Alcune proposte di analisi lessicale in riferimento ai testi



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21.12.2017
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Alcune proposte di analisi lessicale in riferimento ai testi

Vi sono molti ambiti lessicali, nel confronto interlinguistico, che si prestano ad un lavoro di analisi e di ricerca: questa indagine si fa appassionante quando si confrontano elementi o strutture che le lingue codificano in modo diverso.


-Vi sono, dunque, dei casi in cui una lingua esprime dei dati, dei rapporti o delle situazioni che, all’opposto, una lingua diversa non codifica o tratta in modo generico ( vedi i verbi di percezione inglesi, privi di corrispettivi in italiano).
-Vi sono altri casi in cui una lingua propone un corrispettivo di alcuni termini caratteristici di una lingua altra, con cui entra in contatto, e lascia, invece, in ombra altri termini appartenenti allo stesso insieme o campo semantico ( vedi i nomi di città italiane che, solo in alcuni casi, vengono tradotti in inglese ).
-Vi sono casi, ancora, in cui una lingua espande un ambito culturale, che corrisponde ai modi di pensiero dei parlanti, alle tradizioni, all’immaginario, ma anche agli stili di vita, sviluppando, di conserva, un lessico specifico, che non viene codificato da una lingua diversa la cui cultura si sviluppa secondo direzioni divergenti ( vedi i nomi di magia che, così complessi e specifici nella lingua inglese, non trovano traducenti in italiano, o i nomi di animali, che la lingua italiana tratta in modo meno analitico).
-Vi sono, poi, delle espressioni linguistiche la cui formulazione indica gli stili con cui un gruppo di parlanti legge la realtà e la rappresenta nel linguaggio. Il confronto tra le espressioni, realizzate in una lingua, e le scelte lessicali di una lingua diversa mette in evidenza le diverse modalità di registrazione e di valorizzazione del reale ( vedi i phrasal verbs inglesi, che contengono, tutti, degli indici di moto, ancorché metaforici, mentre i verbi corrispondenti in italiano fanno riferimento ad una lettura più astratta e simbolica del reale).
-Vi sono, infine, delle costruzioni di frase la cui realizzazione specifica, in ciascuna lingua, dà indicazioni sulle modalità di analisi delle situazioni reali e di trasposizione verbale che ogni comunità di parlanti predilige.

Così la lingua italiana, che si fonda su continue digressioni, incassate una nell’altra, privilegia i modi dell’ipotassi, mentre la lingua inglese, che si svolge in modo lineare, sceglie tipicamente la paratassi, con le informazioni accessorie indicate l’una di seguito all’altra, in frasi brevi e semplici.

Vi sono degli esempi che possono illustrare in modo più preciso le differenze individuate negli ambiti del lessico o delle strutture tra le lingue inglese e italiana.

Ing.


I verbi di percezione feel, smell, sound, taste, look codificano la modalità sensoriale coinvolta nella ricezione dello stimolo:

  • It smells delicious

  • It sounds interesting

  • It looks new

  • It feels smooth

  • It tastes bitter

Ita.


Queste esperienze vengono espresse da verbi come essere, sembrare, apparire, suonare, risultare o da parafrasi come avere un sapore, risultare…al tatto, avere un odore, che non codificano il senso coinvolto o la natura dello stimolo, ma spostano l’attenzione sulla qualità dello stimolo stesso, mediata ad es. da un aggettivo:

  • È morbido

  • Sembra nuovo

  • È amaro

In aggiunta, i verbi inglesi indicano sia una proprietà dell’oggetto (It smells nice, The milk smells sour, The sink smells unbelievably, His voice sounded troubled, You look pale, He looks about forty, Velvet feels smooth, The air feels chilly, This cake tastes good, This tea tastes bitter), sia la percezione che ne ricava il soggetto (They smelled danger, Smell the milk and tell me if it is sour, The doctor sounded his lungs, Look somebody in the eye, The bedroom looks east, Feel whether the water is warm enough, Will you taste this wine?).

In italiano non ci sono verbi che possano codificare, a seconda del contesto, le caratteristiche fisiche di un oggetto oppure la percezione di tali caratteristiche.

Ing. - Ita.



English entries for Italian cities

Alcuni nomi di città italiane vengono tradotti in inglese:


Roma Rome

Venezia Venice

Livorno Leghorn

Genova Genoa

Milano Milan

Torino Turin

Padova Padua

Napoli Naples

Firenze Florence
L’uso di termini inglesi, anche per città minori, deriva dai rapporti (commerciali, marittimi, oltre che culturali) che l’Inghilterra intratteneva con queste città.

