Adorazione eucaristica



Scaricare 46 Kb.
21.11.2017
Dimensione del file46 Kb.

ADORAZIONE EUCARISTICA


O Gesù, che tanto mi ami,

Dio realmente nascosto nell'Eucaristia, ascoltami!

La tua volontà sia anche la mia volontà.

Concedimi di cercarla,

di trovarla, di compierla.

Tu hai i tuoi disegni su di me:

fammeli conoscere

e dammi di seguirli sino alla salvezza definitiva della mia anima.

Rendimi amara ogni gioia che non sia tua,

impossibile qualunque desiderio fuori di te,

deliziosa ogni fatica accettata per te,

insopportabile ogni riposo che non sia in te.

O Gesù, bontà suprema, ti chiedo

un cuore fedele e generoso, che non vacilli né si abbassi mai;

un cuore indomito, pronto sempre a lottare in ogni tempesta;

un cuore libero, un cuore retto

che non si smarrisca nelle vie tortuose.

Con la grazia effondi i doni

del tuo amore sulla strada del mio ultimo viaggio.

La gioia della tua eterna visione

riempia la mia anima nella patria del Cielo

ATTO PENITENZIALE

Esaminiamo il nostro cuore e vediamo se l’amore del Signore viene prima di tutto, se accogliamo la croce di ogni giorno, se c’è il distacco effettivo dai beni di questo mondo. Chiediamo perdono al Signore delle nostre infedeltà e apriamoci alla sua misericordia.



(Breve pausa di silenzio)
Signore, per la presunzione di conoscere il tuo volere, abbi pietà di noi. Signore, pietà.

Cristo, per non aver portato la nostra croce dietro a te, abbi pietà di noi. Cristo, pietà.

Signore, per aver scelto una fede di convenienza per paura della radicalità, abbi pietà di noi. Signore, pietà.
C. Dio onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati e ci conduca alla vita eterna.

A– Amen


O Dio, tu sai come a stento ci raffiguriamo le cose terrestri, e con quale maggiore fatica possiamo rintracciare quelle del cielo; donaci la sapienza del tuo Spirito, perché da veri discepoli portiamo la nostra croce ogni giorno dietro il Cristo tuo Figlio. Egli è Dio...
Il Signore ci chiama oggi ad una riflessione sulla nostra vita, sulla nostra realtà di uomini e di donne. Per ogni cosa che si realizza sono richieste delle condizioni: è la legge della storia. Così è anche per il nostro essere cristiani. Gesù oggi ci sottopone a un test con tre condizioni necessarie per poter essere cristiani autentici. Lasciamoci interpellare dalla sua Parola e chiediamo al Signore che la nostra testimonianza diventi ogni giorno più credibile ed autentica.
Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:



«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo». Parola del Signore. Lode a te o Cristo

«Se uno viene a me, e non mi ama più di quanto a­mi suo padre, sua madre, sua moglie, i suoi figli...». Le pa­role di Gesù bruciano, sono difficili, perfino pericolose se capite male, ma a capirle a fondo sono bellissime. Sem­brano una crocifissione e so­no una risurrezione del cuo­re. Spezzano la conchiglia per trovare la perla. Il centro di queste frasi non sta in una serie di «no» det­ti alle cose belle e forti della vita, ma in un «sì» detto a u­na cosa più bella ancora, che Dio solo ha e nessun al­tro può dare. L'accento del­le frasi non è sulla rinuncia, ma sulla conquista. È come se Gesù dicesse: tu sai quan­to è bello voler bene a pa­dre, madre, moglie o mari­to, ai figli, quanto fa bene, quanto fa vivere. Io ti offro un bene ancora più grande e bello, che non toglie nien­te, aggiunge forza, gioia, profondità. Dice Gesù: io posso darti più di tutti gli affetti della fami­glia... Sembrano le parole di uno fuori dalla realtà, di un esaltato: «Io ho qualcosa di più bello delle esperienze più belle che puoi fare sulla terra, io solo posso farti rin­tracciare la felicità. Io solo. «Colui che non porta la pro­pria croce e non viene dietro a me, non può essere mio di­scepolo»: «portare» è ben più di «sopportare»; «croce» non è la metafora di tutte le fati­che, le difficoltà e le soffe­renze della vita; quella paro­la contiene il vertice e il rias­sunto della vicenda di Gesù. «Portare la propria croce» è una espressione forte che non si riduce a un invito al­la rassegnazione, saggio ma in fondo scontato. Si tratta di una scelta attiva: scegli per te una vita che assomigli a quella di Gesù: pensa i suoi pensieri, ripeti le sue scelte, preferisci quelli che lui pre­feriva, vivi una vita come la sua, che sapeva amare come nessuno. Prendi su di te la tua porzione d'amore altri­menti non vivi; prendi la porzione di dolore che ogni amore comporta, altrimen­ti non ami. Al centro di tutto sta un As­soluto che offre la sua luce sulla vita e sulla morte, che dona eternità a tutto ciò che di più bello portiamo nel cuore. Che non toglie amo­ri, ne aggiunge. Il discepolo è uno che sulla luce dei suoi amori stende una luce più grande. E la sua «fede diven­ta l'infinita passione per l'e­sistenza» (Kierkegaard). Questo Gesù non lo ami se non lo conosci, ma se arrivi a conoscerlo non lo lasci più.

