Ambientazione/ Contesto



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Ufficio Diocesano di Pastorale Familiare – Anno Pastorale 2013-2014

Corso per Operatori di Pastorale Familiare - Incontro 7




La Parola di Dio

Ambientazione/ Contesto

Partiamo col considerare il ruolo e l’uso della parola, in generale, nell’attuale contesto storico.

La parola è, tra i simboli di cui si avvale l’uomo, quello che maggiormente ha un’attinenza con la realtà cui rimanda, fino quasi ad identificarsi con essa.

Il nome chiama alla luce, alla vita, la parola si identifica con l’oggetto, al punto che ciò che non è detto sembra non esistere.

Nell’attuale contesto culturale più che la parola conta l’immagine. I giovani percepiscono ed elaborano la realtà circostante attraverso una vorticosa sovrapposizione di immagini, la cui interpretazione risulta di rado verbalizzata.

Le immagini si accumulano, i sentimenti, le emozioni, cercano non più esclusivamente parole, ma soprattutto immagini per essere comunicati (emoticon, foto e video istantanei per avere e dare l’illusione di partecipare agli altri, gruppo di persone sempre meno esclusivo e sempre più esteso, la propria stessa vita, minuto per minuto, ma, per lo più, senza parole, o con brevi slogan).

Il corredo di parole cui si ricorre per la comunicazione, quotidiana o occasionale, è spesso povero di sfumature, di varianti. Il più resta inespresso, i moti molteplici e sfuggenti dell’animo si appiattiscono sul vocabolario usato per esprimerli, inadeguato e povero. E, ciò che non trova possibilità di essere comunicato neanche a se stessi perché se ne è perso il codice, non esiste, resta riassorbito da aspetti più grossolani e comuni, perde la sua specificità e le sfaccettature che altrimenti avrebbe mostrato. Poche parole e in ciascuna di esse un insieme di sentimenti.

Inoltre, dal momento che la realtà viene fruita attraverso canali che danno spazio all’immagine e alla velocità, viene meno la capacità di dialogare, di ascoltare, di pazientare, di attendere i tempi necessari della risposta.

C’è poi la parola come idea, opinione. Anche questa attraversa una fase di crisi nella nostra società apparentemente democratica, ma in realtà disorientata e disorientante. Su qualunque tema idee del tutto contrapposte sono espresse con tesi convincenti e presentate come assolute verità.

Ogni parola vuole essere riconosciuta come verità.

In questo contesto diventa alquanto arduo, per chi non abbia una coscienza ben formata, distinguere il vero dal falso, il bene dal male. Anche l’idea stessa di vero e di bene finiscono per corrispondere semplicemente a ciò che viene affermato con convinzione da chiunque.

Ci troviamo, dunque, di fronte ad una crisi della parola, fin dal suo uso quotidiano, e ad una crisi del concetto di verità.

Siamo poi in una società fondamentalmente atea, che ha perso l’idea di Dio, che non confida più nell’autorevolezza che la Chiesa aveva in passato e che, pertanto, non si lascia guidare dai suoi insegnamenti, un tempo osservati con fede e fiducia, se non con timore.

Chiusa una fase in cui la società era prevalentemente orientata da valori cristiani, fosse pure per tradizione, per timore o per cieca obbedienza, non se ne è sostituita una in cui gli uomini ricerchino Dio con gli strumenti della ragione o una in cui l’anelito religioso, che è in ogni uomo, riesca a farsi strada significativamente nei meandri delle proposte di felicità a buon mercato che fanno ben più rumore.



Obiettivi dell’incontro

Nel contesto culturale appena accennato (perdita del valore della parola, eterogeneità dei messaggi e delle proposte di presunte verità, ateismo di fondo) favorire l’accostamento alla Parola di Dio di chi viene alla Chiesa per ricevere un sacramento diventa una vera e propria sfida.

E’ necessario, tuttavia, che le coppie siano introdotte a prendere coscienza, attraverso questo tema, della concretezza di quel Dio che le chiama al matrimonio.

Dio chiama, Dio parla.



