4 maggio Pasquale Festa Campanile, un autore popolare maggio Borromini in video maggio Francesco Barilli, tra Parma e Verdi…



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3-4 maggio Pasquale Festa Campanile, un autore popolare

4 maggio Borromini in video

5 maggio Francesco Barilli, tra Parma e Verdi…

6 maggio Fuori dal coro: il cinema di Raffaele Andreassi

7 maggio Incontro con il Cinema Sardo a Roma: Visioni Sarde

8 maggio Sound and Vision. Omaggio a David Bowie (parte quarta)

10 maggio Luigi Di Gianni, un autore kafkiano

11 maggio Raf Vallone, un divo anomalo

11 maggio American Silent Comedies: Harry Langdon e Charley Chase

12 maggio Enrico Medioli. Ritratto di sceneggiatore in un interno

13-14 maggio A tu per tu con il produttore: Ugo Tucci

15-18 maggio Franco Interlenghi, volto del neorealismo

19-20 maggio Alla (ri)scoperta di Elio Piccon, maestro del documentario

21-22 maggio Omaggio a Ottavio Jemma

21 maggio Presentazione de Il diario di Felix

24-27 maggio La leggenda del Derby Club: dove nacque la comicità (di fine millennio)

28 maggio La leggenda dello Swing Club e la Torino del jazz

29-31 maggio Saggi di diploma Csc: le nuove vie del documentario
3-4 maggio

Pasquale Festa Campanile, un autore popolare

martedì 3

ore 17.00 Gegé Bellavita di Pasquale Festa Campanile (1979, 106’)

A Gennarino (Flavio Bucci) il lavoro non piace. È sempre disoccupato. In compenso ha una enorme dote: quella di possedere delle qualità virili eccezionali. Le donne se lo contendono e nel popoloso quartiere di Napoli le sue prestazioni fisiche sono sulla bocca di tutti. Quale sarà la reazione della gelosissima moglie Agatina (Lina Polito)? Tutt’altro che normale. Ella infatti organizza all’insaputa del marito, una serie di appuntamenti, facendosi pagare profumatamente.
ore 19.00 Come perdere una moglie… e trovare un’amante di Pasquale Festa Campanile (1978, 98’)

Il signor Alberto Castelli (Johnny Dorelli) è l’annoiato dirigente della ditta romana “Il latte di salute” che, di ritorno nella propria magione prematuramente, trova la moglie americana in compagnia dell’idraulico. Rimasto solo, il marito tradito si sottopone alle cure dello psicanalista dr. Rossini (Felice Andreasi) che lo spedisce in Val Malenco, presso la baita dei coniugi Anselmo (Carlo Bagno) e Anita (Elsa Vazzoler). Eleonora Rubens (Barbara Bouchet), invece, è una giovane donna con la quale il Castelli si è scontrato in automobile e in ospedale, gettando le basi di una rivalità mortale. Invece anche la appariscente olandese viene mandata dallo stesso dr. Rossini tra le nevi di Val Malenco. I due cuori solitari sono destinati a incontrarsi, ma non senza numerosi equivoci.
ore 21.00 Manolesta di Pasquale Festa Campanile (1981, 96’)

Gino Quirino (Tomas Milian) non ha un lavoro, abita in un barcone, fa il ladro di professione, ma lui dice che ladro non è. Vive con Bruno (Paco Cardini), un ragazzino di sette anni, risultato di una travolgente relazione con una turista scomparsa fra le brume del nord. Al bambino gli ha fatto da padre, madre, balia; non gli fa mancare nulla: cibo di prima scelta, abitini sempre nuovi, giocattoli, il tutto “prelevato” dove capita. Parte un'inchiesta. È affidata alla dottoressa Angela (Giovanna Ralli). «Non v’è dubbio che i nobili sentimenti di un padre possano albergare nell’animo di un fiumarolo e Tomas Milian sembra convinto nel ricordarcelo. Basta questo per conferire alla commediola una dignità che non esisteva nelle poliziesche imprese del maresciallo barbone noto come “Monnezza”» («Segnalazioni cinematografiche»).
mercoledì 4

ore 16.30 Un povero ricco di Pasquale Festa Campanile (1983, 92’)

