Alcune costanti della vita spirituale del cristiano



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ALCUNE COSTANTI DELLA VITA SPIRITUALE DEL CRISTIANO

Testo di riferimento: “Un’umile speranza” Isacco di Ninive – Ed. Qiqajon



PREMESSA

L’esperienza della vita spirituale va vista come un cammino con Dio, sulla sua vita e la parola “cammino” evoca movimento e più precisamente movimento in avanti, progressione, che avviene solo sotto il soffio dello Spirito Santo: nella vita spirituale non ci si ferma mai o si va avanti o si indietreggia e spesso molte patologie spirituali che bloccano il cammino si riversano visibilmente in noi portando anche a somatizzazioni fisiche, anche perché il carnale stesso è spirituale! In questo percorso è possibile enucleare un certo numero di costanti.

Il percorso spirituale di un cristiano


Noi guarderemo il percorso di un cristiano e non di altri o “spirituale” in genere che sarebbero certo cose interessanti1, ma siccome soprattutto delle cose spirituali non se ne può parlare in modo nozionistico-astratto, ma solo se se ne fa esperienza diretta, non possiamo che parlare di questo.

Le varie forme e le costanti dell’esperienza cristiana


Lungo la storia l’esperienza cristiana, ha sempre cercato di dialogare con la cultura in cui ha vissuto e quindi si radica assumendo forme diverse che cercando di tradurre il Vangelo lo rendono sempre nuovo pur restando esso sempre se stesso. Esistono perciò infinite differenze culturali ed epocali nella vita spirituale ed ecclesiale, ma ci sono anche delle costanti che permettono ad alcuni autori del passato di essere sempre attuali perché cogliendo il Vangelo talmente in profondità esulano da ogni cultura. Queste costanti risalgono alla vita di Gesù e lo Spirito Santo le riporta continuamente alla luce (Gv 6,13-15)2 anche sotto mutevoli forme con diverse spiritualità, diversi vocaboli e luoghi specifici, perciò la differenziazione-pluralità è insita al cristianesimo che si dall’inizio è plurale tanto che per dire lo stesso mistero di Cristo ci sono quattro vangeli! Ed in una comunità il ruolo, il compito del ministero presbiterale-episcopale è proprio quello di essere a servizio di questa pluralità sapendola incitare e mantenere in modo articolato. Ogni carisma va quindi rispettato, ma di quelli che tendono alla divisione e non alla comunione si deve sempre diffidare.

UNA VITA


La vita spirituale non è mortificazione della vita e neanche una dottrina, come viene in gran parte intesa ancora l’iniziazione cristiana, essa è una vita e ha senso solo quando si sente crescere in sé questa vita, perché come cresciamo noi ed il nostro corpo, così deve crescere anche essa: come una madre sente muovere una vita nel grembo che quando poi nasce emette i primi vagiti e poi cresce, così è per la nostra vita spirituale che sentiamo muovere in noi, che quando nasce ci fa fare i primi vagiti e poi deve lentamente crescere, ma questo è possibile solo se è nutrita

… fondata su Cristo di cui si è imitatori


Le parabole di Gesù sono quindi l’espressione della sua vita ed è ad esse che dobbiamo fare continuamente riferimento per la nostra vita spirituale anche perché lui stesso, spiegando il motivo del suo essere lì, dice che:«Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza» (Gv 10,10) e sembra quasi che Gesù non sia venuto per nessun altro motivo! E la vita che lui dava era talmente piena, talmente viva che neanche la morte ha potuto scalfirla e lui stesso donerà la propria vita per la vita del mondo (Gv 6,33.51). La nostra vita si deve quindi identificare sempre più in quella di Gesù che è:«la via, la verità e la vita» (Gv 14,6) e soprattutto con la sua storia umana, d’altronde Paolo (Rm 11,16-36) parlando del battesimo dice che i cristiani sono stati innestati sulla radice dove era innestato Israele e che essi sono quindi come un prolungamento della vita di Gesù, il suo corpo sulla terra e sono invitati a imitarlo e a seguirlo perché, dice sempre Paolo, se siamo morti con Cristo (Rm 6,8; Col 2,20.3,3) siamo anche risorti con Lui e dobbiamo cercare:«le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio» (Col 3,1). Ciò dà anche la portata escatologica del cristiano che nella sua vita anticipa sulla terra la vita che sarà nel Cielo dove è la nostra patria (Fil 3,20; Eb 11,14) e questo lo può capire meglio chi viaggia e che è contento di visitare mille posti, ma sa che la sua patria è un’altra: è bene sentirsi stranieri in piena comunione con gli uomini.