Il primo obiettivo è, quindi, quello di far cadere l’idea di un Dio astratto, abitante dei cieli, l’unica relazione col quale possa consistere nell’ammirazione delle bellezze del creato, un Dio lontano, inaccessibile, per introdurre invece all’incontro con un Dio vivo, personale, che vuole stabilire relazioni con i suoi figli e lo fa in una storia e in un dialogo. Attraverso un assaggio di brani tratti dalla Bibbia, coloro che si accingono a iniziare una storia nel Signore possono essere avviati all’esperienza dell'ascolto della sua Parola.

Il secondo obiettivo sarà quello di chiarire cosa si intenda per Parola di Dio e che essa non corrisponda interamente alla Scrittura, che di questa Parola è una parte importante ma non assoluta. La Parola di Dio eccede la Scrittura.

Da una parte, quindi, ci si propone di introdurre alla Scrittura come luogo privilegiato della rivelazione di Dio, attraverso la guida della Chiesa, depositaria dello Spirito Santo per la corretta sua comprensione e interpretazione.

Dall’altra, a partire da questo incontro, può essere interessante portare gradualmente la coppia a leggere, in quella Parola, la propria storia, che è costantemente in dialogo con una ulteriore forma di Parola di Dio, che è costituita dagli eventi della vita, i quali spesso sono vissuti non come parte di una vicenda destinata a mostrare la sua coerenza, ma come situazioni ineluttabili, con rassegnazione o disperazione, perché, fuori dal contesto di una vita di fede, non se ne possiede in qualche modo la chiave di lettura.

In entrambi i casi è fondamentale che comprendano l’importanza del ruolo della Chiesa: per avere una comprensione oggettiva della Scrittura è indispensabile il suo ruolo di maestra; per essere introdotti gradualmente al dialogo con Dio attraverso la Parola è necessario ugualmente camminare nella Chiesa e, attraverso i sacramenti e il cammino di fede, ricevere lo Spirito Santo che illumina e dona discernimento, rendendo la Parola dialogo vivo.



Un altro obiettivo è quello di presentare Cristo come colui nel quale la Parola ha il suo fine e il suo compimento. La Scrittura fin dal principio parla di Cristo profeticamente e la corretta interpretazione della Scrittura intera non può prescindere dalla luce che vi porta Cristo.

La Parola di Dio, questo vogliamo soprattutto comunicare ai nostri fidanzati, è il mezzo affinché possano fare questo incontro. Attraverso la Parola essi sono introdotti alla comunione con Cristo che li trasforma e conforma a sé. Come l’Eucarestia, la Parola è Cristo, come l’Eucarestia li nutre e li sostiene nel cammino di fede: entrambe conducono alla comunione con Lui, presupposto della comunione tra loro e della realizzazione della loro vita personale, coniugale e familiare.

Sintetizzando gli obiettivi:


  • accostarsi ad un Dio vivo che parla

  • comprendere la differenza tra Parola di Dio e Scrittura

  • entrare in dialogo con Dio attraverso Parola e fatti

  • comprendere che Cristo è compimento della Parola e che noi possiamo entrarvi se uniti a Lui

  • riconoscere nella Chiesa la guida per questo incontro con Dio.


Metodologia/dinamiche

Quest’incontro è strutturato in modo tale da attivare (o riattivare) nei presenti l’abitudine all’ascolto, senza dare per scontato che essi siano già abituati ad una percezione uditiva prolungata.

L’argomento senza dubbio si presta a questo fine. Inoltre se i catechisti si lasciano guidare dallo Spirito Santo e ne hanno fatto esperienza, sarà proprio la terza persona della Santa Trinità ad aprire l’orecchio e il cuore.

Il messaggio, quando è veicolato conservando intatto il suo nucleo di verità profonda, possiede in sé un’efficacia.

