A cura di don Corrado Magnani Scuola di teologia anno 2017-2018



Scaricare 36.66 Kb.
23.05.2018
Dimensione del file36.66 Kb.

A cura di don Corrado Magnani – Scuola di teologia anno 2017-2018


IL LIBRO DEI SALMI
Il libro dei Salmi viene chiamato in ebraico SEFER HA TeILLIM, che vuol dire LIBRO DELLE LODI. Il nome ebraico ci dà un’indicazione relativa al contenuto: I SALMI sono fondamentalmente LODI; e questo è vero per qualunque tipo di salmo, anche per quello drammatico e violento.

Ogni salmo tende alla lode e il libro, nel suo complesso, è il LIBRO DELLE LODI. Si assiste a un orientamento, nei salmi, che va dal lamento alla lode e questo è vero sia a livello di micro-testo che di macro-testo (i cinque libri del “salterio”).


La parola SALMO viene da una parola greca che significa: canto accompagnato da uno strumento musicale a corde, il “salterio” appunto (viene ricordato in Dn 3,5.7). Quindi secondo l’indicazione greca i Salmi sono canti con della musica: legati al canto sia nel contenuto che nella forma.

Contenuto e forma sono significativi, sia in ordine alla comprensione del libro e alla ricaduta spirituale che il libro ha su di noi, sia all’esecuzione dei salmi nella celebrazione liturgica.

Si dice che venivano cantati nel tempio di Gerusalemme. A questo proposito non si può dire nulla di certo. Nè può essere esclusa ogni possibilità.

Sembra anche che si possa affermare che al tempo di Gesù il salterio non avesse alcun grosso ruolo liturgico. Alcuni salmi erano usati nel tempio all’infuori delle grandi cerimonie. E il salterio non era neppure il libro dei canti della sinagoga. Tuttavia il Salterio a Qumram, negli scritti del N.T e nelle testimonianze del giudaismo ellenistico era il libro del l’A.T più conosciuto e usato, più amato e citato. Una spiegazione? Forse il rotolo dei salmi era diventato quella TORAH che i fedeli del Signore – non potendo avere in mano il Pentateuco- meditavano giorno e notte, come dice il Salmo 1,2.

L’ambiente dove erano cantati e recitati erano le fraternità di vita dei rabbini e dei loro scolari e soprattutto la famiglia (così si dice in 4 Maccabei I sec. d.C.)
Dalle parole di Gesù in Lc 24,44 il libro dei salmi stava al vertice della terza parte del canone ebraico: GLI SCRITTI. Era considerato cioè una Scrittura santa da meditare, per scoprire il piano di salvezza di Dio. Doveva essere letto come si leggevano i Profeti: il primo dei profeti, secondo gli Ebrei, è Giosuè. Come Giosuè trovava nello studio della Torah le indicazioni per entrare nella terra promessa, così la comunità, stando e formandosi con le parole del Signore (Sal.1,1) non smarrirà la strada che porta alla vita. IL SALTERIO ERA CONSIDERATO UN RITUALE PER UNA LITURGIA DI SANTITA’ DA SVOLGERSI NEL GRANDE TEMPIO DELL’ESISTENZA CONCRETA DI OGNI GIORNO.

Un indizio che il salterio (= libro dei Salmi) era considerato come Torah è la divisione del Salterio in cinque libri come la Torah di Mosè (1° libro: salmi 1-41 /2°: salmi 42-72 /3°: salmi 73-89 / 4°: salmi 90-106 / 5°: salmi 107-150).

IL SALTERIO COME UNA TORAH FATTA PREGHIERA

le soprascritte (tardive e non canoniche) che precedono molti salmi rappresentano una riflessione su come i salmi erano compresi già prima di Cristo. Le soprascritte rappresentano l’esegesi più antica di alcuni salmi. Importante è la soprascritta: SALMO DI DAVID: invita il lettore a leggere e meditare il salmo col cuore e la bocca del “soave cantore d’Israele” (il re David). Invita a rivivere gli stessi sentimenti che furono nel cuore del re d’Israele: paura, coraggio, amore, lamento, invocazione, lode, ringraziamento.

