A = enunciato universale affermativo



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Argomentazione e informazione

(m) (6) 36 ore

(II modulo di Argomentazione, informazione e semiotica multimediale)

2008/2009

prof. F.L. Marcolungo
L’esame scritto consisterà in un certo numero di domande a risposta breve (e quindi non a scelta multipla), che richiederanno una sufficiente precisione di linguaggio.

Prima dell’esame, lo studente dovrà effettuare e inviare via mail al docente una esercitazione scritta (vedi sotto).


Programma con riferimento alle pagine del testo del corso (Boniolo-Vidali, Modelli per ragionare, Bruno Mondadori 2002):

pp. 1-21 (a metà);

25-26;

30 (a metà)-36;



44-79 (in alto);

85 (a metà)-126;

143 (a metà)-147;

156-159.
Come esercitazione scritta (max sei pagine in tutto; cartelle di 2500 battute), lo studente è tenuto a inviare via mail la presentazione di almeno due spot o prodotti multimediali accessibili sul web.

Ogni presentazione di due/massimo tre pagine avrà le seguenti caratteristiche:

all’inizio va messo l’indirizzo web del filmato che esaminate (youtube o altro).

Poi va esaminata in dettaglio la struttura narrativa (argomentativa); vanno suddivise le scene, evidenziate i media utilizzati (parlato, musica, immagini, sequenze) mettendo in luce le diverse figure retoriche o argomentative utilizzate; occorre quindi dire in che senso le diverse strumentazioni e i diversi media concorrono al risultato.

La presentazione va fatta in word senza riprodurre il filmato, che deve invece essere rintracciabile sul web; ma l’analisi fatta non deve essere puramente astratta, ma fare riferimento al filmato e alla sua articolazione interna.

Avvertenza: gli appunti sono stati preparati nel corso delle lezioni e comprendono solo alcuni dei temi trattati.

A = enunciato universale affermativo

E = enunciato universale negativo

I = enunciato particolare affermativo

O = enunciato particolare negativo
DISTRIBUZIONE :

un termine è distribuito quando si prendono in considerazione

tutti gli elementi dell’insieme a cui si riferisce


ENUNCIATO

Soggetto

Predicato

A

“Tutti i greci sono europei”


Distribuito

(si prendono in considerazione

tutti i greci)


Non distribuito

(ci sono europei che non sono greci)

E

“Nessun greco è europeo”


Distribuito

(si prendono in considerazione

tutti i greci)


Distribuito

(si escludono i greci da tutto l’insieme degli europei)

I

“Qualche greco è europeo”


Non distribuito

(si prendono in considerazione

solo alcuni greci)


Non distribuito

(ci sono europei che non sono greci)

O

“Qualche greco non è europeo”


Non distribuito

(si prendono in considerazione

solo alcuni greci)


Distribuito

(si escludono quei greci di cui parlo da tutto l’insieme degli europei)


QUADRATO LOGICO


Enunciati contraddittori:

uno dei due è vero, l’altro falso

Esempi:

A (“Tutti i greci sono europei”) e O (“qualche greco non è europeo”)


E (“Nessun greco è europeo”) e I (“qualche greco è europeo”)
Con riferimento al MTT, basta anche un solo caso contrario per contraddire, ossia per falsificare un enunciato universale affermativo o negativo.

Enunciati contrari:

non possono essere entrambi veri, ma possono essere entrambi falsi
Esempi:

A (“Tutti i greci sono europei”) e E (“Nessun greco è europeo”)

Con riferimento alla possibilità che siano entrambi falsi, posso dire che non è sicuro che esistano dei greci.

Enunciati subcontrari

non possono essere entrambi falsi, ma possono essere entrambi veri
Esempi:

I (“qualche greco è europeo”) e O (“qualche greco non è europeo”)

Infatti qualche greco è o europeo o non europeo (principio del terzo escluso), ma può anche darsi che siano veri entrambi (prendiamo l’esempio: I “qualche greco è filosofo” e O “qualche greco non è filosofo”)

Enunciati subalterni:

quelli che sono ricavati come caso particolare rispetto agli enunciati universali, e quindi sono entrambi veri o entrambi falsi
Esempi:

I (“qualche greco è europeo”) deriva da A (“Tutti i greci sono europei”); se questo è vero, allora anche l’enunciato I è vero


O (“qualche greco non è europeo”) deriva da E (“Nessun greco è europeo” oppure “Tutti i greci non sono europei”); se questo è vero, allora anche l’enunciato O è vero
Una volta chiarito il quadrato logico e le relazioni tra enunciati contraddittori, contrari, subcontrari e subalterni, possiamo controllare come si trovano gli enunciati corrispondenti e a partire da enunciati veri o falsi, se siano senz’altro veri o falsi gli enunciati corrispondenti o se siano indeterminati, ossia non si possa sapere se sono veri o falsi.
Se A è vero, allora senz’altro il suo contraddittorio (O) è falso, così come il suo contrario (E), mentre il subalterno (I) è vero. Esempio: se “tutti i greci sono europei”, allora è falso che “qualche greco non sia europeo” così come che “tutti i greci non sono europei”, mentre è vero che “qualche greco è europeo”.
Se E è vero, allora senz’altro il suo contraddittorio (I) è falso, così come il suo contrario (A), mentre il subalterno (O) è vero. Esempio: se “nessun greco è europeo”, allora è falso che “qualche greco sia europeo” così come che “tutti i greci sono europei”, mentre è vero che “qualche greco non è europeo”.
Se I è vero, allora senz’altro il suo contraddittorio (E) è falso, mentre il suo subcontrario (O) e quello di cui è subalterno (A) è indeterminato. Esempio: se “qualche greco è europeo”, allora è falso che “nessun greco sia europeo”, mentre è indeterminato che “qualche greco non sia europeo” e che “tutti i greci siano europei”.

