Alcune note generali sul momento politico e la nostra prospettiva femminista



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02.02.2018
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ALCUNE NOTE GENERALI SUL MOMENTO POLITICO E LA NOSTRA PROSPETTIVA FEMMINISTA.

LA TERZIARIZZAZIONE E I SERVIZI


Introduzione.

Noi nostro gruppo sentiamo da tempo la necessità di capire di più la situazione generale, politica, economica e sociale italiana, e di cercare di vederla con un'ottica femminista. Vogliamo infatti proporci una prospettiva di intervento sul medio periodo, chiaramente basata sulle esigenze reali delle donne, cercando di porci non in maniera, riformistica, sindacale, ma cercando anche di conquistarci dei livelli di potere reali.

Questa analisi generale ci serve anche come base per uno studio che vogliamo fare sulla nostra regione che cercheremo di scrivo» re. Prima ancora-di articolare un minimo questa nostra esigenza a livello teorico, o almeno contemporaneamente a ciò, abbiamo cercato di risolverla a livello pratico proponendo e attuando il Convegno Triveneto, a cui hanno partecipato i gruppi autonomi delle tre Venezie e che avrà un seguito in altri convegni.

Abbiamo quindi scritto queste note e per prima cosa ci scusiamo del linguaggio che, probabilmente per incapacità nostra, è legnoso e noioso. Cercate quindi di passar sopra alle parole e di guardare i concetti, mentre noi,, da parte nostra, cercheremo di limare di più e di renderle più scorrevoli e più chiare. . In queste note cerchiamo soprattutto di delineare la nostra posizione anche in vista del coordinamento di ottobre, spiegando quel che pensiamo sulla richiesta di salario e di servizi, che e uno dei punti di dibattito fondamentali dentro L. F.


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Il capitale italiano si è esteso dopo la guerra dalla fabbrica alla società, ha mutato il rapporto sociale sulla base del rapporto di produzione e lo ha. esteso e dilatato orizzontalmente (a tutte le sfere di produzione) e verticalmente (su tutta la piramide sociale) fino a far apparire il rapporto di produzione capitalistico, cioè il lavoro salariato come una legge naturale della società civile.

Per la prima volta a livello internazionale il capitale riesce a saldare dentro di sé tutto il ciclo di produzione- distribuzione - scambio- consumo, e ad inaugurare la "società capitalistica": in senso stretto; cioè non esistono più spazi per forme "feudali" o "primitive" che vengono invece assorbite e utilizzate in senso capitalistico.

Non esistono più né momenti sociali, né istituzioni, né momenti produttivi, ne regioni geografiche che siano al di fuori delle leggi del capitale ,dal suo modo di produzione. Esempio di ciò può essere il lavoro a domicilio ,che non è certo una arretratezza da superarsi come residuo del lavoro artigianale del medio evo , ma è un momento funzionale alla divisione del lavoro


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capitalistico, cioè tentativo di portare al di fuori della fabbrica (in senso stretto) momenti di produzione dentro cui si era scatenata una forte conflittualità operaia (esempio; Zanussi- reparti nocivi). In questo contesto non esistono più possibilità reali di battaglie "civili" borghesi che abbiano ancora un senso progressista; per esempio non ci interessano battaglie ideologico- giornalistiche per;avere;più donne in Parlamento e nei posti di responsabilità.

Negli anni '50-‘6O questo salto avviene completamente,per gli USA come per l'Italia; i padroni italiani si mostrano capaci di continuare ad accumulare (boom economico). Ma perché la propria forza-lavoro stia buona il capitale si deve espandere,deve fare dei"salti di qualità", ma questi costano sia in denaro che in controllo politico ;.un mutamento provoca sempre delle incrinature, delle contraddizioni che esplodono.

Le lotte operaie hanno sempre costretto il capitale a fare questi salti che gli permettessero di scomporre la figura di classe che sul rapporto salario - produttività, cioè sul potere, fosse riuscita a vincere parzialmente, cioè ad inceppare il meccanismo dell'accumulazione. Tutte le volte che ciò é successo, cioè il recupero da parte del capitale delle lotte operaie (ed è successo perché mancava un'organizzazione complessiva della Classe Operaia) una. nuova figura operaia è emersa come portante della produzione1) e nuovi settori, sociali, sono stati "schiacciati" sotto il tallone di ferro del capitale. Intendiamo, per esempio, la proletarizzazione dei tecnici, la svalutazione degli insegnanti che da "professionisti" 'passano, a manovalanza intellettuale,ecc.

