Ai libertini



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03.06.2018
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AI LIBERTINI
Dissoluti di ogni età e sesso, dedico a voi soli questa mia opera: che i suoi principi vi nutrano, agevoleranno le vostre passioni! E queste passioni, dinanzi alle quali certi frigidi e insulsi moralisti vi fanno provar terrore, sono in realtà i soli mezzi che la natura mette a disposizione dell'uomo per conseguire quel che essa si attende da lui. Ubbidite soltanto a queste gustose passioni! Vi porteranno senza dubbio alla felicità.
Donne lubriche, la voluttuosa Saint-Ange sia per voi modello! Secondo il suo esempio, disprezzate tutto ciò che è contrario alle leggi divine del piacere che l'assoggettarono tutta la vita.
Fanciulle rimaste troppo a lungo legate a insensati e pericolosi vincoli d'una virtù fantasiosa e di una religione disgustosa, imitate la voluttuosa Eugénie! Annientate, calpestate, e con la sua stessa rapidità, tutti i ridicoli precetti che genitori imbecilli vi hanno inculcato!
E per voi, amabili libertini, per voi che fin dalla giovinezza avete come soli freni i vostri stessi desideri e come uniche leggi i vostri stessi capricci, sia modello il cinico Dolmancé! Spingetevi agli estremi come lui se volete percorrere, come lui, tutti i sentieri in fiore che la lascivia aprirà al vostro passaggio! Convincetevi, alla sua scuola, che soltanto con l'ampliare la sfera dei piaceri e delle fantasie, solo con il sacrificare tutto alla voluttà, quel triste individuo conosciuto sotto il nome di uomo, scaraventato suo malgrado in questo infelice universo, potrà riuscire a spargere qualche rosa tra le spine della vita.

PRIMO DIALOGO


Madame de Saint-Ange, il Cavaliere de Mirvel.


SAINT-ANGE: Buongiorno, fratello. E Dolmancé?


IL CAVALIERE: Giungerà alle quattro in punto; pranziamo alle sette, dunque, come vedi, avremo tutto il tempo di discutere.


SAINT-ANGE: Lo sai, fratello mio, che un pochino mi pento della mia curiosità e di tutti i progetti osceni programmati per oggi? In verità, amico mio, tu sei troppo indulgente; più mi sforzo di essere ragionevole e più questa mia mente maledetta si irrita e diviene dissoluta: tutto tu mi perdoni e questo non fa altro che viziarmi… A ventisei anni, ormai dovrei essere pia, e invece sono più che mai dissoluta... Non hai idea di quel che mi frulla per la testa, amico mio, di quello che vorrei fare. Figurati, pensavo che interessandomi solo delle donne, sarei diventata saggia; ...che insomma facendo convergere i miei desideri sul mio stesso sesso, non sarei più stata attratta dal vostro; progetti fantastici… amico mio! Quei piaceri, di cui intendevo privarmi, sono ritornati a tentare con più ardore il mio animo, e mi sono resa conto che quando una come me è nata per essere libertina, è del tutto vano sognare e imporsi un freno: ben presto esso è travolto da tumultuose passioni. Del resto, caro mio, sono un essere anfibio; amo tutto, mi diverto a tutto, voglio riunire ogni tipo di piacere in me! Ma confessalo, fratello mio, non è proprio una bizzarria la mia di voler fare la conoscenza di un tipo come Dolmancé che, a quanto tu dici, in vita sua non è mai stato con una donna come di norma fa un uomo, siccome è un sodomita per principio e non solo idolatra il proprio sesso, ma non cede al nostro se non alla condizione speciale di farlo godere in quel modo di cui è solito servirsi quando sta con gli uomini? Vedi, fratello, che stramba fantasia è la mia! Voglio essere il Ganimede di questo novello Giove, voglio godere dei suoi piaceri e dei suoi libertinaggi, voglio essere la vittima dei suoi errori. Finora, lo sai bene, mio caro, mi sono data cosí soltanto a te, per farti piacere, o a qualche domestico che, pagato per farmi un tale servizio, non si prestava che per interesse; ma oggi non si tratta più di compiacenza o capriccio: è proprio il piacere che mi condiziona ... Io noto una differenza così strana tra quanto finora mi ha reso schiava e quanto adesso mi renderà schiava di questa bizzarra mania, che voglio vederci chiaro. Descrivimi bene il tuo Dolmancé, te ne scongiuro, affinché possa conoscerlo bene ancor prima di vederlo qui; sai che lo conosco soltanto di sfuggita! Infatti sono stata con lui pochi minuti l'altro giorno quando l'ho incontrato in quella casa.


