Alimentazione, disbiosi intestinale e parassitosi


Tumori Celiac disease and malignancy



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Tumori

Celiac disease and malignancy (“Celiachia e tumore maligno”)176.

Disappearance of Mesenteric Lymphadenopathy with Gluten-Free Diet in Celiac Sprue (“Scomparsa della linfoadenopatia mesenterica con una dieta senza glutine in un paziente celiaco”)177. L’articolo riferisce di un linfoma maligno in un paziente con celiachia fino ad allora non diagnosticata, che regredisce e scompare dopo l’adesione ad una dieta senza glutine.

Affezioni cardiache

Death from ischaemic heart-disease and malignancy in adult patients with coeliac disease, (“Morte a causa di ischemia cardiaca e tumore maligno in pazienti adulti celiaci”)178.

7 – Infertilità, celiachia, disbiosi, veleni chimici e focus dentali
Qui di seguito la traduzione di alcuni brani particolarmente significativi del riassunto (abstract) dell’articolo A risk factor for female fertility and pregnancy: celiac disease (“Un fattore di rischio per la fertilità femminile e la gravidanza: la celiachia”), scritto da Anna Velia Stazi e Alberto Mantovani179.

A parte l’enteropatia manifesta, ci sono molte altre forme che appaiono più tardi nel corso della vita; gli organi bersaglio non sono limitati all’intestino, ma comprendono il fegato, la tiroide, la pelle, e l’apparato riproduttivo. È adesso riconosciuto che la celiachia è una condizione relativamente frequente; la prevalenza totale è di almeno 1 su 300 nell’Europa Occidentale. La celiachia può compromettere la vita riproduttiva delle donne che ne sono affette, causando pubertà ritardata, infertilità, amenorrea e menopausa precoce. Studi clinici ed epidemiologici mostrano che le pazienti celiache hanno un rischio più alto di aborti spontanei, minor peso alla nascita del neonato e ridotta durata dell’allattamento. Non sono disponibili studi adeguati sul tasso di difetti congeniti nei figli delle donne celiache; tuttavia, la celiachia induce malassorbimento e carenza di fattori essenziali per l’organogenesi, per esempio ferro, acido folico, e vitamina K. Le evidenze complessive suggeriscono che i pazienti celiaci possono essere un gruppo particolarmente suscettibile alle sostanze che risultano tossiche per la riproduzione

Particolarmente interessante è anche l’articolo Risk of infertility in patients with celiac disease: a meta-analysis of observational studies (“Rischio di infertilità in pazienti con celiachia: una meta-analisi di studi di osservazione”)180, che passa in rassegna diversi lavori scientifici sulla questione in modo da avere a disposizione una statistica più significativa. Nell’abstract di tale articolo si legge che



Un’associazione significativa è stata trovata tra donne con una diagnosi di infertilità e celiachia non diagnosticata [OR 3.09 (95% CI 1.74-5.49)]. Quando si considerano gli studi che valutano l’occorrenza dell’infertilità in soggetti con celiachia già diagnosticata, nessuna differenza è stata trovata tra i pazienti celiaci ed i soggetti del gruppo di controllo [OR 0.99 (0.86-1.13)].

Un altro articolo in italiano sul medesimo argomento che potete leggere per approfondimento è Fertilità, gravidanza e celiachia181 della dottoressa Anna Vitale; altre informazioni sono reperibili in inglese sul sito Celiac Central182, e all’interno dell’articolo Reproductive changes associated with celiac disease (“Cambiamenti riproduttivi associati con la celiachia”)183.

Che l’intestino non sia il solo organo bersaglio delle reazioni autoimmuni innescate dal glutine viene ribadito anche nell’introduzione dell’articolo Malattia celiaca e riproduzione: possibili modelli in vivo184 della dottoressa Anna Velia Stazi. Nell’articolo viene spiegato che le difficoltà riproduttive causate da una intolleranza al glutine possono essere indirette (malassorbimento che porta a carenze di micronutrienti e quindi ad infertilità) oppure dovute ad diretto un effetto negativo del glutine sugli apparati riproduttivi maschile e femminile. Nell’articolo vengono riferiti anche i risultati di studi precedenti che mostrano come la celiachia possa causare menopausa precoce, ritardo del menarca, difficoltà ad allattare, amenorrea, infertilità, aborti spontanei, maggiore rischio di peso basso alla nascita e maggiore rischio di ritardi di crescita.

L’articolo è molto interessante, sebbene io preciserei che:

1) La celiachia ha sicuramente una base genetica nel senso di predisposizione genetica, ma occorrono secondo l’opinione e l’esperienza del dottor Haas e della dottoressa Campbell anche fattori scatenanti che spesso sono identificabili con la disbiosi e la parassitosi intestinale, per non parlare del ruolo di alcuni agenti tossici (prodotti chimici, metalli pesanti). Vedi a tal proposito il capitolo 4.

2) Il malassorbimento (per quanto detto sopra) è presumibilmente un effetto della disbiosi/parassitosi intestinale piuttosto che della celiachia in sé, ovvero celiachia e malassorbimento possono rilevarsi solo due facce della stessa medaglia, che sono correlati in quanto effetti della medesima causa.

Altre informazioni più dettagliate sull’argomento del presente capitolo sono reperibili all’interno del libro “Il mal di glutine” di Lorenzo Acerra, leggendo il quale si evince come oramai si siano accumulate numerose prove che legano al consumo di glutine non solo l’infertilità femminile, ma anche gli aborti spontanei, i problemi mestruali, la sindrome premestruale, il minor peso del bambino alla nascita, il travaglio anticipato e la difficoltà di allattare.

