Alimentazione, disbiosi intestinale e parassitosi


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Prima di passare ad un’altra carrellata di testimonianze mostro anche alcune ricerche scientifiche che confermano la validità dell’interpretazione dell’autismo come di una malattia causata da disbiosi intestinale, parassitosi intestinale (e concomitante aumento della permeabilità intestinale) e che si sommano a quelle già citate nell’introduzione.

La prima è Abnormal intestinal permeability in children with autism (“Permeabilità intestinale anomale in bambini autistici”)438, che mostra come sia stata riscontrata una permeabilità intestinale anormale in bambini autistici (che non mostravano altri segni di disturbi intestinali).

La seconda è Attention deficit/hyperactivity disorder (ADHD) in children: rationale for its integrative management (“Disturbo del deficit dell’attenzione/iperattività nei bambini: una guida per la sua gestione con gli integratori”)439 nella quale si mostra come l’integrazione omega 3 e omega 6, vitamine del gruppo B e correzione della disbiosi intestinale aiutano a mitigare sintomi quali iperattività e difficoltà di concentrazione, problematiche che affliggono gran parte delle persone sofferenti di autismo. Da notare che questo articolo si fonda anche su 141 altri studi citati nella bibliografia.

Il già citato articolo Role of intestinal bacteria in nutrient metabolism (“Ruolo dei batteri intestinali nel metabolismo dei nutrienti”)440, nell’affermare che la proliferazione dei batteri benefici e di quelli patogeni dipenda dalla dieta, e che i batteri benefici aiutano a digerire ed a produrre vitamine e aminoacidi, mostra per converso come la disbiosi intestinale porti a carenze nutritive che sono tipiche del quadro clinico dell’autismo (e non solo).

L’articolo Il microbiota intestinale e la sindrome metabolica441 mostra tra le altre cose che i batteri simbionti dell’intestino sono utili per digerire i polisaccaridi (anche i carboidrati complessi sono polisaccaridi); per converso la mancanza o la scarsità di questi batteri rende difficile la digestione dei carboidrati complessi (cereali, pseudo-cereali, verdure amidacee). A conferma cito l’articolo Impaired carbohydrated digestion and transport and mucosal dysbiosis in the intestines of children with autism and gastrointestinale disturbances (“Digestione dei carboidrati difettosa e disbiosi della mucosa nell’intestino dei bambini autistici e con disturbi gastrointestinali”)442, nel quale leggiamo che

negli autistici sono comuni i disturbi intestinali. In tali soggetti è stata riscontrata la carenza di disaccaridasi (enzima che serve a digerire gli zuccheri disaccaridi come lo zucchero di canna) mentre sono stati ottenuti buoni risultati con gli integratori di probiotici e con le diete.

Che i bambini autistici abbiano una microflora intestinale anomala viene dimostrato dallo studio Differences between the gut microflora of children with autistic spectrum disorders and that of healthy children (“Differenze tra la microflora intestinale dei bambini che soffrono di disturbi dello spettro autistico e quella dei bambini sani”)443, nel quale si afferma che i bambini autistici tendono a soffrire di gravi disturbi intestinali, che la loro flora intestinale benefica è danneggiata e la flora patogena al contrario prolifera.

Lo stesso concetto viene espresso dallo studio Intestinal microflora of autistic children (“Microflora intestinale nei bambini autistici”)444 nel quale si legge che il comportamento autistico si accompagna spesso a numerosi sintomi fastidiosi del sistema gastrointestinale, come dolore addominale, costipazione o diarrea, problemi spesso connessi con uno squilibrio della microflora intestinale; l’articolo riporta pure che nelle feci degli autistici sono stati trovati clostridi, enterococchi, oltre a differenze quantitative di stafilococchi e candida.

Anche l’articolo Anaerobic intestinal microflora in pathogenesis of autism? (“Microflora intestinale anaerobica nella patogenesi dell’autismo?”)445 esprime lo stesso concetto, fornendo informazioni sulle differenze nella microflora intestinale tra i bambini autistici ed i bambini non autistici con speciale attenzione al alcune specie di clostridi e cetobatteri.

