7-10 gennaio Con le ore contate


ore 21.00 Un bellissimo novembre



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ore 21.00

Un bellissimo novembre (1969)

Regia: Mauro Bolognini; soggetto: dal romanzo omonimo di Ercole Patti; sceneggiatura: Lucia Drudi Demby, Antonio Altoviti, Henry Waughan ; fotografia: Armando Nannuzzi; scenografia: Vanni Castellani; costumi: Cesare Rovatti; musica: Ennio Morricone; montaggio: Roberto Perpignani; interpreti: Gina Lollobrigida, André Laurence, Gabriele Ferzetti, Paolo Turco, Danielle Godet, Margarita Lozano, Isabella Savona, Jean Maucorps; origine: Italia/Francia; produzione: Adelphia Compagnia Cinematografica, Les Artistes Associés; durata: 91’



Catania, Nino è un adolescente irrequieto di buona famiglia, che durante una riunione nella casa di campagna dello zio Alfio, rimane stregato dalla matura e provocante bellezza di sua zia Cettina. La donna ricambia le sue attenzioni, pur essendo già divisa tra il marito e la relazione con il collega di questi Sasà. L’attrazione diventa ossessione, ma viene subito schiacciata dal ritorno a una realtà più accomodante: il matrimonio con la cugina coetanea Giulietta. «Per Bolognini, la vicenda di Un bellissimo novembre è ancora una volta lo strumento privilegiato per rilevare la prigionia derivata da un pensiero egemone e insieme per rappresentare lo scarto inevitabile ma non benvenuto tra attitudini ed età diverse, anch’esso dipendente dall’omologazione di vedute» (Bocchi-Pezzotta).
domenica 17

ore 17.00

Le streghe (1967)

Regia: Luchino Visconti, Mauro Bolognini, Pier Paolo Pasolini, Franco Rossi, Vittorio De Sica; soggetto e sceneggiatura: Giuseppe Patroni Griffi, Age & Scarpelli, Bernardino Zapponi, P. P. Pasolini, F. Rossi, Luigi Magni, Cesare Zavattini; fotografia: Giuseppe Rotunno; musica: Ennio Morricone, Piero Piccioni; montaggio: Mario Serandrei, Nino Baragli, Giorgio Serrallonga, Adriana Novelli; interpreti: Silvana Mangano, Alberto Sordi, Totò, Annie Girardot, Clint Eastwood; origine: Italia/Francia; produzione: Dino De Laurentiis Cinematografica, Les Productions Artistes Associés; durata: 105’



Ep. Senso civico. Una donna soccorre un altro automobilista ferito e sfreccia per le strade di Roma. Non è l’ospedale in suo obiettivo, ma un luogo in mezzo alla più estrema periferia dove incontrare l’amante e abbandonare il malcapitato. «Senso civico è il più gustoso […]. Un Sordi mattatore che recita un monologo componendo un piccolo pezzo di bravura interpretativa, perfettamente compiuto pur nella sua brevità» (Ivaldi).
ore 19.00

L’assoluto naturale (1969)

Regia: Mauro Bolognini; soggetto: dal romanzo omonimo di Goffredo Parise; sceneggiatura: Ottavio Jemma, Vittorio Schiraldi, Mauro Bolognini; fotografia: Ennio Guarnieri; scenografia: Giorgio Bini; costumi: Vanni Castellani; musica: Ennio Morricone; montaggio: Nino Baragli; interpreti: Laurence Harvey, Sylva Koscina, Isa Miranda, Felicity Mason, Amalia Carrara, Guido Mannari; origine: Italia; produzione: Tirrenia Studios; durata: 90’



«Parabola sulla crisi dei rapporti di coppia, in odor di ’68. Un Bolognini astratto, a contatto col kitsch del periodo e fortemente a tesi. Siamo dalle parti di Metti una sera a cena di Patroni Griffi o La donna invisibile di Paolo Spinola, entrambi coevi. Tutto si gioca nell’incontro un po’ forzato tra il lui della situazione (un tormentato Laurence Harvey), poeta inglese in vacanza in Italia che sogna l’amore come sentimento assoluto, unione di corpo e di spirito, e la lei del caso (una bellissima Sylva Koscina), attratta drasticamente e soltanto dal rapporto fisico, dall’amore carnale che prende e dà quando lei lo decide, spavalda donna-mantide in grado di anticipare tutto un clima femminista a venire, in modo forse ancor più radicale rispetto alla Dagmar Lassander di Femina Ridens (1969)» (Pierpaolo De Sanctis).

