Analisi e controllo finanziario



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04.01.2018
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ANALISI E CONTROLLO FINANZIARIO

CAP 1 : BINOMIO IMPIEGHI – FONTI

La finanza aziendale è una delle principali funzioni della gestione aziendale. L’ oggetto della finanza aziendale è rappresentato dalla gestione del capitale, in operazioni di impiego o acquisizione, in condizioni di rischio, garantendo nel tempo il perseguimento di condizioni di liquidità (disponibilità immediata di denaro contante o altri mezzi di pagamento comunque monetizzabili immediatamente), redditività (capacità dell’azienda di generare ricchezza tale da remunerare i fattori produttivi impiegati nella gestione) e solvibilità (capacità dell’azienda di rimborsare e remunerare le fonti di finanziamento acquisite).

I compiti della finanza aziendale sono riconducibili alle seguenti operazioni :


  • Copertura del fabbisogno finanziario mediante opportune fonti di finanziamento : ricorso a finanziamenti, fusioni, scissioni, conferimenti, quotazione in borsa, ecc;

  • Controllo finanziario degli investimenti effettuati : attraverso strumenti come l’analisi di bilancio, business plan e valutazioni del capitale economico;

  • Impiego delle eccedenze di liquidità in investimenti finanziari : allocazione della liquidità eccedenti in strumenti finanziari. Detenere denaro in modo improduttivo ne eroderebbe il valore per effetto del trascorrere del tempo e della conseguente inflazione ;

  • Copertura dei rischi : mediante la stipulazione di contratti di assicurazione ad es. , oppure l’acquisto di strumenti derivati ( strumenti finanziari il cui valore deriva da quello delle attività sottostanti, quali valute, merci, materie prime, titoli, crediti, indici finanziari o di altro tipo, o anche altri derivati) .

La gestione finanziaria comprende, da un lato, tutte le operazioni volte al reperimento di mezzi necessari a finanziare l’attività aziendale, e, dall’altro, l’insieme delle operazioni relative all’investimento delle risorse. La diversa manifestazione temporale di costi e ricavi e dei relativi flussi monetari si traduce in fabbisogno finanziario e il compito della gestione finanziaria è coprire tale fabbisogno. Essa gioca pertanto un ruolo di cuscinetto tra dinamica reddituale e dinamica monetaria, compensando i periodi in cui si determinano squilibri monetari con quelli in cui si manifestano eccedenze di cassa. . La gestione finanziaria consente di perseguire l’ equilibrio :

  • Finanziario : sintetizzato dal binomio impieghi-fonti. Il capitale investito rappresenta l’entità degli impieghi finanziari in essere, caratterizzato da diverse forme (immobilizzazioni e circolante), tempi e rischi; il capitale investito deve essere, istante per istante, esattamente pari al capitale reperito presso azionisti (capitale proprio) e terzi finanziatori (capitale di debito), maggiorato di quello generato dalla gestione aziendale;

  • Monetario : equilibrio fra entrate e uscite di cassa.

L’ incapacità di coprire il fabbisogno finanziario d’impresa determina condizioni di squilibrio finanziario e monetario che possono sfociare nell’insolvenza. Le decisioni finanziarie si articolano in due sottoinsiemi :

  • Decisioni di investimento : relative all’allocazione del capitale in diverse forme (impianti, macchinari, strumenti finanziari, crediti, ecc) che ne consentono la trasformazione da liquidità in fattore produttivo specifico;

  • Decisioni di finanziamento : relative all’acquisizione di capitale proprio o di debito.