… nata


Questa vita cristiana è nata nel Battesimo ed è scaturita dalla parola di Dio (1 Pt 1,23) che è come un seme, una spora, ma a differenza di questi è incorruttibile, immortale, vivo ed eterno e se la nostra vita si lascia fecondare da esso ne assume le caratteristiche!

L’inizio della vita spirituale è la prima esperienza di “Lectio Divina”, quando una Parola tocca profondamente, è l’esperienza fontale e primordiale di cui si conserva un ricordo emozionante e riconoscente, è il momento della nascita, della conversione, da cui iniziano delle dinamiche, in cui si sente qualcosa di talmente profondo, interiore e vero che appare come esterno e in cui si avverte qualcosa di vivo che se seguito porta alla scoperta di una vita diversa. E questa scelta, questo seguire questa vita che nasce dentro avviene a volte in maniera inconscia ed è per questo che è molto importante l’anamnesi della propria vita, dell’opera di Dio nella propria vita, della propria Pasqua personale perché la salvezza riguarda me e mi raggiunge in qualche modo e si scopre che la propria vita spirituale è segnata da precise parole bibliche (come ad es. Lc 18,22 che ha segnato la vita di molti santi) che magari sono state sentite più volte, ma che ad un certo punto esplodono nel proprio cuore e proprio per questo alla vita di santi si affibiano precise pericopi che lui ha vissuto e che lo rappresentano come un vescovo che mette il suo motto episcopale sotto una Parola. L’evento della nascita è cruciale, segna le sorti di una vocazione e di una elezione, fa precipitare una persona dalla esteriorità alla sua interiorità (dinamica fuori-dentro è fondamentale) portandola ad ascoltare per la prima volta il proprio cuore che sussulta e si prende così coscienza di uno spazio interiore.

Il Battesimo poi rimette il peccato, la ribellione a Dio ci viene perdonata, ma rimaniamo legati alla natura umana, il Battesimo ci dà la vita, ma sta poi a noi viverla sapendo che le tracce del peccato sul nostro corpo e sulla nostra psiche rimangono e continuamente si aprono e si chiudono.

… “lottata”

La parabola della zizzania (Mt 13,25-43), che può essere letta anche in quest’ottica, mostra che questa vita spirituale è sì un elemento vivo, in continua crescita, ma bisogna però sapere che insieme al bene cresce in noi anche il male e non sta a noi debellarlo, a noi sta di gestirlo perché facciamo spesso esperienza che ciò che ci sembrava un male si è rivelato poi un bene e viceversa. È molto importante quindi la lotta, ma non l’uccisione dell’avversario, dobbiamo sempre diventare più capaci di offrire al Signore anche il male che è in noi e non è buttando il “diserbante” che facciamo un buon servizio a noi stessi, perché così non cresce più l’erba e se cresce viene su rachitica e non si ha più passione né per il male, né per il bene! Questa parabola poi mostra bene che la nostra vita spirituale deve poi diventare sempre più ecclesiale, deve crescere sempre più nel campo della comunità cristiana dove c’è tutto come in noi.

I Padri parlavano della lotta spirituale, perché come dice Paolo ci sono due desideri che si contendono il nostro cuore ed entrano in lotta tra di loro (Rm7,14-25) e noi, come dice San Bernardo, dobbiamo diventare sempre più signori delle nostre passioni, per far sì che la nostra “carne” diventi sempre più “carne spirituale”, ma per lottare si deve avere forza! Ognuno di noi deve dunque aspirare ad una vita viva e per farlo deve stare continuamente a contatto con le fonti che sono Scrittura ed Eucaristia perché la nostra vita subirà numerosi scossoni e solo stando ad ancorati ad esse non verremo sballottati fuori dalla barca!





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