Adolescenti ottobre e novembre tema/Obiettivi Che cosa cercate? (Gv 1,38)



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ALLEGATI SUSSIDIO NAZIONALE MGS 2016/2017

ADOLESCENTI

OTTOBRE e NOVEMBRE
Tema/Obiettivi Che cosa cercate? (Gv 1,38)

Suscitare e/o rinnovare il desiderio dell’incontro con il Signore Gesù


Materiale, contenuti ed idee
CANZONI

  1. E ti vengo a cercare (Franco Battiato)

E ti vengo a cercare

anche solo per vederti o parlare

perché ho bisogno della tua presenza

per capire meglio la mia essenza.


Questo sentimento popolare

nasce da meccaniche divine

un rapimento mistico e sensuale

mi imprigiona a te.

Dovrei cambiare l'oggetto dei miei desideri

non accontentarmi di piccole gioie quotidiane

fare come un eremita

che rinuncia a sé.


E ti vengo a cercare

con la scusa di doverti parlare

perché mi piace ciò che pensi e che dici

perché in te vedo le mie radici.

Questo secolo oramai alla fine

saturo di parassiti senza dignità

mi spinge solo ad essere migliore

con più volontà.

Emanciparmi dall'incubo delle passioni

cercare l'Uno al di sopra del Bene e del Male

essere un'immagine divina di questa realtà.


E ti vengo a cercare

perché sto bene con te

perché ho bisogno della tua presenza



  1. Cerco la tua Voce (Gen Rosso)

Dove sei perché non rispondi? 
Vieni qui dove ti nascondi? 
Ho bisogno della tua presenza 
è l'anima che cerca te. 

Spirito che dai vita al mondo 


cuore che batte nel profondo 
lava via le macchie della terra 
e coprila di libertà. 

Soffia vento che hai la forza 


di cambiare fuori e dentro me 
questo mondo che ora gira 
che ora gira attorno a te. 
Soffia proprio qui fra le case 
nelle strade della mia città 
tu ci spingi verso un punto che 
rappresenta il senso del tempo 
il tempo dell'unità. 

Rialzami e cura le ferite 


riempimi queste mani vuote 
sono così spesso senza meta 
e senza te cosa farei? 

Spirito oceano di luce 


parlami cerco la tua voce 
traccia a fili d'oro la mia storia 
e intessila d'eternità. 

Soffia vento che ...




Risonanze salesiane/testimonianze
San Giuseppe Cafasso

Giuseppe Cafasso nasce a Castelnuovo d’Asti, lo stesso paese di San Giovanni Bosco, il 15 gennaio 1811. Nel 1830 passò al Seminario teologico, dove, nel 1833 venne ordinato sacerdote. Quattro mesi dopo fece ingresso nel luogo che per lui resterà la fondamentale e unica “tappa” della sua vita sacerdotale: il “Convitto Ecclesiastico di San Francesco d’Assisi” a Torino. Entrato per perfezionarsi nella pastorale, qui egli mise a frutto le proprie doti di direttore spirituale e un grande spirito di carità. Il tipo di prete che don Cafasso incontrò al Convitto e che egli stesso contribuì a rafforzare era quella del vero pastore con una ricca vita interiore e un profondo zelo nella cura pastorale: fedele alla preghiera, impegnato nella predicazione, nella catechesi, dedito alla celebrazione dell’Eucaristia e al ministero della Confessione. San Giuseppe Cafasso cercò di realizzare questo modello nella formazione dei giovani sacerdoti affinché, a loro volta, diventassero formatori di altri preti, religiosi e laici, secondo una speciale ed efficace catena. Il suo insegnamento non era mai astratto, basato soltanto sui libri che si utilizzavano in quel tempo; la sua era una vera scuola di vita sacerdotale. Il suo segreto era semplice: fare, nelle piccole azioni quotidiane, “quello che può tornare a maggior gloria di Dio e a vantaggio delle anime”. Amava in modo totale il Signore, era animato da una fede ben radicata, sostenuto da una profonda e prolungata preghiera, viveva una sincera carità verso tutti. Conosceva la teologia morale, ma conosceva altrettanto approfonditamente le situazioni e il cuore della gente, del cui bene si faceva carico come il Buon Pastore. Tra questi emerge ovviamente San Giovanni Bosco: di lui non cercò mai di formare in don Bosco un discepolo a “propria immagine e somiglianza” e don Bosco non copiò il Cafasso.

