Aforismi e pensieri di Sigmund Freud



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Un mio amico e collega al quale ascrivo il grande merito di essersi convertito alla psicoanalisi dopo svariati decenni di lavoro scientifico condotto secondo altri principi, mi scrisse una volta: "Quel che occorre è un trattamento delle nevrosi ossessive rapido, pratico e ambulatoriale". Non potendo accontentarlo rimasi un po' imbarazzato, e cercai di scusarmi osservando che anche gli specialisti in malattie interne sarebbero ben felici di disporre di una cura della tubercolosi o del cancro che riunisse questi vantaggi.
Io non impegno i malati a proseguire il trattamento per un determinato periodo; lascio ciascuno libero di interromperlo quando lo voglia, ma non gli nascondo che se la cura viene interrotta solo dopo che si sia compiuto poco lavoro, non ne risulterà beneficio alcuno, ed è facile anzi, similmente a un intervento chirurgico non terminato, che lo lasci in condizioni sfavorevoli.
Il potere dell'analista sui sintomi può essere comparato alla potenza sessuale maschile. Un uomo può sì, concepire un bambino tutto intero, ma neppure il più forte degli uomini può creare nell'organismo femminile una testa. o un braccio o una gamba soltanto; non può nemmeno stabilire il sesso dell'infante. Anch'egli mette in moto un processo complicatissimo, determinato da eventi risalenti a un remoto passato, che ha termine con la separazione del bambino dalla madre. Una nevrosi ha caratteri simili a un organismo. Le manifestazioni che la compongono non sono indipendenti le une dalle altre; si condizionano e si sostengono a vicenda.

Le questioni di danaro sono trattate dai popoli civili come le questioni sessuali, con la stessa incongruenza, gli stessi falsi pudori e ipocrisia.


Lo psicoanalista si deve mettere nella posizione di un chirurgo, che è franco e costoso perché dispone di metodi di cura efficaci.
Fissando il suo onorario, l'analista deve rendersi pure conto che, per quanto possa lavorare sodo non potrà mai guadagnare quanto gli altri specialisti.
Quelli che sono costretti dalle necessità a una vita di dura fatica sono meno facilmente colpiti dalla nevrosi, ma dall'altra parte l'esperienza insegna, senza dubbio, che quando un povero è colpito da una nevrosi ben difficilmente se ne lascia liberare. Essa gli rende un servizio troppo utile nella lotta per l'esistenza: il guadagno secondario derivatogli dalla malattia è troppo importante per lui. Ora, col diritto datogli dalla nevrosi, reclama quella compassione che il mondo rifiutava alle sue ristrettezze materiali, e può prosciogliere se stesso dall'obbligo di combattere la povertà col lavoro.
Nella vita non c'è nulla di più costoso della malattia... e della stupidità.
Vi sono dei malati che fin dalle primissime ore di cura preparano minuziosamente quello che dovranno comunicare, evidentemente per assicurarsi di fare il miglior uso del tempo dedicato al trattamento. È la resistenza che, in questo modo, si camuffa da zelo. Qualsiasi preparazione del genere è da sconsigliarsi perché serve solo a impedire l'affiorare di pensieri non graditi.
Le persone che più facilmente tendono a nascondere le idee che vengono loro in mente in apertura di analisi, sono donne che, in seguito ad eventi passati della loro vita, sono pronte a difendersi da attacchi sessuali, e uomini con una fortissima omosessualità rimossa.
Si deve stare attenti a non dare al paziente la soluzione di un sintomo o l'interpretazione di un desiderio finché egli non sia tanto vicino ad essa che con un solo passo in più arriverebbe alla spiegazione da solo.
La principale forza motrice della terapia è la sofferenza del paziente con il desiderio, che ne scaturisce, di guarire.
Gli individui giovani e a carattere infantile tendono a trasformare l'imperativo, imposto dal trattamento, di concentrare l'attenzione sulla malattia, in un gradito pretesto per gozzovigliare con i propri sintomi.