Il fenomeno della DAVIDIZZAZIONE (= attribuire molti salmi al re David) è un indizio che la collezione dei salmi ha perduto la sua funzione liturgica originale e ora ha trovato un nuovo ruolo: quello della S. Scrittura sulla quale i figli d’Israele meditano in preghiera. E’ una Torah fatta preghiera.
ORIGINE DEL LIBRO DEI SALMI

Molti salmi sono attribuiti a David. È difficile stabilire per ogni salmo a quale epoca esattamente appartenga e chi ne sia l’autore. È certo che i Salmi sono stati composti e cantati durante tutta la storia del popolo ebraico.

Nel testo ebraico i 150 salmi sono suddivisi in cinque libri e perché (vedi sopra). Molti salmi (116 su 150) hanno un titolo dal significato non sempre chiaro: stanno a indicare forse l’autore oppure la melodia o i contenuti o gli strumenti musicali per l’accompagnamento o le circostanze a cui il salmo si riferisce.

Quando i salmi furono tradotti in greco (traduzione dei LXX – III-II Sec. a.C.) la maggior parte ricevettero una numerazione inferiore di una cifra o due rispetto a quella ebraica.

Nelle nostre Bibbie di solito vengono segnalate le due numerazioni:

Ebraico: salmi 1-8 Volgata e LXX salmi 1-8

salmi 9-10 salmi 9

salmi 11-113 salmi 10-112

salmi 114-115 salmi 113

salmo 116,1-9 salmi 114

salmo 116,16-19 salmo 115

salmo 117- 146 salmo 116-145

salmo 147,1-11 salmo 146

salmo 147,12-20 salmo 147

salmi 148-150 salmi 148-150
FORMAZIONE ED EDIZIONE DEL SALTERIO

Il salterio è un libro che ha molto vissuto. Tra il momento in cui un salmo è stato composto e la raccolta finale canonica dei 150 salmi, si stende un lasso di tempo variabile (a volte lungo anche diversi secoli)durante il quale sono avvenuti diversi cambiamenti. Se non è possibile decidere della datazione di un salmo e del suo autore, questo è dovuto anche al processo di spiritualizzazione che i testi hanno conosciuto per poter divenire preghiera di tutto il popolo anche in secoli distanti dal momento preciso e dall’occasione particolare che ne ha suscitato la composizione. Oggi il salterio si presenta diviso in 5 libri. L’esistenza di collezioni preesistenti è comunque confermata da doppioni parziali o totali riscontrabile nell’attuale Salterio: es. salmo 14=salmo 53. Troviamo quindi collezioni davidiche, salmi raggruppati per autore, per prospetti teologici (salmi di Yahwe re), per temi. Poi ci sono le “parole-gancio” che appaiono aver giocato un certo ruolo nella disposizione dei salmi nell’insieme (vedi salmi 32-33). Al di là di esitazioni e di forzature nel tentativo di identificare i criteri di edizione del Salterio, e la teologia sottostante, quanto accennato può bastare per riconoscere la fondatezza scientifica e l’importanza dell’approccio al salterio che cerca di considerare la sequenza dei salmi non come raccolta disorganica, ma come unità dotata di significato, come composizione redatta in obbedienza a precisi criteri.


GENERI LETTERARI DEI SALMI

Se la tradizione ebraica chiama tutti i 150 salmi: TeILLIM cioè lodi, questo vuol dire che i salmi sono interpretati come grida nella notte che svegliano l’aurora da cui sorgerà il sole di giustizia. Quindi questa disposizione dei salmi non è certo casuale. L’editore finale voleva suggerire alla sua comunità di poveri e perseguitati il vero senso e scopo della vita: la lode al suo Signore. Chi può lodare il Signore? Chi ha gli occhi del cuore per riconoscere nella storia della propria esistenza, della comunità e del mondo, le orme dell’agire amoroso di Dio. Questi occhi del cuore possono sbocciare ed essere continuamente rischiarati meditando o meglio, sussurrando notte e giorno, uno dopo l’altro, i salmi imparati a memoria, come suggerisce il salmo 1.


