Alice nel Castello delle Meraviglie



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11.12.2017
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Alice nel Castello delle meraviglie

Il percorso

Il buco


Per un po’ la tana si prolungava come una galleria, ma a un certo punto sprofondava all’improvviso, tanto all’improvviso che Alice non ebbe neanche un momento per pensare di fermarsi; e si trovò a precipitare per quello che pareva un pozzo assai profondo.
Alice entra nella dimensione magica attraverso un buco.

Alla fine degli anni Quaranta nei manifesti dello Spazialismo viene teorizzata la necessità di andare oltre la superficie piana della pittura. Dadamaino ha tagliato radicalmente una tela lasciandone i soli contorni a delineare lo spazio vuoto del foro. L’ingresso alla mostra è un passaggio per arrivare all’arte del Novecento andando oltre i limiti tradizionali del dipinto.


Opere:

Dadamaino, Volume, 1958, tempera su tela forata, 149,5x100 cm

Extralarge


“Che strana sensazione” disse Alice. “Direi che mi sto richiudendo come un cannocchiale”. Ed era vero. Adesso era alta soltanto venticinque centimetri…
Fino alla prima metà del Novecento le grandi dimensioni sono sostanzialmente riservate, come da tradizione, a dipinti di soggetto religioso o storico.

A partire dal dopoguerra un gruppo di artisti americani, gli espressionisti astratti, iniziò a dipingere enormi tele non figurative. Il grande formato degli americani fu determinante per le ricerche degli artisti Pop negli anni Sessanta come nell’opera di Paolozzi e per il ritorno alla pittura tipico degli anni Ottanta come mostrano le enormi tele di Paladino e Gastini. La porta d’Egitto di Turcato, I sei sensi di Boetti, Le quattro stagioni di Agnetti mostrano sempre nel formato extralarge, la persistenza nel XX secolo di un modello medievale quale quello del del polittico.

In questa sezione lo spettatore, come Alice che si è ristretta dopo aver bevuto il liquido della bottiglietta magica, si perde nel grande formato delle opere esposte e della sala in cui sono allestite.

Opere:

Vincenzo Agnetti, Le quattro stagioni, 1980, carta fotografica graffiata, quattro elementi, 286x154 cm cad.

Alighiero Boetti, I sei sensi, 1975, biro su carta intelata, 11 elementi, 100x77 cm cad.

Edoardo Paolozzi, Thunder and Lightning Flies & Jack Kennedy, 1971-72, acrilico su tela e elementi in alluminio, tela 245x356 cm, installazione dimensioni variabili

Marco Gastini, Nefertiti, 1982, mista su tela, 205x348 cm

Mimmo Paladino, senza titolo, 1980, mista su carta intelata, 147x325 cm

Giulio Turcato, La porta d’Egitto, 1967, olio su tela, trittico, 230x180, 230x180, 230x177 cm


Il Giardino


Alice aprì la porticina e trovò che dava su un corridoietto non molto più ampio di una tana di topo; si inginocchiò e guardò lungo il corridoio e vide che in fondo c’era il più bel giardino che avesse mai visto.
Come Alice si inginocchia nella casetta e vede un bellissimo giardino, tra un dipinto extralarge e l’altro attraverso dei buchi della serratura vediamo una serie di paesaggi.

Il “giardino” è qui inteso nella più ampia accezione del termine paesaggio: naturale, come nei dipinti di Rossi o di Morandi, e immaginario come nelle opere di Balla e Cavaliere.


Opere:

Giorgio Morandi, Paesaggio, 1913, olio su tela, 45x65 cm, collezione Jucker

Giacomo Balla, Espansione di primavera, 1918, olio su tela, 81x76 cm, collezione Jucker

Gerardo Dottori, Dall’alto, 1931, olio su tavola, 67x43 cm

Pippo Oriani, Elementi spaziali, 1932, olio su tavola, 50x70 cm

Ennio Morlotti, Paesaggio, 1954, olio su tela, 72x99 cm

Alik Cavaliere, G.B. s’innamora, 1965, ferro, bronzo, piombo, porcellana, specchio, 81x100x70 cm


Micromondo

“Stranissimissimo” gridò Alice (dalla sorpresa aveva momentaneamente dimenticato le regole della grammatica).