Il miglior modo di proteggere il paziente dai danni che potrebbero derivargli dall'assecondare uno dei suoi impulsi, sta nel fargli promettere di non prendere alcuna decisione importante che possa influire sulla sua vita (come, per esempio, scegliere una professione o un oggetto d'amore definitivo), mentre la cura è in atto, rimandando invece ogni decisione a dopo la guarigione.
Un individuo impara il buon senso solo attraverso le esperienze personali e le conseguenti disavventure.
Come è noto, i discorsi sublimi hanno ben scarsa influenza sulle passioni.
Il trattamento psicoanalitico poggia sulla sincerità. In essa risiede gran parte dell'effetto educativo e del valore etico della psicoanalisi, ed è pericoloso allontanarsi da questo fondamento.
La tecnica analitica impone al medico di negare alla paziente, smaniosa di amore, la soddisfazione che chiede. La cura va proseguita nell'astinenza.
Per l'analisi è altrettanto deleterio se la brama di amore della paziente è soddisfatta o se è repressa. L'operato dell'analista non deve perseguire né l'uno né l'altro fine; nella vita reale non si dà nulla di simile. Egli deve stare attento a non sottrarsi all'amore da transfert, a non respingerlo e a non renderlo penoso per la paziente; però deve anche evitare, con pari risolutezza, qualsiasi corresponsione.
Quanto al medico, motivi etici e motivi tecnici concorrono a impedirgli di concedere il suo amore alla paziente. Egli deve tener presente che il suo scopo sta nel dare a questa donna, la cui capacità di amare è ostacolata da fissazioni infantili, il pieno possesso di una funzione di inestimabile importanza, non perché la disperda così nel trattamento, ma per mantenerla intatta per il momento in cui, finita la cura, cominceranno a farsi sentire le esigenze della vita reale. Il medico non deve rinnovare la scena di quella corsa di cani il cui premio doveva essere una filza di salsicce, ma che qualche bello spirito mandò a monte gettando una sola salsiccia in mezzo alla pista, dato che l'ovvio risultato fu che i cani si gettarono su quella dimenticando la gara e la filza di salsicce che li spronava da lontano alla vittoria.
L'amore sessuale è una delle cose principali della vita, e uno dei punti culminanti di questa unione della soddisfazione psichica a quella del corpo nel godimento dell'amore. Tolto qualche anormale fanatico, tutto il mondo lo sa e vive in conformità a questo principio.
Lo psicoterapeuta analitico deve ingaggiare un triplice combattimento: nel suo intimo, contro le forze che tentano di trarlo in basso, sotto al livello analitico; al di fuori dell'analisi, contro gli avversari che mettono in discussione l'importanza che egli attribuisce alle forze pulsionali sessuali, e che gli rendono difficile il compito di avvalersene nella tecnica scientifica; nell'ambito dell'analisi, contro le pazienti, le quali, prima si comportano da avversarie, ma poi scoprono quell'ipervalutazione della vita sessuale che le domina e cercano di invischiarlo nelle loro passioni ribelli a ogni controllo sociale.
Lo psicoanalista sa di lavorare con forze altamente esplosive e che deve procedere con la stessa cautela e la stessa coscienziosità di un chimico. Ma quando mai è stato proibito ai chimici, a causa del pericolo, di maneggiare sostanze esplosive, che gli sono indispensabili, a causa dei loro effetti? È degno di nota che lo psicoanalista deve conquistarsi di bel nuovo tutte quelle libertà che da gran tempo sono state accordate alle altre attività mediche.
La storia della psicoanalisi vera e propria inizia solo con la innovazione tecnica dell'abbandono dell'ipnosi.
