Alimentazione, disbiosi intestinale e parassitosi


I7 - Un mondo di cavie per le sperimentazioni della medicina allopatica



Scaricare 9.23 Mb.
Pagina11/335
29.03.2019
Dimensione del file9.23 Mb.
1   ...   7   8   9   10   11   12   13   14   ...   335
I7 - Un mondo di cavie per le sperimentazioni della medicina allopatica

Nonostante quanto appena mostrato, la maggior parte dei medici hanno piena fiducia nelle terapie che prescrivono, e a nessuno dei propri pazienti dicono “guardate che stiamo utilizzando su di voi tecniche sperimentali, che allo stato attuali possono risultare più dannose che benefiche”. Ma la triste realtà è che chi assume farmaci o si sottopone a terapie chirugiche, molto spesso fa da cavia umana, senza averne ovviamente coscienza, senza avere mai firmato un modulo di consenso informato.


Quando i danni della medicina allopatica (basata sui farmaci di sintesi) vengono messi a nudo, il sistema sanitario si difende dicendo che si tratta degli inevitabili errori che commette qualsiasi scienza sperimentale, ma che i nuovi ritrovati, i nuovi farmaci, i nuovi vaccini, i nuovi protocolli chirurgici, sono (a differenza di quelli vecchi) sicuri e affidabili. Ma in realtà se i vecchi farmaci e le vecchie terapie erano stati sperimentati per decenni sulla pelle delle persone, e quindi se ne conoscevano perfettamente i possibili effetti tossici, di quelli nuovi ben poco si sa, anche perché vengono approvati dopo una sperimentazione su cavie animali che, per quanto possano essere vagamamente simili all’uomo, presentano sempre delle notevoli differenze, anche solo per il corredo enzimatico che differisce da una specie all’altra. Basti pensare al fatto che le cavie non tollerano gli integratori di vitamina C mentre gli esseri umani spesso ne traggono grande beneficio. Se uno stesso farmaco da effetti differenti da persona a persona, tanto che in qualcuno causa gravi effetti collaterali ed in altri no, cosa può significare una sperimentazione “positiva” su un gruppo di sventurati animali?

In realtà servono sempre delle sperimentazioni successive su ristretti campioni di esseri umani, e quindi si finisce sempre e comunque per fare da cavie umane. Ma anche quando la sperimentazione su cavie umane fornisce (almeno sulla carta) risultati positivi, non per questo possiamo stare sicuri, e per due buoni motivi. Il primo è che il campione di persone sottoposte all’esperimento potrebbe essere troppo esiguo per potere riscontrare tutti i possibili effetti avversi, mentre il secondo è che molti degli effetti collaterali potrebbero essere nascosti al pubblico da manovre fraudolente delle aziende produttrici le quali, ovviamente, hanno qualche difficoltà ad ammettere tutti i possibili effetti avversi del proprio prodotto.

La riprova di quanto affermato ce la fornisce una recente sentenza sui danni da vaccini, che ha portato alla condanna definitiva del Ministero della sanità a versare un risarcimento nei confronti dei genitori di un bambino divenuto autistico in seguito alla somministrazione del vaccino esavalente. Nell’articolo del quotidiano Repubblica ititolato Il Tribunale: “Bimbo autistico per colpa del vaccino”111 leggiamo non solo che il Ministero non fa appello e che la sentenza è quindi definitiva (evidentemente non c’era speranza di ribaltare, in seguito ad un ricorso, una sentenza solidamente fondata), ma anche che nella sentenza del medico legale si fa riferimento a:

un poderoso documento riservato della GlaxoSmithKline” sui “cosiddetti side effects del vaccino Infanrix Hexa Sk emersi nel corso della sperimentazione clinica pre-autorizzazione o successivamente, fra l’ottobre 2009 e lo stesso mese 2011”. In particolare - come scrive il perito - ci sarebbero “cinque casi di autismo segnalati durante i trial, ma rimasti unlisted, ossia omessi dall’elenco degli effetti avversi sottoposto alle autorità sanitarie per l’autorizzazione al commercio”.

