo a trovare.

Dove non vuole dire che le unità pastorali non ci debbono essere, però vorrà dire che bisognerà proprio misurarsi sulla “pastorale integrale” non a partire dalla “orizzontalità”, come troppe volte e troppo spesso si fa; ma a partire ancora una volta dalla “verticalità”, cioè dal mio rapporto con il Pastore e con la Diocesi; quindi con queste realtà, perché è questa “verticalità” che fa maturare quella e non viceversa. (cfr. 1 Pt 5, 1-4).

Vado a leggere il punto che mi ha particolarmente toccato; parlano della “logica integrativa”, ma queste cose noi le chiamiamo con un altro nome. Però ne ha parlato anche ieri il Vescovo, della “logica integrativa e non aggregativa”: non abbiamo soppresso delle parrocchie ma abbiamo parlato di “metterci in rete”… tutti questi discorsi 1.

Mi piace farvi vedere questo punto:

La logica “integrativa” non deve reggere solo il rapporto tra le parrocchie, ma ancor prima quello delle parrocchie con la Chiesa particolare. La parrocchia ha due riferimenti: la diocesi da una parte e il territorio dall’altra. Il riferimento alla diocesi è primario. In essa l’unico pastore del popolo di Dio è il vescovo, segno di Cristo pastore. Il parroco lo rende «in certo modo presente»2 nella parrocchia, nella comunione dell’unico presbiterio. (Questo che segue è molto impegnativo) La missionarietà della parrocchia è legata alla capacità che essa ha di procedere non da sola, ma articolando nel territorio il cammino indicato dagli orientamenti pastorali della diocesi (…)” (n. 11).


  • “Diocesi” che io ho chiamato “programma” un po’ malamente, perché bisognerebbe essere più precisi; ma da noi su questa cosa ci abbiamo pensato parecchio, perché il programma (e ieri ne ha parlato il Vescovo) lo riserviamo più a quell’ultimo passaggio pratico e concreto, deciso in loco; invece, vedete che anche noi parliamo così.

Però, globalmente parlando, è un po’ il famoso “programma diocesano”:

(…) il cammino indicato dagli orientamenti pastorali della diocesi e dai vari interventi del magistero del vescovo”.



  • “Vari”, perché il Pastore parla, perché cammina, perché ci sono interventi, perché il Vescovo scrive una bellissima lettera sul quotidiano cittadino “Libertà” 3, che magari è gradita ed è efficace perché ha un modo laico di parlare (mi si dice così, ma anch’io sono d’accordo), e io ne debbo tenere conto, perché fa parte di questi “vari interventi”. Perché “io ho in testa del camminare con”; perché “è la fede della Chiesa che salva” (cfr. Ef 1, 22-23); perché se io voglio vivere l’oggi di Dio debbo essere in sintonia. Quindi non sono solo questioni fatte una volta per sempre, bisogna che nel mutamento ci sia il discernimento, ed è una cosa continuata.

2. Al centro della pastorale integrata e dell’unità pastorale c’è il programma pastorale.


Leggiamo che cosa dice la Nota pastorale al n. 11:

Ogni parrocchia dovrà volentieri avvalersi degli strumenti pastorali offerti dalla Chiesa diocesana, in particolare dagli uffici e servizi della curia” (n. 11).

Invece si dice: “Non capiscono niente, sono…”. Però sono quelli che magari hanno una grazia di stato, che hanno qualche carisma in più. Chiedo scusa se dico queste cose, ma: “io non posso filtrare”. Perché sento sempre dagli uffici di curia: “Ma se tu la mandi lì viene bloccata, perché tanto…”. No, non posso decidere da solo nel “filtrare” queste cose.

Questo punto della Nota è molto forte, molto bello e molto impegnativo; ecco perché provocatoriamente ho parlato in quella maniera, ma non è che ce lo con l’altra impostazione… Però i nostri vescovi toccano sul vivo. Perché a forza di insistere anche chi lavora negli Uffici pastorali poi dicono: “per quel che servano, per chi li utilizza, e via e via di questo passo…”; perché te li massacrano!