Vietato ai minori di anni 18
ore 21.00

Metello (1970)

Regia: Mauro Bolognini; soggetto: dal romanzo omonimo di Vasco Pratolini; sceneggiatura: Suso Cecchi D’Amico, Luigi Bazzoni, Ugo Pirro; M. Bolognini; fotografia: Ennio Guarnieri; scenografia: Guido Josia; costumi: Pier Luigi Samaritani; musica: Ennio Morricone; montaggio: Nino Baragli; interpreti: Massimo Ranieri, Ottavia Piccolo, Frank Wolff, Renzo Montagnani, Tina Aumont, Lucia Bosè; origine: Italia; produzione: Documento Film; durata: 111’



Firenze, Metello è un giovane muratore impegnato nelle lotte sindacali e politiche. Per il suo impegno finisce in galera prima per aver partecipato al funerale di un muratore anarchico, di cui sposa la figlia, Ersilia; poi per aver impedito agli operai crumiri di entrare in fabbrica durante un lungo ed estenuante sciopero. «Metello è un film da vedere. Rialzando di colpo il prestigio d’un regista che nell’incontro con Pratolini (e sceneggiatori quali Suso Cecchi d’Amico, Bazzoni e Pirro) ha sposato la sua consueta eleganza formale a un inconsueto fervore umano, Metello raggiunge lo spettatore d’ogni razza ideologica, e lo colpisce, senza i trucchi cui ci ha avvezzi il cinema dei furbi» (Grazzini).
lunedì 18

chiuso
martedì 19



ore 17.00

Capriccio all’italiana (1968)

Regia: Stefano Vanzina, Mauro Bolognini, Pier Paolo Pasolini, Pino Zac [e Franco Rossi], Mario Monicelli; soggetto e sceneggiatura: Roberto Gianviti, S. Vanzina, Age & Scarpelli, Bernardino Zapponi, P. P. Pasolini, Cesare Zavattini; fotografia: Tonino Delli Colli, Silvano Ippoliti, Giuseppe Rotunno; musica: Ricky Gianco, Gianni Sanjust, Piero Piccioni, Domenico Modugno, Marcello Piombini, Carlo Savina; montaggio: Adriana Novelli, Nino Baragli; interpreti: Totò, Silvana Mangano, Renzo Marignano, Totò, Ninetto Davoli, Ira Fürstenberg, Walter Chiari; origine: Italia; produzione: Dino De Laurentiis Cinematografica; durata: 95’



Ep. Perché. Una donna milanese in macchina con il fidanzato, alla guida di una spider, lo incita a fare sorpassi pericolosi e insulta gli altri automobilisti fino all’aggressività fisica. «Prima di Roma di Fellini e di L’ingorgo di Comencini, rimane la rappresentazione di una piccola apocalisse sull’asfalto, con italiani sempre più beceri e incattiviti» (Bocchi-Pezzotta).

