Alimentazione, disbiosi intestinale e parassitosi



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29.03.2019
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(…) Dopo i probiotici, ‘c’è stato un cambiamento totale’, ha detto ad ABC News. ‘I suoi sintomi sono scomparsi e si è rimesso del tutto.’

Quanto ai trapianti di feci di donatori sani, per quanto possa essere un interessante campo di ricerca, mi sembra molto più logico ripristinare la corretta flora con una dieta paleolitica ed i probiotici, o magari provare semplicemente a fare dei clisteri con sciolti dentro dei probiotici, secondo quanto suggerisce la dottoressa Campbell.

Per spiegare meglio il legame intestino-cervello e comprendere come si possano originare i cosiddetti disturbi mentali, consiglio la lettura dell’articolo Intestinal microbiota, probiotics and mental health: from Metchnikoff to modern advances: Part II – contemporary contextual research (“Microbiota intestinale, probiotici e salute mentale: da Metchnikoff alle scoperte moderne: Parte II – ricerca contestuale contemporanea”)287 che presenta forse la più ricca mole di dati sul rapporto tra equilibrio del microbiota intestinale e salute mentale. Gli autori ricordano innanzitutto come agli inizi del 1900 gli scienziati indagassero già tale questione discutendo del fenomeno della cosiddetta autointossicazione (tossine prodotte dai patogeni che arrivano al cervello anche a causa di una aumentata permeabilità dell’intestino), ma dal 1930 in poi la questione fu abbandonata e si iniziò al contrario ad indagare sulla relazione causale inversa: l’effetto di depressione, ansia e stress nella genesi dei disturbi gastrointestinali.

Gli autori stessi, prima di lavorare a questo articolo di rassegna degli studi del settore, hanno fatto dei lavori di indagine mostrando il ruolo potenziale dei probiotici per combattere stati di fatica cronica e di depressione. Col progredire delle tecniche di analisi ormai sappiamo che i cosiddetti disturbi mentali sono associati con un basso grado di infiammazione, stress ossidativo e aumento delle citochine infiammatorie (delle molecole denominate per esempio TNF-α, IL-1, IL-6, etc) tutti fattori che possono regolati dall’assunzione dei probiotici.

Uno dei fattori intestinali che può causare disturbi mentali, e su cui si sofferma il succitato articolo, sono le endotossine lipopolisaccaridi (LPS), la cui somministrazione (anche in basse dosi) ha innescato ansia, depressione, deficit cognitivi. Tali molecole fanno parte della membrane esterna dei batteri gram-negativi, microrganismi che (sotto normali condizioni) sono presenti in quantità di almeno un grammo nel nostro intestino (una minuscola porzione del microbiota intestinale quindi). Se la barriera intestinale è sana e funzionante, solo una minuscola quantità di endotossine LPS può passare nel sangue, mentre alti livelli di tali tossine vengono rilevate nel sangue di persone obese, con alti livelli di insulina e che manifestano altri segni che predispongono alle malattie cardiovascolari ed al diabete. Ma le tossine LPS inducono anche produzione di citochine che a loro volte sovra-eccitano il sistema limbico e portano ad una diminuzione di triptofano, la molecola a partire dalla quale viene costruita nel nostro corpo la serotonina, un neurotrasmettitore essenziale per il normale funzionamento del cervello, e la cui carenza induce ansia e depressione.

Tra l’altro l’ingresso nel circolo sanguigno delle tossine LPS può danneggiare la barriera emato-encefalica288, ovvero quel sistema che agisce da filtro per evitare che certe molecole indesiderabili arrivino fino al cervello; sostanzialmente aumenta la permeabilità di questa barriera e aumenta il carico di patogeni e di tossine che riescono a raggiungere il cervello, comprese le stesse LPS, e diminuisce al contempo la capacità della barriera di espellere le tossine, come quelle che delle beta-amiloidi, peptidi tossici che nel cervello nei malati di Alzheimer accumulano e si aggregano formando addirittura delle placche che ricoprono le cellule nervose (e che, secondo recenti ricerche, hanno un qualche ruolo anche nel morbo di Parkinson289). Il nostro organismo però è dotato di un sistema di regolazione della permeabilità di questa barriera per mezzo di certi cannabinoidi (detti endocannabinoidi, in quanto prodotti dal corpo stesso) che compensano l’effetto negativo delle LPS. Questo suppongo che possa spiegare l’effetto terapeutico dei cannabinoidi nel mitigare i sintomi della sclerosi multipla e forse anche quello curativo nei confronti dei tumori cerebrali.