Del resto anche nel migliore dei casi succede fin troppo spesso che, dopo diversi anni di utilizzo, anche dei nuovi farmaci si scoprono nuovi “effetti collaterali” devastanti, magari un poco differenti da quelli dei farmaci vecchi ed il balletto ricomincia.

Ma perché il balletto ricomincia? Semplice, perché i brevetti scadono, e una volta scaduto il brevetto di un farmaco la sua commercializzazione diventa ben poco redditizia. Ecco il vero motivo per la continua ricerca di nuovi farmaci, per la continua richiesta di donazioni per la ricerca su questa o quella malattia, o come si suole dire per la “lotta alle malattie”; si chiedono contributi ai cittadini per fare soldi con le loro malattie.

La ricerca di nuovi farmaci per altro avviene per lo più tramite studi basati sulla vivisezione, sulla tortura sistematica di innocenti cavie animali, studi che, come appena rimarcato, spesso non forniscono informazioni valide anche per la specie umana. Basti ricordare la storia del talidomide, farmaco approvato anche per l’uso in gravidanza dopo sperimentazione su cavie animali112, che però nell’uomo ha prodotto migliaia di bambini focomelici (con le mani o con i piedi direttamente attaccati al tronco)113.

Come esempio particolarmente valido ricordiamo brevemente la storia dei vaccini antipolio: siamo già al terzo tipo di vaccino dopo che i primi due sono stati ritirati a causa dei loro (a volte tragici) “effetti collaterali”. Ovviamente il vaccino attuale viene considerato “sicuro ed affidabile”, né più né meno di come venivano considerati “sicuri ed affidabili” dal sistema sanitario quei due tipi di vaccini che sono stati poi abbandonati. Se e quando le statistiche sui suoi effetti negativi si accumuleranno e non sarà più possibile nascondere gli effetti collaterali di tale vaccino, verrà forse anch’esso ritirato dal commercio (solo dopo che le sue scorte saranno esaurite, non si possono certo danneggiare le multinazionali del farmaco) non prima che un nuovo vaccino “sicuro e affidabile” verrà messo in commercio. Così il balletto ricomincia daccapo (e non si perdono nemmeno i soldi a causa della scadenza dei brevetti).

Ma parliamo anche di elettroshock, che una volta veniva eseguito senza somministrazione di anestetici, e provocava convulsioni così forti che spaccavano letteralmente la schiena a molti pazienti; ciò non ostante lo si continuò a praticare per un po’ di tempo, fino a che si iniziò ad utilizzare i farmaci anestetici. Le schiene non si spezzavano più, ma le scosse erano più forti per garantire l’insorgere di quello che doveva essere “l’effetto terapeutico delle convulsioni”. Adesso hanno modificato ancora la procedura e c’è chi vuol farci credere che, se nel passato l’elettroshock poteva anche fare del male, adesso invece è finalmente utilizzabile in sicurezza in alcuni casi in cui gli psicofarmaci non riescono a dare sollievo ai sintomi della “malattia mentale”. Ma gli stessi psichiatri ammettono che fra gli effetti collaterali continua ad esserci la perdita della memoria, cioè la distruzione di quanto più sacro ci può essere per l’uomo, la sua essenza, la sua storia, il proprio sé, i suoi ricordi. Il balletto va avanti e tutti tacciono sul fatto che, anche se volessimo davvero ammettere che la tecnica odierna possa a volte essere benefica, la “scienza medica” ha torturato migliaia di persone con una tecnologia crudele e mutilante.