Alcuni segni tuttavia possono aiutare la disposizione interiore e suscitare un diretto coinvolgimento personale. Ecco perché l’incontro prevede i seguenti momenti:


  1. Ambientazione e accoglienza dei fidanzati.

  2. Momento di riflessione e condivisione.

  3. Lettura dei brani della Scrittura.

  4. Raccordo con la loro esperienza di vita.

  5. Preghiera conclusiva e suggestioni per i giorni successivi.




  1. Ambientazione e accoglienza dei fidanzati.

Si può iniziare col predisporre qualche simpatico cartello lungo il percorso o all’ingresso su un cavalletto.luce.gif

Potrebbe essere questo incontro il primo in cui la sala viene preparata in modo da dare risalto materialmente alla Parola di Dio. Per molti di loro che non hanno familiarità con le liturgie, infatti, presentare la sala allestita fin dai primi incontri potrebbe essere poco opportuno e indurre diffidenza piuttosto che accoglienza della Parola. Meglio condurre i primi incontri con una disposizione circolare delle sedie sia nel piccolo che nel grande gruppo. Questo incontro, che ha l’obiettivo di accostare in modo attivo alla Parola di Dio, potrebbe iniziare come gli altri e, nel momento in cui ci si accinge alla proclamazione della Parola, aprire un po' il cerchio e introdurre i segni: il leggio, un velo omerale, la croce, la Bibbia, dei fiori, magari una lanterna. L’ingresso dei segni può essere preparato ad effetto, secondo la creatività degli operatori. Questa disposizione della sala può essere conservata anche negli incontri successivi, magari collocando il leggio in posizione laterale, e utilizzandolo esclusivamente per la proclamazione della Parola.



  1. Momento di riflessione e condivisione.

Un breve questionario all’inizio dell’incontro, le cui risposte possono essere condivise in piccoli gruppi, aiuta a chiarire le posizioni di partenza e ad aprire l’orecchio all’ascolto.



  • Cos’è secondo te la Parola di Dio? Di cosa tratta?

  • Che cos’è la Scrittura secondo te? Di cosa parla?

  • Perché una parte della messa è dedicata a proclamare e spiegare la Parola di Dio?

E’ necessario che i presenti si esprimano liberamente senza interventi correttivi da parte degli animatori. Essi, inoltre, dovranno anche moderare evitando, con decisione e garbo, che ciascuno prenda troppo tempo e che si aprano dibattiti o risposte incrociate.

E’ importante che i fidanzati vivano in questo momento la sorpresa e la meraviglia per la scoperta di un Dio vicino, un Dio che si relaziona con i suoi figli, che parla con il loro linguaggio, che si fa compagno di viaggio.

Questo atteggiamento di meraviglia e il soffio dello Spirito renderanno il cuore pronto all’ascolto.

I catechisti saranno per loro i testimoni che quello che si annuncia è verità, della quale essi nella Chiesa fanno già esperienza. Vedere testimoni della felicità del Cristianesimo si tradurrà in fiducia, incitamento a lasciarsi coinvolgere dalla proposta di fede, docilità dell’orecchio e del cuore, desiderio di fare la stessa esperienza …


  1. Lettura dei brani della Scrittura.

La lettura dei brani della scrittura sarà proposta nel gruppo allargato. Velocemente si delinea la situazione storica ed esistenziale dei protagonisti dei brani. La breve catechesi avrà l’obiettivo di aiutare i presenti a situarsi “nella” Parola. Se ci sarà il tempo può essere utile porre delle domande concrete che aiutino l’identificazione. Ad esempio:




  • Dio chiama Abramo ad uscire dalle sue sicurezze per andare verso un luogo che non conosce. Ci sono fatti della tua vita che puoi interpretare come una chiamata a lasciare le tue certezze per seguire Dio? Quali sono le tue certezze?

  • Cosa rappresenta per te la terra promessa?

  • Abramo adorava idoli muti e incontra un Dio che parla. È noi? Quali sono i nostri idoli muti? Quante aspettative abbiamo riposto in loro? Ne abbiamo avuto risposta?

  • La parola è annuncio e chiamata. Ma al suo apparire sembra dura. Ti è mai stata rivolta da Dio una proposta di totale cambiamento, passando per l’ignoto?