In particolare, avevano un’entrata specifica in inglese le città come Livorno, in quanto importanti porti commerciali.


Ing.


Mythology, magic, mystery, folklore

L’area della mitologia degli esseri magici e degli abitatori dei boschi, di origine nordica, viene coperta da una terminologia molto varia e precisa,

L’ambito della magia viene espresso da termini come:

magician, conjurer, sorcerer/sorceress, charmer, wizard, magus, witch, enchanter/enchantress, spellcaster, warlock, necromancer, (shaman, non di origine nordica).

L’ambito del ‘popolo fatato’ è nominato da:



gnome, genie, leprechaun, elf, goblin, pixy, sprite, fairy, poltergeist, fey.
Ita.

La mitologia della magia e degli abitatori dei boschi non ha una forte tradizione in Italia. In particolare, non sono noti i diversi poteri magici propri dei diversi incantatori, e non si riconoscono le caratteristiche distintive dei vari folletti.

Mancando una caratterizzazione specifica di questi personaggi nella nostra cultura, non vi è in italiano una terminologia che ne designi le qualità.

Succede, allora, che in corrispondenza di un termine inglese, appartenente a quest’area semantica, si diano diversi traducenti in italiano (poiché nessuno è in grado di riprodurne la specificità), ma anche che ad un termine italiano corrispondano diverse espressioni inglesi (che sostituiscono alla genericità dell’italiano la precisione inglese).



Pixy = spiritello, fata, folletto

Mago = wizard, magus, conjurer, magician, enchanter

Ing.


Masculine and feminine genders in animals

La lingua inglese, che pure non marca il genere nei sostantivi, tuttavia segnala, ricorrendo ad entrate lessicali distinte, il sesso degli animali e, spesso, differenzia l’animale adulto dalla prole




animale

maschio

femmina

Cucciolo

Oca
Horse- cavallo
Dog-cane
Cat-gatto
Gallo-gallina
Goat-capra

Sheep-pecora
Mucca-toro
Turkey-tacchino

Pheasant-fagiano
Hawk, falcon- falco
ass, donkey-asino
wren-scricciolo
fox-volpe
deer-cervo



Gander
Tomcat
Cock,rooster
Billy goat

Bull
Turckey (cock), gobbler


Tercel

Jackass
Stag, hart



Goose
Mare
Bitch
She-cat
Hen
She-goat, nanny goat
Ewe
Cow
Turkey hen

Hen-pheasant

She-ass, jenny
Jenny wren
Vixen
Doe, hind



Gosling
Foat, colt
Puppy
Kitten
Chick
Kid

Lamb, mutton
Calf
Young turkey, (turkey) poult
Poult
Falconet, tercel

Fox-cub
Fawn, pricket


Ita.


Pur essendovi alcuni casi in cui l’entrata lessicale per l’animale maschio è diversa da quella per la femmina (gallo/gallina, toro/mucca, ecc.), solitamente, quando si indica il genere dell’animale, si utilizzano le desinenze che marcano il maschile o il femminile (gatto/gatta, asino/asina, ecc.).

In molti casi, comunque, (pecora, volpe, tacchino) il genere non è marcato come tratto distintivo.

Si può ritenere che la lingua inglese abbia realizzato una codifica analitica del genere degli animali per rispondere alle richieste della società inglese, per cui erano economicamente rilevanti gli ambiti dell’allevamento, della caccia, della falconeria.

Analogamente, si può pensare che la lingua italiana non abbia marcato delle differenze di genere nel regno animale perché tali caratterizzazioni risultavano ininfluenti per la gestione del lavoro e della vita.

Ing.

I phrasal verbs (PhV)



Queste strutture, che solitamente denotano non una singola azione, ma un gruppo di azioni diverse, ovvero integrano un insieme di significati, sono composte da un verbo e da una particella (preposizione o avverbio).

I significati di ciascun PhV derivano dall’interagire dei sensi espressi da verbo e particella e, molto spesso, dallo spostamento metaforico cui viene sottoposto il risultato di tale interazione.

Nei PhVs, anche quando sia espresso un senso traslato, sono, tuttavia, presenti, nel verbo e nella particella, degli indici di moto.
Ita.

I verbi corrispondenti

Le espressioni verbali italiane con cui rendiamo i PhVs molto spesso contengono indicazioni di moto diverse da quelle modulate dai PhVs, oppure accrescono il valore figurato del movimento, così da renderlo percettivamente meno presente.
Ad es.:

Make up

Utilizza make, che esprime ‘fare, creare, mettere insieme, costruire’ e up che, oltre ad indicare un movimento verticale, assume valore egressivo, cioè segnala il completamento dell’attività cui si riferisce.