Altro esempio: se “qualche italiano è imbroglione”, allora è falso che “nessun italiano sia imbroglione”, mentre è indeterminato se “qualche italiano non sia imbroglione” oppure se “tutti gli italiani siano imbroglioni”.


Se O è vero, allora senz’altro il suo contraddittorio (A) è falso, mentre il suo subcontrario (I) e quello di cui è subalterno (E) è indeterminato. Esempio: se “qualche greco non è europeo”, allora è falso che “tutti i greci siano europei”, mentre è indeterminato che “qualche greco sia europeo” e che “nessun greco sia europeo”.

Altro esempio: se “qualche italiano non è imbroglione”, allora è falso che “tutti gli italiani siano imbroglioni”, mentre è indeterminato se “qualche italiano sia imbroglione” oppure se “nessun italiano sia imbroglione”.

In modo analogo avviene con gli enunciati falsi.
Se A è falso, allora senz’altro il suo contraddittorio (O) è vero, mentre il suo contrario (E) e il subalterno (I) è indeterminato. Esempio: se è falso che “tutti i greci siano europei”, allora è vero che “qualche greco non è europeo”, mentre è indeterminato che “nessun greco sia europeo” e che “qualche greco sia europeo”.

Altro esempio: se è falso che “tutti gli italiani siano imbroglioni”, allora è vero che “qualche italiano non è imbroglione”, mentre è indeterminato che “nessun italiano sia imbroglione” e che “qualche italiano sia imbroglione”.


Se E è falso, allora senz’altro il suo contraddittorio (I) è vero, mentre il suo contrario (A) e il subalterno (O) è indeterminato. Esempio: se è falso che “nessun greco sia europeo”, allora è vero che “qualche greco è europeo”, mentre è indeterminato che “tutti i greci siano europei” e che “qualche greco non sia europeo”.

Altro esempio: se è falso che “nessun italiano sia imbroglione”, allora è vero che “qualche italiano è imbroglione”, mentre è indeterminato che “tutti gli italiani siano imbroglioni” e che “qualche italiano non sia imbroglione”.


Se I è falso, allora senz’altro il suo contraddittorio (E) è vero, così come il suo subcontrario (O), mentre l’enunciato di cui è subalterno (A) è falso. Esempio: se è falso che “qualche greco sia europeo”, allora è vero che “nessun greco sia europeo” così come che “qualche greco non è europeo”, mentre è falso che “tutti i greci siano europei”.

Altro esempio: se è falso che “qualche italiano sia imbroglione”, allora è vero che “tutti gli italiani non sono imbroglioni” e che “qualche italiano non è imbroglione”, mentre è falso che “tutti gli italiani siano imbroglioni”.
Se O è falso, allora senz’altro il suo contraddittorio (A) è vero, così come il suo subcontrario (I), mentre l’enunciato di cui è subalterno (E) è falso. Esempio: se è falso che “qualche greco non sia europeo”, allora è vero che “tutti i greci siano europei” così come che “qualche greco è europeo”, mentre è falso che “nessun greco sia europeo”.

Altro esempio: se è falso che “qualche italiano non sia imbroglione”, allora è vero che “tutti gli italiani sono imbroglioni” e che “qualche italiano è imbroglione”, mentre è falso che “nessun italiano sia imbroglione”.

FIGURE DEL SILLOGISMO
I figura t.medio sogg. p. maggiore e pred. p. minore
II figura t. medio pred. mag. e min.

Nessun cane è un felino; Tutti i gatti sono felini; nessun gatto è un cane


III figura t. medio sogg. mag. e min.

Qualche animale è feroce; tutti gli animali sono esseri viventi; qualche essere vivente è feroce


IV figura t. medio pred. magg. e sogg. minore: Qualche europeo è cristiano, tutti i cristiani credono in Dio, qualche credente in Dio è europeo
sillogismi indeboliti:

invece che l’universale affermativa o negativa, si conclude con la particolare subalterna


Tutti i pesci vivono nell’acqua;

tutte le trote sono pesci;

quindi tutte le trote (indebolito: qualche trota) vivono nell’acqua
Gli enunciati singolari non sono enunciati particolari, ma dal punto di vista logico-aristotelico possono essere considerati come universali: Socrate è uomo; nella logica di Frege: tutti coloro (argomento) che hanno la proprietà (funzione) di essere Socrate sono anche uomini (funzione)  x (fS  fU)
qualche australiano sa l’italiano

qualche inglese sa l’italiano


Socrate è filosofo

Socrate è calvo

Qualche calvo è filosofo

Sillogismo disgiuntivo: A  B

qui abbiamo l’aut aut: o questo o quello non indifferentemente, ma alternativamente:

quest’oggi o ho guadagnato o ci ho perso; non ho guadagnato, quindi ci ho perso


sillogismo ipotetico puro: Se Callia è calvo, allora Callia non usa il pettina; Se Callia non usa il pettina allora non lo compra; Se Callia è calvo allora non compra il pettine.
sillogismo ipotetico misto: una delle due premesse è un’affermazione (o negazione), ossia non è ipotetica:

Se Callia è calvo, allora Callia non usa il pettine; ma Callia è calvo, quindi non usa il pettine (modus ponendo ponens MPP)


Se Callia è calvo, allora non usa il pettine; ma Callia usa il pettine, e allora vuol dire che non è calvo (modus tollendo tollens MTT)
Entimema: dal greco enthys, dentro: il discorso tiene nascoste alcune cose: o la premessa maggiore, o la minore, o anche la conclusione: dal punto di vista retorico l’entimema è all’ordine del giorno.

