Amore Di Scimone Sframeli Un lavoro di Borghi Giulia Sara, Buraschi Stefania e Pulici Sara



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3. PROVA DI RECENSIONE
AMORE, FINO AL SILENZIO

Dolcissimo invito ad abbandonarsi alla vita prima di abbandonare la vita
“Amore, dammi un bacio sulle labbra!... Dammi un bel bacio sulle labbra!... Come da giovani, amore… come quando eravamo giovani, amore!”

È questa la frase, intensamente nostalgica ed aperta da un vocativo che sintetizza il focus primario del dramma, che circonda come in un abbraccio l’intero sviluppo del nuovo spettacolo di Scimone e Sframeli, Amore, appunto.

A pronunciarla, subito all’inizio dell’opera, e poi in conclusione della stessa, è una Vecchietta che siede su di un sepolcro e intanto lavora a maglia; si rivolge al marito, che nel frattempo sta pulendo la medesima lapide. Tra i due comincia un dialogo che si concentra su gesti legati all’angosciante disfacimento dei loro corpi, divenuti oramai abitudini quotidiane: il pannolone da cambiare, la dentiera da sciacquare... A queste considerazioni si intrecciano i ricordi di un’antica passione messa a tacere da troppo tempo, che la Vecchietta vorrebbe recuperare e che il Vecchietto invece ha scordato, o forse nutre ormai troppe remore. Come la paura dell’arrivo dei pompieri, che più volte, nel corso della loro vita matrimoniale, sono intervenuti a “spegnere le fiamme” quando il loro desiderio prendeva il sopravvento. In effetti, i vigili del fuoco non si fanno attendere, e, annunciati da una sirena, irrompono sulla scena, il Comandante seduto dentro un carrello del supermercato che fa le veci di un camion, il suo sottoposto dietro, a spingere il carrello in una serie di nevrotici giri che descrivono il perimetro del palco.

Da figure oniriche, personificazioni di un blocco sessuale e quindi anche sentimentale, i due uomini divengono a poco a poco personaggi concreti; anch’essi hanno la propria storia d’amore da raccontare, un amore ancora più ostacolato e contrastato perché omosessuale, costretto a trattenere il proprio impeto fino a congelarsi in una serie di amare incomprensioni. Il loro confronto avviene su un’altra tomba, posta accanto alla prima, in uno scenario cimiteriale: in quello che è forse l’ultimo giorno della loro vita, le due coppie sono oramai giunte alla resa dei conti.

In uno spazio sospeso tra la vita e il nulla non si può più mentire, non si può più ignorare le proprie e le altrui pulsioni: finalmente, è giunto il momento di assecondare le fiamme del desiderio. Solo così, i quattro protagonisti potranno scivolare lentamente sotto un lenzuolo-sudario, e, abbracciati, riscaldarsi l’un l’altro “fino al silenzio”.

Il tutto si traduce in dialoghi serratissimi, incalzanti; sono dialoghi insieme verissimi e naturali, che toccano anche il lato più concreto delle cose, ma anche assurdi ai limiti del nonsense.

Con Amore, la sua ottava drammaturgia, Spiro Scimone si propone di riflettere su una tematica universale, e lo fa portando sulla scena il precario equilibrio tra l’amore e la fatica di viverlo, il desiderio e la paura di assecondarlo. In un’intervista23, alla domanda su come sia arrivato a scrivere il testo, sottolinea la difficoltà di parlare di un tema come l’amore, così frequentato; “ci siamo poi accorti però che potevamo farlo a modo nostro. Abbiamo scelto il punto di vista della vecchiaia, che ci permette di parlare dell’amore a 360°, in quanto gli anziani tornano alla loro gioventù e anche ad essere bambini”.

Francesco Sframeli dirige magistralmente queste duplice storia d’amore e di inibizione, stemperando l’angoscia di sentirsi immersi in una quotidianità sgangherata, caotica e limitante, in elementi di grande comicità, come la stessa scelta di utilizzare il carrello in luogo del camion dei pompieri.

Tanto il testo, quanto la regia danno vita ad un’opera dalla struttura perfettamente simmetrica, in cui le due coppie divengono lo specchio l’una dell’altra, con identici rapporti di forza al loro interno. La Vecchietta e il Pompiere hanno ancora voglia di intimità, di assaporare tutto ciò che si sono “dimenticati” in passato; loro conducono il gioco, si fanno abili persuasori del compagno per godere finalmente di quell’amore tanto a lungo rimandato.

Straordinaria l’interpretazione degli attori, che con le loro voci e i loro corpi incarnano tutta potenza di un sentimento contrastato ma trionfante; la ripetitività martellante accresce il senso di smarrimento della vecchiaia che annacqua i ricordi e affatica le menti, ma innalza anche la vicenda ad un registro epico, ponendosi come una sorta di formulario solenne, intercalato da silenzi profondi e ricolmi di significato.



Insomma, con Amore la compagnia Scimone Sframeli non permette al suo pubblico di uscire da teatro tale e quale a quando era entrato: vuole scuotere lo spettatore, vuole divertirlo, vuole commuoverlo, ma soprattutto vuole spronarlo a non aspettare la fine della vita per cominciare a viverla.


1 S. Scimone, Amore, p. 12.

2 Ivi, p. 19.

3 Ivi, p. 5.

4 Ivi, p. 17.

5 Ivi, p. 3.

6 Ivi, p. 9.

7 Ivi, p. 7.

8 W. Porcedda, L’amore, condizione estrema dell’anima, nel quotidiano “La Nuova Sardegna”, 25 gennaio 2016.

9 Dario Tomasello, L’amore ai tempi dell’incendio, 10 novembre 2015, www.ateatro.it

10 Ibidem.

11 Ibidem.

12 Enrico Fiore, Se le fiamme della vita divampano in un cimitero, 16 marzo 2016, www.controscena.it.

13 Walter Porcedda, L’amore condizione estrema dell’anima, 25 gennaio 2016, “La nuova Saredegna”.

14 Gigi Giacobbe, Amore, 07 novembre 2015, “Il Sipario”.

15 Gianfranco Capitta, Lo smarrimento oscuro dell’eros, 19 marzo 2016, “Il Manifesto”.

16 Ibidem.

17 Gigi Giabobbe, Amore.

18 Dialogo-intervista presso l’Accademia dei Filodrammatici di Milano, 04 maggio 2015.

19 S. Scimone, Amore, p. 6.

20 Se l’Amore riscalda fino al silenzio: intervista a Spiro Scimone, in “PAC – Magazine di arte & culture”, 20 novembre 2015.

21 Ivi, p. 2.

22 S. Scimone, Amore, p. 16.

23 Dialogo-intervista presso l’Accademia dei Filodrammatici di Milano, 4 maggio 2016.



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