Se usato a proposito della persona, questo PhV, che nella sua storia ha ristretto il suo ambito di riferimento al solo volto, designa la creazione di un’immagine (rispetto al cui ottenimento l’uso dei cosmetici è solo un mezzo).

Truccare

(dal francese truquer-truc ‘abilità, inganno, artificio’) Indica l’intervenire su qualcosa modificandola o alterandola nell’aspetto, specie per trarre in inganno gli altri. Tale operazione corrisponde ad una contraffazione, una mascheratura, una falsificazione della realtà.

Quest’espressione, che, se applicata alla persona, indica sia l’uso di travestimenti sia l’applicazione di prodotti cosmetici al volto, mantiene comunque il senso di operare un inganno, confondere, alterando le caratteristiche dell’apparenza, ovvero sovrapporre al volto un’immagine falsa.
All’opposto, il PhV concepisce l’apparenza come una creazione, ovvero assume che applicare cosmetici sia un modo per costruire materialmente un’immagine, che non è abbellimento o contraffazione di una realtà preesistente, ma assemblaggio originale di forme.
Work out

Il PhV, contenendo work, fa riferimento ad un’azione faticosa, di difficile esecuzione.

Tuttavia, tale azione può essere portata a compimento, come indica la presenza della particella out. Out, in questo contesto, ha valore egressivo, ovvero evidenzia, metaforicamente, l’uscita da una situazione, il suo superamento.

La struttura frasale esprime, allora, l’atto di portare a termine un’impresa, che, rivelandosi difficile, sollecita l’impiego di una forza o di un’abilità particolare.

Tale impresa può essere la metafora di un problema; portarla a termine significa, allora, trovarne la soluzione.

Quest’azione è codificata come il percorso compiuto all’interno di un mezzo, rappresentato da un problema. La fine di questo percorso, ovvero l’uscita, corrisponde alla soluzione.



Risolvere

Questo verbo, derivato dal lat. re-solvere, indica, nella sua etimologia, l’atto di sciogliere. Se riferito ad un problema, questo verbo codifica tale oggetto come un complesso solido, compatto. La soluzione è una liquefazione.


In questo caso, non si percorre il problema ricercandone l’uscita, come prevede work out, ma lo si diluisce.

La propensione alle digressioni del testo italiano è il risultato di una costruzione del periodo che privilegia l’ipotassi: la subordinata descrive l’effetto la cui causa è rintracciabile nella principale.

Un esempio è il periodo

Vado a comperare il latte,

in cui la secondaria esplicita il fine dell’azione della principale – ‘vado’.

Il testo inglese, all’opposto, predilige la paratassi: gli eventi sono nominati in una sequenza e sta al lettore/ascoltatore esplicitarne i rapporti di causa-effetto, partendo dal rapporto di coordinazione che il testo presenta.

Dunque, la frase italiana ‘Vado a comperare il latte’ viene espressa in inglese come



I’ll go and buy the milk,

in cui ‘and’ lega due proposizioni coordinate.

Da questi esempi risulta che il procedere lineare della lingua inglese è un elemento rintracciabile non solo in testi articolati e di una certa lunghezza, ma anche in brevi periodi. Allo stesso modo in cui lo sviluppo di un argomento secondo una linea spezzata caratterizza la lingua italiana sin dalla costruzione di frase.

Queste analisi delle differenze tra lingue testimoniano, da un lato, dei modi in cui la realtà, la vita, le relazioni di ciascun gruppo di parlanti condizionano gli aspetti che la lingua di quel gruppo codifica, dall’altro, dei modi in cui ciascun codice linguistico, definendo certi aspetti della vita, e trascurandone altri, influenza le modalità di pensiero della comunità che usa quel codice.


La trattazione degli ambiti lessicali già segnalati, lungi dall’essere esaustiva, si propone come un esempio dei modi in cui si può analizzare un testo inglese e confrontarlo con la sua versione in italiano.
La ricerca degli scarti, dei punti di non coalescenza tra le due lingue, esemplificata qui dallo studio di espressioni (phrasal verbs, verbi di percezione, nomi di città, ecc.) e di costruzioni di frase, può prendere moltissime direzioni e sviluppare una pluralità di aspetti.

Ciò che rimane significativo è la quantità di dati che il confronto tra testi in lingue diverse può mettere in luce e la possiblità di organizzare tali dati riferendoli al tema delle lingue come strumenti di codifica della realtà.

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