Alimentazione, disbiosi intestinale e parassitosi



Scaricare 9.23 Mb.
Pagina47/335
29.03.2019
Dimensione del file9.23 Mb.
1   ...   43   44   45   46   47   48   49   50   ...   335
Malattie della pelle

La presenza di parassiti intestinali, a volte, si manifesta come allergie, tumori e varie altre malattie della pelle.

I parassiti intestinali inducono il corpo umano a rilasciare ormoni e difensori del sistema immunitario, che a loro volta irritano la pelle causando varie malattie epiteliali come acne, orticaria, eruzioni cutanee, prurito, eczema, ulcere, gonfiore, ferite, lesioni, vesciche sulle labbra e dermatiti. Ciò priva anche la pelle della sua solita lucentezza.

I parassiti intestinali causano irritazione e infiammazione al ventre rendendo difficile la digestione di certi tipi di alimenti. La presenza di particelle di cibo non digerito nel tubo digerente obbliga l’organismo a produrre una quantità eccessiva di eosinofili, un difensore del sistema immunitario. Questi eosinofili infiammano il tessuto del corpo e causano eruzioni cutanee.

Quanto su scritto viene confermato dai casi clinici mostrati nel capitolo 34 (Un brevetto russo contro i parassiti) e dalla mia personale esperienza, oltre che da alcuni studi scientifici.

L’articolo Skin manifestations in parasite infection (“Manifestazioni epiteliali nell’infezione parasitica”)327 ci informa su alcuni meccanismi specifici che legano la presenza di parassiti sia alle manifestazioni allergiche epiteliali che alle oculo-riniti allergiche agli inalanti. È noto infatti (riferisce l’abstract dell’articolo) che i parassiti intestinali stimolano la produzione di IgE e la degranulazione dei mastociti e quindi possono indurre manifestazioni allergiche. Nello studio di questi autori si sono osservati 55 pazienti con infestazione da parassiti intestinali, tutti sofferenti di eruzioni cutanee, orticaria o angioedema328 causato dai parassiti, manifestazioni che sono scomparse dopo trattamento con farmaci antiparassitari. Fra tutti i pazienti il 30% circa terzo è risultato allergico ad almeno un inalante (pollini, polvere, pelo degli animali domestici).

L’articolo Chronic urticaria and blastocystis hominis infection: a case report329 ci informa che “un vasto numero di parassiti sono stati correlati all’orticaria” e riporta il caso di una donna in cui la malattia era causata da un protozoo parassita, Blastocystis hominis.

Vediamo adesso cosa si può leggere su alcune ricerche scientifiche riguardo al rapporto tra squilibrio della microflora e malattie della pelle

Nell’articolo Microbioma and the skin diseases (“Il microbioma e le malattie della pelle”)330 si trova scritto tra l’altro:



Recentemente stanno emergendo delle relazioni che valutano le strategie per manipolare il microbioma della pelle con l’intento di modulare le malattie e/o i loro sintomi.

Il microbioma della normale pelle umana si è scoperto che ha un’alta diversità e variabilità da persona a persona. La composizione della microflora delle lesioni della pelle malata (nella dermatite atopica e nella psoriasi) ha mostrato precise differenze rispetto a quella della pelle sana. E’ stata riportata la funzione della colonizzazione microbica nello stabilire l’omeostasi del sistema immunitario, mentre sia le interazioni tra il corpo umano ed i microbi che ospita, che la variazione geneticamente determinata dello strato corneo potrebbero essere legati alla disbiosi della pelle. Entrambe le cose sono rilevanti per le malattie cutanee con risposta immunitaria aberrante e/o funzionalità disturbata della barriera epiteliale. La modulazione della composizione della microflora della pelle per restaurare l’omeostasi del sistema corpo-microbioma potrebbe essere la strategia del futuro per trattare o prevenire la malattia.

