8 ottobre 2013-10-08



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4 Febbraio 2014

Mt 5,13-16

" La sorgente di luce in noi che dà sapore alla vita "
Il brano di stasera è la continuazione di martedì scorso delle 8 beatitudini. Infatti sono i versetti successivi dal 13 al 16 del capitolo 5 di Matteo.
Lo sviluppo dell’ottava beatitudine (vers. 11-12) passa da un impersonale “beati i miti, i perseguitati per la giustizia” al “voi” al “beati voi, quando vi perseguiteranno..”. Già questo passaggio che poi continua nel brano di stasera “voi, siete”. Questo “voi” interpella noi, noi che ci mettiamo in ascolto di questa Parola e questo voi significa anche che le beatitudini non rimangono qualcosa di astratto, di impersonale: “beati i poveri in generale” ma beati voi.

è come se si stringesse il campo a delle persone concrete che siamo noi e che possono vivere queste pagine del vangelo.

Il voi dice anche lo stile comunitario. Questo stile non è semplicemente individuale o individualista ma questo sapore delle beatitudini lo puoi vivere quando in qualche modo sei dentro ad un “noi”, dentro una fraternità: un insieme di legami e relazioni che ti permettono di vivere questo spirito delle beatitudini. Sono realizzabili con un noi. Ci vuole un soggetto non individuale, individualista ma comunitario, collettivo, per poterle vivere. Sono rivolte più che ad un tu ad un voi, ad un noi.
Allora Iniziamo questi pochi versetti ma così ricchi, luminosi, direi così saporiti.
“Voi siete il sale”. E' appunto una beatitudine che riguarda un voi, una comunità, una fraternità. L’essere sale dice l’identità del discepolo, perchè l'identità è qualcosa di profondo anche se nascosto, proprio come il sale che non lo vedi, si nasconde eppure è un ingrediente fondamentale. E quindi il sale dice l'identità del discepolo e della sua comunità. E quale è l'identità?

E’ dare sapore, rendere salato, dare gusto alle cose dentro le quali sei nascosto.


Al vers. 14 Gesù dice “voi siete la luce” qui più che l’identità, potremmo dire che è la rilevanza. La luce dice già qualcosa di visibilità per gli altri, è il significato per gli altri. Quindi in questo senso è qualcosa di ben visibile.

Tra l’altro sono due esempi, due similitudini quasi opposte: da una parte il sale che è nascosto, invisibile, dall'altra la luce che non solo è visibile ma che serve per far vedere tutte le cose.


E' da notare che i verbi che vengono usati sono verbi al presente indicativo, non sono degli imperativi: “voi dovete essere..”. Noi spesso abbiamo trasformato la religione in un dover essere, in un “devi” ma qui Gesù usa un presente indicativo: voi siete. Perchè quello che sta dicendo Gesù c'è già: l’essere sale, l'essere luce è già presente, non è qualcosa che dovrà essere in futuro. E quindi è come dire: ci sono già tutte le potenzialità perché questa cosa che c’è già si possa vivere. Ora, il fatto che sia già presente non vuol dire che uno viva già questa sua dimensione. Però è una dimensione che è già presente e quindi che è alla nostra portata. E questo è importante da sottolineare.
Sale e luce sono all'opposto, ma nessuno dei due esiste per se stesso. Mi pare molto bella questa cosa. Il sale normalmente non lo si mangia da solo, le capre lo mangiano, ma di solito in sé il sale non è un alimento, è fatto per condire gli altri alimenti, per renderli più buoni, più saporiti.

Anche la luce in sé non è visibile, è qualcosa che serve per vedere le altre cose. La luce è la condizione per vedere le altre cose. Senza la luce noi non vediamo le cose, noi non vediamo la luce, ma vediamo le cose grazie alla luce.

In sé queste due cose è come se non esistessero.

Il sale anche se è invisibile, se manca te ne accorgi. Senti subito che la minestra è sciapa, “sciocca” come si dice in Toscana. E “sciocco” è anche colui che è senza sapienza, che è insipiente, stupido. Sciocco vuol dire che non ha sale, non ha sapere, non ha sapienza.


Dicevo: il sale non lo vedi ma ti accorgi subito se c’è o non c’è. Ed è un ingrediente fondamentale. Se non c'è i piatti non sanno di nulla, sono sciapi, se manca te ne accorgi. E così è nella vita: se non sei sale e non vivi questo aspetto saporito della vita, la tua vita è sciapa, noiosa, uniforme, non sa di nulla.

