Alimentazione, disbiosi intestinale e parassitosi



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50 – Diabete e disbiosi
Una prima notizia specifica che viene da fonte ufficiale su tale correlazione è l’articolo scientifico A case of an effective application of probiotics in the complex therapy of severe type 1 diabetes mellitus and intestinal disbacteriosis, (“Un caso di efficace applicazione dei probiotici nella complessa terapia di un grave caso di diabete mellito di tipo 1 e disbatteriosi intestinale”)534. Qui sotto la traduzione dell’abstract dell’articolo:

L’articolo presenta un caso che mostra l’associazione tra la gravità del diabete mellito di tipo 1 ed il disordine del microbiota intestinale. Gli autori sottolineano che i segni clinici della disbiosi si manifestano soprattutto come disturbi del processo metabolico. Viene mostrata l’efficacia clinica della terapia con probiotici nel complesso trattamento della malattia.

Anche un articolo535 del Dr. Ruggero Grazioli, Medico chirurgo Specialista in Scienza dell’Alimentazione, conferma il legame diabete mellito e disbiosi. In esso infatti leggiamo che tra i sintomi della disbiosi si annoverano:



stanchezza, stato confusionale, cefalea, insonnia - dermatosi (acne, eczemi) - intolleranze ed allergie alimentari - epatopatie e sintomi da ipertensione portale - diabete mellito - infezioni croniche mucose (cisititi, vaginiti, prostatiti) - alterazioni psichiche

Anche il dottor Fortunato Loprete segnala il diabete mellito come conseguenza della disbiosi536.

Ulteriore conferme della stessa relazione causale la troviamo nel già citato articolo del dottor Caporossi537 ed anche sul sito del centro medico di medicina biologica di Monza538 nel quale ci si riferisce all’insorgenza di “malattie metaboliche (diabete mellito, obesità, calcoli della colecisti, malattie cardiovascolari)” come conseguenze della disbiosi intestinale.

A conferma di quanto su affermato abbiamo l’articolo Gut microbiota, probiotics and diabetes (“Microbiota intestinale, probiotici e diabete”)539 nel quale leggiamo che la causa del diabete risiede almeno in parte nel microbiota intestinale e che, come conferma di tale ipotesi, l’utilizzo di probiotici nei pazienti diabetici porta a dei miglioramenti (aumento della resistenza insulinica, riduzione delle reazioni autoimmuni, anche in seguito alla diminuzione della permeabilità intestinale).

Nel suo libro del Come affrontare il diabete il dottor Giuseppe Nacci individua nella disbiosi la causa del Diabete Mellito e scrive che540:

Nei pazienti diabetici in trattamento farmacologico, però, dove la terapia medica è mirata soltanto al mantenimento di livelli controllati di Glicemia e dove, quindi, i medicinali non rivestono alcun fine di guarigione dalla malattia, la questione è più delicata, poiché in questi casi bisognerebbe iniziare a sostituire i farmaci chimici di sintesi con particolari piante officinali mirate al ripristino delle normali funzionalità biochimiche dell’organismo.

Fra queste azioni di recupero è compresa anche, per i pazienti affetti da Diabete Mellito di Primo Tipo, la rigenerazione delle stesse cellule Beta del Pancreas: fatto questo non ancora dimostrato ma ritenuto teoricamente possibile, come pure, anche se non ancora provata, la possibile ripresa funzionale dei Glomeruli renali nei casi di Insufficienza Renale Cronica ai primi stadi, patologia presente in circa 1/3 di tutti i casi di Diabete Mellito.

Sul sito del dottor Giovanni Angilè541 troviamo scritto che il diabete può svilupparsi come conseguenza della disbiosi intestinale, ed anche la naturopata Laura Quinti542 menziona il diabete tra le malattie causate dalla disbiosi (oltre ad acne, mal di testa, malattie cardiovascolari, debolezza, malattie del fegato e delle vie biliari, insonnia, osteoporosi, reumatismi, disturbi ormonali).

In effetti questi professionisti si basano su una discreta letteratura scientifica, come mostrano i seguenti articoli.