Ep. La gelosa. Breve storiella ironica e paradossale di Zavattini: Silvana è una donna gelosissima, segue il marito che misterioso entra in un appartamento. Lei lo raggiunge e davanti alla porta spara tutto il caricatore. Il marito esce sì in mutande, ma perché si trova dal sarto.
ore 19.00

Imputazione di omicidio per uno studente (1972)

Regia: Mauro Bolognini; soggetto: Ugo Pirro; sceneggiatura: U. Pirro, Ugo Liberatore; fotografia: Giuseppe Ruzzolini; scenografia: Guido Josia; costumi: Maria Baroni; musica: Ennio Morricone; montaggio: Nino Baragli; interpreti: Massimo Ranieri, Martin Balsam, Salvo Randone, Valentina Cortese, Turi Ferro, Giuseppe Colizzi; origine: Italia; produzione: Documento Film; durata: 103’



Fabio è un giovane studente di architettura e fa parte di un gruppo di estrema sinistra. Durante una manifestazione un poliziotto uccide un ragazzo, Fabio sconvolto aggredisce a sua volta un poliziotto uccidendolo. Di questo assassinio viene però accusato un altro giovane. Il padre di Fabio, Aldo Sola, è il giudice chiamato a seguire l’inchiesta. Fabio vorrebbe costituirsi, ma viene dissuaso dai compagni. Venuto a conoscenza della verità, il giudice Sola entra in crisi e disilluso rispetto alla possibilità di fare giustizia si dimette. «In un cinema come quello di Bolognini, dove i padri sono di solito assenti, imbelli o corruttori, Aldo Sola ha una nobiltà rara: e proprio perché deve ammettere la propria sconfitta, la propria incapacità di comunicare» (Bocchi-Pezzotta).
ore 21.00

Per le antiche scale (1975)

Regia: Mauro Bolognini; soggetto: dal romanzo omonimo di Mario Tobino; sceneggiatura: Raffaele Andreassi, Bernardino Zapponi, Mario Arosio, Tullio Pinelli, Marie Soleville Sinko; fotografia: Ennio Guarnieri; scenografia e costumi: Piero Tosi; musica: Ennio Morricone; montaggio: Nino Baragli; interpreti: Marcello Mastroianni, Françoise Fabian, Marthe Keller, Barbara Bouchet, Adriana Asti, Lucia Bosè, Pierre Blaise; origine: Italia/Francia; produzione: Italian International Film, Fox Europa; durata: 98’



Anni Trenta, il prof. Bonaccorsi gestisce il manicomio di Lucca e porta avanti delle ricerche sull’esistenza di un virus della pazzia. Queste ricerche sono legate alla sua paura di poter diventare matto, anche a causa di tare familiari. Nel manicomio arriva la giovane dottoressa Anna che ha un atteggiamento opposto al suo rispetto alla malattia e lo critica apertamente. Bonaccorsi, che intrattiene delle relazioni erotiche con numerose donne, sprofonda in una crisi sempre più profonda fino a essere costretto a lasciare l’ospedale. In un treno incontra un gruppo di fascisti entrando in contatto con la vera follia che sta colpendo il paese. «È vero che non è un film sulla vita nei manicomi, né sui matti che li abitano; è un film invece sul ruolo dell’uomo e della donna a contatto l’un con l’altra in situazioni estreme (il fascismo, il manicomio), e sull’impossibilità vicendevole di “andare d’accordo”» (Bocchi-Pezzotta).

Vietato ai minori di anni 14
mercoledì 20

ore 17.00

Fatti di gente perbene (Il processo Murri) (1974)

Regia: Mauro Bolognini; soggetto e sceneggiatura: Sergio Bazzini; fotografia: Ennio Guarnieri; scenografia: Guido Josia; costumi: Gabriella Pescucci; musica: Ennio Morricone; montaggio: Nino Baragli; interpreti: Giancarlo Giannini, Catherine Deneuve, Fernando Rey, Tina Aumont, Rina Morelli, Ettore Manni; origine: Italia/Francia; produzione: Filmarpa, Lira Films; durata: 115’



«A Bologna, nel 1902, viene assassinato il conte Francesco Bonmartini, un clericale marito di Linda Murri, figlia del noto medico Augusto. Responsabile del delitto, secondo il padre e secondo l’accusa è il figlio Tullio, che avrebbe ucciso il cognato dopo un violento alterco e per legittima difesa» (Poppi/Pecorari). «Bolognini era straordinario nel costruire l’immagine, un po’ come Fassbinder. Aveva bisogno di pochissimo, stava sempre in macchina, con il suo zoom; Guarnieri, che è sempre stato il suo direttore della fotografia, all’altra macchina. Bolognini costruiva con niente: metteva un pizzo da una parte, una candela dietro... in fondo il cinema è quello che vedi» (Giannini).
ore 19.00

