Alimentazione, disbiosi intestinale e parassitosi



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72.2 - Le “tossine di Coley”
Alla fine del 1800, il dottor Coley, che lavorava come oncologo sui tumori delle ossa, vide morire nel giro di poche settimane una ragazza di 17 anni affidata alle sue cure; l’amputazione chirurgica di un avanbraccio non aveva fermato il tumore maligno alle ossa e la morte era sopravvenuta ben presto a causa di una vasta diffusione di metastasi. Sconvolto per questo triste caso, ma determinato a fare di tutto pur di trovare una cura efficace per il cancro, il dottor Coley si dedicò allo studio delle cartelle cliniche del suo ospedale e scoprì il caso di un paziente che sette anni prima aveva ottenuto una regressione apparentemente spontanea del tumore dopo avere contratto l’erisipela, una malattia causata da un batterio della famiglia degli Streptococchi. Rintracciatolo e verificato che il suo tumore (un tumore maligno al collo) non era più ritornato, Coley scoprì poi, studiando la letteratura medica, altri 50 casi circa di regressione del tumore in seguito ad una infezione, alcuni dei quali proprio in seguito all’erisipela.

Così provò a provocare lui stesso quella malattia iniettando lo streptococco in un primo paziente, che effettivamente guarì, mentre il secondo ed il terzo morirono proprio a causa dell’infezione streptococcica. Invece di perdersi d’animo Coley ci lavorò su fino ad approntare una preparazione che conteneva sia lo streptococco morto (ucciso dal calore) che un batterio denominato Serratia Marcescens (ma che allora era stato denominato Bacillus prodigiuosus); in tal modo restavano delle tossine di un batterio morto oltre ad un batterio vivo (ma meno pericoloso dello streptococco). Tale preparazione fu da allora in poi nota come “tossine di Coley”, e fu addirittura prodotta in serie da un’azienda, anche perché oltre a Coley altri medici la utilizzarono, sebbene non ottennero sempre risultati altrettanto positivi, ma questo avvenne presumibilmente anche perché non tutti avevano maturato la sue stessa esperienza e capacità di analisi per comprendere in che modi ed in che tempi somministrare il rimedio.

Le tossine di Coley però ben presto subito pesanti avversioni da parte di diversi membri dell’establishment medico, e vennero abbandonate, sebbene figli e nipoti di W. Coley le utilizzarono ancora. In particolare la nipote Helen Nauts ha pubblicato nel tempo 18 monografie tabulando oltre mille dei casi da lei trattati; 500 di questi casi ottennero una regressione quasi completa795.

Sebbene gli studi di Coley siano stati prima screditati e poi abbandonati, la ricerca prosegue ancora nella direzione da lui segnata, vedi per esempio l’articolo Coley’s toxins in perspective (“Le tossine di Coley in prospettiva”)796 nel quale si legge che “una più attenta selezione dei pazienti ed un trattamento più appropriato potrebbe essere fruttuoso”, ad indicare che la strada intrapresa più di cento anni fa dal dottor Coley può portare ancora dei frutti. Oppure l’articolo Dr William Coley and tumour regression: a place in history or in the future (“Il dottor William Coley e la regressione del tumore: un posto nella storia o nel futuro”)797 nel cui abstract leggiamo che la regressione spontanea del tumore è avvenuta in seguito ad infezioni di batteri, funghi, virus e protozoi e che più volte nel corso dei secoli l’osservazione di questo fenomeno ha portato a mettere a punto delle strategie per combattere il cancro. Gli autori scrivono inoltre che



Tumori che si accrescono rapidamente contengono un largo numero di leucociti. Queste cellule svolgono un ruolo sia di difesa che di riparazione; tuttavia le funzioni riparative possono anche sostenere la crescita del tumore. Le infezioni intratumorali possono riattivare le funzioni difensive, causando regressione del tumore.

(…) l’approccio di Coley alla cura del cancro ha un posto nel passato, nel presente e nel futuro. Esso offre una rara opportunità per lo sviluppo di una cura per il cancro largamente applicabile, relativamente economica, eppure efficace. Anche per i casi intrattabili con la terapia convenzionale esiste una speranza.

Ma da dove viene agli autori di questo articolo l’idea, non molto convenzionale, che il cancro potrebbe essere curabile con una semplice somministrazione delle tossine di Coley? Se guardate in fondo all’articolo potete trovare i cento riferimenti, ovvero i cento articoli e studi apportati per giustificare le suddette parole. Il primo di questi articoli è A review of the influence of bacterial infection and of bacterial products (Coley’s toxins) on malignant tumors in man; a critical analysis of 30 inoperable cases treated by Coley’s mixed toxins, in which diagnosis was confirmed by microscopic examination selected for special study (“Una rassegna sull’influenza dell’infezione batterica e dei prodotti batterici (tossine di Coley) sui tumori maligni nell’uomo; un’analisi critica di 30 casi inoperabili trattati con le tossine di Coley, nei quali la diagnosi è stata confermata dall’esame microscopico”)798.

Di fronte a prove granitiche come queste appare decisamente pretestuoso il fatto che le istituzioni sanitarie abbiano attribuito le guarigioni operate da Coley con le sue tossine ad “errori nella diagnosi iniziale”. Quanto all’altra accusa mossa da Coley, ovvero che non avrebbe analizzato attentamente il “follow up” dei pazienti, ovvero che non abbia documentato se e per quanto tempo siano vissuti senza recidive del tumore curato dobbiamo ricordare ancora una volta che chi viene trattato con chirurgia, chemioterapia o radiazioni viene considerato “guarito” se muore dopo 5 anni e un giorno essere stato trattato. Sarebbe questa l’attenzione al follow up dei trattamenti convenzionali? Per altro, come già mostrato in precedenza, uno degli effetti collaterali della chemioterapia (spesso utilizzata anche in abbinamento con la chirurgia) è la disbiosi, la quale predispone non solo ad eventuali altre forme di tumori, ma a tutta una serie di patologie che, inserendosi nel quadro clinico di un paziente già debilitato può concorrere a causarne un decesso che sulla carta potrebbe anche essere attribuito a patologia differente dal tumore, ma che in effetti potrebbe essere l’effetto collaterale del trattamento contro il cancro.

Altre prove dell’efficacia delle tossine di Coley e più in generale di una tecnica basata sull’induzione del sistema immunitario ad una lotta contro il cancro, si possono leggere nell’articolo The Toxins of William B. Coley and the Treatment of Bone and Soft-Tissue Sarcomas799.





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