IL CAVALIERE: Eh, sorella mia, Dolmancé ha quasi trentasei anni! È alto, un fisico bellissimo, due occhi vividi e spirituali, ma qualcosa di duro e maligno si delinea, nonostante tutto, nei suoi lineamenti; ha i denti più belli del mondo, ma anche una certa indolenza nel portamento, senza dubbio per quella sua abitudine di assumere spesso atteggiamenti effeminati. È di una estrema eleganza ed ha un modo d'esprimersi raffinato che rivela ingegno e, soprattutto, una mentalità da filosofo.


SAINT-ANGE: Non crederà mica in Dio?


IL CAVALIERE: Ma che dici? E l'ateo più famoso, l'uomo più immorale... È la corruzione personificata, l'individuo più perverso e scellerato che possa esistere al mondo.


SAJNT-ANGE: Oh, com'è eccitante! Lo amerò alla follia un tipo simile! E quali sono i suoi gusti, fratello mio?


IL CAVALIERE: Capisci bene che i piaceri omosessuali gli sono cari sia in forma attiva che passiva; ama soltanto gli uomini nei suoi piaceri, e se a volte, nondimeno, acconsente avere rapporti con le donne, lo fa a condizione che esse siano compiacenti cambiando sesso con lui. Gli ho parlato di te, e l'ho messo in guardia sulle tue intenzioni; lui accetta, ma, a sua volta, vuole che restino chiare certe condizioni. Cara sorella, stai al gioco, altrimenti lui rifiuterà senza tante storie: “Con vostra sorella”, sostiene lui, “mi concederò una licenza... una scappatella di cui non ci si macchia che di rado e con estrema precauzione.”


SAINT-ANGE: “Macchiarsi! ... precauzioni!...” Mi fa impazzire il modo d'esprimersi di certe persone raffinate! Anche noi donne usiamo parole particolari che indicano, come quelle, il profondo orrore da cui sono pervase per tutto quel che esula dalla norma generale ... E dimmi un po', mio caro, ha posseduto anche te?


Credo proprio che il tuo splendido fisico e i tuoi vent'anni possano attirare un tipo simile!

IL CAVALIERE: Non ti nasconderò affatto le mie bizzarrie con lui: sei di vedute troppo larghe per criticarle. In effetti a me piacciono le donne, ma non dico di no a certi strambi piaceri, se me li propone un bell'uomo. Eh, in certi casi mi scateno! Sono ben lontano da quella ridicola arroganza che fa credere a noi giovani damerini che bisogna rispondere col bastone a simili proposte; non è certo l'uomo il padrone delle sue tendenze! Quindi bisogna compatire quelli che le hanno strane, ma non per questo disprezzarli: il loro è un torto di natura; essi non erano padroni di venire ai mondo con tendenze diverse più di quanto non lo si è, in genere, di nascere storpi o sani. Un uomo, quando rivela a voi donne il desiderio di possedervi, dice forse qualcosa di sgradevole? No, senza dubbio; vi fa soltanto un complimento; perché mai rispondergli con ingiurie e insulti? Possono pensarla così solo gli stolti: un uomo ragionevole non parlerà mai in maniera diversa dalla mia; tuttavia il mondo è pieno di insulsi imbecilli che credono dipenda dal loro interesse o meno trovare le donne disposte ai piaceri, e viziati da questo, sempre gelosi di quel che può essere una minaccia ai loro diritti, s'iminaginano di essere i Don Chisciotte di certi diritti naturali e brutalizzano quelli che non glieli riconoscono completamente.


SAINT-ANGE: Dammi un bacio, amico mio! Se tu non la pensassi in questo modo, non saresti mio fratello. Ma ti scongiuro, un po' di particolari fisici di quest'uomo! Parlami


dei piaceri che si prende conte!