Si è detto: per battere la Classe Operaia in rivolta nei luoghi di sfruttamento il capitale ha esteso sempre più il suo'rapporto estraendo PLUSVALORE da ULTERIORI SETTORI DELLA SOCIETÀ e oggi da TUTTA.

E qui interviene lo Stato come "imprenditore privato" (ENI,IRI…) con un controllo, un comando diretto che entra nella logica della "libera concorrenza", vale a dire della concentrazione, del monopolio:, equilibrando" così il mercato di settori ristretti della forza-lavoro e del capitale. Facciamo un esempio; il Sud ove i singoli padroni privati non avevano fondi e potere sufficienti per intervenire direttamente, ma ove c'era necessità sia di controllo politico che di sfruttamento produttivo; quasi tutti gli investimenti parastatali sono al Sud: le famose cattedrali nel deserto! Lo Stato interviene anche come ESTRATTORE DI PLUSVALORE SOCIALE, come momento di conservazione,valorizzazione e accumulazione del CAPITALE. SOCIALE2), e come, tale ovviamente come diretto gestore del controllo sociale, cioè, del comando su tutta la società, garantendo che in essa,nel suo complesso e nei singoli momenti di produzione, il rapporto lavoro salariato-capitale sia legge naturale come la gravitazione.

Ma nulla è immobile sotto il sole; il capitale ha per sua legge di autovalorizzarsi, di crescere come una reazione a catena, pena il collasso (da una parte c'è la caduta tendenziale del saggio di profitto3) e dall'altro le lotte' operaie). Quando questa espansione è bloccata avviene la crisi.


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Vale la pena di far notare a questo punto una cosa molto importante: anche se per semplicità "parliamo de 'il capitale', non si deve credere che esso sia un "blocco monolitico e omogeneo, come un "deus ex machina," che capisce tutto. Al suo interno,infatti, ci sono spesso tendenze e progetti anche molto diversi.

In genere la compenetrazione tra Stato e imprese, specie multinazionali, è quasi inscindibile e i vari casini che ci sono, prendendo il caso dell'Italia che ci interessa di più ora, sono dovuti da un lato al fatto che lo Stato italiano, come espressione politica e come "amministratore capitalistico collettivo", non é aderente ancora perfettamente al livello capitalistico italiano e internazionale, e dall'altro al fatto che le contraddizioni tra le varie aziende fanno parte del normale meccanismo capitalistico. In Italia, per esempio, la contraddizione Agnelli-Cefis è reale (da un punto di vista di competizione capitalistica) e apparente (da un punto di vista di classe) insieme. Cioè scopo di tutti i padroni é battere la C.O.,ma dentro a ciò ci sono vari buchi e contraddizioni interne, perché non sempre tutti - i padroni traggono vantaggio dalle varie manovre capitalistiche tattiche (per es., i piccoli-medi padroni spesso rovinati da certe crisi o dalle concentrazioni o la rivalità tra gruppi monopolistici per accaparrarsi la leadership capitalistica. ) . Continuiamo tenendo presente questa osservazione.

I padroni, Stato e privati, hanno da molto imparato a controllare la classe operaia metropolitana (quella da cui si estrae la più gran massa di plusvalore, vedi IBM) aumentando lo sfruttamento e la pesantezza del giogo sugli altri; le donne, i neri, il terzo mondo.

Lo stop imposto dal Vietnam ha bloccato questa avanzata del capitale; intendiamo, dire cioè non tanto la fine ufficiale della guerra, che in realtà continua in tutta l'Indocina, ma il violento contraccolpo che la questione vietnamita, ha causato in Occid. , sia come lotte che a livello ideologico-teorico , sia per il fatto che gli USA non sono riusciti a sfondare completamente nel mercato indocinese e quindi cinese. Questo ha fatto esplodere le contraddizioni dei settori con meno potere della classe operaia negli USA (donne, neri e giovani) e in tutta Europa. I padroni USA e in parte tedeschi, devono riprendere fiato (cioè accumulare di più) per poi cercare di reimporre il giogo e da qualche parte (cioè dalla stessa C.O. metropolitana) i soldi li devono pur prendere.

