A cuore aperto



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M A U R O O R S A T T I

I L C A N T O
D E L L A

G I O I A



LA LETTERA DI PAOLO AI FILIPPESI

EDIZIONI PRO SANCTITATE

ROMA 2004

Ai nipoti

Camilla, Giulia, Filippo

e ai pronipoti

Chiara, Tommaso,

con l'augurio che la gioia nativa dell'infanzia

permanga come stabile possesso nella crescita,

frutto anche di quotidiana conquista

e occasione di contagioso irraggiamento

PREFAZIONE

Il presente lavoro è un modesto contributo alla ricca biblioteca che raccoglie commenti e studi sulla Lettera di Paolo alla comunità di Filippi. Con un po' di enfasi, potrebbe valere anche per questo scritto paolino l'espressione latina numquam satis, nel senso che la profondità di un testo biblico non è mai sufficientemente sondata e la sua ricchezza mai definitivamente posseduta. Rimane sempre spazio alla ricerca e all’approfondimento.


Questo commentario è pensato per essere un agile strumento di lettura e di consultazione. Non si è voluto perciò entrare nel dettaglio di problemi aperti, né indugiare troppo su questioni poco interessanti per il lettore non specialista. Esistono buoni commentari che possono egregiamente soddisfare le attese di lettori molto esigenti.

Il taglio è sostanzialmente esegetico-spirituale: dalla base di un'informazione seria e fondata, si dipartono spunti che dovrebbero illuminare la mente, riscaldare il cuore, interrogare la propria coscienza di uomini e di cristiani.

È possibile una duplice lettura, quella del solo testo e quella integrata dalle note. Chi vuole seguire il filo conduttore, sarà interessato soprattutto al testo che offre una panoramica completa della lettera. Chi invece volesse qualche approfondimento, può riferirsi alle note che servono, sia a documentare il pensiero espresso nel testo, sia a rimandare ad una bibliografia più vasta e spesso specializzata.
Sono debitore a molti delle idee qui espresse. In primo luogo agli autori, citati nelle note, che hanno ispirato o addirittura guidato il mio pensiero. Senza di loro il presente scritto non avrebbe mai visto la luce. In secondo luogo, sono debitore ai miei studenti della Facoltà di Teologia di Lugano (Svizzera), primi destinatari di queste note. Con la loro intelligente presenza e con le loro pertinenti domande hanno stimolato il chiarimento e l'approfondimento. Agli uni e agli altri, vada il mio grazie riconoscente.

Nella provvisorietà delle nostre modeste conclusioni potremo gioire di aver esplorato insieme un frammento di eternità e di esserci inoltrati un poco di più nel sentiero della ricerca teologica, nella viva speranza di trovarci iscritti «nel libro della vita» (Fil 4,3).


Ora il manoscritto lascia gli ambiti ristretti nei quali è sorto e passa ad un pubblico più ampio e più vario. Cambiano i destinatari, non cambia lo scopo. Esso rimane, sostanzialmente, quello di familiarizzare sempre più il popolo di Dio con il sacro testo, rispondendo, almeno in parte, all'auspicio conciliare: «Il santo concilio esorta con forza e insistenza tutti i fedeli, soprattutto i religiosi, ad apprendere "la sublime scienza di Gesù Cristo" (Fil 3,8) con la frequente lettura delle divine scritture. "L'ignoranza delle scritture, infatti, è ignoranza di Cristo". […] Si ricordino però che la lettura della sacra scrittura deve essere accompagnata dalla preghiera, affinché possa svolgersi il colloquio tra Dio e l'uomo; poiché "gli parliamo quando preghiamo e lo ascoltiamo quanto leggiamo gli oracoli divini"» (Dei verbum, n. 25).

Mauro Orsatti

25 marzo 1999

Festa del gioioso annuncio a Maria della nascita di Gesù



Nota alla seconda edizione

Esaurita la prima edizione, l’Editrice mi chiese di riproporre il testo in una nuova collana. Ho provveduto ad aggiornare la bibliografia, apportando qualche modifica e ampliando alcuni punti, senza però alterare il carattere di commento esegetico-spirituale.


