Alimentazione, disbiosi intestinale e parassitosi


- Fibromialgia, parassiti, disbiosi e dolcificanti artificiali



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65 - Fibromialgia, parassiti, disbiosi e dolcificanti artificiali
La dottoressa Gloria Gilbère racconta la sua esperienza di guarigione dalla fibromialgia e dalla sensibilità chimica multipla nel proprio libro I was poisoned by my body (“Ero avvelenata dal mio stesso corpo”), nel quale descrive come è riuscita a curarsi in maniera naturale partendo dal riequilibrio dell’intestino. Nella copertina del libro, sopra il titolo si legge “L’odissea di un medico che ha sconfitto la fibromialgia, la sindrome dell’intestino poroso e la sensibilità chimica multipla”, mentre sulla sinistra del titolo si legge che le indicazioni contenute del della Gilbère valgono per molte altre condizioni patologiche, che coincidono sostanzialmente con quelle descritte nel presente documento. Sul sito di Amazon al momento è possibile leggere alcune gratuitamente alcuni estratti del libro (fare click su look inside)664.

Il legame tra fibromialgia e disbiosi intestinale è provato direttamente nell’articolo Alterations in intestinal microbial flora and human disease (“Alterazioni nella flora microbica intestinale e malattie umane”)665, nel quale si afferma che una forma di disbiosi è stata trovata nei malati di fibromialgia, ma anche nei malati di pancreatite, sindrome dell’intestino irritabile, encefalopatia epatica. L’articolo puntualizza il fatto che è ormai noto che lo squilibro del microbiota intestinale porta ad aumento della permeabilità intestinale e attivazione del sistema immunitario (ovvero predisposizione ad allergie, intolleranze, malattie autoimmuni), come del resto già mostrato nel capitolo 3.

L’articolo Fibromyalgia: the gastrointestinal link (“Fibromialgia: la connessione gastrointestinale”)666, è un articolo che passa in rassegna la letteratura sull’argomento e ci informa che i malati di fibromialgia manifestano frequentemente segni (ovvero modificazioni, alterazioni clinicamente osservabili, come l’infiammazione di un tessuto) e sintomi gastrointestinali. In tale articolo leggiamo che la proliferazione batterica nel piccolo intestino (detta anche SIBO, dall’inglese small intestine bacterial overgrowth) è comune nella fibromialgia, e che risponde in modo transiente alla terapia antimicrobica. Tale condizione patologia avviene quando i microorganismi che si trovano nel grande intestino si diffondono anche nel piccolo intestino (dove normalmente non risiedono) e lì interferiscono con i processi di digestione ed assorbimento del cibo; essa viene identificata dall’aumento del numero di batteri presenti nel piccolo intestino e/o dall’alterazione del locale microbiota: né più né meno una forma di disbiosi intestinale.

Come dovrebbe essere chiaro alla luce di quanto scritto nel corso di tutto questo libro, è la disbiosi intestinale a permettere questa anomala diffusione e proliferazione di batteri nel piccolo intestino, e del resto l’articolo Small intestinal bacterial overgrowth syndrome667 cita come cause di tale condizione l’ipocloridria, l’insufficienza esocrina pancreatica e la carenza del sistema immunitario, ovvero tutte condizioni che a loro volta sono causate dalla disbiosi, come mostrano nei capitoli precedenti.

Nell’articolo Fibromyalgia: the gastrointestinal link, leggiamo che la SIBO si riesce a combattere con gli antibiotici, ma solo in maniera temporanea (infatti come abbiamo visto, in genere sono ben altri i mezzi per ristabilire in maniera definitiva l’equilibrio del microbiota intestinale). L’articolo ci informa anche che i malati di fibromialgia soffrono in misura notevole di affaticamento eccessivo, disturbi del sonno, ansia e attacchi di panica (circa un malato su quattro) e che i farmaci utilizzati per gestire i sintomi della fibromialgia hanno effetti collaterali a ligello gastrointestinale (si tratta infatti di analgesici, antinfiammatori, psicofarmaci e farmaci miorilassanti). Se assumiamo (come dovrebbe risultare evidente dalla lettura di questo capitolo) che disbiosi e parassitosi sono all’orgine della malattia ci troivamo quindi nella solita triste situazione in cui i farmaci, nel tentativo di gestire (o forse dovremmo dire di “spegnere”) i sintomi finiscono per aggravare le cause della malattia rendendola cronica o ancor peggio facendola peggiorare.

