Alimentazione, disbiosi intestinale e parassitosi



Scaricare 9.23 Mb.
Pagina5/335
29.03.2019
Dimensione del file9.23 Mb.
1   2   3   4   5   6   7   8   9   ...   335
Essa regola l’assorbimento dei nutrienti, il flusso di acqua e dioni, e rappresenta la prima barriera difensiva contro le tossine ed i patogeni enterici. (…)

In vitro leggeri irritanti, citochine proinfiammatorie, tossine e patogeni, e condizioni ambientali avverse aprono le giunzioni occludenti ed aumentano la permeabilità paracellulare, un effetto spesso accompagnato dall’attivazione degli enterociti del sistema immunitario. Al contrario, l’inibizione del citochine pro-infiammatorie, l’esposizione a fattori di crescita e probiotici, tra le altre cose, esercitano un effetto protettivo. La disfunzione della barriera è conseguenza dall’attivazione di percorsi di segnalazione che portano all’alterazione dell’espressione delle proteine delle giunzioni e/o della loro distribuzione.

Di recente si è scoperto che anche la vitamina D è importante per il mantenimento dell’integrità delle barriere corporee, la qual cosa aiuta a comprendere l’enorme importanza di vitamina D per il nostro corpo. Un articolo del 2013, Vitamin D, vitamin D receptor and tissue barriers21, fa il punto della situazione e ci informa che



Le barriere tissutali sono critiche nella patogenesi delle malattie umane, quali le dermatiti atopiche, i disturbi infiammatori dell’intestinoe varie forme di cancro. (…). Una crescente messe di prove indica che la vitamina D ed i recettori della vitamina D giocano un ruolo chiave nella patogenesi delle malattie umane. In particulare, notiamo un legame interessante tra le segnalazioni che intercorrono tra vitamina D ed i suoi recettori da una parte e le barriere tissutali dall’altra. (…). Discutiamo inoltre le potenziali funzioni terapeutiche della vitamina D nella cura delle barriere tissutali mal funzionanti che coinvolgono la pelle, l’intestino, i polmoni, il fegato, i reni ed altri organi.

Anche l’inquinamento ambientale può concorrere alla disfunzione delle barriere tissutali, come mostra l’articolo Disruption of the mucus barrier by topically applied exogenous particles (“Danneggiamento della barriera mucosa a causa dell’applicazione di particelle esogene”)22, al cui interno leggiamo che:



inquinanti assunti respirando, aereosol ambientali, e sistemi di rilascio dei farmaci possono compromettere la barrier mucosa per mezzo della forte associazione dei biopolimeri con la superficie delle particelle che porta all’apertura di nuovi canali di diffusione attraverso la barriera. Tenendo presente questo, I potenziali effetti della barrier compromessa possono essere importanti nelle malattie infettive, nella nano tossicologia e nel rilascio di farmaci

Fra i possibili agenti tossici che influiscono sulla permeabilità delle barriere troviamo anche i due pericolosissimi metalli pesanti mercurio e alluminio come mostrano gli articoli Blood-brain barrier dysfunction in experimental mercury intoxication (“Disfunzione della barriera emato-encefalica nell’intossicazione sperimentale da mercurio”)23, e nell’articolo Aluminum enhances inflammation and decreases mucosal healing in experimental colitis in mice24, nel quale si legge che l’alluminio danneggia la funzione della barriera intestinale.

Ma le barriere tissutali pare che possano essere alterate anche da campi elettromagnetici (o dal calore emesso localmente dai cellulari), e questo ci porta al triste problema dell’esposizione ormai intollerabile a campi elettromagnetici di cellulari, smartphone, tablet e PC collegati via etere ai ripetitori ed ai router, una fitta selva di radiazioni elettromagnetiche dalla quale è difficile stare lontani. In realtà ci sono evidenze chiare che le radiazioni che riscaldano i tessuti, possono alterare la barriera emato-encefalica, mentre gli studi sugli effetti delle radiazioni non termali sono al momento poco chiari, ma è pur vero che siamo appena agli inizi di uno studio di tale fenomeno e che certi studi che tendono a tranquillizzare la popolazione sono promossi a volte da istituzioni che hanno tutto l’interesse a nascondere eventuali danni. Vedi per esempio Effects of Electromagnetic Fields on Organs and Tissues (Effetti dei campi elettromagnetici sugli organi ed i tessuti)25, uno studio governativo sui possibili effetti negativi di un network di ripetitori di segnali elettromagnetici realizzato in ambito militare (ministero della difesa) oppure Electromagnetic fields and the blood-brain barrier (“I campi elettromagnetici e la barriera emato-encefalica”)26, un articolo realizzato all’interno di un laboratorio di quello stesso ministero della salute olandese che è sempre stato alquanto permissivo lasciando fiorire un selva di antenne in ogni angolo del paese (né più né meno che da noi).