  • Nell’annunciazione c’è la chiamata di ogni uomo a lasciarsi trasformare dallo Spirito perché in lui sia generato Cristo e possa vivere in una vita nuova. Hai mai ricevuto nella Chiesa questo tipo di chiamata? Come rispondi all’angelo (a noi animatori) che ti propone di far nascere una creatura nuova?

Per molti sarà forse il primo contatto con una lettura della Parola viva e non moralistica o lontana dai loro bisogni e dalle domande profonde di senso. Molto spesso anche nelle omelie domenicali essa è ricoperta da strati di luoghi comuni e di “bacchettate”, al punto da impedire a chi ascolta di leggervi la propria storia. Questo può essere, quindi, il luogo privilegiato per generare o risvegliare in chi ascolta lo stupore per un parola vicina, in grado di annunciare e lasciare intravedere una felicità inedita.

Una possibile idea è l’utilizzo delle slide. Quello che conta, tuttavia, è l’obiettivo: l’ascolto, il coinvolgimento esistenziale. Gli animatori valuteranno il rapporto tra mezzi e benefici, affinché il mezzo non risulti mai invasivo e, soprattutto, non vada a discapito della relazione personale, diretta e coinvolgente. Il mezzo, quindi, non deve interferire con la fluidità dell’incontro, e deve essere senz’altro predisposto prima dell’arrivo dei fidanzati per non rompere il “clima” di attesa.

Le immagini e le frasi verranno scelte con cura e saranno non la ripetizione di quanto veicola la parola detta a voce, ma una sua sottolineatura e sintesi, con brevi passi a caratteri leggibili, o suggestive immagini. Questo lavoro, dunque, deve essere preparato con cura e per tempo, consapevoli che ciò che ci sta a cuore non è tanto la proposta sensazionale ma l’incontro dei futuri sposi con Cristo, che ha affidato il suo messaggio a delle semplici persone e alla loro parola.




  1. Raccordo con la loro esperienza di vita.

Al termine del momento precedente, si potrebbe sollecitare i futuri sposi a formulare le idee, i pensieri e le emozioni suscitate in loro dalla Parola di Dio con delle semplici preghiere spontanee. Forse per la prima volta hanno messo la propria vita a confronto con la Parola di Dio ed è bello condividere questo scambio tra “la creatura ed il suo Creatore”, questo nuovo incontro.

Gli animatori, al termine delle preghiere spontanee, arricchiranno il canovaccio di partenza con brevi riferimenti ai contributi dei fidanzati dati durante il questionario e le preghiere, affinché essi siano direttamente coinvolti e sentano tutta la concretezza dell’argomento.

Nella piccola parte catechetica, infatti, non si tratta di parlare tanto di cosa si intende per Parola di Dio quanto di porsi in relazione esistenziale con essa e di suscitare il desiderio di averne ulteriore contatto.


  1. Preghiera conclusiva e suggestioni per i giorni successivi.

Durante l’incontro, dal momento che l’obiettivo è l’ascolto, non si darà nulla di scritto, né la Parola che viene letta e commentata, né la traccia del commento.
Solo alla fine si consegnerà del materiale per l’approfondimento personale: la Parola letta, qualche ulteriore passo biblico o qualche versetto di salmi.

Un’ulteriore idea potrebbe essere quella di consegnare loro la Parola, come segno che scandisce una tappa nel percorso di fede, magari in forma liturgica alla presenza del presbitero. Si potrebbe pensare al Vangelo di Luca che è emblematico dell’ascolto e dell’accoglienza di una Parola che si fa Vita.


Parola di Dio/ Preghiera

I brani proposti per quest’incontro sono tratti da Genesi e dal Vangelo di Luca. Altri piccoli brani saranno consegnati ai fidanzati al termine dell’incontro, unitamente alla preghiera finale.



Dal Libro della Genesi (12,1-3; 12 4s; 15,1-6)

Il Signore disse ad Abram:"Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò. Farò di te una grande nazione e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e possa tu essere una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò, e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra".