L’articolo The association of functional gastrointestinal disorders and fibromyalgia (“L’associazione tra disordini funzionali gastrointestinali e fibromialgia”)668 discute di studi epidemiologici che hanno confermato come questo tipo di disordini gastrointestinali si sovrappongono alla fibromialgia. Per esempio la fibromialgia si manifesta nel 60% dei pazienti con disordini funzionali dell’intestino, il 50% dei malati di fibromialgia lamentano sintomi caratteristici della dispepsia funzionale e il 70% hanno sintomi di morbo di Crohn o colite ulcerosa. I malati sofferenti di fibromialgia e di disordini funzionali gastrointestinale, aggiunge l’autore, soffrono di un aggravarsi dei sintomi a seguito di eventi stressanti, e la maggior parte di loro ha il sonno disturbato e soffre di stanchezza eccessiva. Altro studio che mostra la stessa correlazione tra disturbi gastrointestinali e fibromialgia (ma anche in maniera minore tra problemi gastrointestinali e degenerazione articolare è Bowel dysfunction in fibromyalgia syndrome (“Disfunzione intestinale nella sindrome fibromialgica”)669.

L’articolo Altered intestinal permeability in patients with primary fibromyalgia and in patients with complex regional pain syndrome (“Permeabilità intestinale in pazienti con fibromialgia primaria ed in pazienti con sindrome complessa di dolore regionale”)670 mostra che su 40 malati di fibromialgia 13 mostrano un aumento della permeabilità a livello gastroduodenale, e 15 a livello del piccolo intestino (la somma porta ad un totale di 70% dei pazienti osservati); nel gruppo di controllo formato da 57 volontari solo uno ha mostrato un aumento della permeabilità gastroduodenale (meno del 2%). È interessante notare come 12 di questi pazienti con sindrome dell’intestino poroso non avessero sintomi gastrointestinali, il che potrebbe spiegare come mai spesso non si pensi all’intestino come alla causa profonda di questo ed altri problemi di salute.

Alla stessa maniera l’articolo A link between irritable bowel syndrome and fibromyalgia may be related to findings on lactulose breath test (“Un legame tra la sindrome dell’intestino irritabile e la fibromialgia può essere correlato a risultati del test del respiro del lattulosio”)671 mostra che in uno studio effettuato su 42 malati di fibromialgia, 42 (100%!) avevano una condizione di proliferazione batterica nel piccolo intestino rilevata indirettamente attraverso questo test, che mostrava valori più elevati nei soggetti con sintomi più gravi. Al contrario tale condizione era presente nel 20% dei soggetti del gruppo di controllo (3 su 15) e nell’84% dei malati di sindrome dell’intestino irritabile (93/11), dati che confermano come anche questa sindrome sia collegata alla SIBO (proliferazione batterica nel piccolo intestino), e come lo squilibrio del microbiota intestinale sia alquanto diffuso anche soggetti apparentemente sani (ovvero che non hanno ancora manifestato sintomi troppo gravi o evidenti, ma che tanto sani poi non sono).

L’articolo Fibromyalgia in patients with irritable bowel syndrome. An association with the severity of the intestinal disorder (“Fibromialgia in pazienti con sindrome dell’intestino irritabile. Un’associazione con la gravità del disturbo intestinale”)672, mostra che non solo la fibromialgia è stata scoperta nel 20% dei soggetti sofferenti di sindrome dell’intestino irritabile (morbo di Crohn o colite ulcerosa) presi in esame (130 in totale), ma che è stata rilevata anche una significativa associazione tra la presenza di fibromialgia e la gravità del disturbo intestinale. Se, come si ipotizza in questo libro, la fibromialgia è l’ennesima manifestazione di un problema di fondo che si chiama disbiosi/parassitosi, il risultato di questo studio è facilmente interpretabile: la sindrome dell’intestino irritabile, come è stato mostrato nel resto del presente libro, è causata dalla disbiosi intestinale (cui spesso si sovrappone la parassitosi); a questo punto più grave è lo squilibrio della microflora intestinale, più intenso è il carico parassitario, più grave è il disturbo intestinale, e più c’è la possibilità che si manifesti un’altra (e più grave) patologia causata dallo stesso problema di fondo.

L’articolo Primary fibromyalgia and the irritable bowel syndrome: different expressions of a common pathogenetic process (“Fibromialgia primaria e sindrome dell’intestino irritabile: differenti esperessioni di un comune processo patogeno”)673 mostra che il 70% (14 su 20) dei pazienti sofferenti di fibromialgia primaria soffrivano anche di sindrome del’intestino irritabile e che il 65% (13 su 20) dei pazienti con sindrome dell’intestino irritabile soffrivano anche di fibromi algia primaria. Tale risultato è particolarmente rilevante specie se si considerano anche i risultati di altri due studi dello stesso Pimentel che mostrano come l’eradicazione della proliferazione batterica normalizza i risultati del test del respiro del lattulosio e porta a miglioramenti nei sintomi della sindrome dell’intestino irritabile674.