Eugenio (Renato Pozzetto), industriale quarantenne, pur navigando economicamente con il vento in poppa, vive un’angoscia particolare: un possibile “crack”. Non rimane che da allenarsi fin d’ora a vivere povero. Diventa barbone. Conosce Stanislao, uno che è barbone di professione, che lo introduce nell’ambiente e gli insegna tutti i trucchi del mestiere. Vediamo Eugenio fare il giro delle trattorie per farsi dare gli avanzi, dormire nei sottoscala, nelle sale d’aspetto della stazione, ispezionare i resti dei mercati rionali, riciclare le immondizie, inventarsi insomma tanti espedienti per poter sfangare la giornata. Un giorno conoscerà Marta (Ornella Muti), una bellissima ragazza che abita in una chiatta sul fiume e vive alla giornata. Eugenio se ne innamora follemente e decide di vivere per sempre sulla chiatta con lei. Da povero o da ricco?
ore 18.30 La nonna Sabella di Dino Risi (1957, 89’)

«L’autoritaria Sabella (Pica) impedisce da anni il matrimonio tra la succube sorella Carmelina (Palumbo) e il timido don Emilio (De Filippo), mentre vorrebbe organizzare quello tra il nipote Raffaele (Salvatori) ed Evelina (Como), la figlia dei ricchi coniugi Mancuso (Stoppa e Mascetti), anche se il giovane preferisce la bella postina Lucia (Koscina). Piccolo monumento alla comicità di Tina Pica, perfetta nel tratteggiare una inarrestabile vecchietta dai furori “garibaldini”, quintessenza del più protervo matriarcato nazionale. La sceneggiatura di Pasquale Festa Campanile, Massimo Franciosa, Ettore Giannini e Risi (a partire dall’omonimo romanzo di Festa Campanile) non esce dal bozzettismo strapaesano, ricco però di una ingenua malizia popolaresca e di alcune irresistibili situazioni comiche (la partita a tresette dai Mancuso con il prete [Rascel]e il “fatto compiuto” messo in atto da Carmelina e Salvatore)» (Mereghetti).
Borromini in video

«Tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta il cinema documentario di arte e di architettura dimostrò le sue svariate potenzialità grazie al lavoro di registi come Vittorio Armentano, Marcello Grottesi e Stefano Roncoroni. L’occasione delle celebrazioni borrominiane del 1967 fece infatti da catalizzatore per la realizzazione di una serie di interessanti film dedicati al barocco romano. Seguendo la strada sviluppata da Carlo Ludovico Ragghianti, furono messe a punto, attraverso la macchina da presa, delle precise analisi storiche e critiche che coinvolsero storici dell’architettura come Paolo Portoghesi e Bruno Zevi. Le novità e i vantaggi offerti da questi filmati furono molteplici. Da un lato il video, attraverso la sua immediatezza, permetteva di avvicinare un pubblico più vasto a temi di natura specialistica, dall’altro rappresentava un nuovo mezzo di analisi per lo storico e il critico d’arte. Il linguaggio cinematografico restituiva la spazialità e la temporalità dell’opera architettonica in maniera più efficace dei tradizionali disegni e fotografie posti a corredo di saggi scritti. Inoltre la realizzazione dei filmati promuoveva l’elaborazione di una nuova forma di espressione artistica che metteva assieme le competenze degli studiosi d’arte e architettura con quelle dei cineasti. In questo contesto la sfida portata avanti non fu quella di realizzare dei semplici strumenti didattici, ma dei documentari capaci di avvicinare lo spettatore al messaggio artistico-architettonico» (Luca Guido). 

Rassegna a cura di Luca Guido
ore 20.30 Incontro moderato da Luca Guido con Vittorio Armentano, Marcello Grottesi, Paolo Portoghesi, Stefano Roncoroni
a seguire Il linguaggio del barocco romano di Vittorio Armentano (1976, 11’)

«Durante i primi anni Settanta Vittorio Armentano realizzò per l’Istituto Luce diversi mediometraggi per la serie “Enciclopedia dell’arte italiana”. Il cortometraggio selezionato, che serve da introduzione alla serata dedicata al Borromini, pur presentandosi come un documentario autonomo, è esito di quelle esperienze. Le sequenze si soffermano sui principali edifici dell’architettura barocca romana, indagati per mezzo di un efficace connubio tra il testo critico di Paolo Marconi e il movimento della macchina da presa» (Guido).
a seguire Il linguaggio di Francesco Borromini di Stefano Roncoroni (1967, 36’)

«Realizzato in occasione del terzo centenario dalla morte del Borromini, il documentario mette a punto l’idea di “crito-film” elaborata dal Ragghianti. Gli studi di Paolo Portoghesi sul Borromini costituiscono la base per il soggetto e la sceneggiatura del documentario, che non ha uno svolgimento cronologico, ma per temi» (Guido).
a seguire Borromini di Marcello Grottesi (1973, 20’)