Questa correlazione tra barriere tissutali e campi elettromagnetiche forse permette di comprendere come ci siano persone con una estrema sensibilità ai campi elettromagnetici che spesso si accompagna ad una sensibilità chimica multipla27. Nell’opinione di chi scrive i meccanismi già evidenziati (disbiosi, parassitosi, focus dentali, tossine ambientali, deficit di vitamina D) contribuiscono ad una eccessiva permeabilità delle tre barriere tissutali e le onde elettromagnetiche sono la goccia che fa traboccare il vaso e rende impossibile sopportare qualsiasi emanazione di onde elettromagnetiche e la presenza nell’ambiente di prodotti chimici artificiali. Questo dipende quindi probabilmente da un problema di salute pre-esistente che, in alcune persone particolarmente predisposte, causa anche queste altre particolari forme di sensibilità. Vedremo infatti nel corso di questo libro come cause molto simili determinano malattie alquanto differenti in persone differenti, e come la predisposizione genetica possa avere un suo ruolo.

Il fatto che le barriere tissutali possono mal funzionare in presenza di certi campi elettromagnetici spiega ad esempio come l’epilessia28 (e probabilmente anche altre malattie neurologiche) possa essere collegata anche all’invadenza di questi segnali che viaggiano per l’etere e come essi possano generare anche problemi a livello cognitivo. Ovviamente i danni causati dalle radiazioni elettromagnetici possono essere anche causati da ben altri meccanismi come viene ben spiegato nell’articolo The implications of non-linear biological oscillations on human electrophysiology for electrohypersensitivity (EHS) and multiple chemical sensitivity (MCS)29, il quale afferma giustamente:

Il ‘ contenuto informazionale’ dei segnali elettromagnetici terrestri è come un insieme di istruzioni operative per la vita umana. (…) L’oscillazione è inoltre un fenomeno universal, e sistemi biologici come il cuore, il cervello e l’intestino sono dipendenti dalle azioni cooperative delle cellule che funzionano secondo principi di oscillazioni biologiche accoppiate non-lineari per la loro sincronicità. (…) Campi elettromagnetici pulsanti e radiazioni a radiofrequenza possono avere effetti biologici devastanti rompendo l’omeostasi e de-sincronizzando i normali ritmi biologici che mantengono la salute.

È interessante notare che l’articolo indichi un legame tra sensibilità elettromagnetica e sensibilità chimica multipla e che in entrambe le condizioni patologiche si evidenziano eccessi di istamina, indicatori di stress ossidativo (che può anche essere causato dai vermi parassiti), auto-anticorpi (che ritroviamo in molte patologie che nel presente libro si dimostrano correlate alla disbiosi), e porosità della barriera emato-encefalica … come volevasi dimostrare.

In realtà oltre alle tre barriere su cui ci siamo soffermati fino ad ora ci sono altre barriere30 la cui funzione è grosso modo simile, alcune delle quali sono connesse all’apparato riproduttivo (sia femminile che maschile), agli occhi, alla milza, al timo, ai reni. Dal momento che i meccanismi che danneggiano queste barriere sono generalmente simili (se non identici) a quelli appena discussi per le altre, la disfunzione di tali barriere può causare dei sintomi patologici agli organi interessati.

Per sincerarcene possiamo leggere l’articolo The blood-epididymis barrier and inflammation (“La barriera emato-epididimo e l’infiammazione”)31 il quale ci informa che tale barriera è di centrale importanza per la protezione della fertilità maschile; essa infatti protegge lo sperma tenendolo separato dal sistema immunitario, e la sua funzionalità è inibita dalle citochine rilasciate a seguito di una infiammazione. La disfunzione di tale barriera, afferma l’articolo, induce una risposta del sistema immunitario, una diminuzione di fertilità dello sperma e quindi contribuisce all’infertilità maschile. Questo meccanismo potrebbe spiegare molte cose, per sempio come il rilascio di citochine pro-infiammatorie a causa dei focus dentali (denti devitalizzati, cavitazioni, etc.) possa inibire la fertilità, o come la disbiosi possa indurre infertilità (le endotossine LPS che entrano in circolo nel sangue modificano la funzione delle barriere e creano infertilità) o come i campi elettromagnetici utilizzati per le comunicazioni via etere (in cui purtroppo siamo immersi) possano creare lo stesso tipo di danno inducendo per l’appunto una disfunzione delle barriere.

Per inciso l’associazione tra disfunzione della barriera emato-epididimo è confermata dall’articolo The blood-epididymis barrier and human male fertility (“La barriera emato-epididimo e la fertilità maschile”)32, ed inoltre il rapporto tra citochine e permeabilità è stato dimostrato almeno nel caso di una certa classe di citochine, come mostra l’articolo TGFβs modulate permeability of the blood-epididymis barrier in an in vitro model33.