Callia è buono, quindi va amato: si nasconde o si dà per scontato che le persone buone vadano amate; manca la maggiore

Tutti i greci sono liberi, quindi tutti gli ateniesi sono liberi (manca la minore: tutti gli ateniesi sono greci)

Nessun governatore onesto si lascia corrompere; ma c’è qualcuno al governo che si è lasciato corrompere (manca la conclusione: qualcuno al governo non è onesto)


Sillogismo congiuntivo: Tutti gli ateniesi sono greci, Callia e Cleone sono ateniesi, quindi Callia e Cleone sono greci: potevo fare due sillogismi distinti.
polisillogismo: una catena di sillogismi, in cui la conclusione del primo diventa premessa maggiore del successivo;

posso abbreviarlo e allora avrò un SORITE, ossia una catena di sillogismi e di entimemi, dove non vengono ovviamente esplicitati tutti i passaggi.


nota notae est nota rei ipsius

la nota della nota è nota della cosa stessa: Socrate è filosofo, ma un filosofo ragiona, Socrate ragiona


p  q

p

q MPP



p  q

  • q

  • p

[(p  q)  p]  q MPP

[(p  q)  - q]  - p MTT
RAA riduzione all’assurdo: dimostrazione indiretta

due rette parallele ad una retta, sono parallele tra loro; supponiamo che non lo siano, allora si incontreranno in un punto; ma così ci saranno due parallele ad una retta che passano per un punto solo, e questo va contro il V postulato: per un punto esterno ad una retta data, passa una e una sola parallela.

Su che fa forza la RAA? anzitutto sul principio di non contraddizione: parto dall’ipotesi contraddittoria rispetto a quella che voglio dimostrare; poi sul principio del terzo escluso: elimata una, resta l’altra ipotesi; non ce n’è una terza.

LOGICA MODALE

capitolo 5
Il valore della copula, ossia del verbo essere o di qualsiasi altro connettivo, fa sì che il valore dell’enunciato cambi:

un conto dire: è morto (di fatto), forse è morte (dubitativo), potrebbe esser morto (possibilità), oppure: da quel che è successo, doveva per forza morire (necessità di fatto, non una necessità logica)


implicazione stretta, ossia quella in cui il rapporto tra antecedente e conseguente è necessario, si adopera il segno 

p  q


 p

O p


-  (p  - q)


Necessario


Impossibile

Possibile


Contingente

necessità di fatto: non si può cambiare quello che è accaduto, anche se quello che è accaduto è contingente, ossia poteva essere diverso;

necessità di un’argomentazione

necessità logica


possibile: logicamente, ossia non contraddittorio; di fatto, ossia se ci sono le condizioni per raggiungere il risultato.
contingente: è possibile che sia così e anche altrimenti;

 p   - p


sensu composito e sensu diviso:

è possibile che Socrate sia in piedi oppure sia seduto: qui io prendo le due affermazioni insieme, naturalmente quando invece che oppure dico: e sia seduto; detto così il discorso è falso: perché sarebbe come dire: “è possibile che Socrate sia insieme in piedi e seduto”; mentre dovrei dirlo in modo diviso: è possibile che Socrate sia in piedi e è possibile che Socrate sia seduto, oppure Socrate è in piedi ed insieme è possibile che sia seduto.

 (x)(fx  - fx)

(x)(fx   (- fx))

Capitolo 7
Argomenti pseudo-deduttivi: hanno l’apparenza di essere deduttivi, ossia di avere una rigorosa forma logica, mentre invece non è così.
Pseudo-identità

Una definizione presuppone tutto un contesto e quindi può far sembrare identici i discorsi, mentre non lo sono: uomo non comprende tutti gli esseri razionali: uno potrebbe dire: ci sono anche i marziani,

oppure ci sono segni di razionalità anche negli animali. Si parte sempre nelle discussioni da definizioni, che servono per carpire il consenso: possono essere naturalmente anche tacite: l’identità rischia di funzionare in modo implicito.

Identità perfetta: quelli che non sono sposati sono scapoli.


Incompatibilità

Un’argomentazione opposta che fa leva sul sillogismo disgiuntivo: o questo, o quello, non c’è via di mezzo. Nella realtà ci sono infinite gradazioni: tu o sei coraggioso, o sei codardo; forse è vero che in certe circostanze posso essere coraggioso, in altre codardo, oppure che ci sia una via di mezzo.

L’errore è quello di generalizzare, di non ammettere eccezioni, ecc.

Di solito cerco il consenso sulla denuncia di qualcosa di negativo, e poi, sulla base dell’incompatibilità tra due posizioni, chiedo che uno accetti la posizione opposta.


Pseudo-contraddizione

Quando io individuo un elemento che potrebbe essere in contrasto con quello che uno afferma, senza però esserlo davvero.