Gran bollito (1977)

Regia: Mauro Bolognini; soggetto: Luciano Vincenzoni, Nicola Badalucco; sceneggiatura: N. Badalucco; fotografia: Armando Nannuzzi; scenografia e costumi: Danilo Donati; musica: Enzo Jannacci; montaggio: Nino Baragli; interpreti: Shelley Winters, Max Von Sydow, Renato Pozzetto, Alberto Lionello, Laura Antonelli, Mario Scaccia, Franco Branciaroli; origine: Italia; produzione: Triangolo Film; durata: 115’



Il film è tratto da una storia realmente accaduta negli anni trenta a Correggio dove Leonarda Cianciulli aveva uccido delle donne e poi fatto sapone con i loro corpi per scongiurare la partenza al fronte del figlio. Venne arrestata e internata in manicomio nel 1946. Bolognini ricostruisce romanzandola la storia di Leonarda come un noir grottesco. «Come suggerisce il titolo stesso, Gran bollito è un calderone spiritato che trancia ogni possibile coordinata con il reale e il previsto, e dove cuociono le suggestioni più diverse» (Bocchi-Pezzotta).

Vietato ai minori di anni 14
ore 21.00

Libera, amore mio! (1975)

Regia: Mauro Bolognini; soggetto: Luciano Vincenzoni; sceneggiatura: L. Vincenzoni, Nicola Badalucco, M. Bolognini; fotografia: Franco Di Giacomo; scenografia: Guido Josia; arredamento e costumi: Piero Tosi; musica: Ennio Morricone; montaggio: Nino Baragli; interpreti: Claudia Cardinale, Bruno Cirino, Adolfo Celi, Philippe Leroy, Bekim Fehmiu, Luigi Diberti; origine: Italia; produzione: R. Loyola Cinematografica; durata: 110’



Durante il fascismo, Libera, figlia di un anarchico, donna fiera e decisa nel difendere le sue idee, viene arrestata, costretta a cambiare città e mandata al confino. Questa persecuzione non la indebolisce né la ferma e durante la guerra combatte contro i nazi-fascisti insieme al suo compagno Matteo e al figlio Carlo. Dopo il 1945, riunita la famiglia, Libera va al comune per informarsi sulla possibilità di un alloggio e vi ritrova il vecchio gerarca che l’aveva condannata. L’Italia del dopoguerra non è così diversa da quella contro la quale aveva combattuto. «Giunto con molto ritardo sugli schermi (non sappiamo bene perché), il film cerca una sua originalità nell’aggiornare il consueto tema resistenziale alla luce delle nuove istanze del femminismo, puntando sul ritratto di una donna che si batte per i propri diritti oltre che per i valori della libertà» (Bernardini).
giovedì 21

ore 21.30

L’eredità Ferramonti (1976)

Regia: Mauro Bolognini; soggetto: dal romanzo omonimo di Gaetano Carlo Chelli; sceneggiatura: Ugo Pirro, Sergio Bazzini; fotografia: Ennio Guarnieri; scenografia: Luigi Scaccianoce; costumi: Gabriella Pescucci; musica: Ennio Morricone; montaggio: Nino Baragli; interpreti: Anthony Quinn, Dominique Sanda, Fabio Testi, Luigi Proietti, Adriana Asti, Paolo Bonacelli, Rossella Rusconi; origine: Italia; produzione: Flag Production; durata: 118’



Nella Roma dei primi del Novecento, il fornaio Ferramonti dopo anni di lavoro e dopo aver accumulato una fortuna decide di ritirarsi. Esclude però tutti i familiari dall’eredità. Irene, la moglie di uno dei suoi figli, sembra essere un elemento pacificante all’interno della famiglia, ma in realtà trama per poter mettere le mani sull’eredità. «Da un bel romanzo breve (1883) di Gaetano Carlo Chelli, Bolognini ha tratto un film elegante, decorativo ma intenso, sulla volgarità della piccola borghesia emergente nell’Italia umbertina» (Morandini).