Sul già citato ruolo dei bifidobatteri (un tipo di batteri benefici) nella protezione dall’infiammazione (e quindi sul rapporto tra disbiosi ed infiammazione), vedi l’articolo Bifidobacterium strains suppress in vitro the pro-inflammatory milieu triggered by the large intestinal microbiota of coeliac patients (“I ceppi di bifidobatteri sopprimono in vitro il mezzo pro-infiammatorio innescato dal microbiota del grande intestino dei malati di celiachia”)34, ed anche l’articolo Anti-inflammatory effects of the genus Bifidobacterium on macrophages by modification of phospho-IκB and SOCS gene expression35.

Tornando ai lieviti patogeni, cìè da notare che la Candida albicans, e le altre specie del medesimo genere Candida, non causano solo problemi intestinali, ma danni anche ad altri organi. Come scrive il dottor Alessandro Caporossi nel suo articolo Disbiosi intestinale36:

La candida è un micete che normalmente si insedia nell’intestino fin dalla nascita e vi rimane sempre presente per lo più in forma silente ed anzi benefica. Infatti contribuisce con il pool batterico al lavoro metabolico dell’organismo. In alcune condizioni, quali squilibri alimentari a favore di carboidrati e lieviti, terapie chemio-antibiotiche, condizioni di stress o patologie debilitanti, la Candida si trasforma da simbionte in aggressiva. In questa condizione cambia anche la sua struttura e diventa in grado di diffondersi ed infettare per contiguità altri organi vicini all’intestino come l’utero, la vagina e la prostata, ma anche, attraverso il circolo ematico, organi molto distanti come l’encefalo, il cuore e i polmoni.

Lo stesso concetto viene espresso dal dottor Stefano Ciappi nel suo articolo Disbiosi: sindrome intestino irritabile37, laddove conclude che la Candida in realtà può attaccare moltissimi tessuti.

L’eccessiva permeabilità della barriera intestinale causata da candida, patogeni e parassiti, a sua volta permette sia alle tossine dei patogeni e dei parassiti che a frammenti di cibo indigerito di raggiungere il sangue con tutte le conseguenze negative del caso: le tossine alterano molte funzioni vitali, sia fisiche che mentali, mentre i frammenti di cibo indigerito possono scatenare reazioni anomale del sistema immunitario. L’una cosa e l’altra indeboliscono il sistema immunitario e portano a reazioni autoimmuni, allergie ed intolleranze in primis (vedi anche quanto scritto da Iantorno, Lozio, Paganelli nel libro Disbiosi e immunità38).

I fattori che contribuiscono alla permeabilità intestinale sono diversi: la presenza di vermi parassiti, di candida e batteri patogeni (in breve disbiosi e parassitosi), l’età (la permeabilità intestinale è maggiore nella prima infanzia e nell’età anziana39), i cambiamenti ormonali che si verificano nei giorni del ciclo mestruale40, e l’assunzione del glutine. L’articolo Gliadin, zonulin and gut permeability: Effects on celiac and non-celiac intestinal mucosa and intestinal cell lines (“Gliadina, zonulina e la permeabilità intestinale: Effetti sulla mucosa intestinale dei celiaci e dei non celiaci e sulle linee cellulari intestinali”)41, ci informa infatti che in presenza di gliadina (un componente del glutine) le cellule producono un eccesso di zonulina, la quale a sua volta innesca un aumento della permeabilità intestinale. È da notare che l’effetto è notevole nel caso dei malti di celiachia, e limitato e temporaneo nei soggetti non celiaci.

In realtà anche alla luce della correlazione tra disbiosi intestinale e celiachia (vedi più avanti il capitolo relativo) è da pensare ad un’influenza del microbiota intestinale sulla corretta regolazione di tale meccanismo, come del resto indicano due studi. Il primo42 è stato compiuto sui roditori, ed è quindi di parziale rilevanza, mentre il secondo43 è stato condotto sugli atleti che compiono un allenamento molto intenso, eccessivo, che innesca un aumento di permeabilità intestinale (e di sintomi gastrointestinali correlati, dalla diarrea all’emorragia). Si è scoperto infatti che l’assunzione di probiotici impedisce che si manifesti l’aumento della permeabilità intestinale (e dei sintomi correlati): i probiotici rallentano la produzione di citochine infiammatorie e contemporaneamente diminuisce anche la produzione di zonulina. Come emerge anche dal contenuto dei capitoli successivi del libro la capacità di digerire correttamente il glutine, dopo un secolo di alimentazione sempre meno naturale e oltre 60 anni di antibiotici ed altri farmaci, sta diminuendo di generazione in generazione, di pari passo con l’aggravarsi dello squilibrio del microbiota intestinale. Forse anche quei soggetti “non celiaci” che mostrano un aumento di permeabilità intestinale solo lieve e temporaneo hanno una qualche forma (seppur minore) di disbiosi. È quindi lecito ipotizzare che chi soffre di una qualsiasi delle patologie di cui si parla in questo libro potrebbe sperimentare un certo miglioramento delle proprie condizioni di salute escludendo il glutine dalla dieta (soprattutto se si esclude anche il mais44 e se ci si orienta verso il consumo di cibi non processati, non artefatti, non trasformati dall’industria alimentare).