Ed è proprio quando siamo senza sapore che possiamo domandaci ma che gusto ha vivere, che senso ha che io stia al mondo? E a volte è proprio da questa consapevolezza di non avere un senso e di aver perso il gusto della vita, che alcune persone, e lo dico con il massimo rispetto, decidono di farla finita con la propria esistenza.

E perché questo? Perché essere sale significa infondo sentire che la nostra vita è utile, è utile a qualcuno. Ed è fondamentale, è necessario sapere che siamo utili e che la nostra unicità è utile a qualcuno o a qualcosa. E’ importante essere consapevoli che siamo sale della terra, cioè che siamo qui non a caso ma siamo qui per dare sapore, per essere utili a qualcosa: per realizzare un sogno, per incarnare un ideale, per realizzare un progetto, per cercare di essere saporiti anche per la vita degli altri, perchè non si può vivere se si sente addosso solo questo senso di inutilità e di non senso. Allora dobbiamo guardare alla nostra unicità, a quanto la nostra vita, infondo, è anche capacità di dono per gli altri.

Che cosa della nostra unicità e irripetibilità può essere offerto agli altri?

In che modo, voi, che siete in ascolto, avete luce da offrire agli altri? In che modo voi potete essere sale della terra? Proviamo stasera a pensare alla nostra vita, perché essere sale della terra può anche essere per alcuni (ad esempio gli educatori, i genitori) aiutare gli altri a scoprire il senso della propria unicità e della propria vita: qual è il loro sapore specifico e qual è quel tratto irripetibile che può essere scritto solo dalla loro vita. Per altri (penso gli psicologi, i preti, i medici) può essere aiutare gli altri a scoprire il senso delle cose che accadono: perchè è accaduto? Perchè improvvisamente mi sento triste? Perchè dopo questa riunione sento ansia, trambusto interiore, rabbia? Ecco, imparare ad ascoltarsi, a leggere e decifrare le cose che accadono. Riflettere su ciò che stiamo vivendo, imparare ad ascoltarsi, sennò pensiamo che le cose avvengano a caso, ma non è così. Altrimenti noi rischiamo di essere sciocchi, insipienti, superficiali cioè di rimanere alla superficie delle cose. (Il sale nell'antichità era un ingrediente estremamente prezioso, si pensi anche solo alla via Salaria costruita dai romani per portare il sale dall'Adriatico a Roma.)

Il sale è il simbolo della sapienza. E che cos'è la sapienza? Bisogna diventare sapienti, capaci cioè di leggere la vita, di decifrare i segni della vita. Sappiamo leggere i segni metereologici e non sappiamo leggere più questo tempo, non sappiamo più decifrare la nostra vita?

Non sappiamo più decifrare la nostra vita perché non abbiamo più sapienza, abbiamo tecnologia, abbiamo delle competenze tecniche ma abbiamo un po' perso la sapienza che invece è l’arte di saper vivere e di imparare a vivere traendo degli insegnamenti dalle cose che accadono.

E quindi abbiamo bisogno ogni giorno di questo sale, di questa sapienza. E non è un caso che come mangiamo il pane ogni giorno abbiamo bisogno del sale ogni giorno. Tra l'altro, “pane” in ebraico si dice “lehem”  (mem finale, het, lamed) e “sale” si dice “melah” (het, lamed, mem) sono le stesse 3 consonanti scambiate. Per dire che è un ceppo semantico imparentato e questo sembra volerci dire che come abbiamo bisogno ogni giorno del pane quotidiano così abbiamo bisogno anche di questa sapienza, di questo allenamento a decifrare le cose della vita, a leggere dentro le cose della vita, che poi è l'intelligenza. “Sapere” in latino vuol dire appunto “assaggiare”: la vita va assaggiata per diventare saggi, per diventare sapienti, per avere sapore.


E veniamo all'altro grande tema, quello della luce. La luce è un tema immenso. Stasera ci vorrebbe la Monica che ci parli della fisica quantistica, argomento di cui è appassionata. Perchè? Perchè la fisica quantistica che è la fisica a livello subatomico, che quindi è andata ad indagare dentro l'atomo. Gli elementi ancora più infinitesimali della materia sono fatti di luce, di vibrazioni, di musica, di colori (lo sto dicendo un po' così ma per capirci). Cos'è allora la realtà? La realtà è fatta di luce, che è energia, è una vibrazione. Ogni particella subatomica è fatta di un vuoto di materia che è un pieno di luce, di relazione, di energia.