A questo punto ci si pone il solito problema se la disbiosi è causa oppure effetto di certe condizioni patologiche, e la risposta viene da articoli come Allergy development and the intestinal microflora during the first year of life (“Microflora intestinale durante il primo anno di vita e sviluppo dell’allergia”) 331. Nello studio cui si riferisce l’articolo, oltra a verificare una carenza di batteri simbionti del genere Enterococcus e Bifidobacterium si è appurata anche la successione temporale, ed infatti nella conclusione leggiamo



Differenze nella composizione della flora intestinale tra infanti che svilupperanno ed infanti che non svilupperanno l’allergia sono dimostrabili prima dello sviluippo di qualsiasi manifestazione clinica di atopia.

Interessante è anche l’articolo Complement modulates the cutaneous microbiome and inflammatory milieu332 che tratta della correlazione tra funzionamento del sistema immunitario epiteliale e microflora della pelle. In esso tra l’altro si afferma che tale microflora può regolare l’espressione di alcuni geni; qui di sotto riporto la traduzione di alcune informazioni addizionali su tale studio333:



La diminuita diversità microbica è stata associata a malattie della pelle come la dermatite atopica, un tipo di eczema (...) sta diventando sempre più evidente che molte malattie sono causate (o quanto meno esacerbate) non dai patogeni di per sè, ma dalla disbiosi, uno squilibro nella comunità microbica. (...) Questo equilibrio è probabimente altamente evoluto in maniera tale che la salute della nostra pelle si mantiene quando questi due fattori [sistema immunitario e popolazione microbica - N.d.T.] sono in equilibrio ed in comunicazione. E quando si perturba uno dei due si può innescare o esacerbare una malattia od un’infezione della pelle.

L’articolo Immune System, Skin Microbiome “Complement” One Another, Finds Penn Medicine Study (“Studio della Penn Medicine scopre che il sistema immunitario ed il microbioma della pelle “si complementano” l’uno con l’altro”)334 sul sito della Perelman school of medicine afferma che la diminuita diversità microbica è stata associata a malattie della pelle come la dermatite atopica, e che sta diventando sempre più evidente che molte malattie sono causate (o quanto meno esacerbate) non dai patogeni di per sè, ma dalla disbiosi, uno squilibro nella comunità microbica.

Ma cosa può influire negativamente sulla microflora della pelle? A parte la presenza di una disbiosi a livello intestinale e altre alterazioni a livello sistemico che si riflettono anche sulla pelle (parliamo quindi anche di antibiotici, anticoncezionali, antiinfiammatori, neurolettici, chemioterapici, cortisonici ed altri farmaci che danneggiano il microbiota umano), c’è da prendere in considerazione tutta quella miriade di prodotti per la pelle, saponi e detergenti che rischiano di perturbare l’equilibrio della popolazione microbica similmente a quanto fanno molti farmaci (antibiotici, pillole anticoncezionali, neurolettici, antidolorifici etc.) nell’intestino. Non è un caso che la dottoressa Campbell consiglia di usare pochi prodotti, e sceglierli il più naturali possibili. Alcune persone affermano che la vera sicurezza deriva dall’utilizzare prodotti a base di sostanze che siano anche commestibili, anche perché la pelle assorbe tutto quello che le si pone sopra; per altro ciò che si ingerisce può subire un processo di filtraggio da parte del fegato, mentre ciò che si assorbe attraverso la pelle passa all’interno del nostro corpo senza filtro di sorta.

L’articolo The skin Brigade (“La brigata della superficie”)335, è un altro articolo che riporta i risultati di studi effettuati su pazienti sofferenti di psoriasi al quale è stata analizzata la microflora epiteliale sia di una zona di pelle affetta dalla malattia che di una zona di pelle sana, e su persone senza alcun segno di psoriasi. Abbiamo quindi degli studi in cui il paragone tra pelle malata e pelle sana è stato effettuato utilizzando due diverse tipologie di soggetti di controllo.

I risultati di questo tipo di studi, sebbene per il momento ancora ad uno stadio embrionale, sono ugualmente interessanti, in quanto hanno mostrato differenze nella popolazione dei propionibatteri. Il confronto ha mostrato che tali batteri erano presenti in notevole quantità nei campioni di pelle sana analizzata, in moderate quantità nei campioni di pelle sana dei pazienti psoriasici, ed in quantità ancora minori nei campioni di pelle con lesioni da psoriasi. 