“Mi sto allungando come il cannocchiale più grande che sia mai esistito! Addio, piedi!”
La pittura da cavalletto, nata nel XVI secolo, era tradizionalmente riservata ai soggetti di genere (natura morta, paesaggio) destinati a una fruizione intima e ravvicinata dell’opera.

Le avanguardie di inizio secolo concentrano la loro forza rivoluzionaria su forma, colore e tecnica mantenendo le dimensioni contenute della pittura da cavalletto.

Micromondo è un ambiente a misura di bambino, dove le opere sono allestite per essere fruite in modo corretto dai piccoli, dando al contempo agli adulti la sensazione di essere fuori scala rispetto ai dipinti.

Opere:

Gino Rossi, Canale in Bretagna, 1910, olio su carta intelata, 20x30 cm

Umberto Boccioni, Dinamismo di una testa d’uomo, 1914, collage su tela, 30x30 cm, donazione Canavese

Ardengo Soffici, Composizione con fiammiferi, 1914, olio, tempera e collage su cartone, 33,5x23,5 cm, collezione Jucker

Giacomo Balla, Sventolamento, 1915, tempera su carta, 28x34,5 cm, collezione Jucker

Mario Sironi, Piccola danzatrice, 1915, olio su tela, 27,3x20,5 cm, collezione Jucker

Osvaldo Licini, Obelisco, 1932, olio su tela, 32x27 cm

Giorgio Morandi, Fiori, 1941, olio su tela, 30x20 cm, donazione Boschi Di Stefano

Lucio Fontana, Concetto spaziale, 1959, mista su tela, 25x30 cm, donazione Boschi Di Stefano

Piero Manzoni, Achrome, 1960, feltro cucito, 24x18,5 cm, donazione Boschi Di Stefano

Realtà trasfigurata


“Quando io uso una parola” disse Humpty Dumpty in tono alquanto sprezzante “questa significa esattamente quello che decido io…né più né meno”.
L’arte del Novecento si serve spesso della verosimiglianza per mostrare la realtà in modo anomalo. Alice impara, nel mondo delle meraviglie, a confrontarsi con ciò che non conosce senza pregiudizi.

Cosa raccontano gli artisti realizzando oggetti che sono duplicati leggermente variati del soggetto reale? Ci introducono nella realtà trasfigurata del mondo dell’arte, dove ogni artista, come Humpty Dumpty, ha il potere di decidere quale valore dare alle cose. Gilardi realizza un orto in gommapiuma giocando col contrasto tra naturale e artificiale, il libro di Isgrò non si può leggere, la fotocopiatrice di Cecchini è uno strumento di lavoro inutile.


Opere:

Aldo Bergonzoni, Bambina che gioca, ante 1933, terracotta, 71x93x69 cm

Emilio Isgrò, Libro cancellato, 1964, libro, penna, feltro, 40x60 cm

Mario Merz, Zebra (Fibonacci), 1973, animale impagliato e cifre al neon, dimensioni variabili

Piero Gilardi, Orticello, 1979, gommapiuma dipinta, 100x100x27 cm

Stefano Arienti, Turbine, 1989, carta, 8 elementi, dimensioni variabili

Francesco Simeti, Grottesche, 1998, serigrafia, dimensioni variabili

Loris Cecchini, Stage evidence (fotocopiatrice), 2002, gomma uretanica e acciaio, dimensioni variabili