Vietato ai minori di anni 14
venerdì 22

ore 17.00

La venexiana (1986)

Regia: Mauro Bolognini; soggetto: Massimo Franciosa, M. Bolognini da La venexiana di Anonimo del ’500; sceneggiatura: M. Franciosa, M. Bolognini; fotografia: Beppe Lanci; scenografia: Gastone Carsetti; costumi: Aldo Buti; musica: Ennio Morricone; montaggio: Alessandro Lucidi; interpreti: Laura Antonelli, Monica Guerritore, Jason Connery, Claudio Amendola, Clelia Rondinella, Cristina Noci; origine: Italia; produzione: Lux International; durata: 98’



Messer Jules arriva a Venezia e viene notato da due nobildonne: Angela, ormai vedova, e Valeria, sposata, ma con il marito lontano. Entrambe all’insaputa l’una dell’altra mandano le rispettive serve, Nina e Oria, a convincere Jules a raggiungerle. Nina è la prima a riuscirci e Angela e l’uomo si incontrano con vicendevole soddisfazione. Lasciata la prima casa, Jules non potrà che entrare nella seconda. «Mentre l’edizione teatrale della Venexiana continua a mietere successo grazie alla regia di Maurizio Scaparro, eccone la versione cinematografica, ridotta da Massimo Franciosa e Mauro Bolognini, e da quest’ultimo diretta. L’occasione vien buona per confrontare la messinscena, destinata alla ribalta e allo schermo, d’uno dei testi. più belli del nostro Cinquecento, ma anche per compiacersi che il cinema, una volta tanto, non abbia profittato d’una materia piccante per degradarla a film da luce rossa» (Grazzini).

Vietato ai minori di anni 14
ore 19.00

Mosca addio (1987)

Regia: Mauro Bolognini; soggetto: Enrico Roseo, Marcello Andrei; sceneggiatura: Nicola Badalucco; fotografia: Ennio Guarnieri; scenografia: Francesco Ricceri; costumi: Enrica Biscossi; musica: Ennio Morricone; montaggio: Nino Baragli; interpreti: Liv Ullmann, Daniel Olbrychski, Aurore Clèment, Anna Galiena, Saverio Vallone, Toni Orlandi, Stefano Davanzati; origine: Italia; produzione: Roseo Film, Istituto Luce - Italnoleggio Cinematografico, Rai, Sacis; durata: 100’



Ida Nudel, scienziata ebrea russa, vorrebbe lasciare l’URSS in compagnia della sorella e del compagno, un poeta dissidente, ma mentre questi riescono a ottenerlo, a lei il visto viene negato. Inizia così un duro periodo di persecuzione che la porta prima alla reclusione in una clinica, poi alla deportazione in un campo di lavoro in Siberia. Tornata in libertà, non può ritornare a vivere a Mosca ed è costretta a sopravvivere in povertà in un villaggio di provincia. «Mosca addio è un discreto e sommesso film diretto da Bolognini con una grande Liv Ullmann che nell’edizione italiana ha la voce intensa di Vittoria Febbi. […] È come una cantante che si fa condurre dalla sua voce, tenendo sempre segretamente gli occhi rivolti dentro di sé, anche perché i personaggi che l’attorniano sono segni, funzioni più che figure vive» (Morandini).
ore 21.00

La villa del venerdì (1991)

Regia: Mauro Bolognini; soggetto: dal racconto omonimo di Alberto Moravia; sceneggiatura: Sergio Bazzini fotografia: Beppe Lanci; scenografia: Claudio Cinini; costumi: Alberto Spiazzi; musica: Ennio Morricone; montaggio: Sergio Montanari; interpreti: Julian Sands, Joanna Pacula, Tcheky Karyo, Lara Wendel, Marco Di Stefano, Veronica Del Chiappa; origine: Italia; produzione: Metrofilm, P.A.C.; durata: 99’