La luce per gli antichi era la fiaccola, era la lanterna. La luce fino a 100 anni fa non era sempre accesa come adesso le nostre case sempre illuminate a giorno. Un tempo la luce era estremamente preziosa perchè non era così facile averla sempre accesa.

Pensate che anche nella lingua indiana sacra, il sanscrito, la parola Dio vuol dire “luce” e anche nella bibbia noi troviamo che Dio è luce. Lo troviamo per esempio nel salmo 36: “in te è la sorgente della vita, alla tua luce vediamo la luce”. Anche Gesù stesso si definisce luce, sia nel prologo sia nel cap. 8 versetto 12:“io sono la luce del mondo”.

E la luce è sempre abbinata alla vita come ci ricorda anche il prologo di Giovanni (“la luce era la vita del mondo”). Infatti anche noi usiamo dire “venire alla luce” quando si nasce. E c’è una scintilla di questa luce divina in ognuno di noi. Ma malgrado questo, spesso, i nostri volti, i nostri sguardi, sono opachi, tristi, rabbuiati, torbidi.


“Voi siete luce”, cioè “noi siamo fatti di luce”, si potrebbe tradurre così. Siamo fatti per illuminare, e la luce è dentro di noi e costituisce le nostre cellule, le nostre molecole. I nostri atomi sono fatti di particelle elementari che sono luce, sono fotoni.

Pensiamo alle persone che non sopportiamo e proviamo a pensare che anche lui è luce, che dentro quell’insopportabile persona c’è un’infinità di vibrazioni di luce, di energia. Certo, questo non la renderà meno molesta, ma forse ci aiuterà a vederla in un’altra luce, non limitandoci alla superficie dei comportamenti ma guardando alla profondità dell’essenza, di ciò che è quella persona. Infondo la luce è la parte più vera di noi, più autentica di noi.

Mi verrebbe da dire “in principio era la luce”. Che cos'è questa luce infatti? Qui dovremmo riprendere la Genesi al capitolo 1 al versetto 3, che è il vero inizio del racconto della creazione, perchè quello prima è il titolo. Il vero principio è al versetto 3 in cui dice: “Vayomer Elohim yehi-or vayehi-or“ = “disse il Signore: luce sia, e luce è”! Lo ho tradotto così perché qui si utilizza il verbo essere, in un imperativo auristo, ma non ha il senso del passato, non è “sia la luce e la luce fu” come noi traduciamo, ma dovrebbe rendere un istante eterno in cui quella parola pronunciata da Dio diventa istantaneamente realtà concreta, è la parola che una volta pronunciata diventa quella cosa che è stata pronunciata. E questa è la potenza creativa della parola. Ed è bellissimo! La ho letta in ebraico perché suona così “yehi-or vayehi-or” sentite che ci sono due parti uguali: “yehi-or” “yehi-or“ e nel mezzo c'è un “va”.

Questo significa che tra il pronunciare di Dio e la sua realizzazione c'è questa congiunzione, c'è questa “e” che in ebraico è un Waw e che è la sesta consonante dell'alfabeto, e che è in un certo senso l’anello di congiunzione. L'anello di congiunzione che consente alla parola eterna di Dio di realizzare nell'istante stesso in cui è pronunciata, quello che ha detto.

E questa piccola lettera la troviamo anche nella parola luce “ 'or” composta da 3 consonanti: Alef, Waw, Res.

L’Alef rappresenta il mondo divino, ha valore Uno, è Dio. Res ha valore numerico 200, è la molteplicità, la diversità e nel mezzo c’è il wav, la luce. Allora guardate cos'è la luce: la luce è il ponte tra il mondo di Dio e il molteplice, possiamo dire che la luce è il modo in cui Dio è presente dentro la creazione. Noi Dio, non lo vediamo, ma “alla tua luce vediamo la luce”, ma ci hai dato la luce e la luce è, in qualche modo, esattamente la presenza di Dio diffusa in tutte le cose, persino nella materia subatomica, persino nelle particelle infinitesimali che sono fatte non di materia piena ma di un vuoto che è pieno di luce, di energia, di vibrazione, che in termini spirituali potremmo chiamare “amore”. Dio è luce, dio è amore. E’ quello che ci permette di vedere, di vivere. Perchè la luce è la prima delle creature

La luce è la prima delle creature perché permette a tutte le creature di vivere. Senza la luce non c'è vita. E allora capite che tra il mondo di Dio che parla e la creazione c'è appunto questo Waw, ed è bellissimo pensare che quello sia l'anello di congiunzione dei due mondi, questo sottile ponte, un bastone: anche fisicamente sembra un'asticella che ha valore 6. E 6 è anche l’umano. E’ il sesto giorno in cui viene creato l’uomo.