- Gut microbiota in human adults with type 2 diabetes differs from non-diabetic adults (“Il microbiota in umani adulti con diabete di tipo 2 differisce da quello degli adulti non diabetici”)543.

- A metagenome-wide association study of gut microbiota in type 2 diabetes544 (altro studio che conferma la presenza di disbiosi del microbiota intestinale nel diabete di tipo 2)

- Gut metagenome in European women with normal, impaired and diabetic glucose control545 (“Metagenoma intestinale intestinale in donne europee con controllo del glucosio normale, insufficiente e diabetico”).

- Gut microbiota in children with type 1 diabetes differs from that in healthy children: a case-control study (“Il microbiota intestinale dei bambini con diabete di tipo 1 differisce da quello dei bambini sani: uno studio caso-controllo”)546. Nelle conclusioni di questo articolo leggiamo:

Le differenze significative osservate tra I due gruppi nel numero dei Bifidobatteri, Lactobacilli e Clostridi e nel rapporto tra Firmicutes e Bacteroidetes, può essere correlata al livello glicemico nel gruppo dei diabetici. Inoltre la quantità dei batteri essenziali per il mantenimento dell’integrità dell’intestino è risultata significativamente più bassa nei bambini con diabete che non nei bambini in buona salute.

- Transfer of intestinal microbiota from lean donors increases insulin sensitivity in individuals with metabolic syndrome (“Trasfermento del microbiota intestinale da donatori sani aumenta la sensibilità all’insulina negli individui con sindrome metabolica”)547. Questo articolo in particolare permette di chiarire il dubbio sul tipo di correlazione presente tra diabete e disbiosi, giacchè si potrebbe pensare che la disbiosi sia una conseguenza delle alterazioni innescate dal diabete, ma tale esperimento mostra esattamente il contrario, visto che ripopolando l’intestino con microbi benefici si ottiene un miglioramento.

A proposito di cure naturali per il diabete (nonché per il tumore, la tubercolosi ed altre malattie considerate pressoché incurabili dalla medicina moderna) segnalo il libro Guarire il cancro con il metodo Gerson ed il video-documentario allegato Se solo avessimo saputo - guarire con il metodo Gerson. Il metodo Gerson si basa su un’alimentazione povera di carboidrati complessi e ricca di spremute di frutta e verdura, un’alimentazione quindi che può aiutare a riequilibrare la disbiosi intestinale (vedi anche più avanti nel capitolo sul cancro).

Sebbene la fonte sia puramente aneddotica, è significativo che vi siano testimonianze di un effetto curativo dei microrganismi effettivi (Vitabiosa) anche riguardo al diabete (vedi più avanti nel capitolo relativo). Interessante anche la testimonianza della famiglia Boutenko, uno dei cui membri afferma di essere guarito dal diabete cibandosi per l’appunto solo di frutta e verdura cruda (vedi più avanti il capitolo relativo al crudismo ed alla storia di tale famiglia).

Un conferma indiretta, ma ugualmente importante del legame tra diabete e disbiosi, viene dalla lettura dell’articolo scientifico Early feeding and risk of type 1 diabetes: experiences from the Trial to Reduce Insulin-dependent diabetes mellitus in the Genetically at Risk (TRIGR) (“Alimentazione nella prima infanzia e rischio di sviluppo del diabete di tipo 1: esperienze dall’Esperimento per ridurre il diabete mellito insulino-dipendente nelle persone geneticamente a rischio”)548.

Da esso risulta evidente che allattare al seno il più a lungo possibile sembra la maniera migliore per evitare la comparsa di diabete mellito nei bambini; in ogni caso lo svezzamento con latte di mucca viene indicato da questo studio come fattore di rischio per l’insorgenza del diabete di tipo 1 e viene suggerita una innovativa formula di latte artificiale con caseina altamente idrolizzata. Anche questa informazione può inquadrarsi nell’interpretazione del diabete come effetto della disbiosi, in quanto l’allattamento artificiale è una delle cause della disbiosi, perché manca il passaggio dei batteri benefici dal latte della mamma al neonato.


