Alimentazione, disbiosi intestinale e parassitosi


- Colite, colite ulcerosa, appendicite, diverticolite e morbo di Crohn



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2 - Colite, colite ulcerosa, appendicite, diverticolite e morbo di Crohn
Chi conosce i già citati libri La Sindrome Psico-Intestinale (scritto dalla dottoressa Campbell-McBride), Intestino sano con la dieta dei carboidrati specifici (scritto dalla biologa Elaine Gotschall)119, ed il libro The management of celiac disease (“La gestione della celiachia” - scritto dai coniugi Sidney Valentine Haas e Merrill Patterson Haas), dovrebbe avere pochi dubbi sul fatto che colite e appendicite siano correlate alla disbiosi intestinale. Ad ogni modo ecco alcune ulteriori informazioni desunte da alcune ricerche recenti, reperibili sul sito pubmed (database governativo statunitense che raccoglie moltissime ricerche scientifiche in ambito medico e biologico).

Iniziamo con Dysbiosis of the faecal microflora in patients with Crohn’s disease and their unaffected relatives (“La disbiosi della microflora fecale nei malati di morbo di Crohn e nei loro parenti sani”)120, nel quale si evidenzia una differenza tra la microflora intestinale di chi soffre di tale malattia e quella dei soggetti sani.

Consideriamo quindi l’articolo Intestinal dysbiosis in inflammatory bowel disease (“Disbiosi intestinale nei disturbi infiammatori dell’intestino” – dove per tali disturbi si intendono per l’appunto morbo di Crohn e colite ulcerosa)121, nel cui abstract leggiamo che:

Abbondante letteratura suggerisce che uno squilibrio tra batteri nocivi e batteri benefici dell’intestino, ovvero disbiosi, è largamente responsabile per l’aumento dell’incidenza dei disturbi infiammatori dell’intestino. In questo studio vengono presentati i dati che supportano la tesi della disbiosi come causa di disturbi infiammatori dell’intestino.

Molto interessante è anche la riflessione sul fatto che negli Stati Uniti si fa molta meno ricerca sulla disbiosi e sulla composizione del microbiota rispetto a quello che succede in Europa, fino ad ammettere che:



Il trend in aumento del consumo di antibiotici negli Stati Uniti fornisce ulteriore prova della mancanza di preoccupazione per l’effetto della disbiosi sulla salute umana.

Per comprendere se davvero la disbiosi è una causa piuttosto che un effetto del quadro sintomatologico della colite ulcerosa basta consultare l’articolo VSL#3 probiotic-mixture induces remission in patients with active ulcerative colitis (“La miscela di probiotici VSL 3 induce remissione in pazienti con colite ulcerosa attiva”)122 che tratta della somministrazione per sei settimane di un particolare insieme di probiotici123 a pazienti sofferenti di colite ulcerosa attiva (di intensità da media a moderata). Il risultato è stata la remissione (guarigione, almeno temporanea) nel 53% dei casi, il miglioramento nel 24%, nessuna variazione nel 9%, peggioramento nel 9% e mancanza di dati nel restante 5%. Le biopsie hanno mostrato che alcuni ceppi di probiotici somministrati si erano impiantati nella mucosa di alcuni soggetti guariti. Per quanto riguarda il 9% dei pazienti peggiorati bisognerebbe forse avere dati più significativi riguardanti l’effetto a lungo termine, dal momento che una reazione di Herxheimer (vedi il capitolo relativo) potrebbe spiegare il temporaneo acutizzarsi del disturbo (se così fosse dopo qualche tempo la situazione alla lunga potrebbe addirittura essere migliorata), ma è pur vero che ci sono dei casi particolari (forse alcune forme di “proliferazione batterica nel piccolo intestino” e/o persone che doffrono di qualche focus dentale che complica la situazione) nei quali i soggetti disbiotici non riescono a tollerare i probiotici e rispondono solo ad una dieta dei carboidrati specifici (SCD). Alcuni tollerano solo i cibi fermentati come i crauti, altri nemmeno quelli, mentre alcuni riescono a tollerare solo la somministrazione di probitici “morti”, ovvero fermenti lattici o cibi fermentati fatti cuocere; per quanto possa sembrare strano, anche così i probiotici esplicano una funzione positiva. Ad ogni modo un risultato positivo nel 90% circa dei pazienti è decisamente significativo.

È importante notare a questo punto che i farmaci spesso utilizzati per dare sollievo ai sintomi di queste patologie sono farmaci che squilibrano il microbiota intestinale e rendono l’organismo suscettibile ad infezioni opportunistiche. Ce lo conferma l’articolo Opportunistic infections due to inflammatory bowel disease therapy (“Infezioni opportunistiche dovute alla terapia dei disturbi infiammatori dell’intestino”)124. Tra le infezioni opportunistiche (che ricordo, sono infezioni che avvengono quando qualcosa deprime il sistema immunitario) segnalate in questo articolo troviamo infezioni da herpes, papillomavirus, influenza, tuberculosi, nocardiosi, infezioni da Clostridium difficile, da pneumococco, da funghi e lieviti (per esempio Aspergillus e Candida) e vermi parassiti (come lo Strongyloides stercoralis).

Altro articolo significativo è Acute appendicitis is characterised by local invasion with Fusobacterium nucleatum/necrophorum (“L’appendicite acuta è caratterizzata dall’invasione locale di Fusobacterium nucleatum/necrophorum”)125; in tale articolo come mostra già il titolo, si evidenzia come l’attacco di appendicite acuta sia caratterizzato (nella maggior parte dei casi) da un’invasione di questi batteri patogeni nell’appendice.

Ma come possono questi batteri superare le normali difese dell’organismo e causare un tale danno? Nell’organismo sano i batteri patogeni presenti nell’apparato digerente vengono tenuti a bada dai batteri simbionti, i “batteri amici” che ci aiutano a digerire e assimilare il cibo, che producono vitamine a noi utili, e la cui presenza impedisce ai germi cattivi di attecchire. Solo uno squilibrio della flora intestinale (disbiosi), che spesso si accompagna ad una proliferazione incontrollata della Candida, può indebolire le difese nel nostro intestino e far sì che i Fusobatteri infettino l’appendice. Di quanto appena detto troviamo conferma nell’articolo Gut microbiota: next frontier in understanding human health and development of biotherapeutics (“Il microbiota dell’intestino: la prossima frontiera nella comprensione della salute umana e nello sviluppo di terapie biomediche”)126, nel quale si fa cenno a casi di colite causate da batteri patogeni che riescono a infettare il colon quando c’è una condizione di squilibrio della microflora dell’intestino.

Dei seguenti due articoli purtroppo non sono disponibili on line gli abstract ma solo i titoli, che tuttavia sono indicativi:





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