Alimentazione, disbiosi intestinale e parassitosi


- Glifosato, celiachia, intolleranza al glutine e disbiosi



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5 - Glifosato, celiachia, intolleranza al glutine e disbiosi

Il glifosato, sostanza erbicida contenuta nel famigerato Round-up della Monsanto, viene adesso usato anche come essiccante (da spruzzare sui cereali al raccolto per farli seccare); tale sostanza è quella che viene utilizzata in abbinamento agli Organismi Geneticamente Modificati “Round-up ready”, semi geneticamente modificati per svilupparsi nonostante l’azione di tale sostanza, che risulta quindi selettiva. L’utilizzo sempre più diffuso, dapprima negli Stati Uniti e poi anche nelle altre nazioni, ha portato ormai ad avere tracce di tale sostanza chimica un po’ ovunque nelle acque potabili anche in Italia. La Monsanto è un’azienda famosa per avere prodotto sia i tossici PCB, che il defoliante “agent orange” (agente arancio) utilizzato a profusione dall’esercito statunitense nel corso della guerra del Vietnam (allo scopo di ridurre la possibilità dei guerriglieri di nascondersi tra la lussureggiante vegetazione di quel paese). L’eredità che tale guerra con agenti chimici ha lasciato a quella sfortunata nazione consiste in centinaia di bambini deformi, alcuni nati morti, altri sopravvissuti e condannati ad una vita tragica e miserevole. Il documentario “Il mondo secondo Monsanto” illustra egregiamente questi ed altri episodi a dir poco imbarazzanti nei queli è stata coinvolta tale azienda multinazionale.

Di recente il glifosato è stato considerato un sospetto cancerogeno153.

A proposito di tale sostanza la dottoressa Campbell-McBride scrive sul suo blog154:

• Il glifosato persiste nel suolo, nel cibo e nella flora intestinale di uomini ed animali. Esso causa la crescita di Clostridium difficile nell’intestino umano. Esso agisce come un antibiotico nel corpo e distrugge il normale equilibrio della flora intestinale di uomini ed animali.

• Il glifosato causa carenza di vitamina D negli esseri umani, dal momento che interferisce con la sua attivazione nel fegato.

• C’è una forte correlazione tra l’uso del glifosato e l’epidemia di obesità.

• C’è una correlazione perfetta tra l’uso del glifosato e l’epidemia mondiale di autismo.

• Il glifosato si trasforma nel composto chimico tossico P-cresolo nell’intestino di un soggetto autistico, passa nel flusso sanguigno e viene espulso con l’urina.

• La maggior parte dei bio-marcatori dell’autismo possono essere spiegati dall’uso del glifosato.

• Il glifosato induce bassi livelli di serotonina e dopamina negli esseri umani, causando depressione ed altri problemi mentali.

• Il glifosato causa la proliferazione nell’intestino umano di un microbo patogeno detto Pseudomonas aeruginosa, il quale produce formaldeide ed altre sostanze molto tossiche.

• Recentemente la nostra agricoltura occidentale intensive ha iniziato a utilizzare il glifosato come dessiccante per i semi [ovvero per i chicchi dei cereali e di altre piante commestibili – N.d.T.]: il grano, la soia la colza ed altre granaglie e semi, una volta maturi, vengono spruzzati con il glifosato appena prima della raccolta per farli essiccare e per rendere semplice separare i semi dal resto della pianta. Questo significa che i semi sono coperti dal glifosato appena spruzzato.

• Il suolo viene distrutto dal glifosato; la comunità microbica presente nel suolo viene alterata e danneggiata.

• Le popolazioni delle api soffrono a causa dell’uso del glifosato dierettamente a causa dell’avvelenamento degli insetti e indirettamente attraverso la distruzione di piante necessarie per la sopravvivenza delle api, dalle quali esse traggono nutrimento.

• Il glifosato causa infezioni fungine negli animali e negli uomini. Le infezioni fungine sono una delle cause più importanti dell’estinzione degli animali.

• Il glifosato causa danneggiamento degli ormoni negli uomini e negli animali.

• Il glifosato danneggia la capacità delle piante di assorbire il carbone dall’aria contribuendo al riscaldamento globale.