«Roberto Herlitzka interpreta il Borromini sotto la guida del regista Marcello Grottesi, che ricerca un punto di vista intimo, ma valido anche sotto il profilo storico-critico. Grottesi si immedesima nell’architetto, cerca l’artista con lo sguardo dell’artista, illustra i progetti con dovizia di particolari in un coinvolgente racconto tra immaginario e luoghi borrominiani» (Guido).
a seguire Io e…: Bruno Zevi e Sant’Ivo alla Sapienza di Stefano Roncoroni (1973, 20’)

«Il filmato fu prodotto per la trasmissione Rai Io e… ideata da Anna Zanoli. In ogni puntata un intellettuale italiano si confrontava ad un tema a lui caro. Il regista Stefano Roncoroni sviluppa il medesimo soggetto a distanza di pochi anni e si fa interprete di una lettura critica differente da quella elaborata precedentemente con Portoghesi. Protagonista della scena, assieme all’architettura del Borromini, è lo storico Bruno Zevi, che accompagna gli spettatori negli spazi della Chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza» (Guido).

Copia proveniente da Rai Teche
giovedì 5

Francesco Barilli, tra Parma e Verdi…

«Succede così: nasci in una città e rimane la tua. Io con Parma ho avuto un rapporto che, vuoi per un periodo in cui non ci sono più venuto, poi forse in vecchiaia ci si rimbambisce un po’ ma non per nostalgia, mi ha portato a lasciare dei documenti. Più che altro non è Parma in sé, è che io conosco la mia terra: io vengo dalla Bassa, ed è la nebbia che ti fa diventar scrittore. Con la nebbia tu inventi… chissà cosa c’è là dietro. E allora io sono di Parma e della Bassa, cosa a cui ci tengo molto perché un po’ la mia follia viene da lì! Purtroppo essendo vecchi il racconto è sempre del passato, che era tutto meraviglioso e oggi è una m…. Questo viene fuori di continuo. E non è colpa mia, non lo faccio io, viene da solo». Con queste parole l’artista (formula che racchiude la sua poliedrica attività) Francesco Barilli descrive il suo rapporto con Parma, che lo ha portato, negli ultimi anni a riannodare i fili della memoria, di una memoria che dovrebbe essere condivisa, ma le cui tracce sono smarrite, se non disperse, qua e là. E di Parma uno dei simboli è il Teatro Regio, all’interno del quale Barilli compie un’affascinante viaggio, da lui stesso paragonato a quello che Pinocchio intraprese nella pancia della balena. Tra favola e melodramma, lungo i sentieri della fantasia.


ore 17.30 Casa Ricordi di Carmine Gallone (1954, 127’)

Cavalcata lunga un secolo, l’Ottocento, della più famosa casa di edizioni musicali, dalla fondazione a Milano in era napoleonica fino al primo Novecento con Puccini. Proprio attraverso Verdi la vicenda di Casa Ricordi si intreccia con il Risorgimento. Prodotto dalla stessa Ricordi per celebrare i 150 anni della ditta, il film vanta un cast di prima grandezza: Fosco Giachetti è Verdi, Paolo Stoppa è Giovanni Ricordi e Marcello Mastroianni interpreta il tormentato Donizetti. Scenografia di Mario Chiari e Beni Montresor.
ore 19.45 Giuseppe Verdi di Francesco Barilli (2000, 56’)

La vita, i luoghi, i sentimenti, le opere del Maestro, in occasione del centesimo anniversario della morte, raccontati da un inusuale Rigoletto, interpretato dall’attore teatrale Roberto Abbati. Barilli si è riservato il ruolo di Verdi, in una delle fasi della sua vita, mentre l’attrice teatrale, anche lei di Parma, Laura Cleri interpreta la madre di Verdi.
ore 20.45 Incontro moderato da Italo Moscati con Francesco Barilli
a seguire Il Regio nel paese del melodramma di Francesco Barilli (2015, 70’)

«Sono anni che pensavo di fare il Teatro Regio, in realtà è il lavoro più complicato che abbia mai fatto. Fare un documentario è una cosa bellissima. Questo documentario è un affresco, mi sono reso conto ieri che l’ho montato come un affresco gigantesco. Se lo faccio per Geo&Geo faccio solo natura e invento un film nella natura. Qua è la lirica, ma il fulcro è comunque intorno al Regio perché oggi non si ricorda niente nessuno tranne qualche vecchio, però i giovani non sanno niente. Non vanno di certo in coda 36 ore per prendere un biglietto come facevano allora con mezzo metro di neve. E allora ho raccontato questo mondo che non c’è più, con delle opere bellissime, saltando da ieri a oggi, e da oggi a ieri, con un grido d’allarme e aiuto. Ho inventato un marchingegno con cui non disturbo nessuno ma io grido. E grido aiuto. Perché ormai è un problema che c’è ovunque nel mondo dell’arte» (Barilli).
venerdì 6