Se capisco bene sento che il “devono volentieri avvalersi…”, è come dire: “ma io non ho approfondito quella questione lì sui giovani… eppure c’è don Camminati che ti dice… ma io non ci capisco niente… però…”.

Anch’io devo dirvi la fatica, e il vescovo lo sa, che ho fatto quest’anno per fare il “Programma di Cives”, e mi sono scontrato tanto… Ma i laici hanno la loro testa, però ti tirano giù, ti fanno capire certe cose… E noi siamo poveri preti abbiamo il dovere di affidarci; non è più possibile!

Altrimenti saltano fuori quelle difficoltà che emergevano ieri tra di noi… e si “invoca sorella morte”. Ma no, prima lo aiuti un confratello dandogli queste possibilità; e tu vai in crisi perché non sai usarlo, e allora ti metti lì… Oppure ti chiami vicino uno che sa pensare. I nostri vescovi “sono stati matricolati” in questo documento, hanno raccomandato al prete di mettersi vicino non soltanto una brava persona, che ubbidisce, che è santa e fa la comunione tutte le mattine, ma una persona che pensa (cfr. n. 12). È pericolosa avere vicino una persona che pensa, però è bello, ti fa vivere, ti aiuta molto; altrimenti come facciamo ad aiutarci, come facciamo a riemergere. (cfr. Sal 119, 34; 1 Gv 5, 20).

Carissimi confratelli, ma c’è dentro del buono anche per noi in queste cose, però bisogna essere attenti e fare i passettini proporzionati, e questo aiuta.



Quindi, al centro della pastorale integrata e dell’unità pastorale c’è il programma pastorale.

3. I movimenti e le associazioni


Bisogna dire qualche cosa su quelle faccende che ci fanno un po’ tribolare ma ci aiutano tantissimo, che sono i movimenti e le associazioni. Perché lì dentro c’è un po’ di persone che pensano, e quindi ti fanno un po’ tribolare, e via e via…

Ma ieri il Vescovo diceva “il passaggio dalla pastorale eseguita alla pastorale pensata” 4.

Il n. 11 della Nota pastorale dice:

Un ulteriore livello di integrazione – siamo sempre nella “pastorale integrata”, in questa maniera attesa – riguarda i movimenti e le nuove realtà ecclesiali” (n. 11).

I nostri vescovi ci dicono tre cose su questo punto.

1. Primo passaggio


Questo passaggio può dare fastidio

La loro natura li colloca a livello diocesano ma questo non li rende alternativi alle parrocchie” (n. 11).


2. Secondo passaggio


Passaggio che noi conosciamo molto bene perché è la linea che ci ha dato il Vescovo, e noi lo abbiamo accettato 5. Sono nella Consulta diocesana e noi questa cosa l’abbiamo accettato, anche se “un po’ a torto collo” da parte di qualcuno.

(…) e chiedendo a ciascuno di riconoscere la propria parrocchia come presenza concreta e visibile della Chiesa particolare in quel luogo” (n. 11).

Quando si esce come Chiesa, si esce e si partecipa attraverso l’espressione della parrocchia. Noi abbiamo questa linea e vedete che la troviamo qua. E dobbiamo essere fermi su questo punto, perché qualcuno può non capirla e fa le sue cose… anche all’esterno. Invece quando si esce e ci si esprime pastoralmente bisogna “riconoscere la propria parrocchia come presenza concreta e visibile della Chiesa particolare in quel luogo” (n. 11).

3. Terzo passaggio


Però è importante anche quello che viene adesso.

La diocesi e la parrocchia favoriranno da parte loro l’ospitalità verso le varie aggregazioni, assicurando la formazione cristiana di tutti e garantendo a ciascuna aggregazione un adeguato cammino formativo rispettoso del suo carisma” (n. 11).