Durante questi anni almeno una dozzina di volte mi è stato riferito da relazioni sui lavori di determinati congressi e di sedute di associazioni scientifiche, o in resoconti su certe pubblicazioni, che la psicoanalisi ormai era morta, decisamente superata e finita. La risposta sarebbe dovuta assomigliare al telegramma che Mark Twain mandò al giornale che per sbaglio ne aveva annunciato la morte: "Notizia del mio decesso fortemente esagerata". Dopo ogni dichiarazione di morte la psicoanalisi ha acquistato nuovi aderenti e collaboratori, o si è creata nuovi organi. Comunque dichiararla morta costituisce un progresso nei confronti della congiura del silenzio.
La psicoanalisi mette in evidenza solo l'aspetto peggiore di ogni singolo uomo.
L'esperienza insegna che a rarissime persone è concesso di restare educate, e meno ancora oggettive, nella discussione scientifica, ed io ho sempre odiato le liti scientifiche.
Le cose possono andare con gli psicoanalisti come con i malati durante l'analisi.
La relatività della nostra conoscenza è un'obiezione che si può opporre tanto alla psicoanalisi quanto ad ogni altra scienza.
Jung, con la sua "innovazione" della psicoanalisi, ha dato un esempio del famoso "coltello di Lichtenberg". Ha cambiato il manico e vi ha introdotto una nuova lama; essendovi incisa la stessa marca, dovremmo prendere questo oggetto per quello di prima.
Gli uomini sono forti fino a quando difendono una idea forte; divengono impotenti non appena le si oppongono.
È bene ricordarci che tutte le nostre provvisorie concezioni psicologiche troveranno un giorno il loro fondamento in qualche infrastruttura organica.
Certo che una bella dose di egoismo è una sorta di protezione contro la malattia, ma, in ultima analisi, per non rischiare di ammalarci noi dobbiamo cominciare ad amare, e siamo proprio destinati ad ammalarci se a causa di qualche frustrazione non ci è possibile amare.
Le donne, specialmente se vengono su carine, manifestano una sorta di autoappagamento, che serve da compensazione alle restrizioni sociali cui debbono sottostare nella scelta dell'oggetto. A rigor di termini, dovremmo dire che queste donne amano solo se stesse, e con una intensità paragonabile solo a quella con cui l'uomo le ama.
Il narcisismo dell'altro esercita una forte attrazione su colui che ha rinunciato a una parte del proprio e va in cerca di un oggetto d'amore.

Il fascino del bambino risiede in gran parte proprio in quel suo narcisismo, che è auto-soddisfacimento, che è inaccessibilità; è il fascino che ci è dato di vedere in certi animali, come il gatto o le grandi belve da preda, che sembrano non curarsi affatto della nostra presenza. E, ancora, perfino i grandi criminali e i grandi umoristi, almeno come sono descritti nella letteratura, catturano il nostro interesse per quello spessore narcisistico con cui si adoperano ad allontanare dal loro Io qualsiasi cosa lo possa rimpicciolire.


Il costituirsi della coscienza è, in fondo, l'incorporazione delle critiche dei genitori in un primo momento, e di quelle della società poi.
Il fatto di dipendere dall'oggetto amato fa calare l'autostima: chi ama è umile. Chi ama ha, per così dire, rinunciato a una parte del suo narcisismo, e tale parte può essere rimpiazzata solo dal venire ricambiato in amore.
La maggioranza delle donne isteriche si annoverano tra le rappresentanti più attraenti e perfino più belle del sesso femminile; mentre, d'altro canto, l'essere brutte, l'avere difetti organici e altre infermità, come si riscontra frequentemente nelle donne delle classi più basse della società, non fa aumentare l'incidenza delle malattie nevrotiche.
Abbiamo spesso sentito sostenere che le scienze dovrebbero essere fondate su concetti basilari chiari e nettamente definiti. In verità, nessuna scienza, neanche la più esatta, comincia con tali definizioni. Il vero inizio dell'attività scientifica consiste piuttosto nel descrivere i fenomeni e quindi nel raggrupparli, ciassificarli e correlarli. Già allo stadio di descrizione non è possibile evitare di applicare certe idee astratte al materiale in questione, idee queste che derivano da qualche parte, ma che certamente non sono basate unicamente sulle nuove osservazioni.
