Alimentazione, disbiosi intestinale e parassitosi


I.1 - Disbiosi intestinale (e non solo)



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I.1 - Disbiosi intestinale (e non solo)
Come il paguro e l’attinia vivono in perfetta simbiosi, aiutandosi l’un l’altro (il paguro porta in giro l’attinia che ne approfitta per trovare cibo, mentre l’attinia offre al paguro la difesa dei propri tentacoli urticanti), così succede per il rapporto di simbiosi tra gli animali pluricellulari (dagli insetti1 ai mammiferi) e vari ceppi di batteri, detti per l’appunto batteri “simbionti”: l’animale ospita i batteri che si trovano al sicuro in una “casa” che corrisponde al corpo dell’animale, ed i batteri in cambio aiutano a digerire ed assimilare il cibo, e persino a fornire alcune sostanze nutritive (nel caso dell’uomo si tratta di vitamine del gruppo B, vitamina K e alcuni aminoacidi). Nell’uomo queste popolazioni di batteri popolano le varie mucose del corpo, la mucosa dell’intestino (la più estesa e quindi anche la più popolata dai batteri), quella della bocca e della cavità faringea, delle tonsille, delle orecchie, dei polmoni2, del tratto uro-genitale (e quindi anche della vagina), della pelle. Scrive il dottor Massimo Caporossi, su un articolo sulla disbiosi intestinale3:

Tutte le superfici del corpo dalla pelle al tratto genito-urinario, alla cavità orale, all’apparato respiratorio, all’orecchio e, soprattutto, all’apparato gastrointestinale, sono colonizzati da batteri. L’intestino, in quantità progressive dallo stomaco al colon-retto, ne contiene circa il 70% del totale, suddiviso in più di 500 specie, costituendo così il microbiota.

Se qualcuno volesse una eventuale conferma cito l’articolo A brave new world: the lung microbiota in an era of change (“Un mondo nuovo: il microbiota dei polmoni in un’era di cambiamento”)4 che spiega come con le nuove tecniche di individuazione dei microbi (indipendenti dalla loro coltura) sta permettendo di fare sempre maggiori e più dettagliate scoperte sul microbiota delle varie zone del corpo umano; la presenza di una particolare comunità microbica sulla mucosa pomonare è ormai un dato assodato. Anche lo stomaco, che prima si pensava fosse un organo praticamente sterile, adesso viene studiato sotto il profilo del suo particolare micro bioma, come mostra l’articolo Gastric Microbiota5.

In realtà nel nostro organismo il rapporto tra il numero di cellule che contengono il nostro DNA (e che quindi possiamo considerare dal punto di vista genetico prettamente umane) ed il numero di cellule dei microbi simbionti è di uno a dieci, sebbene poi questi esseri unicellulari che noi ospitiamo sono molto più piccoli delle nostre cellule umane; il rapporto in peso tra le due componenti di conseguenza è invertito, e per ogni chilogrammo di microbi simbionti ci sono circa 20 chili di cellule umane. Il repertorio genetico di questi microbi (detto microbioma) è circa 100 volte maggiore di quello dell’uomo che li ospita; in particolare nell’intestino umano ci sono circa 1000 differenti specie batteriche.

Così come per analizzare il comportamento e le abitudini del paguro legato con l’attinia non è possibile considerarli l’uno isolato dall’altro ma occorre considerare la loro unione simbiotica, così a ben vedere anche il nostro corpo umano dovrebbe essere studiato come quel super-organismo simbiotico rappresentato dall’interazione tra le nostre cellule e quelle del nostro microbioma6. Da notare che differenze genetiche e/o ambientali possono influire sulla particolare composizione di questo super-organismo, vedi per esempio la differenza tra la comunità microbica vaginale delle donne sane caucasiche e quella delle donne nere7.