Ma poi si dice: “Ma i catecumeni…?” – “Lasciali fare! Questo loro metodo li fa maturare… E tu devi un attimo aspettare… tu ti inserisci quando c’è il momento in cui si entra nella parrocchia, e si serve… allora sì”. Devi essere attento e devi favorire il loro cammino formativo rispettando il loro carisma. Questo è importante, e di qualsiasi genere e specie, tanto più che sono tutti movimenti riconosciuti dalla Santa madre Chiesa, quindi presumibilmente…

4. L’Azione Cattolica


E c’è una attenzione all’Azione Cattolica in modo particolare; e noi l’abbiamo, siamo molto abituati su questo. Abbiamo fatto una seduta del Consiglio Presbiterale 6 estremamente impegnativa fino al punto di dire che ogni prete deve suggerire, se lo crede opportuno, la vocazione all’Azione Cattolica anche nelle buone persone che ha attorno a sé. Noi siamo arrivati a questo punto. Magari tanti sacerdoti non se ne sono accorti, ma sono circondati da molta gente buona e brava che però forse non avranno la continuità perché manca a loro un aggancio, non sono in rete con nessun movimento e associazione.

L’”Iniziazione cristiana” – che è la Nota pastorale n. 3 della CEI 7– affida al catechista accompagnatore il compito di indicare persino lui il movimento o l’associazione al suo ragazzino/a: “Tu ti vedo bene per i focolarini perché ti conosco, sei venuto e sei cresciuto qui con me, ti mando lì”. È un suggerimento che danno, c’è dentro questa particolarità. Noi sacerdoti magari non ci pensiamo… parliamo del problema vocazionale in astratto… Però se si tirano giù le cose e si va al concreto, vedete che la formazione delle persone ultimamente passa anche l’accompagnamento che indica l’itinerario, perché questo fa crescere la gente. Ma era la quarta condizione, la strada della santità, altrimenti non sono missionario, sono solo parole.



La quinta linea interpretativa

1. Il parroco deve vedersi con un presbiterio


Ecco qua la frase bella del n. 12.

Solo con… – non se ci sono quattro preti… non se ci troviamo prima noi preti… Queste cose le diciamo troppo spesso. Perché noi abbiamo innanzitutto l’abitudine di confezionare il tutto, poi l’andiamo a dare… aspettando il consenso – “… Solo con un laicato corresponsabile, la comunità può diventare effettivamente missionaria (…) – Cioè occorre – “passare dalla collaborazione alla corresponsabilità” – ed è venuto fuori anche ieri – “Il parroco deve vedersi con un presbiterio (…) essere meno l’uomo del fare e dell’intervento diretto e più l’uomo della comunione (…) e circondarsi di presenze che pensano insieme e camminano dentro un comune progetto pastorale” (n. 12).

Queste cose le trovate scritte nel n. 12. Qui si tratta, come dal titolo del n. 12, di “Servitori della missione in una comunità responsabile”. A me piace tantissimo, so che non è il mio compito, e so che noi come presbiterio ci confronteremo su questo. Ma è troppo bella, in una riunione come questa non posso non dirla: perché come moderatori voi avete in mano il futuro della diocesi. Io lo sento, ma non c’entro niente, sono in una situazione di chi guarda un po’ le cose, però questa è veramente una cosa grandiosa, ma io non ho la possibilità che voi avete.

Vi prego di leggere questa bellissima espressione:

I sacerdoti dovranno vedersi sempre più all’interno di un presbiterio” (n. 12).

Non del presbiterio! “Un presbiterio”. Il tuo presbiterio! È da lì che bisogna partire per vedersi – “vedersi” – usano proprio questo verbo.

Mi viene in mente la Novo millennio ineunte, quando il Papa mette quei quattro punti (e mi pare che ha preso l’ispirazione da Lèvinas Emmanuel), quando parla della “pedagogia della comunione”: guardarsi in faccia, ascoltarsi, parlarsi, fare spazio, “vedersi il volto”. Questo verbo ha una potenza enorme, oggi specialmente, e noi siamo come tutti gli altri.

Io che vedo tutti i giorni mons. Paolo Groppi a pregare in Duomo; io lo vedo, mi tocca! Ecco, “vedersi”.