Mauro Orsatti
15 agosto 2004

Solennità dell’Assunzione della beata Vergine Maria


ABBREVIAZIONI E SIGLE

ABBREVIAZIONI
art. articolo (di rivista o dizionario)

AT Antico Testamento

cap./capp. capitolo/capitoli

cf confronta (rimando ad autore o opera)

cit. citato (opera o articolo già citato per esteso)

ed./edd. editore/editori (o curatori di un'opera)

n./nn. numero/numeri

NT Nuovo Testamento

p./pp. pagina/pagine

par. paralleli

s./ss. seguente/seguenti

v./vv. versetto/versetti




SIGLE (riviste, documenti, collane, opere)
CCC Catechismo della Chiesa Cattolica

CD Documento di Damasco (testo della Genizà del Cairo)

CEI Conferenza Episcopale Italiana

(versione italiana della Bibbia)

DBS Dictionnaire de la Bible, Supplément

GLNT Grande Lessico del Nuovo Testamento, I-XVI, Paideia, Brescia 1963ss. (edizione italiana del Theologisches Wörterbuch zum Neuen Testament)

HTR Harvard Theological Review

LXX Settanta (traduzione greca dell'AT)

NRT Nouvelle Revue Théologique

NT Novum Testamentum

NTS New Testament Studies

PG Patrologia Graeca, J.P. Migne

PL Patrologia Latina, J.P. Migne

PSV Parole Spirito Vita

RB Revue Biblique

RivBibIt Rivista Biblica Italiana

RSR Recherches de Science Religieuse

SB H.L. Strack – P. Billerbeck, Kommentar zum Neuen Testament aus Talmud und Midrasch, I-V, Beck, München 61974

TM Testo Masoretico (testo ebraico dell'AT)

BIBLIOGRAFIA

BARBAGLIO G., Alla comunità di Filippi, in: BARBAGLIO G. - FABRIS R., Le lettere di Paolo, II, Roma 21990.

BARBAGLIO G., La teologia di Paolo. Abbozzi in forma epistolare, EDB, Bologna 1999.

BRUCE F.F., Philippians, Hendrickson, Peabody 1989.

EDARD J.B., L’épître aux Philippiens. Rhétorique et composition stylistique, Gabalda, Paris 2002 (EB 45).

ERNST J., Lettera ai Filippesi, a Filemone, ai Colossesi, agli Efesini, Morcelliana, Brescia 1986 (Il Nuovo Testamento commentato) [or. ted.].

FABRIS R., Lettera ai Filippesi, EDB, Bologna 1983 (Lettura pastorale della Bibbia, 15).

FABRIS R., Lettera ai Filippesi. Lettera a Filemone, EDB, Bologna 2000

(Scritti delle origini cristiane, 11).

FEE G.D., Paul's Letter to the Philippians, Eerdmans, Grand Rapids 1995

(NICNT).

FRIEDRICH G., La lettera ai Filippesi, in: AA.VV., Le lettere minori di Paolo, Paideia, Brescia 1980, pagg. 177-245 (Nuovo Testamento, 8) [or. ted.].

GNILKA J., La lettera ai Filippesi, Paideia, Brescia 1972

(Commentario teologico del NT, X/3) [or. ted.].

MARSHALL H., The Epistle to the Philippians, Epworth, London 1992.

MASINI M., Filippesi, Colossesi, Efesini, Filemone. Lettere della prigionia, Queriniana, Brescia 1987 (LoB, 2.9).

MURPHY O'CONNOR J., Philippiens (Épître aux), DBS, VII, Paris 1966, pagg. 1211-1233.

O'BRIEN P. T., The Epistle to the Philippians. A Commentary on the Greek Text, Eerdmans, Grand Rapids 1991 (NIGTC).

OSIEK C., Philippians, Philemon, Abingdon Press, Nashville 2000 (Abingdon NT Comm.).

PENNA R., Lettera ai Filippesi. Lettera a Filemone, Città Nuova, Roma 2002 (NT – Commento esegetico e spirituale).

PERETTO E., Lettere dalla prigionia, Paoline, Roma 1972 (Nuovissima Versione della Bibbia, 41).

SCHLIER H., La lettera ai Filippesi, Jaca Book, Milano 1996 [or.ted.].

SILVA M., Philippians, Baker, Grand Rapids 1992 (Baker Exegetical Comm. NT).

STAAB K., Lettera ai Filippesi, in: STAAB K. - FREUNDORFER J., Le lettere ai Tessalonicesi e della cattività e pastorali, Morcelliana, Brescia 1961 (Il Nuovo Testamento commentato) [or. ted.].

WALTER N., Die Briefe an die Philipper, Thessaloniker und Philemon, Vandenhoeck & Ruprecht, Göttingen 1998 (NTD 8/2).