Fuori dal coro: il cinema di Raffaele Andreassi

Ultimo appuntamento con il cinema di Raffaele Andreassi, occasione unica per vedere alcuni cortometraggi degli anni Cinquanta e Sessanta finora inediti, come Lettera da Alghero e Settembre in Gallura (restaurato dalla Cineteca Nazionale) o molto rari come Fondo valle e Col cuore in gola. Un ringraziamento particolare va all’Archivio Nazionale Cinema d’Impresa di Ivrea, Cineteca di Bologna e Istituto Luce Cinecittà per aver messo a disposizione le loro copie, spesso uniche.



Rassegna a cura di Adriano Aprà e Fulvio Baglivi
ore 17.00 Fotografia della famiglia italiana di Virgilio Tosi (1969, 23’)

«Fotografia della famiglia italiana è l’unico documentario della mia filmografia che ho autoprodotto in proprio (con la collaborazione finanziaria per l’acquisto della pellicola e la disponibilità di mezzi tecnici dell’amico documentarista Raffaele Andreassi). Gli altri collaboratori furono: il direttore della fotografia Carlo Ventimiglia, con la sua meravigliosa cinepresa auto costruita in un solo esemplare, la “verticale Ventimiglia”; il musicista Franco Potenza, e l’attore Riccardo Cucciolla che leggeva il mio testo di commento parlato» (Virgilio Tosi.) Tosi coinvolgerà Andreassi nella realizzazione di Album: Fotografia dell’Italia di ieri, programma che da questo film prende spunto e forma, che andò in onda in 15 puntate su Rai 2 nel 1977.
a seguire Vita di un uomo di Elio Filippo Accrocca (1965, 12’)

Omaggio a Giuseppe Ungaretti, alla sua vita e alla sua poesia, che spesso si intrecciano con i corsi dei fiumi. Dall’Isonzo al Tevere, presso cui vediamo passeggiare l’anziano poeta, il film racconta innanzitutto l’amore dei poeti Accrocca e Andreassi (che aveva pubblicato il libro di poesie I paesi del cuore nel 1958) per Ungaretti. Anche se la regia non gli è accreditata, risulta evidente che la realizzazione del cortometraggio appartiene ad Andreassi, che conosceva e frequentava Accrocca da anni.
a seguire Primo Conti di Raffaele Andreassi (1964, 10’)

«Primo Conti, uno dei più noti pittori italiani, è toscano e della razza ha preso tutte le caratteristiche di temperamento. Ha cominciato a dipingere a 15 anni ed è arrivato ad essere un maestro del futurismo in un'epoca di ferventi battaglie artistiche. Ora s’è ritirato a Fiesole. Il documentario vuol essere un ritratto di questo grande artista del nostro secolo» (Andreassi).
a seguire Massimo Campigli di Raffaele Andreassi (1967, 18’)

«Il documentario a colori Massimo Campigli si propone di illustrare la vita e le opere del grande pittore toscano, uno dei nostri maggiori, cercando di costruire, su un filo narrativo e con una storia densa di motivi, un racconto umano, coerente e affascinante, una avventura artistica da apprezzare e ricordare. Dagli anni della gioventù, attraverso le varie esperienze formative, fino alla stagione della maturità, il racconto si deve svolgere nel clima proprio dell’artista, in quella parte di mondo ideale che Campigli popola di figure ed illumina con i riflessi della sua sapiente materia, una materia che esalta ogni gesto, ogni segno, dando di ogni soggetto la “qualità” interiore. Massimo Campigli vive a Roma, a Parigi, a San Tropez. Cogliamo alcuni attimi della sua esistenza: lo costringeremo così a una confessione, a un dialogo con se stesso, perché si rappresenti meglio di come potremmo fare noi e ci sveli interamente il fascino delle sue figure, la magia del suo mondo» (Andreassi).
a seguire La Maremma di Cesetti di Raffaele Andreassi (1982, 38’)

Ritratto del pittore nato a Tuscania nel 1902 in occasione del compimento degli ottanta anni. Il documentario è autoprodotto da Andreassi e racconta la vita e le opere di Cesetti, legate agli uomini, i paesaggi e gli animali della Maremma e dell’alto Lazio.
ore 19.00 Lungo il torrente di Raffaele Andreassi (1954, 9’)

«Il paese di Pietracamela alle falde del Gran Sasso: il colosso dell'Appennino e la valle del Ruzzo. Pescatori di trote stellate. Un allevamento di castori lungo il torrente. L’allevatore durante la sua visita mattutina. Località suggestive: esperimento a scopo industriale dell’allevamento allo stato libero di tribù di castori. Vita del castoro. La zona turistica intorno al Gran Sasso» (Andreassi).