Di fronte alla necessità di aumentare lo sfruttamento senza la minima contropartita riformista,di fronte a questa crisi decisiva, i padroni italiani si sono mostrati fino ad ora i più incapaci, i più deboli, quelli che non riescono, a governare la classe operaia loro soggetta, ed altrettanto lo Stato italiano, come loro braccio sociale, non è stato capace di isolare le lotte di fabbrica, di spingere a destra la popolazione, di applicare la leva delle contraddizioni di potere dentro la classe contro i momenti di lotta della classe.

Ora lo Stato italiano, i padroni e la loro espressione politica, devono riuscire a dimostrare ai padroni internazionali di saper ancora imporre il comando se non vogliono a loro volta essere licenziati.


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E QUI ENTRANO I'SERVIZI SOCIALI.

Abbiano detto che lo Stato deve imporre, il controllo sociale, che oggi é produttivo (cioè gli produce potere) tanto quanto la produzione di merci in senso stretto, perché solo così può appunto continuare a produrre merci e ad estrarre plusvalore; i servizi sociali offrono questo vantaggio: rendono libera la forza lavoro per vendersi, nella produzione, permettono di controllare molti cittadini con le istituzioni chiuse (carceri, manicomi, orfanatrofi, scuole) e dato che il rapporto di produzione é pur sempre capitalistico permettono di estrarre plusvalore.

Non a caso lo Stato si ripromette di costruire sul lungo periodo questi servizi sociali affidandoli a quei padroni che hanno funzionato meglio: ENI, FIAT, IRI, Montedison, ecc., giustamente senza pregiudizio tra aziende "pubbliche" o "private".

E' evidente che per queste aziende un passaggio alla produzione della MERCE-SERVIZIO SOCIALE vuol dire molto;

1 ) possibilità di riappropriarsi subito con un giro di circolazione più stretto del salario monetario mollato in fabbrica (aree comprensoriali intorno ai centri industriali)

2) possibilità di controllo della salute sulla forza lavoro (Unità sanitarie locali) combattendo così l'assenteismo.

3) possibilità di un uso più abile della "mobilità" operaia (licenziamenti dai settori più delicati della produzione - riassunzione in punti 'meno incisivi per il potere,' degli operai più combattivi, visto che i disoccupati stanno organizzandosi; per es. licenziando un operaio da un reparto di punta molto combattivo o riassumendolo come cuoco)

4) possibilità di una maggiore concentrazione produttiva senza gli svantaggi di una maggiore concentrazione operaia. Ricordiamo che i servizi sociali non sono solo le mense, gli asili,ecc. ma anche le autostrade, le centrali elettriche,i telefoni, le ferrovie, le linee aereo e marittime ,le case, lo telecomunicazioni,ecc.

Questo, quindi, dà la possibilità di scomporre alcune figure di classe operaia che hanno cominciato a lottare troppo bene e troppo pericolosamente, cioè hanno cominciato a organizzarsi. (Per es.: la FIAT scompone Mirafiori e ne trasporta parte al Sud (Montecassino) o il progetto per la nuova centrale elettrica che si dovrebbe fare nell'Alto Veneto e che dovrebbe, da un lato,rendere Marghera più autonoma, dall'altro permetterebbe una ristrutturazione e uno spostamento di settori industriali.).

5) possibilità per alcune industrie di espandersi con profitto in alcuni settori oggi "arretrati" rispetto alla capacità produttiva o di sfruttamento (vedi settore farmaceutico - Montedison ; ENI - riforma sanitaria).