• Il glifosato si lega ai minerali presenti nel suolo rendendoli indisponibili per le piante e per i microbi del suolo. I cibi coltivati con l’utilizzo del glifosato hanno una composizione molto povera in minerali.

Qui di seguito invece la traduzione del riassunto (abstract) dell’articolo Glyphosate, pathways to modern diseases II: Celiac sprue and gluten intolerance (“Glifosato, sentieri per nuove malattie II: celiachia e intolleranza al glutine”)155.

La celiachia, e più in generale l’intolleranza al glutine, è un problema crescente in tutto il mondo, ma specialmente in Nord America ed in Europa, dove si stima che adesso ne soffra il 5% della popolazione. I sintomi possono includere nausea, diarrea, eruzioni cutanee, anemia macrocitica e depressione. È una malattia multifattoriale associata a numerose carenze nutritive e problemi riproduttivi, all’aumento del rischio di malattie della tiroide, alla disfunzione renale e al cancro.

Qui proponiamo che il glifosato, l’ingrediente attivo dell’erbicida Roundup®, sia il più importante fattore causale in questa epidemia. I pesci esposti al glifosato sviluppano problemi digestivi che ricordano quelli della celiachia. La celiachia è associata con uno squilibrio della flora batterica che può essere pienamente spiegato dagli effetti noti del glifosato sui batteri intestinali.

Le caratteristiche della celiachia fanno puntare in direzione del danneggiamento di molti enzimi del citocromo P450, che sono coinvolti nella disintossicazione dalle tossine ambientali, nell’attivazione della vitamina D3, nella catabolizzazione della vitamina A, nel mantenimento della produzione degli acidi della bile e del rifornimento di solfati all’intestino. È noto che il glifosato inibisce gli enzimi del citocromo P450. Carenze di ferro, cobalto, molibdeno, rame ed altri metalli in traccia associati alla celiachia possono essere attribuite alla forte abilità del glifosato di chelare questi elementi. Carenze di triptofano, tirosina, metionina, e selenometionina associati con la celiachia corrispondono alla nota azione di esaurimento di questi aminoacidi da parte del glifosato.

I pazienti celiaci hanno un rischio aumentato di sviluppare linfomi non-Hodgkin, che sono stati pure implicati nell’esposizione al glifosato. Problemi riproduttivi associati con la celiachia, come l’infertilità, l’aborto spontaneo, ed i difetti congeniti possono pure essere spiegati dal glifosato. Di recente i residui di glifosato nel grano e nelle altre piante stanno verosimilmente aumentando a causa della crescente pratica di disseccare le piante appena prima della raccolta. Supponiamo che la pratica di “far maturare” la canna da zucchero con il glifosato possa spiegare la recente impennata di disfunzioni renali tra i lavoratori agricoli nell’America Centrale. Concludiamo con un appello ai governi a riconsiderare le politiche riguardanti la sicurezza dei residui di glifosato nei cibi.

Per completezza discuto qui anche delle critiche al presente articolo, prendendo come riferimento un articolo di Peter Olins pubblicato su un sito che difende gli OGM156. La prima è che chi l’ha scritto non è medico, né tossicologo. Ma è forse proibito leggere articoli scientifici e farsi un’opinione, specie in un mondo in cui tutto ruota intorno al dio danaro e non ci si può fidare più di nessun esperto del settore, visti i colossali conflitti di interesse? Del resto l’articolo in questione non è opera di fantasia, ma si fonda su ben 271 pubblicazioni citate come fonti. Al contrario gli articoli citati per “smontare” il suo lavoro sono appena una manciata.

Ancora più importante è la riflessione sugli autori e sui loro conflitti d’interesse. Stephanie Seneff non sembra legata a nessuna organizzazione che possa “lucrare” sul rispetto dell’agricoltura naturale e delle sementi naturali (l’autore dell’articolo citato riesce a scoprire solo un finanziamento da parte di un’azienda di computer, il che la dice lunga), mentre Peter Olins che viene presentato come “esperto indipendente” è in realtà una persona che “ha lavorato per la maggior parte della sua carriera nelle industrie farmaceutiche e biotecnologiche”, come mostra il suo curriculum157 presente sul medesimo sito.