NOTA BENE. I commentari saranno citati con il solo cognome dell'Autore e il numero della o delle pagine. I due commentari di Fabris saranno citati secondo l’anno: Fabris (1983) e Fabris (2000).



INTRODUZIONE

La lettera di Paolo ai Filippesi è uno scritto relativamente breve, composto da solo quattro capitoli1, che non eguaglia il valore teologico delle grandi lettere come Romani, 1-2 Corinti e Galati, né offre interminabili problematiche di autore e di composizione come le lettere ai Colossesi e agli Efesini. Occupa comunque uno spazio di tutto rispetto, sia per il contenuto, sia per il tono caldo e appassionato della presentazione. La lettera emana un delicato profumo cristologico che conquista subito il lettore: basti pensare al mirabile inno del cap. 2, un capolavoro letterario e teologico. Ma la fragranza investe anche la vita del cristiano, invitato a valorizzare tutta la sua esistenza nella scia di Cristo. Abbiamo già sufficienti motivi per applicarci con passione e con interesse allo studio, promettendo che l'approfondimento riserverà piacevoli sorprese.

È quasi d'obbligo, all'inizio di un libro biblico, fornire un quadro di riferimento generale, come la contestualizzazione della lettera nell’epistolario paolino, alcuni richiami storico-geografici, i rapporti di Paolo con la comunità. Seguono quindi alcune indicazioni generali che servono come strumentazione di base per muoversi con libertà e competenza all'interno del testo: si tratta delle questioni introduttorie, tra cui quelle relative alla composizione della lettera, all’autore, allo scopo, alla data.

La bibliografia, collocata all’inizio, permette uno sguardo ad alcuni dei numerosi commentari esistenti, orientando il lettore interessato a ulteriori approfondimenti.

Come premessa, accenniamo alla questione se sia lecito o no collocare lo scritto alla comunità di Filippi, nel gruppo delle lettere della prigionia.

1. LETTERA DELLA PRIGIONIA?

Nell'universo letterario paolino si distingue un gruppo formato da quattro lettere - Filippesi, Efesini, Colossesi e Filemone - conosciute come 'lettere della prigionia', perché in esse Paolo si presenta come prigioniero. Le espressioni variano nella formulazione: l'apostolo è «in catene per Cristo» (Fil 1,13), «prigioniero per Cristo Gesù» (Fm 9), suo «ambasciatore in catene» (Ef 6,20) e, comunque, si trova in carcere (cf Col 4,10). Pur nella diversità di espressione, tutte concordano nel presentare la condizione di prigionia di Paolo. La molteplicità delle espressioni e la lucida chiarezza del contesto non lasciano dubbi che siamo davanti ad una situazione reale, non allegorica, né iperbolica2.

Ci sentiamo meno sicuri nell'identificare il luogo di prigionia e nel fissare, sia pure indicativamente, il tempo. Nella seconda lettera ai Corinti si allude a 'prigioni' (cf 6,5) e a 'prigionie' (cf 11,23), lasciando intendere che Paolo fu privato più volte della sua libertà. Anche se non possiamo sottoscrivere con assoluta tranquillità i sette imprigionamenti di cui parla Clemente Romano3, sappiamo dal libro degli Atti che Paolo conobbe la prigione a Filippi, sia pure per il breve spazio di una notte (cf At 16,23-40), a Gerusalemme, pure per un periodo ristretto (cf At 21,33 - 23,30), quindi a Cesarea per circa due anni (cf At 23,33 - 26,32) e, infine, a Roma, dove rimase in libertà vigilata per altri due anni (cf At 28,16-30).

Per molto tempo si pensava al carcere romano come la fucina dalla quale provenivano gli scritti paolini della prigionia. Dalla fine del secolo scorso si prospettò anche l'ipotesi di Cesarea, e poi anche una terza, Efeso. Di fatto oggi le certezze di un tempo si sono appannate e altre si sono fatte strada. Un’accurata analisi, sia letteraria sia teologica, invita ad una prudenza circa l'accorpamento delle quattro lettere e la loro comune origine.

