Alimentazione, disbiosi intestinale e parassitosi


– AIDS, disbiosi, parassitosi, oppiacei ed altri veleni



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78 – AIDS, disbiosi, parassitosi, oppiacei ed altri veleni
In questo capitolo verrà inquadrato il fenomeno dell’immunodeficienza all’interno del paradigma disbiosi/parassitosi (con l’eventuale concorso dei focus dentali e delle solite intolleranze a glutine caseina e latte pastorizzato). Dopo avere già mostrato la profonda connessione tra dipendenza da sostanze e disbiosi, non è difficile pensare ai tossicodipendenti (una delle categorie a rischio di sviluppare una immunodeficienza acquisita) come a dei soggetti con problemi intestinali; e se anche non li avessero avuti prima di contrarre la dipendenza, l’uso di sostanze tossiche per l’organismo in generale, che per altro deprimono il sistema immunitario (non è un caso che alcuni parassiti producono morfina per indebolire le risposte del sistema immunitario del corpo che li ospita), nonché le cattive abitudini di vita associate alla tossicodipendenza (scarsa cura per l’igiene e l’alimentazione) faranno sì che questi problemi si presentino nella quasi totalità dei soggetti dipendenti da eroina, cocaina e altre droghe derivate.

Verifichiamo quanto appena affermato riportando i risultati di alcuni articoli scientifici iniziando da Pattern of co-infection by enteric pathogenic parasites among HIV sero-positive individuals in a Tertiary Care Hospital, Mumbai, India754, che mostra come la diarrea sia uno dei problemi più preoccupanti dei malati di AIDS, anche a causa della presenza di parassiti. La stessa cosa mostra anche l’articolo Intestinal parasitic infections in relation to HIV/AIDS status, diarrhea and CD4 T-cell count755.

E adesso parliamo di porosità intestinale nei pazienti malati di AIDS, rilevata dagli studi Progressive proximal-to-distal reduction in expression of the tight junction complex in colonic epithelium of virally-suppressed HIV+ individuals756 e Intestinal barrier dysfunction in HIV infection: pathophysiology, clinical implications and potential therapies757. Quest’ultimo articolo (come altri che vedremo in seguito) attribuisce una grande importanza nella genesi della malattia al “trasloco microbico” (microbial translocation o in sigla MT) ovvero al fatto che microrganismi, tossine ed altre molecole passino dall’intestino alla circolazione sistemica (sanguigna e linfatica). Come è facile comprendere tale “trasloco microbico” è una delle tante sfaccettature della disbiosi intestinale. Se infatti diamo un’occhiata all’articolo Microbial Translocation and Infectious Diseases: What Is the Link? (“Trasloco microbico e malattie infettive: qual è il legame?”)758 scopriamo che tale disfunzione è legata ad uno squilibrio del microbiota intestinale. Anche nell’articolo Microbial Translocation in the Pathogenesis of HIV Infection and AIDS759 si parla del rapporto tra trasloco microbico e sintomi dell’AIDS.

Che i malati di AIDS soffrano di disbiosi intestinale, che questa causi il trasloco microbico (MT) il quale a sua volta è legato alla progressione della malattia viene confermato dallo studio Dysbiosis of the gut microbiota is associated with HIV disease progression and tryptophan catabolism760.

Nelle conclusioni dell’articolo Effect of probiotics (Saccharomyces boulardii) on microbial translocation and inflammation in HIV-treated patients: a double-blind, randomized, placebo-controlled trial761 leggiamo che il trattamento con il Saccaromiceto boulardii (un lievito antagonista della candida) diminuisce il trasloco microbico e porta ad una diminuzione degli indicatori dell’infiammazione.

Altro articolo che mostra la presenza di disbiosi e la sua correlazione con la malattia è Gut microbiota diversity predicts immune status in HIV-1 infection (“La diversità del microbiota predice lo stato del sistema immunitario nell’infezione da HIV-1”)762.

Come abbiamo già visto più volte nei capitoli precedenti il danno sistemico è spesso un riflesso di una disfunzione della barriera intestinale (porosità dell’intestino) causata da disbiosi/parassitosi, e i malati di AID non fanno eccezione, come conferma l’articolo Mucosal injury and disruption of intestinal barrier function in HIV-infected individuals with and without diarrhea and cryptosporidiosis in northeast Brazil763 che mostra che i malati di AIDS con diarrea hanno un indice della permeabilità intestinale (test del lattulosio/mannitolo) 2,8 maggiore dei malati di AIDS senza diarrea e ben 10,4 maggiore delle persone sane. Ciò vuol dire anche che i malati di AIDs senza diarrea hanno un indice di permeabilità intestinale 3,7 volte maggiore dei soggetti sani del gruppo di controllo764.