IL CAVALIERE: Dolmancé era venuto a sapere da un mio amico del fatto che io ho, come tu sai bene, un pene di grosse dimensioni, e così convinse il marchese di V. a invitarmi a cena con lui. Una volta là, dovetti mettermi in mostra; all’inizio pensai che si trattasse più che altro dl curiosità, ma poi mi misero davanti un culo bellissimo supplicandomi di ficcarlo dentro, e mi resi conto chiaramente che ciò gli piaceva proprio. Misi in guardia Dolmancé su tutte le difficoltà dell'impresa; ma nulla l'intimorì. “Sono a prova di montone”, mi disse, “e voi non avrete neanche l'onore essere l'uomo più temibile che abbia rotto questo culo che vi offro!” Il marchese stava là, e ci incoraggiava palpeggiando, tastando e baciando tutte le parti scoperte dei nostri corpi. Sono pronto, infine ... ma voglio perlomeno essere un po’ prudente! “Attenzione!” fa il marchese “vi togliereste la metà delle sensazioni che Dolmancé si aspetta da voi; lui vuole che lo spacchiate... che lo squarciate!” “E sarà soddisfatto!” dico io buttandomi alla cieca in quella voragine... Forse, sorella mia, credi che abbia sofferto molto? Macché! Questa verga, enorme com'è, non è andata a scomparire là dentro senza un minimo d'esitazione? Ero là che toccavo il fondo delle budella di quel frocione e sembrava che lui neppure mi sentisse. Lo trattavo con tenerezza e quello provava un gran piacere; si dimenava e mi parlava dolcemente. Allora tutto questo fece godere anche me, e lo inondai. Appena uscii fuori, Dolmancé si girò verso di me tutto eccitato, rosso come una baccante: “Vedi in che stato m'hai ridotto, caro cavaliere?” mi disse mostrandomi una verga dura ed eretta, molto lunga, di almeno sei pollici di circonferenza. “Ti imploro, amore mio! Degnati di far la parte della donna dopo esser stato il mio amante, e che io possa dire di aver goduto tra le tue braccia divine di tutti i piaceri che amo appassionatamente!” Facilmente mi concessi all'uno e all'altro; infatti il marchese, togliendosi i calzoni davanti a me, mi implorò di voler sostenere ancora un po' con lui la parte del maschio, mentre facevo da donna per il suo amico; lo trattai come Dolmancé, che rendendomi centuplicati i brividi di piacere di cui io riempivo il nostro aggregato, ben presto inondò il fondo del mio culo di quel liquido incantevole con il quale io quasi nello stesso momento, innaffiavo il culo di V.


SAINT-ANGE: Che piacere enorme avrai provato, fratello mio, stando cosí tra quei due! Dicono che sia meraviglioso!


IL CAVALIERE: È senza dubbio, angelo mio, la posizione migliore! Tuttavia sono piaceri balordi! Preferisco certo le donne!


SAING-ANGE: Benissimo! E per ricompensare la tua cortese preferenza, amore mio caro, oggi ti riserverò una fanciulla vergine, più bella dell'Amore.


IL CAVALIERE: Come! Viene Dolmancé... e tu gli fai trovare una ragazza insieme a te?


SAINT-ANGE: Ma è per la sua educazione! È una fanciulla che ho conosciuto in convento l'autunno scorso, quando mio marito era alle terme. Là non abbiamo potuto far nulla, non avevamo il coraggio con tante persone che ci guardavano, ma ci siamo ripromesse di stare assieme appena possibile; tutta presa da questo desiderio, pur di soddisfarlo ho fatto anche conoscenza con i suoi genitori. Il padre è un libertino e... lo tengo in pugno. Così la fanciulla sta per arrivare, l'aspetto da un momento all'altro; trascorreremo due giorni insieme... due giorni deliziosi; l'occupazione preferita sarà l'educazione di questa fanciulla. Dolmancé ed io ficcheremo nella sua graziosa testolina tutti i principi del libertinaggio più sfrenato; la faremo ardere delle nostre passioni, la nutriremo con la nostra filosofia, le ispireremo i nostri stessi desideri, e poiché voglio unire un po' di pratica alla teoria e mettere in pratica ogni cosa man mano che se ne discute, ho destinato te, fratello mio, alla raccolta dei mirti di Citera e Dolmancé a quella delle rose di Sodoma. Avrò due piaceri insieme, quello di godere io stessa di certe scellerate voluttà e quello d'insegnarle, facendone venir la voglia a quell'amorevole innocente che attiro nelle nostre reti. Allora, cavaliere, ti pare o no un progetto degno della mia fantasia?


IL CAVALIERE: Solo tu potevi escogitare una cosa simile; sorella mia, è qualcosa di divino! E ti prometto che incarnerò a meraviglia il magnifico ruolo che mi hai affidato. Che spudorata! Come godi al pensiero di educare questa fanciulla! Per te è un piacere corromperla e far seccare tutti i semi di virtù e religione che le sparsero nel cuore le sue istitutrici! A esser sincero, mi pare una vera e propria canagliata.