Ma un altro elemento caratterizza il ministero del nostro santo: l’attenzione agli ultimi, in particolare ai carcerati, che nella Torino ottocentesca vivevano in luoghi disumani e disumanizzanti. Anche in questo delicato servizio, svolto per più di vent’anni, egli fu sempre il buon pastore, comprensivo e compassionevole, tanto da riuscire a toccare il cuore e ad illuminare e scuotere le coscienze di tutti i detenuti; era rispettoso delle vicende di ciascuno, affrontava temi della vita cristiana, ha anche accompagnato alcuni di loro al patibolo dopo averli confessati e aver amministrato loro l’Eucaristia. Morì il 23 giugno 1860, dopo una vita offerta interamente al Signore e consumata per il prossimo: venne proclamato patrono delle carceri italiane il 23 settembre 1850.
Don Vincenzo Cimatti

Vero romagnolo di Faenza, Vincenzo nasce il 15 luglio 1879 da famiglia di modestissima condizione economica. Quando perse il padre alla tenera età di 3 anni, la madre sollevandolo sulle braccia gli additò don Bosco, presente nella chiesa parrocchiale. Di questo provvidenziale incontro Vincenzo Cimatti conservò il ricordo per tutta la vita. A nove anni entrò nel collegio salesiano di Faenza e si rivelò subito un ragazzo brillante. Vi restò sette anni e poi scelse di diventare Salesiano: divenne sacerdote nel 1905. Curò anche la formazione professionale, ottenendo un diploma di abilitazione all’insegnamento in Canto corale, una laurea in Scienze Naturali con specializzazione in Agraria, un’altra in Filosofia e Pedagogia. Per la sua formazione ebbe il ruolo di insegnante di musica, direttore dell’oratorio San Luigi di Torino, insegnante, preside e compositore brillantissimo nel collegio di Valsalice e poi direttore della comunità.

Il suo grande sogno però fu sempre quello di andare in missione. “Mi trovi un posto nella missione povera, più faticosa, più abbandonata. Nelle comodità io non mi ci trovo” diceva. Riuscì ad esaudire il suo desiderio a 46 anni: con 5 sacerdoti e 3 laici fu inviato come capo-spedizione in Giappone per fondare un’opera salesiana. Qui riesce a conquistare il cuore dei Giapponesi con la sua finezza, con il suo talento artistico e con la sua bontà. La sua priorità sono i poveri, i bimbi, i vecchi, i malati. Apre orfanotrofi, oratori, scuole professionali. Con lui nacque la prima casa salesiana a Miyazaki ed egli ne fu il primo direttore. Nel 1935 fu nominato Prefetto Apostolico con il titolo di Monsignore: è scontento del ruolo e restituisce il corredo da monsignore agli amici di Italia: “Vendete e mandatemi i soldi per i miei poveri”. Si dimette nel 1940 lasciando il posto ad un Salesiano giapponese. Dopo aver ricoperto anche la carica di ispettore, ne viene finalmente sollevato e continua il suo lavoro come direttore dello studentato filosofico e teologico di Chofu. Morì da patriarca, il 6 ottobre 1965. Monsignor Cimatti fu un meraviglioso esempio d’inculturazione; nell’evangelizzazione si servì molto della musica; un uomo molto umile. “Con tutti i suoi talenti egli sembrava un mendicante”. Insomma, Monsignor Cimatti è senza dubbio uno dei Salesiani più riusciti, più completi, più simpatici, più armonici: lui maestro di armonia!