C’è il problema del dramma di non saper lavorare insieme… allora partiamo dal “vedersi”, partiamo da un piccolo presbiterio – “un presbiterio”; ma è lì che può venire fuori la formazione permanente… tutte quelle belle cose che dicevo prima. Ma adesso mi fermo… però mi stanno qua… e io le devo dire perché le penso, quindi colpa vostra che mi avete fatto provocare.

2. Un laicato corresponsabile


Però questo punto non è raggiungibile se viene preso dissociato, perché per andare a “vedersi” un prete deve passare attraverso quella scaletta che i vescovi mettono dopo.

Il parroco sarà meno l’uomo del fare e dell’intervento diretto e più l’uomo della comunione; e perciò avrà cura di promuovere vocazioni, ministeri e carismi. La sua passione sarà far passare i carismi dalla collaborazione – (mi dà una mano) – alla corresponsabilità – (decidiamo insieme; veniva fuori ieri: corresponsabilità) –, da figure che danno una mano a presenze che pensano insieme (…)” (n. 12).

Se tu stai vivendo accanto a delle persone che ti danno sempre ragione… (insomma, non fatemi dire delle cose che abbiamo tutti sott’occhio)… e tu non vai in crisi! Allora bisogna che ci sia “la sorella morte” per cambiare le cose… questo veniva fuori ieri. Ma invece per fare andare in crisi uno, basta cambiargli la presenza che pensa vicino a te. Se invece della “comare”, se riesco invece a metterci una persona che pensa, tu vai in crisi! E allora hai bisogno di confrontarti, hai bisogno di sentire, ecc.

Queste cose messe insieme maturano, fanno cambiare, sono delle risorse. Quindi benediciamo il tempo che stiamo vivendo. Però ci sono questi vari passaggi da fare.

Vedete che ancora una volta torna fuori che

(…) e camminano dentro un comune progetto pastorale” (n. 12).

Per la mia ipersensibilità – perché ho faticato tanto a fare il Sinodo, e abbiamo faticato insieme, però eravamo tanto contenti di aver fatto un “cammino insieme” – sento molto questo richiamo del “comune progetto pastorale”.

E nella revisione che è stata fatta ieri 8 – era un po’ annacquata, perché don Busani ce lo aveva chiesto, lui ci diceva: “Com’è che riuscite a fare…? A combinare il dosaggio tra le iniziative diocesane e il progetto diocesano e le varie cose? Però, io che stavo un po’ attento, perché avevo questo pallino, mi è parso che sia rimasto un po’ sfocato… Infatti i nostri vescovi ce lo richiamano.


3. La cura e la formazione del laicato


L’ultimo passaggio, e vi faccio vedere dove ho trovato molte di queste cose, è la finale di questo punto del n. 12, dove parla della “partecipazione”, della “cura e della formazione del laicato”.

La Chiesa non ha bisogno di professionisti della pastorale, ma di una vasta area di gratuità nella quale chi svolge un servizio lo accompagna con uno stile di vita evangelico” (n. 12).

Vedete che le questioni che abbiamo in diocesi ci sono anche altrove: “La Chiesa non ha bisogno di professionisti della pastorale”, in quanto tale.

Le forme specifiche di corresponsabilità nella parrocchia sono, infine, quelle che si configurano negli organismi di partecipazione, specialmente i consigli pastorali parrocchiali. La loro identità di luogo deputato al discernimento comunitario manifesta la natura della Chiesa come comunione.” – l’abbiamo già accennato prima – Essi possono diventare progressivamente lo spazio in cui far maturare la capacità di progettazione e verifica pastorale” (n. 12).

Far maturare…”. Se tu ti trovi uno che è già… Ma insomma, molte volte si tratta invece di far maturare! Ma le nostre energie sono rivolte più a far maturare le persone che non a far tanti altri servizi, che le possono fare anche i laici.

Per esempio, guardate la riqualificazione del Consiglio economico (ieri saltava fuori).

Il coinvolgimento dei fedeli negli aspetti economici della vita della parrocchia è un segno concreto di appartenenza ecclesiale” (n. 12).