È importante notare che la complessa ecologia di questa interrelazione tra microbi e corpo umano è oggetto di studi piuttosto recenti, che anno dopo anno svelano sempre maggiori segreti di questo super-organismo e permettono una comprensione più approfondita dei meccanismi che permettono di mantenere una buona salute e di quelli che portano alla malattia. Alcune informazioni erano già state ottenute con mezzi più rudimentali agli inizi del 1900, e molti medici avevano attribuito alla cosiddetta “tossiemia” e alle “endotossine” (tossine che vengono dall’interno dell’organismo stesso) la causa di molte se non tutte le malattie, facendo loro la massima del medico greco Ippocrate (“tutte le malattie hanno orgine nell’intestino”) ma purtroppo alcuni medici avevano pensato di “risolvere” il problema alla radice in una maniera a dir poco cruenta, ovvero togliendo tonsille e denti in maniera indiscriminata e asportando persino chirurgicamente parti del colon (in un’epoca in cui non erano ancora disponibili farmaci per la prevenzione delle infezioni chirurgiche con tutte le drammatiche conseguenze del caso, decessi compresi). Fu anche a causa di questo insensato accanimento chirurgico che venne gettato via, come si suol dire, il bambino assieme all’acqua sporca, e per circa 60 anni la ricerca medica si dedicò ad indagare sugli effetti intestinali di certe patologie piuttosto che sulla causa intestinale delle stesse malattie, confondendo sostanzialmente la causa e l’effetto. Adesso invece la mole di ricerche scientifiche che si accumula sullo squilibrio del microbiota intestinale (l’insieme dei microrganismi contenuti nel nostro intestino) e del microbiota di altri organi e tessuti mostra fin troppo spesso non solo la correlazione tra patologia e squilibrio del microbiota, ma dimostra anche in maniera incontrovertibile che correggendo lo squilibrio intestinale (ad esempio con la somministrazione di fermenti lattici, cibi fermentati, in poche parole di probiotici) si osservano notevoli miglioramenti delle condizioni di salute dei pazienti.

Se qualcuno ha voglia approfondire la questione del microbiota umano e del rapporto simbiotico tra microrganismi ed essere umano può leggere l’articolo Composition of the adult digestive tract bacterial microbiome based on seven mouth surfaces, tonsils, throat and stool samples (“Composizione del microbioma batterico del tratto digestivo dell’adulto basato su sette superfici della bocca, tonsille, gola e campioni di feci”)8, ma soprattutto il libro Metagenomics of the human body (“Metagenomica del corpo umano”), un libro con contributi di vari studiosi, edito dalla dottoressa Karen E. Nelson per la Springer9. A pagina vii, nella premessa al libro scritta da Jane L. Peterson e Susan Garges, leggiamo che:



Relman e Falkow (2001), quasi contemporaneamente, hanno lanciato l’idea di un “secondo progetto genoma umano” che “faccia un’inventario completo dei geni microbici dei quattro più importanti siti di colonizzazione nel corpo umano: bocca, intestina, vagina e pelle.”

Interessante è anche l’articolo è Role of intestinal bacteria in nutrient metabolism (“Il ruolo dei batteri intestinali nel metabolismo dei nutrienti”)10 che argomenta come la proliferazione dei batteri benefici e di quelli patogeni dipenda dalla dieta, e mostra come i batteri benefici aiutano a digerire ed a produrre vitamine e aminoacidi.

Una mancanza dei normali batteri simbionti può essere causata dall’assunzione di molti tipi di farmaci (antibiotici, antidolorifici, antinfiammatori, anticoncezionali, cortisonici, neurolettici chemioterapici), stress, mancanza di allattamento, parto cesareo (l’intestino del feto è praticamente sterile, senza alcun microrganismo, e in condizioni normali inizia ad essere popolato da quei microrganismo che incontra nel canale del parto) e per finire anche dalla nascita da una madre con una carenza di questi batteri benefici (dovuta a sua volta ad una delle cause summenzionate).

Riguardo all’azione negativa dello stress sui batteri benefici vedi l’articolo Investigating the role of perceived stress on bacterial flora activity and salivary cortisol secretion: a possible mechanism underlying susceptibility to illness11 che mostra come gli alunni sotto stress per gli esami mostrano una riduzione di acido lattico (prodotto dai batteri benefici) nelle feci.