Liturgia/Celebrazione

Rosario meditato con le parole di Don Bosco: “È lei che ha fatto tutto

Introduzione

G. Maria è per tutti i cristiani un segno concreto di sicura speranza. In Lei contempliamo la donna che ha saputo amare in fedeltà e trasformare la sua vita in quotidiano donarsi. La nostra preghiera sia oggi un entrare nella sua casa per attingere a quel Sì che ha saputo pronunciare senza riserve e per poter vivere ogni nostro istante alla luce del progetto di Dio così come ha saputo fare lei.

Don Bosco affermava: “Non abbiamo mai fatto un passo che non ci fosse stato tracciato dalla Madonna. Ho pregato e confidato nella Madonna”.



Salve Regina
1° MOMENTO: MARIA MADRE E PROTETTRICE
L1. “Quando sei venuto al mondo ti ho consacrato alla Beata Vergine; quando hai cominciato i tuoi studi ti ho raccomandato la devozione a questa nostra Madre; ora ti raccomando di essere tutto suo. Ama i compagni devoti di Maria e propaga sempre questa devozione” (MB I 373).
Decina del rosario

G. Padre nostro e prima parte dell’Ave Maria

T. Santa Maria, madre nostra, ti affidiamo la nostra vita e le nostre famiglie.
Ritornello mariano
2° MOMENTO: MARIA MAESTRA E GUIDA
L2. “Io ti do la Maestra sotto cui disciplina puoi diventare sapiente e senza cui ogni sapienza diviene stoltezza. E una donna di maestoso aspetto mi disse: “Renditi umile, forte e robusto, e ciò che in questo momento vedi succedere di questi animali, tu dovrai farlo per i miei figli. A suo tempo tutto comprenderai” (MB I 124-125).
Decina del rosario

G. L’assemblea prega la prima parte del Padre nostro e dell’Ave Maria. Il solista risponde con la seconda parte.

Ritornello mariano
3° MOMENTO: MARIA PRESENZA VIVA E AIUTO POTENTE
L1. 8 dicembre 1841: “Quando vuoi che cominciamo il nostro catechismo? Anche adesso e con molto piacere. Don Bosco allora si pose in ginocchio, e prima di incominciare il catechismo recitò un’Ave Maria, perché la Madonna gli desse la grazia di poter salvare quell’anima. Quell’Ave Maria fervorosa e la retta intenzione fu feconda di grandi cose!” (MB II 74).
Decina del rosario

G. Sostituiamo la decina con il canto dell’Ave Maria.
4° MOMENTO: MARIA ISPIRATRICE E SOSTENITRICE DELLE OPERE SALESIANE
L2. “La pastorella mi disse: “Guarda”... e vidi una stupenda ed alta chiesa. Nell’interno di quella chiesa vi era una fascia bianca, in cui a caratteri cubitali stava scritto: “Hic domus mea, inde gloria mea (MB II 244). Ogni mattone di questa chiesa è una grazia della Madonna” (MB VIII 936).
Decina del rosario

G. L’assemblea prega la prima parte dell’Ave Maria. Due solisti pregano la seconda con le seguenti espressioni.
L3. Santa Maria, ti affidiamo quest’anno che ci prestiamo a vivere alla tua presenza, aiutaci a incontrare il Signore, sperimentando nella vita il Suo amore per noi.

L4. Santa Maria, ti affidiamo le nostre famiglie, custodiscile e rendile salde nella fede.

L3. Santa Maria, ti affidiamo tutti i giovani del mondo.

L4. Santa Maria, ti affidiamo il Papa, i vescovi, i sacerdoti, i religiosi e le religiose.

L3. Santa Maria, ti affidiamo i missionari, gli educatori e gli animatori.

L4. Santa Maria, ti affidiamo le nostre realtà, rendici come te, attenti al momento presente.

L3. Santa Maria, ti affidiamo i nostri studi.