Per esempio, posso mettere a confronto delle affermazioni estrapolandole dal contesto: non posso pensare che uno sia in contraddizione solo perché prendo due frasi e le metto insieme: bisogna vedere quando e perché uno ha detto qualcosa.
Ritorsione

Tu dici una cosa, ma poi concludi in un altro modo: io ti faccio vedere che sulla base di quello che dici, dovresti concludere diversamente, perché tu stesso vai contro quello che avevi detto prima: ritorco contro l’altro quello che lui stesso dice.

Quando dobbiamo convincere, ci appigliamo a tutto e cerchiamo di far valere quello che uno aveva detto.
Dilemma

Di fronte a un problema, avrò due possibili soluzioni; comunque io le prenda, troverò la soluzione a me più favorevole. Il dilemma può essere risolto introducendo delle distinzioni: il patto tra Protagora e il suo allievo riguardava l’aver vinto una causa: quella che Protagora adesso intenta al suo allievo è una causa diversa dalla prima causa: e quindi di per sé se Euatlo non ha mai vinto una causa, e questa è la prima, allora ci troveremmo in una contraddizione: la vince o la perde? in realtà il patto riguardava l’aver vinto una causa, ossia una causa distinta da questa.

Il dilemma va sciolto, ossia occorre vedere se effettivamente sta insieme.
Autofagia

Vietato vietare, bisogna essere spontanei, sono costretto ad essere libero, tutte espressioni che si contraddicono almeno se prese in senso letterale.


Pseudotransitività

A implica B, B implica C, ecc.: non si può dare per scontato il discorso al di fuori dell’ambito matematico: ‘gli amici degli amici sono miei amici’, non è detto che sia così, perché non c’è una transitività nel rapporto di amicizia. Nei ragionamenti non c’è un legame seriale di rapporto tra i singoli momenti del discorso.


Tutto e parte

Non è detto che quello che si fa verso una parte, equivalga a farlo per il tutto. Io posso essere generoso verso qualcuno, ma non verso tutti, e quello che è giusto verso qualcuno, può non esserlo verso tutti.


Ad humanitatem

Il mio discorso si rivolge ad un consenso universale: tutti tendono ad essere felici, e quindi anche tu, ecc. Di per sé ogni generalizzazione va giustificata: ossia un’affermazione generale non comprende di per sé che anche i singoli rientrino in quell’affermazione: occorre controllarlo.


Compensazione

Un’argomentazione che cerca di far leva sul fatto che “un colpo al cerchio, e un colpo alla botte”, ossia azioni che sembrano contrarie in realtà si compensano: per raggiungere un equilibrio, devo ammettere qualcosa che solo in apparenza è il contrario.


Essenza

Un’argomentazione che fa leva su alcuni dati che sono conosciuti ad entrambi gli interlocutori; e quindi se c’è una costante, ossia un’essenza delle cose che rimane uguale anche se le situazioni cambiano, posso argomentare che anche adesso mi trovo di fronte alla stessa situazione.


Il termine essenza, natura, carattere ecc. è un termine positivo: ossia indica una norma, un modello al quale posso poi riferire i casi che sto esaminando. Introducendo questi termini, io accuso gli altri di essere fuori della norma, oppure di rientrare nella norma anche se non lo vogliono.
Uso indica quello che è conforme alla natura di qualcosa: la forza fisica può servire al bene come al male: se incidentalmente qualcuno stringendo una mano la stritola, non è necessario che uno si tagli la mano per evitare il pericolo.

L’abuso non toglie l’uso: se qualcuno esagera, non per questo devo elimanare la possibilità stessa dell’errore.


Direzione

Il problema del senso ossia del verso delle cose, ossia la direzione verso cui andiamo. Dietro c’è il presupposto che come sono andate le cose ieri, così andranno domani; che siamo sempre su una strada che non sappiamo dove andrà a finire e tuttavia conosciamo per averla percorso fino ad ora. E’ l’idea del finalismo: un fine nelle cose e nei nostri comportamenti.

Simile a questo argomento è l’antico adagio latino: principiis obsta, resisti agli inizi di una cosa, perché quando finalmente penserai di porvi rimedio, sarà troppo tardi.
Propagazione

Una pianta cattiva, se non viene estirpata, rischia di invadere tutto il giardino; c’è una consequenzialità che va al di là delle nostre intenzioni: occorre saper prevedere il futuro. Max Weber diceva che il politico deve essere lungimirante.


Superamento

Le situazioni andranno pure avanti secondo quella direzione, quella brutta piega che hanno preso, però alla fine si accorgeranno e gli eccessi di oggi potranno servire per il domani.


Regola di giustizia

Anche i comportamenti più difformi devono rispettare almeno alcune regole, e alla fine ci deve essere equanimità, ossia devo anch’io rispettare certe regole anche se vorrei fare il contrario.

Le eccezioni di per sé ci sono sempre, ed è anche giusto prevedere certe eccezioni: il massimo del diritto è il massimo dell’ingiustizia. Non si possono trattare tutti alla stessa maniera, occorre tener conto che non tutti sono eguali, non tutti sono nelle stesse condizioni.
A fortiori

Prendo un esempio che naturalmente trova il mio interlocutore d’accordo; poi dico: hai fatto cento, cosa ti costa fare ottanta?


Complementarità

Questo che tu mi neghi, non è che l’altra faccia della medaglia di quello su cui eri d’accordo; non c’è nulla al mondo che sia del tutto buono, ma è sempre mescolato a qualcosa di cattivo: non ci sono rose senza spine.