Quella che si distacca vistosamente dalle altre è il breve scritto a Filemone, poco più di un biglietto da visita. In esso non troviamo elementi teologici di spicco, se non una preziosa informazione biografica e psicologica di Paolo. Scrivendo al ricco Filemone di Colossi che si era visto fuggire lo schiavo Onesimo, Paolo parla anche di se stesso, indicando la sua età, la sua condizione sociale, la sua attività apostolica; inoltre, dimostra di conoscere bene le corde del sentimento e di saperle far vibrare, allorché ricorda a Filemone diritti e doveri. Il tutto è condito con fine sensibilità psicologica.

Per quanto concerne Colossesi e Efesini, molto affini perché la prima sarebbe una stesura 'in brutta copia' della seconda, la critica oggi tende a slegarle da una dipendenza diretta dell'Apostolo. Proprio perché affini, sono accomunate nel non felice destino di essere non propriamente paoline. La convinzione non ha ancora raggiunto tutti gli studiosi, però obbliga a scorporare le due lettere da un blocco omogeneo4.

Infine, la lettera ai Filippesi gode il vantaggio di presentarsi come una vera lettera e di essere unanimemente riconosciuta come paolina. Abbiamo, perciò, seri motivi per distinguerla dalle altre.

Possiamo concludere ricordando che la formulazione 'lettere della prigionia' risulta inesatta perché accorpa scritti per nulla omogenei, né per autenticità, né per affinità teologica, né per comune luogo di origine. Meglio quindi abbandonare la formula, perché si rivela inesatta e causa di suggerimenti non del tutto pertinenti5.



2. LA CITTÀ DI FILIPPI

Il turista che si reca oggi in Grecia ha l'opportunità di arrivare fino al sito archeologico dell'antica Filippi, di cui restano le vestigia di un passato glorioso. I resti sono eloquente testimonianza dell'importanza ricoperta un tempo dalla città6.

La futura Filippi era all'inizio il modesto villaggio di Crenides, collocato in posizione strategica nella pianura bonificata del fiume Angites, in Macedonia, ai confini con la Tracia. Lo sviluppo fu favorito dalla vicinanza ai famosi giacimenti auriferi del monte Pangeo e soprattutto dall'intervento di Filippo II, padre di Alessandro Magno, che verso il 360 a.C. trasformò Crenides in città, denominandola Filippi.

Con la conquista della Macedonia nel 148 a.C. da parte di Roma, la città fu resa provincia romana, favorendo ulteriormente la sua importanza. Un sostanzioso accrescimento di popolazione si verificò allorché nel 42 a.C., dopo la vittoria militare di Antonio e Ottaviano contro Bruto e Cassio7, molti soldati, conclusa la guerra, si stanziarono nella città. Fu proprio Ottaviano a concederle l'ambito titolo di Colonia Julia Augusta Philippensis con il godimento dello jus italicum che esonerava i cittadini dal pagamento delle tasse. Tale privilegio favorì la proprietà e incrementò gli scambi, tanto più che la città era attraversata dalla via Egnatia, la grande arteria imperiale che collegava l'Oriente con l'Occidente. Filippi si trasformò in una piccola Roma: i magistrati si chiamavano pretori, l'amministrazione era modellata su quella romana (cf At 16,21) e il latino fu assunto come lingua ufficiale.

La popolazione indigena dei primi tempi andò sempre più assimilandosi ai nuovi venuti che finirono per diventare la maggioranza: tra locali, orientali e occidentali, si distinguevano per numero quelli di origine latina. Alla diversità etnica faceva riscontro la molteplicità delle religioni, da quella imperiale con il culto alla triade capitolina Giove, Giunone e Minerva, a quella locale che venerava Dionisio, a quella importata dal lontano Egitto con Iside o dalla vicina Anatolia con Cibele. Anche la comunità ebraica era presente, pensiamo in quantità modesta, perché sprovvista di sinagoga e costretta a riunirsi presso il fiume, fuori dalla città. Proprio là Paolo incontrerà i suoi correligionari di un tempo (cf At 16,13).

3. PAOLO A FILIPPI

Paolo arrivò a Filippi durante il secondo viaggio missionario, verso l'anno 50-51. La scelta di questa città è quindi strategica, data la sua importanza politica e commerciale. Con Sila e Timoteo, l'Apostolo fondò una comunità cristiana, la prima in territorio europeo8. Forse avrebbe esitato ad avventurarsi in quel mondo, se non vi fosse stato indirizzato da una precisa volontà divina che in visione gli indicò la necessità di entrare nel continente europeo (cf At 16,9-10). Con tale decisione il Vangelo compiva il gran balzo dal mondo semitico a quello greco-romano: un passaggio di pochi chilometri, in termini geografici, diventava in realtà un salto enorme, addirittura planetario per i parametri del tempo, perché permetteva al Vangelo una inculturazione diversa e la sua internazionalizzazione.