L4. Santa Maria, ti affidiamo i nostri desideri, le aspirazioni e i sogni che portiamo nel cuore.

L3. Santa Maria, ti affidiamo il nostro cammino vocazionale, aiutaci a scoprire la gioia vera.

L4. Santa Maria, ti affidiamo la nostra vita, rendici capaci di custodire nel cuore la Parola di Dio per renderla vita nei gesti quotidiani.
Ritornello mariano
5° MOMENTO: MARIA, MADRE DEI GIOVANI
L1. Don Bosco abbina la santità alla devozione all’Ausiliatrice. Noi crediamo davvero che Maria è Ausiliatrice nel formare i cristiani. Ausiliatrice nella lotta tra il bene e il male, tra la vita e la morte, tra la luce e il peccato. Don Bosco ci ripete: “Chiamatela Ausiliatrice. Essa gode tanto nel prestarci aiuto” (MB XVI 269).
Decina del rosario

G. Il solista prega la prima parte del Padre nostro e dell’Ave Maria.

L’assemblea risponde con la seconda parte.


Canto finale
Preghiera

“In realtà, è Gesù che cerchi quando sogni la felicità;

è Lui che ti aspetta quando niente ti soddisfa di quello che trovi;

è Lui la bellezza che tanto ti attrae;

è Lui che ti provoca con quella sete di radicalità

che non ti permette di adattarti al compromesso;

è Lui che ti spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita;

è Lui che ti legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare.

È Gesù che suscita in te il desiderio di fare della tua vita

qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale,

il rifiuto di lasciarti inghiottire dalla mediocrità,

il coraggio di impegnarti con umiltà e perseveranza per migliorare

te stesso e la società, rendendola più umana e fraterna”.

(San Giovanni Paolo II, Tor Vergata 19 agosto 2000).

AVVENTO e NATALE
Tema/Obiettivi Troverete un bambino avvolto in fasce (Lc 2,12)

Riscoprire la capacità di stupirsi, di attendere, di vegliare e di contemplare.


Materiale, contenuti ed idee
CANZONE

La vita che seduce - Nomadi

Forse hai ragione la notte fa paura 


ma siedi accanto al fuoco e il buio si dirada 
credimi amore il sole arde solo 
per chi si sa scaldare lasciati andare 
forse hai ragione qui non si ferma niente 
nel vortice dei sensi il mondo è un’illusione 
credimi amore tutto ruota su se stesso 
pianeti astri celesti ed anche noi adesso 
e s’accende nel buio un’ancora di luce 
e s’accende e mi piace è la vita che seduce 
certo hai ragione la vita fugge via 
ma il tempo non è altro che una dimensione 
credimi amore non lasciare queste ore 
sparse chissà dove a disperdere calore 
ma si che hai ragione ti sembra io non veda 
quanta desolazione ma tanto io non cedo 
tu credimi amore quanto il vento soffia forte 
da lasciarci i segni senza le parole 
e s’accende nel buio un’ancora di luce 
e s’accende e mi piace è la vita che seduce 
adesso che ci penso noi parliamo troppo 
adesso che vorrei averti più vicino 
adesso che ci penso noi parliamo troppo 
adesso che vorrei averti qui vicino 
per proteggerci da quel vento forte 
forse hai ragione la notte fa paura 
ma siedi accanto al fuoco e il buio si dirada 
credimi amore il sole arde solo per chi si sa scaldare 
e s’accende nel buio un’ancora di luce 
e s’accende e mi piace è la vita che seduce.