Luca Vitone, Wide City, 1998, modellino e foto, dimensioni variabili



Tempo accelerato

“Che paese lento” disse la Regina. “Qui, invece, vedi, devi correre più che puoi per rimanere nello stesso posto. Se vuoi andare da qualche altra parte devi correre almeno il doppio”.
La percezione del tempo, nel XX secolo, cambia notevolmente rispetto al passato. La luce elettrica, i ritmi della produzione industriale e lo sviluppo dei mezzi di locomozione hanno mutato radicalmente la vita dell’uomo. I futuristi hanno intuito immediatamente l’importanza della velocità facendone uno dei temi più esplorati all’interno del movimento. Il tempo accelerato del nuovo secolo è rappresentato dai futuristi in vari modi e attraverso più soggetti. Del resto, come evidente anche nel mondo delle meraviglie e al di là dello specchio, la percezione del tempo è un elemento puramente soggettivo.
Opere:

Umberto Boccioni, Stati d’animo: quelli che vanno (studio), 1911, olio su tela, 95,5x121 cm

Giacomo Balla, Automobile + velocità+ luce, 1913, acquerello e seppia su carta, 67x88,5 cm, collezione Jucker

Carlo Carrà, Il cavaliere rosso (Cavallo e cavaliere), 1913, tempera e inchiostro su carta intelata, 26x36 cm, collezione Jucker

Gino Severini, L’autobus, 1913, olio su tela, 57x73 cm, collezione Jucker

Umberto Boccioni, Carica di lancieri, 1915, tempera e collage su carta, 32x50 cm, collezione Jucker

Sandro Bruschetti, A fondo, 1933, olio su tavola, 150x107 cm



Tempo incantato


La Regina Rossa disse:“Che miseria! Qui invece i giorni e le notti di solito li abbiamo a due o tre per volta e d’inverno ci prendiamo anche cinque notti di fila…”
Il tempo può passare molto rapidamente come non passare mai. Nel mondo che Alice trova in Attraverso lo specchio lo stesso giorno ripete più volte. Similmente il tempo della pittura Metafisica è opposto alla velocità futurista: laddove uomini, cavalli e auto corrono, qui regna il silenzio e tutto sembra rinchiuso nella spazio incantato dell’opera di Morandi richiamato dall’allestimento.

Le figure sono immobili e malinconiche, gli oggetti rigidi e sospesi in uno spazio irreale.


Opere:

Carlo Carrà, Natura morta con la squadra, 1917, olio su tela, 45x60 cm, collezione Jucker

Giorgio Morandi, Natura morta con manichino, 1919, olio su tela, 49x59 cm, collezione Jucker

Mario Sironi, Figura (Donna seduta e paesaggio, Malinconia), 1925 ca, olio su carta, 81x60 cm

Atanasio Soldati, Composizione, 1946 ca, olio su tela, 48x30 cm

Lucio Fontana, Signorina seduta, 1934, bronzo colorato, 84x103x83 cm

Guido Marussig, La porta socchiusa, 1936-37, tempera su cartone, 77x61 cm

Mario Sironi, Cariatide, 1940, gesso, 193x50x28 cm
Attraverso lo specchio

“…ti dirò come la penso a proposito della Casa dello Specchio. Prima di tutto c’è la stanza che puoi vedere dall’altra parte del vetro….è uguale al nostro salotto, solo che le cose sono all’incontrario...E poi i loro libri sono un po’ come i nostri solo che le parole vanno per l’altro verso..


Lo specchio rappresenta anche in arte una dimensione magica: permette di introdurre nell’opera la realtà circostante cambiandone ogni volta l’apparenza. Lo spettatore, come Alice che gioca ad entrare nel mondo al di là dello specchio, può entrare ed uscire a piacere nell’opera di Pistoletto.

La figura di una ragazzina bionda salta al di là dello specchio. Verso quale dimensione?



L’uscita, come l’ingresso con il buco, rappresenta simbolicamente il passaggio.
Opere:

Michelangelo Pistoletto, senza titolo, 1962-71, carta fotografica su acciaio inox, 230x120 cm






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