Oggi si parla di UNA LETTURA CONTINUA DEI SALMI: di una lettura unitaria e progressiva. Si nota una tensione all’interno del Salterio: cioè nella loro composizione i Salmi sono disposti in modo tale da formare un cammino di preghiera, mediante il quale essi vogliono trasformare l’orante. L’io che parla alla fine del salmo 150 è un “io” diverso da quello all’inizio nel salmo 1.

Con l’espressione programmatica: “Lettura continua del Salterio” s’intende dire che la nuova prospettiva della ricerca esegetica considera il libro dei Salmi non come un contenitore, un ripostiglio di testi singoli o un’antologia di poesie, raccolte a caso, ma una composizione, formata da raccolte di collezioni parziali, nata con l’aiuto di specifiche tecniche di composizione e con UN PROGRAMMA TEOLOGICO PARTICOLARE.

I redattori e gli editori hanno posto i singoli salmi, uno dopo l’altro, SECONDO DETERMINATI CONCETTI TEOLOGICI, SPIRITUALI, in modo che i singoli salmi, in questo modo, ricevessero un’ulteriore dimensione di significato e di importanza.
Dice un importante studioso ebreo francese A: CHOURAQUI (cerca: Il Cantico dei Cantici e introduzione ai Salmi. Ed. Città Nuova). “Noi nasciamo con questo libro nelle viscere. Un librettino: 150 poesie, 150 gradini eretti tra la morte e la vita; 150 specchi delle nostre rivolte e delle nostre fedeltà; delle nostre agonie e delle nostre resurrezioni. Più che un libro, un essere vivente che parla...” sulla soglia dell’eternità, facendosi ambasciatore della Parola di Dio presso i popoli della terra. Non è una semplice raccolta di poesie religiose da sezionare con gli strumenti della scienza letteraria (approccio privilegiato nei tempi passati), quanto piuttosto si tratta di un condensato di vita che ancora oggi trasmette vita, la vita stessa di Dio che incontra la vita stessa dei suoi figli. Perciò la verità che va ricercata non è di tipo intellettuale, ma di valenza esistenziale; è la verità che conduce ogni essere umano a mettersi in contatto con la radice stessa della propria esistenza. Il riconoscimento di tale verità avviene con l’occhio del cuore, perché solo chi ha il cuore puro e semplice può vedere il volto di Dio e può pregarlo in verità.
Per questo “noi nasciamo con questo libro nelle viscere”, lo portiamo dentro perché parla di noi raccontando a Dio la nostra esistenza. Il libro dei Salmi è parola che l’uomo rivolge a Dio e parola che Dio indirizza all’uomo: l’incontro tra le due parole sembra avvenire in un terreno neutro verso il quale Dio è l’uomo sono incamminati: le soglie dell’eternità.

I 150”SPECCHI” che compongono il Salterio utilizzano un linguaggio particolare per narrare le nostre rivolte e le nostre fedeltà, la nostra agonia e la nostra resurrezione: IL LINGUAGGIO POETICO.

Il linguaggio poetico non è descrittivo, è allusivo, condensa in poche parole o immagini a volte ardite, tutto il vissuto che si fatica ad esprimere con delle definizioni astratte e formali. La poesia riesce non solo a farci entrare in situazioni di vita che a volte sfuggono ad uno sguardo superficiale, ma anche a farci sostare in esse per non perdere LA PROFONDITA’ E LA COMPLESSITA’ dell’esperienza umana: la profondità è data dal mettersi in contatto con ciò che abita effettivamente nel cuore umano, come le gioie e le sofferenze, i dubbi, le certezze, le angosce e le speranze; la complessità evidenzia la ricerca del senso della vita e di ragioni per sperare ancora.

Ecco perché in situazioni specifiche le preghiere salmiche, da una parte celebrano il dono della vita come proveniente da Dio; dall’altra protestano quando emergono evidenti segni di oppressione e di annientamento della vita umana; dall’altra ancora gridano a Dio stesso perché si ricordi di quanto ha promesso ai suoi fedeli e si assuma la responsabilità di portare a buon compimento la loro vita.