(…) Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore, e con lui partì Lot. Abram aveva settantacinque anni quando lasciò Carran. Abram prese la moglie Sarài e Lot, figlio di suo fratello, e tutti i beni che avevano acquistati in Carran e tutte le persone che lì si erano procurate e si incamminarono verso la terra di Canaan.

(…) Dopo tali fatti, fu rivolta ad Abram, in visione, questa parola del Signore: "Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande". Rispose Abram: "Signore Dio, che cosa mi darai? Io me ne vado senza figli e l'erede della mia casa è Elièzer di Damasco". Soggiunse Abram: "Ecco, a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede". Ed ecco, gli fu rivolta questa parola dal Signore: "Non sarà costui il tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede". Poi lo condusse fuori e gli disse: "Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle"; e soggiunse: "Tale sarà la tua discendenza". Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia.

Dal Vangelo secondo Luca (1,26-37)

Al sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: "Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te". A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine".

Allora Maria disse all'angelo: "Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?". Le rispose l'angelo: "Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio". Allora Maria disse: "Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola".

Preghiera della coppia

La tua Parola o Signore è lampada sui nostri passi

luce sul nostro incerto cammino.

Tu attraverso la Parola ti rendi presente

nella vita quotidiana dei tuoi figli

e negli eventi della storia.

In essa i credenti scoprono la tua volontà

e comprendono il tuo mistero,

con essa ti lodano senza fine.

Fa’, o Signore, che nella nuova strada del matrimonio

sappiamo porci in ascolto della tua Parola.

Donaci la sapienza di comprendere

che nella tua volontà sarà la nostra felicità,

che la potenza dello Spirito Santo

verrà in soccorso alla nostra debolezza.

Amen


Contenuti

La Parola di Dio non è una vicenda passata da imparare per cultura personale, ma è una parola che si compie sempre in coloro che ascoltano, è attuale, viva e vera. La Parola, dunque, è vita.

Nella scrittura non c’è la proclamazione dell’essenza di Dio e l’elenco dei suoi attributi, perché possiamo comprenderlo e farcene un’idea, ma c’è una storia, un racconto, come la storia di ogni uomo, perché Dio vuol essere conosciuto non in teoria, ma in una relazione, nei fatti, nella concretezza della vita.

Dio vuol essere incontrato, per questo la Parola, che “era presso Dio” (Gv 1,1) ha iniziato a camminare sulle strade di questo mondo.

In essa c’è la storia di ogni uomo. Essa illumina la storia e aiuta l’uomo a situarsi nella propria storia e a comprenderla.

La Parola di Dio infatti non è inerte, non è passata, non è estranea alle vicende che ci coinvolgono. E’ parola che col suo apparire nella vita di chi ascolta con cuore aperto, ricrea, e si fa carne.

Come con la sua Parola Dio ha creato l'universo, così questa parola, il Verbo di Dio, si è fatta carne, storicamente. Così in ogni tempo la Parola, che è Cristo, cerca uomini e donne in cui incarnarsi.

Se sono in Cristo posso vivere la mia storia in pienezza, come Cristo ha vissuto la sua storia in pienezza. Cristo ha compiuto la Parola. Il cristiano è chiamato a compiere la Parola di Dio per la sua vita, cioè a entrare nei fatti della sua vita, non come accadimenti casuali da accettare, ma come parte di un dialogo d’amore cui rispondere con la propria piena adesione, credendo nel disegno provvidenziale inscritto nella storia.

Secondo la mentalità degli Israeliti la parola è evento, si realizza, è un fatto. La prima parola di Dio è la creazione. Anche la Scrittura è un racconto di eventi, di storie, in cui si dispiega la relazione tra Dio e il suo popolo.

Prima della scrittura c’è quindi un’esperienza, che poi viene narrata. Questo è vero sia per il Vecchio che per il Nuovo Testamento. Prima ci sono i fatti, poi la loro redazione scritta, non esaustiva di tutto l’accaduto. Leggiamo, ad esempio, nel Vangelo di Luca:

Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch'io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato” (Lc 1, 1-3).

E ancora nel Vangelo secondo Giovanni: “Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere” (Gv 21,24s).

