Alimentazione, disbiosi intestinale e parassitosi


I3 - Analisi per il riscontro di disbiosi, parassitosi, intossicazione da metalli pesanti, intolleranze



Scaricare 9.23 Mb.
Pagina7/335
29.03.2019
Dimensione del file9.23 Mb.
1   2   3   4   5   6   7   8   9   10   ...   335
I3 - Analisi per il riscontro di disbiosi, parassitosi, intossicazione da metalli pesanti, intolleranze
A mio giudizio non esistono analisi di routine (eseguibili nei laboratori convenzionati con il sistema sanitario) abbastanza affidabili per identificare la presenza di eventuale disbiosi, parassitosi, intolleranze, e su questo concordano molti specialisti del settore che spesso si rivolgono a laboratori molto distanti dalla città in cui operano, a volte anche in un altro continente, pur di avere informazioni davvero attendibili.

Per quanto riguarda la disbiosi ci sono alcuni esami indiretti che partono dalle analisi delle urine; tali test della disbiosi si possono effettuare in diversi centri anche in Italia. Tali test rilevano delle sostanze nelle urine la cui presenza e quantità è correlata alla disbiosi intestinale, ma non danno indicazioni molto precise su quali siano i microrganismi benefici carenti e quali e quanti siano quelli patogeni. Io per esempio, navigando su internet, ho trovati tre laboratori che eseguono questo tipo di test (ma presumibilmente ce ne sono altri):



http://www.analisisanpaolo.it/Default.aspx?Id=390

http://www.oloslab.com/test-per-la-disbiosi-intestinale/,

http://www.centrodimedicinabiologica.it/test-disbiosi-intestinale-monza/.

Un’analisi più approfondita si può ottenere da campioni di feci per identificare più precisamente le carenze di batteri benefici, la presenza di batteri patogeni, nonché di parassiti (vermi), sebbene nemmeno in tale maniera si ottengano informazioni poi così dettagliate sul microbioma intestinale, dal momento che non tutti i microrganismi residenti dell’intestino si possono ritrovare nelle feci. Molto interessante è a tal proposito il risultato dello studio The treatment-naive microbiome in new-onset Crohn’s disease89 nel quale le differenze significative tra il microbiota dei malati di morbo di Crohn e quello dei soggetti sani (gruppo di controllo) sono state scoperte non osservando i campioni di feci, ma campioni di mucosa ottenuti tramite biopsia.

Uno dei più attrezzati (ma anche più costosi) laboratori al mondo è il Great Plains Laboratory (http://www.greatplainslaboratory.com/); sul sito esiste la possibilità di scegliere la visualizzazione delle pagine anche in Italiano (purtroppo il costo si aggira sulle 600 euro).

Per quanto riguarda i parassiti anche le migliori analisi delle feci non sono abbastanza affidabili, sia perché le analisi stesse non sono molto precise, sia perché non è sempre detto che nel campione raccolto in quel determinato giorno si trovino uova, parassiti (in genere essi non lasciano l’intestino a meno che non si assumano sostanze antiparassitarie) o frammenti di tali esseri. Per altro molti genitori che hanno sottoposto i propri figli ad una cura antiparassitaria hanno trovato i vermi nelle feci dei bambini pur se gli esami delle feci eseguiti in precedenza risultavano negativi. Un veterinario, abituato a cercare tracce di parassiti nelle feci degli animali con l’ausilio del microscopio, potrebbe essere a volte più affidabile di un generico test di laboratorio. Una maniera per cercare di rendere minimi i falsi negatici (ovvie i casi in cui non risultano parassiti dalle analisi pure quando questi parassiti si trovano nel paziente) è quello di ripetere le analisi almeno tre volte.