“Non lo vedo mai a Messa, però se c’è da dare un parere, se c’è da pensare al tetto della Chiesa… quello si fa vedere”. Questa valorizzazione è un segno di appartenenza; questa è una cosa molto bella e bisogna ricuperarla, in termini missionari; perché c’è della gente a cui arriviamo attraverso l’avere bisogno di loro.

Si esprime nel contribuire con generosità ai suoi bisogni, nel collaborare per una corretta e trasparente amministrazione, nel venire incontro alle necessità di tutta la Chiesa mediante le forme attuali del “sovvenire”” (n. 12).

4. La vita consacrata


E c’è un accenno alla vita consacrata, che è una forma di collaborazione tipica, e un riconoscimento:

alla dedizione di tante donne consacrate, che nella catechesi o nella carità hanno costruito un tessuto di relazioni che continua a fare della parrocchia una comunità” (n. 12).

Non c’è distinzione tra parrocchia e comunità, perché poi il soggetto della parrocchia è la comunità; il problema vero è avere una comunità; e queste persone ti aiutano moltissimo.

5. “Più che di iniziative si ha bisogno di “persone dedicate e idonee”.


L’ultima citazione che ho segnalato, ma non la svolgo perché c’è chi lo deve fare molto meglio di me: “Più che di iniziative si ha bisogno di “persone dedicate e idonee”.

Questa espressione “persone dedicate e idonee” la trovate nel n. 13, proprio al primo punto dove parla della “ospitalità”.

Quindi le energie migliori noi preti dovremmo riuscire ad esprimerle nella formazione di “persone dedicate ed idonee”, di cui poi a nostra volta ci serviamo, e aiutano anche noi ad essere persone del nostro tempo, ad essere ministri di comunione più che non persone che fanno di tutto; e credo sia l’energia numero uno.

Questa osservazione “più che di iniziative abbiamo bisogno di persone” non è la mia, l’ho trovata in mons. Giuseppe Betori (segretario generale della CEI). Insomma, è una cosa che gira, si vede che è un discorso che si fa girare anche in Italia.

Perché tra l’altro, siccome è difficile formare le persone, è più facile mettersi a fare un sacco di cose, allora “si va in presa diretta”. Ma queste cose ci sono dentro al n. 13.

E empre tutto visto in funzione, non dimenticatelo mai, della “svolta missionaria”. Se ci sono questi atteggiamenti si può parlare di svolta missionaria, che magari fa bene non agli altri ma fa bene anche a noi preti.



* Cv. Documento rilevato come amanuense dal registratore, scritto in uno stile didattico e con riferimenti biblici, ma non rivisto dall’autore.



1 Vedasi file MD251004 come da programma.

2 Concilio Ecumenico Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 28.

3 Vedasi file MP210904. “Lettera a tutti i presbiteri della Chiesa di Piacenza-Bobbio del 21 Settembre 2004. Nei giorni scorsi il Vescovo monsignor Luciano Monari, facendo riferimento a "fenomeni di visioni, rivelazioni, apparizioni, illuminazioni, stigmate", che si sono moltiplicati negli ultimi anni anche in diocesi, ha inviato a tutti i presbiteri della Chiesa di Piacenza Bobbio" una lettera nella quale esamina tale tema. Poiché i mezzi di comunicazione di massa si sono più volte interessati di tali fenomeni, riteniamo di fare cosa gradita trasmettere anche a loro questo documento”.

4 Vedasi file MD251004, punto I, 1.

5 Vedasi ad esempio file MC100104 – Consiglio Pastorale Diocesano: “Le convinzioni ferme del Vescovo sulle linee di fondo”.

6 Vedasi file OA210303 – “Il rapporto tra l’Azione Cattolica e la Chiesa locale” – Consiglio Presbiterale Diocesano del 21 marzo 2003.

7 L’iniziazione cristiana 3. Orientamenti per il risveglio della fede e il completamento dell’iniziazione cristiana in età adulta Nota Pastorale - 8 giugno 2003.

8 Vedasi dal programma: “Scambio sulla programmazione nelle Unità Pastorali. Esperienze in atto con particolare riferimento al programma 2004-2005”.




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