Dunque la luce contiene quell'origine divina, quell'alef e contiene quel molteplice e li mette insieme, rende visibile Dio e la creatura, e Dio dentro la creatura. “Io sono in Dio e Dio è in me”. E questo è bellissimo. Questo è ciò che ci dice questa pagina.

La luce allora è la prima creatura che da origine a tutte le cose. E mi viene da pensare che Dio non può esistere in sé. Se ci fosse Dio in qualche modo, non ci sarebbe spazio per niente altro, e secondo questa teoria della Cabala, Dio fa Tzim-Tzum, si ritira, e ritirandosi lascia questo spazio vuoto alla luce, per permettere attraverso la luce, al mondo di esistere. Ecco perchè la luce è la prima delle creature ed è la più importante perchè congiunge il mondo di Dio con il mondo molteplice.

Dio allora è presente sulla terra e nell'universo sotto forma di luce.

Allora bisogna dirlo a tutti. Quando noi capiamo queste cose, noi stiamo dicendo che questa è la prova, non matematica, non scientifica, ma è la prova che Dio esiste ed è presente in questo universo sotto forma di luce. La luce è esattamente il timbro della sua presenza. E di luce sono fatte tutte le cose.

E quindi quella scintilla divina che è posta in ogni creatura, e in modo particolare nell'uomo e nella donna, fatti ad immagine e somiglianza di Dio, è appunto la luce. Allora voi siete “luce”.


Ricapitoliamo e concludiamo dicendo che è proprio questa sorgente di luce che è in noi e che noi siamo e di cui dobbiamo essere sempre più consapevoli, che dà sapore a tutte le cose, che da sapore alla vita. Quando noi ci stacchiamo da questa sorgente luminosa, noi perdiamo lil nostro oriente, l’oriente, da cui nasce la luce, così siamo “dis-orientati”, privi del nostro oriente e diventiamo insipidi, sciocchi, senza sapore, buoni solo per essere buttati.

Allora siamo invitati a far risplendere la nostra luce e a non tenerla soffocata. Ognuno nel modo che sarà suo proprio, secondo le sue caratteristiche, secondo la sua unicità. Anche perché ognuno ha una sua forma luminosa, una sua composizione di luce, e non ce ne è una uguale all'altra.


Vorrei concludere con una poesia del cardinale Newmann: Guidami tu luce gentile
Guidami Tu, Luce gentile,

guidami nel buio che mi stringe.


La notte è oscura, la casa lontana.

Guidami tu luce gentile.

Guida i miei passi, luce gentile,
non chiedo di vedere lontano

mi basta un passo e solo il primo.

Guida i miei passi, luce gentile.
(Min 45') Domanda: possiamo dire che la luce degli altri, anche quelli che ci sono antipatici, sia caratterizzata dalle loro qualità positive e quindi guardare a quelle?
Sì, c'è una positività di fondo dell'altro, aldilà di quelli che possono essere i difetti e i limiti dell'altro. Anzi possiamo dire che anche i difetti possono essere visti come delle luci. Come è per gli innamorati che amano i difetti dell'altro, non amano certo la sua perfezione. Direi che non solo coincide con le qualità positive dell'altro ma coincide con uno sguardo più profondo sull’altro. Detto con altre parole, vedere la luce dell’altro, capire che l’altro è luce è come capire che l’altro è mistero, che è qualcosa che trascende anche ciò che tu pensi di aver capito di lui. In un certo senso è fare un passo indietro di non giudizio.