I salmi sono certamente preghiera, ma sono una preghiera che si esprime con la poesia.

La poesia dei salmi è una poesia diversa da quella classica o italiana: ha le sue leggi e i suoi meccanismi.

3 ELEMENTI CHIAVE DELLA POESIA EBRAICA: L’USO DELLA RIPETIZIONE, DEL PARALLELISMO E L’USO DEI SIMBOLI.

La poesia salmica è il giardino dei simboli. Il simbolo è “polisemico” cioè “fa pensare”. L’uso dei simboli invita a leggere il mondo come una realtà dotata di senso e allo stesso tempo come un mistero che il simbolo svela solo in parte, rinviando a un Altro che supera il simbolo stesso.


Per entrare nella poesia dei salmi e poterli pregare è necessario maturare un animo poetico, capace di stare davanti a Dio- sulle soglie dell’eternità- con tutto se stessi, senza fare sconti a quanto si sta vivendo e senza negarsi né annullarsi di fronte al mistero della propria vita e all’ineffabilità del volto del Signore. L’animo poetico sa stare “in verità” davanti alla propria vita e alla presenza del Signore. I SALMI, COME POESIA, SONO LA PARTITURA POETICA DELLA VITA. “Infatti non c’è sentimento dell’uomo che non sia rappresentato nei salmi come in uno specchio. Lo Spirito Santo ha messo qui al vivo tutti i dolori, le tristezze, i timori, i dubbi, le speranze, le preoccupazioni, fino più alle confuse emozioni da cui l’animo umano degli uomini è agitato” (S. Agostino). È necessario pertanto saper “eseguire” in modo corretto tale “partitura”.
LE FORME LETTERARIE CON CUI I VARI SALMISTI HANNO ESPRESSO LA LORO ESPERIENZA, A PARTIRE DALLE LORO ESPERIENZE ESISTENZIALI DIVERSE, FAVORISCONO L’ACCOSTAMENTO DEL SALTERIO COME A “UN ESSERE VIVENTE CHE PARLA”.

“Quello che abbiamo tra le mani come credenti è un autentico “microcosmo” dell’umanità in cammino verso il senso pieno dell’esistenza” (Ravasi). È un pellegrinaggio a tappe, caratterizzato da molteplici e a volte contraddittorie esperienze, perché tale è la stessa vita umana.

Così c’è il salmista che può sostare davanti a Dio manifestando la fiducia che lo fa stare in piedi davanti alle difficoltà (Sal.23) o allo stesso dolore (Sal. 6/ 7), alla morte (Sal.16).

C’è il salmista che esprime l’amarezza e la disperazione perché vive sofferenze e ingiustizie come autentica negazione del senso della vita (Sal 7/22/73).

C’è il salmista che esterna tutto il suo smarrimento di fronte alla fragilità e povertà dell’esistenza umana (Sal 39,6-7/9,10/103,15-16).

Ci sono salmisti che scoprono che la vita ha una sua grandezza e un senso agli occhi di Dio, e quindi la ritengono bella, sensata, vivibile (Sal 8/104,24).

Ci sono salmisti che, con certezza provata, si percepiscono giusti agli occhi del Signore, perché fedeli ascoltatori e osservanti della sua Parola (Sal 50/51/130)

Ci sono salmisti che esprimono con coraggio e franchezza la loro protesta contro l’ingiustizia nelle relazioni umane, e l’accorato grido a Dio perché non resti muto o inattivo di fronte a una vita continuamente minacciata dalla violenza del più forte, ma faccia finalmente giustizia (5,58-59/73/94/109)

APPARE EVIDENTE CHE DA OGNI SITUAZIONE ESISTENZIALE CI SI PUO’ RIVOLGERE A DIO CON L’AMPIA VARIETA’ DI FORME DI PREGHIERA.
In sintesi: rispettando la complessità letteraria delle composizioni specifiche, appare evidente che le diverse forme letterarie si possono ridurre in DUE MODI AUTENTICI DI PORSI DI FRONTE ALLA REALTA’ E ALLA VITA: IL “SI” convinto alla vita come dono proveniente da Dio fa scaturire la lode, il rendimento di grazie anche in contesti di malattia e di difficoltà. IL “NO” di rifiuto della vita sofferente e minacciata dal male e di protesta contro il suo autore, si esprime nelle forme della lamentazione, della supplica, e della “imprecazione”.