Altra notizia interessante è quella riguardante i gemelli sofferenti di psoriasi: nel 30% dei casi solo uno dei due gemelli omozigoti manifesta la malattia, a conferma del fatto che la psoriasi non è una malattia genetica, sebbene si potrebbe ipotizzare una predisposizione genetica. 

Ma se pensiamo che i gemelli identici oltre ai geni hanno in comune la flora intestinale (ereditata dalla madre durante il parto, e durante l’allattamento al seno, e acquisita dallo stesso ambiente esterno), l’alimentazione della casa in cui abitato fino al raggiungimento dell’indipendenza, tale ipotetica predisposizione genetica si potrebbe spiegare in ben altro modo.

Visto il gran numero di numerose persone guarite definitivamente dalla psoriasi grazie all’alimentazione paleo, si può facilmente immaginare come la disbiosi sia una delle cause più importanti della malattia e come tale fattore, che si trasmette di madre in figlio, possa apparire ingannevolmente ereditario. Con questo ovviamente non si può negare la possibile esistenza di predisposizioni genetiche, ma ritengo che l’influenza dell’ambiente sia predominante; d’altronde come potrebbero essere puramente dovute a predisposizioni genetiche le tante le malattie che si sono largamente diffuse in epoca moderna e che erano molto rare 100 o 200 anni fa?

Le più moderne tecniche di ricerca336 stanno permettendo di identificare le specie di funghi e di batteri presenti nelle varie zone della pelle umana, che dimostra quindi di essere, al pari della mucosa intestinale, un sito che ospita una complessa microflora. L’articolo Microbiome dynamics of human epidermis following skin barrier disruption337, mostra gli esisti di un’analisi del microbiota dell’epitelio (quello profondo e quello superficiale) e le loro intereazioni, discutendo l’analisi del microbiota tipico di 4 differenti regioni della pelle.

Grazie a questi nuovi metodi (spesso basati sul riconoscimento genetico) è stato possibile un nuovo filone di ricerca nuovi filone di ricerca, grazie al quale si sono potute evidenziare le differenze significative tra il microbioma epiteliale della pelle malata e di quella sana, come mostra ad esempio l’articolo Molecular analysis of fungal microbiota in samples from healthy human skin and psoriatic lesions (“Analisi molecolare del microbiota fungino in campioni prelevati da pelle umana sana e da lesioni psoriasiche”)338.

Sul rapporto tra microrganismi intestinali ed affezioni cutanee segnalo anche l’articolo Effect of saccharomyces on the eubiosis of intestinal flora and the significance of dysbiosis in dermatoses “L’effetto dei saccaromiceti nell’eubiosi della flora intestinale e la sua importanza nelle dermatiti”)339.

Una presentazione della dottoressa Heidi H. Kong, del dipartimento di dermatologia del Centro per la ricerca sul Cancro (CCR) del National Cancer Institute, che verte su eczema, sistema immunitario e microbioma della pelle340 ci offre numerose informazioni che concordano col quadro sin qui delineato.

Apprendiamo poi che le eruzioni della dermatosi atopica sono associate con la colonizzazione e le infezioni da Staphylococcus aureus, che le tipiche cure includono la somministrazione di antimicrobici e coricosteroidi sia locali (sulla pelle sotto forma di pomate, creme unguenti) che sistemici. Se come tutto mi fa supporre questa malattia è correlata alla disbiosi (intestinale ed epiteliale), si tratta di due categorie di farmaci che a lungo andare contribuiscono proprio alla disbiosi (e quindi potrebbero cronicizzare la situazione). Non meraviglia infatti che il 40/70 per cento dei pazienti che soffrono di questa malattia sviluppano asma o rinite allergica; infatti secondo quanto afferma la dottoressa Capbell-McBride la disbiosi è la causa comune di queste tre patologie. Per altro mi viene da pensare che se si inizia con la dermatite atopica e si assumono quei farmaci si peggiora la disbiosi e si comprende come si possa sviluppare anche qualche altro problema di salute. 