Infine segnalo l’articolo Effect of probiotic bacteria on microbial host defense, growth, and immune function in human immunodeficiency virus type-1 infection765, che conferma come i probiotici mitighino i sintomi della malattia, a conferma del fatto che la vera causa della sindrome potrebbe essere la disbiosi e/o parassitosi intestinale.

Sull’altro versante troviamo l’articolo In vivo administration of ritonavir worsens intestinal damage caused by cyclooxygease inhibitors766 che ci informa come i farmaci utilizzati per “colpire il virus HIV” come l’inibitore della protease ritonavir alterano la permeabilità intestinale e causa danni al piccolo intestino; e qui siamo di fronte ad un incredibile circolo vizioso: la malattia ed i suoi sintomi dipendono in gran parte da uno squilibrio dell’intestino e per curarla si somministrano proprio dei farmaci che aggravano quello squilibrio; l’articolo in questione afferma inoltre che l’associazione di ritonavir con anti-infiammatori non steroidei è ancora più dannosa della somministrazione singola dei due farmaci.

Dopo questa lunga introduzione corredata di riferimenti scientifici, è il caso di spiegare ancora alcuni dettagli, ricordando innanzi tutto che l’immunodeficienza è un fenomeno esistito e descritto nei testi medici molti anni prima che si parlasse dell’insorgenza di una sindrome poi denominata AIDS (“Sindrome da immunodeficienza acquisita”). La denutrizione, endemica da sempre nei paesi più poveri, causa una debolezza del sistema immunitario, e quindi porta le persone ad essere vittima di “infezioni opportunistiche”, ovvero di malattie infettive che raramente si manifestano in un individuo sano e ben nutrito. Ciò vuol dire che le persone povere e denutrite sono a rischio di sviluppare una “immunodeficienza acquisita”.

Ce lo conferma l’articolo Quadruple burden of HIV/AIDS, tuberculosis, chronic intestinal parasitoses, and multiple micronutrient deficiency in ethiopia: a summary of available findings767 che spiega come la carenza di micronutrienti (che in quei paesi è dovuta spesso alla malnutrizione correlata alla povertà, sebbene possa anche essere un effetto di alcune infezioni di microrganismi e parassiti) porti alla suscettibilità alle infezioni (ovvero ad un sistema immunitario depresso).

Anche la parassitosi intestinale cronica viene menzionata nell’articolo precedente come uno dei quattro flagelli dell’Etiopia, ed in effetti la parassitosi, spesso endemica in certe comunità dove regnano la povertà e la mancanza di l’ingiene, può contribuire ad un quadro di malessere generale che può essere “rinominato artificialmente “ come AIDS. L’articolo HIV and schistosomiasis co-infection in African children (“HIV e co-infezione da schisostomi nei bambini africani”)768 discute per l’appunto della concomitante infezione tra il cosiddetto HIV e i parassiti schisostomi affermando che:



HIV/AIDS e schisostomiasi causano entrambe un considerevole carico di malattie nell’Africa Sub-Sahariana e le due malattie spesso di sovrappongono nelle loro caratteristiche epidemiologiche.

Ancora un articolo sulla parassitosi dei “malati di AIDS” Parasitic infection among HIV/AIDS patients at Bela-Bela clinic, Limpopo province, South Africa with special reference to Cryptosporidium769 ci informa che



I parassiti intestinali sono patogeni comuni tra i pazienti con HIV in tutto il mondo e sono noti essere causa in questi soggetti di gravi forme di diarrea potenzialmente mortali.

In tempi più recenti, da quando è possibile tenere sotto controllo i sintomi di alcune malattie con trasfusioni di emoderivati, il continuo contatto del sistema immunitario con proteine estranee al proprio corpo (per quanto compatibili in linea di massima) porta ad una reazione del sistema immunitario che può finire per logorarsi. Ciò vuol dire che i soggetti politrasfusi sono a rischio di sviluppare una “immunodeficienza acquisita”.