Tutto questo indica nei servizi una grossa possibilità per il capitale (diciamo che "ce li darà"), ma c'è una crisi troppo grave, mondiale e a tempi stretti specialmente per il capitale italiano (pensiamo ai piagnistei di Carli, Agnelli, ecc. ) servizi sociali (specie quelli più "utili" alle donne) danno un controllo troppo lontano nel tempo, a medio-lungo periodo, prevedono una grossa stabilità sociale metropolitana e grosso possibilità di accumulazione sulla pelle del "sottosviluppo" e richiedono soprattutto investimenti di grossi capitali immediatamente senza un veloce realizzo anche economico, cosa che è imperativa: i padroni hanno
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bisogno di più soldi (per il salto tecnologico ed energetico) e più controllo (per reimporre il comando e lo sfruttamento ai vietnamiti, le donne, i neri e gli operai) SUBITO specie ; in Italia, ove tutto ciò ha subito, più danni.
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Un punto fondamentale che ci riguarda in prima persona in quanto militanti femministe è il discorso che riguarda che cosa delle nostre lotte incide sui rapporti tra noi e il capitale,la società capitalistica nel suo complesso e che cosà non serve affatto a mutare i rapporti di potere.

Lo Stato, quale garante dall'ordine dei padroni, ha il compito di ingabbiare le nostre lotte, dove ingabbiare può voler dire sia reprimere che recuperare la nostra lotta,cioè renderla funzionale alla vita e alla sopravvivenza del capitale stesso. Questo é il motivo per cui lo State é imprenditore (di servizi e di produzione di merci in senso stretto) e repressore allo stesso tempo,padrone e poliziotto, Stato - assistenza e. Stato - gendarme; le due facce non sono per nulla in contraddizione e si sbaglierebbe se si pensasse di dover privilegiare l'una a discapito dell'altra.


In questo senso, se c'è un pericolo oggi per il nostro movimento è quello di impostare il nostro lavoro su un piano esclusivamente di contrattazione sindacale, cioè sul "vogliamo questo o quello",senza mai porre il problema del potere.

Il primo passo verso questo errore è quello di confondere un obiettivo o una serie di obiettivi come "strategia",come qualcosa che di per sé, cioè proprio in quanto obiettivo, ci dia il potere come classe.

Vorremmo evitare di cadere, in questo errore anche nel dibattito che si è aperto nel nostro movimento sul problema di chiedere prioritariamente salario oppure servizi, cioè sulla "prevalenza strategica" dell'uno o dell'altro obiettivo.

Nel trattare servizi e salario, va chiarito innanzitutto rispetto a quali discriminanti li vogliamo valutare,cioè in base a che cosa decidere per l'uno o per l'altro o per entrambi e come. E' un errore a nostro avviso fare distinzioni tra i due obiettivi -. in base alla loro funzionalità al capitale , cioè al loro essere recuperabili dal capitale, poiché, dentro un discorso astratto-, cioè che prescinde dalla incisività della lotta reale - sono entrambi recuperabilissimi (e sarebbe davvero arduo dire quale lo é di più!). Infatti:

I servizi : in linea di tendenza (che per altro non é affatto attuale!!) come abbiamo visto più sopra ci verranno almeno in parte forniti dal capitale stesso,secondo i suoi tempi e modalità, e saranno quindi visti come

a) attività di investimento produttivo (prof itti) e b) come strumenti di controllo e irreggimentazione sociale(funzione politica)

Il salario: può essere visto dal capitale come valorizzazione della forza lavoro in certe fasi e quindi perfettamente "capitalistico". Inoltre,come conquista, la sua recuperabilità é massima, se si pensa alla potenza di
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uno strumento come l'inflazione e alla capacità dei padroni di controllare attraverso di essa il potere d'acquisto dei salari (ricordando , che non sono i soldi in sé la cosa importante, ma quello che ti ci puoi comperare).

Se vogliamo poi considerare la discriminante "rispondenza ai bisogni reali delle donne"abbiamo di nuovo l’impossibilità di propendere' in maniera prioritaria per l'uno o l'altro degli obiettivi. Infatti:

I servizi; sono lo strumento oggi a nostra disposizione per liberarci di parte della nostra fatica casalinga e per fare dello slogan "rifiuto del lavoro domestico" una pratica possibile dal momento che,proprio'perché il capitale ci ha imposto rapporti di produzione mistificati su una base affettivo - individuale, non lasceremo morire di fame nostro figlio con la stessa naturalezza con la quale potremmo lasciar morire il padrone;di quest'ultimo non ce ne frega niente, del figlio sì. Rifiutare il lavoro vuol dire in questo senso, scaricarlo sullo Stato; il "non farlo” tout court é vuota astrattezza extraparlamentare.