Ultimo film per la sala cinematografica di Bolognini, è tratto da un racconto di Moravia, pubblicato l’anno prima. Stefano, sceneggiatore, ama la moglie Alina, ma non ne è sessualmente attratto, accetta così che lei trascorra i week end nella villa al mare dell’amante, il pianista Paolo. La relazione della moglie diventa un’ossessione per Stefano fino a fargli progettare o meglio sognare l’assassinio della donna. «Eppure, a livello di messa in scena, ha due idee chiare su come affrontare questi borghesi vuoti, trasgressori – è il caso di dirlo – della domenica. Da una parte Stefano e Alina sono spogliati sistematicamente […] Ciò serve evidentemente a rendere i personaggi inermi, indifesi, bisognosi di pietà […]. L’altra idea di Bolognini è quella di servirsi della musica di Morricone (bella, nel suo filone romantico-melodico) come di un continuum spalmato per tutto il film» (Bocchi-Pezzotta).
sabato 23

Figure del femminile tra Cinema e Psicoanalisi

Psicoanalisi e Cinema hanno molto in comune: sono nate nello stesso periodo, hanno avuto nel secolo appena finito un enorme sviluppo e diffusione continuando ad influenzare, con la loro ricerca sull’uomo e le sue dinamiche profonde, il mondo della cultura, della scienza e dell’arte. Anche se il cinema non ha alcun presupposto terapeutico, alcuni aspetti della sua indagine e la sua capacità di stimolare e portare alla coscienza, all’interno di un contenitore artistico, dei nuclei attivi nel profondo della psiche fanno sì che sviluppare un confronto su alcuni temi può essere utile e stimolante. I film hanno d’altronde modalità espressive affini a quelle dei sogni e dell’immaginario, utilizzando quel registro iconico su cui la Psicoanalisi indaga come livello di simbolizzazione sulla strada della rappresentazione e della pensabilità. Partendo da questo interesse, il Centro Sperimentale di Cinematografia organizza, col patrocinio della SPI (Società Psicoanalitica Italiana) una serie d’incontri mensili, nella giornata di sabato, centrati sul rapporto tra il Cinema e la Psicoanalisi e sugli aspetti che la visione di un film può approfondire. In queste serate di volta in volta uno psicoanalista proporrà una breve relazione, dopo la proiezione dell’ultimo film selezionato, aperta alla discussione con autori/attori/critici cinematografici e col pubblico. Nel 2010 i film presentati e gli spunti di riflessione proposti vertono intorno ad un percorso che attraversa il tema della femminilità, sia sul versante cinematografico che su quello psicoanalitico e, più in generale, culturale.


ore 16.30

Lo sceicco bianco (1952)

Regia: Federico Fellini; soggetto: Michelangelo Antonioni, F. Fellini, Tullio Pinelli; sceneggiatura: F. Fellini, T. Pinelli, Ennio Flaiano; fotografia: Arturo Gallea; scenografia: [Raffaele] Tolfo; musica: Nino Rota; montaggio: Rolando Benedetti; interpreti: Alberto Sordi, Brunella Bovo, Leopoldo Trieste, Giulietta Masina, Lilia Landi, Ernesto Almirante; origine: Italia; produzione: P.D.C.; durata: 87’

«Con il pretesto di un viaggio a Roma di due sposini provinciali, questo film di Federico Fellini ci descrive i più caratteristici atteggiamenti psicologici della piccola borghesia: l’ansia di sogni e di evasione, che le donne sfogano nei giornali a fumetti, e il culto di un tradizionalismo spicciolo che gli uomini professano ripetendo, quando sono in viaggio di nozze, gli stessi itinerari dei loro padri e dei loro nonni, e osservando a tal segno i canoni della sottomissione familiare da rispettare come un feticcio lo zio che si è trasferito a Roma e che è diventato qualcuno all’ombra del Vaticano. Wanda, la sposina, si perde infatti alla ricerca dello Sceicco Bianco, un eroe dei “fumetti” le cui avventure le hanno fatte passare molte notti insonni. Ivan, lo sposino sconvolto per la scomparsa della moglie, ha una sola preoccupazione, quella di nasconderla allo zio e a tutta la sua famiglia che chissà mai a quali congetture si abbandonerebbero di fronte a un simile fattaccio» (Rondi).
ore 18.15