Negli anni ‘70 del secolo scorso il dilagare dell’eroina e della cocaina, due droghe oppiacee, ha portato migliaia di persone ad avere:


  1. un sistema immunitario depresso dall’effetto della droga

  2. carenze nutritive, dal momento che lo stile di vita di un tossicodipendente raramente consente di avere una dieta equilibrata (uno degli ultimi pensieri di chi si riduce ad avere come pensiero ricorrente quello di come procurarsi la prossima dose); i tossicodipendenti, spesso ridotti a pelle ed ossa, hanno ovviamente un sistema immunitario carente

  3. i più disparati effetti negativi portati dalle sostanze con cui la droga viene “tagliata” dagli spacciatori per trarre maggiore profitto

  4. gli effetti negativi causati dal concomitante abuso anche di altre sostanze, come alcool o psicofarmaci

In particolare alcool e psicofarmaci concausano disbiosi intestinale, così come una dieta squilibrata. Se ricordiamo poi che le persone predisposte a sviluppare una dipendenza da sostanze (vedi capitolo 16) hanno spesso una pre-esistente disbiosi intestinale, il cerchio si chiude, ed è facile pensare che i tossicodipendenti sono una categoria a rischio di sviluppare una “immunodeficienza acquisita”.

Quanto su detto trova conferma nell’articolo Depression of monocyte chemotaxis in intravenous drug abusers (IDA): cell alteration770 che testimonia come gli eroinomani mostrino “una importante disfunzione immunologica che gioca un ruolo nella patogenesi delle infezioni che si vengono osservare in questi pazienti”. Non c’è quindi bisogno di ricorrere all’ipotesi di un fantomatico virus che riduce le difesse immunitarie: basta l’eorina per fare questo.

Anche l’articolo Neurological basis of drug dependence and its effects on the immune system771 parla degli effetti negativi dell’abuso di droghe sia sul sistema neurologico che su quello immunitario che e si riferisce esplicitamente anche alla “suscettibilità alle infezioni, incluse quelle opportunistiche correlate all’AIDS”.

Per quanto riguarda l’altra “categoria a rischio”, quella occorre ricordare che negli anni ‘70 del secolo scorso, quando arrivò la “liberazione sessuale”, gli omosessuali, specialmente negli Stati Uniti, smisero di nascondersi e di vergognarsi (un fatto positivo), ma vissero questo periodo di liberazione come una possibilità di vivere senza freni e senza limiti la propria sessualità, cambiando continuamente partner e vivendo centinaia di rapporti sessuali occasionali. Questa promiscuità, vissuta per lo più senza utilizzare alcuna precauzione, portò al diffondersi di malattie sessualmente trasmissibili, come la gonorrea. Siccome il trattamento di elezione di queste malattie sono gli antibiotici, è facile comprendere come si sia generato uno squilibrio della microflora di questa categoria di persone. Ma non è tutto, perché visto il diffondersi delle malattie sessuali si è diffusa, tra gli omosessuali, la tendenza a fare cicli di antibiotici come misura preventiva; un’abitudine questa decisamente insensata che causa gravi compromissioni della microflora benefica intestinale. Se aggiungiamo che lo sperma ha delle proprietà immunosoppressiva, che non si manifestano nella vagina ma si manifestano quando si riversa nell’ano, che spesso per facilitare il rapporto sessuale in quegli anni gli omosessuali utilizzavano il popper (un farmaco il cui abuso può causare danni al polmone sino a facilitare infezioni opportunistiche) ci si fa un quadro ben preciso di come nella comunità omosessuale si siano manifestati molti casi di “immunodeficienza acquisita”.

Checché ne dica la comunità scientifica ufficiale (per altro divisa al punto che i due cosiddetti “scopritori dell’HIV”, Gallo e Montagnier, fanno affermazioni quasi antitetiche) la disbiosi intestinale, le carenze nutrizionali, la possibile concomitante parassitosi, l’accumulo di sostanze tossiche nell’organismo, l’effetto negativo diretto ed indiretto delle droghe, l’abuso di farmaci, appaiono alla luce di quanto scritto in precedenza come le reali cause dei sintomi noti come AIDS. Ed anche se davvero volessimo incolpare un virus della malattia, dovremmo pur capire che i fattori suindicati sono proprio quelli che rendono l’organismo suscettibile a qualsiasi tipo di infezione.

Rafforzare l’organismo con una nutrizione adeguata, correggere l’eventuale presenza di disbiosi e parassitosi, disintossicare il corpo a partire dalla pulizia del fegato e dell’intestino, potrebbe risultare molto più utile che non assumere farmaci estremamente tossici come AZT o inibitori di protease.

Per maggiori informazioni consiglio la lettura dei libri AIDS – il virus inventato di Peter H. Duesberg (Baldini & Castoldi edizioni), AIDS, e se fosse tutto sbagliato? di Christine Maggiore (Macro Edizioni) e dell’e-book gratuito AIDS un’inquietante verità772 all’interno del quale potete trovare molte altre informazioni e precise e puntuali citazioni di altri articoli scientifici.



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