Concludo questa breve digressione sul rapporto gliadina-zonulina citando l’articolo Zonulin, regulation of tight junctions, and autoimmune diseases (“Zonulina, regolazione della giunzione occludente e malattie autoimmuni”), che mostra in dettaglio i meccanismi bio-chimici che legano la zonulina alla permeabilità intestinale e quindi allo sviluppo di malattie autoimmuni45, tra le quali viene compreso anche il diabete, e l’articolo Zonulin and its regulation of intestinal barrier function: the biological door to inflammation, autoimmunity, and cancer (“La Zonulina e la sua regolazione della funzione della barriera intestinale: la porta biologica all’infiammazione, all’autoimmunità ed al cancro”)46. Sebbene gli articoli siano alquanto tecnici e complessi, mostrano un inequivocabile nesso causale tra glutine, infiammazione, immunità e cancro, offrendo una ulteriore giustificazione alla scelta di una dieta senza glutine (e possibilmente senza caseina) quando si soffre di certe patologie.

La disbiosi intestinale e l’eventuale eccessiva permeabilità dell’intestino a loro volta contribuiscono al proliferare dei parassiti (vermi) sia nell’intestino che altrove; infatti le tossine dei microrganismi patogeni alterano la capacità del sistema digestivo e di quello immunitario di tenere a bada questi ospiti indesiderati. Come dice la dottoressa Campbell-McBride, “i parassiti seguono sempre la tossicità”. Del resto l’articolo Parasites in patients with malabsorption syndrome: a clinical study in children and adults47 mostra che in caso di malassorbimento intestinale (tipica conseguenza di disbiosi e/o celiachia, condizione la quale a sua volta è collegata alla disbiosi come vedremo in un capitolo successivo) l’organismo è più soggetto alle infezioni da parassiti, sia unicellulari come l’ameba e la giardia, che elminti (vermi parassiti) come gli anchilostomi.

A loro volta i parassiti generano tossine che perturbano l’equilibrio del microbiota (detto a volte anche “microflora”) rendendo ancora più difficile la correzione del problema: per farla breve la disbiosi intestinale (lo squilibrio della microflora dell’intestino) apre la strada ai parassiti, ma anche la presenza dei parassiti facilita la proliferazione di certi microrganismi patogeni come la Candida e quindi predispone alla disbiosi intestinale.

Uno squilibrio del microbiota intestinale (il microbiota più importante e più numeroso, che arriva a pesare circa due chilogrammi in una persona adulta) corrisponde generalmente ad uno squilibrio anche degli altri microbiota (soggetti alle stesse cause, ovvero all’effetto sistemico degli stessi farmaci, allo stesso stress, etc.), ed a volte lo influenza direttamente per semplice diffusione dovuta alla contiguità (come succede per l’apparato gastrointestinale e quello genito-urinario).

Questa potrebbe essere una delle cause profonde di molte malattie diventate sempre più frequenti nel mondo moderno, e non solo quelle specifiche dell’intestino come la sindrome dell’intestino irritabile o le intolleranze (celiachia compresa), la diarrea e la costipazione, ma anche le allergie (alimentari e non), le malattie autoimmuni (comprese certe dermatiti, il lupus eritematoso e la sclerosi multipla), le patologie cosiddette psichiatriche (iperattività, disturbo dell’attenzione, mania ossessivo compulsiva, depressione, schizofrenia), la disprassia (difficoltà a coordinare i movimenti dei muscoli), e persino autismo, dislessia ed altri “disturbi specifici dell’apprendimento” (discalculia, disgrafia, disortografia), nonché “disturbi a-specifici dell’apprendimento” (come per esempio l’estrema lentezza nello svolgere compiti scritti anche a causa dell’incapacità patologica di mantenersi concentrati su un qualsiasi compito per più di pochi minuti di seguito).

Ma quali sarebbero le cause di questa sempre più vasta diffusione della condizione di disbiosi intestinale? La dieta a base di farine raffinate (quelle integrali, come ci fa sapere anche il professor Franco Berrino48, sono molto più salutari), di alimenti sempre meno genuini e sempre più manipolati a livello industriale, l’uso (ed abuso) di zucchero, una dieta povera di frutta e verdura, l’uso (ed abuso) di antibiotici ed altri farmaci (antidolorifici, anti-infiammatori, neurolettici, chemioterapici, anticoncezionali, cortisonici) che danneggiano la microflora benefica del nostro intestino. È sintomatico il fatto che le donne che assumono la pillola anticoncezionale sono più soggette alle infezioni da Candida, e che rischiano di generare figli con diversi problemi di salute (vedi più avanti il capitolo relativo).

Da ricordare anche l’effetto nocivo per il nostro microbiota intestinale dell’uso di antibiotici ed ormoni nell’allevamento (anche del pesce) e dell’uso di pesticidi ed antibiotici in agricoltura (ebbene sì, anche in agricoltura talora si usano antibiotici a livello preventivo).