SAINT-ANGE: Ah, sta' tranquillo che m'impegnerò pur di pervertirla, sradicando e travolgendo in lei tutti i falsi principi morali con cui l'avrebbero già potuta inebetire! In due giorni la farò più scellerata di me... altrettanto empia... altrettanto traviata. Dillo a Dolmancé, prima che arrivi, affinché il veleno delle sue immoralità, circolando in quel giovane cuore insieme a ciò che v'inietterò io, spazzi via in pochi istanti tutti quei semi di virtù che potrebbero altrimenti riprodursi.


IL CAVALIERE: Non avresti potuto trovare un uomo migliore: l'irreligione, l'empietà, l'inumanità, il libertinaggio scaturiscono dalle labbra di Dolmancé, come l'unzione mistica da quelle del famoso arcivescovo di Cambrai; è il seduttore più tremendo, l'uomo più corrotto, il più pericoloso ... Ah, mia cara amica, la tua allieva si affidi all'istitutore, e ti do garanzia che sarà presto perduta.


SAINT-ANGE: Non sarà una cosa lunga; so che è ben predisposta


IL CAVALIERE: Piuttosto, cara, non temi i suoi genitori? E see questa fanciulla, a casa sua, riferisse tutto?


SAINT-ANGE: Nessuna paura; ho sedotto il padre... lo tengo in pugno. Devo dirtelo? Mi sono data a lui perché chiudesse un occhio; lui non conosce i miei progetti, ma non oserà mai conoscerli. Lo tengo in pugno.


IL CAVALIERE: Maniere forti le tue!


SAINT-ANGE: Sono quelle che occorrono per stare tranquilli.


IL CAVALIERE: Ti prego, dimmi che tipo è la fanciulla!


SAINT-ANGE: Si chiama Eugénie; è figlia di un certo Mistival, uno dei più ricchi negozianti della capitale e che ha circa trentasei anni; la madre ne ha al massimo trentadue e la figlia quindici. Quanto libertino è Mistival, tanto devota è sua moglie. È difficile, amico mio, farti un ritratto di Eugénie; non ne sono capace. Ti basti sapere che certamente nessuno di noi due ha mai veduto al mondo qualcosa di così grazioso.


IL CAVALIERE: Se non puoi farmi un suo ritratto, fammi almeno uno schizzo! Sapendo all'incirca con chi sto per fare l'amore, nutrirò la mia immaginazione dell'idolo a cui devo sacrificarmi.


SAINT-ANGE: Dunque, amico mio; ha capelli castani e così lunghi che le coprono le natiche e a malapena riescono a stare legati. Il suo colorito è di un candore smagliante, il naso un po' aquilino, gli occhi neri come l'ebano e cosí ardenti... Amico mio, è impossibile resistere a quegli occhi!... Non immagini neppure tutte le follie che m'hanno fatto compiere!... Se vedessi che deliziose sopracciglia li incoronano!... Che palpebre interessanti li custodiscono!... E una bocca così piccola! E certi denti superbi! E tutto poi di una tal freschezza... Una caratteristica della sua bellezza è il modo elegante con il quale la sua piccola testa è disposta sulle sue spalle, con quell'aria di nobiltà che assume quando la gira... Eugénie è alta per la sua età; le si darebbero diciassette anni; la sua figura è elegante, fine, il suo petto delizioso... Due tette, ti dico ... le più belle del mondo!... Si riesce a stento a coprirle con la mano, così dolci... fresche... bianche!... Quante volte mi hanno fatto impazzire a furia di baciarle! E avessi visto come si eccitava sotto le mie carezze... come i suoi occhioni mi rivelavano la condizione del suo animo!... Amico mio, non so com'è il resto. Se devo giudicare da quel che conosco, nell'Olimpo non è mai comparsa una dea simile... Ma sento che arriva... Lasciamoci; esci dalla parte del giardino così non la incontri... E sii puntuale all'appuntamento!


IL CAVALIERE: Stai tranquilla che con il quadro che m'hai fatto, sarò puntualissimo ... Ma, cielo! Uscire ... lasciarti nello stato in cui sono!... Addio, sí... ma un bacio... soloun bacio, sorella mia, per soddisfarmi almeno fino all'ora dell'appuntamento! (Lei lo bacia, gli tocca il membro attraverso i calzoni, e il giovane esce in fretta).


SECONDO DIALOGO


Madame de Saint-Auge, Eugénie.