Per quel che ne sappiamo dagli Atti degli Apostoli, Paolo rimase a Filippi per un periodo molto limitato, costretto poi da circostanze avverse a riparare altrove (cf At 16,11-40). Vi ritornò altre due volte, nel viaggio di andata da Efeso a Corinto nell'autunno del 57 (cf At 20,1-2), e in quello di ritorno da Efeso, nella Pasqua del 58 (cf At 20,3-6).

La comunità di Filippi constava con tutta probabilità di numerosi membri e per di più con buone risorse economiche, perché in seguito potranno intervenire più volte a sovvenzionare l'Apostolo (cf Fil 4,16; 2Cor 11,9).



4. LA LETTERA

4.1 Occasione e scopo

Le lettere paoline sono scritti occasionali che rispondono di volta in volta a situazioni particolari. Paolo scrive la lettera ai Galati per chiarire e risolvere un grave problema teologico che si era presentato; scrive la prima lettera ai Corinzi per rispondere ad alcuni quesiti; scrive la lettera ai Romani per presentare il contenuto della sua fede e il suo programma apostolico.

Nel caso presente, non emerge chiaramente il motivo dello scritto9. Paolo parla della sua attività di annunciatore del Vangelo, invita la comunità a vivere nella gioia di Cristo, rimprovera alcuni predicatori che sembrano allontanarsi dal solco della genuina tradizione. Quest'ultimo motivo, presente soprattutto in 3,2-3.18-19, fa pensare alla presenza di predicatori giudeo-cristiani ancora eccessivamente dipendenti dalle pratiche giudaiche. Si tratta quindi di motivi eterogenei che, presi singolarmente, non giustificano l'esistenza della lettera.

Si deve concludere di essere in presenza di un insieme composito, dal tono prevalentemente familiare, talora decisamente affettuoso, anche se non privo di richiami forti e non sempre indolori.


4.2. Luogo e data

Secondo la testimonianza di alcuni manoscritti, provenienti tutti dalla stessa fonte, dopo 4,23 si incontra l'aggiunta: «Scritta a Roma per mezzo di Epafrodito». Se il testo valesse, sapremmo dove la lettera fu composta, il suo estensore e, approssimativamente, anche la data. Purtroppo non possiamo accettare tale aggiunta, perché priva del supporto della critica testuale.

Almeno sul luogo, fino alla fine del 1700, non esistevano dubbi: durante la prigionia romana, durata circa due anni (cf At 28,30), Paolo avrebbe scritto la lettera. A suffragio di questa opinione valevano le indicazioni del «pretorio» (1,13) e della «casa di Cesare» (4,22). Oggi tale certezza si è incrinata e tende a sbiadire. Un'accurata indagine ha fatto sapere che in diverse città dell'impero esistevano sia il pretorio, inteso come luogo dove alloggiavano le guarnigioni dei pretoriani, sia la casa di Cesare, intesa come l'abitazione di coloro che curavano gli interessi dell'imperatore (Cesare). Inoltre, accettando Roma come luogo di composizione, diventerebbero difficili, perfino problematici, quei continui scambi che la lettera suppone tra Paolo, prigioniero a Roma, e la comunità: la tratta Roma-Filippi si percorreva in almeno cinque settimane e ciò avrebbe richiesto tempi lunghi per lo scambio di comunicazioni e per il trasferimento delle persone.

Oggi non sono pochi coloro che preferiscono ritenere Efeso la città di composizione della lettera. Paolo soggiornò in questa città dal 53 al 56. È vero che non abbiamo nessuna documentazione di una incarcerazione ad Efeso, però sappiamo che Paolo fu prigioniero più volte (cf 2Cor 11,23). Sulla scorta dei riferimenti di 1Cor 15,32 e 2Cor 1,8-9, possiamo indicare Efeso come probabile luogo di detenzione, durante il terzo viaggio missionario. La località e la cronologia spiegano meglio le visite delle persone che vanno e vengono da Colossi, distante 8-10 giorni. In questa città sono comprensibili le specificazioni di «pretorio» e di «casa di Cesare». Si spiegherebbe allora anche la maggior vicinanza dello scritto ai Filippesi alle grandi lettere e a 1-2 Ts, più che alle lettere della prigionia. Accettando tutto questo, Paolo non sarebbe 'vecchio', ma nel pieno vigore delle sue forze.