Per comprendere a fondo la relazione tra dieta e stato del microbiota possiamo discutere il risultato di una piccola serie di articoli scientifici.

Il primo è Novel probiotic candidates for humans isolated from raw fruits and vegetables (“Nuovi candidate come probiotici per gli esseri umani isolati da frutta e verdura fresca”)49, che mostra come il 35% dei batteri che producono acido lattico isolati in frutta e verdura fresca possono sopravvivere all’acidità dello stomaco e quindi arrivare vivi nel nostro intestino.

Il secondo è Comparison of the fecal microflora in rural Japanese and urban Canadians (“Comparazione della microflora fecale della popolazione rurale giapponese con quella della popolazione urbana canadese”)50, che mostra un più elevato livello di clostridi e di altri batteri patogeni tra la popolazione urabana canadese, ed un maggiore numero di bifidobatteri e di lattobacilli (dei batteri benefici) tra la popolaizone rurale giapponese; anche la biodiversità del microbiota della popolazione urbana è ridotta rispetto a quello della popolazione rurale. Similmente l’articolo Comparison of fecal microflora of elderly persons in rural and urban areas of Japan (“Comparazione della microflora fecale delle persone più anziane nelle aree rurali ed urbane del giappone”)51 rileva una maggiore quantità di bifidobatteri ed una maggiore biodiversità nel microbiota fecale di chi vive nelle zone rurali e segue una dieta più vicina a quella ancestrale, ed un maggiore numero di clostridi nel microbiota di chi vive nelle zone urbane.

Similmente altri due articoli hanno confrontato le popolazioni che vivono in villaggi africani o sud-americani con le popolazioni occidentali (europee e statunitensi) ottenendo ancora una volta il risultato che il microbiota di chi si alimenta seguendo una dieta più vicina alla tradizione ancestrale ha una maggiore diversità di batteri benefici. Si tratta di Impact of diet in shaping gut microbiota revealed by a comparative study in children from Europe and rural Africa52, e Human gut microbiome viewed across age and geography53.

Oltre alla dieta, anche l’ambiente in genere, ovvero il “macrobiota” che ci circonda è importante nel modellare le caratteristiche del microbiota umano. Si è infatti scoperto che vivere in una fattoria o comunque vicino ad animali da compagnia, fa sì che l’intestino umano si popoli di ceppi di batteri benefici che altrimenti vengono a mancare, e che sono utili nel proteggere da allergie, dermatiti e asma. come comprova ad esempio l’articolo Perinatal Pet Exposure, Faecal Microbiota, and Wheezy Bronchitis: Is There a Connection? (“Esposizione perinatale agli animali da compagnia, microbiota e bronchite asmatica: c’è una connessione?”)54. Ma anche le piante hanno il loro ruolo, come mostra l’articolo Environmental biodiversity, human microbiota, and allergy are interrelated (“La biodiversità ambientale, il microbiota umano e l’allergia sono correlati”) il quale descrive una correlazione tra la minore biodiversità delle piante nella zona in cui si risiede e la diminuzione della biodiversità dei gammaproteobatteri rilevati sulla pelle di malati di dermatite atopica55.

Oltre a tutto ciò dobbiamo menzionare l’avvelenamento da metalli pesanti, in primis il mercurio (la cui presenza nel corpo umano può essere causata dalle otturazioni dentali in amalgama, dai vaccini conservati con thimerosal, dalla vicinanza di una centrale a carbone, dal consumo di pesce di grossa taglia in cui si accumulano i metalli pesanti) e l’alluminio (contenuto nelle pentole, nelle lattine, nei vaccini, nei farmaci anti-acidità, in certi additivi alimentari, in molti deodoranti spray, a volte persino nel processo di flocculazione56 per la potabilizzazione dell’acqua, per non parlare di quello rilasciato dagli aerei57). Anche i cosmetici e certi coloranti per tatuaggi possono concorrere all’intossicazione da metalli pesanti. Un capitolo a sé (vedi più avanti) merita l’uso di diserbanti, in particolare del glifosato (spesso associato alle coltivazioni transgeniche), che utilizzato in maniera sempre più massiccia, contamina gli alimenti di cui ci cibiamo e l’acqua che beviamo.

Ma la lunga lista nera non è finita, perché dobbiamo aggiungere il cloro nell’acqua potabile, le emozioni negative (periodi prolungati di stress, paura, angoscia), il parto cesareo (che impedisce al feto di entrare in contatto con i batteri benefici presenti nel canale del parto) e soprattutto l’allattamento con latte artificiale, che impedisce la normale trasmissione della flora intestinale dalla madre al neonato. Come troviamo scritto nell’articolo scientifico The causes of intestinal dysbiosis: a review (“Le cause della disbiosi intestinale”)58, basato su ben 104 altri studi citati nelle referenze:

Al giorno d’oggi si pensa che le alterazioni nella flora intestinale contribuisca a molte malattie croniche e degenerative. Sindrome dell’intestino irritabile, disturbi infiammatori dell’intestino [ovvero colite ulcerosa e Morbo di Crohn – N.d.T.], artrite reumatoide e spondilosite anchilosante sono condizioni patologiche che sono state collegate ad alterazioni della microflora intestinale. Si ipotizza che un certo numero di fattori associati allo stile di vita occidentale moderno abbiano un impatto negativo sulla microflora dell’apparato gastrointestinale. Si è scoperto che fattori quali antibiotici, stress fisico e psichico, e certi componenti della dieta contribuiscono alla disbiosi intestinale.