Copia proveniente da Istituto Luce Cinecittà
a seguire Cronaca di un lago di Raffaele Andreassi (1954, 10’)

«Il lago Maggiore nel tratto che va da Luino al confine svizzero di Zenna. La cittadina di Luino. Follie di fine estate, quando la stagione matura e cade nell’autunno. Sul lago, finalmente quieto, tornano i pescatori a gettare le reti. Scene di pesca del capitone, luccio e tinca. Sulle rive dell’antico Verbano, fantasia di bizzarri seminaristi in passeggiata. L’autunno è entrato e la natura cambia veste» (Andreassi).
a seguire Quando ride la spiaggia di Raffaele Andreassi (1954, 10’)

«Finale Ligure, stazione balneare della riviera di ponente. La famosa banda caratteristica “Rumpa e Streppa” apre la giornata sulla spiaggia. Caratteristiche degli originali strumenti e dei costumi dei suonatori. La spiaggia di Finale e motivi balneari, sci nautico, tuffi, nuoto, belle ragazze, costumi, curiosità. Commento al visivo la canzone del Maestro Mario Ravasini La banda Rumpa e Streppa» (Andreassi).

Copia proveniente da Istituto Luce Cinecittà
a seguire Fondo valle di Raffaele Andreassi (1959, 13’)

«Nel cuore della Sicilia, in una vasta zona compresa fra i territori di Enna e Caltanissetta, esistono numerose miniere di zolfo. Il cortometraggio prende in considerazione la miniera di Giumentaro Capodarso, situata nella valle del fiume Salso, per presentare gli uomini che lavorano nelle miniere e per descrivere una delle località più selvagge della Sicilia» (Andreassi).

Copia proveniente dalla Cineteca di Bologna
a seguire Paese di barche di Raffaele Andreassi (1955, 10’)

«Molfetta è una ridente cittadina marinara sull’Adriatico e centro dell’industria della pesca. La costruzione e la riparazione dei pescherecci è una delle principali attività dei molfettesi. Il cortometraggio vuol documentare una giornata di lavoro nei cantieri del porto. Seguendo un bimbo figlio di pescatori, scopriremo i cantieri con i pescherecci a secco, sollevati dal mare, intorno ai quali artigiani industriosi studiano i malanni causati dal mare e dal tempo. In altra parte si costruiscono pescherecci nuovi e si possono seguire le fasi più interessanti della lavorazione. Ma la cosa più interessante è data dal suggestivo incontro di vecchie e nuove sagome dal diverbio cromatico delle tinte, dalle composizioni naturali e suggestive che si propagano e popolano questo paese di barche» (Andreassi).
a seguire La favola dell’allegria di Raffaele Andreassi (1952, 10’)

«Una studentessa entra in un Luna Park attratta dalle giostre immobili. Attraversando il Parco dei divertimenti sogna se stessa tra le giostre in movimento. Il sogno è breve e la fanciulla si allontana tra i baracconi deserti mentre intorno a lei la vita si risveglia lentamente» (Andreassi).
a seguire Questi nostri ragazzi di Raffaele Andreassi (1954, 8’)

«Il trapasso alla adolescenza è l'età della ragione, l’età critica del fanciullo che inizia a conoscere i propri istinti, che propone a se stesso un mondo fantastico a solo scopo di sgretolarlo e ricostruirlo. Il mondo dell’adolescente è un mondo metafisico dove si incontrano problemi puerili e problemi profondi; da essi nascerà il carattere e la ragione. […] Il documentario mostra questo trapasso, questo cambiamento di stagione nell’animo del fanciullo. Ci porta nelle strade e nelle piazze, nelle botteghe e nei mercati, nei prati e nelle periferie a conoscere questi ragazzi sui quali incombe l’ombra dell’uomo» (Andreassi).