*****************************************************************


Fratelli e sorelle, chiediamo nella preghiera a Dio, nostro Padre, di essere sostenuti nello scegliere di camminare dietro al Figlio suo Gesù.

L Preghiamo insieme e diciamo: Donaci, Signore, la tua sapienza!



  • Per tutti i credenti in Cristo: sappiano ogni giorno confermare la scelta di amarlo e di trovare in lui le ragioni del vivere e del morire. Insieme preghiamo.




  • Per i giovani: nelle scelte che determinano l’esistenza scelgano la via di Cristo, anche se più impegnativa e difficoltosa. Insieme preghiamo.




  • Per i pastori delle Chiese: accompagnino i fratelli a comprendere responsabilità ed impegni per vivere in Cristo ogni relazione e ogni scelta della vita. Insieme preghiamo.




  • Per ciascuno di noi: consapevole delle proprie fragilità chieda continuamente a Dio di illuminare il suo cammino, le sue azioni, le sue parole. Insieme preghiamo.




  • Per i religiosi e le religiose: siano nella Chiesa segnale luminoso del mettere Cristo al primo posto dell’esistenza. Insieme preghiamo.




  • I cristiani impegnati nella vita politica ed amministrativa: comprendano che aver accolto l’evangelo significa accostare con occhi nuovi problemi, situazioni, relazioni. Insieme preghiamo.

Ascolta, o Padre, questa preghiera e sostieni con lo Spirito di sapienza il cammino dei tuoi fedeli nella sequela del Figlio tuo Cristo nostro Signore. T Amen!

Gesù invita il discepolo a rompere tutti i legami, a rompere persino i legami con se stesso. L'invito è rivolto alle folle, cioè a tutti. Luca è minuzioso e insistente nell'elencare i legami da rompere. Per di più Luca conserva in tutta la sua paradossalità il verbo odiare. Matteo interpreta e traduce con «preferire», e giustamente. Anche Luca, ovviamente, non intende odiare nel vero senso della parola. Egli sa bene che i genitori devono essere amati e rispettati. Si tratta, anche per lui, non di odio, ma di distacco, di preferenza del Regno. Non si tratta, soltanto, di rompere i legami con la famiglia, né basta un generico distacco da se stessi: l'esempio di Gesù (sempre sullo sfondo di tutti i testi di sequela) è molto concreto e preciso: occorre essere disposti a portare la croce, cioè all'effettivo e totale sacrificio di sé.
Le parabole della torre e del re insegnano che bisogna riflettere bene prima di buttarsi in un'impresa, occorre calcolare le possibilità e creare le condizioni che permettono di concludere. Non conosciamo il significato delle due parabole fuori dal contesto in cui Luca le ha poste. Certo un richiamo alla serietà che il seguire Gesù richiede. La sequela non è fatta per i superficiali, per gli irriflessivi, per coloro che presumono di sé. Luca ha legato strettamente le parabole a ciò che segue: devono perciò essere lette nel contesto delle condizioni per seguire Gesù, cioè nel contesto della rinuncia. Prima di accingersi a seguire Gesù occorre «calcolare e riflettere». Questo non significa trovare i modi per sfuggire alla logica della croce, bensì trovare i modi per condurla fino alle estreme conseguenze. Questo è il calcolo richiesto al discepolo.
Ma che cosa significa in concreto «calcolare e riflettere?»: «Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi non può essere mio discepolo». Solo nel distacco dai beni è possibile essere discepolo, è possibile il dono totale. Come per costruire una torre è necessaria una sufficiente quantità di mattoni, così per seguire Gesù è necessario il distacco dai beni. Luca non sta rivolgendosi a chi riflette per decidere se farsi o meno cristiano, bensì a chi è già cristiano e deve, in situazioni difficili, perseverare nella fede. Solo nel distacco è possibile la perseveranza. Forse Luca ha sott'occhio una situazione di persecuzione: in tale situazione la perseveranza e la coerenza sono possibili unicamente se si è disposti a rinunciare a tutto. Altrimenti si troveranno infinite ragioni per giustificare il silenzio e il compromesso.
*****************************************************************************