CAP 2 : FRAMEWORK INTERPRETATIVO

Il rischio economico – generale cui è soggetta un’impresa è quello di non riuscire a remunerare, con i ricavi di gestione, i costi dei fattori produttivi impiegati. Il rischio economico è unitario, ma si articola in diversi rischi particolari che investono tutti i soggetti che intrattengono relazioni con l’azienda : per i conferenti di capitale proprio si concretizza in una inadeguata remunerazione o nella perdita del capitale conferito; per i finanziatori nel non vedersi rimborsato e remunerato il credito che questi vantano nei confronti dell’azienda; per i lavoratori vi è il rischio di perdere il posto di lavoro o di perdere la remunerazione ; per l’amministrazione pubblica vi è il rischio di perdere una fonte di tributi. Il rischio finanziario è la sintesi dei differenti profili di rischio cui è soggetta la gestione. Il rischio finanziario è caratterizzato dal legame tra scelte di investimento e scelte di finanziamento. Valutare il rischio finanziario, ed in particolare la probabilità di default (insolvenza, incapacità di far fronte alle obbligazioni), significa valutare la compatibilità delle scelte di finanziamento con quelle di investimento : il rischio d’impresa si manifesta quando tali scelte non sono compatibili con il contesto di riferimento. Il concetto di default differisce da quello di fallimento, che identifica invece un particolare stato dell’impresa quando viene assoggettata alla procedura concorsuale che conduce alla sua dissoluzione mediante vendita dell’attivo e riparto fallimentare ai creditori. I frequenti fallimenti di imprese evidenziano l’esigenza di adottare un sistema di controllo interno in grado di orientare il management, compreso il controllo finanziario. La funzione di controllo non deve essere intesa solo come verifica dei risultati ottenuti, ma anche come attività in grado di orientare la gestione verso l’ottenimento di migliori risultati, simulando i risultati attesi delle diverse decisioni da assumere prima ancora che si verifichino. Il controllo finanziario avviene secondo un framework interpretativo, un modello generale che si articola in due sottoinsiemi :



  • Prospettiva tradizionale : che tiene conto della situazione finanziaria di partenza, dei flussi reddituali, finanziari e monetari della gestione e delle conseguenti situazioni finanziari di destinazione ;

  • Prospettiva avanzata : che tiene conto delle variazioni del valore economico del capitale.

In sintesi, le imprese falliscono quando si prefigurano una realtà, e formulano conseguentemente piani e programmi, ma le ipotesi che li sorreggono non si verificano e lo scostamento è talmente significativo da intaccare il capitale d’impresa. A tal proposito , assume un ruolo importante la programmazione che ha il compito di ridurre gli scostamenti tra aspettative e risultati.

DEFINIZIONI :



  • Capitale di funzionamento : ricchezza a disposizione dell’azienda per lo svolgimento della gestione futura misurata come differenza tra attività e passività;

  • Capitale economico (o valore economico del capitale) : valore del capitale come sistema coordinato finalizzato alla futura produzione di ricchezza. Se le prospettive reddituali sono favorevoli, il valore economico del capitale è superiore alla sommatoria dei valori delle singole componenti patrimoniali; se le prospettive reddituali sono sfavorevoli, il valore economico del capitale è inferiore alla sommatoria dei valori delle singole componenti patrimoniali;

  • Capitale di liquidazione : valore che assume il capitale d’impresa nella fase di liquidazione.

CAP 3 : BILANCIO DI ESERCZIO

Il bilancio di esercizio costituisce uno dei principali strumenti che l’impresa utilizza per comunicare con l’esterno.

Esso espone la situazione patrimoniale e finanziaria dell’azienda alla fine del periodo amministrativo e il flusso di reddito prodotto nello stesso periodo. Se corredato dal rendiconto finanziario, fornisce anche una rappresentazione dei flussi finanziari, in particolare dei flussi di cassa, che l’azienda ha prodotto nell’esercizio. Per gli stakeholders il bilancio è un fondamentale strumento per valutare il rischio che caratterizza le eventuali relazioni (commerciali, finanziarie, lavorative, di partecipazione, ecc.) con l’impresa, poiché grazie ad esso possono maturare un giudizio circa il suo “stato di salute”. Se le condizioni dell’impresa non appaiono buone o se vi è incertezza riguardo l’attendibilità dei dati di bilancio, gli interlocutori aziendali potrebbero decidere di non fornire i fattori produttivi loro richiesti oppure richiedere una remunerazione maggiore di quella che avrebbero richiesto in assenza di condizioni di rischio. Alla luce di ciò, si evince come il bilancio abbia anche una valenza strategica, in quanto può contribuire a ridurre il costo che l’impresa sostiene per l’acquisto di fattori produttivi e, allo stesso tempo, concorrere alla formazione del capitale relazionale (quantità e qualità delle relazioni con gli stakeholders).