Un altro esempio illuminante è quello dell’AZT, farmaco per la cura dell’AIDS (vedi il capitolo relativo) riguardo al quale nel 2000 i medici hanno sostanzialmente affermato che “nel passato ha fatto più male che bene perché somministrato a dosi troppo forti”114. Per 10 anni lo si è usato sui malati con effetti dannosi per la loro salute, si sono trattate migliaia di persone come cavie per la “ricerca scientifica” (o per i profitti delle multinazionali?). Adesso ovviamente dicono che i nuovi farmaci in cui l’AZT è a dosaggio minore o in cui è presente insieme ad altre sostanze chimiche sono “efficaci nella terapia”, ed in fondo è facile convincere la gente, in quanto per l’AIDS siamo all’inizio del balletto, in effetti siamo ancora al secondo giro. Curiosamente però quelli che la medicina ortodossa denomina “malati di AIDS” hanno un’aspettativa di vita più lunga da quando i dosaggi di AZT sono diminuiti, ma pochi sono quelli che si chiedono cosa succederebbe se provassimo ad eliminare del tutto quel veleno chimico. Per chi non lo sapesse ricordo che l’AZT è una molecola brevettata come farmaco contro i tumori (chemioterapico) che non era stato commercializzato perché le autorità sanitarie lo avevano ritenuto troppo tossico; ma lo stesso farmaco che era stato considerato troppo tossico per un malato di cancro è stato improvvisamente riesumato e considerato terapeutico per un malato di AIDS, con conseguenti grandi profitti per la sua casa produttrice.

Come si costruisce un simile apparato di menzogne? Semplice, si fa pensare alla gente che la medicina ufficiale vada avanti con un rigore scientifico che semplicemente non c’è (come abbiamo appena visto) e poi ci si ostina a chiedere la verifica sperimentale di tutti quei procedimenti non ortodossi, di tutte quelle terapie non farmacologiche che danno tanto fastidio ai profitti delle multinazionali; ma nel frattempo gran parte delle terapie ufficiali vengono utilizzate seppure non siano mai state correttamente testate.

È quello che è successo con le vaccinazioni: nessun gruppo di controllo è mai stato utilizzato per verificarne l’utilità, si sono sempre fatte punto e basta, e si afferma che siano utili e sicure non perché è stato effettuato un qualche controllo scientifico, ma per un dogma della fede. È quello che avviene ad esempio con la chirurgia che cerca di recuperare un sistema arterioso con interventi locali (by-pass e altro). Il confronto con chi, pur soggetto alla stessa patologia, non è stato operato, è stato fatto solo decenni dopo l’utilizzo di tale tecnica chirurgica: il risultato, che tale tecnica non allunga la vita ed è altamente rischiosa (vedi quanto documentato dalla cardiologa Jillie Collins nel suo libro Il cuore senza chirurgia, Spirali Edizioni), non ha certo posto fine a tali interventi, non ha aperto la strada alle alternative non chirurgiche (intervento dietetico, ozonoterapia, terapia chelante).

Ovviamente quando qualcuno suggerisce di abbandonare certe inutili tecniche chirurgiche o farmacologiche l’apparato della medicina ufficiale rilancia il suo dogma che “bisogna sperimentare ancora” (sempre ovviamente su cavie umane disinformate), che si deve “finanziare e far progredire la ricerca scientifica”, che i “fondi per la ricerca sono insufficienti” e non una parola viene spesa per la prevenzione primaria (per esempio alimentazione sana basata su cibi non processati, privi di pesticidi, conservanti e di qualsiasi altra sostanza sintetica) che potrebbe eliminare il bisogno di qualsiasi intervento; molto scarsi per altro sono i finanziamenti per la ricerca ed la sperimentazione di terapie naturali o alternative.