Dando credito e concretezza all'ipotesi di Efeso, allora la data di composizione si anticipa verso l'anno 53-54 o, non più tardi del 56-5710.
4.3. Autenticità ed unità della lettera

Nessuno mette seriamente in dubbio la paternità paolina della lettera ai Filippesi, ritenuta unanimemente autentica.

Perplessità nascono invece sull'integrità. Si tratta di un solo scritto o di più biglietti (due o tre), inviati alla comunità di Filippi in diverse occasioni, e poi raccolti così da formare la presente lettera? Le perplessità iniziarono sul finire del 1600 e si fondano su motivi letterari. Mentre con 3,1a si ha l'impressione di essere in fase conclusiva, con 3,1b il discorso riprende tono, introducendo un argomento nuovo, polemico, e privo del tema della gioia che attraversa tutta la lettera. Analogamente 4,1 lascia presagire una conclusione che in realtà non arriva neppure a 4,8, che ha nuovamente l'aria dell'ultima battuta. Nell'ipotesi più semplice, si ravvisano due lettere: una di ringraziamento (1,1-3,1a; 4,10-23), e una polemica (3,1b-21; 4,1-9). Le argomentazioni a favore della molteplicità non sono decisive, anche se non trascurabili.

Ancor meno probante è il richiamo all’antica testimonianza di Policarpo che parla di «lettere» inviate ai Filippesi, perché un’ampia documentazione mostra l’uso del plurale, anche quando si tratta di un solo scritto11.

Noi pensiamo che il carattere epistolare, con la sua immediatezza e occasionalità, potrebbe almeno in parte spiegare la ripresa degli argomenti. A livello di vocabolario, poi, alcuni termini ricorrono e strutturano tutta la lettera: si pensi al verbo fronein ( ‘ritenere’, ‘pensare’), presente in tutti i quattro capitoli, o al tema della comunione (1,5; 2,1; 3,10; 4,13.15).

Anche sulla scorta di recenti e autorevoli posizioni, possiamo ritenere sufficientemente accettabile l'unità della composizione12.



4.4. Divisione e struttura

La struttura di un libro è sempre un tema molto controverso, tanto più nella presente lettera, dove manca un preciso sviluppo contenutistico. Come sempre accade, il moltiplicarsi dei tentativi denota l'intrinseca fragilità di ogni proposta13. Senza entrare nel merito di questioni complesse e articolate, come una lettura chiastica di tutto il testo14, proponiamo in via sperimentale una semplice divisione:


A cuore aperto: 1,1-11

Ricordi personali e confidenze: 1,12-26

Esortazioni alla comunità: 1,27-2,18

I collaboratori della missione: 2,19-30

L’esperienza di Cristo: 3,1-4,1

Una manciata di raccomandazioni: 4,2-9

Il profumo della riconoscenza: 4,10-23

5. IL MESSAGGIO

Sarà necessario percorrere l'intero tracciato della lettera per comprendere e apprezzare la densità del contenuto. Ci limitiamo, a questo punto, ad alcune osservazioni generali.

Non balza evidente un impianto teologico di fondo, anche perché la lettera non deve rispondere a quesiti o a problemi teologici. Eppure si avverte subito il ricco contenuto15. Due sono i principali poli di aggregazione del pensiero: la centralità di Cristo e la dimensione ecclesiale.

Tutto muove da una relazione vitale con Cristo, asse portante della intera vita del credente16. Da lui fluisce la vita che va ad irrorare il tessuto del vivere quotidiano. Non è casuale che al centro della breve lettera si trovi quel prezioso gioiello che è l'inno cristologico: il comportamento di Cristo diventa modello ispiratore del vivere dei credenti. Occorre «sentire» con Cristo, condividere gli stessi sentimenti, dare alla vita lo stesso orientamento. Solo così la comunità cristiana si edifica nella gioia.

Iniziata la vicenda cristiana nel tempo, essa tende all'eternità. Si respira nel testo un'aria celestiale che trasporta il credente nella sfera del divino, senza nulla togliere alla serietà di un impegno che diventa vera incarnazione. Insomma, siamo davanti a un corposo messaggio, capace di valorizzare tutti gli aspetti della vita, orientando verso una pienezza che ha già il suo gustoso sapore nella gioia cui è chiamata, oggi, la comunità.




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