REGOLAMENTAZIONE DEL BILANCIO DI ESERCIZIO :

Le regole che disciplinano il bilancio di esercizio possono derivare dalla prassi contabile oppure essere sancite dal legislatore in norme di legge. Si parla di sistema normalizzazione per prassi contabile quando i principi contabili vengono codificati da autorevoli organismi professionali (standard setter) e il legislatore si limita a stabilire che tali principi costituiscono le regole che le imprese devono seguire per la redazione del bilancio. Si parla, invece, di normalizzazione contabile legislativa quando le regole per la redazione del bilancio sono sancite dal legislatore in norme di legge e i principi contabili, subordinati alla legge, hanno la funzione di interpretarla o di integrarla laddove sia necessario. Con il regolamento (CE) 1606/2002 è stata sancita l’adozione dei principi contabili internazionali IAS/IFRS da parte dell’Unione Europea in virtù del quale sono obbligate dal 2005 a redigere il bilancio consolidato secondo gli IAS/IFRS le società quotate, società con strumenti finanziari diffusi, banche, società di intermediazione mobiliare, società di gestione del risparmio, enti finanziari vigilati e assicurazioni quotate e non, mentre dal 2006 a redigere il bilancio d’esercizio secondo gli IAS/IFRS; le società collegate e controllate da quelle precedenti e le altre società che redigono il bilancio consolidato (escluse le minori) hanno la facoltà dal 2005 di redigere il bilancio consolidato e d’esercizio secondo gli IAS/IFRS; le società minori, che possono redigere il bilancio in forma abbreviata, sono escluse dall’applicazione degli IAS/IFRS.

In Italia vige un sistema misto, in cui normalizzazione per prassi contabile e normalizzazione contabile legislativa coesistono : da un lato vi sono i bilanci delle imprese che applicano i principi IAS/IFRS, sovrani rispetto alle norme del codice civile ; dall’altro i bilanci delle imprese che non applicano i principi IAS/IFRS, per i quali valgono le norme del codice civile e subordinatamente, con funzione di integrazione e interpretazione, i principi contabili nazionali dell’ OIC .

STRUTTURA DEL BILANCIO DI ESERCIZIO :

Il bilancio di esercizio utilizza il conto come strumento di rilevazione dei valori. Il piano dei conti (insieme dei conti utilizzati) presenta 3 livelli :



  • Sottoconti : livello di contabilità più analitico (specifico); rilevano ad es. i ricavi derivanti dalla vendita di un determinato prodotto, i costi di acquisto di una particolare materia prima, i crediti nei confronti di un determinato cliente;

  • Conti : sono raggruppamenti di sottoconti; ad es. il conto “acquisti di materie prime” rappresenta la somma dei costi di acquisto delle differenti materie prime, ognuno dei quali è stato rilevato da uno specifico sottoconto;

  • Mastri : sono insiemi di conti che rilevano valori derivanti da operazioni della stessa specie ma con oggetti diversi; ad es. il mastro “acquisti” esprime la somma dei costi originati da tutte le operazioni di acquisto (materie prime, merci, servizi, ecc.).

BILANCIO DI ESERCIZIO NEL MODELLO CONTABILE NAZIONALE

  • STATO PATRIMONIALE : rappresenta i valori economici e finanziari che esprimono impieghi e fonti del capitale. I valori economici sono distinti in relazione alla funzione economico che svolgono, mentre i valori finanziari in relazione alla loro specifica natura.