Non desta quindi meraviglia il fatto che negli ultimi 30 anni l’incidenza di tale malattia è raddoppiata, dato che dimostra categoricamente che non si tratta di una malattia genetica ma ambientale.

La presentazione della dottoressa Kong mostra che la biodiversità della microflora batterica della pelle è correlata con la gravità dei sintomi di dermatite atopica, e che tale diversità diminuisce quando si sviluppano le eruzioni cutanee, mentre al contempo aumenta la presenza delle specie di Stafilococchi. Viene segnalato infine che i pazienti con immunodeficienza primaria con malattie eczematose hanno in genere infezioni da Candida (ennesima conferma di quanto affermato dalla dottoressa Campbell sulla genesi di tale patologia) e che tali pazienti hanno una microflora epiteliale atipica.

Vista la presenza di una microflora alterata sulla pelle di chi soffre di eczema, psoriasi e dermatite atopica, viene da pensare al possibile utilizzo dei probiotici da spalmare sulla pelle in caso di psoriasi. Questa è solo una mia supposizione, ma concorda con quanto scritto da alcuni ricercaotori e riportato all’inizio del capitolo. Ricordo che la pelle assorbe le sostanza alla pari dell’intestino, quindi anche in questo caso se si volesse provare sarebbe il caso di provare con piccole dosi e piano piano aumentare, e visto che non ci sono al momento sperimentazioni di nessuna sorta, chi volesse provarlo la faccia a proprio rischio e pericolo.

Ma ci sono altri due fattori che possono risultare importanti nel causare problemi della pelle, come dovrebbe essere chiaro a chi ha ben letto il mio libro “I pilastri della salute e la rete di interconnessioni”: i focus dentali e la respirazione.

Già in una pubblicazione del 1939 (Piorrea alveolare e infezione focale. La Stomatologia, n.6 1939) il professor Paolo Albanesi aveva riportato che:



da una casistica di centinaia di casi abbiamo potuto desumere che una riduzione delle paradontopatie arrecava dei risultati positivi rispetto allo stato di salute generale.

Il miglioramento delle paradontopatie secondo quanto riporta questo illustre medico italiano poteva in certi casi risolvere problemi a carico dell’apparato digestivo e respiratorio, ma anche angina, asma e psoriasi. Le parodontopatie sono quel fenomeno di degenerazione di ciò che sta “intorno al dente”, a partire da una gengiva che si infetta e si infiamma per arrivare poi, col progredire delle infezioni batteriche (che si rafforzano costruendo una struttura biofilmica, vedi il capitolo relativo) all’indebolimento della funzione di sostentamento dei denti ed alla piorrea (con eventuale caduta del dente. Il biossido di cloro in opportune piccole diluizioni, potrebbe essere utile per fare dei risciacqui volti a disinfettare la zona gengivale e parodontale, smantellare gli eventuali biofilm presenti, e quindi prevenire o combattere tali problemi.

Tra le persone che hanno affrontato la bonifica dentale (rimozione con protocollo sicuro delle amalgame, estrazione di denti devitalizzati, pulizia curettaggio e disinfezione delle cavitazioni, rimozione di residui radicali e denti del giudizio inclusi nell’osso mascellare) ci sono testimonianze di guarigione dalla psoriasi, come del resto riporta anche il dentista Ernest Adler nei suoi libri. Personalmente conosco una persona che dopo medi di dieta paleo non riusciva a guarire dalla psoriasi, ma che poi si è decisa a rimuovere le sue (molte) otturazioni in amalgama di mercurio; la guarigione è arrivata dopo la rimozione dell’ultima amalgama. Ma le cavitazioni ed i denti devitalizzati possono essere più subdoli sebbene meno evidenti, anche perché le cavitazioni nel sito di estrazione dei molari, sono in connessione diretta con gli organi del sistema digestivo.