Copia proveniente da Istituto Luce Cinecittà
a seguire I maccheroni di Raffaele Andreassi (1959, 12’)

«Il cortometraggio I maccheroni racconterà le difficoltà di un bambino pugliese il quale, a differenza dei suoi compagni, non riesce a concludere la giornata festiva con una mangiata di maccheroni e carne. Uno stornello pugliese dice: “Avvenga quel che deve avvenire, fate quello che volete, il mondo è bello ma quello che importa è un piatto di maccheroni con la carne”. Dopo il pasto di mezzogiorno, i bambini scendono nelle strade ostentando i musetti sporchi di sugo, la prova evidente che essi hanno realmente mangiato i maccheroni. Donato, il nostro bambino, rimasto senza pasta asciutta ricorre a uno stratagemma: si sporca il volto con la conserva. I compagni penseranno che anche lui ha consumato il piatto di pasta tradizionale e la dignità sarà salva» (Andreassi).

Copia proveniente dalla Cineteca di Bologna
a seguire Bambini di Raffaele Andreassi (1960, 11’)

«In molte province del sud, nelle Puglie, in Calabria, i ragazzi, i bambini a volte sono costretti, per le precarie condizioni di vita laggiù sussistenti, a impiegarsi in un qualche modo a lavorare. Anche nelle nostre città molti bambini, molti ragazzi vengono occupati: ma i lavori che fanno sono leggeri. Nel sud invece, mancando in molte zone industrie, fabbriche e negozi i bambini vengono inviati nei campi, nelle miniere. Non è raro il caso di bambini piccolissimi che per poche centinaia di lire vengono assunti per lavori che sfibrano anche gli uomini maturi. Questo documentario mostra obiettivamente questo problema» (Andreassi).
ore 20.45 Settembre in Gallura di Raffaele Andreassi (1955, 10’)

«Viaggio attraverso la Gallura. Le montagne selvagge e i personaggi nati dalle rocce. Il tempo delle pernici. Nella vallata si raccoglie il sughero. I sugheri come colore di una terra. Come si stacca il sughero dalla pianta. Operai al lavoro. Lo stretto di Bonifacio e Santa Teresa di Gallura. Tempesta sul mare. Visione di Castel Sardo. L’arcipelago della Maddalena. La Maddalena. L’ombra della Corsica. Caprera. La terra di Garibaldi. Il servizio della Guardia d’Onore. La tomba di Garibaldi. Fascino di Caprera» (Andreassi).
a seguire Racconto del mare di Raffaele Andreassi (1957, 6’)

«Il mare, con le sue tempeste, che spezzano e rompono le onde contro gli aguzzi scogli, origina una musica profonda e sconcertante nella cui armonia l’uomo opera e vive. Ciò è particolarmente evidente nella Gallura (Sardegna) dove la natura esercita un predominio incontrastato e pervade le attività umane» (Andreassi).

Copia proveniente dall’Archivio Nazionale Cinema d’Impresa di Ivrea
a seguire Gli uomini del sale di Raffaele Andreassi (1955, 9’)

«Veduta di Cagliari vista dal mare. Panoramica sui bacini di saturazione del sale. La salina in totale e nei dettagli. Procedimento della saturazione dell’acqua marina a seconda delle vasche. Il sistema di incanalazione dell’acqua. Il sale precipita a 28°. Sistemi di misurazione. Gli uomini che accumulano il sale. Trasporto sui vagoncini fino agli elevatori e sistemazione in geometrici cumuli. I portatori d’acqua. Gli uomini del sale durante il lavoro. Gli stessi durante la sosta di mezzogiorno. Uno scontro per gioco. Due gruppi di lavoratori si scontrano. L’allegria resiste alla fatica e si alzano canti dalla salina. Le barche che trasportano il sale. I canali. Le barche scarlatte a causa di milioni di microorganismi uccisi dall’acqua a 30°» (Andreassi). Copia proveniente da Istituto Luce Cinecittà
a seguire Lettera da Alghero di Raffaele Andreassi (1955, 10’)

«La città di Alghero e le tradizioni spagnole che resistono al tempo. I pescatori di corallo. Riprese in alto mare. Tecnica della pesca e vita a bordo del “Pesce elettrico”. Riprese subacquee della pesca del corallo. I rami di corallo. Le varie qualità. Riprese e spiegazioni con modellino. Il corallo come ornamento. Le spiagge di Alghero. Cavalli in libertà. Cavalli al bagno. La costa del Logudoro» (Andreassi).