Gli impieghi e le fonti sono strutturati in :

  • macroclassi, indicate con lettere maiuscole;

  • classi, indicate con numeri romani;

  • voci, indicate con numeri arabi;

  • sottovoci, indicate con le lettere minuscole.

  • CONTO ECONOMICO : rappresenta tutti i costi e i ricavi, che vengono raggruppati per natura, cioè in relazione alle cause economiche per cui essi sono stati rispettivamente sostenuti e conseguiti. Lo schema previsto dal legislatore si presenta in forma scalare ed è strutturato in macroclassi, voci e sottovoci.

Lo schema di bilancio previsto dal legislatore richiede la presentazione dei dati strutturati in aggregati che difficilmente trovano diretto riscontro nei valori di mera derivazione contabile : in un certo senso è quindi un bilancio riclassificato.

COSTO STORICO O FAIR VALUE ?

Il bilancio di esercizio deve rappresentare informazioni che siano oggettive e rilevanti. L’oggettività dell’informazione è garantita da valutazioni basate sul costo storico, mentre la rilevanza da valutazioni basate sul fair value (valore corrente). Lo IAS 18 definisce il fair value come “il corrispettivo al quale un’attività può essere scambiata, o una passività estinta, in una libera transazione fra parti consapevoli e disponibili”; in sostanza esprime un valore corrente (o di mercato) non effettivo, perché lo scambio realmente non si conclude, ma astratto, che dovrebbe rappresentare anche il prezzo più probabile di un bene. Le valutazioni al fair value sono basate sul principio che il reddito è espressione della variazione del patrimonio netto, avvenuta a seguito di tutte le operazioni che hanno interessato l’impresa nel periodo considerato.

Negli ultimi anni si è assistito ad una decisa marcia verso le valutazioni al fair value, i cui vantaggi principali sono:


  • consentire agli investitori di cogliere immediatamente la relazione tra valore dell’investimento e potenzialità di accrescimento del valore del capitale;

  • consentire al management di migliorare le decisioni strategiche.

Allo stesso tempo l’utilizzo del fair value presenta alcuni svantaggi:

  • rende volatili i valori del bilancio poiché risente delle oscillazioni di mercato;

  • rende più complessa e costosa la produzione di informazioni.

BILANCIO DI ESERCIZIO DELLO IASB :

Il modello del bilancio di esercizio dello IASB è caratterizzato da valutazioni basate sul fair value. Lo IAS 1 prevede che esso debba essere costituito da: prospetto della situazione patrimoniale – finanziaria alla fine dell’esercizio; prospetto di conto economico complessivo dell’esercizio; prospetto delle variazioni di patrimonio netto dell’esercizio; rendiconto finanziario dell’esercizio; note (assimilabili alla nota integrativa dello schema contabile nazionale).



  • Prospetto della situazione patrimoniale – finanziaria alla fine dell’esercizio : corrisponde allo stato patrimoniale. Non è previsto uno schema obbligatorio, ma soltanto le informazioni minime che lo stato patrimoniale deve presentare, nonché il criterio di classificazione delle attività e passività, basato sulla distinzione tra correnti e non correnti.

CLASSIFICAZIONE

ATTIVITÀ

PASSIVITÀ

CORRENTI

CORRENTI

Destinate al realizzo entro il normale ciclo operativo aziendale

Da estinguere entro il normale ciclo operativo aziendale

Detenute a scopi speculativi

Detenute a scopi speculativi

Destinate al realizzo entro 12 mesi

Destinate al realizzo entro 12 mesi

Cassa e disponibilità equivalenti non vincolate per un periodo > 12 mesi




NON CORRENTI

NON CORRENTI

Attività residue (immobilizzazioni materiali, immateriali e finanziarie)

Passività residue ( debiti a medio – lungo termine)

Si definisce ciclo operativo il tempo intercorrente tra l’acquisizione di beni per il processo produttivo e la loro realizzazione in denaro. Quando tale arco di tempo non è chiaramente identificabile, si assume che la sua durata sia di dodici mesi.


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