Alimentazione, disbiosi intestinale e parassitosi


- Le strutture dei biofilm e la loro importanza per la salute umana



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18 - Le strutture dei biofilm e la loro importanza per la salute umana




In tempi relativamente recenti la scienza, la medicina e la microbiologia hanno scoperto le strutture dei cosiddetti “biofilm”, ovvero aggregazioni di organismi unicellulari che spesso divengono così complesse da poter essere considerate quasi come un unico organismo vivente, in maniera non molto differente da come avviene per le spugne.

Si tratta di particolari strutture che aderiscono a superfici sia biologiche (come per esempio le pareti dell’intestino) che artificiali (come ad esempio la parete interna di un catetere), costituite di una matrice polimerica composta di polisaccaridi all’interno della quale vivono colonie di micro-organismi. Quando il numero delle cellule presenti nella colonia supera un certo livello (quorum) tra le diverse cellule vengono scambiati persino molecole chimiche che hanno funzione di trasmettitori, ma vengono scambiati anche materiali genetici. A tale scopo i biofilm presentano spesso dei veri e propri canali che potremmo anche vedere come un rozzo apparato circolatorio, nervoso, escretore.

La matrice a base di polisaccaridi del biofilm è caricata negativamente, ed ai polisaccaridi sono frammisti degli ioni metallici positivi di calcio, manganese e ferro, che ne permettono la coesione. Si crea così una struttura che protegge gli organismi unicellulari da radiazioni e agenti chimici, ma anche dall’effetto degli antibiotici e dall’azione del sistema immunitario dell’organismo che li ospita.

Ed è proprio questo aspetto che rende importantissima la presenza dei biofilm nell’organismo umano quando essi sono formati da batteri patogeni oppure da batteri commensali che, in soggetti immunodepressi, subiscono una proliferazione eccessiva. Lo stesso batterio nella sua forma libera (o planctonica) può essere abbastanza facilmente identificato e colpito da un sistema immunitario efficiente o dai farmaci (come gli antibiotici), ma all’interno del biofilm può diventare 100 volte più resistente.

Ciò vuol dire che a volte i focolai infettivi responsabili di una certa patologia non sono esterni ma interni, e che non possono essere eliminati fintanto che non vengono eliminati i biofilm. In effetti sebbene molte cellule trovino rifugio all’interno del biofilm esse vivono in equilibrio con un numero variabile di individui liberi (forme planctoniche) dello stesso batterio che si staccano dal biofilm. Di conseguenza molte malattie croniche e/o autoimmuni possono essere causate da agenti patogeni che, riparati nella struttura del biofilm, non si riescono ad eliminare. La struttura del biofilm, che ripara i patogeni, è quindi fortemente correlata al problema della disbiosi intestinale e della sua risoluzione, ma anche a problematiche dentali, dal momento che anche la famosa placca dentale è stata recentemente riconsiderata come una struttura a base di biofilm305.

I biofilm non hanno una membrana esterna proteica e proprio per questo motivo il sistema immunitario non li riconosce come un pericolo e non li attacca. Da notare per altro che l’integrazione di calcio ferro e manganese (elementi cardine della struttura del biofilm) può essere controproducente se si vogliono attaccare tali strutture.

Un metodo chimico-farmaceutico per aggredire il biofilm (un metodo che presenta diversi effetti collaterali ovviamente) è quello di rompere i legami a base di ioni metallici con il chelante EDTA, in modo che i batteri non siano più protetti e di somministrare quindi un antibiotico per eliminarli.

Secondo quando scritto da Kerri Rivera nel suo libro (che descrive un protocollo per la guarigione dall’autismo, ma anche da molte malattie causate da disbiosi e parassitosi), il biossido di cloro somministrato per via orale e per via rettale (in opportune basse diluizioni) ha la duplice funzione di distruggere la coesione della matrice del biofilm e di aggredire i patogeni che ne fuoriescono. La conferma di questa affermazione avviene dalla Lenntech, azienda che si occupa di trattamento e purificazione dell’acqua, la quale nel suo sito306 riferisce espressamente:



È stato dimostrato oltre ogni dubbio che il biossido di cloro rimuove il biofilm dai sistemi acquosi e ne impedisce la formazione una volta dosato ad un basso livello continuo. L’ipoclorito d’altra parte si è rivelato avere scarso effetto sui biofilm.

Si tratterebbe quindi di un’alternativa molto più naturale e che presenta come effetti collaterali solo una eventuale reazione di Herxheimer. Da notare che la reazione di Herxheimer non è un vero e proprio effetto collaterale, ma è una sorta di reazione di disintossicazione, che però a volte può essere anche molto pesante; è possibile evitarla iniziando con dosi molto ma molto basse, per poi andare ad aumentare piano piano.

Ma ovviamente la dieta SCD (paleo) affamando i patogeni alla lunga dovrebbe contribuire allo smantellamento della struttura dei biofilm, ci sono poi vari tipi di enzimi utili per aggredirlo (ad esempio Biofilm Defense di Kirkman Labs, Intenzyme Forte di Biotics Research, MetabolicZyme di Allergy Research Group), anche la lactoferrina esplica un’azione positiva contro il biofilm307, così come l’N-Acetilcisteina308 (però a volte ci possono essere reazioni avverse forti, sebbene potrebbero essere correlate proprio ad una reazione di Herxheimer).

Per approfondimenti sui biofilm vedi anche i documenti seguenti





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