Sull’effetto degli antibiotici vedi per esempio lo studio scientifico Prospective study of the impact of large spectrum antibiotics on the human gut (“Studio prospettico dell’impatto degli antibiotici a largo spettro sull’intestino umano”)12 che mostra come gli antibiotici causino infezioni da lieviti come la Candida albicans, e l’Amoxicillina-clavulonato causi un maggiore aumento di tali patogeni. Anche l’articolo Incomplete recovery and individualized responses of the human distal gut microbiota to repeated antibiotic perturbation13 mostra che la microflora intestinale, dopo due cicli di ciproflaxina, in alcuni casi non ritorna allo stato pre-esistente ma mantiene una parziale alterazione che si è sviluppata nel corso del trattamento14.

Sui danni delle pillole anticoncezionali vedi più avanti il capitolo specifico.

Sull’effetto negativo dei chemioterapici nei confronti dei microrganismi benefici dell’intestino vedi l’articolo Chemotherapy-driven dysbiosis in the intestinal microbiome (“Disbiosi del microbioma intestinale causata dalla chemioterapia”)15 nel quale leggiamo due cose interessanti, la prima delle quali è che

La chemioterapia causa diversi effetti collaterali, e la mucosite gastrointestinale è uno dei più frequenti. Gli attuali modelli di mucosite gastrointestinale non tengono generalmente conto del ruolo del microbioma intestinale.

E la seconda che



Il nostro studio identifica un grave squilibrio composizionale e funzionale nella comunità microbica dell’intestino, associato alla mucosite gastrointestinale indotta dalla chemioterapia.

Ma è difficile tener eil conto di quali e quanti farmaci hanno un effetto negativo sull’ecosistema dei microrganismi che vivono in simbiosi con l’uomo; per esempio l’articolo Tumor necrosis factor inhibition and invasive fungal infections (“Inibitori del Tumor Becrosi Factor e infezioni fungine invasive”)16 mostra l’assunzione di un farmaco piuttosto recente (un inibitore della citochina TNF, utilizzato per gestire i sintomi dell’artrite reumatoide e di altre malattie autoimmuni) è associata al’aumento di varie infezioni opportunistiche per esempio di Candida albicans e Aspergiullus fumigatus (un fungo molto pericoloso per la salute dell’uomo17).

Il microbiota intestinale contiene di regola oltre ai batteri benefici anche modeste quantità di batteri potenzialmente nocivi, che sono però limitatate dalla presenza dei batteri simbionti. Questi ultimi infatti rendono l’ambiente della mucosa sfavorevole alla proliferazione dei batteri patogeni, costituendo quindi una prima linea di difesa da molte infezioni; essi producono sostanze simili agli antibiotici che tengono a bada i microbi patogeni, e rendono acido l’ambiente della parete intestinale impedendone ancora di più la proliferazione.

Quanto detto a riguardo del microbiota intestinale vale sostanzialmente anche per gli altri gruppi di microrganismi che troviamo in altri organi e tessuti del corpo; anche se la composizione di ogni specifico microbiota è differente, l’elemento fondamentale alla base della condizione di salute di è il giusto l’equilibrio tra i vari tipi di microrganismi: all’equilibrio i batteri “amici” (o simbionti) sono molti e tengono a bada quelli patogeni, i quali a volte nelle piccole quantità in cui sono presenti possono anche svolgere una funzione utile all’interno dell’ecosistema complesso della mucosa. Ma quando i fattori summenzionati sconvolgono l’equilibrio della microflora i batteri patogeni proliferano in maniera indiscriminata; in particolare nell’intestino gli organismi unicellulari della Candida Albicans (ed altre specie del medesimo genere Candida) quando aumentano di numero si aggregano per integrarsi in una forma pluricellulare che forma delle ramificazioni (come le ife dei funghi, dal momento che la Candida è una forma di lievito, ovvero un particolare tipo di fungo) che penetrano addirittura nella mucosa intestinale e ne forano la parete contribuendo a causare la cosiddetta “sindrome dell’intestino poroso” (ma anche altri patogeni e parassiti posso essere concausa di tale problema).