Chi considera il latte un alimento poco salutare può prendere in considerazione (almeno da una certa età in poi, a seconda anche del consiglio del pediatra) le alternative vegetali (dipende ovviamente dall’età del bambino e dalla valutazione del pediatra), ma attenzione alla soia, cibo che andrebbe mangiato solo se fermentato o cotto a lungo in pentola sotto forma di semi interi (molti derivati della soia sono super processati, e contengono dei dannosi fitoestroegeni e degli antinutrienti).

Il consiglio che sicuramente si può dare è che se ci si impegna e se lo si vuole fortemente, e se si è in buona salute, è difficile non allattare un bambino per un anno o due (come abbiamo visto le difficoltà di allattamento possono venire da una intolleranza al glutine o da altri disturbi come i focus dentali). Ciò che impedisce o fa interrompere l’allattamento materno sono a volte dei blocchi psicologici, a volte l’impreparazione della madri nel gestire alcune naturali “crisi” durante le quali il bambino si attacca con maggior frequenza (non perché il latte materno non basta ma per stimolarne la produzione in momenti in cui ne ha maggior bisogno per crescere). Altra causa di interruzione dell’allattamento materno è spesso un immotivato pregiudizio secondo il quale 6 mesi di allattamento potrebbero bastare, poi ci sono le difficoltà e la scomodità di conciliare allattamento e lavoro, ma incidono anche il riscorso immotivato al taglio cesareo (quando ci vuole ci vuole, ma in questi anni si registra un uso spropositato di tale tecnica) e all’epidurale, una forma di anestesia durante il parto, generalmente evitabile a meno che non serva appunto per un intervento come il taglio cesareo, ma adesso più utilizzata anche per l’innaturale paura che hanno alcune madri di non potere sopportare i dolori del parto (quel dolore che hanno naturalmente sopportato tutte le nostre antenate). Un aiuto a tutte le mamme che hanno qualsiasi tipo di difficoltà ad allattare può venire dai consigli e dalle consulenze della lega del latte (www.lllitalia.org/).

Ed ecco la traduzione di alcune righe dell’articolo succitato:

L’allattamento al seno di breve durata e la precoce esposizione alla presenza di proteine complesse nella dieta, come proteine del latte di mucca e dei cereali, o alla frutta, ai frutti di bosco, e alle radici o tuberi, è stato implicato come fattore di rischio per l’autoimmunità delle cellule β, per il diabete del tipo clinico 1, or per entrambi. (…)

Nel nostro studio pilota lo svezzamento con una formula altamente idrolizzata ha diminuito di circa il 50% l’incidenza cumulativa dell’occorrenza di uno o più auto-anticorpi associati col diabete ad un’età media di 4,7 anni. Questo risultato è stato confermato in una recente analisi di controllo proseguito fino a 10 anni di età.

Altra conferma è l’articolo (già citato nell’introduzione) Does breastfeeding influence risk of type 2 diabetes in later life? A quantitative analysis of published evidence (“L’allattamento al seno influenza il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 nella vita futura? Un’analisi quantitativa di prove pubblicate”)549.

Se è vero che il diabete è correlato alla disbiosi intestinale (ma non solo, come dovrebbe essere chiaro dalla lettura del libro “I pilastri della salute e la rete di interconnessioni”) tutti i metodi che possono servire a riequilibrare l’equilibrio della microflora intestinale potrebbero risultare utili. Uno tra questi è una dieta basata essenzialmente sul consumo di cereali in chicco (cucinati a mo’ di risotto con le verdure) secondo i dettami della cucina energetica di Ferenc Holecz o secondo i dettami della macrobiotica, uniti alla somministrazione di probiotici. In particolare si sono rivelati efficaci alcuni regimi un po’ più restrittivi come la dieta Ma-Pi 2, ideata da Mario Pianesi ed applicata con successo per la cura del diabete (come abbiamo visto in un capitolo precedente); tenete presente che la dieta macrobiotica prevede anche il consumo regolare di cibi fermentati, che aiutano a riequilibrare la flora intestinale.

Questo può significare anche che una dieta crudista (naturalmente priva di carboidrati complessi) può essere utile nella guarigione del diabete. A tal proposito segnalo una testimonianza di un ex malato italiano che è guarito mangiando per alcuni mesi solo frutta e verdura cruda550.




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