Copia proveniente dall’Archivio Nazionale Cinema d’Impresa di Ivrea
a seguire Il puledro d’acciaio di Raffaele Andreassi (1955, 12’)

«Le riprese del cortometraggio in Ferraniacolor hanno inizio nell’ufficio tecnico, reparto progetti della Ferrari. In questo ufficio la nuova macchina da corsa nasce e si sviluppa in tutte le sue parti. Qui si crea il “Bolide Rosso”, mezzo di straordinaria potenza progettato per le grandi corse internazionali. Dall’ufficio progetti i disegni vengono inviati nei reparti di produzione. Macchinari speciali costruiscono la macchina pezzo per pezzo. Dai congegni alla carrozzeria, dalla prova del motore alle prove di forza del materiale, dal collocamento tecnico alle prove in pista. Nasce così la grande macchina da corsa che da tanti anni porta vittorioso il nome dell’Italia in giro per il mondo» (Andreassi).

Copia proveniente dall’Archivio Nazionale Cinema d’Impresa di Ivrea
a seguire Il cuore in gola di Raffaele Andreassi (1959, 10’)

«Il protagonista del cortometraggio Il cuore in gola è un operaio che vive in una piccola città di provincia. L’operaio abita in una modesta casetta alla periferia di Guastalla insieme con la moglie e due figli in tenera età. Dopo il pesante lavoro della settimana, il nostro personaggio, invece di concedere al riposo e ai divertimenti le ore domenicali, indossa calzoncini e maglietta e si trasforma in un maturo atleta che partecipa a gare podistiche. Per lo sport un uomo di quarant’anni è già un vecchio; ma il nostro operaio non vuole arrendersi al tempo e continua a correre, al di là del risultato, spinto da una sua intima necessità. Il cortometraggio Il cuore in gola vuol dunque essere la cronaca esatta di una delle avventure dell’operaio e vuole mettere in risalto l’ambiente sportivo provinciale. Il cortometraggio seguirà fedelmente una corsa podistica sottolineandone le fasi avvincenti sullo sfondo dei canali e degli stagni che circondano il Po.Il cortometraggio racconterà la storia di uomini che sacrificano allo sport il giorno di festa e che a quarant’anni, sudati e sfiniti, con il “cuore in gola” tentano di raggiungere il traguardo che darà loro l’illusione di trattenere o ritrovare la giovinezza» (Andreassi).

Copia proveniente dalla Cineteca di Bologna
a seguire Lettera dalla provincia di Raffaele Andreassi (1960, 10’)

«Il documentario è dedicato allo scrittore Mario Puccini, recentemente scomparso.

Dal tramonto alla notte, con rapide sequenze, mostreremo la vita di una città di provincia. Dalle ore animate della sera, al silenzio stagnante della notte, indugeremo nelle strade per cogliere gli aspetti più nobili e più segreti di un modo di vivere che sta per scomparire: la provincia che si sfalda ripropone con le sue mura antiche, con le sue caserme nere, con i suoi portici, le sue piazze, i suoi conventi medievali, il mondo malinconico descritto da Mario Puccini, nei suoi libri migliori. È “l’ultima provincia” che si sgretola davanti al progresso» (Andreassi).
a seguire Il silenzio di Raffaele Andreassi (1964, 13’)

«Immagini e suoni sono elementi indissolubili nella varia aneddotica della vita contemporanea. L’uomo sembra avere scelto la velocità come binario per il suo destino. L’uomo subisce suoni e immagini e drammatizza la sua esistenza perseguendo un fine di felicità e non è altro che l’evasione alla sua condizione. Ma la felicità che ne ricava non è sufficiente a renderlo sereno. Suono e immagini, immagine e suoni sono le leve della sua azione convulsa e irrazionale. La somma dà l’urto, il silenzio. Stanno nascendo a Roma cimiteri di automobili che compongono scenografie suggestive, che offrono una immagine al dolore, una forma concreta al silenzio» (Andreassi).

Copia proveniente dalla Cineteca di Bologna
a seguire Gli animali di Raffaele Andreassi (1965, 15’)

«In un grande paese della Ciociaria, i contadini sono affluiti nel grande spazio, dai centri dei vicini villaggi, dalle casupole sparse tra le brulle montagne. Fa ancora freddo, il fiato si condensa intorno ai volti paonazzi dei contadini. Il mercato lentamente si anima, il sole comincia lentamente a stiepidire i dorsi dei vitelli. Il muso umido di un vitello si alza verso il cielo. Il mercato ora è affollato, si alzano le voci, le contrattazioni si sviluppano; in qualche luogo, tra gli alberi, i sensali ammiccano tra di loro. Il sole è ora appeso alla montagna scarna, illumina le mani degli uomini» (Andreassi).
sabato 7

Incontro con il Cinema Sardo a Roma: Visioni Sarde

Il Gremio prosegue, con la collaborazione della FASI (Federazione delle Associazioni Sarde in Italia), della Cineteca Sarda - Società Umanitaria e della Cineteca Nazionale, la serie di proiezioni e dibattiti con attori e registi, all’interno della rassegna Incontro con il Cinema Sardo.