Risonanze salesiane/testimonianze
Luigi Variara

Nacque il 15 gennaio 1875 a Viarigi (Asti). In questo paese nel 1856 era venuto don Bosco per predicare una missione. E fu a don Bosco che il papà affidò suo figlio affinché lo conducesse a Valdocco. Don Bosco stesso ci racconta il momento del loro incontro: “Eravamo nella stagione invernale e un pomeriggio stavamo giocando nell’ampio cortile dell’oratorio quando all’improvviso s’intese gridare da una parte all’altra: “Don Bosco, don Bosco!”. Istintivamente ci slanciammo tutti verso il punto dove appariva il nostro buon Padre che facevano uscire per una passeggiata nella carrozza. Lo seguimmo fino al posto dove doveva salire sul veicolo; subito si vide circondato dall’amata turba infantile. Io cercavo affannosamente il modo per mettermi in un posto da dove potessi vederlo a mio piacere poiché desideravo ardentemente di conoscerlo. Mi avvicinai più che potei e, nel momento in cui lo aiutavano a salire sulla carrozza, mi rivolse un dolce sguardo, e i suoi occhi si posarono attentamente su di me. Non so ciò che provai in quel momento… fu qualcosa che non so esprimere! Quel giorno fu uno dei più felici per me; ero sicuro d’aver conosciuto un Santo, e che quel Santo aveva letto nella mia anima qualcosa che solo Dio e lui potevano sapere”.

Chiese di farsi salesiano ed entra in noviziato nel 1891 e lo concluse un anno dopo. Fece gli studi di Filosofia a Valsalice, ove passò anche don Michele Unia, missionario che da qualche tempo aveva cominciato a lavorare tra i lebbrosi di Agua de Dios, in Colombia. Anche Luigi fu mandato lì nel 1894, a servizio di abitanti di un lazzaretto. Dotato di capacità musicali, organizzò una banda che creò subito un clima di festa nella “Città del dolore”. Portò l’allegria in tutto il lazzaretto con lo stile di vita dell’oratorio salesiano. Nel 1898 fu ordinato sacerdote e si rivelò un ottimo direttore di spirito. Fra le sue penitenti c’erano anche i membri dell’Associazione delle Figlie di Maria, un gruppo di ragazze di cui molte lebbrose. Luigi scoprì che alcune di loro volevano consacrarsi al Signore: cosa impossibile poiché nessuna congregazione accettava una lebbrosa. Fu questo a fargli venire l’idea di giovani consacrate, anche se lebbrose: nel 1907 fondò l’Istituto delle “Figlie dei SS. Cuori di Gesù e di Maria”, composto da persone colpite dalla lebbra o figlie di malati di lebbra. Egli si sentiva sempre più entusiasta della propria missione; passò dieci anni di felicità e ricco di realizzazioni. Dopo di che cominciava un periodo di sofferenza e d’incomprensioni per il generoso missionario. Morì il 1° febbraio 1923 a 48 anni d’età e 24 di sacerdozio. Luigi riuscì a coniugare in sé e nell’obbedienza religiosa più illimitata, sia la fedeltà all’opera che il Signore gli chiedeva, sia la sottomissione agli ordini che gli impose il suo superiore legittimo e che sembravano allontanarlo dalle vie volute da Dio.
Artemide Zatti

Nacque a Boretto (Reggio Emilia) nel 1880. Non tardò a sperimentare la durezza del sacrificio, tanto che a nove anni già lavorava come bracciante; per la povertà, fu costretto con la famiglia ad emigrare in Argentina dove frequentò una parrocchia retta dai Salesiani; tra questi ricordiamo don Carlo Cavalli, uomo pio e di una bontà straordinaria che orientò Artemide alla vita salesiana.

Per questo motivo, dopo l’aspirantato, fu mandato a Viedma. Qui conobbe padre Evasio Garrone, infermiere salesiano, che consigliò ad Artemide, ammalato di tubercolosi, di pregare Maria Ausiliatrice affinché ottenesse la guarigione, in cambio si sarebbe messo a servizio degli infermi. Artemide fece volentieri tale promessa e misteriosamente guarì. Dirà poi: “Credetti, promisi, guarii”.