Un altro articolo che potete leggere a conferma di quanto detto negli ultimi paragrafi è Role of the gut microbiota in defining human health (“Il ruolo del microbiota nel definire la salute umana”)59. Molto interessante è, in questo articolo, una dimostrazione (seppure indiretta) che diverse patologie di cui si tratta nel presente libro, siano realmente causate dalla disbiosi, piuttosto che esserne la causa. Vengono infatti riportati diversi studi che hanno dimostrato come l’allattamento al seno protegge contro la manifestazione di malattie allergiche, diarrea neonatale60, colite necrotizzante61, obesità62 e diabete di Tipo II63. Ciò è comprensibile se si pensa che il latte materno stimola un corretto accrescimento della microflora sulla mucosa intestinale oltre ad essere portatore esso stesso dei batteri benefici e degli anticorpi che provengono dalla madre (entrambi assenti nelle formulazioni di latte artificiale per l’infanzia).

Alla luce di quanto su esposto, una tipica situazione che predispone alla malattia potrebbe essere quella di una madre che non ha allattato al seno sua figlia, la quale si è trovata così con una flora intestinale già difettosa; se poi questa figlia ha usato la pillola anticoncezionale e si è trovata con una disbiosi ancora più accentuata, quando a sua volta partorirà un figlio questo erediterà dalla madre una flora non ottimale. Se questo bambino a pochi mesi dalla nascita viene sottoposto alle vaccinazioni la sua reazione ad esse potrebbe essere particolarmente accentuata; dal momento che nessuna autorità sanitaria prevede degli accertamenti prima di effettuare le vaccinazioni, dal momento che nessun medico si preoccupa di vagliare quali bambini potrebbero essere (proprio a causa della condizione del proprio intestino) particolarmente vulnerabili alle vaccinazioni, i vaccini potrebbero essere la goccia che fa traboccare il vaso. Oppure se questo bambino viene sottoposto ad una o più cure di antibiotici (magari quando non sarebbero necessarie, come nel caso delle otiti che spesso si possono trattare con gocce antibiotiche locali64) la situazione già delicata del suo intestino potrebbe precipitare.

Chiarite quelle che potrebbero essere le cause che portano l’intestino umano ad avere una flora squilibrata ed una permeabilità eccessiva, innescando tutta una serie di patologie, una dieta molto particolare e molto rigida (ma tutto sommato temporanea, da protrarre per uno/due anni a seconda delle situazioni) messa a punto dal dottor Haas65 per la cura della celiachia, e poi riscoperta da Elaine Gotschall66 quindi dalla dottoressa Natasha Campbell McBride67, potrebbe curare l’intestino e con esso anche le patologie innescate dalla disbiosi.

Tale dieta elimina tutti i cibi contenenti amidi, carboidrati, disaccaridi. Ciò significa eliminare cereali e pseudo-cereali, patate, pastinaca, tapioca, quasi tutti i legumi con l’eccezione di alcuni tipi di fagioli, quasi tutti i derivati del latte con l’eccezione dei latticini fermentati a casa (da introdurre eventualmente in un secondo tempo quando l’intestino è pronto), permette il consumo di semi di vario tipo specie se previo ammollo in acqua (mandorle, noci, nocciole, semi di zucca, semi di sesamo, noci di cocco) e consiglia l’assunzione di cibi fermentati (come i crauti o lo yogurt/kefir anche di cocco e di mandorla) e di alcuni integratori naturali (per lo più a base di probiotici, i famosi “batteri buoni”); unico dolcificante permesso il miele (o eventualmente la stevia pura).

Il fatto è che a causa della carenza di batteri buoni, che aiutano a digerire e ad assorbire le sostanze nutritive, e della proliferazione degli agenti patogeni che producono tossine, il processo di digestione dei carboidrati complessi (e quindi di cereali e verdure amidacee) è mal funzionante, e tali carboidrati complessi mal digeriti alimentano i patogeni (e i parassiti). Per chi avesse bisogno di prove a supporto di tale affermazione cito l’articolo Il microbiota intestinale e la sindrome metabolica68, che mostra tra le altre cose che i batteri simbionti dell’intestino sono utili per digerire i polisaccaridi (anche i carboidrati complessi sono polisaccaridi). Questo spiega come la dieta paleolitica (o dieta dei carboidrati specifici che dir si voglia), possa aiutare a risanare l’intestino e quindi a guarire da molte malattie correlate alla disbiosi.