Nel suo libro “Attacco all’asma e non solo” la dottoressa Fiamma Ferraro, sebbene scriva che gli esercizi di respirazione Buteyko non servano a guarire la psoriasi, riporta pure la testimonianza di una donna che guarisce da una forma di dermatite grazie anche all’attenzione posta sul respiro.

Segnalo infine che il dottor Angilé parla del rapporto tra dermatiti e ombelico e dei buoni risultati ottenuti con la neural-terapia341.

Personalmente ho sofferto per molto tempo di psoriasi ed eczemi, anche a causa delle numerose otturazioni in amalgama di mercurio che avevo (e che ho rimosso seguendo una procedura protetta, eseguita da un dentista esperto). Ma ad alcuni mesi di distanza dalla rimozione delle otturazioni velenose i disturbi restavano quasi invariati. Col senno del poi si potrebbe pensare da una parte che ci vogliono diversi anni per smaltire tutto quel mercurio, e dall’altra parte che il mercurio aveva innescato una disbiosi intestinale con proliferazione di Candida, la quale non va via solo perché il mercurio è stato rimosso.

È stato a questo punto che ho scoperto il libro di John Pagano Guarire la Psoriasi (Macro Edizioni, Diegaro di Cesena, 2003) ed ho messo in pratica i consigli che esso dà: eliminare dalla dieta tutta una serie di cibi istaminizzanti o allergizzanti come le solanacee (pomodoro, patata, melanzana, peperoncino, peperone), i frutti di mare e i crostacei, eliminare zucchero (saccarosio, sia bianco che integrale), vino ed ogni bevanda alcolica, eliminare le bibite gasate (che siano dolcificate con lo zucchero o peggio ancora con dolcificanti artificiali), eliminare té e caffé, limitare il consumo di carne, bere due litri d’acqua al giorno e seguire una dieta alcalinizzante [devo dire che io già avevo smesso di assumere zucchero sia bianco che di canna, ero già vegetariano e praticamente astemio].

Nonostante l’entusiasmo con cui ho provato a seguire la strada indicata da John Pagano i miglioramenti sono stati relativi, e quando ho provato ad eseguire persino la idro-colon terapia (lavaggi dell’intestino) consigliata dal libro non sono mancati gli effetti collaterali negativi. Questo impatto negativo forse è stato dovuto al fatto che il medico che mi seguiva non mi ha fornito nessuna indicazione dietetica da seguire nei giorni prima durante e dopo il lavaggio, né suggerito di prendere al contempo dei probiotici; l’unico consiglio che mi aveva dato è stato di seguire la già citata dieta alcalinizzante e quindi di bere molto, cosa che ho fatto coscienziosamente. Purtroppo però era inverno, faceva freddo, ed una delle maniere con cui introducevo ingenti quantità di liquidi nel mio organismo erano i brodi caldi, che preparavo aggiungendo un preparato granulare contenente lievito (ma privo del pericoloso glutammato monosodico, tengo a precisare). Ma chi me lo aveva mai detto che il lievito poteva essere una delle cause principali dei miei mali giacché la candida se ne nutre?

E così ho convissuto col mio inferno personale ancora per qualche mese fino a quando, in maniera del tutto casuale, ho scoperto due persone che operavano vicino a casa mia: una pranoterapeuta ed un medico naturopata che integrava il sapere della medicina tradizionale cinese con l’uso di un modernissimo strumento computerizzato per valutare lo stato energetico dei diversi meridiani.

La prima a visitarmi è stata la pranoterapeuta, della quale ho sperimentato subito l’enorme energia che emanava dalle mani; quando infatti lei ha passato una mano vicino all’articolazione infiammata del mio ginocchio ho sentito una vampata enorme di calore, e l’ho sentita esclusivamente quando le mani della pranoterapeuta sono passate sopra quella zona. Per farla breve posso dirvi che dopo pochi minuti arriva la diagnosi: “tu hai la Candida nell’intestino, e probabilmente anche dei vermi parassiti”.