L'amore e l'odio, i quali ci si presentano, quanto al contenuto, come perfetti opposti, non stanno dopo tutto in una relazione così semplice tra di loro.
Udire qualcosa e sperimentare qualcosa sono dal punto di vista psicologico due cose affatto diverse, anche se il contenuto è lo stesso.
Lo scrivere si presenta come un processo relativamente semplice e, al contrario del leggere, difficilmente influenzato dalle distrazioni.
Senza essere un apostolo della pietà e pur riconoscendo la necessità biologica e psicologica della sofferenza nell'economia della vita umana, tuttavia non si può fare a meno di condannare la guerra nei suoi fini e nei suoi mezzi e di aspirare alla cessazione delle guerre.
I popoli sono rappresentati dagli Stati che essi formano; gli Stati, dai governi che li dirigono. Nel corso di questa guerra, ogni membro di una nazione può constatare ciò di cui aveva già una vaga intuizione in tempo di pace, cioè che, se lo Stato vieta all'individuo la pratica dell'offesa, ciò non avviene perché esso voglia eliminarla, ma perché vuole monopolizzarla, così come monopolizza il sale ed il tabacco.
Lo Stato in guerra si permette tutte le ingiustizie, tutte le violenze, la più piccola delle quali basterebbe a disonorare l'individuo. Esso ha fatto ricorso, nei confronti del nemico, non solo a quel tanto di astuzia permessa, ma anche alla menzogna cosciente e voluta, e questo in una misura che va al di là di tutto ciò che si era visto nelle guerre precedenti. Lo Stato impone ai cittadini il massimo di obbedienza e di sacrificio, ma li tratta da sottomessi, nascondendo loro la verità e sottomettendo tutte le comunicazioni e tutti i modi di espressione delle opinioni ad una censura che rende la gente, già intellettualmente depressa, incapace di resistere ad una situazione sfavorevole o ad una cattiva notizia. Si distacca da tutti i trattati e da tutte le convenzioni che lo legano agli altri Stati, ammette senza timore la propria capacità e la propria sete di potenza, che l'individuo è costretto ad approvare ed a sanzionare per patriottismo.
Di rado l'uomo è del tutto buono o del tutto cattivo; nella maggior parte dei casi egli è buono per certi aspetti, cattivo per altri; buono in certe condizioni esteriori, decisamente cattivo in altre. L'esperienza ci ha dimostrato questo fatto interessante: che la preesistenza, nell'infanzia, di tendenze molto "cattive" costituisce in molti casi una delle condizioni per l'orientamento verso il bene, quando l'individuo ha raggiunto l'età adulta. I bambini più egoisti possono diventare cittadini estremamente caritatevoli e capaci dei massimi sacrifici; la maggior parte degli apostoli della pietà, dei filantropi, dei protettori di animali, hanno dimostrato, nell'infanzia, tendenze sadiche e crudeltà nei confronti degli animali.
Essere amati è un vantaggio al quale se ne possono e se ne devono sacrificare molti altri.
La civilizzazione ha potuto sorgere e svilupparsi solo grazie alla rinuncia alla soddisfazione di determinati bisogni ed esige che tutti coloro i quali, nel susseguirsi delle generazioni, vogliono godere dei vantaggi che la vita civile comporta, rinuncino a loro volta alla soddisfazione di certi istinti.
Gli uomini che nascono nella nostra epoca portano con sé al mondo una certa disposizione a trasformare le tendenze egoistiche in tendenze sociali, disposizione che fa parte dell'organizzazione che hanno ereditato e che opera questa trasformazione sotto lo stimolo di impulsi spesso molto lievi. Ma altre tendenze subiscono la trasformazione non più per una disposizione ereditaria, ma sotto la pressione di fattori esteriori. In tal modo ogni individuo subisce non solo l'influenza del suo attuale ambiente civilizzato, ma anche quella degli ambienti in cui vissero i suoi antenati.