SAINT-ANGE: Buongiorno, bellezza! Ti aspettavo con impazienza! Puoi facilmente leggerlo nel mio cuore!


EUGÉNIE: Oh mio sommo bene, credevo di non arrivare mai, per quanto desideravo essere tra le tue braccia; un'ora prima di partire temevo non se ne facesse più nulla. Mia madre si era decisamente opposta a questo delizioso svago; insisteva che non era opportuno per una ragazza della mia età andar sola, ma mio padre l'aveva cosí maltrattata l'altro ieri che è bastato un suo sguardo per sedare quella testardaggine. Lei ha infino ceduto, e così sono corsa qua. Mi hanno concesso due giorni; bisogna assolutamente che ritorni a casa dopodomani con la tua carrozza e accompagnata da una tua domestica.


SAINT-ANGE: Angelo mio, ma volerà in un attimo un tempo così breve! Riuscirò appena ad esprimerti quel che tu m'ispiri... E d'altronde dobbiamo conversare; non sai che devo iniziarti ai più intimi misteri di Venere? Basteranno due giorni?


EUGÉNIE: Se non saprò tutto, resterò ancora... Sono venuta qui per istruirmi e non me ne andrò finché non sarò erudita.


SAINT-ANGE (baciandola): Oh caro amore, quante cose ci faremo e ci diremo! Ma, a proposito, mia regina, prima vuoi mangiare? La lezione potrebbe andare per le lunghe.


EUGÉNIE: Cara amica, ho bisogno soltanto di ascoltare; ho già mangiato durante il tragitto a quattro chilometri da qua, per cui posso resistere benissimo fino alle otto senza averne la minima voglia.


SAINT-ANGE: Allora passiamo nel mio boudoir, staremo più a nostro agio; ho già avvisato la servitù. Sta' tranquilla, nessuno oserà disturbaici (Si abbracciano.)


TERZO DIALOGO

Madame de Saint-Ange, Eugénie, Dolmancé.


[La scena è in un grazioso boudoir].


EUGÉNIE (molto sorpresa di vedere nel salottino un uomo che non si aspettava assolutamente): Oh Dio! amica mia, tradimento!


SAINT-ANGE (ugualmente sorpresa): Come osate, signore? Mi par bene che dovevate venire fra quattro ore!


DOLMANCÉ: Era cosí grande il desiderio di conoscervi, signora! Ho incontrato vostro fratello, che ha ritenuto opportuna la mia presenza per le lezioni che voi darete alla signorina. Sapeva che il corso si sarebbe svolto in questo liceo e mi ha fatto entrare di nascosto, non immaginando certo che voi non sareste stata d’accordo. Lui arriverà più tardi dal momento che la pratica si svolgerà, come è logico, dopo la teoria.


SAINT-ANGE: Veramente, Dolmancé, è un tranello bello e buono!


EUGÉNIE: Di cui non voglio essere la vittima, mia buona amica; è tutto opera tua ... Almeno potevi prima consultarmi... È un'onta questa, che certamente ostacolerà tutti i nostri progetti.


SAINT-ANGE: E invece ti assicuro, Eugénie, che l'idea di questo tranello è tutta di mio fratello; ma non ti spaventare. So bene chi è Dolmancé; si tratta di una persona gentilissima, e oltretutto esperto di quella filosofia che ci serve per la tua istruzione: non può che essere utissimo per i nostri progetti. Per quel che riguarda la sua discrezione, rispondo di lui come di me. Mia cara, familiarizza dunque con l'uomo che è in grado più di ogni altro a questo mondo di educarti e condurti sulla strada del bene e dei piaceri che vogliamo percorrere insieme!


EUGÉNIE (arrossendo): Tuttavia sono in una confusione tale…


DOLMANCÉ: Su via, bella Eugénie, mettetevi a vostro agio!


Il pudore è una vecchia virtù che dovete scrollarvi di dosso, con altrettanto piacere, senza tante storie.

EUGÉNIE: Ma la decenza…


DOLMANCÉ: Altra abitudine barbara, a cui si fa poco caso oggigiorno. È cosí contro natura! (Dolmancé afferra Eugénie, la stringe tra le sue braccia e la bacia).


EUGÉNIE (divincolandosi): Smettetela, insomma, signore! In verità, mi state strapazzando troppo!


SAINT-ANGE: Eugénie, dai retta a me: smettiamo di fare le pudiche con quest'uomo meraviglioso. Non lo conosco più di quanto lo conosci tu; eppure, guarda come m'abbandono a lui! (Lo bacia avidamente sulla bocca.) Fallo anche tu.