A questo punto per capire se davvero tale proliferazione batterica (che, alla luce di quanto mostrato in questo libro, è una causa della disbiosi, della carenza di batteri benefici che difendono dalle infezioni dei patogeni) è la causa della fibromialgia o una sua manifestazione collaterale possiamo vediamo quanto scrivono due dei medici che abbiamo incontrato più volte come autori di questi articoli su fibromialgia e disturbi intestinali, in un vero e proprio brevetto intitolato Methods of treating fibromyalgia caused by small intestinal bacterial overgrowth (“Metodi per trattare la fibromialgia causata da proliferazione batterica nel piccolo intestino”)675. Gli autori, il dottor M. Pimentel e il dottor H. C. Lin, scrivono che i loro metodi sono validi per trattare la fibromialgia, la sindrome dell’intestino irritabile, la sindrome da fatica cronica, la depressione, la sindrome da deficit dell’attenzione e iperattività, le malattie autoimmuni (come sclerosi multipla, morbo di Crohn e lupus eritematoso sistemico) nel caso in cui tali patologie siano collegate ad una proliferazione batterica nel piccolo intestino. Ciò vol dire che i due medici sono così sicuri del fatto loro da individuare nella SIBO una delle cause principali della fibromialgia e delle altre malattie summenzionate, da depositare all’ufficio brevetti una procedura per il loro trattamento.

Il metodo presentato consiste nella somministrazione di un rimedio farmacologico che contiene la rifaximina e/o altri antibiotici per eradicare la proliferazione dei bateri nel piccolo intestino ma anche nella somministrazione di probiotici quali i Bifidobatteri e i Lactobacilli (acidophilus, rhamnosus, plantarum, reuteri, paracasei, casei). In certi casi per esempio si prevede di somministrare un clistere contenente anche antibiotici (in modo da avere un effetto quasi esclusivamente locale) e poi di ripopolare l’intestino con dei batteri benefici. Al brevetto sono allegati i grafici che mostrano come le persone che soffrono delle varie malattie trattate con questo metodo non solo mostrano una minore intensità di proliferazione batterica nel piccolo intestino (misurata indirettamente con il test del respiro del lattulosio) ma manifestano al contempo anche dei sintomi di minore intensità; i grafici confrontano la situazione del paziente prima e dopo la cura e sono fin troppo chiari. Con questo credo si possa dimostrare in maniera definitiva la causa intestinale non solo della fibromialgia, ma anche di tante altre malattie, sebbene come metodi di cura si possa optare per delle alternative più naturali come la dieta dei carboid rati specifici associata alla somministrazione di probiotici e cibi fermentati (il metodo GAPS insomma), ed eventualmente dei trattamenti antiparassitari, sebbene in caso di SIBO bisogna stare attenti alla somministrazione di probiotici in quanto a volte (a seconda anche del ceppo di probiotici utilizzati) si potrebbe avere un aggravamento dei sintomi.

A proposito della SIBO e del suo trattamento, sul sito scdlifestyle.com nell’articolo Everything you need to know about SIBO676 leggiamo che ci possono essere (oltre alla dieta dei carboidrati specifici, SCD) anche dei rimedi erboristici che possono essere utilizzati al posto della Rifaximina (o altri antibiotici). Uno dei punti critici di un protocollo naturale per contrastare la SIBO è lo smantellamento dei biofilm di patogeni. Nell’articolo si fa cenno al prodotto Interfase di Klaire Labs677, ma ci sono anche altri enzimi digestivi utili allo scopo come Intenzyme Forte di Biotics Research e MetabolicZyme di Allergy Research Group678; inoltre anche il biossido di cloro è utile a rimuovere il biofilm, sebbene considerato (a torto) una sorta di veleno simile alla candeggina (vedi il capitolo relativo).

Quanto alle erbe utili nell’articolo succitato vengono indicate unghia di gatto (Uncaria tomentosa), estratto di foglia di olivo, idraste (Hydrastis canadensis), aglio, cannella, crespino (Berberis vulgaris), assenzio e olio di origano, ma viene precisato che l’olio di origano dovrebbe essere utilizzato sotto la supervision di un professionista esperto dal momento che è molto potente ed il suo uso prolungato può anche arrecare danni alla salute.

In realtà per essere comprensivi occorrerebbe discutere oltre che di biofilm anche di intolleranza ai cibi FODMAP (escludendo i quali a volte si possono ottenere notevoli miglioramenti di problemi legati a disbiosi e SIBO in particolare) e di amido resistente (una sostanza contenuta in certi alimenti che nutre i batteri buoni e che può essere utile assumere assieme a probiotici e cibi fermentati), ma per il momento vi lascio dei link di approfondimento:





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