II salario; é la possibilità per una nostra autonomia dai rapporti mistificati con la famiglia e con l'uomo e quindi é la base materiale a partire dalla quale ci sottraiamo dai rapporti impostici.

Potremmo andare avanti ancora su questo piano,ma in realtà non ne ricaviamo alcuna indicazione se non inseriamo nel nostro discorso altri, due fattori: la LOTTA REALE e il POTENZIALE DI ORGANIZZAZIONE HE NE SCATURISCE.

Dobbiamo cioè deciderci a valutare un obiettivo in base al tipo di LOTTA CHE CONSENTE, AL RECUPERO ORGANIZZATIVO CHE LASCIA, ALLA CRESCITA POLITICA PELLE DONNE CHE VI PARTECIPANO, ALLA POSSIBILITÀ' DI COLPIRE IN MODO VINCENTE, ALLA STABILITA' DELIA STRUTTURA ORGANIZZATIVA GENERATA DAL MOMENTO DI LOTTA.

Noi non vogliamo faro solo delle richieste in maniera sindacale o che risulterebbe tale proprio perché poniamo in primo piano quella discriminante che è l’ organizzazione femminista , per farne qualcosa di ben più strategico di un obiettivo qualsivoglia.

E' chiaro che tutto ciò non vuol dire cadere nella logica opposta a quella dell' obiettivo strategico “quella dell'"organizzazione che paga" tout court a prescindere dalle vittorie o dalle sconfitte: non crediamo che delle lotte sempre perdenti possano far crescere un movimento forte!! Al contrario, un obiettivo femminista dovrebbe rispondere al requisito di essere gestibile da noi anche in termini di conquista reale, non solo dell'obiettivo materiale, ma anche di nuove forze dentro il movimento.
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Vista la linea di tendenza che il capitale ha preso in questo ultimo periodo, gli unici servizi sociali che ci daranno ora sarà una migliore polizia, il centro antiterrorismo e i bombaroli neri, che danno molto più controllo politico e soprattutto più immediato di un asilo o di una mensa.

L'attacco che lo Stato come padrone collettivo porta ora contro la classe operaia è molto più pesante e immediato (più "fascista" e meno riformista); tramite l'aumento dei prezzi, le tasse, l'inflazione,


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la disoccupazione e la cassa integrazione si colpisce direttamente la qualità di vita della classe operaia, (e si sa che le donne sono le prime a scontare questo abbassamento del livello di vita), si colpisce il salario reale e perciò la capacità immediata di lotta di ricomposizione e di organizzazione.

Fondamentale dunque di fronte all'attacco é una lotta por l'OTTENIMENTO DEL SALARIO PER IL LAVORO DOMESTICO (una LOTTA, però !!!), perché erode ulteriormente il margine di accumulazione del capitale che ha sempre considerato questo lavoro gratuito come la luce del sole, una sorte di bene naturale sul cui sfruttamento ha guadagnato miliardi.

CHIEDERE SALARIO, dunque, proprio quando lo Stato cerca di rinsaldare la famiglia come unità produttiva legata aduna sola busta paga, e quando anche quest'ultima viene messa in forse o comunque viene fatta bastare grazie al supersfruttamento della donna, é UNA GROSSA ARMA PER APPROFONDIRE LA CRISI DEI PADRONI.

Ma poiché i meccanismi della finanza sono in mano al capitale, chiedere solo soldi non basta,abbiamo visto, come ci possono essere recuperati con i prezzi, l'inflazione, le tasse …. anche se ovviamente ci possiamo impiantare delle lotte su queste cose (che però sono difficili da organizzare e gestire veramente... )

ANCHE UNA LOTTA SUI SERVIZI E' INDISPENSABILE:

1) PERCHE' I NOSTRI SERVIZI NON SONO QUELLI CHE INTERESSANO DI PIÙ' AI PADRONI, anzi sposso sono quelli che gli interessano di meno; tutti abbiamo presente come il servizio ''comunicazioni" , cioè le autostrade, che serviva molto ai padroni e allo Stato sia stato fatto subito e con larghezza, di mezzi, gli asili esistono solo nello regioni"rosse"(e neanche troppi,con un sacco di difetti,ecc.) e altrove sono soprattutto religiosi; le mense sono solo nello grandi fabbriche o nello grosse Università, .... gli esempi possono essere molti.