La Parola cambia la vita. Il kerygma, l’annuncio della buona notizia, genera una creatura nuova in chi crede, come la Parola dell’Arcangelo Gabriele a Maria, in seguito all’adesione della vergine, diventa vita in lei. E’ parola che converte, che realizza ciò che promette.

La parola cerca cuori semplici, liberi da pregiudizi, senza sovrastrutture intellettuali.

La Chiesa nasce da un evento, non dalla scrittura.

Gli eventi narrati, che hanno il culmine nella vicenda storica di Cristo, sono sempre eventi di liberazione (dalla sofferenza, dalla schiavitù, dall’esilio, dal peccato, dalla morte), eventi pasquali, che preannunciano Cristo. Per un popolo e per ogni uomo.

Perché la parola abbia la sua efficacia e non resti al livello di comprensione mentale, esterna al cuore e alla vita, c’è bisogno della Chiesa che annuncia, come noi oggi siamo la Chiesa che vi annuncia questa parola, e dello Spirito Santo, che abita nella Chiesa e che si incarica di scriverla nel cuore e di trasformare.

Lettura e commento alla parola su Abramo.

Abramo è un uomo avanti con gli anni, a cui manca una terra, è nomade e non ha avuto figli da sua moglie Sara, anche lei in età avanzata. E’ un fallito. Nel suo contesto culturale la mancanza di una terra voleva dire non avere il luogo in cui riposare dopo la morte, e non avere figli equivaleva a non avere difesa, né una discendenza che potesse continuare la sua stirpe e a cui lasciare la sua eredità. E’ un politeista ma i suoi idoli non gli hanno dato risposta.

In questa situazione essenziale interviene Dio, che si presenta come una voce, che gli fa una promessa, una terra e una discendenza, e che gli chiede di abbandonare il suo clan, le sue sicurezze, la sua vita precedente, per seguirlo in un cammino.

Abramo crede e accetta questa proposta che razionalmente sembra impossibile. Abramo scommette tutta la sua vita per questa parola. Abramo rappresenta la fede. Dio stringe con lui un’alleanza in cui Abramo non dovrà investire: l'unico garante, sebbene i contraenti siano due, sarà Dio.

Sarà un cammino lungo, fatto di cadute da parte di Abramo, di tentennamenti, di ricerca di percorsi alternativi, basati sulla ragione personale di Abramo e Sara (l’episodio di Agar e Ismaele e l’episodio del passaggio in Egitto), ma anche di ripresa del cammino, di nuova fiducia in Dio, in cui Dio si farà presente con una visita, un nuovo annuncio e poi la realizzazione della promessa.

Qui c’è il cammino di fede di ogni uomo. La delusione per la propria situazione esistenziale, la ricerca autonoma di soluzioni, la chiamata di Dio e la sua risposta nella storia. Poi una dura prova, l’abbandono fiducioso e l’obbedienza, l’esperienza della fedeltà di Dio. Parole ed eventi sono un dialogo tra Dio e la creatura di cui si prende cura.



  • Perché questa è una parola per ciascuno di noi, oggi?

  • A cosa ci invita?

Non sembra proprio qualcosa di semplice da realizzare.

Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: “Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?” (Gv 6,60)

Chi potrà compierla? Alcuni che andavano dietro a Cristo vanno via guardando alla difficoltà del cambiamento e alle proprie deboli forze.

Anche noi ci troviamo ad iniziare una vita nuova, quella del matrimonio sacramento, che ci mette di fronte a nuove responsabilità, a rinunce, a cambiamenti notevoli. Un nuovo cammino. La fede è un cammino. Cosa vogliamo dire questa sera con questa parola?

Che il Signore vuole stringere con voi un’alleanza, di cui si fa Lui unico garante, e che vi mostrerà un po' per volta il cammino da percorrere. Verso dove?

Verso una terra promessa: verso la felicità vera, la pace, la comunione con lui e tra di voi, per realizzare la vostra vocazione e dare pienezza alla vostra vita. Non vi dice che sarà un cammino facile, ma certo si fa vostro compagno di viaggio e ve ne indicherà la strada. Chiediamoci:



  • Come faremo a riconoscere la sua voce?