Con l’appuntamento di Visione Sarde, terzo Concorso Nazionale per corti, mediometraggi e documentari realizzati da autori sardi o che abbiano come location la Sardegna, si presentano, oltre ai film vincitori e finalisti del concorso, anche le opere di altri talentuosi registi: Antonello Carboni, Claudio Di Biagio, Francesco Madonna, Silvia Perra , Ugo D’Eramo e Alessandro Stabilini.

Nella giornata si vuole celebrare anche Sa Die de Sa Sardigna (Il giorno della Sardegna), riconosciuta come la festa del popolo sardo che, in virtù di una legge del Consiglio Regionale del settembre 1993, rievoca un fatto storico, cioè l’insurrezione popolare del 28 aprile 1794 che determinò l’espulsione dei Piemontesi e del Viceré Balbiano da Cagliari e da tutta l’isola. Oggi, Sa Die de Sa Sardigna non è più una semplice festa, ma un momento di riflessione per recuperare la storia e l’identità sarda.



Rassegna a cura di Franca Farina
ore 16.30 Jovid  di Silvia Perra (2012, 19’)

Jovid Sultany è un ragazzo afghano immigrato in Italia. Vive nel quartiere multietnico della Marina a Cagliari e lavora in una kebabberia. Una sera la famiglia, che vive ancora in Afghanistan, lo informa che, come da tradizione, festeggeranno il matrimonio della cugina Narges per le vie di Kabul. Jovid vivrà in maniera del tutto personale la notizia di un attentato rivendicato dai Talebani nella capitale afghana proprio nel giorno del matrimonio di sua cugina.
a seguire 070 di Ugo D’Eramo e Alessandro Stabilini (2016, 16’)

 “070” è il nome di una pizzeria/kebab sita a Cagliari nella quale Karim e Souad, rispettivamente di origine tunisina e marocchina, danno lavoro a Federico: un ragazzo italiano. Una piccola realtà, una piccola storia di integrazione e cooperazione che solitamente non ha spazio nei telegiornali e nei quotidiani. 


a seguire La casa delle stelle di Antonello Carboni (2014, 39’)

La vicenda umana e artistica di Antonio Amore, pittore e artista catanese, classe 1918. Amico di Renato Guttuso e tanti altri intellettuali del tempo, dopo avere riscosso importanti successi, improvvisamente decide nel 1964 di abbandonare Roma ed esiliarsi in Sardegna.
a seguire Contos de fuchile di Francesco Madonna (2015, 30’)

«È possibile credere al diavolo? Alle piccole fate chiamate Janas? Ai tesori nascosti nei siti più impenetrabili? Ai giganti sepolti nelle imponenti tombe circondate dai menhir? Al potere miracoloso delle acque dei pozzi sacri? La leggenda, le antiche tradizioni orali popolari, l’archeologia con i suoi reperti, le pietre sacrificali le tombe dei giganti, le domus de Janas, nei secoli hanno dato spunto per creare fantastiche storie, fiabe raccontate fino a qualche decennio fa, nelle lunghe serate familiari davanti al fuoco, ed erano le poche testimonianze tramandate di un passato nascosto sotto le pietre, dentro le grotte e villaggi abitati dai nostri antenati» (Madonna).
a seguire Per Anna di Andrea Zuliani (2015, 20’)

Nicola è un bambino muto di 7 anni. Girovagando per il paesino si imbatte in Anna, una sua coetanea, arrivata con il padre da Milano. I due bambini, ribelli e pieni di vitalità, passano insieme una giornata magica, di avventura e scoperte indimenticabili.
a seguire Paolina era la madre di Giulia di Clara Murtas (2015, 19’)

«Protagoniste di questo documentario sono mia madre, scrittrice illetterata, la sua vita e la sua scrittura. L’intervista avviene nella sua casa, ed all’esterno, nel parco di Monte Claro, dove tutti i giorni va per incontrare gente alla quale recita e regala le sue poesie. Cominciò a scrivere quando le morì una figlia neonata, con la quale iniziò un dialogo in un quaderno segreto, che io e mia sorella andavamo di nascosto a leggere. Quando diventai adulta, la incitai a scrivere la sua autobiografia. Così nacque il libro Paolina era la madre di Giulia. Il documentario parla della nostra complicità letteraria, ma racconta anche del particolare rapporto tra mia madre Bruna (nel romanzo Giulia) e sua madre Vincenza (nel romanzo Paolina)» (Murtas).


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