Abolire gli stati uniti?



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22.12.2017
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ABOLIRE GLI STATI UNITI?

 

 



È stato fatto notare, in rapporto alla sentenza della Corte Europea di Strasburgo per i diritti umani emanata lo scorso 3 novembre 2009 che condanna l’Italia per l’esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche, che il motto nazionale degli Stati Uniti, riassuntivo dell’identità della nazione, è: “In God We Trust” (Noi confidiamo in Dio), riportato anche sulle monete. 

 

Bisognerebbe dunque abolire gli Stati Uniti per togliere Dio dalla testa (oltre che dalla moneta) degli americani.



 

Così bisognerebbe cancellare l’Italia per togliere il crocifisso dalla testa degli italiani.

 

Purtroppo, la battaglia per l’esclusione dei crocefissi dai luoghi pubblici attraversa non solo l’Italia, ma tutta questa strana Europa che preferisce staccarsi dalle proprie radici religiose ebraico-cristiane per abbracciare una matrice agnostica e individualistica che non le appartiene. Sembra ancora risuonare talvolta il proclama illuministico “écrasons l’infame!”, che a veder bene è all’origine dei momenti più bui della storia contemporanea (i totalitarismi) e di quella meno recente, ma non meno drammatica (la rivoluzione francese).



 

Eppure da quella storia, dall’incubo di regimi dittatoriali eretti nel corso del Novecento in nome dell’uomo nuovo e che attorno alla persona costruirono gabbie di filo spinato, credevamo di essere usciti una volta per tutte.

 

Ora, un organismo burocratico sovranazionale pretende di dare lezioni di laicità al popolo che il crocefisso lo bacia, lo venera, lo riconosce come centro della propria cultura, cioè fonte del proprio sentire. E per farlo colpisce la scuola, le aule scolastiche, dove la cultura si apprende e si forma.



 

Il crollo del Muro di Berlino, di cui in questi giorni si celebra il ventennale, segnava simbolicamente l’inizio di una nuova Europa fondata sul riconoscimento delle libertà e identità dei popoli. Quale acqua è passata sotto i ponti delle capitali europee in questi due decenni?

Sorto da esperienze come la Polonia di Solidarnosc, la Cecoslovacchia di Jan Palach, Vaclav Havel e Charta 77 e il sacrificio di tanti che all’Est lottarono per la dignità dell’uomo, il nuovo spazio politico esteso dall’Atlantico agli Urali poteva essere l’ambito dell’incontro tra popoli e culture.

 

Si è invece poco alla volta incuneata un’ideologia, statalista e illiberale, che in nome di un astratto richiamo ai diritti distrugge la tradizione, anzitutto quella cristiana.



La laicità è il terreno sul quale si vorrebbero raccogliere le macerie del vecchio muro per erigere nuovi steccati in nome di una discutibile tolleranza.

 

Non tutti gli organismi giuridici sono animati, per fortuna, da questo fuoco egualitario. 



Come giustamente sancì il nostro Consiglio di Stato (Sezione VI) nella famosa sentenza del 13 febbraio 2006, n. 556 che riconfermava l’uso dei crocefissi nella scuola, il principio della laicità indica “le condizioni di uso secondo le quali esso va inteso ed opera…Senza l’individuazione di tali specifiche condizioni d’uso, il principio di "laicità" resterebbe confinato nelle dispute ideologiche e sarebbe difficilmente utilizzabile in sede giuridica. In questa sede, le condizioni di uso vanno certo determinate con riferimento alla tradizione culturale, ai costumi di vita, di ciascun popolo, in quanto però tale tradizione e tali costumi si siano riversati nei loro ordinamenti giuridici. E questi mutano da nazione a nazione”.

 

Sono maturi, a quanto pare, i tempi per una nuova forma di resistenza che molto più di prima chiama in causa la decisione personale e la responsabilità che ciascuno sente di poter giocare nello spazio della comunità civile.



I tempi chiedono anche un sobbalzo di coscienza: il nichilismo dei nuovi tribunali e di certe leggi non si scoraggia con la contrapposizione, bensì con la proposta di una soggettività cambiata in cui la tradizione rivive nella quotidianità.

 

Un compito di spessore unico, soprattutto per insegnanti che non rinunciano ad educare.



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