4 sintesi del testo: G. Mormino, per una teoria dell’imitazione, Cortina 2016


DOMANDA: come affermare qualche valore etico in un contesto dove non esistono criteri diversi da quello dell'efficacia?



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07.11.2019
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DOMANDA: come affermare qualche valore etico in un contesto dove non esistono criteri diversi da quello dell'efficacia?

  • Iniziamo da cosa non può essere il fondamento dell'etica: si tratta dell'empatia che dobbiamo escludere da uno studio sull'etica mimetica, nonostante essa venga vista come la forma più elevata della nostra apertura agli altri.

  • Ma le ragioni che valgono contro la possibilità di un'imitazione diretta degli altri rendono a maggior ragione implausibile I'ipotesi che le emozioni altrui possano replicarsi in noi per via di "contagio" ( "Condividere a livello viscero-motorio lo stato emotivo di un altro è cosa, però, diversa dal provare un coinvolgimento empatico nei suoi confronti [...]. La compassione dipende da altri fattori oltre al riconoscimento del dolore, per esempio, da chi è l'altro, da quali rapporti abbiamo con lui [ ] ecc. (G. Rizzolatti, C. Sinigaglia, So quel che fai, cit., p. 181 )

  • Ciò non significa che i comportamenti empatia devono essere spiegati in un modo diverso e precisamente nello stesso modo in cui abbiamo spiegato tutte le azioni che sembrano prendere qualcuno a modello. Se accettiamo la tesi del primato dell'autoimitazione l'empatia non è che ripetizione di una propria azione rivelatasi favorevole.

  • DOMANDA: se dunque la teoria dell'autoimitazione non ci permette di costruire l’etica sull'empatia, quale fondamento ci resta, posto che l'efficacia ha una connotazione troppo "egoistica" per svolgere tale compito?

  • Credo che sia qui necessario, per la quarta e ultima volta, ricorrere alla nozione di stabilità come criterio evoluzionisticamente valido.

  • Non credo che esistano azioni o norme valide in assoluto, cosi come non vi sono proprietà fisiologiche o sociali che si rivelino sempre buone. Nel solo arco della vita di ognuno è inevitabile constatare come le teorie etiche abbiano una durata assai modesta.

  • Se ogni interazione segue le regole dell'autoimitazione, e l'etica è certamente un modo di interagire, allora una buona etica dovrà fare proprie alcune regole fondamentali,

    1. La prima è che ogni individuo è assolutamente sue modalità di esplorazione dell'ambiente e nelle sue preferenze verso la ripetizione di questa o quella azione.

    2. Gli individui non sono ordinabili in classi, come non sono ordinabili in specie perfettamente chiuse

    3. A renderci diversi è tutto: la costituzione fisiologica, la sensibilità al dolore e al piacere, le cose in cui ci siamo imbattuti nell'esperienza.

    Se si tiene conto di questa ovvietà, risulterà ingiustificato costruire etiche fondate su caratteri la cui regolarità e fissità sono del tutto illusorie o, al più, transitorie.

    Al centro va posto il singolo animale, la cui esistenza è di per sé sufficiente a garantirgli il diritto di cercare le proprie vie verso il soddisfacimento dei bisogni. È proprio la nozione di un individuo sostanzialmente "chiuso" in sé a fornirci un valido sostegno sul quale poggiare l'esigenza del rispetto per chiunque - bambino, femmina, non-umano, vecchio, straniero, intelligente, sciocco omaschio adulto europeo ed eterosessuale.



      • Ma come entra in gioco il valore della stabilità, al quale abbiamo fatto riferimento più volte come condizione essenziale perla vita in ogni contesto?

      • L'ipotesi dell'autoimitazione ci suggerisce una risposta: ogni individuo è programmato per trovare innanzitutto nei propri movimenti i modelli che gli consentono di stabilizzare il rapporto con l'ambiente.

      • Credo che una nozione accettabile di "eticamente valido" sia quella che non impone ad alcun vivente uno sradicamento dalle proprie modalità di vita; un'etica "conservativa", dunque, la cui regola fondamentale consiste nel diritto di ciascun vivente di esplorare il mondo sotto la spinta dei propri bisogni, in continuità con quanto avviene nelle primissime fasi dell'esistenza.

      • La coerenza non è l'unico criterio per definire buono un modello; bisogna aggiungervi anche la sapienza di non volersi imporre in tutti gli aspetti della vita, di non chiudere la strada ad altre influenze né a quanto l'imitatore va trovando da sé.

      • Il male non nasce dunque, come vorrebbe Girard, dal desiderio mimetico, in sé nient'altro che la necessaria modalità di accesso a ciò che l'ambiente può offrire, ma piuttosto dall'imposizione di modelli unici e totalizzanti a corpi inevitabilmente diversi l'uno dall'altro.

      • La stabilità nel perseguire le proprie modalità di esistenza è un valore per ogni vivente, come manifesta la tenace resistenza di tutti gli animali, umani e non, ai cambiamenti imposti dall'esterno.

     

     

     



     

     

     





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