A questo punto occorre precisare che sono nel corpo umano tre cosiddette “barriere” (denominate con termine tecnico “barriere tissutali”) il cui funzionamento è critico ai fini della corretto svolgimento di alcune delle più importanti funzioni vitali. In realtà al posto di “barriera” forse dovremmo utilizzare la parola “filtro”, o ancor meglio la locuzione “filtro intelligente”, dal momento che si tratta di superfici di separazione altamente sofisticate (che consistono di cellule specializzate) e che servono soprattutto a far passare le sostanze nutritive ed a lasciar fuori le tossine. La prima barriera è quella intestinale, ovvero quel sistema di filtraggio che, in condizioni ottimali, fa passare il nutrimento dall’intestino nel sangue, evitando che passino al contempo anche tossine o molecole mal digerite. La seconda è la barriera emato-encefalica, un sistema di filtraggio che, in condizioni ottimali, fa passare le sostanze nutritive dal sangue al cervello inibendo il però il passaggio ad eventuali tossine o altre molecole che potrebbero danneggiare la funzionalità cerebrale. La terza è la barriera emato-liquorale (che si trova tra il liquido cerebro-spianale ed il sangue).

La cosa notevole (e per certi versi disturbante, sia per il paziente che per molti medici che ancora non si sono abituati all’idea) è che l’eccessiva porosità intestinale non è necessariamente connessa a dei sintomi di malessere gastrointestinale18; tali sintomi potrebbero non esserci o essere poco evidenti, quanto meno rispetto ai problemi che si manifestano invece alla pelle, al cuore, alla tiroide, alle articolazioni (per non parlare di depressione, disturbi mentali ed autismo).

Da tempo sono note possibili cause e meccanismi che portano all’alterazione del funzionamento di tali barriere, con tutti i danni che ne possono conseguire. L’eccessiva porosità della barriera intestinale porta nel sangue elementi estranei, con conseguente iper-reazione del sistema immunitario che finisce per aggredire persino molecole del proprio corpo scatenando reazioni allergiche e autoimmuni. L’eccessiva porosità delle altre due può portare varie tossine a contaminare alcuni degli apparati più importanti per la regolazione ed il controllo dei movimenti e del pensiero (tossine generate all’interno del corpo umano da funghi, lieviti, batteri patogeni, parassiti, per non parlare del cibo di scarsa qualità, dei pesticidi, degli additivi alimentari, e delle sostanze inquinanti che assumiamo attraverso l’aria, l’acqua e il cibo inquinato).

Di recente sono stati eseguiti degli studi sugli effetti delle citochine, molecole proteiche che svolgono un ruolo fondamentale nella regolazione dei processi infiammatori, il cui eccesso è legato ad una disfunzione delle tre barriere citate. Di tali citochine pro-infiammatorie si è visto che sono coinvolte nella genesi di alcune malattie croniche e autoimmuni, che vengono prodotte dall’osso infetto e infiammato delle cavitazioni (e quindi possibilmente anche in corrispondenza di denti devitalizzati19). Gli studi in questo campo sono ad uno stadio abbastanza iniziale, ma già si prospetta finalmente una spiegazione comprensibile del fatto che problemi essenzialmente gastrointestinali da una parte e focus dentali dall’altra, possano portare a sintomi molto simili. Se assumiamo che la disbiosi, ed in particolare la carenza di bifidobatteri è una delle cause dell’infiammazione, e che porta alla produzione di citochine pro-infiammatorie, e che i focus dentali sono un’altra causa di infiammazione e produzione di citochine pro-infiammatorie, il cerchio si chiude.

Per giustificare quanto appena detto cito l’abstract dell’articolo Intestinal Epithelial Barrier Dysfunction in Disease and Possible Therapeutical Interventions (“La disfunzione della barriera epiteliale intestinale nella malattia e possibili interventi terapeutici”)20 che afferma il legame tra la permeabilità intestinale e diverse patologie intestinali (celiachia, morbo di Crohn colite ulcerosa) e non intestinali. In particolare in esso leggiamo che:



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