Accettò con umiltà e docilità la non piccola sofferenza di rinunziare al sacerdozio, emettendo i voti come Salesiano coadiutore. Con la morte di padre Garrone, la responsabilità dell’ospedale cadde sulle sue spalle: divenne vicedirettore, amministratore, esperto infermiere stimato da tutti gli ammalati. Con il suo atteggiamento, con la sua gioia e con il suo affetto riusciva a guarire molti degli infermi, oltre che con le medicine. Non era un semplice infermiere, ma anche un grande educatore. In caso di necessità si muoveva anche in Patagones, si muoveva a ogni ora del giorno e della notte, con qualunque tempo, raggiungendo i tuguri della periferia e facendo tutto gratuitamente. Non era raro il caso di ammalati che preferivano la visita dell’infermiere a quella dei medici.


Fedele allo spirito salesiano e al motto lasciato in eredità da don Bosco ai propri figli – “lavoro e temperanza” – egli svolse un’attività prodigiosa con abituale prontezza d’animo, con eroico spirito di sacrificio, con distacco assoluto da ogni soddisfazione personale, senza mai concedersi vacanze e riposo. Gli unici giorni trascorsi di riposo furono quelli trascorsi in carcere, a causa della fuga di un carcerato ricoverato in ospedale; fuga che si volle attribuire a lui. Ne uscì assolto e il suo ritorno a casa fu un trionfo.

Fu un uomo di facile rapporto umano, con una visibile carica di simpatia, lieto di potersi intrattenere con la gente umile. Ma fu soprattutto un uomo di Dio, che irradiava la luce della sua presenza.

Morì nel 1951 in piena coscienza, circondato dall’affetto dell’intera popolazione.

Liturgia/celebrazione
Veglia per l’Immacolata

Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”


Canto iniziale
C. Nel nome del Padre… T. Amen.

C. Il Dio della speranza, che ci riempie di ogni gioia e pace nella fede, per la potenza dello Spirito Santo, sia con tutti voi. T. E con il tuo spirito.
G. Maria fu scelta fin dall’antichità ad essere Madre di Dio. I profeti la annunziarono come “Colei dalla quale verrà la salvezza del mondo”. In Lei Dio stabilisce la sua dimora, rendendola madre del Verbo fatto uomo. Lei, tempio della presenza del Signore, capace di accogliere il Figlio per poi consegnarlo all’umanità.

A Lei, stasera, vogliamo affidare le nostre vite, perché con il suo esempio possiamo aprire il nostro cuore al Signore e lasciare che dimori in noi.


C. Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,26-38)

Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.


Riflessione del celebrante
Breve tempo di silenzio
G. Il racconto dell’Annunciazione è un racconto di vocazione e pertanto è un racconto che ci riguarda, perché tutti siamo segnati da una vocazione, da una chiamata. Anche a noi, in modi diversi, Dio ha mandato un Angelo per consegnarci un messaggio e la nostra vita non è altro che la risposta alla chiamata del Signore. Mettiamoci alla scuola di Maria per imparare il “si”, per imparare l’“Eccomi!” (card. Angelo Comastri).
Preghiamo Maria, nostra madre, dicendo insieme:

T. Santa Maria, ragazza di Nazaret,

liberaci dalle nostre paure,

perché possiamo sperimentare, come te,

l’abbandono alla volontà di Dio.

Concedici di essere sensibili ai bisogni degli altri.

Apri i nostri occhi alle necessità del mondo,

rendi i nostri orecchi accoglienti al grido di aiuto dei poveri,

dei bisogni di quanti ci vivono accanto.


G. Ad ogni invocazione cantiamo il ritornello dell’Ave Maria di “Verbum Panis”

Segno (durante la preghiera dopo ogni invocazione, durante il ritornello, dall’altare si prende un drappo di stoffa lungo, si distende tenendolo in alto, così da formare alla fine un cerchio di persone che tengono questi drappi azzurri e bianchi in aria).
L1. Maria, donna del Sì, aiutaci ad essere disponibili alla volontà di Dio. Rit.


L2. maria, donna dell’ascolto, rendici capaci di ascoltare i bisogni delle persone che ci fai incontrare. rit.
Liturgia/celebrazione



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