LODE (“SI” ALLA VITA)E LAMENTO (“NO” A UNA DETERMINATA FORMA DI ESISTENZA) SONO I DUE POLI DEL CAMMINO DELLA VITA, DEL SUO PELLEGRINAGGIO CHE LO PORTA ALLA RICERCA DI SENSO DI QUANTO STA VIVENDO. Tra questi due poli ci possono essere delle tappe intermedie, delle fasi di passaggio (vedi Salmo 30). La lode e il lamento “sono entrambi l’uno nel cuore dell’altro”. La lode e il lamento sono le due modalità inseparabili, indispensabili del dialogo dell’uomo con il suo Dio; sono i due ritmi della preghiera. I salmi ne sono lo strumento privilegiato.


LETTURA CRISTOLOGICA ED ECCLESIALE DEI SALMI

Gesù, ebreo, ha certamente pregato i salmi in sinagoga in determinate occasioni festive (cfr.Mt.26,30 /Mc.14,26), e con ogni probabilità nelle sue preghiere personali. Infatti è probabile che ai suoi giorni il Salterio serviva abitualmente come libro di preghiera del pio ebreo.

- I salmi poi sono stati utilizzati dagli autori del N.T. e dalla chiesa apostolica in chiave cristologica, cioè in prospettiva della figura e della missione di Gesù, il cristo.

- Forse Gesù avrà letto certi salmi per trovarvi luce per la propria vocazione. Tuttavia non è facile discernere tra le citazione salmiche messe in bocca a Gesù (nei vangeli), quali abbiano probabilità di risalire a Gesù stesso. Ciò che è certo è che il N.T. assume il riferimento a Cristo come criterio ermeneutico centrale per la comprensione dei salmi in quanto illuminano la vicenda di Gesù. Tra i salmi utilizzati: 2/8/22/31/69/95/110/118.


Dal IV secolo d.C. il Salterio si impone come libro base della preghiera liturgica dei cristiani. La liturgia delle ore mostra a tutt’oggi che i Salmi costituiscono l’intelaiatura della preghiera della Chiesa. Ma questa preghiera presenta in modo molto problematico i salmi detti “imprecatori”: 9/10/11/12/14/28/52/58/59/62/64/75/82/83/94

Questi salmi contengono formule di maledizione, richieste di sterminio dei nemici del salmista. Salmi difficili da pregare per i cristiani educati da Gesù al perdono e all’amore dei nemici.

Il Concilio Vat.II giunse a “purgare”il salterio di una serie di salmi e versetti ritenuti problematici per la preghiera liturgica.

Ci sarebbero molte considerazioni per comprendere adeguatamente queste espressioni. Oggi ci si domanda se sia stato giusto eliminare questi salmi. Quali possono essere queste considerazioni?:

* Questi salmi esprimono la tipica opposizione fra il giusto e l’empio. Oggi diremmo: l’uomo che prega di fronte al mondo. In questi Salmi chi prega non chiede niente per se stesso. Prega che Yahweh intervenga e ponga fine al male. È un amore appassionato per la verità: per questo si chiede la vendetta a Dio (l’orante nel salmo si astiene dal farsi giustizia da sé)

* Non si può restare spettatori e neutrali di fronte al male. In questi salmi possiamo cogliere la grande richiesta di libertà: libertà dal male che è fuori di noi e dentro di noi.

* Teniamo presente che questo genere di salmi, molto più di altri, richiede una lettura in riferimento al Cristo “resosi maledetto e peccatore” (2Cor.5,1 /Gal.3,13).