2) PERCHE' I SERVIZI,UNA VOLTA AVUTI,E' PIÙ' DIFFICILE CHE LI TOLGANO IMPUNEMENTE: sappiamo bene quanto é difficile organizzare una lotta contro le tasse che vengono prelevate direttamente dalla busta paga,perché ciascuno é solo davanti al "fisco" o comunque é sempre MOLTO difficile farsi ridare soldi che lo Stato ha già preso(vedi anche pensioni). Chiudere un asilo o una mensa invece può voler dire scatenare le madri o le/gli addette/i in una lotta comune, e i padroni vogliono tutto tranne che unificare le lotte contro di sé.

3) LA RICHIESTA DI SERVIZI SOCIALI COME DIMINUZIONE DELL'ORARIO DI LAVORO DOMESTICO: e non per andare a farsi sfruttare anche fuori é un'effettiva conquista di potere anche come salario reale, come lo é sempre stato una diminuzione dell'orario di lavoro senza aumento dello sfruttamento (il capitale non può riappropriarsi della forza, lavoro in un altro luogo e pertanto ci perde).

4) SI PUÒ' LOTTARE ANCHE PER LA QUALITÀ' DEL SERVIZIO SOCIALE una volta che questo sia schifoso come é probabile
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dal momento che il capitale tende a cedere sempre il meno possibile e a recuperare a suo vantaggio tutto quello che è costretto a cedere (le lotte degli studenti sul e contro un certo tipo di servizio scuola devono far riflettere).

Comunque,anche ragionando su un piano locale,cittadino e regionale, da cui non ci sentiamo di prescindere, abbiano lo idee più chiare sulle possibilità organizzative, di nostra pratica quotidiana e di lotte sul piano dei servizi (avendo cono punto di partenza il quartiere;e la città più avanti) che non sul salario e le sue articolazioni di lotta (salario inteso come obiettivo,cioè come soldi ) , su cui però non smettiamo di pensare e che come prospettiva generale portiamo ovviamente sempre avanti, qualunque cosa stiano facendo.

Questo significa- semplicemente riconoscere un terreno più immediatamente praticabile di un altro e da subito, non in astratto, cioè non in base a priorità di obiettivi ma in pratica, cioè sulla base - ripetiamo - della ORGANIZZABILITA' DI ALCUNE SITUAZIONI. A questo proposito c'è da dire che ci pare importante che le donne che scendono in lotta nello varie situazioni, comincino a misurarsi con quelle articolazioni del potere che gestiscono in prima persona" tutti gli aspetti della loro vita e del loro lavoro di donne a livello locale, invece di scontrarsi da subito con "l'infinita potenza dello Stato", non si sa bene con quali capacità di offesa.

Vogliano aggiungere due considerazioni finali:

1) Noi sentiamo la necessità di discutere in nodo serio i vari obiettivi che si sono posti dentro al movimento perché riteniamo ci sia il rischio di gestirli in modo puramente sindacale.

2) non abbiano avuto indicazioni politiche sulla gestione del salario come obiettivo,in termini di lotta; che rispettassero l'esigenza di cui sopra,cioè quella organizzativa anti-sindacale. La via scelta dal Comitato veneto per il salario ci pare carente da questo punto di vista,anche se a dire il vero, la valutazione è relativa,perché non è mai stato chiarito fino in fondo - cioè in termini critici - né lo stile di lavoro né il tipo di organizzazione derivante dalla sua pratica, né la prassi stessa del Comitato.

In questo senso é chiaro che la praticabilità del salario é tutta ancora in discussione e ogni contributo è prezioso alla chiarificazione di questo problema. Ma é anche, altrettanto chiaro che non si aspetta in silenzio di fare chiarezza; sarà solo dalla nostra capacità di muoverci da subito su ciò che vediamo possibile oggi, che avremo più strumenti per capire e praticare quello che ancora non è chiaro.