  • Come sapremo che la via sarà quella giusta?

  • Dove incontriamo Dio?

Per dare risposta a queste domande leggiamo un altro passo dalla Scrittura.

Lettura e commento alla parola sull’Annunciazione.

Torniamo alla debolezza umana di fronte ad un progetto di Dio che sembra irrealizzabile.

Qui Maria esprime il suo stupore, perché le stesse circostanze della sua vita non sembrano in linea con l’evento che le si annuncia.

Maria è il simbolo della Chiesa, di ogni cristiano che abbia fede e sia radicato in Dio.

Il cristiano non accetta passivamente, si pone delle domande, dialoga con Dio esprimendo le sue perplessità.

Il commento a questo brano potrebbe essere denso di riflessioni, noi ci fermiamo a considerare due sole cose, che hanno attinenza col tema di questa sera: comprendere profondamente che la parola ha un effetto concreto, di cambiamento, nella storia, e sapere in che modo si possa entrare in essa e compierla.

Maria accoglie, dopo le rassicurazioni dell’arcangelo, la proposta di Dio, accetta di fare la volontà di Dio, si lascia interpellare dall’imprevisto, dalla novità. Sa di potersi fidare di Dio certa che ciò che Egli prepara, anche se ignoto, sarà cosa buona.

L’accoglienza della Parola cosa produce? Da quell’istante Gesù inizia a vivere dentro di lei.



  • Cosa viene a dire a noi oggi questo?

La nostra vita è vicina quanto mai a questa parola.

La Chiesa oggi, attraverso di noi, che fungiamo quasi da angeli per voi, viene a darvi un annuncio ed è questo: se solo ti lasci coinvolgere da questa parola, se la accetti come Maria, forse senza capirla tutta, e lasci entrare nel tuo cuore questo annuncio: Cristo stesso vuole abitare in te, essere concepito, crescere nel tuo cuore e poi venire alla luce, dandoti una vita nuova, trasformata, se tu credi questo, questa parola inizia subito a realizzarsi, va a compiersi. Inizia per te, per voi, un cammino di conversione.

E’ come il cammino di Abramo. Entrambi, Maria e Abramo, ricevono una chiamata, come voi oggi, come voi nella chiamata al sacramento. Entrambi cambiano vita, accettano l’ignoto, si fidano. Entrambi sono deboli di fronte alla portata della Parola.

E lo siamo anche noi. Come sarà possibile entrare nella volontà di Dio, quando verranno le difficoltà serie, come è possibile accettare un cambiamento totale, come posso fare la volontà di un Altro, per quanto mi sia stato promesso che essa mi porterà alla felicità piena?



  • Come è possibile tutto questo?

Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra.” (Luca)

Lo Spirito Santo viene ad abitare nel cuore di coloro che accolgono la Parola di Dio e li sostiene con la sua potenza affinché possano realizzare il progetto che Dio ha su di loro, un progetto d’amore e di vita.



  • Ma dove prendiamo questo spirito?

Lo Spirito Santo abita nella Chiesa, nel popolo di Dio.

Allora non lasciamo questa Chiesa che stiamo conoscendo e nella quale il sacramento del matrimonio sarà radicato. Col matrimonio poniamo le nostre radici nella Chiesa. Camminiamo in essa con fiducia; attraverso di essa il Signore ci concederà di ascoltare la sua Parola, di comprenderla con l’intelligenza e col cuore e di compierla nella nostra vita, come Abramo, come Maria, in un cammino lungo, forse a volte duro, ma che porta a Dio stesso.



Supporti

Per questo incontro si utilizzerà:



  • le diapositive da proiettare durante la proclamazione della Parola per facilitare l’incontro con essa;

  • un piccolo Vangelo di Luca da consegnare ai fidanzati, emblematico dell’ascolto e dell’accoglienza di una Parola che si fa vita;

  • un foglietto con il brano, le domande e la preghiera finale, da consegnare solo al termine dell’incontro.



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