Non è un caso che anche uno degli articoli citati da questo biochimico viene da un’altra fonte non troppo indipendente. Se l’articolo di S. Seneff punta molto sul fatto che il glifosato danneggi gli enzimi del gruppo detto “citocromo P450”, P. Olins ribatte che questa affermazione basilare verrebbe smentita dalla ricerca Functional Expression and Comparative Characterization of Nine Murine Cytochromes P450 by Fluorescent Inhibition Screening (“Espressione funzionale e caratterizzazione comparativa di nove citocromi P450 dei topi per mezzo di un controllo con l’inibizione fluorescente”)158. L’esperimento è stati condotto su un modello animale, e quindi già di per sé non troppo affidabile, in più uno degli autori, come viene specificato in una nota, è affiliato ad una azienda che si occupa anche di biotecnologia (la Amgen, Inc., di Seattle, in procinto di trasferirsi in Massacchussets - http://www.amgen.com/). La situazione mi ricorda molto le ricerche che dimostrerebbero l’innocuità dell’adiuvante vaccinale squalene realizzate (guarda caso) da una nota azienda produttrice di vaccini. Faccio notare anche che la Amgen sta studiando un rimedio farmaceutico159 che spera possa portare beneficio ai pazienti celiaci (verrebbe da pensare che la prevenzione di una malattia non interessa certo a chi vuole vendere farmaci ad essa dedicata).

Ma per capire fino in fondo quanto i conflitti di interesse pesino sulla cosiddetta ricerca scientifica, credo che occorra leggere le dichiarazioni di chi è stato direttore di alcune tra le più prestigiose ricerche scientifiche (vedi il capitolo I.5).

Ritornando agli enzimi del citocromo P450, c’è da tenere conto dello studio del 1988 citato da Seneff, Glyphosate Is an Inhibitor of Plant Cytochrome P450: Functional Expression of Thlaspi arvensae Cytochrome P45071B1/Reductase Fusion Protein in Escherichia coli160, Benché lo studio non sia su un soggetto umano, mostra dei danni causati dal glifosato.

Tra gli altri articoli scientifici che vengono presentati da Peter Olins per screditare l’articolo della Seneff vi sono:

- Un articolo svedese in cui si mostra che il linfoma non Hodgkin sta diminuendo tra i pazienti celiaci (forse per la maggiore attenzione alle loro problematiche?); tale citazione non smentisce il fatto che la celiachia predisponga al linfoma. Non si poteva trovare di meglio?

- Un articolo che conferma quanto detto dalla Seneff sull’aumento dei casi di celiachia ma non sull’aumento dei casi di sensibilità al glutine (che sarebbero rimasti costanti). Il che corrisponde appena ad una mezza smentita (sebbene sia solo un aneddoto, ricordo la testimonianza di una signora intollerante a latte e glutine che miracolosamente riesce però a mangiare queste due sostanze quando vengono va in vacanza in Bolivia, dove l’agricoltura segue ancora modalità più legate alla tradizione161).

Peter Olins concorda con la Seneff sul fatto che il glifosato possa legarsi ad una varietà di metalli, ma afferma che “non viene presentata alcuna prova che questo fatto sia rilevante nelle reali condizioni che si incontrano nel sistema digestivo umano”; questo non è sicuramente un pensiero consolante, in quanto l’unico dubbio che resta è su quanto negativo sia l’effetto. Di certo si può sempre sperare che tale effetto negativo sia minimo, ma già l’agricoltura industriale sta da molti decenni depauperando il suolo di sostanze nutritive essenziali: perché mai dovremmo rischiare di aggiungere danno al danno?

Su un punto mi sento di dare ragione al signor Olins: l’esperimento sui pesci162 che viene citato nel lavoro di Seneff e Samsel non sembra molto valido, e questo non lo dico solo perché sono contrario alla vivisezione, ma perché non è stata utilizzata una formulazione specifica per l’uso in ambiente acquatico, ma un’altra formulazione specifica per l’uso sulla vegetazione terrestre. Il fatto che quest’ultima contiene un surfattante che non contiene la prima, lascia dei dubbi sul reale responsabili del danno mostrato dal sistema digestivo dei pesci: il glifosato o il surfattante? Tra l’altro i pesci sono stati esposti a livelli davvero massicci di prodotto, cosa che difficilmente si potrebbero verificare (almeno in tempi brevi) utilizzando normalmente il prodotto incriminato.




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