° Questi salmi sono più profezie che maledizioni. Le invettive destinate agli empi si sono abbattute sul Cristo, sulla croce. All’orante che discerne il male operante nella storia e chiede a Dio di intervenire si profila così la risposta che Dio ha dato nella morte di Gesù “giusto per gli ingiusti”. Questi salmi diventano così il canto della misericordia di Dio “fino alla morte e alla morte di croce” di Gesù (Fil.2), la celebrazione dell’amore di Dio, che si è unito alla nostra umanità per redimerla in radice. E così questi salmi diventano anche canti escatologici che invocano la venuta del Regno.


LA PREGHIERA DEI SALMI, OGGI

Spesso si coltiva un’immagine della preghiera come astrazione dal mondo, che consente di entrare nei “cieli rarefatti della mistica” e incontrarvi l’insondabile mistero divino. Le cose, almeno per la preghiera cristiana, non stanno così: i SALMI, che ne sono stati il modello, lo dimostrano abbondantemente.

I 150 Salmi ci parlano di uno “stare davanti a Dio” fatti dei molteplici toni e colori dell’esperienza umana. I registri che risuonano nei salmi sono infatti quelli della lode, del ringraziamento, della benedizione, insieme a quelli della domanda smarrita, dell’invocazione e della protesta. I Salmi ci insegnano a superare il mutismo dei nostri sentimenti nel colloquio con Dio, offrendoci una sorta di lessico e di grammatica della preghiera.

Nei Salmi la verità dell’esperienza umana, non viene mai dissimulata attraverso quella prospettiva spiritualizzante o edificante che sempre fa tornare i conti della vita. Nello stesso tempo i Salmi attestano che questi molti modi di stare davanti al Signore sono accomunati da una radicale e nuda fiducia in Dio.

Questa tensione così disegnata fa si che ancora oggi i salmi continuino a esercitare un fascino sempre attuale.
Perché i Salmi suscitino oggi fascino e attrazione non bastano solo alcune conoscenze tecniche ma occorre che L’ESPERIENZA RACCHIUSA NEL SALMO E L’ESPERIENZA DELL’ORANTE CHE LO “PREGA” SI INCONTRINO, DISCUTANO, SI CORREGGANO E DIALOGHINO TRA LORO. Solo allora il Salmo svela il suo significato e la sua attualità.

LA FORZA DEI SALMI STA NELLA PROFONDA VERITA’ DELL’ESPERIENZA CHE ESSI, IN UN MODO O NELL’ALTRO, SEMPRE RIDICONO: - L’UOMO DAVANTI A DIO E ALLA VITA, l’uomo con le sue attese e le sue delusioni, davanti a un Dio che libera e salva; - L’UOMO DI FRONTE ALLA STORIA che non raramente sembra smentire Dio: la vanità della vita, l’innocente colpito, il malvagio che trionfa.

Sono queste due tensioni – l’uomo davanti a Dio e Dio davanti all’uomo e alla vita - che rendono il Salmo vivo e attuale; uno specchio dell’uomo, anche dell’uomo cristiano.

L’attualità dei salmi sta nella lucidità con cui essi hanno saputo cogliere questa tensione umanissima e vera che si dibatte nel cuore dell’uomo di sempre.

TRASFORMARE I SALMI IN PREGHIERE EDIFICANTI (dove i conti tornano sempre) SIGNIFICA SVUOTARLI. DIVERREBBERO PREGHIERE STEREOTIPATE, OVVIE, SENZA PIÚ LE LORO AFFASCINANTI DUREZZE. LA STESSA COSA AVVIENE SE INDEBITAMENTE LI SPIRITUALIZZIAMO.

Non è così che si purificano i salmi da certi sentimenti che al cristiano sembrano lontani dal vangelo. Non è così che li si rendono attuali.

ATTUALE È LA BELLEZZA DEL LORO SLANCIO VERSO DIO, L’OSTINAZIONE DELLA LORO SPERANZA, MA ANCHE LA RUDEZZA E L’IMMEDIATEZZA DI CERTI LORO SENTIMENTI.