Domanda: una richiesta per una preghiera particolare, aspetto ancora un po' di fioritura
Questa sera vogliamo pregare per questa fioritura. Grazie a te, Lucia, per il nome che porti e soprattutto per come lo stai portando: con luminosità. Possa tu portare sempre così questo tuo nome pieno di luce che stai donando a tanti.
Domanda: Se io sono sale saporito per molte persone, come si spiega che io non provo nessun gusto dall’essere utile per l’altro?
Direi che non è che sei tu che devi provare gusto ad essere saporito, ma sono gli altri che sentono il gusto del tuo essere saporito. Probabilmente tu prenderai gusto magari da altre cose, persone, da altre situazioni che vivi. Il problema è essere sale “della terra,” non essere sali per se stessi, non chiusi dentro il proprio mondo, ma sale che è sparso, che da sapore intorno, che è saporito per gli altri. Probabilmente tu troverai sapore e gusto dall’utilità di altre persone nei tuoi confronti
Domanda: il sale è anche un conservante…

Sì per questo il sale era un elemento considerato preziosissimo nell'antichità. Anche se il sale aveva anche un significato di distruzione, ad esempio si sa che i romani dopo aver bruciato Cartagine spargono il sale per indicare che non deve crescere più nulla. Quindi il sale conserva, e purifica, è caustico, e quando è concentrato non permette nessuna forma vivente, come nel mar morto.


Domanda: cosa significa che noi siamo già sale e luce, anche se magari ancora non viviamo questo?

Nel senso che manchiamo di consapevolezza. Non siamo consapevoli che la nostra vita ha un sapore, ha un senso, che dentro di noi c'è luce, c'è una luce unica, irripetibile che poi è il nostro profumo particolare, che è la nostra fioritura unica e insostituibile. Dobbiamo essere consapevoli di questo tesoro che è già presente in noi e che magari in parte viviamo e in parte no, anche magari a causa delle nostre pigrizie e del nostro ritardo di comprensione. Direi che Tanto più siamo consapevoli di questo sale che siamo, tanto più lo viviamo e tanto più diveniamo saporiti per gli altri. E' un po' come un seme , c'è ma deve crescere e per far questo dobbiamo innanzitutto avere la consapevolezza che c'è e che siamo quello. A questo proposito vi leggo una poesia di Nelson Mandela: la nostra paura più profonda


La nostra paura più profonda

non è di essere inadeguati.

La nostra paura più profonda,

è di essere potenti oltre ogni limite.

E’ la nostra luce, non la nostra ombra,

a spaventarci di più.

Ci domandiamo: ” Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso? “

In realtà chi sei tu per NON esserlo?

Siamo figli di Dio.

Il nostro giocare in piccolo,

non serve al mondo.

Non c’è nulla di illuminato

nello sminuire se stessi cosicchè gli altri

non si sentano insicuri intorno a noi.

Siamo tutti nati per risplendere,

come fanno i bambini.

Siamo nati per rendere manifesta

la gloria di Dio che è dentro di noi.

Non solo in alcuni di noi:

è in ognuno di noi.

E quando permettiamo alla nostra luce

di risplendere, inconsapevolmente diamo

agli altri la possibilità di fare lo stesso.

E quando ci liberiamo dalle nostre paure,

la nostra presenza

automaticamente libera gli altri.


Domanda: Come si fa ad essere sale e luce nel concreto?
Io penso: ascoltandosi, vedendo qual è la propria unicità, la propria missione e cercando di vivere con passione, con energia, con dedizione, con coinvolgimento totale quello che noi sappiamo essere la nostra caratteristica. Se tu capisci che hai quel dono, quel particolare sapore che solo tu hai, e lo metti sotto il moggio, cioè lo nascondi, tu stai facendo un delitto, tu non stai vivendo questa pagina del vangelo, che non è fatta per far contento Dio, è fatta per far risplendere la nostra vita, perchè possiamo essere felici e felici insieme. Poi come tu fai a capire la tua unicità, per questo ti serve l'altro. Tu capisci la tua unicità, non quando tu pensi di avere una dote, ma quando ti confronti con l’altro e gli altri ti fanno capire il tuo dono, la tua luce, la tua unicità. Ecco perché dice “voi” non lo scopri stando isolato, ma lo scopri nella relazione con gli altri. E’ chiaro che la intuizione parte da te, ascoltandoti, ma poi va verificata sul campo insieme ad altre persone
Domanda: dice Matteo che il nostro essere luce deve servire perchè "vedano le nostre opere buone". Mi sembra che l'importante non sia ciò che siamo ma che ciò che facciamo permetta di rendere gloria a Dio
Certo perché questa luce che noi mostriamo, rimanda a questa scintilla divina che non ci siamo dati da soli. E quindi è bello che qualcuno attraverso di noi possa scoprire la sorgente vera, ultima verso cui noi, che lo sappiamo o no, siamo incamminati.
Domanda: noi, ma non solo noi siamo luce, tutto l'universo è luce anche il buio è luce che noi non riusciamo a percepire come luce. la luce, l'energia non "muoiono". Allora forse noi dobbiamo prendere consapevolezza di ciò che già siamo...e di cosa saremo
Esatto, la luce è una creatura, un'energia che non muore, si trasforma. Pensiamo che siamo dei punti luce nell'universo che non finiranno mai e che rimandano a quell'Altra luce, a quella sorgente luce che si è ritirata per far spazio a noi, alle creature, ma dentro quel punto di luce c'è l'infinito, c'è l'eternità della vita.

