Amare IL nemico



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Amare il nemico INDICE



Amare gli amici lo fanno tutti, i nemici li amano

soltanto i cristiani
Tertulliano

Amare il nemico

N° 5 – 22 gennaio 2016
5
PRESENTAZIONE pag. 3 A cura del Centro Nazionale

EDITORIALE pag. 4 L’amore per i nostri nemici misura il nostro

amore per Dio

(A cura del Centro Nazionale)

pag. 7 Bibliografia

PER LA PREGHIERA… pag. 8 Davide: il re che piange la morte del suo

nemico… suo figlio!

(2Sam 18,31-19,9)

11 Da stampare per i ragazzi

ATTIVITÀ PER LE BRANCHE pag. 13 Proposta di attività per Gruppi Emmaus,

Ragazzi Nuovi, Comunità 14, Gruppi pre-



Testimoni

PER APPROFONDIRE pag. 26 Perché dovremmo amare i nostri nemici?

(Martin Luther King)

Cammino 2015/2016 “Eucaristia e Misericordia
Se mi capitasse un giorno - e potrebbe essere anche oggi – di essere vittima del terrorismo che sembra voler coinvolgere ora tutti gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia si ricordassero che la mia vita era donata a Dio e a questo paese.

Che essi accettassero che l’unico Padrone di ogni vita non potrebbe essere estraneo a questa dipartita brutale. Che pregassero per me : come potrei essere trovato degno di tale offerta ?

Che sapessero associare questa morte a tante altre, ugualmente violente, lasciate nell’indifferenza dell’anonimato. La mia vita non ha più valore di un’altra. Non ne ha neanche meno.

In ogni caso, non ha l’innocenza dell’infanzia.

Ho vissuto abbastanza per sapermi complice del male che sembra, ahimè, prevalere nel mondo, e anche di quello che potrebbe colpirmi alla cieca. Venuto il momento, vorrei avere quell’attimo di lucidità che mi permettesse di sollecitare il perdono di Dio e quello dei miei fratelli in umanità,

e nel momento stesso di perdonare con tutto il cuore chi mi avesse colpito.

Non potrei auspicare una tale morte. Mi sembra importante dichiararlo. Non vedo, infatti, come potrei rallegrarmi del fatto che questo popolo che io amo sia indistintamente accusato del mio assassinio.

Sarebbe pagare a un prezzo troppo alto, ciò che verrebbe chiamata, forse, la "grazia del martirio", doverla a un algerino chiunque egli sia, soprattutto se dice di agire in fedeltà a ciò che crede essere l’islam.

So il disprezzo con il quale si è arrivati a circondare gli algerini globalmente presi.

So anche le caricature dell’islam che un certo islamismo incoraggia. È troppo facile mettersi a posto la coscienza identificando questa via religiosa con gli integrismi dei suoi estremismi.

L’Algeria e l’Islam, per me, sono un’altra cosa; sono un corpo e un’anima.

L’ho proclamato abbastanza, credo, in base a quanto ne ho visto ed appreso per esperienza,

ritrovandovi così spesso il filo conduttore del Vangelo appreso sulle ginocchia di mia madre, la mia primissima Chiesa, proprio in Algeria e, già allora, nel rispetto dei credenti musulmani.

Evidentemente, la mia morte sembrerà dar ragione a quelli che mi hanno rapidamente trattato da ingenuo o da idealista: "Dica adesso quel che ne pensa!".

Ma costoro devono sapere che sarà finalmente liberata la mia più lancinante curiosità.

Ecco che potrò, se a Dio piace, immergere il mio sguardo in quello del Padre,

per contemplare con lui i suoi figli dell’Islam così come lui li vede, totalmente illuminati dalla gloria di Cristo,

frutti della sua passione, investiti del dono dello Spirito, la cui gioia segreta sarà sempre lo stabilire la comunione e il ristabilire la somiglianza, giocando con le differenze.

Di questa vita perduta, totalmente mia, e totalmente loro, rendo grazie a Dio che sembra averla voluta tutta intera per questa gioia, attraverso e nonostante tutto.

In questo grazie, in cui tutto è detto, ormai, della mia vita, includo certamente voi, amici di ieri e di oggi, e voi, amici di qui, accanto a mia madre e a mio padre, alle mie sorelle e ai miei fratelli, e a loro, centuplo regalato come era stato promesso!

E anche tu, amico dell’ultimo istante, che non avrai saputo quel che facevi.

Sì, anche per te io voglio dire questo grazie e questo ad-Dio,nel cui volto ti contemplo. E che ci sia dato d’incontrarci di nuovo, ladroni colmati di gioia, in paradiso, se piace a Dio, Padre nostro, Padre di tutti e due.

Amen. Insc’Allah.

Christian
Padre Christian de Chergé, Priore del monastero di Nôtre – Dane dell’Atlas

Algeri, 1º dicembre 1993 - Tibhirine, 1º gennaio 1994



Cari Responsabili,

le parole che leggete qua sopra sono la migliore presentazione che possiamo offrire per il tema di questo numero. Leggerle, pregarci su e riflettere su come ciascuno di noi vive il comandamento dell’Amore che ci ha lasciato Gesù è l’unica indicazione che ci sentiamo di darvi per percorrere anche questo pezzetto di strada sulla via della Misericordia.

Buon lavoro!

Il Centro Nazionale




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