L0TTA FEMMINISTA (PD-1 )

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LOTTA FEMMINISTA di PADOVA, sede 1,

via Tadi 26

C.I.P. 25 sett. ’74

via 8 febbraio ,Padova


NOTE

1 ) per es. una nuova figura operaia, é emersa con l'introduzione della catena di montaggio,in cui ogni specializzazione di carattere "professionale" perdeva senso, e una serie di compiti venivano scomposti e divisi tra operai diversi.

2) Fondamentale per il capitale è estrarre plusvalore; il che vuol dire aumento della parte di lavoro dell'operaio/a di cui il padrone si appropria.

Ciò si può fare in due modi 1) aumentando la lunghezza della giornata lavorativa e il numero dello giornate lavorative simultanee (cioè che avvengono contemporaneamente) e cioè il numero dogli operai necessari; 2) aumentando la produttività, cioè il grado di sfruttamento,tenendo costante la giornata lavorativa, (cioè aumentando i ritmi) il che vuol dire diminuzione della popolazione lavoratrice necessaria.

Dall'esigenza di armonizzare i due sistemi di sfruttamento il cui sviluppo provoca anche crisi di sovrapproduzione e di sovrappopolazione, deriva la necessità della massima moltiplicazione possibile delle branche di produzione per cui la "produzione di capitale, se per un verso produce costantemente e necessariamente lo sviluppo dell'intensità della forza produttiva del lavoro,per l'altro verso produce costantemente e necessariamente l'illimitata molteplicità delle "branche di lavoro, vale a dire la ricchezza universale. L'aumento della produttività quale scaturisce spontaneamente nella produzione su vasta scala dalla divisione e combinazione del lavoro, dall'economia di certe spese - acqua, "energia." - NON COSTA NULLA AL CAPITALE". Per cui la fabbrica di un singolo capitalista diventa una delle branche della produzione, nella quale la continuità di estrazione del plusvalore dipende dall’ estrazione di plusvalore dalle altre branche della produzione che,abbiano visto,si estendono a tutta la società.

3) Saggio di profitto = rapporto tra il plusvalore e il capitale totale (quello investito in macchine,capannoni,ecc. è il capitale costante, quello in salari è il capitale variabile; il capitale totale è la somma, dei due).

Ogni aumento del valore del capitale costante fa diminuire il valore del rapporto,cioè ogni volta che si fa un salto tecnologico avviene (o meglio avverrebbe) una caduta nel saggio di profitto. Poiché il saggio di profitto per i padroni rappresenta la quantità di cui il capitale totale è aumentato durante un ciclo produttivo, è prioritario per i padroni bloccare questa caduta. Ci sono vari modi per farlo:

1) AUMENTO DEL GRADO DI SFRUTTAMENTO DEL LAVORO; impiego in massa del lavoro delle donne,bambini,neri ed emigrati.

2)RIDUZIONE DEL SALARIO AL DI SOTTO DEL VALORE DELLA FORZA-LAVORO; ad esempio i sottosalari del terzo mondo.

3)DIMINUZIONE DI PREZZO DEGLI ELEMENTI DEL CAPITALE COSTANTE; attraverso innovazioni tecnologiche e scientifiche, gli ammortamenti e le materie prime e i combustibili - saccheggiati a buon mercato nel 3° mondo

4) LA SOVRAPOPOLAZIONE RELATIVA; cioè il basso costo e l'abbondanza di lavoratori disponibili.

5) IL COMMERCIO ESTERO: in parte una riduzione di prezzo dei generi alimentari e degli altri elementi che fanno parte del capitale variabile, in parte di quelli del capitale costante.



LE FASI DI RIPRESA CHE HANNO LUOGO NEL CICLO ECONOMICO ALL'INTERNO DELLE METROPOLI IMPERIALISTE SONO IMPIEGABILI SE NON SI TIENE CONTO DELLE RECESSIONI CHE AVVENGONO SIMULTANEANEAMENTE NEL RESTO DEL MONDO. (tra la maggioranza dei proletari del mondo)


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