Questo ci aiuta sicuramente anche a relativizzare tante ansie facciamo e che ci fanno ingigantire delle cose che sono del tutto relative, da mettere al loro posto


Domanda: per esempio, se ho un talento artistico e lo metto al servizio degli altri, posso dire che questo è il mio dono o è una cosa frivola?

Io penso che se hai un talento artistico devi trafficare quel talento. Il problema è di stare attenti che non sia un'illusione di avere un talento. Tu puoi avere l'intuizione ma poi sono gli altri che te lo rimandano. E' importante il riscontro delle persone. Sono gli altri che ti danno la conferma dei tuoi talenti, della tua unicità. Altrimenti si può rischiare di essere degli illusi.


Domanda: io credo che non si è parlato di un aspetto: la passione. Il punto non è essere utile a qualcuno ma sentirsi così appassionati nella nostra unicità che contagiamo,insaporiamo chi incontriamo.
Sicuramente, lo stavo accennando prima questo aspetto della passione, dell'investire tutto in quello in cui credi veramente.
Domanda: l'individualismo è l'emblema dell'occultare la nostra luce agli altri
Sì perchè il narcisista, l'individualista punta il riflettore su di sé, ma il problema è che non vuole veramente che questa luce sia diffusa, vuole che la luce sia l'occhio di bue che ti viene addosso e illumina solo te, vuoi una luce per farti vedere non per illuminare gli altri. Invece essere luce significa illuminare gli altri. Illuminare gli altri significa aiutare gli altri nella loro vita, nelle loro difficoltà.
Domanda: prendere consapevolezza della luce ci fa rendere conto che siamo tutti collegati anche se non ci crediamo. Chiediamo, preghiamo, per comprendere che non siamo soli ma tutti "uno"
Questo è molto importante, perchè questo è anche il valore della preghiera, cioè siamo collegati. Essere luce significa anche che siamo tutti dentro questa energia e ce la possiamo comunicare anche via web, via telefono, nell'incontro diretto_ con un abbraccio, con delle parole, con una visita. C'è quest'energia e ce la comunichiamo. Ed è importante questo sentirsi collegati, non ognuno cane sciolto che va per la sua. Ma sentire questo collegamento

Questo significa anche che quando tu sei torbido, tu intorbidisci anche gli altri. Quando tu emani luce tu illumini anche gli altri. Ma non è importante che tu sia nel raggio d'azione dell'altro, cioè quella luce è immessa nell'universo e arriva, quel fiore che sboccia ad oriente fa bene anche all'altro capo del mondo, crea vita anche dall'altra parte della terra. C'è un collegamento. Così come anche il mio pensiero negativo, che non valgo nulla, che non cela farò non deprime solo me ma tutta una parte dell'universo che è collegata a me.



Questo è il senso anche di capire che siamo Luce: “voi siete luce”, siamo ricondotti all'Uno, c'è quell'Alef ! Quell'Alef che vale Uno, che è l'Uno dentro di noi. Tra l'altro l'Alef è anche la prima lettera di Adam, l'uomo che siamo noi.
Domanda: È bello sapere che il creatore è luce e l'ha frammentato in tutte le creature in modo che ciascuno di noi possa essere ad immagine di Dio...possiamo già intravedere Dio nel nostro prossimo aspettando di vedere tutta la luce eternamente...
E’ proprio così, nell’altro tu vedi riflessa la luce di Dio, nell’altro e nelle opere, nella passione, nelle cose che fai nella vita e nel come le fai.
Domanda: La luce infondo è amore, è bello basta amare il prossimo e anche Dio
Alla fine se potessimo riassumere potremmo dire proprio che quest’energia cosmica che fa andare avanti tutto l'universo è l'amore. Come cantano Battiato e la Consoli: tutto l'universo obbedisce all'amore. E mi piace pensare che quell' ”yehi-or vayehi-or” sia esattamente l'obbedienza della creazione a quell'amore di Dio che ha parlato, e quell'amore ha creato l'universo



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