Non c’è fede, che non sia legata ad un dubbio, ad una incertezza: le due cose vanno insieme.
Riduzione al superiore

Rinvio per farmi accettare a un argomento che vale più in generale: ossia chiedo che uno mi creda sulla base di un discorso più vasto o più importante rispetto al quale quello che dico non è che una conseguenza o un’applicazione.


Etimologia

La parola vuol dire questo, quindi se tu usi questa parola dovresti essere d’accordo su quello che l’etimologia indica da sempre. Ovvio che in questo caso deve essere effettivamente così, ossia che quella parola voglia dire effettivamente quello che le attribuisco.


Facile

Il mio discorso vale più del tuo, perché è più semplice, più chiaro, lo capisce anche un bambino

Naturalmente il problema è di vedere se ad essere complicata è la realtà, non il mio discorso, ossia se la situazione non richieda un’argomentazione più sofisticata, più complicata, di quella che mi verrebbe facile da dire.

Il criterio della maggiore semplicità non è sempre attendibile.

Già gli antichi dicevano che bisogna stare attenti a complicare i discorsi anche se si ha ragione, perché si rischia, naturalmente con le persone comuni, di sembrare sofistici e poco credibili, di fronte a chi dice il contrario ma in modo più semplice e immediato.
Induzione

Argomenti causali
Va evitato di confondere l’induzione con una sorta di applicazione che ci fa passare dal caso particolare alla legge universale, nel senso che l’induzione non mi dà mai l’universale in senso proprio, ma mi dà una certa generalizzazione.

Ecco perché qui viene ricordata nell’ambito delle argomentazioni: la conclusione è solo probabile, inoltre è al di là, oltre i dati delle premesse.

L’induzione completa non è un’induzione, perché è la somma dei casi particolari.

Induzione per eliminazione: tavole di presenza, di assenza, dei gradi, e poi l’esperimento cruciale. Bacone, Mill


L’induzione cerca di ricavare dall’esperienza delle notizie che mi possono servire in altri casi simili.

Nell’argomentazione devo semplificare la vita mia e altrui mediante dei processi che siano intuitivamente comprensibili e allora mi servo dell’induzione ossia dei mille casi particolari che mi possono venire in mente (esempi)


Condizioni necessarie e condizioni sufficienti: spesso nei discorsi si cambiano le une per le altre: è vero che non posso andare a Roma se non ho le scarpe; tuttavia non è sufficiente per andare a Roma avere le scarpe.
Post hoc = dopo di questo; allora quello che segue dovrebbe essere l’effetto di quello che c’era prima: se c’è una novità, devo spiegarla con i dati che avevo a disposizione, con quello che doveva esserci prima che accadesse.

Non si può dire post hoc ergo propter hoc = dopo di questo e quindi a causa di questo. Quindi è sbagliato dal punto di vista logico ricavare la causa dalla semplice precedenza temporale.


In genere nella comunicazione multimediale, cioè quando si uniscono messaggi, suoni, figure, ecc. io non posso che suggerire con l’immagine una successione per indurre lo spettatore ad interpretarla in senso causale.

Esempio: trucchi cinematografici; sequenza delle immagini che suggeriscono un rapporto causale tutto da dimostrare (visione di un prodotto; la contentezza di chi l’ha comperato)



A contrario (85): certe volte basta per principio dire il contrario di quello che uno dice per far perdere di credibilità tutto un discorso. Una generalizzazione viene colpita al cuore quando posso far vedere dei casi contrari.
Ad consequentiam: mostro dove si fa a finire con determinate affermazioni: e dalle conseguenze porto ad un giudizio positivo o negativo su quello che sto dicendo.
Spreco: non si può buttar via la fatica fatta; tutte le volte che non riesco a vedere un risultato, e tuttavia sono lì lì per ottenerlo.
Superfluo: ci sono degli elementi che sono inutili ai fini causali, ossia per ottenere un determinato risultato. Di solito capita che uno parla, dice tante cose e non conclude nulla: perché perdi tanto tempo per convincermi, quando non cogli il punto essenziale?
Argomenti strutturali: certi indovinelli di psicologia fanno leva sulla somiglianza di struttura di determinate figure.

Tutti ragioniamo mediante figure (Gestalt, immagini che hanno un senso) che ci permettono di ricostruire le cose.


Analogia è appunto una somiglianza di rapporti, oppure può espressa tramite metafore, ossia analogie condensate.

Metafora = traslato = trasporre, trasferisco il rapporto da un piano all’altro.


Paragone: cerco di far accettare quello che dico, facendo vedere l’uguaglianza di rapporto con altre situazioni.
Doppia gerarchia: nei paragoni si fanno anche i confronti sulla base del rapporto diverso che si può istituire tra gli elementi in gioco.
Pragmatica: nel linguaggio il discorso non vale solo per quello che dice, ma anche per quello che induce a fare; non è mai puramente teorico, astratto, ma ha delle implicazioni concrete, e soprattutto dal punto di vista dell’agire.
Ad hominem (si distingue dal discorso ad personam, perché quest’ultimo è un falso argomento): ad hominem vuol dire che io ad un certo punto uso la seconda persona singolare o plurale: ossia invito chi mi ascolta ad un determinato comportamento e quindi lo sollecito a far mente locale come se il discorso lo riguardasse direttamente.
modello: l’esempio a cui devo guardare: è ovvio che uno può rispondere: io sono io e non lui; il modello serve perché fa vedere in concreto quello che altrimenti rimarrebbe astratto: così io capisco come si dovrebbe fare.
esempio:

illustrazione: prendo un elenco di persone che possono illustrare, illuminare il discorso che ho fatto
autorità: quando si tratta di fare, ossia di operare, bisogna rimboccarsi le maniche: ossia bisogna scendere con i piedi per terra e allora se c’è qualcuno che ha già fatto, che può dirmi come fare, tanto meglio. Quando voglio convincere, presento qualche personalità che parli a nome mio: interviste ai diversi sceinziati, uomini politici, pensatori, ecc.
Sacrificio: ha a che fare con la credibilità di chi parla: se uno è disposto a pagare di persona sarà certamente più credibile di chi fa i discorsi a vanvera.
Ridicolo: la battuta di spirito. Un’argomentazione è tanto più efficace, quanto più riesce a smontare tutto un discorso con una battuta, ossia inducendo al ridicolo.

L’umorismo in genere nasce da un contrasto unito ad una somiglianza.



8. Gli argomenti fallaci
8.1 Nella definizione: quando si pone la domanda si possono usare termini che sono più o meno appropriati.

1. una definizione è troppo larga quando andrebbe bene anche per definire qualcosa d’altro.

2. troppo stretta quando chiede troppo, ossia esclude anche quello che dovrebbe comprendere.

Quando si discute si adoperano concetti, categorie, definizioni e si rischia di girare a vuoto se non si raggiunge il punto.

3. Definizione oscura: quando qualcuno vuol intimorire l’interlocutore piazza una definizione in latino: spiega le cose oscure con qualcosa di ancora più oscuro, obscurum per obscurius

4. def. circolari: accade come rafforzativo ma non spiega nulla: il leone è il leone, ma cos’è un leone?

5. def. autocontraddittoria: più difficile da accorgersi tuttavia quando il discorso è complesso.

7. anfibolia: un discorso che può essere letto da due parti. Quando si fanno dei discorsi, si rischia sempre di far capire una cosa diversa solo perché non si rispettano certe regole, oppure non si mettono le virgole.

8. accento: un espediente tipico del linguaggio parlato, ma che è presente anche nello scritto (ossia nell’enfasi che si mette su una determinata parola).

9. linguaggio pregiudizievole: quando si fa capire un giudizio senza dirlo espressamente: ci sono termini connotati negativamente.


8.4 Fallacie pseudo-deduttive

1.falsa disgiunzione: o A o B, ma non B, quindi A: nascono problemi quando si ragiona su situazioni che non si conoscono, o su argomenti dei quali non si sono esaminate le diverse possibilità.

2. dall’ignoranza, sia in negativo come in positivo: non puoi dimostrare questo e quindi quello che dici non è vero; non puoi rispondermi nulla, quindi quello che dico è vero;

3. doppia domanda

4. domanda complessa
8.5.2 l’accidente: una regola può benissimo prevedere delle eccezioni: non è detto che debba essere comunque rispettata in tutti i casi.

8.5.3 falsa etimologia è un modo per millantare credito: devi accettare quello che dico, perché, come vedi, la parola stessa che usi vuol dire proprio questo.

Eludere significa togliere il discorso, mentre invece vuol dire giocare con le parole.
9 I para-argomenti

sembrano argomentare, ma in realtà o non aggiungono nulla di nuovo dal punto di vista logico (logicamente irrilevanti) oppure non portano motivazioni nuove rispetto a quello che si dovrebbe argomentare (razionalmente irrilevanti).


9.1

Logicamente irrilevante è ripetere nella motivazione quello che si è detto nelle premesse (petizione di principio): Dato che non sto mentendo, allora sto dicendo la verità.

Oppure rinviare continuamente a spiegazioni ulteriori, senza mai arrivarne a capo (regresso all’infinito).

9.2 Razionalmente irrilevanti:


ad baculum (bastone): ti conviene scrivere sul giornale che le cose sono andate così, altrimenti l’editore ti licenzia; la minaccia di un pericolo (ad baculum) non argomenta se non a livello di paure e di attenzioni di convenienza, non certamente sul piano della verità di quello che si dice o si dovrebbe dire.
Ad verecundiam (vergogna): se dici certe cose, o se ti comporti in un certo modo, dovresti vergognarti.

Assomiglia all’argomento prammatico di autorità, ma fa leva sulla vergogna che uno dovrebbe provare se non segue quello che l’autorità in questione.

L’argomento può sfociare anche nella diceria: si fa appello non a un’autorità precisa, ma all’opinione pubblica, a quello che dicono gli altri, per indurre a non mettersi nemmeno in testa di sostenere un’opinione diversa.
Ad misericordiam (compassione): mette avanti gli sforzi compiuti per ottenere un certo “risultato”, senza accorgersi che il problema è appunto di vedere se c’è il “risultato” oppure abbiamo sprecato fatica inutilmente.
Ad judicium (opinione): ci si richiama all’opinione (sondaggi) o a quello che si dice per indurre un certo comportamento: adesso vinceranno questi, tanto vale salire prima possibile sul carro dei vincitori. L’opinione non è razionalmente rilevante, anche se lo può essere dal punto di vista degli interessi.
Ad populum (appellarsi al sentire del popolo): se siamo italiani, dovremmo ragionare in un certo modo, dobbiamo tifare per la nazionale. L’argomento non è valido dal punto di vista razionale, ma tutt’al più da quello emotivo.
Ad personam 1 (si prende di mira la persona dell’interlocutore in modo diretto): ognuno di noi ha le sue opinioni, ma anche i suoi difetti.