Affinché le tossine LPS (ed anche altre) possano giungere in circolo nel sangue in dosi sufficienti a creare dei disturbi mentali occorre un aumento della permeabilità intestinale (e possibilmente a volte anche un aumento di numero degli stessi batteri gram-negativi), e sempre più ricerche scientifiche lo stanno dimostrando. Interessante ad esempio è il risultato dello studio Alterations of the intestinal barrier in patients with autisms pectrum disorders and in their first-degree relatives (“Alterazioni della barriera intestinale in pazienti con disturbo dello spettro autistico e nei loro parenti di primo grado”)290 che mostra come l’eccessiva permeabilità intestinalesi riscontri nel 36.7% dei bambini autistici, nel 21.2% dei loro parenti di primo grado (tra i quali ci sono anche le madri ed i fratelli, che condividono una simile microflora, dal momento che viene trasmessa da madre a figlio) e nel 4.8% dei soggetti sani del gruppo di controllo. L’aumento della permeabilità intestinale non è però legata solo al passaggio nel sangue delle tossine LPS, ma anche di molte altre tossine, veleni ambientali, nonché particelle di cibo maldigerito. Tra i veleni ambientali che causano sintomi depressivi ci sono i PCB, i quali a loro volta compromettono la funzionalità di entrambe le barriere di cui qui si è discusso, quella intestinale e quella emato-encefalica. Anche in questo caso il corpo è dotato di meccanismi di riequilibrio, i batteri benefici, ed in effetti la somministrazione di probiotici aiuta a disintossicare l’intestino.

Mentre l’assunzione di acidi grassi Omega 3 ha un effetto positive sulla barriera intestinale ed aiutano a limitare il passaggio di LPS tossine nel sangue, il fruttosio aumenta la quantità di LPS in circolazione rispetto al saccarosio ed al glucosio. La sempre maggiore diffusione dello sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio può quindi contribuire all’aumento dei casi di ansia e depressione.

Un altro fattore a volte importante nei problemi mentali, che viene fatto notare nel succitato articolo, è quello dell’acido D-lattico, un isomero del’acido lattico che viene prodotto da alcuni batteri (come il Lactobacillus delbrueckii) e che si può accumulare nell’intestino, passare nel sangue e quindi contribuire ad uno squilibrio psichico. L’assorbimento di acido D-lattico nel sangue viene aumentato dalle tossine LPS, dalla permeabilità intestinale, ma anche dallo stress; l’eccesso di fibra può incoraggiare la crescita delle specie che producono questo isomero dell’acido lattico.

Alcune altre informazioni (e conferme di quanto su scritto) le troviamo nell’articolo Serotonin, tryptophan metabolism and the brain-gut-microbiome axis291 (“Serotonina, metabolismo del triptofano e l’asse microbioma intestinale-cervello”) nel cui abstract troviamo scritto che uno dei meccanismi con cui asse e microbioma interagiscono può dipendere



dalla capacità del microbiota intestinale di controllare il metabolismo del triptofano (…) riducendo simultaneamente la frazione disponibile per la sintesi della serotonina ed aumentando la produzione di metaboliti neuroattivi

È noto che bassi livelli di serotonina a possono provocare ansia, depressione nonché problemi sessuali, e aggressività; si può fare qualcosa per aumentare la produzione di serotonina facendo attività fisica e prendendo il sole, oppure mangiando alcuni alimenti che ne stimolano la produzione (frutti di bosco, patate, cacao, zucca, e lasciamo perdere il latte che ormai è tutto pastorizzato e nn fa certo bene alla salute) attività fisica e luce solare).

Come già accennato all’inizio del libro, sono emerse di recente molte informazioni sul possibile ruolo del parassita unicellulare toxoplasma nella depressione e in altri “problemi mentali”. L’articolo New findings: depression, suicide, and Toxoplasma gondii infection (“Nuove scoperte: depression, suicidio ed infezione da Toxoplasma gondii)292 ci informa che non solo la presenza di anticorpi al Toxoplasma è correlate a vari disturbi mentali (tra i quali schizofrenia, depressione, tentativo di suicidio) ma che è stato individuato un possibile meccanismo: la reazione di difesa dell’organismo contro questo protozoo ha come effetto collaterale una diminuzione di produzione di serotonina nel cervello. Un’altra affermazione importante dell’articolo è che mentre generalmente un’infezione da toxoplasma non può riattivarsi una seconda volta, questo può invece succedere nei soggetti con un sistema immunitario squilibrato.