Le evoluzioni psichiche presentano una caratteristica che non si ritrova in nessun altro processo evolutivo o di sviluppo. Quando un villaggio si trasforma in città o il bambino diviene uomo, il villaggio ed il bambino sono totalmente assorbiti, fino a scomparire, nella città e nell'uomo. Solo con uno sforzo della memoria si può ritrovare, nella nuova formazione, l'antica fisionomia; la realtà è che l'antico materiale e le antiche forme sono scomparsi, per far posto ad un nuovo materiale ed a nuove forme. Nell'evoluzione della vita psichica le cose vanno in modo assolutamente diverso. In questo caso c'è una situazione diversa da ogni altra e che si può descrivere solo dicendo che ogni precedente fase di sviluppo sussiste e si conserva a fianco di quella che ne è derivata.
Basta che un gran numero, che milioni di uomini si trovino riuniti, perché tutte le acquisizioni morali dei singoli individui svaniscano rapidamente, ed al loro posto restino solo gli atteggiamenti psichici più primitivi, più brutali. Risultato molto doloroso che si attenuerà forse man mano che l'evoluzione continuerà il suo cammino in avanti. Tuttavia noi crediamo che un po' più di franchezza e di sincerità nei rapporti tra gli uomini ed in quelli tra gli uomini ed i loro governanti, potrebbe aprire la strada a questa evoluzione.
Per noi è assolutamente impossibile raffigurarci la nostra morte, ed ogni volta che tentiamo di farlo, ci rendiamo conto di assistervi da spettatori. È per questo che la scuola psicoanalitica si è ritenuta in diritto di affermare che, in fondo, nessuno crede alla propria morte, o, il che è lo stesso, che ciascuno è inconsciamente convinto della propria immortalità.

Per quanto riguarda la morte degli altri, l'uomo civile evita accuratamente di parlare di questa eventualità in presenza della persona la cui morte sembra vicina. Solo i bambini non hanno questa discrezione e rivolgono minacce implicanti la possibilità della morte ed arrivano persino a dare per scontata la morte di una persona cara, dicendole, come fosse la cosa più naturale del mondo: "Cara mamma, quando tu sarai morta io farò questo o quello". Da parte sua, l'uomo civile adulto non si sofferma sul pensiero della morte delle persone che gli sono vicine, perché ciò vorrebbe dire dar prova d'insensibilità o di cattiveria, tranne che nei casi, come quello del medico, dell'avvocato, ecc., in cui si è portati a pensarvi per preoccupazioni professionali.


È troppo triste rendersi conto che la vita assomiglia al gioco degli scacchi, in cui basta una mossa falsa a farci perdere la partita, con l'aggravante che, nella vita, non possiamo nemmeno contare su di una possibilità di rivincita.
I filosofi pretendono che l'enigma intellettuale rappresentato per l'uomo primitivo dalla morte si sia imposto alla sua riflessione e debba essere considerato come il punto di partenza per ogni speculazione. Mi sembra che, su questo punto, i filosofi ragionino troppo... da filosofi e non tengano conto dell'azione dei movimenti primitivi. Perciò io penso di dover attenuare la portata di questa proposizione e di correggerla dicendo che l'uomo primitivo trionfa sul cadavere del nemico ucciso senza doversi spezzare la testa sugli enigmi della vita e della morte. L'uomo primitivo non fu spinto a riflettere né dall'enigma intellettuale né dalla morte in generale, ma dal conflitto affettivo che, per la prima volta, sorse nella sua anima alla vista della morte di una persona amata e, tuttavia, estranea ed odiata. La psicologia è nata da questo conflitto.
Non c'è bisogno di proibire ciò che nessuno desidera. Proprio il modo in cui è formulata la proibizione non uccidere può darci la certezza che noi discendiamo da una serie infinitamente lunga di generazioni di assassini che, come forse anche noi oggi, avevano nel sangue la passione per l'omicidio. Le tendenze morali dell'umanità, la cui forza ed importanza sarebbe assurdo contestare, sono un'acquisizione nella storia umana e costituiscono, ad un livello disgraziatamente molto variabile, il patrimonio ereditario degli uomini dei nostri giorni.