Eccomi, Signore

Tu vuoi che io entri in comunione con Te.

La mia gioia è accogliere questo invito.

Con Te al mio fianco,

niente può farmi paura.

Eccomi, Signore. 

Tutto dentro di me e attorno a me è vivo,

perché Tu sei  Risorto.

Il tuo Sangue mi scorre nelle vene

e la sua forza mi spinge verso di Te.

Eccomi, Signore.  

Questo calice è il tuo Sangue

offerto per me; entrando nel mio intimo,

mi dà la forza per lottare.

Insieme a Te voglio costruire il tuo Regno.

Eccomi, Signore.  

Tu per me sei la fonte della Vita.

Ogni volta che mangio la tua Carne

e bevo il tuo Sangue, io mi sento più forte



e sono capace di amare gli altri come li ami Tu.

Eccomi, Signore.    


La fede non è una cosa decorativa, ornamentale. No, la fede non è questo. La fede comporta scegliere Dio come criterio-base della vita, e Dio non è vuoto, Dio non è neutro, Dio è sempre positivo, Dio è amore, e l’amore è positivo! Dopo che Gesù è venuto nel mondo non si può fare come se Dio non lo conoscessimo. Come se fosse una cosa astratta, vuota, di referenza puramente nominale; no, Dio ha un volto concreto, ha un nome: Dio è misericordia, Dio è fedeltà, è vita che si dona a tutti noi. Gesù è la nostra pace, è la nostra riconciliazione! Ma questa pace non è la pace dei sepolcri, non è neutralità, Gesù non porta neutralità, questa pace non è un compromesso a tutti i costi. Seguire Gesù comporta rinunciare al male, all’egoismo e scegliere il bene, la verità, la giustizia, anche quando ciò richiede sacrificio e rinuncia ai propri interessi. E questo sì, divide; lo sappiamo, divide anche i legami più stretti. Ma attenzione: non è Gesù che divide! Lui pone il criterio: vivere per se stessi, o vivere per Dio e per gli altri; farsi servire, o servire; obbedire al proprio io, o obbedire a Dio. Ecco in che senso Gesù è «segno di contraddizione».


Gesù, fa' che il suono

della tua voce riecheggi

sempre nelle mie orecchie,

perché io impari a capire

come il mio cuore,

la mia mente e la mia anima

ti possano amare.

Concedimi di accoglierti

negli spazi più nascosti

del mio cuore,

tu che sei il mio unico bene,

la mia gioia più dolce,

il mio vero amico.

Gesù, vieni nel mio cuore,

prega con me, prega in me,

perché io impari da te a pregare.



Ciò che stiamo facendo è solo una goccia nell'oceano. Ma se quella goccia non fosse nell'oceano, credo che l'oceano sarebbe più piccolo a causa di quella goccia mancante. Non tutti possiamo fare grandi cose, ma possiamo fare piccole cose con grande amore. Ciò che conta non è fare molto, ma mettere molto amore in ciò che si fa” Madre Teresa




Trova il tempo di pensare
Trova il tempo di pregare
Trova il tempo di ridere
È la fonte del potere
È il più grande potere sulla Terra
È la musica dell'anima.
Trova il tempo per giocare
Trova il tempo per amare ed essere amato
Trova il tempo di dare
È il segreto dell'eterna giovinezza
È il privilegio dato da Dio
La giornata è troppo corta per essere egoisti.
Trova il tempo di leggere
Trova il tempo di essere amico
Trova il tempo di lavorare
E' la fonte della saggezza
E' la strada della felicità
E' il prezzo del successo.
Trova il tempo di fare la carità
E' la chiave del Paradiso. 

Iscrizione trovata sul muro della Casa dei Bambini di Calcutta







Condividi con i tuoi amici:


©astratto.info 2017
invia messaggio

    Pagina principale