Il secondo è stato il medico naturopata, che (senza sapere niente di quanto detto dalla pranoterapeuta) mi ha diagnosticato una parassitosi da candida e prescritto un cambiamento di dieta unito all’assunzione di alcuni estratti vegetali (tramite il prodotto erboristico Leucand, che contiene pau d’arco, echinacea angustifolia, acido caprilico, melaleuca alternifolia,) ed alla digitopressione su alcuni punti specifici (che ho praticato da solo su me stesso). Ed ecco il miracolo: dopo anni ed anni di tentativi più o meno infruttuosi in tre settimane sono praticamente rinato, dopo anni di sofferenze tre settimane di dieta avevano praticamente cancellato i devastanti pruriti e permesso il rimarginarsi della maggior parte delle lacerazioni.

Ciò che nutre la candida infatti sono gli zuccheri semplici (saccarosio, ma in misura minore anche fruttosio e quindi miele) gli zuccheri del latte vaccino ed il lievito di birra abitualmente utilizzato per la panificazione (pasta e pane), oltre agli alimenti a base di farina raffinata, ai funghi, alla frutta secca (il naturopata mi ha concesso di fare un’eccezione solo per le mandorle, e così almeno quelle me le sono mangiate).

Ho quindi tolto dal mio menù anche questi cibi ed il risultato non si è fatto attendere, anche se la situazione non si era risolta del tutto: i sintomi (pur se molto attenuati) persistevano, ed in primavera, quando l’allergia ai pollini scatenava una reazione istaminica nel mio corpo, anche la psoriasi si riaffacciava.

Ci sono voluti un paio d’anni di consulti con alcuni erboristi ma soprattutto di studi, letture personali, ricerche su internet, per scoprire degli ottimi antagonisti della candida: estratto di semi di pompelmo, aglio, acido caprilico, fermenti lattici acidophilus, magnesio. Con queste armi ho finalmente ottenuto una prima vittoria contro una malattia per la quale la medicina ufficiale ancora non sa spiegare bene né quale sia la causa né quale sia il rimedio.

Nel mio caso ciò che ha fornito un contributo fondamentale alla guarigione sono stati (dopo il cambio di dieta) i fermenti lattici ed il magnesio, ma ciò non vuol dire che debba essere così per tutti i malati di candidosi e/o di psoriasi. Per quanto ne so il magnesio è utile per la risoluzione dei problemi di psoriasi anche se essi non sono causati dalla candida, ed i fermenti lattici possono essere utili per correggere una disbiosi, che spesso è una delle con-cause della psoriasi, ma la “malattia” è spesso un’etichetta che serve a camuffare una realtà molto più profonda, e come dicono alcuni medici naturopati non esiste la malattia, ma la singola persona malata. Un’altra cosa che è stata utilissima per la guarigione è stato … il buon umore, ma quello non sempre si può a comando, per quanto si possa meditare due volta al giorno, fare sport o attuare altre strategie. Lo stress genera la produzione dell’ormone cortisolo il quale a sua volta contribuisce a peggiorare i sintomi della psoriasi (e non solo). Infatti dopo quella prima guarigione nei periodi di stress ho avuto delle ricaduta, a dimostrazione che il problema non era stato risolto del tutto.

Un elemento che pare dia buoni risultati nella cura della psoriasi (ma anche dell’artrosi e di altre afflizioni) è il silicio organico (che si può assumere come integratore orale, ma anche spalmare sulla zona della cute interessata), ma questo è un rimedio che non ho ancora provato, sebbene molte persone me ne abbiano parlato bene. Può essere utile anche lo zolfo organico e il magnesio, soprattutto nella forma di cloruro di magnesio. Ovviamente bisogna attenersi a dosi ragionevoli e occorre sapere che il magnesio è vietato in caso di disfunzionei renali.

Meditate voi infine se seguire i consigli che trovate sul dossier di medicina342 ortomolecolare redatto dal dottor Mondini (l’autore di Kankropoli) seguendo magari le discussioni ad esso relative sull’apposito forum343. Come descritto più avanti la vitamina C associata ai probiotici può avere buoni effetti nel contrastare la disbiosi (specie se la si assume dalla frutta direi).