Scherzando, si può dire di tutto, anche la verità.
Rendere la vita sopportabile è il primo dovere dell'essere vivente.
Ricordiamo il vecchio adagio: si vis pacem, para bellum: se vuoi il mantenimento della pace sii sempre disposto alla guerra.

Sarebbe ora di modificare questo adagio e di dire: si vis vitam, para mortem: se vuoi sopportare la vita, impara ad accettare la morte.


Nel tempo il valore della transitorietà è il valore della rarità. La limitazione nella possibilità di un godimento aumenta il valore del godimento.
La bellezza del corpo e del viso umani svanisce per sempre nel corso della nostra vita, ma la loro evanescenza dà loro solo un nuovo fascino.
Fianco a fianco con le esigenze della vita, l'amore è il grande educatore.
Dal punto di vista somatico, il sonno è una riattivazione dell'esistenza intrauterina perché realizza le condizioni di riposo, calore ed esclusione degli stimoli; nel sonno, infatti, molte persone assumono la posizione fetale.
Nei sogni, la malattia fisica incipiente è spesso scoperta prima e più chiaramente che non nella vita vigile, e tutte le correnti sensazioni fisiche assumono proporzioni gigantesche. Questo ingrandimento è di carattere ipocondriaco, ed è condizionato dal ritiro sull'Io di tutte le cariche psichiche sottratte al mondo esterno, rendendo pertanto possibile una precoce conoscenza delle alterazioni corporali che nella vita vigile resterebbero ancora a lungo inosservate.
L'Io non è padrone in casa sua.
Ciascuna delle tre qualità, avarizia, pedanteria e ostinatezza, discende da fonti erotiche anali o per esprimerla più cautamente e più completamente - ricava forti contributi da quelle fonti.
La psicoanalisi è più adatta di qualsiasi altro sistema a far apprendere la psicologia allo studente di medicina.
Il lavoro della psicoanalisi richiama alla mente la similitudine con l'analisi chimica, ma ricorda altrettanto bene l'intervento del chirurgo, le manovre dell'ortopedico o l'influenza dell'educatore.
In generale, l'impresa di convertire un omosessuale totale in un eterosessuale non presenta maggiori possibilità di riuscita del procedimento inverso, solo che questo non si tenta mai per buone ragioni pratiche.
Non spetta alla psicoanalisi risolvere il problema dell'omosessualità. Essa deve accontentarsi di rivelare i meccanismi psichici responsabili della scelta oggettuale e di individuare i sentieri che da essi vanno alle disposizioni istintuali.
Solo i credenti, che pretendono che la scienza diventi il surrogato del catechismo a cui hanno rinunciato, possono biasimare il ricercatore che perfeziona o addirittura modifica le sue concezioni.
La contrapposizione tra la psicologia individuale e quella sociale o collettiva si rivela, quando la si consideri più attentamente, ben meno profonda di quanto non appaia a prima vista.
Tra lo stato amoroso e l'ipnosi non c'è una gran distanza. I punti di rassomiglianza sono evidenti. Nei confronti dell'ipnotizzatore si dimostra la stessa umiltà nella sottomissione, lo stesso abbandono, la stessa mancanza di senso critico che nei confronti della persona amata. Si osserva la stessa rinuncia ad ogni iniziativa personale; indubbiamente l'ipnotizzatore ha preso il posto dell'ideale dell'Io. Solo, nell'ipnosi tutte queste caratteristiche si presentano con più chiarezza ed un maggiore rilievo, di modo che sembrerebbe più opportuno spiegare lo stato amoroso con l'ipnosi che viceversa.
L'amore sensuale è destinato a spegnersi, una volta soddisfatto; per poter durare, esso deve essere associato, fin dagli inizi, ad elementi di pura tenerezza, deviati dallo scopo sessuale, o subire ad un certo punto una trasposizione di questo genere.

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