EUGÉNIE: Oh, certamente! Da chi potrei avere esempio migliori? (Si abbandona a Dolmancé, che la bacia appassionatamente, con la lingua in bocca.)


DOLMANCÉ: Che amabile e deliziosa creatura!


SAINT-ANGE (baciandola anche lei): Bricconcella, credi che resto a bocca asciutta a guardarti? (A questo punto Dolmancé, tenendo ambedue fra le braccia, bacia con la lingua in bocca l'una e l'altra per un quarto d'ora, ed esse fanno lo stesso tra di loro e con lui.)


DOLMANCÉ: Ah, come mi eccitano certi preliminari… Date retta a me, signore! Fa troppo caldo: mettiamoci in libertà, così converseremo molto meglio.


SAINT-ANGE: Sono d'accordo; mettiamo indosso queste vestaglie d'organza: serviranno a coprire solo quelle parti che occorre celare al desiderio.


EUGÉNIE: In verità, mia buona amica, mi fate fare certe cose!


SAINT-ANGE (aiutandola a spogliarsi): Proprio ridicole, vero?


EUGÉNIE: Come minimo molto indecenti, veramente ... E come mi baci!


SAINT-ANGE: Che petto prezioso!... una rosa appena sbocciata.


DOLMANCÉ (guardando le mammelle d'Eugénie, senza toccarle): E che promette altre formosità... infinitamente pi(i pregevoli.


SAINT-ANGE: Più pregevoli?


DOLMANCÉ: Oh, sí, sul mio onore! (Così dicendo, Dolmancé accenna a far girare Eugénie per esaminarla dietro.)


EUGÉNIE: Oh, no! vi scongiuro!


SAINT-ANGE: No, Dolmancé... non voglio ancora che voi guardiate... una cosa il cui potere è troppo grande su di voi perché, una volta che l'avete in mente, possiate poi ragionare lucidamente. Abbiamo bisogno delle vostre lezioni; datecele, e con i mirti che volete cogliere si formerà più tardi per voi una corona.


DOLMANCÉ: E sia! Ma, come dimostrazione, per dare a questa bella fanciulla le prime lezioni di libertinaggio, almeno voi, signora, abbiate la compiacenza di mettervi a disposizione.


SAINT-ANGE: Ah, finalmente!... Eccomi tutta nuda: dissertate su di me quanto volete!


DOLMANCÉ: Che bel corpo!... Ma è Venere in persona, abbellita dalle sue Grazie!


EUGÉNIE: Oh, che splendore, cara amica mia! Lasciami ricoprirti di baci a mio piacere! (Lo fa.)


DOLMANCÉ: Eccellente! Eccellente! Meno passione, però, bella Eugénie! Per il momento richiedo solo la vostra attenzione.


EUGÉNIE: Avanti, ascolto, ascolto... È che lei è cosi bella, così formosa, cosí fresca!... Ah com'è bella la mia buona amica, vero signore?


DOLMANCÉ: Certamente, è bella... proprio bella; ma sono convinto che voi non le siate da meno... Su, ascoltatemi, deliziosa allieva, e non dubitate; se non vi assoggetterete tanto facilmente farò capo a quei diritti che mi concede ampiamente il titolo di vostro istitutore.


SAINT-ANGE: Oh, sì, sí, Dolmancé, ve l'affido; bisognerà rimproverarla adeguatamente, se non si dimostrerà saggia.


DOLMANCÉ: Potrei non trattenermi dal fare delle rimostranze.


EUGÉNIE: Oh, cielo! voi m'impaurite... e che mi fareste dunque, signore?


DOLMANCÉ (balbettando e baciando Eugénie sulla bocca): Castighi... punizioni, e questo bel culetto potrebbe farmi impazzire! (Glielo palpeggia attraverso la vestaglia d'organza da cui ora Eugénie è coperta.)


SAINT-ANGE: Approvo le intenzioni, ma non il resto. Cominciamo la nostra lezione, o quel poco di tempo in cui potremo godere di Eugénie volerà così nei preliminari, e l'istruzione non avverrà affatto.


DOLMANCÉ (toccando di volta in volta, su Madame de Saint-Ange, tutte le parti del corpo di cui viene parlando): Incomincio. Non parlerò di questi globi di carne; sapete bene come me, Eugénie, che si chiamano indifferentemente petto, seni, mammelle; il loro uso è molto importante nel piacere.




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