IL FATTO È CHE I SALMI SONO PREGHIERE PER GLI UOMINI CHE STANNO CON I PIEDI PER TERRA ma non per questo sono credenti meno sinceri; uomini che sentono il fascino della lode al Signore, conoscono i molti motivi che portano al ringraziamento e tuttavia sono continuamente pieni di domande sospese.


I SALMI SONO PREGHIERE PER CREDENTI CHE DI FRONTE ALL’INGIUSTIZIA SI RIBELLANO E DI FRONTE AL SILENZIO DI DIO SI LAMENTANO; NON GIUNGONO SUBITO AL PERDONO SENZA PASSARE ATTRAVERSO UN FORTE DESIDERIO DI GIUSTIZIA. NON STACCANO TROPPO IN FRETTA DIO DALLA STORIA: dov’è la sua giustizia se qui non la vedo? dov’è la sua predilezione per i poveri, se questi continuano a essere scartati?

I Salmisti, grandi credenti, simili nella fede a Giobbe e non agli amici di Giobbe, non solo chiedono a Dio ciò di cui hanno bisogno, ma anche gli chiedono spiegazioni sulle tante cose che non comprendono.

Per questo i SALMI POSSONO ESSERE UN UTILE CORRETTIVO PER FORME DI “SPIRITUALITA’ EVANESCENTE”, VOLATILE, CHE IN CERTI AMBIENTI CRISTIANI SEMBRANO OTTENERE PIU’ CONSENSO.

Anche per il cristiano il dolore rimane dolore, la morte suscita paura, la vita si fa spesso inquietante domanda.

Ribadisco: per essere letti cristianamente, i salmi non devono essere cambiati né trasfigurati, ma colti nella sostanza della loro fede antico testamentaria. Anche i loro limiti -che devono restare tali- testimoniano la verità di una fede che OSTINATAMENTE si affida a Dio. Nonostante la poca chiarezza intorno alla vita dopo la morte (non si parla mai di resurrezione), questo non ha impedito ai salmisti di affidarsi al loro Dio ANCHE nella morte. Il loro pregare con i salmi anche nei campi di sterminio nazisti ne è ancora una riprova.
-AFFIDARSI è il vero modo di stare in qualsiasi tempo e in qualsiasi situazione, davanti a Dio. Naturalmente questo vale anche per un cristiano desideroso di pregare i salmi come Cristo li ha pregati.

L’anima “cristologica” dei salmi non sta soltanto nella loro possibilità di essere riletti in modo nuovo. Anzi, questo potrebbe portare al pericolo di spiritualizzarli e di intendere in modo metaforico molti loro sentimenti ed espressioni. L’anima cristologica dei Salmi, preghiera DELL’UOMO GESÚ, PRIMA CHE DI CRISTO, sta nel fatto che il “Figlio di Dio” si è fatto in tutto uomo: uomo davanti a Dio.



L’ANIMA CRISTOLOGICA DEI SALMI STA NELLA LORO UMANITÀ.

: download -> scuola teologia -> anno 2
download -> Lineamenti di Storia della Scultura del Novecento 20 Astrattismo. Pevsner, Naum Gabo, Tatlin, Rodcenko, Vantongerloo, e altri comprimari. Wassily Kandinsky Primo acquerello astratto, 1910, Coll. Priv
download -> Ci hai fatti per Te e inquieto è IL nostro cuore finché non riposa in te
download -> Concesio, venerdì 24 settembre 2010 – XI colloquio internazionale di Studio dell’Istituto Paolo VI saluto del Vescovo mons. Luciano Monari
download -> La Preistoria La nostra Terra si è formata 5 miliardi di anni fa. Pian piano sulla Terra sono nate le prime forme di vita: all’inizio si trattava solo di organismi monocellulari
download -> Excursus sulla sociologia dei sensi
download -> Sören kierkegaard
download -> Dei bambini (0-6 anni) Pastorale battesimale. Schede operative a cura degli Uffici Pastorali Brescia 2014 Introduzione
download -> La gerusalemme liberata
anno 2 -> Introduzione allo studio dei padri della chiesa




©astratto.info 2017
invia messaggio

    Pagina principale