Secondo la dottoressa Natasha Campbell Mc-Bride, autrice del libro La Sindrome Psico Intestinale (Medinform, 2013), i seguenti disturbi possono essere correlati alla disbiosi e quindi trattabili con dieta paleolitica e fermenti lattici: dipendenza (da alcool, droghe o altre sostanze), disturbo dell’attenzione/iperattività, alcoolismo, allergie, anemia, anoressia, ansietà, artrite, asma, problemi autoimmuni (inclusa quindi sclerosi multipla), infezioni da candida e da altri lieviti, colite, costipazione, morbo di Crohn, cistite, problemi dentali, depressione, disordini digestivi, dislessia, infezioni auricolari, eczema, epilessia, intolleranze alimentari (e quindi anche celiachia), FPIES (sindrome da enterocolite indotta dalle proteine del cibo), riflusso gastro-esofageo, allergie da inalanti (oculo-riniti, asma e faringiti allergiche), perdita di capelli, mal di testa, iperattività, problemi di cuore, sindrome dell’intestino irritabile, infertilità, malattia di Kawasaki, Lupus, problemi mestruali, cefalea, narcolessia, disturbo ossessivo compulsivo, PANDAS (disordine autoimmune pediatrico associato con infezione da streptococchi), attacchi di panico, PDD-NOS (disordine dello sviluppo pervasivo non altrimenti specificato), PMS (sindrome pre-mestruale), psoriasi, riflusso, rosacea, schizofrenia, sinusite, apnea durante il sonno, insonnia, attacchi di collera, problemi alla tiroide, tic, colite ulcerosa, problemi urinari, vomito. Ma come vedremo nelle pagine successive (portando le dovute prove) anche diabete, prostatite, vertigini, svenimenti ricorrenti, tonsillite, uretrite, appendicite ed altri problemi di salute possono essere originati dalla disbiosi.

Per fornire ulteriori giustificazioni a quanto appena affermato possiamo citare per esempio l’articolo scientifico Microbial ecosystems therapeutics: a new paradigm in medicine? (“Le terapie incentrate sull’ecosistema microbico: un nuovo paradigma per la medicina?”)69 nel quale non solo si afferma l’utilità dell’integrazione di vari ceppi di batteri benefici per combattere l’infezione da Clostridium difficile e per curare colite ulcerosa, colite necrotizzante, obesità, autismo regressivo, ma si ipotizza che anche altre malattie potrebbero essere curate nella stessa maniera.

Altro articolo esemplare è Investigating the biological and clinical significance of human dysbiosis (“Indagando il significato biologico e clinico della disbiosi umana”)70, nel quale si indica la disbiosi come una delle concause (se non la causa principale) di tutta una serie di malattie quali: diarrea associata agli antibiotici, vaginosi batterica, celiachia, cancro del colon retto, fibrosi cistica, disturbi esofagei, morbo di Crohn, colite ulcerosa, sindrome del colon irritabile, enterocolite necrotizzante, prostatite non batterica, parto prematuro, obesità, borsite e psoriasi. L’articolo fornisce una serie di referenze, ovvero di altri lavori scientifici che mostrano come ogni singola sunnominata malattia sia correlata ad uno squilibrio della microflora intestinale.

Anche l’articolo Dysbiosis of the gut microbiota in disease (“Disbiosi del microbiota intestinale e malattie”) illustra le stesse connessioni71. In esso leggiamo che:



C’è una crescente evidenza che la disbiosi del microbiota intestinale sia associata con la patogenesi sia di disturbi intestinali che extra-intestinali. I disturbi intestinali includono colite ulcerosa, morbo di Crohn, sindrome del colon irritabile e celiachia, mentre i disturbi extra-intestinali includono allergia, asma, sindrome metabolica, malattie cardiovascolari ed obesità. (…)

I microrganismi che vivono nel sistema digestivo come risultato della loro attività, producono delle sostanze (dei metaboliti, come si dice in termine tecnico); per esempio ogni cellula usa delle sostanze che trova nel suo ambiente, le modifica chimicamente per trarne energia e quindi rilascia i residui di tali reazioni chimiche. L’articolo succitato spiega che tali metaboliti possono essere correlati per esempio all’infiammazione o alla riduzione dell’infiammazione (a seconda del fatto che siano prodotti da batteri benefici o patogeni), oppure all’arresto della crescita o all’apoptosi delle cellule (quel meccanismo protettivo per cui le cellule in certe condizioni si “suicidano” (meccanismo benefico quando riesce a funzionare nelle cellule cancerogene), e che alcuni prodotti del metabolismo batterico sono stati associati a malattie del fegato, dei reni e malattie cardiovascolari. Anche questo articolo si fonda su circa cento altri studi scientifici nel corso dei quali sono stati analizzati i microbiomi dei soggetti malati e confrontati con quelli delle persone sane (gruppo di controllo). Molti di questi studi saranno richiamati nel seguito quando si discuterà delle specifiche patologie.