L’articolo The need for three stool specimens in routine laboratory examinations for intestinal parasites (“Il bisogno di tre campioni di feci nell’esame laboratoriale di routine per la ricerca dei parassiti intestinali”)90 mostra infatti che su un consistente campione di pazienti cui sono state esaminate per tre volte le feci per la ricerca di parassiti spesso uno dei tre esami è risultato negativo. Ad esempio se ci si fosse fermata al primo esame di laboratorio, addirittura il 41,7% di loro sarebbe risultato esente da parassiti, ma la presenza di parassiti in questi pazienti è stata riscontrata in almeno uno dei due esami successivi. È interessante notare che gli autori concludono affermando che non solo occorrono le analisi di tre campioni di feci (ovviamente in tempi diversi) per verificare l’eventuale presenza di parassiti, ma che anche così facendo non è possibile garantire che non ci sia alcuna infestazione.

Similmente l’articolo Multiple Stool Examinations for Ova and Parasites and Rate of False-Negative Results (“Esame multipli di uova e parassiti e pecentusali di falsi negativi”)91 mostra che persino dopo l’analisi di tre campioni ci sono discrete probabilità di ottenere dei falsi negativi, anche se in questo studio i risultati appaiono più confortanti (ad eccezione fanno dei test per le amebe).

L’articolo A Case of Parasite Invasion of the Intestinal Tract: A Missed Diagnosis in Irritable Bowel Syndrome92 descrive un caso di sindrome dell’intestino irritabile causata da un parassita; la guarigione è avvenuta dopo un trattamento antiparassitario effettuato nonostante dagli esami parassitologici non risultasse nulla; i medici infatti hanno considerato che i sintomi clinici fossero più rilevanti dell’esito di tale analisi ed hanno proceduto ugualmente alla somministrazione dei farmaci contro i parassiti.

L’articolo Detection of Pathogenic Protozoa in the Diagnostic Laboratory: Result Reproducibility, Specimen Pooling, and Competency Assessment93 ci informa che i test di laboratorio per il riscontro dei parassiti unicellulari della classe dei protozoi utilizzano anche tecniche manuali che impediscono una standardizzazione e che poprtano ad interpretazioni soggettive dei risultati.

Ad ogni modo c’è la possibilità di fare le analisi tramite un campione di saliva (utilizzando una tecnologia ideata dalla dottoressa Clark) presso un laboratorio svizzero, Sanavital (http://www.sanavital.ch); sul sito esiste la possibilità di scegliere la visualizzazione delle pagine in Inglese, Francese, Tedesco ed altre lingue, ma non in Italiano. Queste analisi, basate su uno strumento ideato dalla dottoressa Clark, dovrebbero identificare la presenza di patogeni, parassiti, metalli pesanti, ma non danno indicazioni sulle eventuali carenze di batteri benefici. Diverse persone che conoscono hanno ottenuto dei risultati attendibili da questi esami (il costo attualmente è di circa 300 euro).

Per l’analisi dell’intossicazione da metalli ci sono sicuramente molti altri laboratori attrezzati, uno che conosco e che mi pare affidabile è quello della mineral-test: http://www.mineral-test-sas.com/.

Per quanto riguarda le intolleranze, la dottoressa Campbell nel suo libro “La Sindrome Psico-intestinale” osserva giustamente che si tratta di fenomeni che spesso si modificano nel tempo; per esempio si può perdere l’intolleranza ad un cibo quando migliorano le condizioni di salute dell’intestino, o si può diventare intolleranti a qualche nuovo cibo dopo un ciclo di cura con famraci che danneggiano il microbiota. Un mezzo molto semplice da lei consigliato nel libro è quello di mettere un poco della sostanza da testare (sotto forma fluida, eventualmente sminuzzato finemente e mescolato con un poc d’acqua) sull’interno del polso la sera prima di andare a letto, quindi ricoprire con una striscia di tessuto (anche per non sporcare) e verificare se l’indomani si nota una reazione cutanea (arrossamento, rigonfiamento, puntini).



Condividi con i tuoi amici:
1   2   3   4   5   6   7   8   9   10   ...   335


©astratto.info 2019
invia messaggio

    Pagina principale