Personalmente, un ottimo ed economico rimedio che ho scoperto per dare sollievo alle pelli secche e piene di croste in desquamazione è quello di usare del normalissimo olio di oliva. C’è chi dice che l’olio di mandorle o quello di iperico siano migliori, c’è chi consiglia estratti di aloe, io li ho provati tutti e devo dire che su di me questi lenimenti non hanno avuto molto effetto; e a questo punto l’olio di oliva - magari extravergine e biologico se proprio volete - a parità di effetto è sicuramente molto più economico.

Un altro trucco che a volte può funzionare è quello di passare l’olio sulla zona della pelle in cui si manifesta la psoriasi e poi avvolgerla con quella pellicola trasparente che si usa per avvolgere gli alimenti; si tiene quindi la pellicola lì sopra per alcune ore, magari per una notte intera. Questo consiglio l’ho letto sul libro citato di John Pagano e devo dire che spesso funziona, specie per le mani e per i piedi. Attenzione però, è un trucco che dovete imparare ad usare e che certe volte (a seconda delle condizioni della pelle) potrebbe essere controproducente; quello che intendo dire è che se la psoriasi è secca in genere funziona bene, se la psoriasi è purulenta o se avete troppe lacerazioni la situazione potrebbe aggravarsi. Insomma non vi sto dando un’indicazione terapeutica, ma vi sto riferendo un trucco che ho imparato e che va usato con cognizione di causa magari dopo alcune prove fatte su voi stessi per periodi di tempo relativamente limitati. Tra l’altro la plastica a contatto con la pelle non è il massimo, si rischia di assumere tramite la permeabilità epiteliale qualche sostanza chimica, e allora si potrebbe mettere sotto un telo o un indumento leggero e sopra la pellicola (a volte ho fatto così).

Nella mia esperienza le cose che hanno funzionato nel tempo contro la psoriasi, oltre a quelle sopra menzionate, sono state la dieta senza glutine prima e la dieta paleolitica dopo. In seguito all’estrazione di un dente ed agli antidolorifici ed antibiotici che ho dovuto prendere, ho avuto una ricaduta, che però questa volta ho affrontato in maniera differente: cucina energetica senza glutine (cereali e pseudo-cereali integrali senza glutine cotti a risotto dopo una tostatura di 2 o 3 minuti, oppure ridotti in farina e utilizzati il giorno stesso) e dei farmaci antiparassitari in corrispondenza della luna piena ed a volte anche della luna nuova. Dopo 5 mesi di questa cura la psoriasi è quasi totalmente scomparsa.

Ma la sotira non è finita, perché le recidive non sono terminate, sono quindi ritornato ad una dieta paleolitica con grande difficoltà perché ho scoerto che nel frattempo ero diventato intollerante al cocco ed anche ad alcuni frutti che prima mangiavo. Eliminati i cibi che mi facevano male piano piano tutto sta passando di nuovo, ma i miei studi e l’analisi di certi sintomi da me provati, oltre che un consulto con un bravo dentista, mi hanno fatto capire che alla base della mia psoriasi ci sono anche 4 cavitazioni in corrispondenza dei molari.

NB: sembra che anche l’intossicazione da alluminio possa concorrere ad esacerbare o con-causare problemi come la psoriasi e gli eczemi; di sicuro l’alluminio crea problemi anche a livello di pelle ed è un materiale da cui tenersi alla larga (io evito cibi e bevande in lattina così come cibi cotti in pentole di alluminio e non uso la pellicole metalliche per avvolgere gli alimenti). Purtroppo da qualche anno l’alluminio è stato (senza giustificazione apparente) addizionato nei carburanti degli aerei e viene sparso a piene mani con scie tanto bianche quanto tossiche.



Condividi con i tuoi amici:
1   ...   43   44   45   46   47   48   49   50   ...   335


©astratto.info 2019
invia messaggio

    Pagina principale