L’articolo Effects of Toxoplasma gondii infection on plasma testosterone and cortisol level and stress index on patients referred to Sina hospital293, mostra che nelle persone infette da toxoplasma c’è un misurabile aumento dei livelli di testosterone e di cortisolo (l’ormone dello stress) ed è stata misura una correlazione tra toxoplasmosi stress ed ansia.

L’articolo Reconceptualizing major depressive disorder as an infectious disease (“Ripensare la depressione maggiore come una malattia infettiva”)294, per quanto si presenti come puramente speculativo, mostra diverse argomentazioni a favore di tale punto di vista, per esempio la presenza di indicatori di un processo infiammatorio (anche nel cervello). Per esempio i suicidi mostrano livelli più elevati di alcune interleuchine in un’ area del cervello già in precedenza associata ala formulazione di idee suicide. Ovviamente è una speculazione asserire che tali indicatori di un processo infiammatorio dipendano dall’attivazione del sistema immunitario in risposta ad un’infezione da virus, batteri o parassiti, ma è una speculazione molto sensata. L’articolo ci informa che il Toxoplasma gondii infetta circa un terzo della popolazione mondiale e che tale infezione è associata alla produzione di quelle citochine pro-infiammatorie riscontrate nei pazienti depressi e che è stata riscontrata una correlazione tra diffusione dell’infezione da toxoplasma e tassi di suicidio; inoltre le persone che hanno tentato il suicidio hanno più alti livelli di anticorpi al toxoplasma. Del resto se il toxoplasma riesce a modificare il comportamento dei topi da esso infettati fino a far loro percepire l’odore dell’urina del gatto come qualcosa di sessualmente attraente, il sospetto che possa causare anche nell’uomo delle forte modificazioni a livello cerebrale. Altri dati finora appurati sono quelli della correlazione tra virus come l’herpes simplex-1 o il virus di Epstein-Barr; ma è noto che la correlazione non è abbastanza per definire un rapporto di causa ed effetto.

Argomentazioni molto simili le ritroviamo nell’articolo Could depression be the result of a brain infection?(La depressione potrebbe essere causata da un’infezione al cervello?)295.

Ma come fare a liberarsi da una infezione da toxoplasma se il proprio sistema immunitario è debole? Ovviamente ristabilendo l’equilibrio del sistema immunitario risanando l’intestino, e poi probabilmente possono venire in aiuto zinco, melatonina e lattoferrina; sebbene i seguenti studi siano stati compiuti su animali, è risaputo che lo zinco aiuta a potenziare il sistema immunitario e che la lattoferrina ha un’azione antibattericaed antifungina. Vedi Effect of zinc and melatonin supplementation on cellular immunity in rats with toxoplasmosis296 e Toxoplasma gondii: inhibition of the intracellular growth by human lactoferrin297. Maggiori informazioni su dei percorsi natuali di cura della toxoplasmosi potete trovarle (in inglese) sul sito di Greg Lee298.

In realtà il numero dei parassiti (anche unicellulari) che possono causare problemi a livello mentali (ma anche attacchi epilettici) è piuttosto vasto, sebbene molti si trovino solo in aree tropicali; chi vuole controllare l’elenco può leggere l’abstract dell’articolo Parasitoses of the human central nervous system299. Persino alcuni vermi parassiti possono penetrare nel cervello, ma perché ciò succeda occorre ingerire carne cruda.

Molto altro materiale sulla questione psichiatrica sarà presto disponibile non appena riordino i miei scritti. Per l’intanto vi suggerisco di leggere anche (nonostante tutti i limiti di un approccio che non riconosce la follia come problema legato a disturbi nutritivi, intestinali o di focus dentali) i libri di Giuseppe Bucalo (disponibili anche gratuitamente on line) e l’articolo Le voci dentro la loro testa”, approccio di Gail Hornstein alla comprensione della follia300.



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