Per esempio riporto che:



Eliakim [2001] sottolinea che sebbene siano stati ultimati numerosi lavori di ricerca in merito e sebbene queste informazioni siano da considerarsi un dato acquisito, molti specialisti in ostetricia e ginecologia non sono al corrente di una tale correlazione. Gasbarrini [2000] effettua lo screening ematico della celiachia in 44 donne con aborti spontanei ricorrenti, 39 con ritardo della crescita intrauterina e 50 donne sane di controllo. Nessuna delle donne sane risulta celiaca, mentre questa condizione viene trovata nell’8% delle donne con aborti spontanei ricorrenti e nel 15% di quelle con ritardo della crescita intrauterina.

Concludo questo capitolo facendo notare che anche per l’infertilità (o più in generale alla difficoltà di portare normalmente a termine una gravidanza) ci possono essere differenti cause, a partire da una dieta scorretta ed una forma di disbiosi/parassitosi che sottrae alla madre le sostanze nutritive che servono a far funzionare correttamente l’apparato riproduttivo ed a portare a termine la gravidanza. Sul sito della dottoressa Wahls si trova la testimonianza di una donna, Genie Maybanks185, cui era stata diagnosticata l’infertilità, ma che dopo appena un mese di adesione al regime dietetico paleolitico della dottoressa è rimasta incinta.

Ma causa di infertilità può anche essere l’endometriosi (vedi il capitolo relativo) un focus dentale (per esempio un dente devitalizzato), nonché l’effetto avverso di una vaccinazione. Per approfondimenti vedi anche i libri “I pilastri della salute e la rete di interconnessioni” e “Bonifica dentale” (ed il prossimo sui vaccini non appena sarà pronto).

Ma adesso occupiamoci anche di un altro problema, ovvero dei prodotti chimici tossici e velenosi che ritroviamo nell’acqua che beviamo, nei cibi che mangiamo (per non parlare dell’aria che respiriamo).

È noto da tempo che il mercurio, fino a poco tempo fa presente all’interno delle amalgame per le otturazioni dentali, ma presente in notevole quantità anche nel mare e quindi nei pesci di taglia più grossa (nonché rilasciato dalle emissioni delle centrali a carbone), è un metallo pesante che può indurre sterilità (d’altronde esso causa disbiosi, e così facendo predispone l’organismo alla parassitosi, lo espone a carenze nutritive ed all’intolleranza al glutine).

Ma oltre al mercurio c’è anche la diossina.

Su un articolo sul sito http://archivio.denaro.it dal titolo “Incubo diossina: in aumento la sterilità per chi vive in aree inquinate”186 leggiamo le dichiarazioni di Massimiliano Pellicano, ginecologo napoletano esperto nel campo della sterilità di coppia:

Sebbene ci sia ancora dibattito sono molti gli studi che indicano la diossina come determinante nella caduta di fertilità. Le ragioni? Gli effetti dovuti all’azione simil-estrogenica di questa molecola, con la relativa diminuzione del numero di spermatozoi nell’uomo, mentre, d’altro canto, si assiste ad un incremento dell’endometriosi nella donna.

Simile denuncia viene da un’altra dottoressa che potete ascoltare su un video visonabile sul sito vitachenasce.org187.

Anche l’arsenico, che troviamo in quantità sempre maggiori persino nelle acque che dovrebbero essere potabili (vedi l’articolo del Corriere della sera Acque all’arsenico: l’Ue chiude i rubinetti di 128 Comuni italiani corriere188) causa infertilità come possiamo verificare leggendo una pagina web sul sito dell’associazione fatebenefratelli per la ricerca che descrive un progetto di ricerca di cui è responsabile il prof Dario Manfellotto189:

Differenti studi hanno dimostrato che l’esposizione prolungata a basse concentrazioni di arsenico può portare lesioni dermatologiche, neuropatie periferiche, malattie cardio-vascolari, diversi tipi di cancro e infertilità (Hughes et al. 2002; Schoen et al. 2004; ATSDR 2007). Per quanto riguarda l’infertilità, sia studi su modelli animali che studi sull’uomo hanno osservato delle associazioni significative tra i parametri di funzionalità degli spermatozoi e l’esposizione all’arsenico (Meeker et al., 2008; Wirth and Mijal, 2010). In particolare, lo studio di Meeker e collaboratori ha dimostrato che l’esposizione prolungata a basse concentrazioni di arsenico provoca una riduzione significativa dei parametri di funzionalità degli spermatozoi.

Da notare che l’arsenico si trova in alcuni tipi di pesticidi, erbicidi, insetticidi, e che di recente è stato trovato in concentrazioni allarmanti in diversi alimenti specie negli Stati Uniti. D’altronde negli USA è permesso utilizzare un prodotto a base di piombo e arsenico sulle coltivazioni190, tanto che esiste persino un articolo scientifico pubblicato negli Archivi di contaminazione e tossicologia ambientale e che si intitola Esposizione professionale all’arsenico nell’irrorazione delle coltivazioni d’uva in Florida191. Da notare che (ma guarda un po’ la coincidenza!) il piombo è una delle cause dell’infertilità maschile192.

Ecco da dove deriva l’arsenico che poi finisce nel succo d’arancia (come riporta il sito della rete televisiva ABC193) o nel succo d’uva. Attraverso additivi presenti nel mangime per avicoli anche il pollo statunitense diventa spesso sovraccarico di arsenico194, come ci conferma l’articolo pubblicato su USA today intitolato FDA: Some chicken may have small amount of arsenic195.



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