Le notti di Cabiria (1957)

Regia: Federico Fellini; soggetto e sceneggiatura: F. Fellini, Ennio Flaiano, Tullio Pinelli, da un’idea di F. Fellini; collaborazione ai dialoghi: Pier Paolo Pasolini; consulenza artistica: Brunello Rondi; fotografia: Aldo Tonti; fotografia sequenze aggiunte: Otello Martelli; scenografia e costumi: Piero Gherardi; musica: Nino Rota; montaggio: Leo Catozzo; interpreti: Giulietta Masina, Amedeo Nazzari, François Perier, Aldo Silvani, Dorian Gray, Franca Marzi; origine: Italia/Francia; produzione: Dino De Laurentiis Cinematografica, Les Films Marceau; durata: 110’



Un’ingenua prostituta, Cabiria, si illude di aver trovato l’uomo giusto e di rifarsi una vita, ma i suoi sogni si spezzano violentemente. Memorabile la sequenza nella villa di Amedeo Nazzari. «È possibile che Le notti di Cabiria sia il più diseguale dei film di Fellini, ma i momenti forti sono di tale intensità che esso diventa per me il suo film migliore. Fellini ha corso molti rischi scegliendo di muoversi in Le notti di Cabiria in diverse direzioni e rinunciando in partenza all’unità di tono per sperimentare più campi molto difficili. Che forza in quest’uomo, che dominio bonario della scena, che padronanza sicura e quale invenzione divertita!» (Truffaut). Giulietta Masina miglior attrice al Festival di Cannes.
ore 20.15

Relazione della psicanalista Lika Costis e incontro moderato da Fabio Castriota con Italo Moscati


a seguire

La città delle donne (1980)

Regia: Federico Fellini; soggetto e sceneggiatura: F. Fellini, Bernardino Zapponi, con la collaborazione di Brunello Rondi; fotografia: Giuseppe Rotunno; scenografia: Dante Ferretti; costumi: Gabriella Pescucci; musica: Luis Enríquez Bacalov; montaggio: Ruggero Mastroianni; interpreti: Marcello Mastroianni, Ana Prucnal, Bernice Stegers, Jole Silvani, Donatella Damiani, Ettore Manni; origine: Italia/Francia; produzione: Opera Film, Gaumont; durata: 148’



«Fantasia onirica sulla falsariga di un film troppe volte rimandato, Il viaggio di G. Mastorna. Anche qui l’io felliniano (nuovamente incarnato in Mastroianni, come ai tempi di La dolce vita e 8 e 1/2) interrompe un viaggio per addentrarsi in una scorribanda nell’universo delle donne: le immagini muliebri della vita d’ogni giorno, le femministe scatenate in congresso, le vecchie insatirite, la moglie malmostosa, le perturbatrici dell’infanzia, le antiche dive del cinema, le puttane del casino, perfino le terroriste; e, in conclusione, un idolo della madre-meretrice-madonna sintetizzato in una caricaturale mongolfiera. Con più angoscia che divertimento, Fellini riprende i sentieri di Amarcord in una progressiva perdita delle illusioni sul ruolo dell’uomo nel mondo contemporaneo. Il film ha il limite dichiarato di mantenersi nell’area autobiografica, sia pure capricciosamente dilatata, senza spingere la sua forza regressiva a quella riscoperta dei “grandi sogni” dell’umanità primitiva teorizzati da Jung» (Kezich).


Vietato ai minori di anni 14
Vietato ai minori di anni 14 - ingresso gratuito

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