Sembra la stessa lamentela che fanno i questori e i ministri dell’interno quando non si riesce a tenere sotto controllo la cosiddetta criminalità: “ci vogliono più poliziotti, più fondi per le forze di polizia, agenti più preparati, scuole di polizia migliori” e mai che si dica che bisogna eliminare l’alienazione nel nostro sistema di vita e di consumo, che bisogna eliminare le cause socio-economiche del malessere sociale, che bisogna eliminare la disoccupazione, la precarietà e la povertà, che bisogna ridefinire i rapporti di lavoro, gli orari di lavoro e di vita, che bisogna ridefinire il ruolo stesso del lavoro all’interno della società (vedi più avanti il capitolo sulla “agricoltura del non fare”).

In tutti e due casi si punta sull’eliminazione del sintomo invece che sulla comprensione e prevenzione del malessere. Pillole e chirurgia invasiva sono il corrispondente in campo medico dei poliziotti e delle carceri: eliminiamo i sintomi del nostro malessere individuale come eliminiamo il sintomo del malessere sociale, senza in realtà mai affrontare il problema alle radici.

Un sistematico lavaggio del cervello duranto ormai per quasi un secolo ha fatto sì che la gente tenda ormai a confondere la malattia con i sintomi che la rendono manifesta: in tal modo si possono spacciare pillole e interventi chirurgici per terapie risolutive, quando sono terapie per l’appunto sintomatiche, a volte molto dannose. Si rimuove un sintomo, si rimuovere un dolore, si disinnesca un campanello di allarme che ci avverte di uno squilibrio, di una disarmonia, di uno stato patologico su cui intervenire, ma non si affronta il male alla radice. Tranne pochissimi casi la moderna “scienza” farmaceutica e chirurgica elimina il sintomo senza aggredire la causa, elimina le sentinelle biologiche che gridano e che ci avvertono di un malessere profondo. Si toglie un pezzo del nostro corpo invece di aggredire la causa che ha generato il tumore che lo ha invaso, si avvelena un nervo affinché noi non percepiamo il dolore che esprime un importante avvertimento, si prende un antibiotico nella falsa illusione che la “causa” del male sia l’agente infettivo invece che lo squilibrio della microflora intestinale e del sistema immunitario.

Tutto questo si costruisce anche in base alla paura, un terrorismo psicologico messo in atto dalla classe medica in combutta con le case farmaceutiche: paura del dolore, paura del microbo, paura del cancro, paura dell’attacco cardiaco. Una paura finalizzata a continue esasperazioni farmacologiche, a continui controlli medici che instillano altra paura, una paura che genera ipocondria.

Eppure per liberarsi da questi pericoli e da queste paure basterebbe un’opera seria di prevenzione primaria: evitare le malattie con un sano stile di vita ed una sana alimentazione. Ma un tale compito è fuori dalla logica del nostro sistema sanitario: con la prevenzione primaria la gente guadagnerebbe salute, e sulla salute non c’è niente da speculare, nessuna pillola da vendere, nessuna chirurgia da proporre. Allora è più comodo che la gente conduca una vita malsana, che mangi malissimo, che viva una vita stressante, così poi si realizzano lauti guadagni con le pillole e le altre tecniche mediche che ci tolgono il dolore e spengono i nostri sintomi, ma non per questo ci regalano la salute.

Per comprendere fino a che punto siamo stati ingannati chiunque può leggere, oltre al presente documento, i libri del dottor Mendelson, del dottor Tilden, del dottor Moerman, della dottoressa Kousmine, della dottoressa Campbell-McBride, del dottor Chopra, di Linus Pauling, di Jean Valnet, tutte persone che hanno saputo fare un percorso che li ha portati a liberarsi dal peso del pregiudizio installato dal sistema dominante. Il percorso per liberarsi dal pregiudizio è lungo, lo so perché l’ho vissuto in prima persona, e non è facile, ma dobbiamo piano piano aprire le nostre menti per non essere schiavi, nel corpo oltre che nell’anima, delle logiche di profitto dei potenti della terra.



Condividi con i tuoi amici:
1   ...   7   8   9   10   11   12   13   14   ...   335


©astratto.info 2019
invia messaggio

    Pagina principale