Tu puoi anche dirmi di non pagare le tasse, proprio tu che ne paghi tante (ironico): so già in partenza quello che vuoi dirmi e quindi... non ti ascolto.

Ad personam 2 (si prende di mira un insieme di circostanze, o una categoria, per far capire che il discorso che ci viene presentato non ha valore): tu vieni a dirmi che occorre correre almeno mezz’ora al giorno, tanto so già che appartieni agli istruttori delle palestre e quindi hai interesse a farmi fare allenamento.

Ad personam 3 (tu quoque) (anche tu vieni a dirmi queste cose, quando sei il primo a non osservarle, oppure sei proprio quello che ha sempre detto il contrario): quando uno non ha argomenti, cerca di attaccare l’avversario ai fianchi, senza entrare così però nel merito del discorso.

10. Guida all’analisi dialettica e retorica.
Spesso la retorica è stata dimenticata, almeno a partire dal pensiero moderno in poi, perché si è privilegiato il modello della dimostrazione scientifica.

Cicerone diceva che filosofia (dialettica) e retorica sono legate insieme: questa affermazioni ci ricordano l’importanza dell’argomentazione.


10.1 La struttura argomentativa: occorre servirsi del metodo dell’eliminazione e della traduzione: l’eliminazione serve per trovare lo scheletro, l’ossatura di un determinato discorso; la traduzione serve per dare un nome ai diversi passaggi e quindi serve per capire il loro significato.
Entimemi: i sillogismi che nascondono una o due premesse. Le premesse nascoste vanno evidenziate e discusse; troppo spesso si danno per scontate, e quindi se ci si mette su un determinato piano, si rischia di accettare quello che mai avremmo accettato.

Spesso gli entimemi racchiudono dei luoghi comuni (premesse accettate dai più), ma basta trovarsi in un ambiente diverso o con altre persone e allora quei luoghi comuni non funzionano.

Inoltre nelle argomentazioni spesso abbiamo solo una conclusione probabile, fondata su un ragionamento induttivo: il modus ponens mi dice che data una relazione (se... allora...) posso avere una certa conclusione, ma questa conclusione non è necessaria, o per lo meno non è l’unica.
Ad Herennium:

la retorica serve per persuadere: l’oratore deve convincere l’uditorio;

lo stesso fa il politico, il pubblicitario, ecc.

1) inventio (invenzione, trovare gli argomenti)

2) dispositio (disporli, metterli in un certo ordine)

3) elocutio (come esprimerli, dirli)

4) memoria (come ricordarli)

5) pronuntiatio (come tenere l’impostazione della voce e i gesti corrispondenti per attirare l’attenzione)


l’invenzione dipende dalla nostra esperienza, dalla nostra sensibilità, per cui mettendoci nelle diverse situazioni riusciamo ad essere più convincenti: situazioni possono essere dette anche topoi, luoghi. Gli argomenti possono essere elencati, esemplificati, ecc.: basta trovarli. Luoghi comuni (che appartengono a tutti) o luoghi propri (che appartengono solo ad una certa categoria).

Non basta appellarsi ai luoghi comuni, occorre avere una certa competenza per convincere su determinati argomenti.


La ricerca degli argomenti passa attraverso delle regole, tra le quali anche la compositio loci, ossia l’ambientazione di un determinato fatto che devo spiegare.

Le cosiddette 5 W...


Alla fine di pagina 123: la dispositio.

Come devo organizzare il discorso: ovvio che all’inizio devo suscitare l’attenzione (exordium) (Voi vi domanderete che cosa ho da dirvi? niente e tutto...); poi devo fare un resoconto del problema o della situazione (narratio, racconto, devo ambientare il problema: ricostruisco tutta una situazione, spiego, ecc.); quindi suddivido le difficoltà e i passaggi del ragionamento (vi dirò: 1, questo; 2, quello; ecc.); poi dico le mie ragioni (confirmatio), quindi confuto le opinioni contrarie (confutatio) e quindi traggo la conclusione (conclusio, epilogo) (payoff).

Le suddivisioni della retorica antica si ritrovano anche nel linguaggio dei giornali e della pubblicità: c’è sempre un inizio (titolo, headline), c’è un’argomentazione, c’è una conclusione (payoff).
Elocutio: il modo di dire i discorsi è importante per essere convincenti: l’eleganza, l’interesse di un ragionamento nascono anche dal modo con cui viene espresso.

Tropi: modi di dire: traslati: metonimia, sineddoche, metafora, ironia, perifrasi...


Figure (retoriche) di parole (ossia fondate su una parola e sul suo uso) e figure di pensiero (fondate su alcuni modelli di ragionamento): le prime giocano sulla parola e senza quella parola perdono di significato; le seconde possono essere espresse diversamente, con altre parole, senza perdere il loro peso.
11.6 Pubblicità

Ghost (Deep Night)

In alto a destra: la boccetta del profumo con il nome della ditta (Ghost): a forma di luna, questo è il titolo, punto di attenzione; c’è un alone luminoso e la luce della luna rischiara la donna che sembra in estasi lasciandosi illuminare da quel profumo; sotto, in grande, il nome della ditta e del profumo e sotto ancora la battuta finale “the fragrance of love”.