L’articolo Autism and Clostridium tetani (“L’autismo ed il clostridium tetani”)446, mostra in particolare che:

Una significativa percentuale degli individui autistici hanno una storia di ripetuti cicli di antibiotici che hanno causato la proliferazione del Clostridium tetani. L’inoculazione delle tossine del Clostridium in cavie animali ha causato comportamenti tipici dell’autismo.

Anche l’articolo Therapy and epidemiology of autism – clostridial spores as a key element (“Terapia ed epidemiologia dell’autismo – le spore del clostridio come un elemento chiave”)447, mostra una correlazione tra clostridi e autismo, specificando che:



Quando si somministra un farmaco anti-clostridi gli autistici migliorano, per peggiorare subito dopo la sospensione del farmaco.

In effetti i farmaci disponibili in farmacia non hanno mai dimostrato di riuscire a debellare i batteri patogeni senza uccidere anche quelli benefici, per cui qualsiasi trattamento espone a rischi di recidiva, almeno fino a quando non si riequilibra la microflora intestinale.

A questo punto ci si potrebbe chiedere se davvero la disbiosi intestinale è una delle cause dell’autismo, o se invece è una sorta di conseguenza. La risposta ci viene da due articoli, il primo è The potential role of probiotics in the management of childhood autism spectrum disorders (“Il potenziale ruolo dei probiotivi nella gestione del disturbo dello spettro autistico”)448, che mostra come la somministrazione di probiotici mitighi i sintomi dell’autismo, e il secondo è Short-term benefit from oral vancomycin treatment of regressive-onset autism (“Beneficio a breve termine della vancomicina orale sull’autismo regressivo”)449, che mostra come l’uso dell’antibiotico Vancomicina, un farmaco utilizzato soprattutto per combattere le infezioni dei clostridi e di alcuni streptococchi, porti dei miglioramenti nel quadro clinico dei bambini autistici, miglioramente che però svaniscono poco tempo dopo la sospensione del farmaco. Se postuliamo che la vancomicina riduce il carico di clostridi presenti nell’intestino senza però eradicarlo, si riesce a spiegare bene il risultato di questo studio: l’autismo è concausata dalla disbiosi intestinale, in particolar modo da una proliferazione dei batteri patogeni del genere Clostridium, che però non può essere sconfitto in maniera definitiva da un antibiotico; solo il riequilibrio del microbiota intestinale può portare al massimo le difese interne dell’organismo contro questi patogeni.

L’articolo Gastrointestinal flora and gastrointestinal status in children with autism -- comparisons to typical children and correlation with autism severity450 mostra che i sintomi gastrointestinali sono correlati alla gravità del disturbo autistico e conclude che i problemi gastrointestinali a quanto pare sono una concausa dell’autismo. Da notare il fatto che sebbene gli autori minimizzino i dati nella discussione, la presenza di lieviti (Candida albicans ed altri) nei bambini autistici è significativamente più alta (vedi tabella 5 dell’articolo).

L’articolo Epidemiology and control of enterobiasis in a developmental center451 mostra come in un centro di accoglienza che accoglie bambini ritardati o sofferenti di autismo, epilessia, paralisi cerebrale, la diffusione dell’Enterobius vermicularis (ovvero dei vermi parassiti detti anche ossiuri) sia passata dal 30% all’1% grazie ad uno screening seguito da un trattamento con membendazolo (due dosi a 14 giorni di distanza, visto che il ciclo vitale di questi parasisti è per l’appunto di due settimane circa). Sebbene non fossero tutti bambini autistici il dato può apparire indicativo, anche perché in questo studio no si sono presi in considerazione tutti gli altri possibili parassiti.

Se qualcuno vuole ulteriori informazioni può sempre leggere l’articolo Gastrointestinal Microflora Studies in Late-Onset Autism (“Microflora gastrointestinale nell’autismo regressivo”)452, che consiste in una rassegna di studi che concordano con quelli fin qui enunciato, ed anche la serie di due articoli Autism, an extreme challenge to integrative medicine (“L’autismo, una sfida estrema per la medicina integrative”)453 con tutte le loro referenze.




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