Del resto se quanto sopra esposto è corretto, le persone che soffrono di disbiosi intestinale dovrebbero manifestare spesso più di una delle patologie ad essa correlate, ed in effetti diversi studi scientifici attestano questa realtà. Tra questi citiamo Psychological disturbance in atopic eczema: the extent of the problem in school aged children (“Disturbi psicologici nei malati di eczema atopico: l’estensione del problema nei bambini in età scolare”)72 nel quale si afferma che i bambini che soffrono di eczema soffrono di disturbi psicologici in misura doppia dei bambini del gruppo di controllo; ne segue una sensibile correlazione tra le due condizioni.

Poi abbiamo tre articoli che descrivono i legami clinici e biologici tra autismo e schizofrenia: Autism and schizofrenia (“Autismo e schizofrenia”)73, Gene gut and schizophrenia (“Gene, intestino e schizofrenia”)74 e The gluten connection, the association between schizofrenia and celiac disease (“La connessione del glutine, l’associazione tra schizofrenia e celiachia”)75.

Abbiamo ancora Childhood autism, a complex disorder (“Autismo infantile, un disordine complesso”)76, che mostra come bambini autistici e psicotici hanno in comune la presenza di particolari peptidi77 nelle urine. La stessa condizione di peptiduria (peptidi riscontrati nelle urine) è stata rilevata nei soggetti con disturbo dell’attenzione, nei pazienti psichiatrici e nelle persone dislessiche, come confermano gli articoli Attention deficit disorders: a study of peptide-containing urinary complexes (“Disturbi da deficit dell’attenzione: uno studio su complessi urinari contenenti peptidi”)78 e Urine patterns, peptide levels, and IgA/IgG antibodies to food proteins in children with dislexia (“Analisi delle urine, livelli di peptidi ed anticorpi IgA/IgG alle proteine del cibi nei bambini dislessici”)79. Questi ultimi articoli in particolare segnalano la presenza di anticorpi a glutine e caseina (intolleranza a queste due proteine contenute in grano, frumento, orzo, farro, segale, avena, latte e derivati) e rimandano alla difficoltà di digerire completamente tali sostanze, alla conseguente produzione di peptidi, ed al ritrovamento di questi peptidi nelle urine. La dottoressa Campbell segnala nel suo libro che tale condizione di peptiduria è stata rilevata anche nelle persone sofferenti di iperattività, psicosi post-parto, epilessia, sindrome di Down, depressione, artrite reumatoide e altre malattie autoimmuni. Tra questi peptidi particolarmente importanti sono le caeomorfine e le gluteomorfine (vedi più avanti nel presente libro).

Menziono ancora un interessante articolo intitolato Management of menstrual problems in adolescents with learning and physical disabilities80 il quale ci informa che i disturbi mestrali tra le adolescenti con disabilità fisica o disturbi dell’apprendimento sono più frequenti rispetto alla media delle donne. Per esempio la sindrome premestruale è più frequente tra le donne disabili, la sindrome da ovaio policistico è più frequente tra le donne epilettiche, l’iperprolattinemia con mestruazioni irregolari è comune nelle donne con sindrome di Down (a causa della maggiore frequenza tra di loro delle malattie tiroidee)81.

Molti altri articoli scientifici che giustificano quanto finora scritto sono mostrati nel seguito del libro; rimando per altro coloro che ne volesse consultare altri a fare una ricerca sul web82 o a consultare la lunghissima sezione finale dei riferimenti scientifici del libro “La Sindrome Psico-Intestinale”.

Per terminare segnalo alcuni articoli che confermano e approfondiscono quanto appena scritto sul rapporto salute/flora batterica/intestino/psiche:

- Il nostro (secondo) cervello che funziona «a batteri» La flora intestinale svolge un’azione decisiva di comunicazione fra l’apparato digerente e il sistema nervoso centrale83

- I batteri e l’intestino umano: nuove evidenze sperimentali della complessità delle popolazioni batteriche intestinali84.

- Uomini e batteri intestinali, storia di un destino evolutivo85.

Ad esempio sin dai primi giorni della vita l’organismo umano è popolato da alcuni ceppi fisiologici (benefici per l’organismo, a differenza dei più noti ceppi portatori di malattie) di Escherichia Coli che hanno la funzione di digerire il lattosio, produrre le vitamine K2, B1, B2, B6 e B12, e produrre le colicine, sostanze che impediscono la proliferazione dei ceppi patogeni dello stesso E. Coli. Altri batteri producono acido folico (detto anche vitamina B9), acido pantotenico, vitamine B1, B2, B3, B6 e B12 ed anche altre sostanze nutritive per il nostro organismo.





Condividi con i tuoi amici:
1   2   3   4   5   6   7   8   9   ...   335


©astratto.info 2019
invia messaggio

    Pagina principale