Bisogna capire la metafora (profumo = luna) (luna = donna), l’atteggiamento ripropone l’estase di santa Teresa d’Avila nella scultura del Bernini.

Se vuoi essere così, devi comperare quel profumo.

12. Come si argomenta e come si discute


di-verbium, dia e poi verbum-parola,

come dialogo, dia e poi logos: il diverbio è una discussione in cui si rischia di venire alle mani.

Discussione con un uditorio che deve essere convinto: e quindi i due interlocutori cercano di esporre i problemi con proprietà e nel modo più efficace.
1) status quaestionis = lo stato del problema: oggi discutiamo di... abbiamo tra noi...
la domanda

chiarimento dei termini che si adoperano

importanza del problema

possibili soluzioni

enunciazione della tesi (della posizione) che si intende difendere
2) argomentazione per difendere la propria posizione: un discorso complesso nel quale possono entrare tutti i modelli di argomentazione che abbiamo visto.
Controargomentare significa rifare il discorso cercando di vedere i punti deboli: il problema è un altro, forse ti esprimevi male, le tue argomentazioni sono irrilevanti, non sono a tema, ecc.

Alcuni appunti da

Giovanna Cosenza, Semiotica dei nuovi media (Laterza, Roma-Bari 2008£

capitolo terzo

usabilità
ergonomia = regole, leggi (nomos) che regolano la fatica del lavoro (ergon): come si opera concretamente:

1) come utilizzare le armi, ossia come devono essere costruite per essere utilizzate senza problemi; qualsiasi arnese, per servire ad un certo mestiere, deve essere costruito in un certo modo.

2) come organizzare gli ambienti di lavoro per ottenere il migliore risultato

C’è anche una ergonomia cognitiva, ossia uno studio di come funzionano

dal punto di vista psicologico i processi cognitivi.

Problem-solving

Hci (Human Computer Interaction): interazione uomo-macchina.

Come costruire un prodotto multimediale in modo che rispetti i proccessi psicologici con cui apprendiamo.

A partire dagli anni 80: il computer cessa di essere uno strumento per pochi (informatici), e diventa uno strumento per tutti (pc, personal computer, ossia un computer che può essere utilizzato da chiunque); occore un software (programma operativo) che sia gestibile da tutti.

ISO :


1) efficacia (lo strumento deve essere in grado di prevedere le diverse situazioni del suo uso ed essere fornito di indicazioni precise) (ottiene lo scopo per cui è costruito)

2) efficienza (il rapporto qualità-prezzo, fatica sprecata o risorse investite e risultato)

3) soddisfazione (l’aspetto soggettivo dell’utente nei confronti del prodotto)

Jakob Nielsen codifica negli anni 90 i criteri di usabilità del Web: non abbiamo più a che fare solo con strumenti particolari (come funziona questa lavatrice o questo videoregistratore), ma anche con lo spazio web che è senza confini.


3.2 l’importanza dei modelli mentali

Donald Norman (collaboratore di Nielsen) indica tra modelli:

1) modello dell’utente

2) modello progettuale

3) modello del sistema

L’utente non ha bisogno di conoscere gli aspetti tecnici per costruire il sito web, oppure il computer; così come dal punto vista del progetto, non tutti sono interessati ad avere presente lo scopo di chi l’ha costruito; tanto meno l’architettura del sistema.


Alan Cooper: il modello mentale dell’utente: che cosa l’utente si aspetta quando è di fronte al computer o al web

L’utento modello non è l’utente esperto, ma si va da chi sa poco o quasi niente a chi sa invece muoversi per conto suo.

Un’interfaccia è usabile, nella misura in cui permette anche a chi sa poco di arrangiarsi, senza bisogno di essere un esperto.

Aver presenti i modelli dell’utente permette di studiare una strategia comunicativa.

Noi non abbiamo a che fare con l’utente singolo, concreto, che può avere infinite difficoltà, ma con il modello dell’utente medio e cerco di immaginarmi cosa potrebbe capire.

L’obiettivo è di farsi capire, non viceversa.


3.3 Strategia narrativa

Una sequenza che spiega i diversi passaggi l’utente segue il discorso ed è condotto man mano a capire.

Sceneggiatura: si costruisce il discorso a partire dai luoghi comuni, individuando dei percorsi tipici, senza dover esplicitare sempre i presupposti.

Non solamente valutare a priori, secondo modelli, come può essere percepito un messaggio, ma occorre anche una verifica a posteriori (sondaggi, riscontri oggettivi).

Quando organizzo un prodotto multimediale mi domando:

per chi? per cosa? (a cosa serve quel software) per quale contesto? (ossia qual è l’ambiente al quale è destinato)

3.4 L’usabilità dei siti web

Nielsen: Web Usability e Homapage Usability

A suo avviso i siti web rischiano di dimenticare che non è l’abbondanza di elementi multimediali che può far cambiare l’importanza di un sito, quanto piuttosto la funzionalità con cui è costruito: chiarezza, linearità, semplicità, ecc.

Evitare l’eccesso di design, ossia di tutto quello che può fuorviare o ostacolare l’utilizzo.

Tuttavia occorre ricordare che l’immagine è fondamentale per dare il marchio di una ditta, per propagandare un prodotto, ecc.

Occorre quindi unire insieme la standardizzazione dei processi (sul web si vede di tutto, nel modo con cui sono costruiti i siti), e insieme anche una certa creatività.

Alcune regole di massima:

1) differenza tra i colori del testo e quelli dello sfondo


...


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